Vite spezzate

Ci sono delle notizie che mi lasciano esterrefatta (sconcertata, trasecolata) per l’alto tasso di incoscienza. So che il male esiste dai tempi di Caino, ma in alcune circostanze sembra che le vittime, spesso giovanissime se se lo vadano a cercare. Penso ai tre ventenni – Luigi, Sara e Karina – morti sabato in provincia di Brindisi nella Porsche a noleggio che sfrecciava a 250 km orari. Chissà se le ragazze erano spaventate oppure eccitate dalla folle velocità. C’è quasi da augurarsi che fossero ‘brille’ e non si siano rese conto che andavano incontro alla morte. Ma penso anche ad Alessandro, 22anni colpito da un coetaneo con quattro fendenti, tre al torace e uno all’addome che lotta tra la vita e la morte. Successo a Castelfranco Veneto, a due passi da casa ieri mattina, fuori dal locale Playa Beach dove era andato per divertirsi. Dramma nato a causa di una discussione per il posto prenotato con un gruppo di ragazzi di origine nordafricana. La lite è culminata con l’omicidio di Lorenzo, 20 anni, residente a Trebaseleghe. La parola ‘divertimento’ coniugata con ‘morte’ fa rabbrividire. La sindaca di Trebaseleghe, Antonella Zoggia parla di “Vuoto educativo e relazionale”. Il sndaco di Castelfranco, Stefano Marcon propone azioni “Per contrastare la violenza”. L’interrogativo sul disagio giovanile va esteso a tutte le entiàtà educative, a partire dalla famiglia. “Dobbiamo lavorare tutti assieme per capire le ragioni e poi individuare soluzioni che possono passare solo attraverso il dialogo”. Nulla da eccepire. Però dialogare deve iniziare molto presto, direi perfino dalla culla. Perché poi si scontra contro un muro di silenzio. Oppure di cemento.

Tempo di fragole

Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!

Compleanno…recuperato! 💐

Mi sento in colpa, vergognosamente in colpa: ho dimenticato il compleanno di Lisa, che era quattro giorni fa. Lei, creatura discreta e dolce non me l’ha ricordato e io ci sono cascata. In effetti il 29 mi ricordava qualcosa, ma in questo periodo sono presa da storie di cani. Anche lei ne ha una, Nina, una bassottina nera che è un amore, soprattutto da quando in casa è entrata Viola, una gattina recuperata qualche mese fa da Roberta, la sorella, più di là che di qua. È evidente che condivido con le due amabili sorelle l’amore per gli animali e per i fiori. Infatti la loro casa è un garden domestico curatissimo, innestato dall’amore per la natura di Bruna, la loro mamma che ho avuto il piacere di conoscere. Comunque l’incontro con Roberta risale a qualche anno fa ed è stato favorito dalla letteratura. È andata così: andavo a Savona per la premiazione del Concorso Letterario Insieme nel Mondo, viaggio piuttosto lungo con partenza da Castelfranco, dove conosco Lisa diretta a Como. Lei mi dà subito una mano, perché sono piuttosto impacciata a destreggiarmi tra orari, cambi, pensiline e quant’altro. La cosa rassicurante è che tornerà tre giorni dopo, giusto come me che facevo quel viaggio per la prima volta (ne seguiranno altre due). Ritrovarsi e parlare durante il ritorno a Castelfranco è stato così piacevole e coinvolgente… che ci siamo dimenticate di scendere e abbiamo prolungato il viaggio fino a Montebelluna dove il capo stazione ci ha rassicurato che il treno avrebbe fatto dietrofront e saremmo potute scendere a Castelfranco. Ovviamente con un po’ di ritardo. Non so se Lisa abbia raccontato subito com’è andata. Comunque è stato l’inizio della nostra amicizia, estesa poi alla mamma Bruna e alla sorella Roberta, inclusi i gatti e la cagnolina. Sono contenta che il caso ci abbia messo lo zampino, perché il seguito è stato in crescendo. Lisa e Roberta sono persone speciali che mi apprezzano e mi sostengono. Sono onorata – ancorché smemorata delle date – della loro preziosa amicizia. Auguri in ritardo, cara Lisa! 💐

Blog e blogger

Il 2 maggio è la Giornata dei Blogger, nata nelle Filippine il 2 maggio 2010, a Cepu, grazie al movimento World Bloggers Day. Non lo sapevo, ma lo scopro perché, scorrendo sul tablet vedo il mio logo. Sorrido di compiacimento e riconosco che è una piccola conquista scrivere ininterrottamente un pezzo da quasi cinque anni. Infatti il mio blog verbamea (blog significa diario) è nato il 27 giugno 2020, pertanto a breve compirà un lustro! Grazie a Manuel che ha curato l’esordio e grazie ai lettori che mi corrispondono, sia in privato che in pubblico: Lucia, Francesca, Adriana B., Lina, Martina, Sara, Compagni ex Brocchi ’72…Novella, Pia, Mariuccia, Marta, Wilma, Adriana P., Rossella, Marcella, Lisa e Roberta, Tania, Nadia, Erica, Lara, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Flavio, Massimiliano, Aldo, Manuel da Sydney. Dietro le quinte, ma sempre graditi quelli che leggono e basta, che conosco oppure no e che costituiscono la rete affettiva di sostegno. Per me scrivere è una liberazione e una gratificazione, una ‘malattia’ come diceva il mio prof. Armando Contro ma anche una ‘cura’, come gli rispondevo io. È la cosa più importante e piacevole che faccio ogni giorno, tra l’altro senza incomodarmi perché l’argomento da trattare mi arriva dal video o spulciando il giornale. Pertanto oggi è una specie di gradito buon compleanno digitale. In generale, i profili più amati dagli Italiani sono calcio, vip e cultura. Il mio è ‘sui generis” a cavallo tra attualità, cultura e privato. Non ho motivo di espanderlo e non mi interessa essere ‘influencer’ di chichessia. Mi basta comunicare e coltivare… i germogli del mio giardino, parafrasando il titolo del mio romanzo Dove i Germogli diventano Fiori. Per la cronaca, il mio profilo Instagram collegato al blog, segnala che sono seguita da 44 persone, con 105 follower e 1780 post. Ogni tanto qualcuno si defila e qualcun altro si aggiunge, per scelta o per complicazioni indotte dal gestore. A me basta mantenere la corrispondenza con chi lo desidera. Grazie a chi c’è! Ad altiora!

Suore in fuga dal convento

Il Gazzettino titola Suore di clausura in fuga dal convento: “Il clima e diventato insopportabile”. Nell’immediato sorrido, forse immaginando una motivazione di natura sentimentale, subito rientrata, tanto che le suore hanno segnalato il proprio gesto ai Carabinieri, onde evitare chiacchiere. Cinque suore di clausura (su 27) hanno abbandonato il loro convento cistercense, a San Giacomo di Veglia di Vittorio Veneto (Treviso) a causa di “tensioni insopportabili” createsi dopo l’arrivo di una Commissione Religiosa Ispettiva che ha portato all’allontanamento della badessa. Attribuivo la parola ‘commissariato’ a certi comuni corrotti, ma evidentemente il suo uso vale anche per comunità che immaginavo ‘Al di sopra di ogni sospetto’. Comunque la tensione creatasi all’interno del monastero dura da un paio d’anni. Immagino la sorpresa dei Carabinieri a cui le suore si sono presentate, prima di riparare in un altro luogo, tenuto segreto. Suor Aline Pereira, la giovane badessa è stata rimossa dall’incarico e sostituta da madre Martha Driscoll, 81 anni. Dopo la sostituzione, “la situazione è diventata insostenibile” raccontano. Scontro generazionale, gelosie? Dipende dal monastero anche un vigneto da cui le monache ricavano un prestigioso vino bio, che potrebbe risentire della complessa situazione. Questo fatto si aggiunge al timore che altre religiose seguano l’esempio delle cinque ‘rivoltose’. In un mondo capovolto, questa notizia non dovrebbe quasi fare notizia. Però mi spiace sapere che in un luogo destinato alla pace aleggi la miseria umana. Ma è umano anche indignarsi, se la sopraffazione serpeggia tra le celle.

Gazebo e gazebo

Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡

Bolle e Caravaggio

Oggi Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 e celebrata ogni 29 aprile in tutti i paesi del mondo. Stasera “Viva la danza”, l’omaggio di Roberto Bolle su Rai1, dalle 21.30. La danza è tra le arti più antiche rimaste fino ai giorni odierni. Tersicore è una delle nove muse della Mitologia greca, protettrice della Poesia corale e della Danza. Soggetto caro al Canova, solitamente è rappresentata mentre suona la lira, accompagnando con la sua musica le danzatrici. Roberto Bolle (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) è considerato uno dei ballerini più famosi al mondo, diventato contemporaneamente Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York. Da quanto ho capito, l’evento d stasera vedrà l’atletico ballerino danzare dinanzi a quadri di Caravaggio, il che estenderà il piacere estetico a vari ambiti. Anche negli spettacoli precedenti, Bolle si era esibito con l’intenzione di avvicinare l’arte tutta alla gente, obiettivo che gli fa onore. Ha ottenuto un grande e meritato successo che suppongo doppierà. Quella di stasera è una delle rare occasioni in cui la performance di un artista, accompagnata da selezionata musica e coreografie spettacolari entra nelle case. Da tempo mi ero segnata la data e non mancherò di gustarmi il tutto. Sarò di sicuro in buona compagnia. Viva la danza!

Il Rogito di Papa Francesco

Mi ha incuriosito il documento inserito all’interno della bara di papa Francesco, chiamato ‘Rogito’, parola usata solitamente in ambito notarile per concretizzare un trasferimento di proprietà. Questo è il ‘Rogito per il Pio transito’, documento che riporta la vita e le opere del Pontefice, in originale Latino e chiuso in un tubo di metallo sigillato, deposto ai piedi di Francesco, insieme con una borsa di monete e le medaglie coniate durante il suo pontificato. La sera del 25 aprile, durante il rito della chiusura nella Basilica di San Pietro, presieduto dal cardinale camerlengo, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche ha dato lettura del Rogito che ripercorre la storia di Bergoglio, in sintesi una biografia ecclesiastica. Ho cercato il testo del documento da cui estrapolo i seguenti passaggi: “Abitava in un appartamento e si preparava la cena da solo perché si sentiva uno della gente. Fu un pastore semplice e molto amato nella sua Arcidiocesi, che girava in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus. Fu eletto Papa il 13 marzo 2013 e prese il nome di Francesco, perché sull’esempio del santo di Assisi volle avere a cuore anzitutto i più poveri del mondo. Sempre attento agli ultimi e agli scartati dalla società…”. Ai sacerdoti raccomandava di esercitare il sacramento della misericordia, parola che deriva dal latino “misereor” (avere pietà) e “cor-cordis” (cuore); in sostanza significa “cuore compassionevole”. Lascio ai lettori cercare altri passaggi. Per quello che mi riguarda, siccome Jorghe Bergoglio, laureato in Filosofia nel 1963 presso il Collegio San Giuseppe di San Miguel in Argentina era anche scrittore, Lo considero un Maestro che mi consente di ripassare la lingua latina nella versione ecclesiastica, utilizzata nel rito romano dalla Chiesa cattolica per scopi liturgici. (Per inciso, si distingue dal latino classico per alcune variazioni lessicali, una sintassi semplificata e pronuncia all’italiana). Il 16 marzo 2017 Papa Francesco ha ricevuto la laurea honoris causa in Medicina dall’Università di Salerno, che rappresenta la più antica scuola di medicina al mondo, perché riconosciuto quale “medico delle anime”. Grazie Franciscus, anche oggi hai ampliato il mio sapere e nutrito la mia anima.

Faccia a faccia storico

Tra le molte immagini sul funerale di Papa Francesco, l’incontro ravvicinato tra Trump e Zelensky nella Basilica di San Pietro a Roma, prima delle esequie è destinato a entrare nei libri di storia. Come didascalia ci immagino la frase detta spesso dal Santo Padre “Costuite ponti e non muri” che spero stia germogliando nei due leader per realizzare il sogno di Pace. Certo fa effetto vedere i due Capi di Stato seduti a poca distanza uno di fronte all’altro, a mani ferme che si guardano negli occhi. Un quarto d’ora di confronto: potrebbe essere l’inizio di una svolta verso la risoluzione di un conflitto che dura da troppo. Voglio sperare che l’umanità prevalga sulla globalizzazione del male, con la mediazione di Francesco. Ciò che al Pontefice non è riuscito in vita, potrebbe realizzasi adesso che è morto. “Guerra mondiale a pezzi” è un’espressione da Lui usata spesso, rivelatasi tristemente realistica, dato che nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Senza contare i Paesi a rischio guerra. La storia del male nell’umanità inizia con il fratricidio di Abele da parte di Caino, causato da gelosia e rabbia. A quanto pare, la “Sindrome di Caino” gode di buona salute, se la situazione planetaria risulta tanto compromessa. Sembra che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia finalmente compreso qual è la mela marcia nel cesto. Incrociamo le dita e chissà che qualcosa di buono succeda. Nel mentre, un’idea sarebbe fare silenzio, fermarsi e pensare a come valorizzare il bene inestimabile, e irripetibile della vita. Franciscus ci indica la strada.

Franciscus

Cinquanta capi di stato, dieci monarchi e più di duecentomila persone in P.zza San Pietro per le esequie di Papa Francesco: un evento epocale che si è risolto senza intoppi, in un’atmosfera di grande commozione e riverenza. I grandi della Terra al suo capezzale per rendergli omaggio, forse riconsiderando il suo inascoltato appello alla Pace. Non credo avrebbe gradito il clamore, ma il calore della sua gente sì. Papa divisivo e amatissimo, ha seminato in abbondanza e in profondità. Il papa più sociale della storia, amico degli ultimi e dei poveri. Ha lasciato 200.000 euro per i carcerati di Rebibbia, ha semplificato il cerimoniale e chiesto di essere sepolto nella nuda Terra, col semplice e significativo nome Franciscus. Da laica, apprezzavo il suo stile diretto e la semplicità dei modi. Anche la voce carezzevole che mi mancherà. Speravo che restasse tra noi ancora un po’, anche se non poteva andarsene in un giorno migliore, dopo aver benedetto e salutato i fedeli nel giorno di Pasqua. Non lo dimenticherò. Gli dedico la poesia che mi è venuta nell’immediatezza della morte, immaginando che l’avrebbe gradita. FRANCISCUS Te ne sei andato/dopo aver salutato/con la voce flebile/dell’agnello, ma lo/sguardo benevolo/del buon pastore./La gente esultava/ignara dell’ultimo atto,/mentre gli ultimi/per Te erano i primi,/la compassione una missione./Con il sorriso/chiedevi costanti/preci per Te/che pregavi per tutti/in ogni tempo, in ogni dove./Commuove/la benedizione/nell’ultimo giorno/di vita terrena,/Pasqua del Signore/che in Cielo ti accoglieva.//