14esimo post a quattro mani: Royal Easter Show di Sydney

Manuel mi invia delle foto e un paio di vocali per informarmi di come ha trascorso il venerdì santo, in centro a Sydney per una giornata essenzialmente di svago. Dall’11 marzo 2025 al 22 aprile 2025, al vecchio Parco olimpico di Sydney 2000 si è tenuto il più grande evento annuale in Australia per celebrare la cultura australiana, dalle tradizioni rurali agli stili di vita. Organizzato per la prima volta nel 1823, comprende una fiera agricola, un parco divertimenti e una fiera, mettendo in mostra la valutazione del bestiame e dei prodotti agricoli. Il diritto di utilizzare la parola “Royal” nel proprio nome fu concesso dalla regina Vittoria. La prossima edizione è prevista nel mese di marzo 2026. Manuel ha fortunatamente il giorno libero per apprezzare di persona l’evento. Si sveglia con calma, ma poi accelera per prendere il treno, temendo di trovare coda all’entrata “dato che qua il venerdì santo è obbligo che tutti – o quasi – gli esercizi commerciali siano chiusi. Per cui mi ero aspettato una montagna di gente”. Venti minuti di treno e arriva sul posto della fiera distribuita in uno spazio “minimo minimo cinque/sei volte quello espositivo della Fiera di Padova”. Giostre, mostre dell’artigianato, mostre di animali da cortile con la precisazione che “E’ stato strano sentire odore da stalla e da pollaio, insomma di animali da cortile in centro a Sydney”. Nelle foto inviate vedo una manifestazione equestre, una canina, un padiglione con opere d’arte, di giocattoli vecchi e nuovi, di bonsai e di “Oriental Painting”: veramente tanta roba che a visitare tutto ci si può perdere. L’Associazione delle donne di campagna che suo cugino ha definito “Le allegre comari campagnole”propone dei dolcetti chiamati scones, dolci tipici del rito inglese del tè del pomeriggio. Secondo Manuel sono la fine del mondo, perciò gli cedo la parola. “Sono praticamente dei panetti tipo pan brioche; da soli non dicono niente, però quando ci si mette sopra la marmellata – loro hanno quella di fragole – e un po’ di panna montata, sono la fine del mondo”. Beh, la proposta dolciaria mi intriga e mi informerò su come, eventualmente realizzarli. Io vado di muffin, bontà anglosassone che faccio da un bel po’. Manuel lo sa perché spesso li ha assaggiati a casa mia, ripieni di marmellata, mele o carote per lo più. Al suo ritorno a settembre, gliene farò trovare un vagone. Non escludo di cimentarmi con gli scones, per ringraziarlo di portarmi un po’ dolcezza e di tradizioni dall’Australia.

Il mio Eden

Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.

“Chi legge vive mille vite”

“Un uomo che legge ne vale due” è la frase che accompagna l’immagine dedicata all’odierna Giornata Mondiale del Libro. Anzi, Umberto Eco diceva che la lettura è “un’immortalità all’indietro”, nel senso che permette di vivere esperienze e conoscere personaggi di altri tempi. Ci sono diverse definizioni riguardo al libro. Papa Francesco era persuaso che la letteratura educa cuore e mente. Per me è una sorta di medicina, senza effetti collaterali che fa stare meglio, in qualche caso addirittura cambia il punto di osservazione e spariglia le carte, cioè gli obiettivi. Io ho sempre scritto volentieri, fin da bambina quando sotto dettatura di mamma scrivevo le lettere per lo zio Sergio in Argentina, a Buenos Aires. Poi in quinta elementare il maestro Rico – Enrico Cunial – mi diede una spinta, doppiata al Liceo dal prof. Armando Contro, due insegnanti che considero i miei pigmalioni. Un corso di scrittura creativa da adulta non ha aggiunto granché alle mie potenzialità espressive, coltivate attraverso l’esercizio e il lavoro di insegnante. Da pensionata ho trovato che il blog è uno strumento alla mia portata, per comunicare con i lettori. Il prossimo giugno compirà cinque anni e la cosa un po’ mi sorprende. Piuttosto mi preoccupa che in Italia i lettori siano ancora pochi – l’Istat li valuta al 39 % – e che peggiori la qualità della lettura. Francia e Norvegia sono tra i Paesi con più lettori per quanto riguarda i libri cartacei, mentre il Canada ha il primato di lettori digitali. In Italia le edicole sono in crisi e molte stanno chiudendo. Non se la passano bene neanche gli editori, con il mercato in calo. Le ragioni sono varie, ma è indubbia una svalutazione della cultura ormai istituzionalizzata. Comunque, tra i miei contatti ci sono persone che leggono parecchio, anche i miei libri (ad oggi 13) e il post quotidiano sul mio blog verbamea: le ringrazio molto, perché rappresentano… il gradevole effetto della cura.

La Terra è una poesia vivente

Oggi 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, evento arrivato alla 55esima edizione per sensibilizzare istituzioni, governi e cittadini sulla tutela dell’ambiente. Il tema di quest’anno è “Il nostro potere, il nostro pianeta” che, detta cosi non servirebbe spiegare come comportarsi. Ma, tra il dire e il fare, più che il mare ci sta l’oceano. “La natura può fare a meno di noi, ma noi non della natura. Eppure ci comportiamo come fosse l’opposto” è uno dei messaggi giunti stamattina che condensa il pensiero che condivido. Nell’immediatezza della scomparsa di Papa Francesco, una collega che insegna Scienze mi ha ricordato l’enciclica Laudato sì, sulla cura della casa comune che tratta tematiche ambientali, scritta dal pontefice nel suo terzo anno di pontificato, datata 15 maggio 2015. L’enciclica chiede a tutte le persone di buona volontà di aprire gli occhi e di osservare quello che sta accadendo a noi e al pianeta. Per facilitare il cammino, vengono proposti 7 obiettivi: la risposta al grido della Terra, l’ascolto del grido dei poveri, l’economia ecologica, l’adozione di uno stile di vita semplice, l’educazione ecologica, la spiritualità ecologica e l’impegno comunitario. Papa Francesco sostiene che “la distruzione dell’ambiente è un’offesa contro Dio, un peccato che non è solo personale ma anche strutturale, che mette in grave pericolo tutti gli esseri umani, soprattutto i più vulnerabili, e minaccia di scatenare un conflitto tra le Nazioni”. Il Santo Padre suggerisce anche dieci comandamenti per salvare il pianeta, di cui riporto il quarto “Rimetti al centro i poveri”, lasciando ai lettori di scoprire gli altri. Non stupisce che Papa Jorge Bergoglio abbia scelto di chiamarsi Francesco, come il poverello d’Assisi, autore del Cantico delle creature. E nemmeno che abbia chiesto di essere seppellito nella nuda Terra, una poesia vivente.

Dalla città eterna alla vita eterna

Ho appena avviato il post sul compleanno di Roma, Città Eterna (secondo la leggenda fondata da Romolo il 21 aprile 753 a. C.) quando mi giunge la notizia che Papa Francesco è passato dalla vita terrena alla Vita Eterna. Una staffilettata: non me lo aspettavo, nonostante l’evidente fragilità del Santo Padre. Dopo la lunga permanenza al Policlinico Gemelli, Papa Bergoglio era in convalescenza ed in apparente recupero. Giusto ieri era apparso in san Pietro, a sorpresa. Ha impartito la benedizione ‘Urbi et Orbi’ e poi è sceso in piazza tra i fedeli in papamobile. Era senza naselli per l’ossigeno e ha salutato i fedeli presenti – trentacinquemila persone – con voce flebile. Morto alle 7.35 di stamattina Lunedì dell’Angelo, che nella tradizione cattolica ricorda l’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù. Credo che per il congedo gli sarebbe piaciuto questo giorno durante il periodo pasquale, come era successo a Papa Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Scrivo questo pezzo da laica che ha ammirato molto la persona, dallo spirito arguto e dal modo di fare ‘ante litteram’ che tanto fastidio deve aver dato a certa Curia. È stato un Pontefice coerente e trasparente, da cui non si poteva pretendere che facesse il miracolo di interdire le guerre in corso. I grandi della terra si stanno già condolendo e chissà mai che qualcuno si ravveda. Adesso si metterà in modo la macchina per la successione del primo Pontefice latinoamericano, eletto il 13 marzo 2013. Quindi Papa Jorge Mario Bergoglio ha guidato la Chiesa cattolica per oltre 12 anni, compiendo 47 viaggi apostolici, l’ultimo dei quali – il più lungo – in Asia e Oceania lo scorso settembre. Che tempra, a 88 anni non si è certo risparmiato (nato il 17 dicembre 1936). Tra l’altro, è stato anche scrittore, autore di Life. La mia storia nella Storia, che ho trovato agile e interessante. Da buon argentino amava il tango, il mio ballo preferito. Lo immagino lassù, attorniato da angeli danzanti in festa per il suo arrivo.

Iris e colombe cercasi

Amici lettori, buona Pasqua! Domenica di grandi rimpatriate, tavolate, telefonate e auguri. Non obbligatoriamente, perché non siamo tutti uguali e nella diversità c’è ricchezza. Io sono piuttosto negata per le riunioni familiari ‘di facciata’ e durante le feste ‘comandate’ preferisco mangiare meno e starmene da sola, che non significa in solitudine: coltivo i miei hobbies e alimento i contatti tramite scrittura e poesia che richiedono concentrazione e silenzio, uno stato che apprezzo. Ad esempio stamattina, appena schiusi i balconi ho sentito il bisbiglio di un uccellino e nessun’altra voce. Solo più tardi, verso le otto, il suono delle campane. Sarebbe stato il momento ideale per scrivere, ma i miei tre gatti reclamano la prima razione di croccantini. Ricevo la videochiamata di Manuel da Sydney che mi mette di buonumore. Lui ha appena finito il servizio (molti lavorano anche oggi) e gli chiedo se in Australia si festeggia la Pasqua come qua. Scambio di uova sì, ma in tono minore per il resto. Piuttosto si stanno preparando per la festa della transumanza, dato che laggiù la stagione volge all’autunno. Paese che vai… Mi invierà a breve delle foto che mi serviranno per scrivere il prossimo post a 4 mani. Esco in giardino, in rassegna dei fiori che raccolgo per farne un bouquet, magari una poesia chissà. Mi attraggono i Tulipani scuri col pistillo giallo e gli Iris viola. A proposito dell’ Iris, non sapevo che è il fiore nazionale croato, simbolo di pace tra i popoli, quanto la bianca colomba. Ci vorrebbero campi di Iris e cieli percorsi da migliaia di colombe, per fermare le guerre e ammansire certi cuori di pietra. 🪻🕊️

Il tempo… andrà migliorando

“Il tempo è stato brutto, però andrà migliorando”, parole del Colonnello Francesco Laurenzi stamattina su Rai1. Voglio credergli, anche se io non mi metto in moto per Pasqua, come fanno milioni di Italiani, pur con condizioni meteo incerte o avverse. Mi basta godermi il mio giardino, possibilmente con il sole, che al momento va e viene. A malincuore ho dovuto raccogliere i petali del Ciliegio giapponese: in caso di pioggia possono diventare un acciottolato scivoloso. Col senno di poi, avrei potuto raccoglierli ‘freschi’ e poi metterli ad essiccare, come ho fatto in precedenza con i petali delle rose. La natura cambia in continuazione e avrò l’occasione di ammirare altri bei fiori. Stamattina, aprendo il balcone che dà sulla zona interna, da me chiamata ‘boschetto’ dove c’è il vecchio Albicocco ho visto che sono spuntati due Iris blu, i primi di una famiglia che a giorni riempirà l’aria di profumo, cosa che già fa il Glicine con i grappoli fioriti che avvolgono il gazebo. Finita la fioritura delle Viole, adesso abbondano le Pratoline, cresciute rigogliose con le piogge abbondanti. Sono sincera: non serve che mi sposti per godere delle bellezze della natura, tra l’altro in un contesto ambientale piuttosto silenzioso, come piace a me, favorente fotografia e scrittura. Ho il mio piccolo eden a portata di mano, persuasa dalle considerazioni di Vincent Van Gogh. “L’arte è l’uomo aggiunto alla natura” è una delle sue frasi che invita a valorizzare le emozioni e a vivere consapevolmente. “Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i capitani della nostra vita” è un’altra che condivido, contenuta in una delle lettere scritte al fratello Theo. Le sue tele – dipinse oltre 900 quadri e centinaia di lettere – sono considerate oggi tesori inestimabili. I suoi scritti si leggono come un diario esistenziale e un trattato sull’anima.

Settimana Santa

Il Venerdì Santo mi ricorda i riti pasquali e le pulizie di Pasqua, suggestivi i primi e stressanti le seconde. Rinviate le pulizie di fondo a quando il tempo si metterà al bello, dopo qualche veloce intervento in casa, esco per commissioni impedite i giorni scorsi dalla pioggia abbondante. Purtroppo il Nord è stato devastato da un’intensa perturbazione, non ancora esaurita. In provincia di Vicenza, a Valdagno sono morti travolti con l’auto dalla piena del torrente Agno, Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, rispettivamente di 65 e 34 anni: da volontari andavano in soccorso di persone in difficoltà a causa del maltempo, quando è crollato il ponte. Il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa ha evidenziato che: “È una tragedia”. Altrettanto negative sono le notizie di cronaca che riguardano la morte violenta di donne e minori. Confidando più nella saggezza della Natura che degli umani, chiudo con la poesia scritta per questo periodo, auspicando un rinnovamento generale. La spettacolare fioritura del mio ciliegio giapponese è durata poco, compromessa dalle incessanti piogge. Rimangono i petali a testimoniare che la bellezza è effimera, ma si può rinnovare in altre fioriture, come la generosità in altre persone. SETTIMANA SANTA Il vialetto di casa/è tappezzato/di petali rosa/strappati/dalla chioma generosa/del ciliegio giapponese./Gli parlavo/senza pretese,/lo sguardo ai fiori,/la dolcezza nel cuore./Un sottile dolore/perdere tanta bellezza!/Poi mi sono detta:/”Anche la pianta/partecipa alla/settimana santa”./Il tempo della/penitenza finirà./Smetterà di piovere/e con la Pasqua/il sole tornerà//. Incrocio le dita e auguro buone cose a tutti. 🕊️

Ricetta pasquale 🥚

l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.

La voce è emozione

TG1Mattina mi fa compagnia dopo colazione, quando mi concedo una breve pausa sulla poltrona relax, il tempo di seguire il notiziario in compagnia di Maria Soave o di Micaela Palmieri che si alternano settimanalmente e sono diventate figure familiari. Vengo a sapere che oggi è la Giornata Mondiale della Voce, per ricordare che la salute vocale merita attenzione, prevenzione e cura. ‘La voce è relazione, emozione, identità’. Lasciando alla fonetica la definizione della voce, per me essa è il mezzo per comunicare parole, idee ed anche identità. Riconosco più la voce che la fisionomia delle persone. Tra quelle di amici, alcune sono titolari di un timbro che invidio. È il ‘colore’ del suono che distingue una voce dall’altra. Ho soprannominato ‘Bella Voce’ quella dell’amica Lisa Frison, eccellente lettrice dei testi durante la presentazione delle mie ultime opere. Non a caso fa parte di una compagnia teatrale e investe tempo nella recitazione. Lucia ama cantare e quando si esibisce sembra un’altra persona. Ho seguito con interesse il programma The Voice Senior, appena concluso che ha portato alla ribalta persone molto dotate vocalmente. In passato, ho partecipato a un corso sull’uso della voce che nel mio caso non ha avuto gli effetti sperati. Anzi, sono ricorsa all’intervento di una logopedista che non ha fatto miracoli. Risaputo che gli insegnanti usano/abusano della voce, per evitare di perderla in classe mi ero portata anche l’amplificatore, mentre una collega usava il registratore. Col senno di poi, ritengo che dovremmo rafforzare l’ascolto, non solo a scuola per parlare meno e meglio. Quando vado al bar, sembra che i clienti abbiano problemi di udito perché molti parlano a voce alta. Compensibile il mal di testa della barista, a fine lavoro.