Insieme è meglio

Evviva, è scoppiato il caldo! Basta riscaldamento (divenuto costosissimo), finestre aperte, profumo di fiori, luce naturale fino a tardi. Mettiamo in conto anche il rovescio della medaglia: insetti, rumori, stanchezza…tutti piccoli fastidi da sopportare però senza mascherina (non più obbligatoria, ma raccomandata), tenendo sempre alto il livello di guardia. Tra i piaceri da recuperare c’è quello di ritrovarsi insieme, ad esempio al bar per ritemprare il corpo, e partecipare ad un incontro con l’autore per sollevare lo spirito. Me li permetto entrambi, ma ho bisogno della collaborazione altrui. Mi spiego: vado al bar Mirò, in piazza a Castelcucco dove Gabriella decora magistralmente il cappuccino. Sono un po’ di fretta e mi pare che il servizio tardi, ma quando arriva il vassoio con la croissant alla marmellata (lei sa quale, mi riferisco all’impasto) e il cappuccino, realizzo perché: sulla schiuma, l’accorta barista ha scritto nientemeno che il titolo del libro che presenterò giovedì 19, ore 20.30 in Centro Sociale sociale a Castelcucco, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI: idea brillante di una persona sensibile e creativa. Grazie mille, Gabriella! Quanto all’incontro letterario, lo immagino come una rimpatriata di ex alunni degli anni Sessanta che ebbero la fortuna di avere per maestro Enrico Cunial, me compresa: severo ma bravo, intuitivo e generoso, come emerge dalle interviste fatte. Senza farne un santino, ho individuato le molte capacità profuse anche nel sociale, dove si è speso come sindaco, giudice conciliatore, cavaliere del lavoro, presidente di seggio. Una intensa testimonianza, allargata anche al periodo del servizio militare come alpino e partigiano. Invito la comunità a partecipare, perché a mio avviso ne vale la pena. Grazie per l’attenzione, arrivederci!

Bouquet mattutino

Che bella occupazione raccogliere fiori la mattina, nel caso specifico Rose e Iris! Prima di farne bouquet, li fotografo e magari ci scrivo attorno dei versi o un post per il blog, come succede oggi. Tra una cosa e l’altra passa un’ora, che nel mio caso vale quanto un trattamento shiatsu (ne parlo con cognizione di causa perché l’ho provato) e mi spiana la strada per una giornata in salita che parte bene. Dato che la stagione è avviata, certi fiori si sono trasformati in frutti che stanno maturando: le ciliegie e le albicocche intanto, sperando che non intervenga un evento shock ad interrompere il processo, come è avvenuto l’anno scorso. Tra le piante autoctone che hanno scelto di insediarsi dentro il mio giardino ci sono un Susino a bordo siepe (che ha prodotto piccoli ma squisiti frutti gialli), un Ciliegio selvatico ed un Fico che fa ombra alle Ortensie. Abito in prossimità dei campi e ciò può aver favorito la trasmigrazione di pollini. Nel giro di vent’anni il mio scoperto si è riempito di piante: alcune introdotte da me e altre ‘ospiti’ che in qualche modo mi rappresentano e danno allo spazio esterno un’impronta personalissima. Il punto forte rimane la pergola del Glicine, dove mi rilasso, leggo e scrivo. Ovviamente non posso godere di questo bene di Dio durante l’inverno, quando rimedio all’assenza, occupandomi di piante d’appartamento, come il Ficus che ha già filato, perché la talea ha attecchito oppure della Natalina/Pasqualina che fiorisce più volte l’anno. Col senno di poi, se mia madre avesse saputo il mio trasporto per i fiori, avrei potuto chiamarmi Iris, Margherita, Rosa, Ortensia o anche Petunia, come una signora che conosco. Diciamo che dietro il palindromo (nome che si legge identico da destra e da sinistra) Ada, si nascondono tante forme e colori che allietano la vita.

Annessi e connessi bellici

Monastero di San Giorgio nell’est dell’Ucraina distrutto da un missile russo. Aggravante, se possibile, apprendere che l’eremo appartiene al patriarcato di Mosca, guidato dal patriarca Kirill. Risalente al 1526, vi avevano trovato rifugio diversi civili fino allo scorso marzo. Per la seconda volta in due mesi è finito sotto le bombe russe. La struttura ospitava anche una scuola pubblica e una scuola parrocchiale. Un ennesimo affronto all’Ucraina, al suo patrimonio e alle sue radici culturali. Dall’inizio della guerra, un centinaio di edifici religiosi sono stati distrutti o danneggiati. Vedo in internet una foto di com’era il Monastero prima della guerra: mi colpisce il turchese delle cupole, un colore rilassante…sbriciolato con il resto del complesso monumentale. Il proverbio ‘Al peggio non c’è fine’ pare proprio appropriato. La parola monastero/eremo evoca di per sé pace e tranquillità, un luogo dove i pellegrini di un tempo trovavano asilo, e i civili di oggi riparo dagli attacchi nemici…fino a prova contraria. Ho fatto esperienza dell’ambiente ‘protetto’ del monastero un paio di volte nella vita: a Praglia con gli studenti delle medie, quando insegnavo e al Monastero dei frati cappuccini di Savona per la premiazione del Concorso letterario ‘Insieme nel mondo’ cui avevo partecipato. In quest’ultimo avevo anche pernottato, oltre che condiviso pranzo e cena con i frati, cordiali e alla mano. Fu là che ebbi ispirazione per realizzare un orto dei semplici (piante aromatiche) e mettere a dimora piante grasse in contenitori stravaganti, come faceva il frate che se ne occupava. Sono convinta che chiunque sia passato per un monastero, si sia portato dietro un carico di buonumore e di leggerezza, doti purtroppo ignorate da chi fa la guerra.

L’arte di coltivare i germogli

La scuola materna parrocchiale Mons. Muriago di Castelcucco confina con l’ufficio postale. Per fortuna, perché l’attesa dentro e fuori l’ufficio per sbrigare qualche pratica è spesso condizionata dalla rete che rallenta le operazioni. È ciò che succede stamattina, quando devo fare un bonifico, previa ricarica della carta di credito, che mi costringe ad aspettare un’ora. Mi distraggo osservando i bimbi giocare in cortile, sotto l’occhio vigile delle maestre: un’altalena sotto il tiglio fa dondolare una bambina, mentre un’amichetta di rosa vestita chiede qualcosa a una maestra (suppongo: ‘posso andare al bagno?’). Un terzetto è assestato attorno a un banco – facile immaginare il gioco – mentre un maschietto sta a cavalcioni sopra un trenino, bene ancorato sulla ghiaia. Un vociare allegro fa da contorno ai giochi che si concludono poco prima di mezzogiorno, quando scolaretti e maestre guadagnano l’entrata, immagino per l’imminente pranzo. Ho ripensato alla mia infanzia, di cui ho un vago ricordo e alla professione dell’insegnante, di ieri e di oggi. Al netto di tutti i cambiamenti e dei ribaltamenti avvenuti in ambito sociale ed economico, credo che accostare il lavoro dell’insegnante a quello del giardiniere renda ancora bene l’idea, perché gli alunni sono come dei fiori, bellissimi e bisognosi di cure. Il titolo del mio ultimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, dedicato al mio maestro Enrico Cunial, si riferisce all’ambiente scolastico come oasi di coltivazioni speciali dove si intrecciano esperienze ed emozioni. Approfitto per invitare Castelcucchesi, abitanti di Possagno e di Cavaso alla presentazione dell’opera giovedì 19, in Centro Sociale, ore 20.30; la immagino come una rimpatriata di generazioni, durante la quale saranno lette alcune interviste di ex alunni che costituiscono la parte più vivace del libro. Con un pensiero di gratitudine verso il mio maestro e un augurio di ben operare rivolto a tutti i docenti.

Poesia d’impeto

Lunedì impegnativo, come di consueto. Però oggi ci ho aggiunto la distribuzione di volantini e locandine per la prossima presentazione del mio ultimo lavoro. Non credo di avere la stoffa del rappresentante, ma mi sforzo di selezionare i luoghi più ricettivi per l’occorrenza: forno, cartoleria, gelateria, bar, super mercato… biblioteca da ultimo, perché il pubblico lì è in maggioranza di età scolare e poco propenso ad accollarsi letture extra. Ma non è detto, dipende dalla capacità di persuasione di chi orienta i lettori. Lunedì prossimo mi metto in gioco sul campo della scuola primaria, dove farò un intervento nelle prime tre classi elementari riguardante la poesia. Sono lusingata di essere stata invitata come ‘esperta’ dalla maestra Luisa e un po’ preoccupata, perché non ho mai avuto un pubblico di bambini piccoli, cui sono comunque lieta di offrire la mia esperienza. Non mi aspettavo tanto piacevole raccolto dal mio periodo di pensione, libera da impegni e consegne editoriali. Offrirò agli scolaretti alcune mie poesie e racconterò come nascono. Giusto ieri sera ho scritto l’ultima, uscita spontaneamente mentre osservavo il rapimento del gatto, in ascolto dei grilli. Quindi ho usato i sensi della vista e dell’udito, poi allargati all’olfatto, perché arrivavano folate di profumo dal glicine in fiore. Ecco il prodotto, intitolato MAGGIO ORE VENTI: Il gatto/rapito dai grilli/ignora/la campana/della sera./Piano si anima/il lampione/mentre i canarini/continuano/a cantare/nella voliera./La luce/del tramonto/indora/il campo:/ringraziare/vale quanto/pregare.//Nulla di eccezionale, semplicità allo stato puro.

Sulle Mamme

Mi trovo sul tablet la poesia di Giuseppe Ungaretti La Madre (composta nel 1930), veramente toccante, considerata in varie occasioni a scuola. Oggi, festa della mamma, scelgo di ricordare le mamme che non ci sono più, perché ognuno ha avuto una mamma, anche se non ogni donna ha generato. Io penso alla mia: Giovanna, battagliera, indipendente, dotata di uno spirito felino come il mio. Ungaretti pensa alla sua, che si chiamava Maria, umile e forte mentre lo attende alle soglie del paradiso, per condurlo davanti al Signore e fargli ottenere la salvezza. Nella visione del poeta, la madre morta diventa un simbolo, un’ esaltazione dell’amore materno: stupenda! Mi fa piacere che venga ricordata, perché molte sono le mamme trapassate, di cui manteniamo un ricordo struggente. Non so cosa succederà nell’aldilà, ma sarebbe sublime riabbracciarle! Anche karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II ne aveva scritta una in ricordo della madre Emilia che inizia così: Sulla tua bianca tomba/sbocciano i fiori bianchi della vita. Poesia di infinita dolcezza. Anch’io ne ho scritte su mia madre. In quella intitolata Eppure sembra ieri, concludo dicendo: Scovo il bene nascosto/nelle piccole cose/un sorriso, una gentilezza,/la bellezza del Creato/che anche Tu hai amato.// A proposito di piccole cose, che fanno bene al cuore, vado al bar Mirò da Gabriella, per una rapida scorsa al quotidiano. Non serve che ordini la consumazione perché sono cliente quasi fissa. La sorpresa arriva disegnata sulla schiuma del cappuccino: AUGURI MAMMA. Ecco, una lodevole attenzione della gentile barista – che è mamma – per un ruolo decantato e talvolta banalizzato, che dura tutta la vita. Le piccole cose sono anelli di congiunzione con gli altri. Grazie Gabry e auguri a tutte le mamme! 🧡

PRO DOMO MEA (A mio favore)

Stamattina esco con l’idea di lasciare qualche locandina promozionale riguardo il mio ultimo libro, in punti strategici di Possagno, dove visse il mio maestro Enrico Cunial e dove io torno ogni sabato per farmi la piega dalla dolce Lara. L’aggettivo non è esagerato, perché trattasi di parrucchiera molto accondiscendente e capace di ascoltare. Da ultime disposizioni, lei indossa ancora la mascherina, mentre io penso se usarla oppure no, occupate le mani da borsa e borsetta. Il salone è libero e la riproduzione sulla stoffa del cielo stellato di Van Gogh può rimanere occultata nella tasca della giacca. Dopo il lavaggio della testa, mentre Lara mi mette i bigodini entra una cliente con la mascherina, di nome Marisa, che al momento non riconosco e che attende paziente il suo turno. Prima di andare sotto il casco per l’asciugatura della mia lunga chioma, srotolo la locandina sulla prossima presentazione del mio libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI perché Lara possa appenderla tra gli specchi…ed ecco la sorpresa: la cliente, Marisa, esclama che ha già letto il libro! Glielo ha passato Ivo, suo fratello, estimatore del maestro che l’ha avuto dalla figlia Vilma. Non riesco a spiegare la soddisfazione che mi è venuta da questo giro di informazioni e di lettori, come la realizzazione di un cerchio perfetto. Inoltre Marisa ha confermato di aver gradito la lettura, presumo in condivisione con il fratello. Scopro che il maestro era molto considerato e non è stato dimenticato. Chi non l’ha conosciuto, potrà farlo procurandosi il mio libro che il mio amico Francesco – storico e scrittore – ha mirabilmente definito “un bel mosaico con tante tessere che si richiamano reciprocamente ed illuminano un quadro ancor più ampio e significativo “. Grazie amici e grazie lettori. Soprattutto grazie al maestro Rico, cui devo la mia attitudine a scrivere.

Evviva i Colori

6 maggio, Giornata Mondiale del Colore! Chiunque abbia avuto l’idea – l’Amministrazione Comunale di Parabiago – se non erro, ritengo sia una bellissima idea, perché “I colori ci aiutano a stupirci, emozionarci, ad esprimerci” afferma l’Assessore Benedettelli. Con me è sfondare una porta aperta. Non a caso ho il soggiorno tinteggiato di cinque colori, due dei quali sono i miei preferiti: giallo e celeste, da molto prima di scoprire che sono quelli della bandiera ucraina. Ho cercato di spiegarmelo con una corrispondenza psicologica che attribuisce al celeste un bisogno di pace, mentre il giallo sottintende una propensione energetica. Ricordo che i primi giorni di scuola, durante l’accoglienza per attribuire l’assegnazione dei posti a sedere veniva proposto ai ragazzi un quesito cromatico; in base alla risposta si valutava l’incompatibilità di certi colori e si procedeva a distanziare i soggetti presumibilmente in competizione. La collega che se ne occupava, dati alla mano spiegava anche l’uso dei colori in ambito pubblicitario dove una confezione cartonata di pasta è blu non a caso, perché il blu è un colore che trasmette serenità (chissà se c’entra con le auto blu dei politici…). Certo le tinte fredde sono adottate negli ospedali e credo che nessuno se ne sia lamentato; poi è tutto opinabile. A me non piace il bianco, mi ricorda i camici dei dottori e se non erro credo che geneticamente non esista in natura. Iride, figlia di Titano e della ninfa oceanina Elettra, è la dea greca che annuncia l’arcobaleno; considerata anche la messaggera alata degli dei, ancella di Giunone, regina dell’Olimpo. I sette colori fondamentali visibili nell’arcobaleno sono: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto. Una vita a colori è senz’altro preferibile a un’esistenza grigia. Perciò evviva i colori!

Non si finisce mai di imparare

Pensavo di scrivere qualcosa riguardo Il cinque maggio di Manzoni, ode scritta nel 1821, in occasione della morte di Napoleone Bonaparte, esule a Sant’Elena. Ma oggi 5 maggio 2022 è giovedì, giorno di mercato in paese e la poesia è arcinota. Inoltre anche il mercato può offrire spunti di riflessione e di condivisione spirituale. Infatti, tornando mi imbatto nella signora Bianca, al braccio di Simona; rimasta vedova di recente, Bianca si premura di ringraziarmi per le parole che ho scritto nel necrologio di suo marito Mario Fabbris, persona bonaria e socievole. È una grande soddisfazione per me poter comunicare tramite le parole, una specie di corsia preferenziale, per arrivare al cuore della gente. Non ne ho io il merito, uso il mezzo verbale a me congeniale per connettermi con gli altri. Mi piace anche parlare, senza fare sermoni. Conosco al mercato diversi commercianti che chiamo per nome: Giordano e Riccardo (fiori), Michela (prodotti casearj), Pier (pesce cotto e crudo), Matteo (semi e piantine da orto). Presso il banco di quest’ultimo, parecchio frequentato, mentre aspetto paziente il mio turno noto un cartoncino con la scritta ‘Speciale per la limonera’, accanto a dei semini bianchi che rispondono al nome di lupini. Ne avevo sentito parlare come di un ottimo fertilizzante, che non ha nulla da spartire con il romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia (una povera famiglia di pescatori siciliani); per la cronaca, i lupini sono dei legumi, ma anche dei molluschi. Il buon Matteo mi insegna come trattarli: bollitura di 4/5 minuti in 3/4 litri d’acqua da dare successivamente alla pianta, interrando i lupini. Una ragazza sente le istruzioni e conferma che il trattamento funziona. Non mi serve altro. Torno a casa e procedo. Avanti sera completo l’operazione, sperando in futuri limoni profumati e sodi. Non si finisce mai di imparare.

In ricordo di Alice

Il nome Alice mi evoca contenuti leggeri, credo dipenda dal romanzo di Lewis Carroll “Alice ne Paese delle Meraviglie”. Ho anche avuto qualche alunna con questo nome grazioso, e poi in ambito musicale c’è la cantante, cantautrice, compositrice italiana ALICE (pseudonimo di Carla Bissi (nata a Forlì il 26 settembre 1954), quasi mia coetanea. Chiamarsi Alice ed essere colpita a morte dal fratello, con 17 coltellate, in strada mi sembra ancora più pesante di quanto non lo sia, senza il carico del nome diventato un’aggravante. Lo sento per la trasmissione La Vita in Diretta, condotta da Alberto Matano. Vedo le foto della giovane vittima, una dove indossa scarpe da danza, per cui suppongo praticasse quest’arte. Madre di un bimbo piccolo, era scesa a portare fuori il cane, dove il fratello l’ha aggredita e colpita a morte. Il marito dalla finestra assiste impotente all’omicidio e si barrica in casa per paura che la furia del cognato colpisca anche lui e il figlioletto. Ma si può, dico io, sopprimere una vita così? Lascio alle notizie dare altre informazioni sull’esecutore – immagino squilibrato – del nefando episodio. Pensare che ho sempre sentito la mancanza di un fratello, invidio chi ce l’ha e mi trovo spesso a chiedermi come potrebbe aiutarmi e confortarmi nelle situazioni di emergenza. Sono desolata di dover prendere atto che il male è diffuso ovunque, anche dove per affinità parentale non dovrebbe. Certo è un’eccezione in ambito familiare dove spesso le donne sono vittime dei mariti o dei compagni. Sempre di femminicidio si tratta e la lista delle vittime si allunga vergognosamente. Meglio non averlo, un fratello assassino. Un pensiero pietoso alla vittima di turno e di conforto a chi la dovrà piangere.