Il sabato vado di corsa, non mi fermo al bar e non posso dedicarmi alla lettura tranquilla del quotidiano. Rimedio sentendo il telegiornale, che in coda oggi offre un servizio contro l’abbandono degli animali, fenomeno disgustoso in aumento d’estate. Giusto ieri ho letto la triste storia di un micetto nero di due mesi scaraventato, chiuso in un sacco di plastica nel bidone dell’umido e da lì salvato da un ragazzino, attratto dal disperato miagolio. Forse si salverà, ma quanti cuccioli sono oggetto di crudeltà umana? Non mi capacito di come si possa essere tanto insensibili difronte a creature disposte – loro – ad amarci incondizionatamente. Mi sono assentata poche volte da casa per qualche giorno, affidando sempre i miei amici Pets a un’amica o a un familiare. Adesso che Astro, il vecchio cane sta male, rinuncio anche al film all’aperto, se può giovargli. Del resto lui mi fa compagnia da oltre 18 anni, è uno di famiglia e col tempo si è anche ingentilito e accostato alla mia cucina: da delicato è diventato onnivoro e gli passo qualche bocconcino extra perché se lo merita! Però devo drasticamente ridurre la carne perché ha il fegato ingrossato e sostituirla col pesce, che non mi costa perché è tra le proteine che preferisco. Finché ci sarà, intendo essergli di aiuto ed eventualmente di accompagnamento all’uscita di scena. Perché tutti ci arriviamo e dovremmo prepararci, anche assecondando rispettosi quella dei nostri amici animali. Tanti sono gli esempi di ‘eroismo’ forniti da cani soprattutto, addestrati ma anche no, che hanno salvato persone altrimenti condannate a morte. Vorrei che compensassero e superassero le storie di maltrattamenti purtroppo ancora all’ordine del giorno. Infine, penso al grande conforto che un animale dona a chi se ne occupa, in stato di solitudine, abbandono, malattia. Esemplare l’attaccamento degli Ucraini ai loro cani, gatti, uccellini…in questo drammatico periodo bellico. Lunga vita a loro!
Autore: Ada Cusin
Quando il lavoro è una missione
Certo Leonardo Del Vecchio, il padre di Luxottica deve essere stato una brava persona: lo dice il suo operato e la presenza di 5000 persone al suo funerale ad Agordo (Belluno), dove l’imprenditore milanese aveva aperto l’azienda a 23 anni. Scorrendo il quotidiano, mi colpisce la scelta di quindici dipendenti in pensione che hanno voluto vegliare la salma del ‘paron’ durante la notte. L’imprenditore scomparso aveva 87 anni, 6 figli da tre donne diverse e “I dipendenti erano come figli per lui”, rafforzato da quanto affermato dal figlio Claudio, durante la cerimonia: “Mio padre si emozionava solo quando parlava dei suoi operai”. Rocco Basilico, manager di Luxottica dichiara: “La fabbrica era il suo amore più grande…era la sua missione in questo mondo…la sua famiglia è molto più grande di quella biologica”. Commovente la dedizione all’obiettivo, raggiunto certo per meriti e non fortuna che comunque aiuta gli audaci, come da proverbio anche in latino: “Audentes fortuna iuvat”. Tra tutti i commenti, panegirici, ringraziamenti per onorare la memoria del grande vecchio mi colpisce la veglia silenziosa dei 15 dipendenti in pensione che non hanno voluto lasciare solo il padrone durante il suo ultimo viaggio. A mio dire ha qualcosa di reverenziale e speciale che testimonia tutto: stima, gratitudine, simpatia, amicizia… continuità di valori. Il massimo che una persona possa aspirare in terra. Mi fa pensare alle sepolture antiche, piene di patos e riverenza. Non per nulla nei libri di storia, l’alba delle civiltà è sempre legata alle tombe. In questo caso di un grande, ma anche per chi è trapassato senza onori, il saluto definitivo suggella un legame destinato a mutare, conservando però nella memoria dei sopravvissuti l’eredità spirituale e materiale del defunto. Per un congedo che è anche continuità.
L’amico a quattro zampe
Mattinata dedicata al vecchio cane. Astro stanotte mi ha fatto alzare perché si lamentava; devo sapere come posso aiutarlo, al netto degli acciacchi legati all’età molto avanzata, 18 anni e due mesi. Mai avuto un cane così longevo e buono. Mentre mi dirigo verso la clinica del dottor Natalino (il nome già rinfresca) a San Zenone, sento frinire le cicale dagli alberi che fiancheggiano la strada e che sono già ‘all’opera’ alle nove e trenta di mattina. Chissà che concerto a mezzogiorno! Questa nota musicale mi riporta al mare e mi rilassa: ne ho bisogno, perché temo che l’amico a quattro zampe sia preso piuttosto male: Luna, la mamma ci ha lasciati quattro anni fa, dopo un calvario legato a disturbi cerebrali, che si acuivano di notte. Incrocio le dita e spero che non siamo di nuovo al capolinea. La clinica veterinaria Serraglio è accogliente e Astro se la ricorda. Viene preso in carico dal veterinario Alberto Marzaro, da lunga data in organico e che riconosco, come lui me (anzi si ricorda il mio attaccamento per Sky, altro speciale componente della famiglia). Sono contraria alle indagini strumentali, data la veneranda età del cane, ma autorizzo il prelievo di sangue che consente di mirare la terapia. Dopo circa un quarto d’ora il responso: diversi organi sono in sofferenza (reni, cuore…) però il ‘paziente’ risponde ancora agli stimoli e posso riportarmelo a casa, con adeguata cura. Sono contenta, temevo il peggio. Astro ritorna a godere della compagnia festosa dei due nuovi micetti e della gatta Grey, sei anni, che stanotte ha percepito una situazione di emergenza. Dopo un paio d’ore dalla visita e l’inizio della cura già in ambulatorio, ho la soddisfazione di vedere Astro mettersi in piedi da solo, cosa che gli era difficoltosa negli ultimi giorni, a seguito di un probabile colpo di calore. San Francesco, amante di tutte le creature deve averci messo del suo. Da parte mia ringrazio di cuore il veterinario Alberto, anche ‘a nome’ del vecchio e inossidabile Astro.
Previsioni e bilanci
In coda al telegiornale della sera c’è il meteo e quando sento: “Domani in Veneto è previsto maltempo” ammetto che ho quasi gioito. Credo di essere in buona compagnia, ormai la calura anomala non si regge più. Da oltre una settimana convivo con capogiri e pressione bassa, assumo sali minerali e limito gli spostamenti. Ovvio che ho informato subito la mia dottoressa…che mi ha risposto da remoto, cioè da casa in quanto positiva al covid. Il che mi spiace e mi preoccupa sentire che nella nostra regione si registra un preoccupante aumento di positivi al famigerato e mutevole virus, pare ora replicato in omicron 5 o 6. Mai piaciuta la matematica e spero che l’escalation si fermi prima del dieci, il mio stato d’animo viaggia tra il desolato e il rassegnato. Non intendo seppellirmi viva, userò prudenza e cautela, ma non voglio privarmi delle relazioni buone. Non vedo l’ora che riprenda il cinema all’aperto al Giardino Parolini di Bassano dove gli anni pre-covid ho visto buoni film, in buona compagnia. Mi basta nutrirmi delle cose che mi fanno stare bene, possibilmente da condividere. In primis scrivere, che è anche un viaggio dentro e fuori di sé e poi un passaparola del quotidiano, imbottito di attività ripetitive con qualche sorpresa. Visto che siamo a ridosso di Luglio e metà anno è ormai trascorso, mi permetto mezzo bilancio: sto completando la fisioterapia e cammino in maniera disinvolta, ho presentato l’ultimo libro e ho in mente il prossimo romanzo. Mi occupo dei due micetti Fiocco e Pepe, senza trascurare Astro che ha problemi di vecchiaia. Giocoforza in questo periodo perché i frutti sono a maturazione, faccio marmellata di albicocche quasi in serie, che inserirò come ripieno nei muffin autunnali, piuttosto apprezzati. In definitiva, niente di eccezionale, con la consapevolezza che sono le cose semplici a dare conforto.
Troppa grazia 🍊
Ho parlato col mio Albicocco: gli ho proposto una tregua, perché è la quarta mattina che raccolgo i suoi frutti e li trasformo in marmellata, anzi in confettura di albicocche, per la precisione. Sulla capsula del vasetto dove finisce il prezioso prodotto, assolutamente naturale e non trattato scrivo ‘Apricot’ ma solo perché la parola inglese è più breve. Vent’anni fa ci fu la serie con foto del dorato frutto sul tappo, che circola ancora nel fondo di qualche cassetto. Senza volerlo, mi sono impratichita di fiori e di frutti…ma non ho sovvertito le mie abitudini alimentari cosicché, pur amando certi dolci, non faccio uso di…pane, burro e marmellata e la dispensa si riempie di non consumato. Un po’ come avviene per i libri che scrivo, cui devo dare aria. Diciamo che ho un nutrito parco-regali per il corpo e per la mente! Sono esperta di muffin ma non di crostate, che metto in agenda come obiettivo invernale. La mia amica Lucia mi darà una mano, ci conto. Adesso fa troppo caldo, la situazione è al limite della sopportazione. Ho fatto una puntatina al bar, dove Gabriella, la titolare ha rimesso la mascherina perché in paese il numero dei positivi è risalito e lei giustamente si cautela perché vuole lavorare. Ma il caldo non doveva fare abbassare la testa al virus? Pazienza se omicron 4 o 5 è più aggressivo ma meno pericoloso…tra caldo abnorme, guerra ai confini, fuori di testa l’estate non è iniziata col piede giusto. Non so se sono originale, ma in questa situazione di ancora emergenza ho acuito il mio spirito felino e sto alla larga dagli assembramenti, tengo la mascherina a portata di mano e se sento un colpo di tosse nei pressi, allungo il passo. Come passo il tempo? Sto parecchio in studio, con il deumidificatore, in compagnia di Astro e dei gattini, distesi su una tastiera o sopra un’agenda. Mi sono rituffata nel Latino, traducendo quattro versioni assegnate in prima superiore, per verificare cosa mi ricordo. La leggenda di Cerere e Proserpina mi ha restituito la ‘consistenza’ degli dei antropomorfi, cioè molto simili a noi, con in più – loro – l’immortalità che a noi è negata: perciò dobbiamo valorizzare a pieno la vita.
Cronaca troppo nera
Ci sono delle notizie così brutte che non si dovrebbero sentire né leggere… però la cronaca nera sovrasta la bianca e non ci resta che prenderne atto, sperando che almeno diminuiscano, come il caldo che prelude a un allarme climatico. Mi riferisco a quanto successo in un asilo a Lione, dove una bimba di undici mesi è morta perché lasciata nelle mani incaute di una educatrice 27enne che le avrebbe fatto ingerire un prodotto caustico per farla smettere di piangere. “Non voleva ucciderla – ha aggiunto il suo legale – la bambina non smetteva di piangere e ha perso completamente e stupidamente il controllo”. Povera piccina, al suo primo ingresso alla scuola per l’infanzia, aveva tutte le ragioni per non sentirsi a proprio agio fuori di casa! Resto esterrefatta al pensiero che ci siano persone tanto fragili in posti così importanti, da non credere. Non oso immaginare i sensi di colpa che proveranno i genitori della piccola Lisa, origini italiane, all’idea di non aver colto il pericolo al momento della consegna e dell’affidamento della loro creatura. Si sa che la mente umana è solo parzialmente conoscibile, però un controllo dei nervi in persone che lavorano a contatto di minori e/o anziani specie se disabili dovrebbe essere obbligatorio e costante. Poi le disgrazie succedono comunque, perché la vita segue un suo copione tra la commedia, la farsa e la tragedia. Non essere attori malvagi potrebbe sgomberare il palco da responsabilità pesanti. Alla puericultrice dell’asilo privato “People & Baby”, accusata di omicidio volontario, mi auguro sia impedito di svolgere un lavoro a contatto di minori. E di essere curata come si deve.
Temperature record
Ultima domenica di giugno, con temperature bollenti. Si sta bene di sera, dopo il tramonto e di mattina presto, all’alba. Da un paio di giorni mi dedico alla raccolta delle Albicocche, dolce regalo del mio vecchio Albicocco. Premetto che è il frutto che preferisco, anche in versione succo di frutta. Il colore arancione è un dato aggiuntivo e seguire la maturazione dei frutti dal balcone di casa è un piacere spalmato in un tempo non brevissimo, che l’anno scorso non ho avuto: zero frutti, forse per improvvisa gelata delle gemme. Ieri è anche sbocciato il primo Gladiolo, di un bel rosa intenso, come lo sono i Lamponi in questi giorni a maturazione: una delizia! A breve saranno pronte le More, mentre ho già raccolto i primi Pomodorini, della specie datterino e ciliegino che ho messo in vaso per esperimento, come una pianta di Zucchina che si sta espandendo, anch’essa con bei fiori arancioni. Diciamo che il mio scoperto mi dà un bel daffare, ripagato da altrette soddisfazioni, a favore di vista, gusto…ma soprattutto di benessere psico-fisico. Da quando non correggo più compiti e verifiche, mi godo molto di più la casa e i suoi abitanti: gatti, cane, uccellini, piante, fiori e frutti che sono anche fonte di ispirazione, soprattutto per la poesia. Pia dice che potrei chiamarmi Flora… è una felice intuizione che terrò presente se mi calerò nei panni di una mia alter ego, ricordando che mi sono attribuita il nome di Iris nel romanzo IL FARO E LA LUCE. Del resto ci è stato prestato il creato, per goderne insieme con tutte le creature, dobbiamo ricordarlo per non spadroneggiare ma valorizzare l’ambiente. Anche una delle tracce assegnate alla Maturità fa riflettere sui rischi legati al surriscaldamento causato da comportamenti scorretti. Le abnormi temperature di queste settimane la dicono lunga: bisognerà cambiare marcia, se non vogliamo andare…a farci friggere!
Resoconto incontro letterario
È andata! Il maestro Enrico ha avuto il suo seguito, in una serata afosa a ridosso del weekend, per molti di evasione: grazie a chi era presente e grazie ai miei collaboratori: Lisa, la bravissima lettrice, Giancarlo, lo storico che sa alleggerire anche la storia dura, Noè, l’artista silenzioso che traduce in pittura ciò che esprimo con le parole. Manuel, prezioso studente di ingegneria elettronica ha provato a fare la diretta, ma non c’era linea… comunque merito suo aver proiettato le foto in bianco e nero contenute nel mio libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI e il piacevole video finale sui mitici anni Sessanta, quando il drone era lo zoccolo di casa e il whatsapp di allora parlarsi da poggiolo a poggiolo. Ho rivisto i banchi di legno col buco per il calamaio che sembrano di un’altra era! Tutti abbiamo sorriso e applaudito a quel periodo “quando la tivù era in bianco e nero, ma vedevamo la vita a colori, mentre ora abbiamo la tivù a colori ma vediamo la vita in bianco e nero”. Nel suo gradito intervento il sindaco di Cavaso Gino Rugolo ricorda che a Monfumo c’erano le pluriclassi (sembrava un deterrente ma lui si è laureato lo stesso); Marco Cunial ricorda il padre Antonio, cavaliere del lavoro che festeggiava il suo onomastico in compagnia degli amici, in testa il maestro Enrico, pure lui cavaliere del lavoro che aveva ricoperto il ruolo di sindaco di Possagno dal 1952 al 1956. La sua creatività emergeva anche attraverso ritagli di giornale da cui ricavava forme e storie, la sua capacità didattica faceva apprendere col sorriso, la sua disposizione d’animo sapeva intrattenere gli amici al bar Stella d’oro. Una connessione col passato attraverso i ricordi e le emozioni che fa stare bene. Questa almeno è l’atmosfera che ho percepito nel pubblico, attento ed empatico anche se contenuto. Un plauso a Marcella, Alda, Lucia… e a chi ha partecipato all’incontro per la seconda volta, assecondando la locuzione latina ‘Repetita iuvant’ (le cose ripetute servono). È come se avessi svolto un compito per casa, tornando sui banchi della mia infanzia. In buona compagnia e sotto lo sguardo commosso del maestro Rico Croda.
Circolarità dell’arte
Oggi 24 giugno, San Giovanni Battista, una data per me doppiamente cara: stasera presento il mio ultimo lavoro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI e ricordo che nello stesso giorno del 2000 lasciavo Possagno, dove vivevo in affitto, per una casa di proprietà a Castelcucco, dove abito tuttora, in via dei tigli 15 (tiglio = pianta cara ai poeti…non poteva capitarmi di meglio). Praticamente è come se mi riconnettessi col mio passato, grazie alla mediazione fatta dal maestro Enrico Cunial, cui dedico il mio lavoro. Per presentarlo, ho dei collaboratori preziosi diventati nel mentre miei amici: Lisa, Giancarlo, Noè, Manuel…anche loro come germogli artistici esplosi nelle specifiche specialità. Perché è questa la messe più bella del condividere e scambiare arte: la circolarità! Un’amica mi informa che il 24 giugno è ricordato come periodo balsamico: una volta si raccoglievano le erbe aromatiche, da fare seccare al sole e custodire per l’inverno. Qualcosa di simile all’acqua di San Giovanni dentro cui deporre fiori e foglie che l’indomani la trasformano in benedetta, regalando la realizzazione di un desiderio. Peccato che non conosca bene queste antiche tradizioni, però so che il Santo era il prediletto da Gesù che da lui venne battezzato. Quindi aveva una marcia in più – se mi è lecito esprimermi così – e potrebbe anche favorire la riuscita dell’incontro. Comunque vada, mi sono arricchita grazie al contatto di parecchie persone con cui ho condiviso un pezzo di strada. Vilma, figlia del maestro, mi ha offerto l’occasione di tornare bambina e di recuperare un po’ di passato, anche se tengo a precisare che non mi considero nostalgica a pieno titolo: recupero ciò che vale riproporre, in termini materiali e soprattutto morali, che poi sono le qualità incarnate dal maestro. Antonella, barista della mitica Stella d’oro le ha bene evidenziate con la scelta dei seguenti aggettivi attribuiti a Rico Croda: gentile, colto, scherzoso, rispettoso, sorridente. Una eredità da premio!
Maturità 2022
Sento l’intervista fatta a Liliana Segre e a Giorgio Parisi riguardo i loro esami di Maturità. Due delle sette tracce assegnate all’esame di questa edizione 2022 riguarda dei loro scritti. Entrambi sorpresi, rispondono a tono. Mi appunto ciò che il Nobel per la Fisica dice ai giovani: “Noi tra quarant’anni non ci saremo più. Il futuro è la loro casa e se la devono addobbare da soli”. Mi intriga questa idea di arredare la casa, intesa sia come luogo materiale che interiore. Ho ben presente quanto mi è costato farmene una, pur con l’intervento di due familiari: quindici anni di mutuo e spese non previste per la realizzazione del giardino. Adesso sono una proprietaria ‘spolpata’, che solo di recente ama stare a casa sua, come se fosse colpa della dimora – e non mia, avere azzardato il passo di un investimento molto importante. Quanto all’addobbo interiore, là è più difficile valutare. Ma ci ho lavorato sopra e oggi sto raccogliendo qualche soddisfazione che mi viene soprattutto dal poter dedicarmi a ciò che mi piace: scrivere, come è noto. Torno volentieri sui banchi, ma da studente non da insegnante. Se avessi fatto ieri l’esame di Maturità, avrei scelto la traccia sulla novella Nedda di Verga, perché l’autore mi piace e tento un poco di assomigliargli, cercando di scrivere in uno stile realistico…sorridente, come dice la mia amica Pia. In passato mi attraeva molto Grazia Deledda (Nuoro, 29.09.1871 – Roma, 15.08.1936), romanziera infaticabile, Nobel per la Letteratura nel 1926, di cui ho letto parecchio. A proposito, portai all’orale, edizione 1972, un suo romanzo, LA MADRE, una sorta di triller psicologico a mio dire superlativo e la commissione – allora tutta esterna meno un professore, lo liquidò frettolosamente come discorso da corridoio. Peccato, dovetti farmene una ragione. Auguro ai maturandi di essere ascoltati e valorizzati, per i loro meriti e perché i tempi tosti lo richiedono (niente bilancino).
