Lunedì 10 aprile, Pasquetta: mattinata tersa e luminosa, con temperatura al di sotto della media, l’ideale per chi cammina molto, per le mie articolazioni un po’ meno. Per arrivare al bar quasi sotto casa non c’è problema, ma non ci troverei i quotidiani, che oggi non escono. Gli italiani rifuggono dalla lettura e molti non se ne accorgeranno, attratti dai convivi familiari e dalle passeggiate. Che dire, a ognuno il suo passatempo preferito. Per quanto mi riguarda, oggi evito di occuparmi di attualità. Tra l’altro sono senza linea telefonica da venerdì pomeriggio, causa problemi del gestore Vodafone, pertanto cerco l’argomento nel privato. Comunque faccio lo stesso un salto al bar, dove Gabriella sprizza entusiasmo da tutti i pori perché ha trovato chi la sostituirà il sabato e la domenica: la nipote Sofia, studentessa universitaria super impegnata, ciononostante disponibile a dare una mano. Questi sono i giovani di cui abbiamo bisogno, per contrastare l’opinione della Ministra Fornero (che li invitava a non essere choosy = difficili, schizzinosi). Venendo a me, è l’arte che mi ricarica, tramite un messaggio con annessa locandina di una prossima mostra di pittura a Cortina. Me li invia Mariuccia, compagna di Liceo rivista di recente, con cui c’è un bel feeling. È venuta alla presentazione del mio ultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori a Cavaso e la sua presenza mi ha emozionato. Mi commuove ora sapere che la mostra di pittura ‘La poetica del colore’ di Aldina Manaigo, Museo Mario Rimoldi, Cortina d’Ampezzo, dal 19 aprile al 5 maggio, mattina e pomeriggio intende onorare la memoria e l’opera di una persona a lei nota che non c’è più. Ma che continua a dire la sua attraverso l’energia dei colori e delle forme stesi sulle tele. Allestire una mostra sull’opera di un artista è tempo meravigliosamente impiegato e ponte per connettersi con chi resta. Senza intoppi di assenza di rete.
Mese: aprile 2023
Buona Pasqua
Domenica di Pasqua, cielo terso e aria frizzante. Ho fatto delle foto alle mie piante in fiore, pensando a un augurio adeguato. Ho perfino cercato suggerimenti nell’Aforismario di internet, senza soddisfazione: volevo qualcosa che corrispondesse a quello che sento. Infine ho trovato la risposta osservando la foto, illuminata dalla luce e mi è venuto il seguente augurio: Che la luce della Pasqua dissolva le ombre e doni l’energia per colorare il presente. Tutti abbiamo ben chiaro quali siano le ombre attuali, personali e mondiali. Se possiamo lenire un poco quelle private, per riportare la pace ci vorrebbe l’intervento divino, oppure un rinsavimento globale al momento latitante. Io trovo conforto nell’arte, mia e degli altri. Le parole sono la vitamina che assumo e propongo. È un grande dono che mi fa Marta di trascriverle per portarle a Pio, l’anziano padre e alla 90enne zia Natalina, ricoverata: il passaggio da me a loro richiama il significato della parola pasqua – pèsah in ebraico – che significa passare e sono onorata di poter passare qualcosa di mio agli altri, per condividere e/o alleviare una pena. Anche mia nipote Cristina ravvisa la bellezza dietro le parole illustrate dalla foto, così la sento vicina anche se sta a Roma. Magari dopo aver postato le mie riflessioni, arriverà qualche altro commento a rendere sostanziosa la tavolata…non quella materiale da cui rifuggo, ma quella delle persone che sono in consonanza con me, un piccolo sodalizio di cui sono fiera. Ovviamente auguro buone libagioni a chi le gradisce e a chi si fa in quattro per trattenere gli ospiti. In questo settore sono proprio controcorrente. Mi bastano le uova sode delle gallinelle di Marta e il ramoscello d’ulivo di Rossella. Il sole, i fiori e i colori fanno il resto. Buona Pasqua a tutti!
Morire alla vigilia di Pasqua
35 anni, l’età di mio figlio quella di Alessandro Parini, l’avvocato romano ucciso nell’attentato sul lungomare di Tel Aviv “biblica terra del latte e del miele” dove si è scagliata l’auto dell’attentatore poi ucciso dalla polizia. Sgomento è la parola che mi viene per quanto accaduto al giovane avvocato che era appena giunto sul posto per un periodo di vacanza. Sette persone sono rimaste ferite. Tra tante uscite di scena drammatiche, quella per mano d’altri e in ferie mi sembra la più beffarda. Oltretutto in Medio Oriente, in un luogo di forte impatto religioso per i Cristiani e non solo. Immagino come potranno sentirsi gli amici del giovane Parini, il cui cognome mi riporta all’autore del poemetto Il Giorno, tanto per rivisitare gli studi classici. E chissà come si era impegnato Alessandro per conseguire la laurea col massimo dei voti e quanti sogni avrà riposto nell’avviare la carriera di brillante avvocato ‘sempre col sorriso’ come lo descrivono. Durante la Via Crucis, il papa ieri sera ha ricordato le mamme private dei figli nella guerra in corso che varie volte il santo padre ha definito La terza guerra mondiale a episodi. Morire in un attentato rivendicato dalla Jihad islamica ne è una conferma. La madre del giovane avvocato è allineata alla madre del soldato morto in guerra e a tutte le madri che sono state private dei figli. La prima di tutte la Madonna, madre di Gesù che molti artisti hanno celebrato nelle loro opere, dai più famosi a quelli ‘anonimi’ ma tutti comprensivi della perdita inaudita di un figlio generato che viene a mancare prima del genitore. Gesù dopo la morte è risorto. Morire alla vigilia di Pasqua mi sembra inaccettabile. Mi auguro che i familiari delle vittime dell’altrui violenza siano profondamente credenti.
Salute, bene primario
Curioso che la 75esima Giornata Mondiale della Salute cada oggi, mentre ieri è stata la Giornata Internazionale dello Sport, due ricorrenze non in antitesi ma in correlazione. Avevo in mente di scriverne ieri, poi sono stata sopraffatta dall’attualità. Ora ci torno, combinando le due facce della stessa medaglia: salute e sport sono strumenti del benessere psico-fisico cui è doveroso tendere. Lo dicevano anche i latini: Mens sana in corpore sano e la ‘ricetta’ non è cambiata. Forse oggi c’è meno tempo da dedicare al corpo, causa i moltissimi stimoli esterni che favoriscono la pigrizia… però le palestre sono frequentate da persone di tutte le età, per rimettersi in salute e/o potenziare delle abilità. La salute è un bene primario sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, tante volte da me ricordato a scuola. L’ottanta per cento degli italiani la considera al primo posto tra i beni da salvaguardare, al pari della famiglia. Per quest’ultima non sarei tanto sicura, ma mi auguro di sbagliare. Pacifico che se non sei in buona salute, perde valore tutto il resto: amicizia, affetti, lavoro, hobbies… però incappare in qualche malanno può essere motivo per rivalutare tutto e godersi il tempo che rimane. È capitato anche a qualche santo, se non erro a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. Per dire che un evento spiacevole può innescare il cambiamento utile per rinnovarsi. il Ministero della Salute è l’ente che rappresenta questo diritto-dovere, e non è proprio al top in questo periodo, per problemi vecchi, sopraggiunti e congiunture varie. Speriamo in un cambio di passo. Quanto a me, sto parecchio attenta a non farmi male, sono per la moderazione in ogni ambito, cammino senza esagerare e mi alleno mentalmente, scrivendo e leggendo. Il blog in questo senso è un’ottima palestra, trovo che sia l’attività più piacevole della giornata che mi mette in comunicazione con le persone che poi mi rispondono. Del resto ho letto che tenere un diario è un modo per connettersi con altri, condividere pensieri ed emozioni. Ma anche per dialogare con se stessi, un salutare esercizio a costo zero. Buona salute a tutti!
Le maglie dell’arte
L’ amica Rossella mi chiede se posso scrivere un pensiero su due pittrici che prossimamente inaugurano una mostra a Casier (TV). Ne sono lusingata, ma un poco disorientata perché il mio campo d’azione è la letteratura. Però mi soccorre la frase di Leonardo Da Vinci: La pittura è una poesia muta e io scrivo poesie (anche racconti e romanzi), così mi faccio coraggio e penso a come potrei muovermi per offrire un decoroso servizio alle due artiste di cui per ora conosco solo il nome: Alice Stradiotto e Lurdes Silva, nomi che da soli mi trasportano nel mondo della fantasia e della spiritualità. In attesa di prendere contatto con le due pittrici, che suppongo siano anche amiche mi interrogo sul sacro fuoco dell’arte. La metafora è inflazionata ma rende l’idea che chi pratica una qualunque forma espressiva ha dentro di sé una linfa vitale che non tutti possiedono, oppure ignorano di avere. Personalmente ritengo che tutti abbiano dei talenti, ma che solo chi li coltiva riesca a portarli alla luce, indipendentemente dal consenso del pubblico. So di una cara collega che teneva i suoi scritti in fondo ai cassetti, in attesa di condividerli con qualcuno…ma non ne ha avuto il tempo, perché è mancata improvvisamente. Perciò ritengo che l’arte debba essere offerta al pubblico, come peculiarità personale e come un atto di ringraziamento per averla avuta in dono. Il prodotto dell’ingegno potrà piacere poco, tanto oppure per niente. Le critiche costruttive sono benedette. Il mondo è grande e c’è spazio per tutti. Basta trovare un angolino, prendersene cura e coltivarlo con amore.
Giochi letali
Dico la verità, avevo sospettato che la morte di Rkia Hannaoui, mamma 31enne di origine marocchina non fosse naturale: pensavo fosse partito un colpo dalla calibro 22 durante un’operazione di pulizia dell’arma da parte del vicino che è anche il padrone di casa, di cognome Stella…ma non c’è nulla di stellare nel drammatico susseguirsi dei fatti accaduti ad Ariano Polesine (provincia di Rovigo) dove la donna viveva in un casolare assieme ai due figli di 8 e 11 anni e al marito. Accertato che non si tratta di morte a seguito di caduta accidentale – come era stato tentato di fare passare la cosa – ma di colpo di arma da fuoco, ritrovata maldestramente occultata nel campo, l’autore dell’atto risulta essere il figlio minore della vittima, coperto dal fratello più grande e dal vicino di casa. Domanda spontanea: come si può giocare con le armi? Meglio: come si possono lasciare incustodite armi con il colpo in canna? Può essere che i bambini abbiano trovate le armi custodite, più appropriato dire malcustodite dentro il capanno del vucino. Non vorrei essere nei suoi panni, né in quelli del marito della sfortunata giovane madre e soprattutto in quelli dei due figlioletti, non imputabili per la minore età, ma che porteranno tutta la vita le conseguenze di quanto accaduto nel pomeriggio del 28 marzo scorso. Mio padre, di lavoro commerciante era anche cacciatore. A casa ricordo bene una rastrelliera con cinque fucili. Non mi è mai passato per la mente di occuparmene e non guardavo di buon occhio il suo hobby, fors’anche perché, essendo femmina non considerava di trasmettermelo. Comunque sono dell’idea che i bimbi piccoli vadano sorvegliati a vista perché sono spugne e tendono a ripetere le azioni dei grandi. Anche quelle tremendamente pericolose. Come purtroppo è successo.
Fiori e ulivo
Anche Fiocco, il mio ex gattino – adesso ha un anno e pesa quattro chili – è attratto dalla fioritura del ciliegio giapponese. Oggi non è giornata da passare all’aperto, ma un giretto con la giacca me lo permetto. La temperatura è sui tredici gradi, ancora troppo bassa per trasferirmi sotto al glicine che è il mio posto preferito. Vado in ricognizione e vedo qua e là che sono sbocciati, o sono prossimi a sbocciare dei tulipani, un gruppetto di colore rosso e un altro giallo che io chiamo ‘la famigliola’, perché sono vicini e di diversa altezza, come i componenti di un gruppo familiare. Anche la camelia si è decisa a cacciare fuori delle belle corolle rosse, ma lo fa con parsimonia, così lo stupore cresce giorno per giorno. Sotto al portico ho allestito una sorta di ‘altarino laico”, con i fiori che mi sono stati regalati per il mio compleanno: ranuncoli, gerbere, tulipani, gerani, begonie; dentro casa ho una calla gialla e un’orchidea con piccoli fiori gialli punteggiati di marrone. Antonella, la sorridente vice sindaca ha optato per un diffusore di profumo Bouganville e la giovane amica Veronica con acutezza ha scelto dei quaderni a righe Flowers. Ieri mi è arrivato assai gradito un ramoscello di ulivo benedetto dalla sensibile collega Rossella, che ha trascritto in bella grafia una poesia in tema di Giovanni Pascoli che non conoscevo e che riporto perché beneaugurante. L’ ulivo benedetto Oh, i bei rami d’ulivo! Chi ne vuole?/Son benedetti, li ha baciati il sole./In queste foglioline tenerelle/vi sono scritte tante cose belle./Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto/metteteci l’ulivo benedetto!/Come la luce e le stelle serene/un po’ di pace ci fa tanto bene.// La natura ci parla, basterebbe assecondarla. Dato che siamo in settimana santa, sarebbe magnifico che potessimo constatare quella che Alessandro D’Avenia ieri nella sua rubrica Ultimo Banco chiama la “resurrezione dei talenti” per amare ed essere amati. Buona resurrezione a tutti!
Addio ad Ada d’Adamo
Mi colpisce molto la morte delle scrittrice Ada d’Adamo, nata a Ortona (Abruzzo) nel 1967, candidata al Premio Strega 2023 con il libro “Come d’aria”, edito da Elliot. Intanto per il nome identico al mio, ma anche per il cognome che include l’Adamo biblico…ma questi sono dettagli marginali. La scrittrice 56enne, malata di tumore da alcuni anni, era al suo esordio editoriale. Questo suo primo (e ultimo) romanzo prende ispirazione proprio dalle sue vicende personali: la scoperta della malattia e il rapporto con la figlia Daria, disabile dalla nascita. Il libro è tra i dodici finalisti del Premio Strega 2023. Continuerà a restare in gara ed essere selezionato fra i libri finalisti che possono essere cinque o sei, e quindi concorre anche per la vittoria. Elena Stancarelli lo ha presentato con le seguenti parole: “Come d’aria è un libro che fruga dentro il cuore del lettore. Serviva la lingua esatta e implacabile di questa scrittrice per riuscire a sostenere un sentimento tanto feroce”. Comunque vada o andrà, credo che sia stato terapeutico per chi l’ha scritto: scrivere comporta guardarsi dentro e aiuta ad alleggerire situazioni pesanti. Mi spiace molto per questa giovane donna, costretta a convivere con una pesante malattia e con una maternità estremamente impegnativa. In una lettera scritta a Corrado Augias su Repubblica riguardo il tema dell’aborto si era così espressa: “Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta”. Per dire come dalle situazioni più complesse e pesanti possa scaturire un amore tenace, anzi indistruttibile perché alimentato e cresciuto nelle difficoltà. Una testimonianza al femminile toccante che merita un abbraccio cosmico.
Una ragazzina coraggiosa
“Storia di ordinaria follia nella Russia di Putin”, parole di Giovanna Botteri riguardo il caso del disegno pacifista di Masha Moskaliova e conseguente arresto del padre, russo, considerato pericoloso. Ne sento parlare per i notiziari tivù e viene riproposto sabato sera durante la trasmissione Le Parole condotta da Massimo Gramellini su Rai 3. Aleksej Moskaliov, cittadino russo era fuggito dalla madrepatria perché condannato a due anni di carcere, con l’accusa di aver screditato la Russia: aveva pubblicato sui social il disegno della figlia adolescente contro la guerra in Ucraina. È stato arrestato a Minsk, in Bielorussia mentre la figlia 12enne, denunciata nella sua scuola è stata portata in un centro di ‘riabilitazione’. In una lettera che scrive al padre in carcere, lo incoraggia dicendo: “Siamo una squadra. Tu sei il migliore. Sei il mio eroe”. Come ha sottolineato la giornalista, è commovente il legame padre-figlia, uniti dall’amore di patria. Se corrisponde al vero ciò che leggo sul web, la ragazzina è stata allevata dal padre, dopo che la madre l’aveva abbandonata all’età di tre anni. Una somma di privazioni che non hanno tolto a Masha la forza di sostenere il padre incarcerato per aver criticato l’offensiva contro l’Ucraina. Trovo molto appropriate le parole di Giovanna Botteri riportate in testa al post. Tra tanti disastrosi effetti collaterali della guerra russo-ucraina in corso, è una consolazione prendere atto che emergano sentimenti radicati e che le giovani generazioni sostengano quelle adulte. Non so che futuro attenda la coraggiosa ragazzina. Il clamore mediatico attorno al suo caso potrà toglierle qualche spina dal fianco. Glielo auguro di cuore.
Una bella storia
Finalmente una bella storia. La leggo sulla pagina Attualità del quotidiano IL GAZZETTINO di ieri. Protagonista il medico bengalese Rasel Miah, 31anni, laureatosi in Veneto che esercita a Mestre. Giunto in Italia, dove il padre lavorava alla Fincantieri, a undici anni ha affrontato tutte le difficoltà di un immigrato senza farsi abbattere, anzi abbattendo lui i muri della diffidenza e del pregiudizio. Dopo sei mesi di ‘nebbia totale’ dovuta alla lingua, ha cominciato a orientarsi, aiutato dalla professoressa di Italiano che gli assegnava per casa compiti mirati. Da lì la sua scalata è stata ininterrotta, fino al successo attuale (anche un fratello minore è iscritto all’Università). Mi piacerebbe che anche gli studenti stranieri che ho avuto alle medie si fossero realizzati, non per forza con diploma superiore. Non erano molti, circa una ventina o poco più. Ricordo una dolce ragazza nera che pensava di fare la ginecologa, obiettivo in seguito ridimensionato per sua stessa confidenza. Princesse del Ghana aveva una splendida voce; per un po’ fece parte di un gruppo musicale e poi ne ho perse le tracce. Le ultime notizie la davano in Germania, dove Annu, indiana si è sposata mesi fa prima di trasferirsi in Canada. Diversi maschi del Marocco sono rimasti qua e ne incontro a volte qualcuno in pizzeria. Sul brasiliano Gabriel potrei scrivere un romanzo, ma lui ha già guadagnato visibilità in ambito sportivo. Temo che non tutte le storie, sovente problematiche dietro questi ex studenti si siano risolte positivamente. Immagino che la timida macedone di cui ho scordato il nome abbia messo su famiglia, mentre chissà dove vive ora una marocchina di forte temperamento. Comunque una sua connazionale ha completato il liceo scientifico con ottimi risultati. Visto che alla storia locale ho dedicato qualche romanzo, mi viene adesso l’idea che potrei dedicare un’opera futura al riscatto di qualche immigrato che abbia trovato in Italia la sua patria di adozione. Sono persuasa che la diversità si trasformi in ricchezza, se le motivazioni del cambiamento sono sostenute da buoni propositi e l’accoglienza non si esaurisce al momento dello sbarco. La testimonianza del medico bengalese Rasel è incoraggiante.
