Compleanni super

Il 21aprile del 753 a. C. Romolo avrebbe fondato la città di Roma, che pertanto vanta la bella età di 2775 anni. Si tratta di una festività del tutto laica. Con la locuzione Ab urbe condita (= dalla fondazione della città) venne calcolata la cronologia romana, risultato dei calcoli astrologici del matematico Lucio Taruzio Firmano, del I secolo a. C. Fu l’imperatore Claudio il primo a festeggiare il Natale di Roma, che divenne una ricorrenza riconosciuta in tutta Italia, dopo la Breccia di Porta Pia, nel 1870. Pertanto buon compleanno alla città eterna! Ma oggi è anche il compleanno della Regina Elisabetta, nata il 21 aprile 1926, che compie oggi 96 anni, 70 dei quali trascorsi da regina: un traguardo notevole! A proposito, per chi fosse interessato, il programma Ulisse condotto da Alberto Angela, le riserva la puntata di sabato prossimo che mi propongo di seguire, perché mi attrae il personaggio: ciò che rappresenta per il suo lunghissimo regno, per la tenuta, per la longevità…per le lotte interne ed esterne affrontate e sostenute. Tornando al compleanno, per me è una data importante…da cui scaturiscono tutte le altre da segnare sul proprio calendario personale. Per quanto mi riguarda: la data di laurea e la nascita di mio figlio, cui aggiungere avvenimenti privati significativi, nel bene e nel male (intendo perdita di persone care). Sinonimo arcaico di compleanno è genetliaco (= relativo alla nascita), che ho sentito nominare qualche volta. Dopo questa breve incursione in due super compleanni, vado ad aggiornare le date di nascita dei miei amici, che sono le stampelle metaforiche della mia anzianità.

Donne combattenti

“Sono all’inferno ma va bene così”, scriveva Olena Kushnir (il suo account è Alona Noviska), sergente maggiore e medico della Guardia nazionale ucraina, morta in battaglia a Mariupol il giorno di Pasqua. Vedova del marito, morto negli scontri dei primi giorni di occupazione russa, era riuscita a mettere in salvo il figlioletto, attraverso un provvidenziale corridoio umanitario. In una chat a un’amica diceva: “Non compatitemi, sono un medico, una combattente, sono ucraina, faccio il mio dovere”, parole riportate anche da un servizio giornalistico in tivù. Tra l’altro una bella ragazza, pelle chiara, lineamenti fini, grandi occhi espressivi, sui trent’anni forse meno. Una delle cento combattenti di Mariupol. Ecco, ci sono donne eccezionali che meritano di entrare nella storia, anche se Olena credo sperasse di ricongiungersi al figlio, ora orfano di entrambi i genitori. La sergente aveva girato un video appello per “scuotere l’occidente”, in cui descrive la distruzione totale della città e la catastrofe umanitaria di chi, assediato, è costretto a vivere sottoterra e ha bisogno di tutto. In combattimento, tra le regioni di Donetsk, il 3 marzo era morta Olga Semidyanova, ucraina, 48 anni, medico e madre di 12 (dodici) figli. La famiglia chiede la restituzione del corpo… Chissà se è avvenuta e/o se avverrà. Mentre scrivo, sento un groppo alla gola. Già essere madre in tempo di pace mi sembra un compito difficile, non oso immaginarlo raddoppiato addirittura per dodici…con le conseguenti preoccupazioni materne e in campo di battaglia. Chiaro che un pensiero pietoso va agli orfani; chissà quante domande si faranno una volta cresciuti e quanto inciderà l’assenza della madre sulle loro vite. La testimonianza delle mamme ucraine fa riflettere sul ruolo genitoriale, ritenuto totalizzante anche per me. Ma non a scapito di altri valori, come Olena e Olga insegnano.

Buonsenso in vacanza

“Il buonsenso potrebbe risolvere molte cose”, è il pensiero di un un vigile del fuoco sull’incidente accaduto il giorno di Pasquetta sul lago di Braies (Bolzano): 14 persone cadute in acqua, per il cedimento della sottile lastra di ghiaccio dove si erano avventurate per scattare o farsi scattare una foto. Tra queste, un bimbo di solo sette mesi che di certo non aveva deciso di posare. Ah, i numerosi cartelli dissuasori sono stati ignorati e il salvataggio dei malcapitati (più adeguato chiamarli incoscienti) ha richiesto l’intervento dei sommozzatori. Mi auguro che le vittime del bagno fuori stagione vengano adeguatamente sanzionate. Il posto è fra le perle delle Dolomiti, famoso anche per essere il set cinematografico naturale della serie televisiva “Un passo dal cielo” con Terence Hill. Mi chiedo: ma non era sufficiente godersi lo spettacolo naturale, senza rischiare di finire nel lago ghiacciato? I turisti in gita non si portano dietro il buonsenso? Resto allibita da tanta leggerezza, giustifico in parte solo chi si è avventurato d’istinto ma non equipaggiato per prestare soccorso agli sprovveduti, restando a sua volta intrappolato. Se il lago potesse parlare, ne avrebbe di richiami da fare, e potrebbe arrabbiarsi di brutto, perché la natura va rispettata ma non provocata. Anche se una ritorsione comunque è avvenuta contro le incaute scarpe sulla superficie cristallina del lago. Immagino che qualcuno degli avventati turisti avesse in mano il telefonino, che avrà subito un bagno devastante, azzerando le foto-ricordo. Oppure no, così avrà un documento su cui riflettere per rinsavire.

Pasquetta

Luisa mi manda una bellissima foto della chiesetta di San Rocco a Possagno, dove abita e dove io abitai in passato, che mi riporta alla Pasquetta sul colle, di cui conservo piacevole memoria. Premetto che la foto è stata scattata alle 6.20 di venerdì scorso, al sorgere del sole che infatti si vede sbucare da est, stendendo pennellate dorate sui cipressi e il complesso religioso. Dallo spazio semicircolare antistante l’ingresso della chiesa lo sguardo spazia sull’ampio panorama sottostante che procura distensione e benessere. Gli alti e secolari cipressi formano una sorta di corridoio naturale che conduce il fedele in chiesa, ma anche il turista di passaggio è catturato dall’accoglienza del posto. Silenzioso durante tutto l’anno, si anima in occasione di festività religiose che restituiscono ai possagnesi – ma anche ai forestieri che se ne ricordano – emozioni buone e occasioni di incontro. Grazie alla foto, recupero momenti vissuti sul colle, dove con la vecchia Panda color pavone portai anche Luna col cucciolo Astro che ora ha 18 anni. Un altro momento vissuto festosamente è il giorno dopo ferragosto, che coincide con la ricorrenza di San Rocco, che ha dato il nome al colle: una rimpatriata paesana, per gustare insieme pranzo e giochi all’aperto, ovviamente dopo la funzione religiosa. Ma il tempo talvolta guastò la festa: un anno scese dal cielo una grandinata che lasciò il segno sulla capotta della mia auto nuova per molto tempo, finché il carrozziere non ci pose rimedio. Un angolo del colle che mi è molto caro è la grotta della Madonna, ai cui piedi ho deposto anch’io selezionati pensieri e preghiere. Beh, che dire: il programma di oggi mi porta a Crespano, ma sono lieta di essere stata mentalmente lassù dove mi propongo di ritornare. Da sola oppure in compagnia, perché San Rocco a Possagno è un angolo di paese che in ogni stagione profuma di meraviglia.

“Pasqua”, secondo Ada Negri

Non sapevo che la mia omonima Ada Negri (Lodi, 3.2.1870 – Milano, 11.1.1945 ) fosse ritenuta la “poetessa della classe operaia” e la “maestra proletaria” perché denunciava, attraverso la scrittura la miseria contadina. Tutta colpa del mio nome che non mi è mai piaciuto: palindromo (si legge da destra e sinistra allo stesso modo), troppo breve, carico di ricordi angosciosi legati alla prematura scomparsa di zia Ada a 19 anni… Adesso devo pacificarmi, anche grazie alla poetessa di simpatie comuniste che, col trascorrere degli anni, divenne più intimista. Tra l’altro, è stata la prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Stamattina leggo sul tablet la sua poesia “Pasqua”, dedicata alla rinascita, quattro strofe di quattro versi endecasillabi ognuna, con rime incrociate. L’inizio è da palcoscenico: Io canto la canzon,/ di primavera,/andando come libera gitana/in patria terra ed in terra lontana,/con ciuffi d’erba ne la treccia nera./ Anche il seguito non è male, ma consiglio di andarselo a vedere per non influenzare troppo con il mio punto di vista. In sintesi, il testo si offre al lettore come un canto di vita, dove la poetessa si identifica in una “libera gitana”, personificazione della primavera. Ho già scritto della simpatia che nutro per le donne libere, evidenziata in una mia poesia intitolata PALCOSCENICO, a corredo di un campo di papaveri. L’invito a godere della natura si espande nel giorno di Pasquetta, quando la gente si abbandona alle scampagnate, tempo permettendo. La bella stagione è avviata, pur con i ripensamenti climatici e le intemperie umane. Il rinnovo della natura, sotto gli occhi di tutti e la resurrezione divina celebrata oggi sono un doppio dono che ci predispone al bene. La poesia di Ada Negri ci ricorda l’inestimabile valore della rinascita e della pace. La cultura può fare miracoli, insieme con la fede. Buona Pasqua a tutti! 🌷

Il silenzio è d’oro

Ricevo un messaggio con questo breve testo: “È il giorno del silenzio. Tutto tace: neanche le campane battono più le ore”. Dei girasoli con un fiocco color ecru decorano l’augurio di Buon Sabato Santo e la data odierna, 16 aprile. Il girasole è simbolo di rinascita; l’ho scelto un paio di anni fa come icona del mio blog. Ho scoperto di recente che è il fiore simbolo dell’Ucraina. Il silenzio è in tema con la morte di Cristo ed è ingrediente indispensabile per fermarsi, riflettere e pregare. Un mio collega di Educazione Musicale diceva che anche il silenzio è musica e non potremmo apprezzare le note se non fossimo in grado di apprezzare il silenzio. Non sono in grado di argomentare sull’argomento, ma provo ad esprimere delle impressioni. C’è silenzio e silenzio, il mio preferito è quello non imposto ma costruito da dentro, base per: riflessioni, dialoghi con se stessi, premessa per organizzazioni future, atmosfera creativa, recupero dell’equilibrio…e relazione con il soprannaturale. Devo indagare se qualche artista se n’è occupato, ma immagino proprio di sì. Adesso che ci penso, la biblioteca di Bassano del Grappa, che frequentavo di giovedì mattina quando insegnavo (perché il giovedì era il mio giorno libero) era tappezzata da molti pannelli con scritto SILENZIO a caratteri cubitali (poi qualcuno faceva rumore sbattendo lo sportello del deposito cose personali). Va da sé che il silenzio è d’obbligo in ospedale e chiesa, dove tuttavia non è scontato che si mantenga. Insomma, più facile parlarne che esercitarlo. Voglio pensarlo come il fratello gemello della parola, spesso sovrabbondante e perciò poco considerata. Io che scrivo devo stare attenta di non esagerare. Concludendo, ho bisogno di entrambi: del silenzio e delle parole. Sperando di non fare danni.

Il bene dell’Arte

15 aprile giornata mondiale dell’arte, giorno scelto perché in tale data era nato Leonardo Da Vinci (Anchiano, 15.04.1452 – Amboise, 2.05.1519). È l’occasione per guardare al bello che ci circonda, in ogni sua espressione. In questi giorni funestati dalla guerra, l’arte è anche simbolo di pace, oltre che di libertà di espressione. A proposito del genio Da Vinci, ricordo volentieri una sua biografia romanzata, intitolata IL VOLO DEL NIBBIO, letta in classe e riproposta alle classi seconde nel corso del triennio. Il titolo allude a una profezia di grandezza, suggerita dall’apparizione del rapace sulla culla del neonato, allevato da monna Albiera, moglie di ser Piero suo padre che l’aveva concepito con Caterina, una donna del popolo. Questo per sottolineare che nel privato il genio ebbe le sue preoccupazioni, aggravate dall’invidia dei fratelli “regolari”. Questo l’aneddoto inserito nella biografia. Di sicuro Leonardo sperimentò tutto lo scibile del suo tempo, anche se per i più è legato al dipinto della Gioconda. L’arte, in tutte le sue espressioni gli fece buona compagnia per tutta la vita e trovo giusto riferire la giornata odierna all’anniversario della sua nascita. Tra l’altro fu profugo anche lui e tra le righe leggo il messaggio di affidarsi all’arte anche in momenti travagliati. Personalmente, più volte ho affermato che esprimersi, in una qualsivoglia branca artistica, reca sollievo; non fa differenza che si tratti di poesia, pittura, musica…e altre consorelle. Anche la natura offre uno spettacolo da godere con tutti i sensi, gratis e a portata di mano. Basta staccarsi dal frenetico quotidiano e mettersi in ascolto, osservare con attenzione, sentirsi parte di un tutto. Gli artisti, noti e sconosciuti, sono in questo invidiabili maestri.

Desiderio di Pace

“l want peace” (Io voglio la pace), dice un bimbo biondo di circa dieci anni, in un video dell’UNICEF trasmesso stamattina, a corredo di un elenco di guasti compiuti dalla recente guerra in Ucraina. Non riesco ad annotare le cifre del disastro, ma registro che sono state bombardate 750 scuole (meglio se mi sbaglio per eccesso). In Italia sono arrivati 30.000 bambini, i più vulnerabili tra le persone costrette a subire le conseguenze del conflitto in corso. Come il bimbo biondo intervistato, anch’io vorrei per Pasqua che questa brutta pagina di storia terminasse. Anche in paese sono ospitati dei ragazzini ucraini, inseriti a scuola media. Sono certa che gli insegnanti si fanno in quattro per fornirgli continuità didattica, per quanto possibile e farli integrare nel gruppo classe. Il che è un’ottima cosa…ma non sono a casa loro. A proposito di casa, non mi sono mai sentita così convinta di starmene a casa mia, anche in previsione delle prossime festività pasquali. Saranno gli effetti del covid, dell’età che avanza, dei postumi dell’intervento, dell’isolamento cui siamo stati costretti per due anni…sta di fatto che non mi sento mortificata a starmene a casa mia, sotto il glicine che sta fiorendo, le pratoline che vivacizzano il giardino, i canarini che cantano e i bombi che borbottano di fiore in fiore. Oggi poi ho ricevuto le sospirate copie del mio ultimo lavoro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che presenterò il mese prossimo e che mi riporta a scuola, dove mi sono costruita, grazie all’attenzione e all’impegno del mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial. A me è successo per fortuna in tempo di pace. Voglia il Cielo che i bambini ucraini possano scordare questo periodo di afflizione e godere presto della Pace.

Forze dell’Ordine

La Polizia di Stato ha celebrato ieri, martedì 12 aprile, il 170esimo Anniversario della sua fondazione. Nella Scuola Allievi Agenti di Piacenza sono stati premiati sei poliziotti. Gli “Esempi Civili” sono parecchi, uomini e donne che si sono spesi per proteggere la comunità, a rischio della loro stessa vita. Mi ha sempre affascinato la divisa, se fossi nata maschio (e avessi avuto le doti richieste) ci avrei fatto un pensierino. Da bambina consideravo i Carabinieri una sorta di angeli custodi, al servizio di grandi e piccoli problemi; da grande la considerazione non è cambiata. L’ attualità offre occasioni per valutare l’importanza del servizio di chiunque svolga un lavoro nell’ambito della protezione dei cittadini e di come operi in situazioni spesso di emergenza e su organico carente. Mi ha particolarmente colpito la vicenda della giovane vedova di un poliziotto, a sua volta entrata nell’Arma per ricalcare le orme del marito. La medaglia è stata appuntata al petto del figlioletto, di circa sei anni. Mi sono chiesta quanto condizionerà la sua vita l’onoreficenza del padre, assegnata a lui. Facile pensare che diventerà a sua volta un tutore dell’ordine, anche se non è scontato. Di sicuro, pur privato del padre, avrà il sostegno della sua eredità morale che gli farà da scudo nelle avversità. Per dire che le buone azioni e i comportamenti retti ripagano sempre, anche se la vita è stata breve. D’altronde è ciò che sostenevano i filosofi antichi, che qualcuno seduto in alto farebbe bene ad andare a rivedere. Se mai li ha conosciuti. Più il tempo scorre e più mi persuado che il benessere non deriva dall’opulenza e neanche dallo strapotere, perché siamo tutti di passaggio. Lo sosteneva anche Giovanni Verga nella famosa novella La Roba (pubblicata la prima volta nel 1880). Possibile che la buona cultura non abbia radicato dove fa freddo? Vorrei tanto essere contraddetta!

Bentornati Pink Floyd

Hey, Hey, Rise Up (Alzati) è il titolo dell’ultima canzone dei Pink Floyd, la prima dopo quasi trent’anni. David Gilmour dice: “Spero che questo pezzo faccia del bene, che ci aiuti a fare qualcosa”. La nuora del chitarrista, ucraina, gli ha mandato un video in cui il cantante (ora soldato) Andriy Khlyvnyuk parla della reazione degli ucraini di fronte alle avversità e la reazione è stata immediata, producendo la riunione della band e il nuovo pezzo. Il brano è struggente. Ne ho sentito un cenno per televisione giorni fa e poi l’ho cercato sulla rete, dove è accompagnato da un video con immagini toccanti. Dico la verità: sentendolo, mi sono commossa come davanti a una funzione religiosa. Encomiabile la scelta degli artisti che si sono rimessi in gioco, destinando i proventi a sostegno del popolo ucraino. In copertina della cover appare il fiore nazionale dell’Ucraina, il girasole, opera dell’artista cubano Yosan Leon, per dire che nulla è stato lasciato al caso. Anche il contenuto del testo tradotto è significativo: Oh, nel prato un rosso viburno si è chinato in basso/per qualche ragione, la nostra gloriosa Ucraina è addolorata/e prenderemo quel viburno rosso e lo alzeremo/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/. Il viburno è una pianta da giardino molto decorativa che fiorisce in primavera: produce dei graziosi fiorellini raggruppati in mazzetti a forma di campana, e poi delle bacche rosse che durano molto a lungo. Ne parlava il Pascoli nella prima strofa della poesia IL GELSOMINO NOTTURNO dove dice: E s’aprono i fiori notturni,/nell’ora che penso ai miei cari./Sono apparse in mezzo ai viburni/le farfalle crepuscolari./ Ecco, mi piace questa commistione musica-poesia, rafforzata dalle immagini: un’esperienza sensoriale che fa bene al cuore e alla mente. Complimenti al famoso gruppo rock britannico (fondato a Londra nel 1965), ricostituitosi per un’ottima causa. E a tutti gli artisti che amplificano la voce della solidarietà.