Evviva l’inclusione!

Lo sento in coda al Tg1: Sofia Jirau, la prima modella down sfila per Victoria’s Secret, celebre marchio di intimo. Lei è una 25enne portoricana che ha annunciato su Instagram la notizia, confidando che è un sogno che si avvera. Evviva l’inclusione! Per dovere di cronaca, altre colleghe l’avevano preceduta nel panorama della moda: l’australiana Madeline Stuart nel 2015 e nel 2018 la britannica Kathleen Humberstone che dice: “Finalmente ora le persone possono vedere ciò che so fare e non pensare solo alle cose che non posso fare”. Direi che è un’ottima lezione che queste ragazze danno e un esempio incoraggiante delle aziende che le hanno assunte, stravolgendo i canoni di bellezza standardizzati. Del resto lo dice anche il proverbio che: “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, pertanto il concetto di bellezza non è assoluto ma relativo, e cambia nel tempo. Basti pensare all’opulenza delle donne rappresentate in pittura nel Cinquecento che oggi verrebbero mese a dieta. Quando insegnavo, ho avuto per allieva una ragazzina down, assai simpatica che tenevo accanto alla cattedra per rassicurarla e tenerla lontano da eventuali dispetti che per fortuna non si sono verificati. Anzi, Monica era diventata una specie di mascotte che con le battute sdrammatizzava momenti di tensione verificatisi per varie ragioni. Poi l’ho persa di vista ma la ricordo con simpatia. In un mondo tanto complesso e provato dalla lunga pandemia, vale la pena attingere risorse là dove incautamente si pensa abbondino le fragilità. Pertanto la notizia di apertura fa davvero sperare in un futuro di qualità.

Festa del Gatto 🐱

Se credessi nella reincarnazione, direi che in una precedente vita avrei potuto essere un gatto, tanta è l’ammirazione per questo animale simbolo d’indipendenza, di eleganza…e pure di mistero. Oggi è la Giornata Internazionale del Gatto e non posso sottrarmi dal dedicargli un post. Sono cresciuta con molti gatti, ad alcuni dei quali mi sono particolarmente affezionata: Briciola, Sky, Puma gli ultimi, preceduti da decine di altri che hanno accompagnato la mia infanzia e giovinezza. Una foto in bianco e nero mi ritrae bimba di pochi mesi mentre tiro la coda a un micino, la prima di una lunga serie di scatti, estesi anche a cani e uccelli, passioni paterne che ho ereditato. Di recente ho ricordato nel mio prossimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI (attualmente in tipografia) che in confessione, a sei anni circa, chiedevo al parroco se nell’aldilà avrei incontrato i miei amici felini, il che fa intendere la mia attrazione per questo animale con cui realizzo un’intesa spesso perfetta. Preciso quasi, perché ogni individuo ha il suo temperamento, come capita agli umani. In generale, c’è più feeling con i maschi, più accomodanti e affettuosi. Per fortuna, condivido con diverse amiche la simpatia per la regale creatura: Serapia, che me l’ha ricordato stamattina, Antonietta che stravede per il suo Agamennone (Aga per gli amici), Adriana con Giallo, Lina con Nuccio, Mafalda e altri morbidi soggetti, Lisa e Roberta con le gatte in casa e la colonia che accudiscono fuori casa, Erica contornata da numerosi baffi e fusa, Vilma in compagnia della fedele Nerina…e chiedo venia se ho scordato qualcuno/a. Tornando alle caratteristiche della specie, del gatto mi piace proprio tutto, anche quando graffia perché se lo fa ne ha motivo. Un simpatico aneddoto riguarda una gattina di pochi mesi che tenevo in braccio, schizzata via come una saetta all’udire il soffio della pentola a pressione: l’istinto le suggerì di mettersi al riparo senza tanti complimenti…e a me di considerare il suo udito finissimo! Nella storia, è risaputo che il gatto ha vissuto periodi felici, ad esempio presso gli Egizi ed infausti durante il Medioevo. Voglio sperare che ora goda di buona considerazione, perché è tra gli animali da compagnia preferiti. Purché la dedizione duri tutta la vita, rispettosa delle reciproche esigenze…di libertà.

I quattro sentimenti

La parola riordino mi suona molto ostica: sto meglio nella confusione che in un asettico mondo ordinato. Però quando è troppo è troppo. Ammetto di avere ritardato operazioni che andavano fatte appena pensionata, invece mi sono data alla scrittura creativa, di cui peraltro non mi pento perché mi fa stare bene. Succede che sposti le poltrone in salotto per usufruire di una luce migliore e, già che ci sono faccia lo stesso con le due scrivanie in studio, attorniate da vari scatoloni di libri di scuola, per lo più copie omaggio dei rappresentanti editoriali che cercavano di accaparrarsi il cambio del testo di storia, di geografia e di antologia in uso. Va da sé che, avendo insegnato per una trentina d’anni, l’omaggio cartaceo è cresciuto a dismisura, ed ora non so come smaltirlo senza mandarlo al macero. Se qualcuno ha un’idea, per favore me ne metta al corrente. Oltre ai volumi, sto vagliando fogli e carte in quantità quasi industriale, conservate “perché potrebbero ancora servire”, non in classe ovviamente dove non ci sto più, ma per rinfrescare la memoria. In una cartellina gialla ho rinvenuto il materiale usato per il progetto accoglienza, che si proponeva agli studenti delle tre classi i primi giorni di lezione, perché affrontassero in maniera soft l’anno scolastico. Orbene, mi soffermo su un foglio intitolato I QUATTRO SENTIMENTI, che esplicita obiettivi, istruzioni, possibili sviluppi. I sentimenti sono: FELICITÀ, TRISTEZZA, PAURA, RABBIA. Leggo velocemente e mi torna tutto chiaro: Che cosa vi rende felici? Che cosa vi rende tristi? Che cosa vi spaventa? Che cosa vi fa arrabbiare? Gli studenti potevano scriverlo o disegnarlo nella pagina apposita. Un sorriso mi prende, pensando a ciò che succedeva e sconfinava in discussioni animate. Non mi dispiace l’idea di rifare l’esercizio in privato, e confrontarlo con alcune risposte dei ragazzi che ho trattenuto. E che credo non cestinerò, per una sorta di rispetto generazionale dei sentimenti.

Benedetta Pioggia!

Finalmente è arrivata la pioggia, da tempo attesa. Apro il balcone verso le 7.30 e la sento picchiettare sulle regole delle case di fronte, musica gradevole e gradita. Il cane è recalcitrante, sembra diffidare: si ferma sotto il portico per non bagnarsi le zampe. D’altronde lo capisco, a quasi 18 anni è più che anziano ed è meglio non aggravi i suoi problemi alle ossa…che sono anche i miei, data l’età. La gatta invece saetta fuori dalla finestra, dopo aver gentilmente preteso e avuto la sua abbondate razione di croccantini. Faccio la prima colazione, progettando di uscire a metà mattina, per assaporare la passeggiata sotto la pioggia che avviene verso le dieci. Apro l’ombrello celeste e sento il tintinnio delle gocce caderci sopra, rotolando a terra. È più silenzioso del solito e dalle caditoie ai lati della strada sale un rumore martellante e ritmico. Durante il breve percorso fino alla piazza del paese – che affronto senza stampelle perché a tre mesi dall’intervento sono quasi raddrizzata – non incontro nessuno. Al bar Mirò di Gabriella stamattina la clientela sta dentro, segno che l’umidità non si concilia con le “ciacole” ai tavoli nel plateatico. Però la barista è sempre disponibile e gentile, un peccato saltare la consumazione che mi arriva rapida e personalizzata con il decoro sulla schiuma del cappuccino. Una rapida scorsa al quotidiano, dove non prelevo alcunché di eccezionale. Perciò oggi non tratto un argomento di attualità, ma mi concentro sulla descrizione emotiva prodotta dalla pioggia, bene di Dio come la considera San Francesco nel Cantico delle creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Quando esco dal bar, piove copiosamente e penso che molte persone ne saranno contente, specie chi lavora in agricoltura. Ma anche chi, come la mia amica Pia attribuisce alla pioggia un significato simbolico di purificazione, di leggerezza e di distensione sentimentale. Godiamoci la giornata bagnata!

San Valentino

14 febbraio, San Valentino, vescovo e martire cristiano (Terni, 175 d. Cristo – Roma, 14 febbraio 269), patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. Mi sento un po’ imbarazzata ad affrontare questo argomento: per l’età non più evergreen e perché mi sono innamorata poche volte nella vita, credo tre, numero perfetto secondo Dante, piuttosto contenuto per ritenermi un’esperta in materia. Mi soccorre Arletta che mi invia uno scatto fatto al Louvre dell’opera AMORE E PSICHE di Antonio Canova (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte). Emetto un respiro di sollievo, osservo il gruppo marmoreo e deduco quanto segue: se il grande scultore ha messo le ali sulla schiena di Amore, Eros o Cupido che dir si voglia, oltre al mito, suppongo che abbia pensato alla sublimazione del sentimento, capace di elevare dalla terra al cielo. Allora posso spaziare anch’io e considerare l’amore riferito a tutte le creature senzienti, fiori e animali compresi. In tal caso mi sento coinvolta; eccome, considerato che vivo da sola, in serena compagnia di cane, gatta e canarini, circondata da piante dentro e fuori casa. Tornando all’opera del Canova (realizzata tra il 1787 e il 1793), mi piace come l’artista ha reso l’abbandono di Psiche al partner, destinatario dell’abbraccio. Certo che in clima di pandemia, chi ha sofferto per l’allontanamento dal compagno vivrà questa giornata con particolare intensità. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, di chi è “scoppiato” in casa a contatto forzato con il compagno/a. Diciamo che il covid ha fatto come da cartina al tornasole. La mia percezione è che si siano rafforzate le coppie salde, e sgretolate quelle fragili. Chi è single, guarda con simpatia e un po’ di invidia le coppie autentiche, mentre prende ulteriormente le distanze da legami posticci. Chissà cosa pensa lui, il santo caricato da tante aspettative e tante domande. Chiudo gli occhi e provo a interrogarlo: mi metto in coda, perché la risposta non sarà immediata! Buon San Valentino a tutti!

Energia…che toglie le forze!

Seguo la trasmissione Agorà su Rai3 a colazione: tutto ciò che mi rimanda alla Grecia classica mi attrae e la parola agorà in greco significa piazza, luogo d’incontro e di scambio. Precisamente “La piazza centrale della polis greca, dove si svolgeva la vita politica e commerciale della città”. Però l’argomento di apertura, IL CONFINE DELLA PAURA non è per nulla tranquillizzante, riferito al timore che le Russia invada l’Ucraina. Ammetto di non essere preparatissima sull’argomento, deduco che, nella malaugurata eventualità, saremmo penalizzati a livello di fornitura energetica. È risaputo che l’Italia è pressoché priva di materie prime e che le fonti di energia alternativa sono state ostacolate. Condivido il pensiero di chi ritiene sia urgente un piano a medio termine per procurarsi la materia prima possibilmente coi propri mezzi, senza la pretesa di accontentare tutti. Tensione altissima tra Russia e Stati Uniti. Il caro bollette ci ha colpito duro. Che succederà? L’ultima bolletta della luce è stata una mazzata, oltre € 50 in più rispetto alla precedente. Vero che è tutto rincarato: dal cappuccino al quotidiano, dalla miscela per gli uccelli ai generi alimentari. Ultima la benzina…e non sarà l’ultima! Non voglio fissarmi sul bicchiere mezzo vuoto, ho bisogno di credere che ne usciremo, anche se con le ossa rotte. Imparare a risparmiare è fuori di dubbio, come pensare ad aziende che si autoproducono l’energia, esperienza già avviata da due realtà esistenti in Veneto, secondo l’articolo di Stefano Bensa che leggo in internet. La parola transizione un po’ mi attrae e un po’ mi inquieta. Al Ministero della transizione ecologica (MiTE), istituito nel 2021 in sostituzione del Ministero dell’ambiente è stata attribuita competenza in materia energetica, prima assegnata al Ministero dello sviluppo economico: mi auguro che il passaggio di consegne produca i frutti sperati…senza ulteriore dispendio di energia!

Ancelle del benessere

Trasloco in casa: quello che ho fatto (fare) in salotto e in studio, il pezzo forte: decine di scatole piene di libri miei, cioè opere mie che sono rimaste invendute negli ultimi due anni e anche prima con il ricco contorno di libri di scuola che i rappresentanti editoriali lasciavano in visione agli insegnanti, contando in una nuova adozione. Si tratta di volumi di Storia, di Geografia, di Antologie dalla copertina patinata, rimasti intonsi, alcuni ancora ricoperti dal cellophane. Li ho selezionati e trasferiti in un’altra stanza, in attesa di migliore destinazione. Ma a chi? I destinatari sarebbero studenti di prima, seconda e terza media…ma anche chi frequenta circoli ricreativi, scuole serali, biblioteche. Ho pensato di metterli a disposizione di qualche mercatino, donarli. Se qualcuno è interessato, si faccia avanti. A me non servono più, o meglio mi basta trattenerne qualche copia. Riguardo quelli di narrativa che ho scritto io, devo trovare un canale per la distribuzione. Ciò detto, rimango affezionata alla carta stampata, a mio dire più avvincente dello schermo. Non nego l’utilità del digitale (sto scrivendo il post sul tablet) che offre molti vantaggi, ma ho nostalgia di quando andavo in biblioteca a Bassano e scrivevo i miei testi con carta e penna, magari dopo aver consultato un volume. Eravamo in molti, alcuni con qualche tic nervoso, ma tutti rispettosi della parola SILENZIO che campeggiava sulle gambe dei tavoli. Molte cose sono cambiate, ma le buone abitudini tentano di riemergere, indicando una soluzione al problema del troppo e ammucchiato. Beh, credo di essere sulla buona strada, dato il maquillage impresso al mio studio, la stanza più importante della casa. Se prima ci entravo come fosse un luna park, a breve ci entrerò con aria reverenziale: per ossigenarmi attraverso la lettura e la scrittura, ancelle del mio benessere.

Donne ovunque impegnate

Una bambola avrà le fattezze di Samantha Cristoforetti (Milano, 26.04 1977), la famosa astronauta, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. È confortante sentire la notizia di primo mattino, nella Giornata dedicata alle Donne nella Scienza, istituita sette anni fa dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite, per combattere i pregiudizi riguardo le donne impegnate in ambito scientifico. Nel mondo le ricercatrici sono il 33,3 % e solo il 12 % hanno posto nelle Accademie Scientifiche. L’aspettativa è il cambio di mentalità riguardo l’educazione delle bambine, per potenziarne le capacità in campi ritenuti di competenza prettamente maschile. Due esempi di casa nostra: Margherita Huck (Firenze, 12.06.1922 – Trieste, 29.06.2013) e Rita Levi Montalcini (Torino, 22.04.1909 – Roma, 30.12.2012). Di entrambe ho letto anni fa la biografia: la Hack era anche una grande amante dei gatti e la Montalcini era molto affezionata alla sorella, due tratti che ne esaltano l’umanità, giusto per non cadere nel pregiudizio che una scienziata sia fredda. Quanto alla giovane Samantha, mi risulta che sia madre di due figli: chissà come farà a conciliare famiglia e lavoro…ma molte donne lo fanno da tempo, anche se non hanno visibilità. Del resto le nostre nonne e bisnonne non battevano certo la fiacca quando andavamo a lavorare nei campi, al servizio del capofamiglia (sento aria di 8 marzo). Percepisco che non è stato del tutto completato il percorso per l’eguaglianza fattiva dei diritti, ma il processo è iniziato e siamo noi donne protagoniste del cambiamento. Mi viene spontaneo uno slogan: meno cioccolatini e fiori, più lavori! Comunque un fiore è sempre gradito, purché non sia un alibi per altre mancanze.

Erano solo Italiani

Oggi giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalnata: migliaia di vittime scaraventate nelle fosse carsiche e 250.000 persone costrette ad abbandonare la loro terra: dramma nel dramma, per chi si opponeva all’annessione dei territori orientali alla Jugoslavia di Tito. Pulizia etnica, forse: violenza inaudita senza dubbio. Tra l’altro tenuta nascosta per molto tempo. Ero stata con gli alunni delle classi terze a Basovizza, circa dieci anni fa. Fu in quella occasione che venni a conoscenza della canzone 1947, magistralmente interpretata da Sergio Endrigo che divenne per me una sorta di consulente storico. “Da quella volta non l’ho rivista più/cosa sarà della mia città…Vorrei essere un albero/che sa dove nasce e dove morirà/”. Un testo che parla da solo, un’interpretazione struggente. Da qualche anno i media parlano dello spinoso argomento e possiamo vedere alcune aree del Magazzino 26, ora Museo della Memoria, che custodisce le masserizie degli esuli, per lungo tempo raccolte nel Magazzino 18: pile di sedie, quadri, letti…oggetti mai più recuperati ed accatastati fino all’inverosimile. Scorrendo il quotidiano odierno, nell’ultima pagina leggo la lettera di Federica Haglich, esule di Lussianpiccolo, intitolata: “Il dovere di ricordare il sacrificio degli Italiani di Istria e Dalmazia”. Oltre al vagabondare suo e dei genitori, l’autrice ricorda la drammatica fine dello zio 30enne, torturato insieme a due amici 19enni, poi uccisi e finiti in fondo al mare Adriatico. Dopo il recupero dei resti, custoditi nel cimitero di San Martino, sulla lapide è stata incisa la loro “colpa”: Erano Solo Italiani

Quasi Primavera

Finalmente si percepisce che l’inverno sta per finire: le giornate si sono allungate e il sole delle ore centrali irragia tepore e buonumore. Ho cominciato ad occuparmi delle piante interne e di quelle sotto il portico, a spostare un sacco di vasi, a rimestare terra, a fare pulizia in giardino, diventato un ricettacolo di foglie secche dopo le forti folate di lunedì. Per fortuna posso contare sull’aiuto di Reginaldo, un compagno delle elementari, ossuto e forte da non credere. È lui che fa il lavoro “sporco”, nel senso che conosce la terra e sa come trattarla, abituato a fare il contadino. Si muove con destrezza tra gli intrighi di plastica e i legni marci delle precedenti stagioni, depositati provvisoriamente da mio figlio in un angolo e da lì mai più rimossi. Adesso che Saul se n’è andato di casa, prendo in mano io la situazione e trasformo lo scoperto in un tappeto di fiori, lasciando che le poche – e ormai vetuste – piante da frutto si esprimano a piacere. La scorsa primavera, il ciliegio, forse potato troppo, non ha dato frutti, e nemmeno il vecchio albicocco. Vediamo che succederà la prossima stagione. Domani, giorno di mercato locale, comprerò due cassette di mini pansè, più longevi delle primule, da mettere a dimora nei molti vasi distribuiti un po’ dappertutto. A proposito dei quali, chiamati anche viole del pensiero, e’ una grande soddisfazione constatare che alcune piantine, sopravvissute all’inverno, sono fiorite esibendo dei graziosissimi fiori bianchi e viola, col cuore giallo. Da ragazza pensavo che mi sarebbe piaciuto avere una fioreria, magari da pensionata, da gestire in comunione con qualcuno. Considerato però che il mio hobby principale è scrivere, meglio che mi goda il giardino, rigenerato grazie all’aiuto prezioso di Reginaldo, dove comporre versi e progettare storie.