Tra tante notizie sconfortanti, stamattina ne sento una incoraggiante: l’Italia è il Paese d’Europa con il maggior numero di volontari! Sono lusingata di essere italiana e ringrazio le tante persone che si adoperano, spesso nell’anonimato, per portare un sorriso ed un sollievo a chi è nel bisogno. Ho il piacere di conoscerne qualcuna di persona. Appena pensionata, anch’io mi ero impegnata per un volontariato culturale presso delle case di riposo, dove andavo a leggere poesie o brevi racconti, esperienza umanamente molto coinvolgente. Poi la coxartrosi ha limitato le mie presenze, che l’emergenza sanitaria ha azzerato. Per ora i miei contatti sono telefonici. Mi auguro in futuro di poter riprendere gli incontri che mi davano, a livello emozionale molto più di quanto io offrissi. Ieri era la Giornata Internazionale della Solidarietà, parola bellissima sempre, ma di questi tempi travagliati direi salvifica. Gli Italiani rispondono generosamente a vari enti e/associazioni che sollecitano il sostegno economico, ma mi permetto di dire che esiste anche una povertà esistenziale più difficile da cogliere e sanare. Non per nulla i Latini dicevano che il benessere si realizza nel binomio “Mens sana, in corpore sano”. Il distanziamento sociale ha imposto tante misure restrittive, comprese le palestre, luoghi deputati per l’esercizio fisico, mentre i teatri, i musei e altri luoghi di scambio culturale sono tristemente chiusi. Sono desolata, ma non ho ricette da offrire per rimediare. Se qualcuno ha da suggerirmi qualcosa, ne terrò conto. Intanto incrocio le dita e mi auguro che il prossimo anno sarà tutta un’altra musica.
Mese: dicembre 2020
Dobbiamo essere ottimisti
Ieri pomeriggio, mentre in poltrona facevo la seduta di magnetoterapia per l’anca, in compagnia della gatta e della televisione, sono incappata nel programma Frontiere, condotto da Franco Di Mare, noto volto della Rai. L’argomento era l’attuale situazione pandemica, perfino troppo proposta, a mio dire, ma con un approccio letterario che mi ha incuriosito. Il giornalista ha citato la frase di Victor Hugo: “Finirà anche la notte più buia e sorgerà di nuovo il sole” e dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi “Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”. Mi piace quando dallo schermo giungono stimoli per rinfrescare le conoscenze apprese a scuola. Sono andata a ripescare l’Operetta dalla ANTOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA, III Volume, Parte Prima, pag. 694. Ammetto che Leopardi mi ha sempre affascinato, per la poetica ma anche per il vissuto di figlio ribelle incompreso. Il film IL GIOVANE FAVOLOSO, del 2014, diretto da Mario Martone e interpretato alla grande da Elio Germano ne ha restituito il carattere combattivo, compresso dalla vena pessimistica. Lo spirito ironico del dialogo creato dal grande recanatese è attualissimo, come pure il messaggio: nessuno vorrebbe tornare indietro, specie quest’anno! Tutti speriamo che il 2020 termini presto e di scordare gli immensi guai che ha provocato, riservando un abbraccio corale alle migliaia di vittime. Ma sarà dura! Comunque condivido il messaggio finale del garbato conduttore della trasmissione, che si congeda dicendo: “Dobbiamo essere ottimisti. Altrimenti come facciamo a uscire dal tunnel?”.
In attesa di Tempi Nuovi
“Adesso l’arma ce l’abbiamo, è il vaccino”. Lo dice il medico palermitano che in Gran Bretagna ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer contro il coronavirus, senza registrare effetti collaterali: incoraggiante! Si tratta del dottor Maurizio Renna, anestesista, che vive nel Regno Unito da quasi trent’anni. Il 18 dicembre è la Giornata Internazionale dei Migranti (nata nel 18.12.1990). Ritengo esemplare che sia un Italiano trapiantato all’estero a sottoporsi al vaccino e a testimoniare di averlo fatto senza effetti collaterali, per incoraggiare Italiani e non a fare altrettanto. D’altronde la pandemia si è diffusa su scala planetaria e non guarda in faccia nessuno. Il dottor Renna ha una faccia normale, da buon vicino di casa. Io mi fido e lo ringrazio per aver testimoniato a favore della scienza, presa piuttosto sottogamba nel recente passato. Voglio sperare che la pandemia, tra tante morti e restrizioni, ci lasci un filo di speranza per ricostruire relazioni su base genuina e stabilire rapporti di collaborazione tra le nazioni. Parafrasando il modo di dire “Mal comune, mezzo gaudio” ed estrapolando la parola “gaudio”, peraltro caduta in disuso, dopo il tremendo 2020 spero che in Italia, in Europa, nel mondo intero potremo finalmente assistere alla nascita di Tempi Nuovi.
Tempo di bilanci
Oggi sono in ritardo con il post, perché sono stata dal dentista per l’estrazione di un dente, operazione per fortuna divenuta quasi indolore negli ultimi tempi. Non me ne voglia la categoria, tra cui annovero un’amica del Liceo, ma non frequento volentieri lo studio di questi professionisti. Rincuorata dall’esito dell’operazione, ho fatto una puntatina al supermercato per prendere due cosucce e non ho visto ressa. All’ingresso uno zelante controllore si è accertato che non fossi in compagnia di altri familiari. Nel mentre è scesa la sera e ho visto uno spicchio di luna acquistare colore nel cielo che imbruniva. Durante il rientro, qualche alberello luccicava con moderazione. Spero che anche nei prossimi giorni prevalga la misura, sia negli spostamenti che negli acquisti. Sento per televisione la reclame di vari prodotti e una merita il mio apprezzamento: un bambino in età scolare scrive la letterina a Babbo Natale, esprimendo il desiderio di non vedere più le persone con la mascherina e di poter abbracciare i nonni senza timore: come non condividere? A volte calarsi nei panni dei più piccoli accorcia le distanze espressive e restituisce il piacere della comunicazione che ho l’opportunità di esercitare nel blog. Approfitto anzi per fare gli auguri a chi mi segue e a chi commenta, da estendere anche a chi non lo fa ma forse lo farà in seguito. Dopo sei mesi dall’apertura, mi permetto di fare un bilancio: le statistiche dicono che il “traffico” aumenta e la cosa mi conforta. Grazie lettori, siete la mia famiglia adottiva!
Un compleanno speciale
Sorpresa: oggi 17 dicembre ho fotografato un bocciolo di rosa gialla, con la rugiada che lo ricopre: chissà se sboccerà… la stagione è troppo avanzata e il sole, quando c’è, non si può dire che scaldi. Comunque è stata una consolazione vedere che la natura ci prova a rinnovarsi, anche in condizioni difficili, per non dire proibitive. In altri contesti avrei reciso il fiore, ma in questo caso preferisco non separarlo dalla pianta madre. Idealmente lo dedico a papa Francesco, che compie oggi 84 anni. Sicuramente un esempio di resistenza anche lui, in un mondo ecclesiastico dove c’è chi gli rema contro, procurando lacerazioni e ferite come le spine di una rosa colta incautamente. Il santo padre mi ricorda spesso il poverello di Assisi, di cui non a caso ha adottato il nome. Nel suo fare e dire mi sembra molto umano, attento alla sostanza più che alla apparenza, come si addice a un uomo di chiesa, pur non essendo io una esperta in materia. Mi è giunta notizia che da giovane argentino, anziché demonizzarlo apprezzasse il tango, danza che anch’io ho volentieri praticato da ragazza: un altro indizio che me lo rende simpatico e, oserei dire familiare. Il riferimento alla musica argentina mi ricorda lo strumento di eccellenza per suonarla, la fisarmonica, che in questo periodo prenatalizio ho ripreso in mano. Per Natale vorrei suonare decentemente “Tu scendi dalle stelle”, anche senza pubblico, nel rispetto del distanziamento. Per omaggiare qualunque nascita.
“Quando ti alzi al mattino…”(Marco Aurelio)
Se non ho a portata di mano il tablet, ho l’abitudine di appuntarmi frasi significative dovunque, tipo sul retro degli scontrini e su ritagli di ricevute e fogli vari che poi accantono, con l’intenzione di trascriverle al computer, cosa che non succede sempre. Se capita di ripescarle, mi congratulo con me stessa, perché sono pensieri densi di saggezza, come quello che è ricomparso da un coacervo di carte, provvisoriamente sistemate dentro una scatola di buste di cibo per gatti, che riporto: “Quando ti alzi al mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. Un concentrato di buonsenso dell’imperatore filosofo Marco Aurelio (121 -180 d. C), autore dei “Colloqui con sé stesso”, ritenuto il quinto dei cosiddetti “buoni imperatori”. Suo malgrado, dovette affrontare conflitti bellici (guerre partiche e marcomanne), carestie e pestilenze. Probabile che essere a contatto frequente con la morte abbia affinato la sua visione della vita, tutt’altro che superata, direi anzi di attualità. Se non vado errato, papa Bergoglio ha detto che stiamo affrontando una sorta di terza guerra mondiale a rate, dove il nemico non si vede ma c’è e falcidia vittime senza sconti. Mi sembra un esempio calzante. Comunque più che il contesto della frase trovo appropriato lo spirito sereno di guardare al presente, con la possibilità di provare sensazioni ed emozioni talora sottovalutate, tipo appunto quelle nominate da Marco Aurelio: respirare, pensare, provare gioia e amare.
La luce in fondo al tunnel
Leggo sul quotidiano che tra qualche settimana inizierà il piano vaccinale, su base volontaria degli Italiani. Io ci sarò, spero. Dopo tanti mesi vissuti col fiato sul collo, tra ansie timori e restrizioni, mi sembra una liberazione da accettare con la speranza di venirne fuori. Conosco i dubbi di chi esita, rispettabilissimi. Io mi fido degli scienziati che si occupano dell’efficacia dei vaccini e che non sono degli sprovveduti. Poi incrocio le dita e penso positivo (non senza qualche cedimento). Mi sembra lo spirito giusto per accogliere l’anno prossimo, che ci auguriamo tutti seppellisca questo drammatico 2020. Nello stesso giornale leggo la lettera di una persona affetta da una seria problematica che la costringe a lunghe degenze ospedaliere, impedendole di stare a casa, da dove molti domenica scorsa si sono allontanati, riversandosi in massa nelle piazze e nei centri commerciali. Tra l’altro per distrarsi e curiosare, più che per fare acquisti. Non ho argomenti per bacchettare nessuno, la situazione è complessa e penosa da tutte le angolazioni. Ma sono disposta a rinunciare al superfluo, a salvaguardia della mia e altrui salute.
La voce del silenzio
Lassù, sulle vette imbiancate avvolte dal silenzio penso che saremmo molto più veri. Spesso rivolgo un pensiero all’Ossario in Cima Grappa che custodisce le spoglie di tanti giovani sacrificati alla Patria. Nella purezza dell’atmosfera, accarezzati dal vento e protetti dal silenzio assoluto, i resti di uomini che non volevano diventare eroi hanno trovato una sede di elezione, dove la folla chiassosa è fuori luogo. Mi sono persuasa che anche il silenzio parli, può raccontare molte storie e dare utili suggerimenti. In una società complessa e dinamica è difficile isolarsi spontaneamente, ma quest’anno il covid ci ha costretto a rallentare, anzi a fermarci proprio e ad ascoltare delle voci prima sottovalutate, come quella del silenzio. Con conseguenze sorprendenti, talora in senso positivo. Durante il distanziamento sociale, c’è chi rischia la depressione e chi si scopre artista. Mi viene spontaneo pensare alla grande anima di Alda Merini che in ospedale psichiatrico poetava, tanto quanto Vincent van Gogh dipingeva, con ottimi risultati. Per dire che non sempre la reclusione porta male, può anche succedere il contrario. Non escludo di esprimermi così, per aiutarmi a tenere duro nell’ultima fase della pandemia, paragonata all’ultimo miglio della marcia del maratoneta. So che sono in buona compagnia di milioni di Italiani, oramai sfiniti da dieci mesi di emergenza sanitaria, incautamente interrotta d’estate con l’illusione che fosse finita. Le imminenti festività natalizie non possono farci dimenticare le tante troppe vittime del contagio. Non siamo in guerra e i caduti che riposano lassù, sulle vette innevate e silenziose ci suggeriscono che abbiamo ancora una chance per venirne fuori salvi!
Oggi, Santa Lucia
Lucia, la santa della luce, ci regala una giornata luminosa. Finalmente il sereno, dopo tanti giorni di pioggia! A duecento metri da casa mia, in mezzo ai campi c’è la bellissima chiesetta dedicata alla santa siracusana, nei confronti della quale nutro viva simpatia, anche per essere protettrice della vista. Mi piace pure il suo nome, breve ed onomatopeico, che ha la radice latina lux, luce appunto. Arrivata da Possagno a Castelcucco vent’anni fa, vedevo la chiesetta da casa mia, prima che lo spettacolo fosse compromesso da edifici successivamente edificati. Però so che c’è, silenziosa e accogliente, come una discreta vicina di casa. Per caso, o forse no, ho la fortuna di avere una vicina di casa che porta lo stesso nome, Lucia, di cui sono diventata amica. Oggi pertanto è il suo onomastico che nel pomeriggio festeggeremo insieme. Lucia è una persona sensibile e buona che mi rasserena. È anche uno stimolo per i miei progetti letterari e condivide i miei post sul blog, senza perderne uno. A mio dire, possiede l’occhio interno per vedere oltre le apparenze, che di questi tempi contrari è un’ottima bussola per non cadere nel fosso, metaforicamente parlando. Le sono grata per l’amicizia e per l’equilibrio che sa trasmettere. Mi piace pensarli come doni offertimi dalla santa che, secondo la leggenda, con l’asinello e il carretto appresso, lascia a domicilio i regali per chi è stato buono, nella notte più lunga dell’anno (per la cronaca, pare che quest’anno cadrà il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno). Buon Onomastico, Lucia!
Amiche Foglie
Foglie gialle, verdi, rosse, viola… quanti colori e quanta bellezza nelle foglie. Stamattina ho fotografato gli esemplari che tappezzano l’area di contenimento del piazzale davanti alla Gipsoteca di Possagno. Pare si tratti di Hydrangea quercifolia. Ortensia a forma di quercia. Ringrazio le amiche Serapia, Erica e Adriana per avermi messo sulla giusta strada. Sia come sia, anche se ero di fretta non ho resistito dal fotografarle, come se mi avessero chiamato: mi sono distratta dai quotidiani affanni e mi sono immaginata una conversazione “sui generis” con queste amiche vegetali, dove ho intravisto padre, madre, sorelle, zie… vite passate e ammonimenti per il presente ed il futuro. Non a caso un mio romanzo si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Dopo gli scatti, mi è tornato il buonumore, come se mi fossi intrattenuta in famiglia, quando i componenti erano tutti presenti, senza i tagli introdotti dal tempo e dagli eventi. Certo la foglia è vulnerabile, e caduca come la vita umana. Ma durante il ciclo vegetativo sa comunicare parecchio, a saperla ascoltare. Mi conforta che molti artisti, nelle varie espressioni pittoriche letterarie musicali abbiano dato spazio a queste creature imparentate con i fiori. Un confronto interessante tra i due regni lo fa Rabindranath Tagore, quando afferma: “I fiori sono parole, le foglie silenzio… tutto raccolto attorno a essi”. Beh, data la stagione avanzata verso l’inverno, possiamo goderci ancora un poco queste amiche dei fiori, che qualcuno per conservarle inserisce ancora romanticamente tra le pagine dei volumi. Perché le cose più belle sono spesso nascoste.
