Lunedì sempre di corsa, ma per fortuna c’è il sole che stende una patina dorata sul paesaggio e solleva l’umore. Rapida sosta al bar, dove faccio la seconda colazione dentro, quasi in tranquillità perché la maggioranza dei clienti sta fuori, a godersi il tepore ritornato. La consumazione arriva in un baleno, con lo scontrino dove leggo in stampato minuscolo il mio nome, ada. Evidentemente sono una habitué, nota anche all’ultima cameriera arrivata, una gentile ragazza con la coda laterale. Ho poco tempo, seleziono ciò che mi può ispirare. “La lingua batte dove il dente duole” ed io sono attratta dalla letteratura che mi viene offerta su un piatto d’argento da Alessandro D’Avenia. Nella sua rubrica ULTIMO BANCO cita un autore a me molto caro, Blaise Pascal che nei Pensieri diceva: “L’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: non riuscire a starsene tranquilli in una stanza”, concetto quanto mai attuale oggi, aggrediti da un eccesso di stimoli e anche da presenze ingombranti. Al frastuono mutevole del mondo, lo scrittore risponde con una passeggiata in montagna, “immerso nella lezione magistrale dell’autunno”. Terapia ottimale per ritrovare se stessi, in un luogo tranquillo e accogliente.
Categoria: Tempo
Foglie e Defunti
Novembre, tempo di foglie e di nebbia, come quella che ho visto stamattina, appena aperti i balconi: un velo sul paesaggio che mi ha intristito. Le foglie verdi e gialle ai piedi del Nocciolo mi hanno strappato un mesto sorriso, perché le ho comparate alle persone defunte: maschi, femmine, giovani, vecchi… nomi e volti che si sovrappongono, alcuni molto cari. “Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace” è una frase di Sant’Agostino sulla morte che immagino adottata dalle amiche Zulay, Gianna, Marta… prematuramente passate nell’aldilà, insieme con parenti, conoscenti, persone note o comuni. Il dopo riguarda tutti, ma rimane sullo sfondo, forse per sdrammatizzare, oppure confinare il più tardi possibile la dipartita. Ho scritto una poesia al riguardo, intitolata Dopo che considero un testamento spirituale e mi ha restituito un po’ di serenità. Comunque l’argomento rimane nel complesso un tabù, trattato con leggerezza soltanto dagli artisti, pittori e poeti soprattutto. La Natura, se interpellata francescananente può dare una mano. Come dice il poverello d’Assisi: “Laudato sii, o mio Signore/per sora nostra Morte corporale,/dalla quale nessun uomo vivente può scampare./ Il resto del Cantico delle Creature lo lascio al lettore, se crede.
Coriandoli e petardi…prima dei ceri 🕯️
Primo Novembre, festa di Ognissanti. Impossibile scordarlo, perché i saluti mattutini su WhatsApp rifuardano tutti questa giornata, dedicata a chi è trapassato. Un corteo di macchine tra poco raggiungerà il cimitero, a due passi da casa mia. Anzi, di norma sento le preghiere e i canti che il celebrante diffonde col megafono. È un evento insolitio, una sorta di festa per ricordare i cari defunti. Ogni famiglia ne ha e ciascuno si collega con l’aldilà in qualche modo. Da laica dubbiosa, io invidio chi ha fede e mi auguro che l’aldilà sia più accogliente della vita terrena, in parte commedia e in parte tragedia. Mi viene spontaneo richiamare I Sepolcri di Ugo Foscolo, poema affascinante dove il poeta sostiene che le tombe servono ai vivi. Ecco, per me il cimitero ideale è dentro il cuore delle persone, al netto di fiori e lumini. Ricordo un’anziana e buona vicina di casa che andava in cimitero più volte al giorno, per rendere omaggio al marito defunto. Io ho in casa diversi ‘altarini’ con foto di mia mamma Giovanna. In studio mi sorride Gianna De Paoli, la mia coetanea e collega di Lettere mancata il 2.05.2014. Quando la guardo, mi sento meglio, come rassicurata che sta bene dov’è. Comunque, che sia un giorno di festa lo hanno anticipato i coriandoli – proprio quelli che si usano a carnevale – gettati oltre il cancello ieri sera dai ragazzetti in ‘missione dolcetto/scherzetto’. Piuttosto dei petardi…
Halloween e Ognissanti
Oggi ultimo giorno di Ottobre che toglierei dal calendario, se fosse in mio potere. Quando avevo i cani, Luna e Astro, dovevo chiuderli nella panda color pavone dentro il garage per preservarli dai botti. Abitando in prossimità del cimitero, era tutta una esplosione di petardi, alcuni anche assai pericolosi. Andava meglio se pioveva, come mi auguro stasera. Le telecamere finalmente posizionate, forse scoraggeranno i festeggiamenti per halloween, festa pagana che non ci appartiene. Ma non mi salverò dal campanello e dal petulante ‘dolcetto o scherzetto’. Ammetto di essere diventata fastidiosa, però il clima riflessivo sul tema morte è andato a farsi benedire. Passi per le zucche decorate che hanno un bel colore, ma bare e fantasmi no. Tra l’altro, in questa data venne a mancare per tifo, tanti anni fa la 19enne zia materna di cui porto il nome, seguita a ruota dalla sorella Lina, di 17 anni. Un doppio lutto familiare che tutt’ora mi impressiona, aggiunto alla mestizia per tutte le persone giovani che vengono a mancare improvvisamente. Per Ognissanti preferisco l’intimità e l’introspezione. Tra i vari messaggi di stamattina, mi trova d’accordo e riporto il seguente: Tutta la mia stima per chi ad Halloween non organizza niente e si gode la serata in pigiama. Complimenti a chi lo ha pensato e a Mariuccia che me lo ha inviato.
Roberto Bolle: disciplina e bellezza
È stata conferita la laurea magistrale honoris causa in comunicazione a Roberto Bolle dall’Università degli studi di Firenze. Viene concessa per meriti eccezionali e straordinari in un determinati campo ed ha lo stesso valore legale di una laurea ordinaria. Nessun dubbio che il famoso ballerino se la sia meritata. Con il tocco sul capo e indosso la toga, legge un emozionante discorso, durante il quale ricorda con gratitudine Rudolf Nureyev – che incontrò a soli 15 anni – e con commozione i suoi genitori Mariuccia e Luigi. Mi sono appuntata alcuni passaggi letti dall’etoile: “La danza mi ha insegnato la disciplina del corpo, ma anche dello spirito. Più comprendiamo, più conosciamo, più diventiamo liberi. La cultura è un atto d’amore”. Parole intense ed eleganti espresse da Roberto Bolle, considerato uno dei ballerini più famosi della storia della danza. Il suo fisico scolpito è il risultato di anni di allenamento costante e di una disciplina alimentare rigorosa. Vederlo danzare è una meraviglia. L’artista è attivo in molte opere socio-culturali ed è Ambasciatore Unicef per la promozione dei diritti dell’infanzia. Lunga vita a Lui che a cinquant’anni compiuti (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) ha ancora molta bellezza da diffondere, dentro e fuori.
Sulla Solitudine
Lunedì è il giorno preferito della settimana, dedicato alla spesa, dopo la lettura del quotidiano. Tra una cosa e l’altra torno a casa tardi, verso mezzogiorno. Di norma, alle quattordici posto il post. Se non l’ho già pronto, devo stringere e fare tornare i conti. Non ho padroni e nessuno mi opprime, ma ci tengo a rispettare la mia tabella di marcia. Orbene, oggi trovo lo spunto, leggendo sul tablet che domani 28 ottobre esce il libro di Daria Bignardi Nostra Solitudine (Mondadori), non intesa come privazione bensì uno stato da cui trarre giovamento. Alla fine del libro la scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica riporta il verso di Emily Dickinson ‘Sarei forse più sola senza la mia Solitudine” che trovo molto efficace per rendere l’idea che si tratta di una condizione da cui si può ricavare benessere, se non proprio felicità. Insomma, la solitudine è una buona amica perché è l’unica che non ci lascia mai. Di certo comprerò il libro, a scatola chiusa perché intuisco di trovarci ciò che cerco: la condizione indispensabile per creare, che si tratti di scrirrura, pittura o qualunque espressione artistica. Ne consegue che io ho bisogno di stare sola per produrre le mie storie, racconti, poesie e perfino il post odierno. A costo di risultare poco ospitale. Vivendo da sola, ma non isolata devo anche occuparmi dei gatti, dei fiori, della gestione della casa e di me. Se devo scegliere tra un pranzo che mi appesantisce e una immersione letteraria che mi alleggerisce, è chiaro da che parte sto.
Foglie ottobrine
FOGLIE OTTOBRINE Raffiche di vento/disperdono per il giardino/foglie di ogni colore/ giallo verde marrone/ attraente gioco per il gattino. /Facile raccoglierle con la scopa,/ versarle poi nella vaschetta/ per conferirle infine nel bidone/ risulta un’azione imperfetta/ perché l’agile felino ci si tuffa,/ provocando un crepitio/ simile a un ciocco nel camino./ Come potrei rimproverarlo io?/ Ammiro del gatto la curiosità/ e la capacità di divertirsi con poco./ Generose foglie ottobrine/ verdi, gialle, marroni/ disposte a giocare/ sotto i polpastrelli di Fiocco/ un soffio prima di andare//. Ultima domenica di Ottobre, stavolta il post inizia con la poesia che ho scritto venerdì, dopo aver raccolto una marea di foglie sparse per il giardino e l’accesso al garage. Del Fico soprattutto, ma anche della Rosa rampicante, del Melo, dell’Albicocco e del Susino. Fiocco si è divertito e io ho partecipato al ‘cinema’, congratulandomi con la Natura che riesce sempre a stupire, persino quando i suoi elementi stanno per essere archiviati. Tra l’altro la parola foglia mi è cara, perché entra nel titolo del mio romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio, uno dei primi. Spontaneo per me ricordare anche la canzone La vie en rose, scritta, interpretata e portata al successo da Edith Piaf nel 1945. Una delle canzoni francesi più famose al mondo. Merito dell’interprete… ma anche delle foglie e del loro significato simbolico, legato ad armonia ed equilibrio. 🍂
Frattura (religiosa) ricomposta
Da universitaria ho sostenuto alcuni esami di Storia delle Religioni. Correva voce che fosse relativamente semplice avere voti alti – il che era attrattivo – ma mi incuriosiva il mondo delle Religioni, così inquieto ed inquietante. Lo scisma anglicano, a causa del quale la Chiesa d’Inghilterra ruppe con quella Cattolica romana è stato uno degli argomenti forti. Enrico VIII che voleva divorziare da Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena mi pareva allora un atto di coraggio sentimentale. Poi capii che fu solo la goccia che fece traboccare il vaso. Ecco che adesso, dopo cinque secoli, la frattura religiosa viene, per così dire ricomposta. Re Carlo III e Papa Leone XIV pregano insieme nella Cappella Sistina durante un incontro definito storico. La preghiera in comune del sovrano e del pontefice rappresenta senz’altro un’apertura tra chiesa cattolica e anglicana. Pace, povertà e ambiente sono i temi della visita di Stato in Vaticano di Carlo d’Inghilterra. La tutela dell’ambiente, promuovere la pace e la cooperazione sono temi cari ad entrambi, trascurati purtroppo tra le ‘alte sfere’, espressione usata da Bertold Brecht nella sua produzione teatrale e poetica in riferimento alle classi dirigenti. In Medio Oriente la guerra è stata sospesa, ma la Pace è ancora di là da venire. Oltre all’atto devozionale, si può pregare anche con la musica, la pittura, la poesia… l’Arte in tutte le sue declinazioni. La cultura e la chiesa unite possono smantellare il silenzio.
Una pigna per souvenir
In cucina sono un disastro, non tanto ai fornelli dove me la cavo, quanto per la capacità di accumulare carta e cartoni, non solo a comodo dei gatti -:che ci vanno matti – ma per una tendenza all’accumulo, fors’anche per una deformazione professionale a riempirmi di materiale didattico. Aggiungiamoci che a otto anni mi sono trasformata in babysitter di mia sorella minore e qualcosa si capisce. Mi capita di compiacermi della mia situazione di single – con qualche variante – perché un eventuale marito a ragione mi avrebbe ‘crocifissa’. Ho già chiarito che la stanza preferita è lo studio, dove infatti trascorro diverse ore, in compagnia di Fiocco acciambellato sulla fotocopiatrice e di Pepita sopra i quaderni sparsi sulla scrivania. L’ordine non è di casa, ma trovo il caos stimolante. Tornando al disbrigo effettuato in cucina e rinviato varie volte, ho riempito il bidone della plastica e della carta, salvando dal macero: piccoli contenitori per alimenti (ecco dove erano finiti), un detergente Cera di Cupra e una Crema Idratante alla Veronica, una cesoia, diversi emollienti per labbra (chissà come finiti in cucina), un paio di matite, un pennello… perfino una pigna, souvenir delle mie puntate a Lignano Sabbiadoro negli anni passati, quando mio figlio era piccolo. Un posto frequentato volentieri era il Parco Hemingway, con giochi, strutture ginniche e pini marittimi. Tutto sommato, mi sono liberata di molta ‘paccottiglia’, ma è riemerso un momento piacevole legato alle emozioni e all’ambiente marino.
Grande Malala! 🌷
L’ultima copertina del settimanale il venerdì di Repubblica è dedicata a Malala Yousafzai, Nobel per la Pace, vinto nel 2014 a soli 17 anni, la più giovane premio Nobel per la pace. Il 9 ottobre 2012 la ragazza 15enne aveva subito un attentato dei talebani, a causa del suo impegno per l’istruzione femminile e per i diritti delle bambine nel suo Paese. Oggi ha 28 anni, si è laureata a Oxford, si è sposata con Asser Malik, continua a battersi per la “Generazione Malala” e ha scritto un libro, Finding My Way (Garzanti), una sorta di diario dove informa su quello che ha subìto dietro le quinte, compreso il nervo facciale reciso dallo sparo “con il suo adorabile viso un po’ cubista” come dice Antonello Guerrera, autore del servizio. Che sia una bella donna non ci piove, ma è il suo temperamento e la sua incrollabile speranza in un mondo migliore ad essere fuori del comune. Con la sua fondazione, Malala Fund, sostiene l’insegnamento online e le scuole clandestine in Afghanistan dove i Talebani sono tornati al potere. Di recente è stata in Egitto per raccogliere le tragiche estimonianze dei bambini di Gaza. “Non abbiamo fatto abbastanza contro questo genocidio. Però i bambini alla fine trovano sempre un modo per continuare a vivere. Nonostante tutto”. Grande Malala!
