Mentre mi lavo il viso di mattina, accendo una vecchia radio che mi connette col mondo: riconosco le voci che salutano chi è all’ascolto, proponendo dei quesiti e/o inviando canzoni. Un momento piacevole per iniziare col sorriso la giornata. Però ciò che sento stamattina mi lascia esterefatta. Uno studente universitario ha dichiarato che preferisce ‘colloquiare’ con ChatGpt piuttosto che con un amico in carne e ossa, non ci posso credere! Tra l’altro, mio figlio dice che non devo credere a tutto ciò che leggo, pertanto spero che si tratti di una bufala. Comunque approfitto della notizia per interrogarmi e imparare qualcosa. Intanto cos’è un chatbot, noto anche come robot di conversazione: un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. L’obiettivo è fornire risposte automatiche che possano sembrare umane. Sul verbo sembrare mi fermo, convinta che c’è una bella differenza tra sembrare ed essere. Suppongo che chi ha dato la risposta succitata soffra di isolamento, oppure abbia avuto delusioni sentimentali. Ma come si fa a preferire una macchina, per quanto utile in svariati ambiti all’ascolto di un amico? Da un’inchiesta del settimanale la Repubblica, per metà degli studenti l’IA è ‘un’amica’ e quasi un adolescente su due le chiede aiuto. Ipotizzo le cause: fragilità emotiva, mancanza di ascolto, auto isolamento. Penso al fenomeno sociale ‘hikikomori’, nato in Giappone negli Anni ’80, ma anche al film ‘Io e Caterina’ sempre del 1980 con Alberto Sordi e il robot tuttofare Caterina, l’intelligenza arficiale applicata alla vita domestica. Allora pareva fantascienza. Adesso inquieta la società attuale, globalizzata e individualista.
Categoria: Tempo
La Nostra Lingua Italiana, di Riccardo Cocciante
Riccardo Cocciante ha compiuto ieri 80 anni. L’ho sentito per televisione e gli faccio gli auguri, perché apprezzo i suoi testi e la sua musica, oltre al fatto di essere un artista ‘nomade’. Nato a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946 da padre italiano e madre francese, esordisce come cantante in Italia; poi si trasferisce negli stati Uniti e successivamente in Francia. Adesso vive a Dublino. Le origini cosmopolite, il lavoro all’estero, il suo percorso artistico fanno capire perché abiti fuori dall’Italia, dove peraltro torna spesso per eventi e spettacoli, mantenendo stretti rapporti artistici. Tra i suoi brani più famosi: Margherita, Questione di feeling, Celeste nostalgia… ma io sono grata al cantante e cantautore per un brano in particolare, utilizzato varie volte in cattedra durante l’ora di Poesia. Il testo, del 1993, è piuttosto lungo (sei strofe), perciò mi limito a riportare solo la prima. La Nostra Lingua Italiana Lingua di marmo antico di una cattedrale/lingua di spada e pianto di dolore/lingua che chiama da una torre al mare/lingua di mare che porta nuovi volti/lingua di monti esposta a tutti i venti/che parla di neve bianca agli aranceti/lingua serena, dolce, ospitale/la nostra lingua italiana. Gli aggettivi che Cocciante riserva alla nostra lingua nelle altre strofe sono: nuova, divina, universale, ideale, generosa, sensuale che non necessitano di spiegazione ma inorgogliscono assai. La musica che accompagna il testo è raffinata e avvolgente. Un ausilio didattico di cui mi sono servita con molto piacere. Del restoi testi delle canzoni dell’artista – nati dalla collaborazione con grandi parolieri – sono considerati fondamentali nella storia della musica italiana per la loro intensità emotiva. Cocciante si esibirà in P.zza San Marco a Venezia, insieme con Andrea Bocelli e Claudio Baglioni tra il 25 e il 30 giugno prossimi. Una cornice spettacolare per una musica senza tempo.
Evviva la lumaca 🐌
Oggi è la Giornata Mondiale della Lentezza, conosciuta anche come “San Va-Lentino” contro i ritmi frenetici della vita quotidiana, rivalutando il piacere della calma e della riflessione. Nata nel 2007, ideata dall’Associazione “L’Arte del Vivere con Lentezza”, come ribellione verso lo stress. Le iniziative raccomandate sono passeggiate lente, letture e degustazioni che sottoscrivo (con riserva per l’ultima). Riscoprire il valore del tempo e la qualità delle relazioni è salutare e rigenerante. Da parte mia cerco di impegnarmi, senza strafare. Ho impostato la mia settimana, uscendo in auto per incombenze a giorni alterni, dedicandomi al disbrigo di faccende domestiche quando la macchina resta in garage. Cammino con parsimonia e frequento la palestra -:sala pesi – con regolarità a metà settimana. Non mi ritengo sedentaria, sebbene trascorra in studio per scrivere diverso tempo. Posto nel mio blog ogni giorno un pezzo che inserisco tra una poesia e la progettazione di un nuovo romanzo. Il tempo scorre secondo un’andatura ‘turistica’ di media velocità. Non invidio chi va di fretta e non biasimo chi è costretto a farlo per esigenze familiari, con l’augurio di rallentare. In passato ho dovuto andare spesso di corsa, sognando un tempo di relax, finalmente arrivato con la pensione. Nel mentre ho perso in energie, ma ho guadagnato in serenità. Mi basta e avanza quello che ho e non ho rimpianti. Milan Kundera, nel romanzo breve e riflessivo “la lentezza” (1995) celebra il piacere dell’ozio. Del resto già gli antichi consideravano l’otium, dedicato alla riflessione, allo studio e alla crescita interiore in contrapposizione al negotium, ovverosia al lavoro frenetico e agli affari. Inevitabile pensare al celebre proverbio “Chi va piano va sano e va lontano” e al significato simbolico della lumaca.
“La natura dà e la natura toglie”
Una ventina d’anni fa vinsi un concorso letterario. Il premio consisteva nel soggiorno di una settimana in una località turistica. Conobbi Liliana proveniente dalla Puglia durante il Corso serale tenuto ad Asolo per adulti interessati a conseguire la licenza media. Lei allora abitava a Crespano dove vive tuttora un figlio. Sì instaurò una bella amicizia tra insegnante e allieva che dura tuttora. Fu un’esperienza positiva che però non ebbe seguito: mi inquietava sapere a casa da solo mio figlio 12enne, mentre io ero al lavoro dalle 20 alle 23 circa. Quando seppi della vincita per un testo che mandai, pensai subito alla Puglia che scelsi per il soggiorno premio. Finite le scuole a Giugno, presi il treno e approdai a Torre dell’Orso dove venne a trovarmi Liliana che mi fece conoscere le meraviglie del Salento. A Torre Sant’Andrea nel territorio di Melendugno (Lecce) presi il sole e scattai diverse foto, anche alla spettacolare creazione naturale chiamata Arco degli Innamorati, purtroppo crollata nella notte di san Valentino, briciolata dal mare. Mi sembrano appropriate le parole del sindaco Cisternino: “Un colpo al cuore durissimo, la natura dà e la natura toglie”. A causa del ciclone Oriana, il boato e poi il crollo. Se l’evento fosse capitato d’estate, sarebbe stata una tragedia per turisti e bagnanti, a detta del geologo Giovanni Caputo che ribadisce l’importanza del monitoraggio della costa, per evitare o almeno rallentarne l’erosione. Ripenso alla frase: “La natura dà e la natura toglie”: mi chiedo se il crollo dell’iconico arco non sia un atto d’accusa contro gli eventuali inadempienti, oppure un’inevitabile calamità legata al cambiamento climatico. Per fortuna rimangono le immagini e i video a documentare un simbolo del Salento che ora dovrà cercarne altri.
“Quando la tecnologia è tabù”
Ho una simpatia particolare per i vecchi, forse perché non ho conosciuto i nonni da bambina. Perciò mi colpiscono le vicende che li riguardano, specie se a lieto fine, come quella che ha per protagonista Alfredo Lutzu, 86 anni, di Prato. Ha ricevuto una busta verde dal Comune con dentro una multa e le istruzioni per scaricare il verbale, eccetera. Solo che Alfredo ha un vecchio telefonino ed è impossibilitato a procedere. In sovrimpressione al servizio trasmesso in tivù sul primo canale stamattina scorre il titolo: Quando la tecnologia è un tabù. La multa digitale alla fine viene annullata, ma per il pensionato non è stato facile venirne a capo e ce lo spiega: “Multa con il Qr Code. Non ho smartphone, pagarla è un incubo”. Avrebbe potuto andare in un Caf per fasi stampare il verbale cartaceo, comunque qualcuno lo ha aiutato, dato che la vicenda si è risolta positivamente. Piuttosto sposterei l’attenzione… sulla disattenzione (scusate il bisticcio di parole) verso le persone in là con gli anni che decidono di fare a meno della tecnologia. A una certa età uno rinuncia a molte cose, anche al superfluo. Assodato che la tecnologia è utilissima in svariati campi, va da sé che non è obbligatorio essere aggiornati su tutto. Il mio tablet ha compiuto cinque anni e non ricevo più gli aggiornamenti: un impiccio in meno. Finché mi consente di scrivere sulla tastiera e di connettermi con i lettori, basta così. Pesa abbastanza, perciò quando vado a fare la spesa mi porto dietro un foglietto di carta con l’elenco delle cose da acquistare scritte con la matita (che non si scarica). E non sono la sola.
Candelora, origini cristiane e pagane
La Candelora, celebrata il 2 febbraio (40 giorni dopo il Natale) è una festa liturgica cristiana che ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria. Nella celebrazione liturgica si benediscono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”. Nell’antichità, i primi giorni di febbraio erano festeggiati con riti pagani tesi a sottolineare i movimenti della terra che precedono la primavera, la nuova vita, la nuova luce. Nell’antica Roma, all’inizio di febbraio si svolgevano processioni con fiaccole accese in onore della dea Giunone Februata (purificata) per festeggiare il passaggio dal buio e freddo inverno alla luminosa e tiepida primavera. In alcune parti d’Italia, questi giorni vengono chiamati “i giorni dell’orso” perché, se il tempo è buono questo animale esce dalla tana dopo il freddo dell’inverno. In America la marmotta fa altrettanto, osservando il cielo, cosicché il 2 febbraio è chiamato “il giorno della marmotta”. Pertanto a questo giorno vengono riconosciute delle proprietà “barometriche” in relazione al tempo che può essere cattivo (precipitazioni e vento) o gradevole (con cielo sereno). Vero è che mezzo inverno è passato, e a me la cosa non spiace affatto. In riferimento al noto proverbio, oggi non è brutto e neanche bello. Accenderò delle candele in casa, per purificare lo spazio e promuovere l’armonia.
Ragazzino risolutore
Riccardo è il nome del ragazzino 11enne lasciato a piedi dal bus in Cadore, perché sprovvisto del biglietto ‘olimpico’ e costretto a farsi sei chilometri a piedi tra gelo e neve (- 3 gradi) tanto da rischiare l’ipotermia. Soprattutto l’ultimo chilometro è stato doloroso, secondo la testimonianza della madre che non gli aveva dato il cellulare e non aveva aggiornato il costo del biglietto standard, strepitosamente lievitato per le imminenti Olimpiadi invernali da € 2.50 a € 10. I genitori hanno sporto denuncia verso l’azienda e l’autista è stato sospeso in via cautelativa, in attesa degli accertamenti di Dolomiti Bus. Al centro dell’attenzione mediatica, credo che Riccardo sia già diventato una star. Successo martedì a Vodo di Cadore. Mi sento di solidarizzare con l’atletico studente di prima media, meno con la madre che doveva accertarsi di dargli in mano il biglietto giusto e magari un contatto per le emergenze. L’autista avrà una bella gatta da pelare: avrebbe potuto fare lui una telefonata ai genitori del minore. Però in questo caso lo si investe di una responsabilità extra, in capo a chi ha la responsabilità genitoriale. È palese la tendenza a fare lo scarica barile. Gli adulti sono difettosi, chi per un verso e chi per un altro. Da questa storia fortunatamente risoltasi senza dramma, ne esce bene il ragazzino, impegnato in una dura prova psico-fisica che non scorderà.
“Seduta divina” 🪑
“Se la seduta è divina è solo una bella coincidenza” è il breve articolo di Aurelio Magistà sul settimanale il venerdì: mi viene tra le mani a fine giornata di ieri e si incastra con quanto mi è successo in giornata. È ritornata a casa la mia sedia da regista (leggera, richiudibile e facilmente trasportabile) rinnovata nella tappezzeria e pronta per tante accoglienti sedute. Ho in sala un vecchio salotto di velluto della Doimo, uno dei primi acquisti fatti con i miei soldi, bellissimo quarant’anni fa, ora terreno di giochi e battaglie dei gatti. Prima di andare in pensione pensavo di cambiarlo. Nel mentre è emersa l’artrosi e ho optato per una confortevole poltrona relax della Dondi Salotti, quindi non ci ho più pensato. Sono di spirito felino e apprezzo la solitudine che mi rende padrona del mio tempo. Chi viene a trovarmi, si accomoda dove capita, ma non sulle poltrone pressoché sfondate. Dopo il secondo intervento di artoprotesi ho recuperato dalla cantina la sedia da regista, in precedenza usata fuori, trovando che “la seduta è divina” quanto a confort, intendendo l’autore dell’articolo che i nomi dei prodotti non sono mai casuali. Però i segni dell’usura chiedevano un intervento. Passata dal calzolaio e dalla sarta senza successo, contatto Adriano Tittoto che aveva lavorato con il noto tappezziere di Asolo e mi mette in contatto con Federica Zorzetto, grintosa e abile erede del padre. La sedia parte, con due nuovi cappucci copri spalliera realizzati in 3D da Manuel Munaron. Ieri è ritornata a casa rinnovata. Sembra una cosa da poco, ma ha il sapore del recupero, della collaborazione e anche del risparmio. 🪑
I giorni della merla
Diversi messaggi mi ricordano che oggi, domani e posdomani sono i giorni della merla, per cui non posso sottrarmi di dire la mia che ha per protagonista il passeriforme. È nota la leggenda secondo la quale il piumaggio è diventato nero: una merla a fine gennaio cerca riparo dal freddo in un comignolo e quando lo lascia le sue piume prima chiare sono diventate scure per la fuliggine. Nella realtà, solo il piumaggio del maschio è di un bel nero lucente – il becco giallo – mentre la femmina è più bruna e meno vistosa. È un animale solitario e adattabile che ha imparato a convivere con gli uomini, trovando nei giardini, nei cortili e nei balconi ambienti ricchi di risorse. Anni fa, ce n’erano parecchi a Castelcucco, costituivano un simpatico vedere, non so che fine abbiano fatto. Uno, appollaiato su un ciliegio mi aveva offerto lo spunto per la poesia che segue, scritta a maggio, tornando esausta da scuola, sognando la pensione. Merlo dal becco giallo/che banchetti lassù/tra i frutti golosi/come son faticosi/certi rientri da scuola/roca la voce, il cuore spezzato/da qualche alunno esagitato/che tra i banchi il suo posto/non ha trovato/ride, disturba e gira/sbagliando la mira/del bersaglio./Ormai la scuola è finita/qual fiume in piena scorre la vita./Come te voglio zampettare/tra la rena in riva al mare.//
Frane e case
Caltanissetta, mille persone evacuate a causa della frana di Niscemi. La zona rossa a rischio aumenta e gli abitanti non potranno più rientrare. Il sindaco Conti Massimiliano Valentino amaramente afferma: “Lo sapevano anche i bambini” che la collina era fragile. Episodi significativi di instabilità si erano manifestata già nel 1790. Poi la collina era franata il 12 ottobre 1997, con cedimento di abitazioni e la distruzione della chiesa nel quartiere Sante Croci. “Un Vaiont senza diga” è un efficace commento online. Dunque la storia non ha insegnato nulla, anzi gli orecchi sono stati sordi. Adesso, in fase emergenza le famiglie evacuate saranno sostenute per un anno con sussidi tra 400 e 800 euro al mese. Ma dopo? Per Niscemi serve un intervento nazionale apposito, Non vorrei essere tra gli sfollati, e nemmeno tra gli amministratori. Ho dedicato una poesia alla mia casa di proprietà, dopo 15 anni di mutuo e molti soldi spesi per il progetto e la realizzazione. Adesso sono contenta dell’investimento fatto, a ridosso della piazza e vicino al cimitero, cosicché ho il lato a ponente totalmente libero da edifici, nel mentre cresciuti come funghi. In passato ho fatto l’esperienza della vita in condominio, senza particolari problemi. Ma in una casa propria è decisamente meglio, senza l’urgenza di condividere spese, annessi e connessi. Rispetto alla poesia Il mio Eden, non ci sono più i cani, ma sopravvivono more, lamponi e ciliegio giapponese “senza più pretese!”.
