Poche ore e chiuderemo l’anno 2025! Ho già predisposto il nuovo calendario sotto quello che sta per concludere l’onorato servizio. Devo ancora sbrigare qualche faccenda prima di Capodanno. Non mi spendo in preparativi goderecci, preoccupata di proteggere dai botti di stasera i miei conviventi felini: Grey, Pepita e Fiocco. Non tutti festeggeranno, specie chi ha perso un proprio familiare; parlo di molte persone, note e meno note. Comunque c’è anche chi si è salvato ed è ancora tra noi, grazie alla sollecitudine di un medico. Lui si chiama Alberto Brolese ed è diventato un medico eroe. Direttore della chirurgia generale 2 di Trento, il giorno di Santo Stefano era ad Adria in vacanza, interrotta prontamente, mettendosi alla guida verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, per soccorrere un 77enne che aveva mangiato troppe lenticchie e si era procurato una lesione all’esofago. In realtà non c’entrano le lenticchie – poteva essere qualunque altro cibo – ma la sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago che comporta una mortalità dell’80 %. Un paziente in fin di vita e 200 chilometri da percorrere ad alta velocità, col fazzoletto bianco fuori dal finestrino, per dimostrare che non faceva il furbo sulla corsia di emergenza. Intercettato da una pattuglia della polizia stradale, viene scortato nella parte finale del viaggio ed entra in sala operatoria. L’interveno dura quattro ore e il paziente viene dichiarato fuori pericolo. Grazie al chirurgo, alla polizia… e alla buonasorte.
Categoria: Tempo
Botti (illegali) addio…
La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.
Dalla capanna
Venerdì 26 Dicembre, Santo Stefano. Esco in piazza per una rapida consegna: il paese sembra spopolato. Mi chiedo se la gente stia dormendo dopo le abbuffate, oppure sia in vacanza sulla neve o altrove. Incontro di striscio solo un uomo con un ragazzino al seguito, presumo padre e figlio. Ad occhio avrà 7-8 anni, parla e gesticola mentre l’adulto cammina con gli occhi puntati sullo smartphone. Mi coglie un attimo di sconforto, pensando che l’ascolto è fuori discussione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha officiato a Gaza, esibendo la statua di Gesù Bambino per una carezza, un gesto commovente che mi richiama le parole di un messaggio giuntomi sul tablet: “Per risolvere i conflitti, Dio non ha inviato eserciti, ma un bambino”. Ecco, recuperare il cuore di un infante sarebbe un efficace deterrente per le guerre. Intanto in Italia si registra un calo notevole delle nascite e la nazione è sempre più un Paese per vecchi che sono una risorsa. Però i giovani se ne vanno, “Otto su dieci guardano all’estero” e “Il lavoro? All’estero il 79% dei giovani”, così titolano due articoli letti sul Gazzettino un paio di giorni fa, confermando che il Belpaese non è un posto per i giovani. Sono confusa, percepisco che oggigiorno la vita si è complicata per tutti. Il messaggio che proviene dalla capanna offre una via d’uscita.
Nespolo Festoso… e Buon Natale 🎄
Cari Lettori, Buon Natale! Oggi sarò breve, ma non voglio mancare al consueto appuntamento. Se volete, potete aggiornarmi voi su come state trascorrendo questo giorno speciale. Ho pensato per tempo a un dono fatto in casa: una poesia con foto. È successo così: in un angolo destinato all’orto dove vado a raccogliere la salvia c’è un Nespolo giapponese, sorprendentemente fiorito a Dicembre. Sta lì da qualche anno, ma non mi ero mai accorta prima della specialità di fiorire col freddo, diversamente dal Nespolo comune. I fiori sono piccoli e profumatissimi, riuniti in grappoli. Ho pensato che fa da contrappeso all’Abete addobbato. Di conseguenza, mi sono venuti i seguenti versi, che intendo augurali e che vi dedico: Nespolo Festoso In questo giorno speciale/non voglio essere banale/evito auguri confezionati/tanto quanto regali pagati./Cerco qualcosa riposto/tra le pieghe della mente/da offrire serenamente/a chi considera le parole./Non è tempo di viole/a DIcembre infreddolito/ma il Nespolo è fiorito/per intenerire il cuore./Bianco di un solo colore/il grappolo profumato/compete con l’Abete variegato/per infondere puro amore//. Buone Feste
Passaggio del testimone
Gabriella passa il testimone. Dopo quindici anni di onorato servizio al Bar Caffetteria Mirò si ritira a vita privata. O quasi, nel senso che non è ancora da pensione. Le spiace lasciare il lavoro di barista che considera come un figlio – parole sue – ma si illumina al pensiero che avrà finalmente sabato e domenica liberi, un miraggio dopo una vita fatta dietro il banco. Seconda di sei fratelli, si è allenata al contatto con il pubblico già in famiglia, dato che ha appreso l’arte dai genitori. Il suo è uno dei tre locali dislocati in piazza, con una affezionata clientela. Molto cordiale la gestione della titolare, che accompagna la consumazione senza lesinare sorrisi e due chiacchiere, tanto che la sosta va ben oltre la lettura del quotidiano. Così almeno è stato per me, che considero il bar anche una fonte di informazioni sul paese. Me ne farò una ragione. Gabriella è una persona ancora giovane, che dimostra meno dell’età anagrafica. Si merita una seconda giovinezza e di prendersi qualche libertà che finora si è negata per gestire il locale che apre molto presto. Tanto i clienti affezionati non scappano e in qualche modo mantengono i contatti. Intanto possono lasciare un saluto nella scatola che Gabriella ha predisposto con la scritta: “I vostri pensieri saranno i miei ricordi”. Sabato sera aspetta tutti per un brindisi di saluto. Ci saremo! 🥂
Pio Zardo. Un artista, un uomo
“Angeli in festa” è il titolo dell’opera di Pio Zardo, Tav.112, riportata nel volume PIO ZARDO Una Vita per la Pittura Una Pittura per la Vita, di Franca Tonelli, presentato il 2 Dicembre scorso a Mussolente e il 10 Dicembre a San Zenone. Nella varietà dei soggetti rappresentati nei dipinti dal Maestro, immagino che l’Angelo suoni la tromba per ringraziarlo di avere usato sensibilità e talento a favore della bellezza e dello spirito. Nella poderosa biografia, moltissime sono le tavole che coprono un arco di tempo lungo una vita: dal periodo torinese alla maturità artistica. Tra le mie preferite: La mamma Emma, La moglie Maria, Dolce riposo (in copertina), Il Patriarca Bepi, La sposa dall’abito nero, Eleganza, Donna in nero con un filo di perle, Estate, In posa, Presepe… ce ne sarebbero molte altre, ma lascio al lettore indagare. Pio ha trasmesso l’indole artistica ai figli Marta, Noè e Ruben, come documentano le Tav. 25, 26 e 27. La nipote Veronica De Martin ha curato il progetto grafico e la composizione dell’opera. L’autrice Franca Tonelli racconta in punta di piedi la storia privata e artistica di Pio che le confida: “…quello che sono ora: vecchio sì, ma contento della vita che ho vissuto… piena di fatiche e difficoltà, è vero, ma anche di gioie e soddisfazioni: la mia famiglia, il mio lavoro, la pittura”. Appropriato il sottotitolo Una Vita per la Pittura, Una Pittura per la Vita. Onorata di avere conosciuto Pio, che leggeva i miei post. Grazie all’artista e all’uomo. 🌻
In tema di regali
Sono piuttosto refrattaria alle feste natalizie, specie se esaltano l’immagine a scapito del significato. Perciò mi sono ripromessa di non fare regali e di donare, se possibile un’emozione. A riguardo ho in cantiere una poesia illustrata che recapiterò a tempo debito. Domenica scorsa, nela Piazza dell’Amicizia a Castelcucco c’erano le casette con esposti vari prodotti artigianale, tra cui oggetti fatti con la cera. Mi sono innamorata di un angioletto che ho acquistato per Gina, la nonna di Manuel, arzilla 95enne che segue il programma Forum come me. Ieri ho avuto prezioso ospite Manuel, suo nipote che ha consegnato il piccolo dono a Nadia, la madre che stamattina lo ha messo nelle mani di Gina, lasciandola… “a bocca aperta”, testuali parole di Nadia. L’angioletto, simbolo di pace, protezione e salute è stato posto sul comodino. Mi ha procurato grande soddisfazione sapere di aver meravigliato Gina, un concentrato di simpatia e una testimonianza di sana longevità. Temevo fosse un oggetto puerile… ma poi mi sono ricreduta, ricordando che le due età contrapposte della vita si assomigliano. Infatti, nonostante le differenze, infanzia e vecchiaia condividono vulnerabilità e dipendenza, favorendo legami intergenerazionali che arricchiscono molto.
Incontro conviviale
Domenica luminosa… e festosa! Sotto la tensostruttura in Piazza dell’Amicizia a Castelcucco si celebra la Festa della Terza Età, cui partecipo anch’io. Ad occhio oltre cento persone, tra uomini, donne e una decina di volontari addetti al servizio. Brusio di fondo, teste calve e canute chine sui lunghi tavoli rivestiti di rosso. Arriva l’antipasto che profuma di funghi e polenta, un appetitoso assaggio, per non compromettere i primi piatti: risotto con radicchio e gnocchi al ragù. Parte una musica di sottofondo del tutto superflua, perché coperta dal chiacchiericcio esorbitante. Io però non parlo, osservo e fisso qualche impressione da utilizzare poi nel post. Arriva anche il secondo: vitello, cotechino con erbe e purè (ovvio che salto la cena). In prossimità della cassa, intravedo Antonella, la vicesindaca di lilla vestita, che più tardi passa a raccogliere i soldi. L’ex sindaco, Adriano Torresan sta al banco di mescita. Suppongo ci sia anche il sindaco Paolo Mares, ma difficile scorgerlo tra questa marea. Dato che diverse persone escono con borse e scatole in mano, suppongo che sia possibile acquistare il cibo anche da asporto. Buono a sapersi. L’incontro conviviale è senz’altro riuscito. Se ci siamo ritrovati in tanti per pranzare insieme, significa che in tanti godiamo di buona salute. Deo gratias!
Il “re del make-up”
Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!
Evviva la Cucina Italiana!
Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)
