“Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, nella chiesa c’è spazio per tutti”: parole di Papa Bergoglio, in risposta al polverone suscitato da una sua battuta ritenuta omofona. Il pontefice si scusa per aver usato un termine romanesco, teso a criticare la presenza di omosessuali nei seminari. Il termine ‘frociaggine’, pronunciato a porte chiuse con i vescovi durante l’assemblea generale della Cei ha acceso il dibattito tra vescovi italiani e comunità LGBTQ+, un incidente comunicativo che ha innescato le polemiche e che una nota della sala stampa vaticana ha messo a tacere. Umanamente ritengo che vada riconosciuta al Santo Padre la possibilità di una defaiance. L’operato durante la lunga vita testimonia la sua buona fede. Provo simpatia per Papa Francesco dal tempo dell’elezione: il suo modo di fare e di dire sono congeniali al ruolo e al nome scelto. Di questi giorni sto leggendo il libro prestatomi da Lucia LIFE La mia storia nella Storia, l’autobiografia di Papa Francesco scritta con Fabio Marchese Ragona. Lungi da me farne una recensione prima di averne completato la lettura – ho letto metà dei XIV capitoli – ritrovo nelle pagine lo spirito indomito del pontefice. Il piccolo Jorge amava molto nonna Rosa che gli insegnò a pregare. La madre Regina sognava per lui un futuro da medico, mentre nonna Rosa fu molto felice quando comunicò la sua chiamata al sacerdozio, nel 1955. In un passo che riguarda la fine della seconda guerra mondiale, ricorda “come vivono i nostri fratelli e sorelle nella martoriata Ucraina, in Siria, Yemen, Myanmar, Medio Oriente, Sud Sudan… e in tutti gli altri Paesi dove si vive ancora la tragedia della guerra”. Un tema di attualità irrisolto, molto più pesante di quello riguardante gli omosessuali, una goccia nel mare!
Categoria: Tempo
Maggio, tempo di rose e di ciliegie
Non so se sia un caso, ma ho messo sulle unghie lo smalto color ciliegia, frutto purtroppo non maturato quest’anno a casa mia, causa le abbondanti piogge e le sfavorevoli condizioni climatiche. Così rimedio andando con Lucia alla Mostra delle ciliegie di Maser, giunta alla 32esima edizione. Gli stand sono dislocati nel vasto parco difronte alla storica Villa Barbaro, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1558 circa, per l’umanista Daniele Barbaro e suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia. Originario dell’Asia Minore, il ciliegio si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia. La location per l’evento non potrebbe essere migliore, sebbene quest’anno la produzione del prelibato frutto sia calata del 40% e di conseguenza il prezzo alla vendita sia aumentato. Spero che i produttori riescano in qualche modo a compensare le perdite. Io compero un cestino di ciliegie all’ingresso del Viale dei Tigli per otto euro, ma al supermercato le ho pagate 9.90. In un altro stand acquisto un vaso di confettura di ciliegie da regalare a un’amica. Anni passati avevo comperato uno snocciolatore, per trasformare i rossi frutti in gustose marmellate. I capricci del tempo – e di più i danni inferti all’ambiente dall’uomo – stanno esibendo il conto. Le primizie sono state rovinate dal meteo e si spera nelle varietà tardive. Maggio per antonomasia è il mese delle rose e delle ciliegie. Infatti ieri sera ho tagliato alcune rose color corallo e le ho messe in vaso per gustarmi gli occhi, ma anche evitare che il prossimo acquazzone le sciupi. Temo che le turbolenze meteo non siano esaurite. Nel mentre godo di ciò che offre la natura, dato che le quattro stagioni – come dice un simpatico messaggio – sono sopravvissute solo sulla pizza!
Sorpresa nell’orto!
Vado nella piccola zona riservata all’orto per controllare se le due piantine di zucchina messe a dimora un paio di giorni fa hanno bisogno di acqua – dubbio legittimo perché la terra è bagnata dalle recenti e abbondanti piogge – ed una piantina è sparita! Non credo ai miei occhi e controllo nelle immediate vicinanze nel caso mi confonda, finché un lumacone grosso e marrone mi risolve l’arcano: se l’è mangiata lui! Avevo messo una retina di protezione per i gatti, onde evitare che, sentendo la terra smossa la considerassero un invitante servizio igienico, ma non avevo pensato al ghiotto lumacone che ha banchettato a mie spese, o meglio della tenera piantina di zucchina. Attorno all’altra ho distribuito della cenere, pensando che disturbi il percorso dell’ingordo. A questo punto penso di realizzare un mini orto pensile, sulla griglia di ferro sotto le Ortensie per avere un controllo più diretto sulle orticole ed evitare che le giovani piantine vengano spazzolate prima di poter produrre. Al di là della storiella che può fare sorridere, sono tempi duri per i coltivatori causa il clima, annessi e connessi. Molte aziende hanno chiuso ed altre sono in procinto di farlo. La frutta al supermercato ha raggiunto prezzi esorbitanti. La produzione delle ciliegie, a causa del maltempo ha subito un calo del 40% e non so se la settimana prossima ci sarà a Maser la tradizionale mostra mercato. Speravo di poter assaggiare almeno qualche rosso frutto dal mio albero di ciliegie che purtroppo ha disseminato alla base decine e decine di frutti abbozzati e abortiti. Visto che amo i fiori, sto seriamente pensando di provare a coltivare qualche specie edule (nasturzio, mirto, fiordaliso…), sperando che sia sgradita alle limacce.
Ciao mamme! 💖
I piccoli garofani bianchi di mia madre sono in piena fioritura e diffondono un intenso profumo anche a distanza. Lei è mancata molti anni fa, ma i garofani continuano a farmi compagnia, accarezzandomi l’anima. Mi piace associare un fiore alla figura materna, soprattutto oggi che è la festa della mamma che si celebra dal 1959. Si tratta di una ricorrenza mobile, dato che la data non è sempre la stessa. Fu il presidente americano Wilson nel 1914 a rendere la manifestazione pubblica, in onore delle madri di tutti i soldati, decidendo che il giorno dei festeggiamenti sarebbe stato la seconda domenica di maggio. In realtà l’idea di celebrare la maternità era venuta ad una femminista e pacifista americana nel maggio 1870, Jiulia Ward Home, spalleggiata pochi anni dopo da un’altra donna, Anna M. Jarvis che scelse, come simbolo della festa il fiore preferito della madre: il garofano bianco! Non lo sapevo, il collegamento con i garofanini di mia mamma Giovanna mi commuove.Tralascio le citazioni pro mamma che trovo troppo mielose, mentre mi toccano alcune intense poesie come quella di Ungaretti, intitolata appunto La madre dove il poeta immagina di incontrarla nel momento della sua morte, mediatrice tra terreno e divino: “In ginocchio, decisa,/sarai una statua davanti all’Eterno,/… Ricorderai d’avermi atteso tanto,/e avrai negli occhi un rapido sospiro.” Sulla stessa linea, a mio dire il la poesia di Papa Karol Wojtyla dedicata alla madre che si apre coi seguenti versi: “Sulla tua tomba bianca/sbocciano i fiori bianchi della vita” dove i fiori sono l’anello di congiunzione con l’infinito. Ritornando coi piedi per terra, rinnovo gli auguri alle mamme che conosco e anche a quelle che non ci sono più fisicamente, ma continuano a vivere nel nostro ricordo e a infonderci luce.
Oggi Oroscopo
Stamattina oroscopo, argomento futile per me – con tutto il rispetto per chi ci crede – che mi intriga per l’uso di certe parole e la voce maschile suadente di chi declina i vari segni zodiacali che scorrono su LA7 ripetuti e a velocità sostenuta. Il primo segno è l’Ariete, il mio di cui riesco a fatica a registrare le ‘previsioni’ riguardo Soldi (00), Amore (0000), Lavoro (000). Non so se quest’ultima voce si possa estendere anche a chi è in pensione come la sottoscritta. Pazienza. Il Segno favorevole al mio è lo Scorpione, mentre quello sfavorevole è il Toro. Starò in campana! Più delle previsioni, che mi lasciano tiepida mi interessa l’uso studiato di alcune parole ed espressioni positive che vengono distribuite durante la presentazione dei segni: pazienza, incastro, capacità empatica, verve comunicativa, determinazione, estroversione… contrapposte a instabilità, introversione…e un invito: “La vostra felicità è trovare voi stessi, non cancellare l’altro”, da estendere a tutti i segni. Non so chi ci sia dietro alla stesura delle quotidiane previsioni, ma non mi stupirei se fosse utilizzato qualche psicologo che riesce a distribuire ‘ad arte’ qualche pillola di incoraggiamento. Il mio spirito felino mi spinge a verificare l’indomani se la previsione ci aveva azzeccato, come se si trattasse di un gioco a tempo. Comunque apprezzo la ricerca di parole appropriate per infondere fiducia e l’invito a cercarla dentro di sé, all’incirca come dice l’antica massima moraleggiante attribuita all’autore romano Appio Claudio Cieco che la usò nelle sue Sententiae: “Ciascuno è artefice dell propria sorte”. Secondo Einstein il destino esiste e cambia in base al modo in cui ci muoviamo. Il contrario di destino è libertà, libera scelta, libero arbitrio. Personalmente ritengo che il destino sia per buona parte nelle nostre mani.
L’ostetrica
Il 5 Maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Ostetrica. Non lo sapevo e il pensiero mi riporta a mia madre Giovanna Stefani in Cusin, classe 1923 che esercitò questa professione per buona parte della sua vita. Io sono la seconda di tre figlie femmine e, a differenza delle mie sorelle infermiere, ho seguito tutt’altra strada professionale. Però ho dedicato a mia madre il libro C’era una volta l’ostetrica condotta (1953 – 1963) con sottotitolo Piccole storie di donne grandi dove sono protagoniste una quindicina di partorienti assistite da lei, ostetrica condotta di Cavaso e Possagno. Sono affezionata al libro, perché è stato il primo dato alle stampe e presentato alla comunità nel 2008, un anno dopo la sua morte. In copertina una bella foto in bianco e nero, scattata da mio padre nel 1957: io bambina sorridente sul sedile posteriore della lambretta che mamma sta per avviare. Una foto simbolo del viaggio della vita che inizia con il lieto evento. Le protagoniste dei racconti sono preziose presenze, di poca scienza e molta coscienza, avvicinate da me per simpatia e conoscenza diretta. Molte non ci sono più ma rimane la loro testimonianza: Gilda, Gentile, Bianca, Gigeta, Camilla, Maria, Sunta, Pineta, Biancarosa, Germana, Margherita, Irene, Romilda. Prima dell’ospedalizzazione del parto, le donne partorivano a casa e mia mamma correva da una puerpera all’altra senza risparmiarsi. Poi si era dovuta adattare ad un ridimensionamento del ruolo che si esercitava – come oggi – in ambiente ospedaliero, per garantire assistenza alla madre e al figlio in caso di urgenza. La nascita è un evento straordinario che merita tutte le attenzioni, a scapito però della naturalezza. Rimane il ruolo speciale di chi accoglie la vita.
Glicine e Amicizia
Stamattina, tra le proposte di ‘approfondimento’ del tablet c’è il Glicine, pane per i miei denti. Pianta rampicante originaria della Cina o del Giappone, potrebbe essere stata introdotta in Italia da Marco Polo. Molto apprezzata in Oriente, è tenuta in gran conto anche da noi perché molto robusta e decorativa, con la fioritura nei toni viola, lilla ma anche bianca e l’intenso profumo. Il mio Glicine era un regalo di compleanno che si è espanso fino a coprire il gazebo naturale costruitogli attorno. Mi piace assai il tronco aggrovigliato e l’abbraccio naturale che offre quando mi siedo sotto. La bellezza della fioritura è un altro valore aggiunto, insieme con il profumo che emana verso sera. Adesso che ci penso, tempo addietro gli ho dedicato una poesia che, se recupero poi trascrivo. In Europa il Glicine è da sempre simbolo di amicizia. Proprio come l’amicizia, cresce e prospera appoggiandosi delicatamente a ciò che gli viene offerto come supporto, mentre la fioritura è duratura come i frutti di un’amicizia. Quindi fa proprio al caso mio, che ho apprezzato il sostegno materiale e psicologico di varie persone prima e durante le mie ‘vacanze sanitarie’ nonché in questo periodo di convalescenza. Approfitto per ringraziarle tutte, anche per la comprensione: operata di recente e sola in casa, per necessità evito visite e telefonate che in situazione normale sono assai gradite. Questa modalità fa parte del ‘pacchetto recupero’ e la adotto per rimettermi presto…in carreggiata! Ogni giorno che passa viaggio verso il miglioramento e mi sento invogliata a fare bene ciò che mi viene consigliato: esercizi, uso delle stampelle, accorgimenti, strategie alternative per evitare danni. Esempio non accavallare le gambe, non fare piegamenti, non stare seduta, eccetera. Un po’ di sacrificio, ma mi sento quasi rinata.
Tempo bizzoso
Ieri sera ho acceso la stufa: la cesta con l’ultima legna era comoda e verso le venti non ci ho pensato due volte. L’operazione, che pensavo archiviata è stata gradita anche da Fiocco – il gatto rosso bello e impossibile – che si è acciambellato nella scatolina rettangolare dove c’erano i legnetti accendi fuoco. Nei paraggi, ovviamente le due gatte Grey e Pepita che preferiscono le mie gambe quando mi distendo sulla poltrona relax. Che dire? Lo sapevamo: il caldo fuori stagione non poteva durare e credo sia meglio così. Resta il disagio di adattarsi al brusco calo delle temperature, sperando che gli effetti collaterali siano sopportabili. Che il tempo influenzi fisico e psiche è un dato assodato. A seguito di eventi metereologici estremi è stato riportato lo sviluppo di disturbi mentali come depressione, ansia e stress. Non siamo a questi livelli, con il ritorno a temperature in linea col mese, dopo un’incursione d’estate bella e buona. La parola d’ordine, a mio dire è ‘Adattamento’ se non possiamo fare altro. Dal momento che non c’è nessuna certezza, convivere con le perturbazioni meteo mi sembra inevitabile. D’altronde c’è di peggio che si sta scatenando nelle alte sfere. Mi sovvengono dei versi premonitori di Bertold Brecht che evito di riportare per non intristirmi oltre. La settimana scorsa, a quest’ora circa ero in sala operatoria dove il chirurgo dottor Giovanni Grano mi ha inserito nella gamba destra la protesi d’anca…gemella di quella inserita nella sinistra circa trenta mesi fa. “Questione di gelosia” ha detto il bravo collega Massimiliano. In tarda mattinata ho fatto la seconda seduta di fisioterapia dal valente Federico Zalunardo che mi ha pure complimentato perché azzardo dei passetti senza stampelle. Mi concentro su questi successi per alleggerire i pesi della vita, consapevole che le sorti del mondo non sono di mia competenza. Come dice la mia amica Pia, “Diffondere piacere, serenità e bellezza” scrivendo, è la mia arma di difesa quotidiana.
Pasquetta 2024
Buona pasquetta e buon pesce d’aprile. La tradizione.di fare lo scherzo di riferimento pare sia nata in Francia nel 1500 e si sia poi diffusa in Europa. L’usanza deriva dal fatto che il pesce abbocca facilmente all’amo, quindi chi subisce uno scherzo ha abboccato come un pesce. Tra l’altro, il pesce è un simbolo cristiano, insieme alla croce, all’agnello di Dio, alla candela, alla vite e vino… Nelle catacombe di Roma il simbolo del pesce era molto comune, in quanto nell’alfabeto latino ‘ictus’ cioè ‘pesce’ è l’acronimo di ‘Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore’. Ma non sono un’esperta in questo ambito e ritorno al pesce d’aprile che si festeggia in molti Paesi del mondo. In Italia arrivò a Genova tra il 1860 e il 1880. Interessante andare a curiosare tra gli scherzi realizzati nel tempo. Il ricordo mi riporta a quando insegnavo. Quanti pesci cartacei grandi e piccoli giravano in classe, appiccicati sullo schienale delle sedie dei compagni, sulle schiena dei ragazzi, perfino dentro al registro di classe! Si rideva e sorrideva, lieti di portare un po’ di leggerezza durante la mattinata scolastica, solitamente pesante. Non ho memoria di sorprese sgradite in quella circostanza. Anzi, col senno di poi direi che sarebbero da incentivare momenti e situazioni creative che favoriscano la socialità, non solo a scuola. Ad esempio, oggi sarebbe giornata destinata ai pic-nic e alle passeggiate tra i colli, con sosta presso gli stand di prodotti locali. A Borso del Grappa, il Gruppo Alpini di Semonzo organizza la 23esima edizione del GUSTAGIRO con ‘fugasse e ovi’ ma in maniera ridotta rispetto alle passate edizioni, causa maltempo che sa fare scherzi sgraditi. Finita la pausa pasquale, arriverà il bel tempo. Allora, ce lo godremo tutto.
Buona Pasqua 2024! 🥚🌷🌿
Buona Pasqua ai miei Lettori! Il cambio dell’ora mi ha rallentato e scopro, a ridosso del mezzodì che devo ancora progettare il post odierno. Tra messaggi e telefonate il tempo è volato. Ho appena messo in forno una ‘Millefoglie di zucchine’ per stare leggera, tanto ci penseranno focaccia e uova di cioccolato ad alzare i valori. Perciò oggi posto una poesia che mi è venuta ieri sera, osservando i miei fiori e riflettendo sulle turbolenze meteorologiche, e non solo. Tra l’altro, il fiore è un simbolo della primavera e della rinascita, come dice Fabrizio Caramagna nel suo pensiero che condivido e riporto: “Che la pasqua ci insegni a entrare nel fiore della primavera, a rinnovarci, ad accogliere più che giudicare, a covare un uovo di luce dentro la nostra anima”. Tulipani rossi e gialli Sul tetto del vicino/tubano/le tortore,/mentre in giardino/sono sbocciati/i tulipani variopinti/diritti e impettiti/come soldatini./Il ciliegio giapponese/con cautela/si veste di rosa/mentre la camelia/di rosso è esplosa./Le pratoline sono/dell’erba le regine./Il risveglio della natura/rincuora… più lento/l’adattamento agli umori/del tempo, per non dire/dei guizzi dell’umore e/dei fremiti del cuore./A Pasqua si cambia!// 🌷🌿🥚
