Che venga reintrodotto il Latino alla scuola media con l’anno scolastico 2026/27 mi pare cosa buona e utile. Tra l’altro facoltativo dalla seconda media, come era ai miei tempi, negli Anni Sessanta. La “riforma della scuola” illustrata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara propone di dare più spazio alla Letteratura, anche dell’infanzia e alla grammatica, nonché alla Storia d’Italia e dell’Europa. Da insegnante di Lettere sebbene in pensione sono pienamente d’accordo con il decreto che ieri il ministro Valditara ha presentato al Consiglio dei mnistri. A parte l’importanza di conoscere la letteratura latina per svariate ragioni, molti termini scientifici, medici e giuridici derivano dal latino che è la lingua ufficiale della Chiesa e la ‘madre’ di diverse lingue neolatine tra cui quelle parlate in Portogallo, Spagna e Francia. Obbligatorio in Grecia per chi vuole studiare legge, in molte nazioni europee si studia il latino nei corsi di tipo ginnasiale. Il 58 % del nostro lessico deriva dal latino, anche se non ce ne rendiamo conto. Un esempio, le seguenti parole che usiamo tutti i giorni o quasi: gratis, idem, forum, ictus, super, deficit, focus, agenda, album, audio, bis, bonus, curriculum, data, tutor, video… e qua mi fermo, se no prendo il volo. A distanza di 2000 anni, il latino non è poi una lingua così morta come si crede. Assodato che aiuta a parlare correttamente in italiano, va da sé che amplia il vocabolario dei ragazzi, arricchendolo di termini e sfumature. Io ho frequentato il Liceo classico e sono grata anche al latino se oggi scrivo con disinvoltura, sebbene avessi più simpatia per il greco. Una bella esperienza da docente è stato un Corso di propedeutica al latino – una manciata di lezioni o poco più – tenuto ad alcuni miei studenti di terza media, di cui conservo un affettuoso ricordo. Mi auguro che la proposta sia bene accolta dagli utenti della scuola, che sia salutare e rigenerante. L
Categoria: Tempo
Tempo di calendari
Gennaio, tempo di buoni propositi e di calendari. Di media ne uso tre, appesi rispettivamente in ripostiglio, in cucina e il terzo in bagno dove annoto le scadenze, gli impegni e gli appuntamenti. Quando insegnavo ne avevo un quarto riservato alle riunioni e agli impegni scolastici. Poi ho quello sul tablet dove registro i compleanni. Forse esagero, ma il calendario è un sussidio anche per cercare i nomi propri da dare ai personaggi dei miei racconti. Un po’ di storia: i primi a organizzare il tempo come lo conosciamo oggi diviso in dodici mesi, dovuti alle dodici fasi lunari pare siano stati i babilonesi. Fu Numa Pompilio, secondo re di Roma ad introdurre l’attuale calendario di dodici mesi. Con la riforma di Giulio Cesare si giunse al calendario giuliano che è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Poi venne il calendario gregoriano che è più preciso ed è usato dalla maggior parte dei Paesi oggi. Tuttavia alcune chiese ortodosse usano ancora oggi il calendario giuliano, per calcolare le date delle feste mobili. Fatta questa premessa, i calendari moderni sono vari. Si possono acquistare secondo il proprio gusto o ricevere in omaggio, come quello del supermercato Alì che ho tra le mani e mi piace, perché esalta una qualità ogni mese. Nell’ordine sono: Ascolto, Generosità, Rispetto, Ottimismo, Responsabilità, Libertà, Fiducia, Gentilezza, Empatia, Umiltà, Onestà, Famiglia, valori che migliorano la vita. In calce a ogni mese è riportata la frase: “Mettiamo l’accento sulle cose che contano: dal buono nasce il bene” che si ripete fino a dicembre. Su Rispetto – Empatia – Libertà non ci piove, a mio dire. Grande considerazione e pratica meritano anche le altre doti. Fare la spesa al supermercato Alì non è solo piacevole, ma anche istruttivo.
Flavio e Rex, una bella storia
Oggi dedico il post a Rex e Flavio che stanotte lasceranno il Kazakistan per venire a Belluno dove Flavio è ‘di casa’ ma il cane no. Strade ghiacciate e freddo intenso là, neve e freddo qua, ma il calore del cuore sopra ogni cosa. L’amicizia creatasi tra i due è così commovente che merita il post. Vorrei raccontare la loro storia in un romanzo. Sintetizzo quanto finora so: il cane kazako vive per strada, sulla neve. L’inverno laggiù è rigidissimo, la temperatura scende anche a meno trenta. Il pelo lungo colore melange lo protegge ben poco. Ha problemi a una zampa. Malconcio e sopraffatto da cani più prestanti, Rex ha bisogno più di carezze che di cibo. Flavio se ne rende conto: gli parla, lo incontra durante il percorso casa – lavoro e gli porta da mangiare. Lo toglie dalla strada e lo consegna ad un canile che però non è la soluzione migliore. Lui è perito minerario, unico italiano con responsabilità dirigenziali tra 150 dipendenti di un’impresa petrolifera. Dedica al cane ritagli di tempo e due passeggiate al giorno. Strafelice – per inciso oggi sul calendario è San Felice – Rex lo ripaga con abbracci e linguate calorose. Intanto Flavio progetta di portarlo in Italia, per garantirgli un futuro migliore. Il grande salto sta per compiersi, tutto è pronto per l’imbarco: visite, accertamenti, microchip, documenti e il trasportino. Il cane non più di strada sta per affrontare un viaggio in aereo lungo e misterioso che lo porterà a Francoforte, e poi a Venezia entro domani sera. Comprensibile la preoccupazione del ‘padrone’, ansioso che l’impresa si risolva presto e bene. Tutti e due ne hanno affrontate tante in questi ultimi mesi: veterinario, alloggio, anche una momentanea sparizione. Comunque vada, Rex troverà ad accoglierlo un posto meno rigido e potrà contare sull’amicizia incondizionata di Flavio. Una storia così fa bene al cuore. Buon volo a entrambi. Presto: bentornato Flavio, bene arrivato Rex!
La ruga che avanza
Tardo pomeriggio di domenica. Lucia è venuta a trovarmi e si è appena congedata. Fa freddo e penso che per cena mi andrebbe bene il purè con il cotechino sopravvissuto alle feste che estraggo dal freezer. Metto a bollire le patate e mentre aspetto accendo il televisore: sta per andare in onda il Tg2 Dossier sulla vecchiaia ‘La ruga che non c’era”. Dopo un attimo di esitazione decido di fermarmi in cucina, anche se non è il luogo della casa che preferisco. Dopotutto può interessarmi, dato che sto percorrendo l’ultimo tratto del viaggio, sebbene mi consideri a tutt’oggi una giovane anziana. Mentre la pentola con le patate borbotta, sento le testimonianze di diversi anziani. La psicoterapeuta Alessandra Perilli intervistata sul tema afferma: “La giovinezza è un fatto mentale” e il medico estetista Maurizio Valeriani, docente di chirurgia plastica si esprime con estrema prudenza riguardo gli interventi per ringiovanire il corpo. Le rughe non spaventano tutti. Per l’artista Leopoldo Mastelloni, 79 anni: “La vecchiaia è brutta per gli altri” quelli che sono disumanizzati. Itala Palmera, 87 anni, figlia di un militare, recita Odi et amo di Catullo e la spaventa “la guerra e il dolore fisico”. Secondo Monsignor Vincenzo Paglia, 79 anni, la società è costituita dai rappresentanti di quattro età: bambini, giovani, adulti e anziani che convivono in un palazzo immaginario, privo di scale e ascensore. Gerardo Bellanti, pensionato e chitarrista racconta al microfono la sua vecchiaia creativa: con l’amico sassofonista Francesco Cimino suona nelle case di riposo perché: “Vale quello che sei oggi, bisogna essere accesi dentro, e aver speranza nella vita comunque vada”. Ritorna l’arte come terapia personale e da offrire agli altri, in tutte le declinazioni. Sottoscrivo. 🍀
Il bene più prezioso
Come prevedevo, niente mercato a Fonte il giorno dell’Epifania, ma il bar Milady è aperto ed è meno popolato del solito, per mio diletto. Mentre entro, avvisto il quotidiano sul bordo di un tavolino, lo prendo e mi dirigo in fondo alla sala per leggerlo in santa pace. Non serve neanche che ordini: basta uno sguardo d’intesa con chi sta al banco, – Diego, Lisa o Marta – perché la consumazione è la stessa di sempre. D’altronde mi conoscono e mi chiamano per nome, cosa che mi fa piacere. La settimana prossima non ci saranno più gli addobbi natalizi, peraltro sobri: delle palle rosse pendono dal soffitto sopra il bancone e su ogni tavolo è posizionato un segnaposto minimal che non dà fastidio. Mi concedo una mezz’oretta per sfogliare il Corriere dove due articoli mi bloccano, rispettivamente a pag. 16 e a pag.21: nel primo caso si tratta del femminicidio – suicidio di Gualdo Tadino e nel secondo di una lunga intervista concessa dal professor Silvio Garattini. Il collante? Come si può sprecare o ottimizzare la vita. Il famoso farmacologo 96enne (Bergamo, 12 novembre 1928) termina il suo dire confidando al giornalista queste parole: “Però, mi creda: ogni giorno per me è un regalo”. Vedovo due volte, padre di cinque figli, lo stile di vita oculato gli consente di camminare 5 km al giorno, lavorare, partecipare a conferenze e stare lontanissimo dagli antibiotici. Pare che abbia assunto l’ultimo 40 anni fa! Un modello esemplare di buona longevità. Viceversa, nel fatto di cronaca citato, Daniele, guardia giurata 39enne ha sparato a Eliza, la moglie 30enne, operatice socio-sanitaria e poi si è suicidato. La coppia, sposata da appena otto mesi pare fosse in crisi. Dopo soli otto mesi? Quand’anche fosse, è un motivo per togliere e togliersi la vita? Sono annichilita, turbata e molto dispiaciuta che fatti tanto gravi coinvolgano persone tanto giovani che hanno buttato alle ortiche il bene più prezioso.
Settimo post a 4 mani: tempio buddista e giardino botanico a Wollongong
Manuel aveva già messo in elenco la visita al tempio di Wollongong, anticipata dai cugini come struttura straordinaria “tempio dichiarato sito del patrimonio storico del Nuovo Galles del Sud”. Ieri mi sono arrivate foto e informazioni: “Il tempio di per sé è molto bello pacifico ma i monaci erano vestiti in beige invece dell’arancione che avevo visto a Bangkok. I colori che hanno questi posti credo siano la cosa più bella in assoluto. Sono vividi e ti fanno venire voglia di stare là ore”. E qua casca l’asino, cioè la sottoscritta che ha le pareti del soggiorno tinteggiate da ben cinque colori, convinta che il colore influisca assai sull’umore. Per non parlare dei fiori, silenziosi e discreti miei conviventi, Amaryllis in questo periodo festivo. Fiori di Loto in un grande stagno vicino all’ingresso del tempio buddista. Un’altra meraviglia a circa trenta chilometri è il Giardino botanico che riserva una sezione alle rose che Manuel non ha pensato di fotografare, con la fanciullesca motivazione: “Non ci ho pensato. Non erano molto diverse dalle nostre. Upss!”. In compenso ha immortalato una targa con una scritta interessante che riporto tradotta da lui: “Le persone buone sono ovunque e ovunque vanno spargono felicità e bontà”. Appunto come lui, che da tanto lontano ci consente di spaziare e di godere delle meraviglie opera dell’uomo e della natura.
Leopardi…infinito!
Il 7 e l’8 gennaio Rai 1 trasmette la miniserie Leopardi, poeta dell’infinito, diretta da Sergio Rubini al suo debutto televisivo, che afferma: “Il suo pensiero è oggi quanto mai attuale”. Concordo e mi impegno a vedere le due puntate perché ho sempre apprezzato il poeta recanatese, persuasa che non fosse affatto – o solo in minima parte – triste e pessimista come lo presentava certa didattica del passato. Un riscatto in questo senso glielo aveva già offerto il film Il Giovane Favoloso diretto da Mario Martone ed interpretato da un grande Elio Germano. Il messaggio che ci giunge dalle opere letterarie di Leopardi e dalla ricostruzione della sua vita è che la fragilità è la parte più autentica di noi. Al netto del pessimismo che gli studiosi gli hanno attribuito e distinto in cinque fasi (individuale-storico-cosmico-collettivo-eroico), trovo interessante la sua umanità, fatta di prelibatezze grastronomiche – il gelato soprattutto- orari sballati – colazione a mezzogiorno e pranzo di notte – studi esagerati. Certo scrivere L’infinito a 21 anni la dice lunga sulla sua capacità creativa, pur contando sulla nutrita biblioteca paterna del conte Monaldo che lo assecondava. La madre Adelaide invece era una specie di arpia, mentre andava d’accordo coi fratelli Carlo e Paolina. Amici ne ebbe, sopra a tutti il patriota e scrittore Antonio Ranieri presso il quale morì, a Napoli il 14 giugno 1837. poco prima di compiere 39 anni, di edema polmonare o scompenso cardiaco durante la grande epidemia di colera. Morte prematura di un genio, uno dei più grandi scrittori dell’Ottocento. La salute era stata minata da problemi alla colonna vertebrale, riferibili oggi a una malattia genetica denominata ‘Spondilite Anchilosante’. Molte le opere scritte, sia in prosa che in poesia. L’infinito è ritenuto il suo capoòavoro in poesia, mentre le Operette morali, 24 componimenti in prosa meritano di essere rivalutate per la modernità dello spirito, in quanto attraverso il riso denuncia la corruzione dei costumi italiani. Insomma, Leopardi come reporter. Luigi Garlando gli dedica un pezzo sul settimanale OGGI introdotto da un titolo esemplare: Leopardi, secchione sì ma… infinito!
Sesto post a 4 mani: Capodanno a Wollongong
Sydney lancia nel cielo tra le sette e le nove tonnellate di fuochi d’artificio dalla famosa Opera House e dall”Harbour Bridge a mezzanotte, mentre da noi sono circa le quattordici. Data la ‘corposità’ dell’evento, visto da quasi un milione di persone Sydney è identificata come “capitale mondiale del Capodanno”. Lo sento per televisione martedì sera e soprattutto mi aggiorna Manuel da Wollongong con un paio di foto, un video e un vocale. Premesso che laggiù il Capodanno è meno sentito del Natale, sono previsti due tipi di fuochi: alle ventuno quelli per i bambini – che poi si ritirano per la nanna – e quelli per i grandi a mezzanotte che sono stati: “Una cosa waw, dodici minuti di fuoco, i più belli che abbia visto dal vivo”. Nelle foto, lo vedo a tavola con gli ospitali cugini: indossa una camicia a stampa floreale, con le maniche corte. Ovvio: là fa caldo, sui 30 gradi, anche se gli sembra strano questo Natale e feste connesse senza neve, tanto che confida: “Una piccola parte di me continuava a dire dovrebbe essere freddo, no no, sei in maniche di camicia”. Nel video girato “aspettando i fuochi”, si premura di spiegare l’origine del frastuono: “Di sottofondo sono le cicale”, le creature canterine che mi piacciono tanto e che mi accoglievano in pineta a Lignano Sabbiadoro estati fa. Certo che trascorrere il Capodanno…in capo al mondo (chiedo venia per il gioco di parole) è un’esperienza unica che Manuel spiega così: “Erano anni che non ero tanto eccitato per la fine dell’anno, mi sembra di essere tornato come un bambino piccolo, emozionatissimo!”. Immagino i fuochi sulla baia dal tetto del condominio: stratosferico!
L’anno che verrà
Mentre porto a cottura lenticchie e cotechino – giusto per assecondare un po’ la tradizione – scrivo una poesia da destinare ai miei contatti con gli auguri per l’anno nuovo. L’attesa sarà circoscritta e intima, in linea col testo del seguente messaggio: “La fine dell’anno è il momento per fermarsi, guardarsi indietro e dire grazie a ogni dono, grande o piccolo, ricevuto lungo il cammino”. Per quanto mi riguarda, l’anno era iniziato con l’acuirsi dell’artrosi e termina col recupero funzionale dell’arto operato in robotica ad Aprile. Mi sembra un miracolo camminare pressoché spedita, per cui ringrazio il chirurgo Giovanni Grano, l’ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo. Un po’ anche la sottoscritta, perché ho concentrato le energie nel recupero. Considerato che la Salute è il bene primario, non posso lamentarmi. Mi mancano diverse ‘cose’, ma ne possiedo molte altre: gatti, fiori, amici, libri da leggere e da scrivere. Archiviato il numero 13, sto progettando il numero successivo che avrà per fulcro la storia vera di Ben e Rex, due cani ‘salvati’ dal canile e dalla strada. Mi prendo del tempo, perché non scrivo di getto, mi occupo della casa, dei gatti, dei fiori e scrivo ogni giorno sul mio blog verbamea, talvolta su quello parallelo verbanostra, in condivisione con Francesca, Sara e Veronica. Porte sempre aperte per Elisa e Valentina. Il blog è anch’esso un dono che mi consente di esprimermi e di mettermi in contatto con chi vuole: un piccolo ma solido ponte relazionale. Approfitto per stimolare nuovi ingressi e per ringraziare gli utenti ‘storici’: Giancarlo, Ivano, Manuel, Lucia, Francesca, Martina, Adriana, Sara, Rosi… e le persone che corrispondono in privato, altrettanto importanti per mantenere alto il mio umore. Buona Vigilia! 🥂
Rispetto, parola del 2024
“La letteratura ci può salvare”: parole del professor Maggi intervistato da Ingrid Muccitelli durante la puntata odierna di “Unomattina in Famiglia’. Andrea Maggi è un docente, scrittore e personaggio televisivo. Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado di Sacile. Io l’ho conosciuto durante il programma ‘Il collegio’ e di recente come ospite, esperto di Italiano durante le puntate di ‘Splendida cornice’. Essendo un collega, mi confronto con il suo pensiero che riflette anche il mio. Richiesto dalla conduttrice di indicare una parola da ‘salvare’, l’insegnante risponde: “rispetto” che risulta piuttosto latitante nei comportamenti odierni, sia nei confronti delle persone che della natura. Neanche farlo a posta, mentre sono dalla parrucchiera, sotto il casco sfoglio il settimanale ‘Oggi’. Il giornalista e scrittore per ragazzi Luigi Garlando titola il suo pezzo: “Rispetto” è la parola dell’anno. Lo ha deciso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, scegliendolo come parola del 2024. Il rispetto è immaginato come un secondo sguardo, desunto anche dalla etimologia.Infatti deriva dal verbo latino re-spicere che significa “riguardare”, “guardare un’altra volta”. Ecco, il secondo sguardo pieno di dubbi è il rispetto verso tutti, anche quelli che non la pensano come me, compreso chi parla, prega o mangia in modo diverso dal mio. Ritornando alla letteratura, il professor Maggi dice che potrebbe essere salutare rivisitare i Classici e nomina I Miserabili di Victor Hugo. Conosco un po’ l’opera, ma mi riprometto di andarla a rivedere, perché il rispetto si nutre anche di esercizio. Rispettosi saluti ai lettori!
