Intendevo evitare di parlare del 14 febbraio come festa degli innamorati – così è scritto sul mio calendario – e di San Valentino come loro protettore. Però non è colpa sua, se il messaggio viene edulcorato. D’altronde elementi sacri e profani si fondono nella narrazione della sua vita. Vescovo di Terni, fu martirizzato il 14 febbraio 273 d.C. dall’imperatore Aureliano. Papa Gelasio I nel 496 dichiarò il 14 febbraio – data del martirio – giorno di commemorazione per San Valentino. Secondo la leggenda, il vescovo di Terni benedisse l’unione di una coppia ‘proibita’ tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, diventando così il patrono degli innamorati (ma anche degli epilettici). In epoca medievale, secondo alcune tradizioni popolari inglesi e francesi la ricorrenza si lega all’inizio del periodo di accoppiamento degli uccelli. Oggi il 14 febbraio è celebrato in gran parte del mondo come la festa degli innamorati, un giorno dedicato allo scambio di doni, lettere e promesse d’amore, non solo verso le persone, ma anche verso gli animali. Sentento il cinguettio degli uccellini al crepuscolo, quando mi accingo a chiudere i balconi, mi sono venuti dei versi che dedico ai teneri abitanti del cielo. Al calar della sera/una schiera ciarliera/fa vibrare le ombre/e curiosità infonde./I passeri volteggiano/sui tetti scivolosi/per nulla timorosi/di bagnarsi le piume./Non serve grande acume/per immaginare il loro dire:/Andiamo a dormire? Però/ a san Valentino potrebbe/prima scapparci un bacino.// 💙
Categoria: Tempo
Al supermercato
Ogni volta che faccio la spesa, dopo aver pagato mi rimprovero che avrei dovuto essere più oculata e comperare di meno. Inconsciamente credo di rifornirmi nello stesso modo di quando in casa c’erano mio figlio Saul e i due cani, Luna e Astro. Vero che i tre gatti non patiscono la fame e ammetto che un po’ li vizio. Pepa/Pepita è così rotonda che dovrei mandarla in palestra, anzi portarmela dietro quando frequento la sala pesi. Fiocco non conta, perché ha sempre fame e non mette su un etto – beato lui – con tutte le corse che fa, dentro e fuori casa. Grey si accontenta di poco, ma scelto. Comunque intuisco che il ‘piacere’ della spesa sia legato anche alla sorpresa di incontrare persone del passato che improvvisamente riappaiono. Mi capita, davanti al banco della frutta dove sto valutando quali agrumi scegliere. Una signora mi saluta e subito non la riconosco. Quando mi dice che ho insegnato alle medie di Crespano e il nome di suo figlio, tutto torna. L’ex alunno oggi è padre di due figli, uno dei quali fa la terza media, cioè ha l’età che aveva il padre quando era mio allievo. Il secondo incontro avviene alla cassa, mentre sto raccattando i sacchetti che scivolano dopo aver superato la registrazione. Si avvicina Roberto, provetto insegnante di Educazione musicale che riconosco subito e mi abbraccia. In pensione è ringiovanito. Occhio e croce ho insegnato per oltre un decennio alla Scuola Media “A. Canova” a Crespano del Grappa e l’ho avuto come collega simpatico e creativo. Prima che a scuola, lo avevo conosciuto in un prestigioso locale dove suonava in un complesso mentre io ballavo. Anche questo dettaglio fa la differenza. Sa che scrivo. Mi presenta una musicista che mi raccomanda “Per le tue prossime presentazioni’, alimentando il mio ego. Sono lusingata e grata. Nella lista della spesa, oggi ho acquistato qualcosa che non ha prezzo: un tuffo gradevole nel passato professionale e personale che avevo accantonato.
Gemellaggio tra due popoli
Gorizia e Nova Gorica (controparte slovena di Gorizia) zona di confine, testimone di immani tragedie settant’anni fa, è ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera Go! 2025’. È un concreto messaggio di cooperazione che fa da contrappeso all’odierna Giornata del Ricordo. Hanno partecipato all’inaugurazione sabato 8 febbraio il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e la Presidente della Repubblica di Slovenia, Natasa Pirc Musar. Presenti i sindaci di Gorizia, di Nova Gorica e altre autorità. “L’incontro fra due fiumi e due valli” è il titolo della mostra fotografica che dopo l’evento i due Capi di Stato hanno visitato. Nel corso del discorso, Mattarella usa le parole amicizia, convivenza, accoglienza, cooperazione, ricordando che “Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso”. Una cultura Comune non può che favorire l’integrazione. Incoraggiante che molti artisti, studenti, atleti e componenti le associazioni culturali e sportive del territorio abbiano partecipato e dato vita a esibizioni e performance, comprese animazioni per bambini. Vorrei tanto che questo gemellaggio tra due popoli che sono fratelli ne potesse provocare altri in questo terzo millennio sciagurato. Personalmente mi impongo di essere ottimista, sebbene i venti di guerra soffino ancora sferzanti. Mi chiedo cosa potrei fare, per favorire la pace, bene sottovalutato e calpestato. Mi aggrappo agli ideali del Foscolo che lui chiamava ‘illusioni’, dando a questa parola il valore di esigenza dello spirito: la libertà, la bellezza, la poesia, l’amicizia, l’amore per la patria, le azioni dell’uomo. Tra l’altro egli esalta la figura di Parini, perché attribuisce al poeta la funzione di interprete della crisi di valori della generazione di giovani, delusi dalla situazione contemporanea. Pensiero che pare elaborato per il momento attuale.
Interfaccia
Mi sono ‘interfacciata’ con Manuel a Sydney e ho pure visto la sua faccia: occhi sorridenti, ricci lunghi e scuri, barbetta da regolare. Gli avevo chiesto un intervento ‘da remoto”, avendo la memoria del tablet quasi piena e non volevo assegnare la risoluzione del problema ad altri. Il pretesto mi ha consentito di trattenermi piacevolmente con lui una mezz’ora, giocando sulle reciproche lancette dell’orologio. Il collegamento è stato preceduto da messaggi del tipo: “Stasera dopo cena”, seguito dalla mia domanda: “Tua o mia, per regolarmi…” e la sua precisazione: ” Quando lei cena io sono a nanna” seguito da una sfilza di 🙈🙈🙈🙈🙈. Dieci ore di differenza disorientano un po’ ma tutto si sistema quando sento la sua voce e poi lo vedo. La linea cade un paio di volte, comunque lo svuotamento della memoria viene effettuato; più precisamente, avendo nel tablet due schede il mio giovane Ingegnere ha effettuato il trasferimento del materiale da una all’altra, con una maestria che spiego così: sul mio schermo vedo passare cartelle, il puntatore si sposta sotto comando, finché il materiale viene riequilibrato. Posso stare tranquilla. Mi resta da svuotare il cestino del tablet, secondo le indicazioni che il mio professore mi dà. Mi sento euforica, grata alla tecnologia che rende possibile l’avvicinamento tra persone anche molto distanti. La fibra ottica installata lo scorso luglio è stata una manna dal cielo, al netto della bolletta che deve essere riadattata. Quindi Manuel mi aggiorna sul suo soggiorno australiano, giunto al giro di boa del quinto mese: ha finalmente trovato un lavoro. Il visto che ha fatto lo impegna a una prestazione d’opera di non meno di 6 (sei) mesi. Quindi, a conti fatti, dovrebbe liberarsi per agosto. Porterà Gaia, la sorella a vedere la Barriera corallina prima della laurea. Dopodiché lo avremo fortunatamente di nuovo tra noi! 🍀
Carosello e reclame
Quando c’era Carosello! E chi se lo dimentica, troppo bello! In onda dal 3 febbraio 1957 fino al primo gennaio 1977 ha allietato chi è nato (dovrei dire nacque) negli anni Sessanta e Settanta per quasi vent’anni. Lo ricorda Michaela Palmieri durante il TG1 mattina, in onda dalle 6.35 alle 8. Ammetto che mi sono gustata per qualche momento il ritorno di personaggi amatissimi: Calimero, la Mucca Carolina, Susanna Tuttapanna, l’Omino coi baffi…un minuto e 45 secondi di spettacolo e 30/35” per la réclame del prodotto. In onda ogni sera alle 20.50 sul Programma Nazionale, allora unico canale Rai, Carosello durava 10 minuti… e poi tutti a nanna!. Questo tuffo nel passato mi ha restituito il buonumore, anche se “il logorio della vita moderna” era già contrastato da Ernesto Calindri che promuoveva il Cynar. Il Biancosarti era nella voce e nel volto del tenente Sheridan/Ubaldo Lay mentre la cura dei capelli dipendeva dalla brillantina Linetti, portata al successo dall’infallibile ispettore Rock/Cesare Polacco che togliendosi il cappello mostrava la testa pelata e confessava: “Anche io ho commesso un errore”. Mi dilungherei volentieri tra scheck e personaggi apprezzati del passato che meritano considerazione per qualità artistica, non solo per nostalgia. Chiudo con l’Omino della pentola Lagostina, personaggio inizialmente chiamato Agostino Lagostina presentato come “Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna”. Simpaticissimo e ultramoderno il parlare frenetico de La Linea, grazie al doppiatore Carlo Bonomi. Mentre prelevo il cestello con il mio tris di verdure cotte al vapore dalla pentola a pressione, immagino che ‘Agostino’ fuoriesca e mi sorrida.
Giallo limone 🍋
Di domenica trascuro l’attualità e mi concedo un’attività rilassante: è giunto il momento di staccare i limoni dalla pianta, riparata in garage. Forse avrei dovuto provvedere prima, ma mi piaceva vedere che i frutti si ingrossavano di giorno in giorno, virando dal verde al giallo limone. Però ho letto che lasciarli su a oltranza, possono indebolire la pianta. Inoltre, il succo all’interno del limone diventa amaro. Mi sono decisa e ne ho raccolti una dozzina, mentre altrettanti sono rimasti sulla pianta, pensando che siano un po’ indietro. Ovviamente li ho poi fotografati, per gustarmi gli occhi, quando li avrò trasformati in marmellata o limoncello, già sperimentati con successo la scorsa estate. Il colore giallo mi trasmette energia e buonumore. Con il celeste è il mio colore preferito. Già che c’ero, ho immortalato un vaso di piccoli Narcisi, fioriti pressoché contemporaneamente: una moltitudine di piccole stelle luminose. Mi piace ‘perdere tempo’ secondo qualcuno in occupazioni anche minimali che però mi fanno star bene. È tempo ricreativo che alza il livello dell’umore e mi rasserena. Del resto lo diceva anche Dante che i fiori, con le stelle e i bambini sono le tre cose rimasteci del paradiso. Sui colori e il loro significato mi sono espressa in post precedenti. Quando insegnavo, sono stati usati a scuola nella fase di formazione delle classi, per favorire la vicinanza di coppie compatibili, evitando la vicinanza di soggetti ‘contrari’. Però la pandemia ha mischiato le carte, imponendo il distacco dei banchi. In sintesi, ogni colore stimola la nostra mente e riflette il nostro stato d’animo. Pare che il giallo aiuti la concentrazione, mentre il blu – soprattutto nelle tonalità del turchese, dell’azzurro e del pervinca è rilassante. Evviva i colori!
“Basta che siate giovani…”
I messaggi ricevuti stamattina ricordano che il 31 Gennaio è l’ultimo giorno della merla, tutti meno uno che invece è dedicato a San Giovanni Bosco, protettore di educatori, insegnanti, studenti ed editori. Quindi ho trovato lo spunto per il mio post odierno, dato che sono stata un’insegnante. Faccio gli auguri di buon onomastico alle persone che portano questo bel nome: Giovanni Gazzola, ex studente brillante laureato da poco, Giovanni Bolzon, studente promettente delle Superiori, il chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo ad entrambe le anche. Il mondo della scuola continua a ‘nutrirmi’ sebbene sia in pensione: più che deformazione professionale, credo si tratti di eredità. Inoltre curioso spesso sul calendario, per trovare nomi che poi assegno ai miei personaggi letterari. Tornando al sacerdote piemontese che fondò le congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, aveva proposto un nuovo sistema educativo, chiamato Sistema preventivo che in tre parole riassume la sua filosofia educativa: Ragione, Religione, Amorevolezza. Non essendo esperta di religione, sottoscrivo le altre due, persuasa che siano dei ponti facilitatori con i giovani, non solo a scuola ma anche in famiglia, che è la prima comunità educante. Don Bosco aveva dedicato tutta la vita ai giovani di strada, offrendogli la possibilità di affrancarsi dalla propria situazione e di guadagnarsi un futuro migliore. Un film completo dedicato al santo interpretato da Ben Gazzara risale al 1988, mentre nel 2000 don Bosco è stato interpretato da Flavio Insinna in una mini serie trasmessa da Rai1. La vicenda si svolge in Piemonte dove il santo era nato il 16/8/1815 (muore il 31/1/88). Suo il motto “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”.
Come la farfalla gialla
“Ho cominciato ad avere paura quand’ero bambina”. Parole di Liliana Segre, 94 anni, ospite di Fabio Fazio, uno di fronte all’altra. Non so se sia la replica di una puntata precedente, comunque la presenza della senatrice a vita deportata da bambina è quanto mai opportuna nel Giorno della Memoria. Sul tavolino basso, un’orchidea bianca e dei tulipani gialli. Sue le parole: “Siate sempre come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”. Un luogo simbolo del male è la Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazista istituito a Trieste: ufficialmente come campo di detenzione di polizia, unico ad essere dotato di un forno crematorio in tutto il territorio nazionale. Il nome si riferisce al fatto che in origine si trattava di un complesso di edifici nato come stabilimento industriale per la lavorazione del riso. Fu in attività fino agli Anni Trenta quando la produzione cessò e dopo il 1940 venne trasformato a tutti gli effetti in caserma militare. Oggi la Risiera è Monumento Nazionale ed ospita un museo con una mostra fotografica permanente. Visitato da migliaia di persone, soprattutto scolaresche fu la meta principale della visita didattica di una mia terza media diversi anni fa. Impressionanti le celle anguste, l’ampio cortile interno dove vennero uccise 3000 persone e l’aria spettrale. Ci fermammo all’incirca un’ora, tempo per memorizzare l’orrore. Oggi 27 gennaio ricorre l’ottantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, mentre è in corso la marcia dei palestinesi verso nord di Gaza: la pace è un obiettivo fuggevole. Da conservare con le unghie e con i denti.
Fine Gennaio 2025
Il metereologo colonnello Francesco Laurenzi è una presenza familiare del programma domenicale ‘Uno Mattina in famiglia’. Vestito di tutto punto – farfallina in tinta col gilet color mattone – sorriso cordiale e voce suadente annuncia le previsioni del tempo della settimana, dominata ahimè dalla bassa pressione. Solo mercoledì godremo di un po’ di sole. “È una settimana in cui vedremo più cieli grigi che azzurri”. Del resto gli ultimi giorni di Gennaio sono detti ‘I giorni della merla” e ritenuti i più freddi dell’inverno, infatti le temperature scenderanno, soprattutto al centro e al sud. Manuel mi informa che mercoledì 29 inizia anche il Capodanno lunare cinese, o ‘festa di primavera’. La leggenda della merla è nota: rifugiatasi coi suoi piccoli in un comignolo, vi rimase tre giorni e ne uscì col piumaggio annerito. Il Capodanno lunare cinese dà il via ai festeggiamenti che durano due settimane e si concludono con la tradizionale Festa delle lanterne. Festeggiato in tanti Paesi dell’Estremo Oriente, si sta diffondendo anche nei Paesi occidentali, grazie al suo fascino e alla presenza di molte comunità asiatiche. Come appunto in Australia dove Manuel potrà godersi lo spettacolo da vicino. Il 2025 è l’anno dedicato al ‘serpente di legno verde’, segno zodiacale legato alla cautela e alla saggezza, quindi foriero di traguardi importanti, sia sul piano personale che professionale. Sarà di conforto per chi compie gli anni mercoledì: Francesca e Pio. Leggende e tradizioni danno colore a giornate altrimenti grigie. Se una merla, un passero o un pettirosso verranno a becchettare sul mio giardino o a scaldarsi sulle tegole attorno al camino ne sarò contenta.
Green School/Scuola Sostenibile
Per me la settimana parte con l’acceleratore: non riesco a sganciarmi dal mercato del lunedì a Fonte, che poi è una scusa per altre piccole tappe. Basta un imprevisto e rientro a casa con l’ansia di scrivere il post per le quattordici. In più oggi ho appuntamento dal dentista, per un controllo alle 11.30, che slitta alle 12 per un’emergenza. Nell’attesa forzata prendo una rivista dal tavolinetto. Non mi interessano i motori e prelevo Vanity di due mesi fa che all’interno ha un articolo di Laura Fiengo accattivante: Coltivare LA MENTE (ma anche IL RISO). Data l’ora, a ridosso del mezzogiorno immagino si parli di cucina e di risotto che a me piace molto. Invece no, si parla di scuola, per la precisione di GREEN SCHOOL a Bali. I fondatori sono una coppia di visionari John Hardy, canadese e Cynthia, americana che utilizzano l’ambiente naturale come apprendimento. Gli edifici sono costruiti interamente di bambù e legno “non chiusi e non aperti” per sfruttare l’areazione naturale. In pratica, la scuola di suo è già un’opera d’arte in un enorme giardino tropicale. Nel 2010 Angela Domenici si è trasferita a Bali dall’Australia per consentire al figlio Luca di studiare alla Green School, allora aperta da due anni in un paesaggio idilliaco lungo il fiume Ayung. L’idea di costruire architetture bamboo-based si è rivelata vincente, perché oggi vanta alberghi e abitazioni in tutta l’Asia. Come insegnante, trovo positiva l’idea di utilizzare l’ambiente naturale come apprendimento. Chissà se il Ministro della iIstruzione e del Merito Valditara ci ha fatto un pensierino. Vero che il Belpaese ha una forma lunga e svariati paesaggi da Nord a Sud e vedrei complessa l’esportazione del progetto pionieristico. In una delle didascalie a corredo delle foto che accompagnano l’articolo si legge: “Ogni classe ha il suo campo di riso di cui si occupa dalla semina all’irrigazione fino alla raccolta”. Quindi il riso come cereale c’entra. L’assistente alla poltrona mi chiama: è arrivato il mio turno. Mi piacerebbe conoscere il parere di colleghe e non sul progetto di imparare nella natura a diventare cittadini di un Pianeta migliore.
