A malincuore stamattina metto mano ai bouquet del mio compleanno (sabato scorso) per selezionare i fiori recisi ancora vitali. Le piante fiorite hanno vita più lunga. Devo dire che i tulipani bianchi e gialli reggono ancora, i due girasoli pure, mentre le fresie azzurre hanno chinato il capo. Inevitabile anche per loro, la scadenza temporale. Ieri in giardino erano sbocciati tre tulipani rossi che stamattina sono chiusi. Infatti il tempo è imbronciato e a momenti piove. Se l’erba non fosse bagnata, avrei provveduto al primo sfalcio che ovviamente slitta. Ho sentito di sfuggita le previsioni per la prossima settimana che sarà comunque perturbata, sebbene con temperature in aumento. “Il tempo non si è mai sposato, per questo fa quello che vuole” è un modo di dire ironico, ma rende l’idea della volubilità del tempo che in una giornata alterna sole e pioggia, caldo e freddo. L’ho sperimentato ieri quando ho trasferito in terra la piantina di Ginestra regalatami da Adriana: il sole sulla schiena era veramente gradevole. Verso sera ho trasferito nell’aiuola alta di metallo il Myosotis donato da Sara mentre riprendeva a pioveva. Comunque ho fatto in tempo a raccogliere dei piccoli Giacinti blu e Narcisi gialli che solo a guardarli mi fanno sorridere. Il profumo poi è delizioso e non irritante come quello dei deodoranti per ambienti. Mi viene in mente il titolo di una mia mostra di foto e poesia allestita anni fa in paese – era il 2018 – intitolata FIORI COLORI PENSIERI accompagnata da un’intensa poesia di Alessandro Baricco che riporto: A volte le persone non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni. I fiori, profumati o meno continuano ad emozionarmi, con qualunque tempo, di qualunque forma e colore. Sono un bene di Dio. 🌷🌻🪻
Categoria: Tempo
Ritorna l’ora legale
Tre, due, uno… sintetizza il consiglio di un esperto per adattarsi presto e bene al cambio dell’ora che da domani notte viene portata in avanti. “Smettere di: mangiare tre ore prima di andare a dormire, di lavorare due ore prima, di usare apparecchi elettronici un’ora prima”. Mi sembra buono e la determinazione dell’ospite intervistato da Micaela Palmieri al Tg1 Mattina rafforza la convinzione che sia la cosa giusta da fare. Il nuovo orario durerà fino a domenica 26 ottobre, quando le lancette dell’orologio torneranno indietro. Nata da un’idea di Benjamin Franklin nel 1784 per approfittare delle giornate più lunghe (e risparmiare così il consumo di candele), in Italia l’ora legale è stata adottata e abolita più volte per risparmiare sui consumi dell’elettricità. Occorre l’accordo sia del Consiglio che del Parlamento Europeo per porre fine ai cambi stagionali dell’ora, eventualità teorica perché ci sono Stati a favore e altri contro. Per la precisione, nel 2019 il Parlamento Europeo aveva abolito il passaggio da un’ora all’altra, delegando i singoli Stati a scegliere l’uno o laltro orario lungo tutto l’anno. Pertanto le nuove regole sarebbero dovute entrare in vigore dal 2021. Si sa come vanno queste cose, a passo di lumaca. Secondo gli esperti di Medicina, eliminare il passaggio da ora solare a ora legale e viceversa farebbe bene alla salute, con effetti sensibili sulla frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Io cerco che la cosa non mi tocchi. Però devo chiedere a Manuel come funziona in Australia. Alzarmi con più luce non mi dispiace e nemmeno che la sera arrivi più tardi. Mi godo di più i fiori e la natura. Con la complicità dei gatti che si sentono a loro agio di notte.
Omaggio a Dante
L’aggettivo supremo/sommo usato nel post di ieri riferito al bene della vita, mi torna utile anche per il post odierno, dedicato al ‘sommo poeta’ cioè Dante Alighieri di cui oggi ricorre il Dday. La data del 25 marzo corrisponde infatti al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante – il vero nome è Durante; Alighieri è un patronimico da Alighiero, suo padre – si perde nella ‘selva oscura’ cioè inizia il viaggio che ha dato origine alla Divina Commedia. La ricorrenza è stata istituita dal Ministero della Cultura per commemorare nel 2021 il 700esimo anniversario della morte del poeta, avvenuta a 56 anni, in esilio a Ravenna nella notte tra il 13/14 settembre 1321. L’occasione richiede che vada a rivedermi il padre della lingua italiana. Ma tralascio la Divina Commedia, il suo capolavoro e considero la Vita Nova/Nuova che ritengo più vicina alla mia sensibilità. Il titolo significa sia “vita giovanile” che “vita rinnovata dall’amore” per Beatrice. Si tratta di un’opera che combina prosa e poesia: 25 sonetti, 5 canzoni e 1 ballata per un totale di 31 componimenti. Dante parla dell’amore idealizzato per Beatrice con un nuovo stile, usando l’amore come mezzo di elevazione morale. Non sarebbe male che lo spirito di quello che è considerato uno dei più grandi poeti di tutti i tempi stemperasse il nostro turbolento quotidiano.Tanto gentile e tanto onesta pare è forse il componimento più noto di Dante, tra quelli composti durante la giovinezza, compreso nel cap. XXVI della Vita, il vertice della poesia stilnovista. Riporto la prima strofa, a beneficio del lettore: Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia quand’ella altrui saluta,/ch’ogni lingua devèn tremando muta,/e li occhi no l’ardiscon di guardare.// Certo ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma l’amore tiene sempre banco.
La vita, bene supremo
Papa Francesco, dopo 38 giorni di ospedale è stato dimesso dal Policlinico Gemelli ed è rientrato a Santa Marta, un edificio alberghiero situato all’interno della Città del Vaticano, presso la Basilica di San Pietro. È stato un paziente per due volte in pericolo di vita, pertanto la riabilitazione non sarà breve. Il pontefice, in ‘convalescenza protetta’ proseguirà le terapie respiratorie e motorie, evitando i ritmi lavorativi ai quali era abituato e gli incontri troppo affollati. Speriamo. Al Corriere della Sera, il cardinale Michael Czenny dichiara che il Papa: “È un po’ debole ma è lui”. Ovviamente ne parlano tutti i media. Durante il telegiornale di stamattina, un ospite della trasmissione, parlando della salute la definisce: “Bene supremo” e l’aggettivo mi colpisce. Durante l’ora di Educazione alla Cittadinanza/Educazione Civica, da insegnante ho spesso richiamato l’articolo 32 della Costituzione Repubblicana dedicato alla Salute, bene individuale e collettivo. Sono andata a rileggermi l’articolo che parla di: “Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi l’aggettivo supremo vale come alternativa a fondamentale. Del resto, sinonimi di supremo sono massimo, sommo, assoluto. Senza farne una questione etimologica, l’aggettivo supremo a mio dire rende bene l’idea che senza la salute, tutti gli altri beni sono in subordine, compresa la libertà di agire. Mi sovviene il brano, magistralmente interpretato da Shirley Bassey La Vita dove l’artista sottolinea che non c’è niente di più bello della vita e “non ce ne accorgiamo quasi mai”. Mi risulta che Papa Bergoglio ami la musica e sicuramente conoscerà questa stupenda canzone, un inno alla vita. Bentornato, Papa Jorge!
PRIMA DOMENICA DI PRIMABERA
Mi alzo sotto l’effetto del benessere procurato dall’incontro con il gruppo allargato di persone care che ieri pomeriggio hanno festeggiato il mio compleanno nella gelateria San Gaetano da Mariano a Castelcucco. Pensavo a una rosa di persone, invece alla fine si è costituita un’allegra brigata, come mi piace definirla, con una new entry: Nadia, la mamma di Manuel. Lui mi telefona da Sydney mentre sto dalla parrucchiera (qua sono le 10.30 di mattina, là le 20.30). Rivedo le gradite presenze che ringrazio in una foto scattata da Adriana: Erica, Marta, Marcella, Francesca, Lucia, Pia, Serapia, Nives, Sara, Veronica e Gianpietro, unico graditissimo uomo in un ‘gineceo’ aperto anche ad altri maschi, altrimenti impegnati. Comunque l’intrattenimento è stato quantomeno piacevole, sebbene il contesto non consentisse di fare delle ‘conferenze’. Ci scambiamo opinioni sul quotidiano, scoprendo che Nadia è un’ex allieva di Serapia: un tuffo nel passato alla fine degli Anni Settanta quando l’architetta insegnava Educazione artistica alle medie e Arte alle Magistrali nel collegio delle suore a Crespano. Dalla porta o dalla finestra, la Scuola entra sempre nei nostri discorsi. Tra i presenti, Veronica è la più giovane insegnante in servizio, mentre Adriana conta i mesi per passare il testimone. Io e Gianpietro abbiamo già dato e ci godiamo la pensione, fase della vita apprezzabile se si è in buona salute psico-fisica. In un angolo del divanetto – ci sono stati riservati tre tavolini – depongo i vari doni, soprattutto fiori che amo: tulipani gialli, fresie azzurre, gerbere, ranuncoli, un’orchidea svettante, un’azalea focosa… anche un tulipano di stoffa azzurro e oggetti legati al mondo della natura, gatti compresi, l’altra mia passione. In un bigliettino appuntato sulla carta che avvolge una piantina è sintetizzato lo spirito dell’incontro: “Un piccolo dono per la mia amica Ada, con cui condivido la bellezza del creato, l’amicizia, la lettura e l’arte in se”. Le parole amicizia e condivisione rendono bene l’idea alla base del mio invito, cercato per dare e per ricevere. Di mio offro un segnalibro confezionato per l’occcasione che ha sul davanti la foto di un pesco in fiore e sul retro una poesia intitolata Anni e Fiori, di cui riporto la terza strofa per chiudere il post odierno: Gli amici sono/un bouquet di/fiori variopinto/nel labirinto/delle relazioni/. Posso dire di godermi un sacco di fiori e dei buoni amici.
GODIAMOCI IL BELLO
Pensavo di dedicare il post odierno alla Giornata Mondiale dell’Acqua, ma sono in forte ritardo e viro sulla Laurea Honoris Causa assegnata a don Antonio Mazzi, 95 anni, fondatore di Exodus, comunità nata nel 1984 a Milano che si occupa di accoglienza e di tossicodipendenti. Il famoso sacerdote confida serenamente di essere stato uno scolaro ribelle, bocciato in terza media per cattiva condotta. Esemplari le sue parole: “E mia mamma, diversamente dalle mamme di oggi che accusano i professori, la scuola, il governo, il mondo, si è presa tutta la colpa lei”. In un altro passaggio aveva detto che la mamma usciva piangendo dopo il colloquio con gli insegnanti. L’Università della Tuscia che ha conferito il premio rende pubblica la motivazione che: “Intende celebrare l’eccezionalità dell’opera di don Antonio Mazzi nell’ambito della comunicazione”. Dal canto suo don Antonio ribadisce che: “Vorrei ridare senso alle parole, all’informazione digitale, alla comunicazione, ai rapporti tra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”. Diavolo di un prete, mi viene da dire, tra l’altro operato all’anca a 90 anni a Bassano dal dottor Giovanni Grano, come me. Lo ammiro profondamente, per il suo coraggio, per porsi a servizio degli altri ed anche per come testimonia senza fitri la sua esperienza umana, a partire dagli esordi scolastici deludenti. Anche se oggi verrebbero valutati con metro diverso. In ogni caso, da ex insegnante condivido in toto la critica delle entità nominate per scaricare responsabilità individuali. Educare rimane un impegno da spartire soprattutto con la famiglia, mentre alla scuola compete in primis l’istruzione. Al limitare della vita – tuttora di impegno attivo – don Mazzi può contare su altri titoli di prestigio in pedagogia e scienze sociali, guadagnati tutti sul campo. Una bella carriera professionale, che ci induce a: “Capire quanto la fantasia della vita possa scavalcare ogni nostra immaginazione. Godiamoci il bello e lo strano dei fatti quotidiani”.
BENVENUTA PRIMAVERA!
BENVENUTA PRIMAVERA Quest’anno l’equinozio di primavera arriva prima, oggi 20 marzo alle ore 10.01 e 21 secondi (la mia collega di Scienze saprebbe spiegare perché, mentre io sorvolo per beata ignoranza). E’ il momento che chiude definitivamente la stagione invernale e inaugura quella primaverile. Questo nel nostro emisfero settentrionale, mentre in quello meridionale corrisponde all’inizio dell’autunno (chiederò conferma a Manuel che si trova in Australia). La data di questo evento astronomico non è fissa e di solito cade tra il 19 e il 21 marzo. In definitiva, è il momento in cui la lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte, il sole splende più luminoso e gli alberi iniziano a germogliare. Si guadagnano in media 4 minuti di sole al giorno fino al 21 giugno. Non a caso la primavera viene identificata con la bella stagione, della rinascita… e pure quella della mia nascita, dato che compio gli anni domani (auguri graditi ma non obbligatori). Scopro che oggi è la Giornata internazionale della felicità. Lo sento per radio di primo mattino, ribadito dal video durante il telegiornale delle sette. Istituita dall’Assemlea generale delle Nazioni Unite il 28 giugno 2012, rappresenta un momento per riflettere sull’importanza della felicità nelle nostre vite. (Per inciso, pare che il giorno più felice dell’anno sia/sarà il 20 giugno, quindi non siamo lontani… e San Felice è da quelle parti, il 29 luglio). Tornando alla felicità, molti sono i sinonimi e mi concentro sui tre che condivido: serenità, soddisfazione, benessere. Nel testo che accompagna un messaggio odierno leggo: “La felicità è fatta di piccole cose, di presenze, di abbracci, di sorrisi…che scaldano il cuore”: un po’ banale, ma piuttosto realistico. I miei studenti a scuola avevano realizzato due cartelloni distinti per Emozioni e Sentimenti. In psicologia la felicità viene associata a un insieme di emozioni che procurano benessere in quantità. Ovidio, il poeta romano del mito e dell’amore diceva: “Felice colui che osa difendere con forza ciò che ama”. Per quanto mi riguarda, i fiori e i gatti contribuiscono a farmi sorridere sempre, cui aggiungo la presenza fisica o affettiva di qualche selezionata persona; non ultima la scrittura, sia attraverso il blolg che in altre forme espressive. Approfitto per ricordare che domani 21 marzo sarà la Giornata Mondiale della Poesia. Un buon motivo per sorridere ed essere contenti.
Tregua e San Giuseppe
Non riesco a scollegare la telefonata Trump – Putin con l’odierna festa del papà, pensando a quanti capifamiglia si è risucchiata la guerra in corso da oltre tre anni. Pare che il lungo colloquio tra il Presidente americano e il capo del Cremlino sia andato bene: ci sarà un cessate il fuoco, ma solo parziale. L’affermazione del leader russo: “Oggi il mondo è diventato un posto molto più sicuro” non mi rassicura affatto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che dobbiamo prepararci alla guerra. Anzi no, le sue parole sono: “Entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa” che è cosa assai diversa da offesa. Se gli Stati Uniti d’America intendono toglierci l’ombrello protettivo, mi pare sensato pensare a come difenderci da eventuali aggressioni. Riarmo sì, riarmo no… intanto i droni continuano a volare sopra le nostre teste. A Gaza è finita la tregua e attacchi israeliani sulla Striscia hanno provocato oltre 400 morti, tra cui oltre 130 bambini. Sono numeri da brivido. Mi sembra che solo il Papa, dal suo isolamento ospedaliero forzato al Policlinico Gemelli pensi seriamente alla Pace, invocando la Misericordia di Dio tramite la Madonna, Regina della Pace. Sono disarmata sull’argomento e fatico a tenere viva la Speranza, come risaputo “ultima dea”. Il mito greco di Pandora andrebbe attualizzato, perché il vaso contenente tutti i mali del mondo, anziché svuotarsi ne ha introdotti altri, a getto continuo. Vorrei che fossero finalmente versate lacrime di gioia, perché delle altre tracimano i fiumi. Magari San Giuseppe, il modello di tutti i papà può fare un miracolo.
12esimo post a 4 mani: Blue Mountains
Manuel mi aggiorna sull’escursione spettacolare che ha fatto nella sua giornata di riposo. Due orette di treno per dirigersi verso le Blue Mountains nella regione Patrimonio dell’Umanità a ovest di Sydney, nota per la sua straordinaria bellezza naturale, le imponenti formazioni rocciose e i territori incontaminati. Gli chiedo subito cosa c’entri il colore blu e questa è la sua risposta: “Quando c’è tanto caldo, essendo la zona boschiva ricoperta da varie specie di eucalipti, dalle foglie e dai legni si genera l’evaporazione dell’olio di eucalipto che crea una nebbiolina celestina, con sfumatura blu-indaco, particolarità da cui il nome”. Le mie narici si espandono, conoscendo le proprietà balsamiche della pianta. Il colore blu poi è il mio preferito, spesso in combinazione con il giallo. Tralascio la simbologia, ma mi ci trovo pienamente. Manuel mi invia delle foto suggestive, precisando che: “Col cellulare son quasi sicuro che non si veda granché; con la macchina fotografica grazie a un filtro a posta conto di avere un po’ enfatizzata la nebbiolina che si vede a occhio nudo”. Esperienza sensoriale anche a livello dell’udito, dato che: “Nella zona scorre qualche torrente”. Sottolineo che tutte le informazioni mi arrivano mentre l’ingegnere/cameriere – perché nella vita bisogna saper fare di tutto – sta tornando in treno. Gli chiedo come va con l’inglese e mi risponde molto bene (noi ovviamente comunichiamo nella lingua madre, l’Italiano oppure in dialetto). Mi torna in mente il pensiero di Francesca che aveva sottolineato sul blog i vantaggi di questa esperienza australiana: un bagaglio di conoscenze e di esperienze di inestimabile valore. Umanizzate dallo scambio. Grazie Manuel!
‘Missione dal Paradiso’, commedia
Pomeriggio festivo dedicato all’evasione. La Filodrammatica Pio X Possagno – nata nel 1992 – presso il teatro dei Padri Cavanis a Possagno presenta la commedia brillante in tre atti ‘Missione dal Paradiso’ di Antonella Zucchini, adattamento e regia di Elia Dalla Zuanna. Ho abitato nel paese del Canova e conosco quasi tutti gli interpreti, due molto bene: Sara Cunial, nei panni di Serafina e Magda Ferraro in quelli di Cesira, entrambe bravissime. Ambientata negli Anni Cinquanta, la commedia fonde sapientemente contenuti realistici con un tuffo nell’altro mondo, rappresentato da Angelo Zanesco nei panni di Gioacchino, marito defunto di Armida, tornato sulla terra per sventare il matrimonio d’interesse di Adelmo con la sua consorte. Con bonomìa è stato trattato un argomento ‘top secret’, con il contorno di rivalità femminili (tra Maria e Pia), arguzia contadina (Cesira e Giuseppe), disturbi dell’età senile (Serafina, Noemi e Teresa), vita agreste e urbana. Il dialetto alleggerisce la conversazione e la citazione di qualche vecchio proverbio aggiunge pepe alle battute. Gli oltre duecento spettatori ridono e sorridono di gusto. Cosa che di questi tempi è salutare per rivitalizzare il buonumore. Dettaglio non trascurabile: ingresso gratuito. Tra il secondo e terzo atto avviene la raccolta di offerte del pubblico. Mi auguro che sia stata all’altezza della prestazione dei tredici interpreti, che hanno donato abilità espressiva e sorrisi in quantità. Nella speranza di rivederli recitare presto in un’altra gustosa commedia.
