Ricetta pasquale 🥚

l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.

Genio italiano

Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci (morirà il 2 maggio 1519 ad Amboise, i Francia). Non è un caso se oggi, 15 aprile 2025 è la Giornata Mondiale dell’Arte che nessuno meglio di lui scienziato, inventore, artista, ingegnere, anatomista ha incarnato. Il più grande genio italiano, a ragione rappresenta la Giornata dedicata al made in Italy che si celebra oggi in Italia. Fatta questa premessa, sono una fan di Leonardo da quando ho letto a scuola, con i miei studenti Il Volo del Nibbio. Leonardo e il suo mondo, racconto storico/ biografico di Enzo Petrini. L’autore ripercorre la storia dell’uomo incomparabile, con la sua arte senza tramonto, sullo sfondo delle vicende e tra i personaggi di un’epoca lontana e travagliata. La sua complessa personalità fa discutere e appassiona da oltre cinque secoli. Ho letto più volte l’agile romanzo, con ammirazione crescente. A proposito del titolo, si riferisce a un ricordo dell’infanzia di Leonardo, frutto di un sogno o di un racconto che mamma Albiera, la moglie di suo padre Ser Piero (in pratica la matrigna, mentre la madre si chiamava Caterina) gli aveva fatto: “Gli era sembrato che un Nibbio si calasse sulla sua culla, che gli aprisse a forza la bocca con la coda e gli desse molti colpetti dentro le labbra, per poi rivolarsene via fino a perdersi, puntino nero nell’azzurro”. Lo zio di Leonardo Ser Francesco, accanito cacciatore stuzzicava la sua curiosità: lui avrebbe voluto avere un Nibbio vivo, per tenerlo nella sua camera e addomesticarlo. Nei 18 episodi che compongono il romanzo, si segue la crescita dell’uomo e dell’artista, fino all’ultimo capitolo intitolato: “Umilmente incontro a Dio” quando Leonardo, a 65 anni si congeda dal mondo terreno “con gli occhi ancora splendenti e vivaci”. Infinito Leonardo!

Rinascita

[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//

Non è mai troppo tardi

Il sabato sono sempre un po’ di corsa, ma con le antenne tese a captare una notizia su cui soffermarmi. Ieri ho parlato di un giovane agente, oggi di una nonnina – classe 1930 – che è diventata ‘silver influencer’ più famosa d’Italia, grazie alle attenzioni del nipote. Il che mi conferma il detto che giovani e anziani abbiano molto in comune. L’articolo è di Fiamma Tinelli, pubblicato sul settimanale Oggi col titolo: “Sono Licia, ho 95 anni e faccio l’influencer”. Lei è Licia Fertz, 95 anni compiuti da poco, triestina di nascita; lui si chiama Emanuele Usai, 40 anni, detto ‘Elo’ ed è suo nipote. Rimasta vedova del marito Aldo dopo una lunga malattia, in precedenza aveva perso anche l’unica figlia Marina, mamma di Emanuele. I motivi per cedere allo sconforto erano molti. Finché il nipote ha l’idea di fotografarla e poi postare la foto su Instagram, che suscita subito interesse. Le foto si moltiplicano nei giorni seguenti e il clamore sale. Per farla breve, la nonnina sul suo profilo Buongiorno nonna ha 300.000 follower. Lei ne ha acquistato di umore e voglia di vivere: si cambia e si trucca con l’aiuto del nipote, consiglia su come vestirsi e raccomanda di sorridere sempre, già di buon mattino: “Perché si può essere felici ogni giorno, anche alla mia età”. Oltre allo spirito di adattamento dell’arzilla signora – che nel 2023 la Bbc ha inserito tra le 100 donne dell’anno – trovo ammirevole il comportamento del nipote che ha usato la chiave giusta per smuovere la nonna dalla sua apatia. Non è scontato che ciò avvenga in ambito familiare e tra i rappresentanti di due età diametralmente opposte. Complimenti alla nonna e al nipote!

Un giovane promettente

Sandro Falzoi, il miglior venditore dell’anno. La notizia mi giunge da tg1Mattina, mentre sto valutando su cosa scrivere il post odierno. In tempo di vendite online, la trovo curiosa ed anche incoraggiante, perché la persona insignita del premio è molto giovane: ha 25, vive a Mores (Sardegna) e ha venduto più di 2000 aspirapolveri porta a porta in un anno – una media di quasi 6 ‘Folletto’ al giorno – diventando Primo agente d’Italia. “Il mio segreto? Mi diverto, e la gente lo vede”. Ha iniziato la prima dimostrazione per strada, pulendo l’auto e ha firmato il contratto sulla capote della macchina. Straordinario, lo dico con cognizione di causa perché anch’io, tanti anni fa ho guadagnato i primi soldi facendo dimostrazione di prodotti porta a porta. Per me non è stato semplice e neanche facile. Mi ero laureata a 23 anni, con una grande voglia di indipendenza, anche economica. In attesa del concorso per entrare nel mondo della scuola – cosa che successe dopo quattro anni – facevo malvolentieri l’applicata di segreteria, cercando alternative nel mondo del commercio. Iniziai con dei frullatori, l’oggetto più costoso e passai successivamente a tazzine termiche, tovaglie e arredo casa. Fu un tour de force durato circa un anno e sostituito dall’esperienza di corrispondente del Gazzettino che mi era più congeniale. Nel 1980 ho sostenuto l’esame di concorso e finalmente ho iniziato ad insegnare, esperienza totalizzante durata fino al 2015. Col senno di poi, credo che sarei diventata una buona venditrice, perché non mi manca la parola che ho preferito spandere e spendere tra i miei alunni. Non ho dimenticato il clima di tensione che si creava quando ero ospitata da una persona che mi ospitava per fare la dimostrazione del prodotto. In un’occasione, maneggiando la lama del frullatore mi sono parzialmente affettata il pollice sinistro (con l’imbarazzo del sangue che non finiva più). Sandro Falzoi deve avere una marcia in più. Soprattutto offre un esempio di gioventù intraprendente e capace che fa ben sperare nel futuro.

Pro domo mea/A mio vantaggio

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Pro domo mea/A mio vantaggio ⚕️

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Basta il nome: Amalia Ercoli Finzi

Tra le notizie che scorrono rapide sul tablet, ne fermo una che mi fa piacere: è stato conferito il Premio Chiara ad Amalia Ercoli Finzi, una vita tra famiglia e carriera. Conosco ‘la signora delle comete’ grazie al programma Splendida Cornice in onda giovedì sera sul terzo canale dove la vivace signora si distingue per simpatia e disinvoltura espressiva. Mi sono stupita quando ho saputo che è madre di 5 (cinque) figli, conciliando vita privata e lavoro, non proprio comune. Anzi, è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica nel 1956, con 110 e lode. Anziché fare la professoressa di matematica, come si aspettavano in famiglia si è dedicata alle stelle, o meglio allo spazio, coautrice della ‘Missione Rosetta’. Sue le incoraggianti parole: “Ragazze, se avete un sogno pensate sempre: si può” e ricorda che: “Guardavo le stelle in pigiama dal balcone”. Ma la scienziata si dedica anche al giardinaggio – dove si attribuisce non il pollice, ma la mano verde – e suona il pianoforte. Che personaggio, “brillante, appassionata e ironica”, domenica 6 aprile ha vivacizzato il pubblico del Teatro Sociale di Luino “Dario Fo e Franca Rame” dove le è stato consegnato il prestigioso riconoscimento alla carriera. Consulente scientifica della NASA, dell’ASI e dell’ESA, è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e delle tecnologie aerospaziali. Dettaglio: nata a Gallarate (VA) il 20 aprile 1937, ha 87 anni compiuti, a breve 88. Ad averne di personaggi così che brillano per ingegno ma soprattutto per umanità. In trasmissione, le è stato chiesto il nome dei suoi sette nipoti che ha nominato orgogliosamente. Come vorrei averla come mia parente. A pensarci bene, è come se già lo fosse! Lunga vita, cara Amalia!

Il talento non va in pensione

Il venerdì vedo volentieri The Voice Senior, programma condotto da Antonella Clerici in prima serata dal 2020, dedicato a cantanti over 60 di grande talento e con storie straordinarie. La giuria è composta da quattro coach non in competizione, ma affratellati tra loro: Arisa, Clementino, Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Il talent show è giunto alla semifinale che ha selezionato i 12 finalisti tra i quali emergerà il vincitore venerdì prossimo. Fatta questa premessa per chi non conoscesse il programma, concordo con la simpatica conduttrice che la semifinale è stata di grande, anzi grandissimo livello. È confortante vedere come il talento non si disperda con l’età, ma anzi venga per così dire esaltato, trattandosi di persone dotate che nella vita professionale hanno fatto tutt’altro. Anche in campo letterario, sono emersi scrittori in età avanzata, vedi Camilleri e altrettanto è successo in altre discipline artistiche. L’arte non va in pensione ed il programma ne è un esempio. I giudici si meritano una parola di apprezzamento speciale, perché motivano con serenità le loro scelte e valorizzano il concorrente, anche in caso di esclusione dalla rosa dei preferiti. Ogni tanto, si esibiscono in brevi show tra un concorrente e l’altro. Le canzoni interpretate da chi sale sul palco sono il meglio della discografia, così che la trasmissione consente di risentire pezzi diventati classici. “Quando finisce un amore” di Cocciante, interpretato da Monica è qualcosa di sconvolgente, ma anche “Portati via” di Mina, interpretato da Patrizia. Alessandro Acciaro fa vibrare le corde quando canta “Vecchio Frak” di Modugno. Mi spiace solo che dopo le ventitré la mia attenzione scemi, causa stanchezza. Comunque rivedo il programma la domenica sera su Rai Premium alle 21.20: merita! 🎶

Uncinetto e Tecnologia

Talvolta, la lettura di un articolo mi lascia un retrogusto. Succede con quello che leggo sul settimanale il venerdì, dal titolo: La scuola di uncinetto mette ai ferri i cellulari, di Gabriella Cantafio. Gli studenti della Scuola Media di Cerro Veronese (Verona) sono diventati protagonisti di un corso di uncinetto, su idea dell’insegnante Anna Zampieri che aveva appreso l’arte da sua nonna magliaia. Proposto come attività facoltativa a scuola, un pomeriggio alla settimana, una ventina di adolescenti tra gli 11 e i 13 anni, intreggiando fili scoprono il piacere della lentezza e a riordinare pensieri. Un paio di decenni fa, tenni un corso di Propedeutica al Latino ad una decina di studenti, cui partecipò anche mio figlio. Per dire che c’è posto per chiunque abbia qualcosa di interessante da proporre. Senza negare l’apporto della tecnologia, che non è nemica, tutt’altro. La didattica del futuro già si avvale di aule immersive, robotica e stampanti 3D perché “L’uso responsabile del digitale supporta l’attività manuale che stimola lo sviluppocognitivo” dice il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Borgo Chiesanuova. Ci sono gli elementi per riappropriarsi del passato, guardando al futuro. Peccato che l’operazione non sia né semplice e né scontata. La didattica creativa è sempre vincente, se proposta con intelligenza e con lo sguardo lungo. A metà degli Anni Sessanta ero studente delle medie e durante l’ora di Applicazioni tecniche (la materia allora si chiamava così) realizzai non uno, ma 11 centrini all’uncinetto per i comodini delle camere di casa che mia madre apprezzò molto. Non altrettanto l’insegnante che mi diede un modesto 6, perché si trattava, a suo dire di lavoro ripetitivo. Tuttora mi dissocio dal suo giudizio che mi penalizzò in futuro, perché appesi l’uncinetto al chiodo. Mi esercitai in seguito sui tasti della macchina da scrivere e poi sulla tastiera del computer. Se la robotica bussa alla porta, la faccio accomodare.