Non è mai troppo tardi (per il talento)

The Voice Senior, un bel programma del venerdì sera su Rai 1 che seguo dal suo esordio nel 2020. Antonella Clerici è la cordiale conduttrice, mentre la giuria è formata da Arisa, Loredana Bertè, Rocco con Clementino e Nek che ha preso il posto di Gigi D’Alessio. Sull’aggettivo senior, c’è da dire che i concorrenti vanno dai 60 anni ai 90 e oltre, come nel caso di Jacqueline, vedova del compositore Totò Savio, che porta splendidamente i suoi 91 anni e canta con trasporto Milord. Giovanna da Foggia, emula di Mina, cantava nelle navi da crociera e dice: “Se volete vedere una donna felice, guardate me che canto”. L”accompagna l’ex marito che la guarda ammirato da dietro le quinte. Trovo che la vita dei concorrenti sia interessante almeno quanto la loro voce. Come quella di Lele e Roberta che cantano insieme da tre anni, dopo aver superato ognuno delle disabilità che lui sintetizza in: “Dammi un occhio che ti do una mano” (lei ha perso la vista e lui la moglie). Interpretano in maniera briosa Storie brevi di Annalisa e Tananai che non conoscevo, dimostrando come la musica sia un’àncora di salvezza. Anna, da Roma si è trasferita a Salerno e farà 61 anni a Dicembre. Per lei cantare è un riscatto. Dopo l’emozionante esibizione sceglie il team di Arisa, per proseguire il suo percorso artistico. Curiosa anche la storia di Sergio, ex camionista di Brescia che aveva l’autoradio come compagna di viaggio; con voce graffiante canta un brano di Celentano, ma si emoziona parecchio. I coach non si girano, ma Nek gli dà una seconda chance e si presenterà per un’altra interpretazione. Del resto, i concorrenti sono uno più bravo dell’altro. È confortante constatare che non è mai troppo tardi per fare emergere dei talenti. Alla fine del programma, la conduttrice saluta augurando: “Buonanotte a tutti e viva la vita!” che è un bel modo per chiudere la giornata.

Il cuore, oltre le gambe

Avevo dedicato alle gemelle Kessler il post del 18 novembre. Oggi ci torno, dopo aver letto nella Repubblica di ieri il testo: “Un’eredità che arriva in dono a tutti” di Concita De Gregorio. Come da previsione, la giornalista all’inizio ricorda le gemelle per le lunghissime gambe e i balletti in cui si muovevano all’unisono, spostando poi l’attenzione su ciò che Alice ed Ellen erano dietro la sfavillante facciata “dove niente è come sembra”. Ne trae il profilo di due persone “rigorosissime, dotate di multiformi talenti, acute, determinate, fiere, sensibili e segnate da grandi dolori”. La scelta di lasciare questo mondo insieme, nell’impossibilità di vivere una senza l’altra turba molti, ma personalmente mi commuove. Se penso alle liti tra consanguinei nelle famiglie normali, loro testimoniano una sorellanza totale, per cui avevano rinunciato al matrimonio e ad avere figli. Senza eredi, con un colpo da maestro hanno lasciato tutti i loro beni a Medici senza frontiere, Unicef e altri enti che si occupano di bambini, lasciandoci in dono una lezione silenziosa: “meglio fare e non dire, che dire e non fare”. L’ultimo spettacolo offerto testimonia quanto cuore ci fosse oltre le gambe.

Il mio albero del cuore 🍋

21 Novembre, Giornata Nazionale degli Alberi, istituita in Italia con la legge n.10 del 14 gennaio 2013. In realtà la ricorrenza affonda le radici in una festività del 1898, quando fu istituita per celebrare l’importanza degli alberi. Lo scopo è evidente: promuovere la tutela dell’ambiente, la valorizzazione degli alberi e la riduzione dell’inquinamento. L’albero è simbolo di adattamento e di rinascita. Vale come augurio per chi sta iniziando una nuova fase della propria vita. L’albero simbolo dell’Italia è il Corbezzolo: con le foglie verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse richiama infatti la bandiera nazionale. Non sono esperta di piante, ma da quando abito in una casa di proprietà ho fatto un po’ di esperienza grazie ai seguenti alberi: ciliegio (da fiore e da frutto), albicocco, melo, melograno, pesco, fico. Stamattina ho incappucciato con tessuto non tessuto la pianta di limone, riparata sotto il portico a est dove gode dell irraggiamento solare. Credo sia la mia pianta del cuore. Anni passati la portavo in garage dove però perdeva le foglie a causa della loca luce. Me ne occupo da qualche anno e mi ha regalato limoni abbondanti con cui ho fatto sia la marmellata che il limoncello. Direi che ormai fa parte della famiglia. Piante e Fiori è uno degli argomenti che tratto nel blog, in buona compagnia di chi è più bravo di me. Del resto il creato ci è stato offerto per goderne, non per distruggerlo. Secondo la Bibbia, la vegetazione è apparsa il terzo giorno mentre la creazione dell’uomo compare il sesto e ultimo giorno. Vorrà pure dire qualcosa…

Buon Compleanno, Gina!  🎂

Oggi 20 Novembre è la XXXVI Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma è anche il compleanno di Gina, la nonna di Manuel che compie la bellezza di 95 anni. Quindi anche lei è stata bambina e adolescente, prima di diventare giovane, sposa, madre, nonna e bisnonna! Una carriera di ruoli femminili portati con grande disinvoltura. La conosco grazie a Manuel e a sua mamma Nadia, una delle tre figlie – le altre sono Mara e Sabrina – che si alternano nell’assistere in casa la vispa signora che è autosufficiente, in barba a qualche acciacco. “Sai benissimo che è tosta e che adora nipoti e pronipoti, vorrebbe avere vent’anni e poter lavorare ancora” afferma Nadia. Che sia questa la ricetta della longevità? Quando telefono, risponde con prontezza e si dilunga a farmi i complimenti. Mi chiama “Signora” che detto da Lei mi arriva speciale. Abbiamo in comune la visione del programma Forum che lei segue in tarda mattinata, nella cucina super riscaldata, con la tavola apparecchiata di tutto punto, mentre io lo vedo nel primo pomeriggio. Oggi sarà gran festa per le sue sfavillanti 95 candeline, con la presenza straordinaria di due parenti australiani! Tanti Auguri anche da me, cara Gina! 💐

Altruismo nel fango

Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.

Addio ad Alice ed Ellen Kessler

La notizia della morte di Alice ed Ellen Kessler mi ha rattristato, ma soprattutto incuriosito, riguardardando in simultanea entrambe. D’altronde, essendo gemelle monozigote, unite in vita hanno deciso di esserlo anche per congedarsi. Un esempio di coerenza e alterità. Durante 1Mattina News, Umberto Broccoli le definisce “Esempio di simmetria perfetta” non solo come ballerine, ma per come hanno vissuto, condividendo tutto fino alla fine. La scelta della morte assistita, pianificata da tempo, più che turbarmi mi emoziona. Credo che la loro unione non fosse di facciata, bensì reale e pertanto ammirevole. Nate a Lipsia il 20 agosto 1936, a distanza di mezz’ora una dall’altra, non hanno avuto un’infanzia semplice, ma da piccole hanno mirato all’indipendenza. Negli Anni Sessanta, con la televisione in bianco e nero, pressoché identiche, alte, bionde, con lunghissime gambe diventano protagoniste del varietà serale, ammirate dagli uomini e apprezzate dalle donne. Sempre composte e misurate, sincrone nei movimenti e nel parlato con l’inflessione tedesca. Massimo Gramellini nel Corriere, titola “L’anima gemella” il suo pezzo, che conclude dicendo: “Le Kessler hanno voluto riunire in morte l’unico elemento che le separava in vita: i corpi. Ora, e per sempre, sono una cosa sola”. La scelta di andarsene insieme (pare che una delle due fosse seriamente ammalata) era stata anticipata in un’intervista concessa per l’88esimo compleanno. Aldo Cazzullo nello stesso quotidiano le considera “Simbolo di un’Italia che non va né idealizzata né rimpianta; ma va assolutamente ricordata e raccontata”. Sottoscrivo.

Ad ogni stagione il suo fiore 🌸

La “santa dei fiori” è santa Zita da Lucca, una devota cristiana del XIII secolo (1218 – 1278), mentre santa Dorotea (IV sec.) è la patrona dei fiorai; san Fiacrio lo è dei giardinieri. La premessa per dire che c’è qualcosa di miracolo nella natura che regala meraviglie in autunno avanzato. È il caso dell’Amaryllis regalatomi una ventina di giorni: ha emesso dapprima un fiore, poi due, tre ed ora quattro stupende corolle aranciate all’esterno e gialline dentro. Sul lungo stelo svettano come ventagli aperti che non smetto di ammirare. È un po’ una star che fotografo in svariati momenti, sapendo peraltro che la sua vita è breve. Ma gli sono grata di farmi buona compagnia, senza chiedere alcunché in cambio. Ogni tanto una spruzzatina d’acqua alla base, senza esagerare per non accelerarne la sfioritura. Poi custodirò il bulbo con cura, sperando in un’altra nascita il prossimo anno. Anche la natura fa i conti con il riscaldamento globale che merita anch’esso un santo protettore. Sotto la siepe di Fottinie, ieri ho visto una Viola, normale a primavera ma decisamente fuori stagione a metà novembre. Se si è confusa lei, non sorprende che le persone perdano la bussola. Servono correttivi urgenti e duraturi. Ad ogni stagione il suo fiore.

Gentilezza, questa (quasi) sconosciuta!

Giornata Mondiale della Gentilezza, la migliore arma di distinzione dalla massa. Il fiore simbolo è il Caprifoglio, ma il simbolo ufficiale è il Gelsominino giallo che rappresenta l’eleganza e la benevolenza, mentre il colore associato a questa virtù è il viola, caro anche a Eleonora Duse. Tra i vari messaggi che accompagnano i saluti mattutini, prelevo il pensiero di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” e su questo non ci piove. Ho proposto Esopo (VI sex. a.C.) a scuola, in parallelo con Fedro (I sec. d.C.) in quando sono considerati i maggiori favolisti della storia. Le loro favole, attraverso una narrazione piacevole con protagonisti gli animali si concludono con una morale destinata agli uomini. Il che significa che allora come ora non è facile praticare i buoni comportamenti e relative virtù. La Gentilezza è piuttosto in disuso, anche se conosco persone che la praticano, massimo quelle che stanno in una mano. Personalmente diffido delle persone gentili di facciata, sorriso a 32 denti, ma poca spontaneità. “Il lupo travestito da pecora” di Esopo la dice lunga al riguardo. Chi lavora a contatto con il pubblico dovrebbe imporsi di essere gentile, anche se può essere stressante in certi contesti e capita di vedere le persone sbagliate nel posto sbagliato. Un corso sulla Gentilezza non sarebbe male, prima di intraprendere una professione, in tutti gli ambiti. Anche ricorrere ai rinforzi, quando serve.

“Un sogno per domani” (film)

Non rinuncio al mio riposino pomeridiano nemmeno alla domenica, anche se c’è il sole e ci starebbe una passeggiata. Del resto sono uscita in mattinata e mi sono piacevolmente imbattuta nella banda musicale e in un folto corteo di motociclisti. Sto per spegnere il televisore posizionato sul quarto canale quando parte la sigla dei “bellissimi”, film selezionati per un pubblico esigente, suppongo. Il film proposto è intitolato “Un sogno per domani”, del 2001, genere drammatico, tratto da un romanzo di Catherine Ryan Hude. Mi attrae dalle prime immagini, perché ambientato in una scuola media, classe seconda, la più difficile del triennio, in base alla mia esperienza. Quindi pane per i miei denti, anche se siamo a Las Vegas. D’altronde l’adolescenza è un’età difficile a qualunque latitudine. L’insegnante di Scienze sociali Eugene Simonet assegna ai ragazzi un insolito compito: trovare un modo per cambiare il mondo, innescando una sorta di catena della bontà. Trevor lo prende sul serio, iniziando a bonificare a casa sua, dove Arlene, la madre è una cameriera ex alcolizzata. Come anche la nonna, mentre il padre è un violento. Tra insegnante e allievo si crea una complicità che darà buoni frutti. Ma non è previsto il lieto fine. Infatti Trevor viene accoltellato mentre tenta di difendere un compagno dall’aggressione di alcuni bulli. Mi pongo due domande: Trevor è andato oltre con il suo tentativo di cambiare le cose? È utile contenersi anche nel fare il bene? Mi sembra un tema interessante, interpretato da un ottimo cast.

Una storia esemplare

Leggo con commozione la pagina di Cronaca in la Repubblica di ieri che titola: “Io, laureato in medicina dopo il dramma ai Murazzi non sono mai stato solo”, di Cristina Palazzo. Mauro Glorioso, 23 anni, colpito da una bicicletta elettrica il 20 gennaio 2023 lanciata dai Murazzi del Po di Torino da cinque ragazzi (tre allora minorenni) rimase ferito gravemente e da allora è tetraplegico. Nonostante il dramma vissuto, ha reagito: si è laureato in medicina e pensa alla specializzazione. “La speranza c’è anche nei momenti più bui. Di chi mi ha ridotto così non voglio dire niente, mi sono distaccato. Voglio pensare al futuro”. Vederlo in carrozzina con la corona in testa è disarmante, perché adattarsi alla condizione di disabilità per una stupida bravata presuppone una tenacia da leone. Per inciso, agli autori maggiorenni del folle gesto sono stati inflitti 16 e 14 anni di carcere, agli altri pene tra i 6 e i 9 anni. Alla domanda della giornalista che il giorno della laurea gli chiede come sta, risponde: “Sono felice, ma non è l’unico giorno bello di questi anni. L’essere umano riesce ad adattarsi a tutto. Anche nei momenti peggiori si può intravedere la speranza. Poi la felicità la cosa più difficile che esista”. Grande Mauro Glorioso, perfino il cognome gli calza a pennello!