Il “re del make-up”

Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!

Evviva la Cucina Italiana!

Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)

“Mettetemi/ tra gli scaffali di una libreria/”

Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!

Spesa con retrogusto

“Repetita iuvant” è un motto antico, di origine incerta ma diffuso nell’antica Roma. Lo usavo spesso a scuola per incoraggiare gli studenti ad allenare la memoria. Non so se valga applicarlo, ad esempio alla spesa che faccio di norma il lunedì. Mi sono imposta di ricorrerci con meno frequenza, ma la routine si ripete. Ho pianificato la settimana, limitando l’uso dell’auto a giorni alterni, partendo dal lunedì. Quando varco la soglia del supermercato Alì di Fonte sono di buonumore, ma quando esco sono perplessa e piuttosto intristita. Colpa dei soldi che se ne vanno, sempre in abbondanza rispetto alle previsioni? Può essere, dato che gli aumenti dei generi alimentari sono attorno al 35 per cento. Io poi sono da sola, se si escludono i tre gatti che mangiano più di me. Nel carrello della spesa, oltre a frutta e verdura non mancano mai croccantini e scatolette per loro, che rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco. Posso permettermi anche di viziarli, ma spero che non si ammalino, perché andare dal veterinario coi tempi che corrono sarebbe tutt’altra cosa. Sono abitudinaria riguardo al posto dove rifornirmi, scelto per motivi relazionali, più che economici. Infatti conosco per nome diverse persone che ci lavorano, diventate familiari. Ammetto che fa piacere essere riconosciuta come cliente ‘affezionata’… suppongo anche ai dipendenti essere chiamati col loro nome. Di recente, all’ingresso del supermercato c’è un ragazzo di colore che saluta e si offre per aiutare in qualche modo, prestazione finora rifiutata per motivi di autonomia. Però gli ho offerto un cioccolatino, che ha gradito. È gentile e non invadente. Vedrò di fare meglio.

Versatili Ortensie

Tra me e le Ortensie c’è un feeling. Da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto… ho scoperto la mia passione per i fiori, che coltivo di vario tipo. Tra le piante da fiore, quella con la fioritura più lunga è appunto l’Ortensia, praticamente dalla primavera all’autunno inoltrato. Portamento elegante, si conserva anche recisa per diversi giorni, cambiando se mai di colore. Unico assente, il profumo (ma chi è insofferente agli odori, se ne giova). Adesso i capolini rimasti sullo stelo sono come di carta velina, ma ancora adatti per composizioni secche. Qualcuno li spruzza di argento e oro, in vista delle festività natalizie. Io li preferisco al naturale, e così li ho distribuiti per casa. Però le aiuole di lato alla cucina si erano allargate troppo e mio figlio sabato le ha cimate, riempiendo il bidone del vegetale. Mi sono occupata della restante potatura, per ricavare dei rametti dallo scarto, da fare essiccare e successivamente utilizzare per accendere la stufa. Idem per i capolini che una volta aggiunti alla legna scoppiettante regalano un vero fuoco d’artificio domestico. È il cinema che mi godo la sera dopo le venti in compagnia dei gatti. Che gradiscono.

“Una preghiera, due preghiere pregherò…”

Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.

30 Novembre, una data importante 🎓

Oggi, 30 Novembre 2025, Sant’Andrea. Il 30 Novembre 1976 mi laureai in Lettere moderne a Padova (107/110). Ero una ragazzina di 23 anni che gettava le fondamenta del suo futuro professionale. Indossavo un completino di velluto blu (non poteva essere di un colore diverso): gonna al ginocchio, gilet e camicetta rosa annodata come una cravatta, un indizio per affermare il mio spirito di indipendenza. Del resto avevo iniziato a lavorare da poco come applicata di segreteria in una scuola media, dove rimasi quattro anni prima di dedicarmi all’insegnamento, mio lavoro ufficiale e duraturo. A quasi 50 anni da allora – 49 per la precisione – non ho rimpianti. Quello che ho me lo sono guadagnato, stringendo i denti e valutando bene i passi da fare. Ho un figlio e una casa di proprietà dove coltivo fiori e convivo con i gatti. Da pensionata, mi viene restituito ciò che ho seminato in ambito professionale, coltivando la scrittura anche tramite il blog che è il mezzo espressivo più congeniale alla mia natura, fors’anche favorito dall’attività di Corrispondente di zona, svolta a suo tempo per il Gazzettino. Perciò ringrazio i miei lettori e commentatori con cui condivido ogni giorno le asperità e le piacevolezze del quotidiano.

Un regalo al cervello

Stavolta il post mi viene suggerito dall’accattivante pubblicità Fai un regalo al tuo cervellio stampata sull’ultima pagina del settimanale il venerdì di Repubblica. In periodo prenatalizio è tempo di acquisti, per sé e per gli altri… ma chi mai pensa di fare un regalo al proprio cervello? Mi pare proprio un’ottima idea, sebbene lo scopo sia reclamizzare il block notes MOLESKINE The Legendary Notebook. Pensavo proprio di regalarmene uno, per smetterla di scrivere su fogli e foglietti che poi al bisogno non trovo. A convincermi sono le parole usate sotto lo schizzo: Scienziati di tutto il mondo affermano che usare carta e penna per scrivere, disegnare, persino scarabocchiare stimola tutte le parti del cervello che contribuiscono a pensare meglio e a creare più idee. Noi lo sappiamo bene, visto che nasciamo dai taccuini di menti geniali. Aspettiamo il tuo. Beh, non male come promozione. Siccome sono curiosa, sono andata a documentarmi e scopro che artisti e pensatori come Van Gogh, Picasso e Hemingway usavano taccuini, agende e accessori del genere. Il nome deriva dal francese ‘moleskine’ che significa ‘pelle di talpa’ riferito a un tipo di stoffa che imitava la pelle di talpa per la coperrtina dei taccuini neri legati a mano da artigiani francesi. Il regalo era in programma. Adesso non più dubbi e me lo farò!

Da Olimpia a Milano e Cortina

Mi piace tutto ciò che c’entra con la Grecia classica, influenzata dagli studi liceali. Ci sono pure stata, nel 2006, in crociera con mia mamma, un anno prima della sua dipartita. Mi piacerebbe tornarci, perché la ritengo un posto dell’anima, oltre che la culla della nostra cultura, dove si innescano i Giochi Olimpici, un ponte tra le antiche tradizioni greche e gli eventi moderni. La fiamma è uno dei simboli. L’altro giorno – Mercoledì 16 novembre 2025 – ad Olimpia c’è stata la Cerimonia di Accensione della Fiamma Olimpica che arriverà a Milano il 4 dicembre da dove inizierà il percorso per tutto il Paese. 10.000 tedofori coinvolti nella staffetta, durante il percorso di 12.000 chilometri in 63 giorni, attraverso tutte le regioni italiane, 60 città e oltre 300 comuni. Una grande celebrazione che simboleggia pace, purezza, lo spirito eterno dei Giochi e il valore culturale dello Sport. Dopo vent’anni le Olimpiadi tornano in Italia, un momento speciale per Milano – Cortina 2026. In attesa, mi lascio coinvolgere dal senso di comunità e di condivisione trasmessi dalle Sacerdotesse coinvolte nella Cerimonia di Accensione, uno spettacolo di sobria eleganza e raffinata purezza.

Il riscatto culturale delle donne

Quando insegnavo alla S.M.S. Canova di Crespano del Grappa ho sperimentao il tempo prolungato, in condivisione con un collega che ne sapeva di cinema. Così, un pomeriggio alla settimana facevamo vedere agli studenti un film – ricordo Marco Polo – con successiva evasione di una scheda che li interrogava sul contenuto, lo stile narrativo e altro. Ovviamente i film erano scelti con criterio e agganciati alle materie parallele, come Storia e Geografia. Nonostante l’orario pomeridiano potesse favorire una certa sonnolenza, l’esperimento fu positivo, anche per me che imparai a pormi con spirito critico difronte a un film, e qualcosa mi è rimasto di quella lontana esperienza. Per esempio, ho visto con interesse il film C’è ancora domani di Paola Cortellesi martedì sera sul primo canale, un buon prodotto a mio dire – si è meritato 6 premi – con un finale strepitoso che non avevo previsto, in linea con il riscatto culturale delle donne nel primo dopoguerra. Ne ho parlato con Lucia che mi ha chiarito alcuni momenti; lo rivedrei volentieri se riproposto. I punti forti per me sono stati: la ricostruzione ambientale, la musica, la recitazione sia della protagonista Delia (Paola Cortellesi) che delle vicine, un bell’ esempio di sorellanza. Ambientato nel 1946, allora il patriarcato imperava, ma rigurgiti ci sono anche adesso. Giusto metterlo in onda nella Giornata contro la violenza sulle donne. Delia dona i suoi risparmi alla figlia perché studi e si guadagni la sua indipendenza. Il riscatto culturale delle donne, in qualsiasi forma e in qualsiasi tempo va sempre premiato.