È mia consuetudine iniziare a leggere settimanali e anche libri dalla fine, una bizzaria che potrebbe avere un risvolto psicologico. Comunque mi offre l’opportunità di fare la personale recensione al libro: Io sono mio fratello di Giorgio Panariello. L’autore usa l’ultima pagina, di norma dedicata ai Ringraziamenti per chiedere scusa:a varie persone e per diverse ragioni. Infine chiede scusa a otto scrittori “e a tutti gli scrittori degni di questo nome”. Folgorata da tanta delicatezza ed essendo anch’io una che scrive – senza santi in Paradiso – riconosco in Giorgio un collega veramente dotato: di fluidità narrativa, misura, equilibrismo nel trattare argomenti tosti con dolcezza. Usando la gamma dei colori per rappresentarlo, gli attribuirei un celeste brillante (il mio colore preferito). Quanto al contenuto, è spalmato su una trentina di episodi che abbracciano la vita dell’autore, dall’infanzia alla maturità che vive “come uno zingaro, un nomade”, a sottolineare lo spirito libero. Co-protagonista è il fratello Franco, “Il Dante Alighieri dei poveri” come si era definito. Una storia di fratellanza cementata sulle fragilità di uno e il tentativo di normalizzarlo dell’altro. Niente lieto fine in apparenza, anzi sì perché Franchino, con un occhio storto e un polmone solo, è arrivato a destinazione “non per una dose eccessiva, ma per un’eccessiva dose di fiducia negli altri”. Da leggere e rileggere.
Categoria: Tempo
La Pace siamo noi
Protagonista indiscusso degli accordi di Pace è Donald Trump che dice: “Abbiamo cambiato la storia”. Il suo pluralis maiestatis/plurale di maestà (tipicamente un sovrano, un’autorità o Dio) suppongo si riferisca agli altri firmatari, i leader di Egitto, Turchia e Qatar, ma si espande su tutte le persone intenzionate a costruirla, la Pace. Per quanto riguarda la storia, è indubbio che “la storia siamo noi”, come canta Francesco De Gregori nel brano contro la disaffezione politica. Quando insegnavo Lettere alle medie, la distribuzione delle mie ore settimanali per classe ne prevedeva solo una per la disciplina Storia. Capitava che andassi a ‘rubare’ un po’ di tempo alle ore di Italiano, perché il programma era vasto, il coinvolgimento mio e dei ragazzi intenso. Ho un paio di amici che fanno parte di un volenteroso Gruppo di Storia. Dedicano tempo ed energie in ricerche, a beneficio della collettività. Grazie alla loro ricerca lunga e complessa riguardo i fatti dei 13 Martiri, sabato 18 ottobre p.v. sarà conferita dal Presidente della Camera dei Deputati On. Lorenzo Fontana la Medaglia d’Oro al Merito Civile al Comune di Cavaso del Tomba “Per l’esempio estremo di sacrificio e di virtù civiche nella lotta di liberazione del periodo bellico del settembre 1944”. Stamattina verso le 11 seguo la diretta del TG1 su Papa Leone XIV in visita ufficiale al Quirinale. Riporto un pensiero del Presidente Mattarella che condivido: “La pace duratura risiede nei cuori e comincia da ognuno di noi”.
L’alba di un nuovo Oriente
Non so che temperatura ci sia oggi in Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv, ma il calore umano tra applausi, lacrime e pianti per la restituzione dei venti ostaggi di Hamas me lo immagino. I quotidiani aprono tutti con la notizia che fa ben sperare per il prosieguo; la strada verso la Pace duratura è lunga e irta di ostacoli. Ho visto la piazza di Tel Aviv stracolma e l’abbraccio con i familiari di alcuni sopravvissuti, cui auguro il ritorno alla ‘normalità’ se mai sarà possibile. Ogni lunedì, la pagina Lettere al direttore del Corriere è curata dal direttore Luciano Fontana. Stamattina risponde al lettore Gian Paolo Ferraioli riguardo la speranza che non si replichi l’amara considerazione di Abba Eban: “gli arabi non perdono occasione per perdere ogni occasione”. La risposta del direttore è compresa nel titolo: Forse è l’ultima occasione, i Paesi arabi non la perdano. Nello specifico, per Paesi arabi si intendono il Qatar, la Turchia, l’Egitto, l’Autorità palestinese e perfino l’Iran “che ha diretto e armato le formazioni terroristiche a Gaza e in Libano”. Nel complesso, è doveroso nutrire un briciolo di speranza che sia la volta buona di dare una terra ai palestinesi. Dopo 738 giorni di guerra, finalmente nella Striscia di Gaza si comincia e respirare la Pace. •
Benedetta Pace
“Voglio tornare a casa mia, anche se distrutta” sono le accorate parole che una palestinese rilascia a un giornalista. Dopo l’accordo di Pace di venerdì 10 ottobre, l’esodo adesso avviene all’incontrario. La Protezione Civile di Gaza ha riferito che circa 200.000 persone, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono di ritorno nel nord del territorio palestinese. Tra poche ore è prevista la liberazione di 48 ostaggi, di cui 20 ancora vivi nelle mani di Hamas, e la liberazione di 1950 prigionieri palestinesi da parte di Israele, di cui 250 condannati all’ergastolo. Dopo l’attacco di Hamas a Israele il 7 ottobre 2023 con migliaia di morti da entrambe le parti e la pressoché totale distruzione di Gaza, l’augurio che la Pace diventi definitiva è planetario. Per i sopravvissuti, il dopo sarà dolorosissimo. Immagino il miscuglio di sentimenti di chi torna a casa e non la trova. Nel servizio di stamattina, un palestinese ha trovato il suo divano sotto un cumulo di macerie, metafora di un conforto adesso improponibile. Tuttavia l’oggetto simboleggia una scheggia di futuro, un oggetto materiale cui aggrapparsi per riemergere dall’inferno subìto. Tema altamente drammatico la restituzione ai familiari delle salme di chi è morto durante la prigionia, al netto di quelle che forse non saranno recuperabili. Mi permetto due versi: Benedetta Pace/tanto desiderata/da averti dimenticata./A passi felpati/avanza generosa/ tra i cuori provati/dei sopravvissuti.//
Maria Corina, paladina della Pace
La mia amica Lucia è legata a doppio filo col Venezuela, nel senso che è nata là, a Ciudad Bolivar sul fiume Orinoco da genitori veneti emigrati, tornati successivamente in Pedemontana quando lei aveva solo tre anni (Dal Venezuela a Castelcucco è l’episodio iniziale del mio libro Passato Prossimo dove racconto la storia della sua numerosa famiglia). Nonostante fosse molto piccola, ha mantenuto legami forti con il Paese sudamericano dove spera di tornare una volta o l’altra. Con un messaggio mi informa che l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado (Caracas, 7 ottobre 1967) che lo ha dedicato al popolo venezuelano e a Trump. Leader dell’opposizione, 58 anni, madre di tre figli, laureata in Ingegneria industriale, vive in clandestinità da un anno. Soprannominata la “dama de hierro”, ovvero la signora di ferro, mi ispira molta simpatia. Trump è rimasto a bocca asciutta, ma si è congratulato con la vincitrice, sottolineando che: “L’ho aiutata nel suo cammino”. Questa la motivazione del premio: ‘Per il suo lavoro nella promozione dei diritti democratici e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia in Venezuela’. Lunga vita a Maria Corina e Nuova vita al Venezuela!
Ottobrata
Ottobrata Siàmo in fase “Ottobrata”, quasi una seconda estate in autunno. Ma il termine non nasce in ambito metereologico, bensì a Roma dove i Romani indicavano le scampagnate domenicali di ottobre: gite fuori porta che si facevano dopo la vendemmia, quando il clima era ancora mite e le giornate soleggiate. Come quelle che ci stiamo godendo, che si manterranno su valori molto confortevoli e una escursione termica relativamente contenuta. La premessa introduce l’argomento del post odierno che riguarda la bellezza della natura in questo periodo. Ne ero convinta ma mi confortano due testimonianze. Manuel, rientrato di recente da Sydney ha ospitato una coppia di parenti australiani, scarozzandoli per il Pelpaese, Dolomiti comprese. La cugina se ne è innamorata, dicendo che non serviva andasse in Australia per vedere paesaggi straordinari. L’espressione ‘Bel Paese’ deriva dai versi di Dante e Petrarca, e si è affermata non solo per la geografia affascinante, ma anche per la cultura e molto altro ancora. Mariuccia ama la natura che fotografa. Ieri sera mi ha inviato delle foto scattate sul Lago di Levico che sono una meraviglia! Quella che posto su Instagram sembra un dipinto: ci sono otto anatre sul tappeto erboso che si stanno avviando verso il lago celeste. Una sinfonia di colori che trasmette una grande serenità. Come diceva Vincent Van Gogh: “E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?”
Super luna di Ottobre
Non ho ancora fatto il cambio degli armadi, ma sto recuperando articoli di abbigliamento in linea con la temperatura, stamattina alle nove di dodici gradi. Ad esempio, una giacca si lana a quadretti su fondo verde che era di mia madre. Aveva la mia stessa struttura fisica e non mi dispiace indossare capi che le erano appartenuti. Serve a risparmiare e anche a mantenere un feeling con una persona cara. Sensori del cambio stagionale sono i miei gatti che da qualche giorno rincasano verso le 21.30 e poi si scelgono una poltrona per riposare. Fiocco e Pepita si acciambellano vicini, come quando erano piccoli – adesso hanno tre anni e pesano sui cinque chili – e mi fanno tenerezza, anche se il loro comportamento non è una scelta d’amore, ma suggerito dal bisogno di scaldarsi reciprocamente. Quando mi distendo sulla poltrona relax verso le 21.30, Grey si accomoda sulle mie gambe e comincia a ronfare. Di solito chiudo i balconi tardi, perché mi piace vedere attraverso i vetri le ombre che si allungano. Ieri sera ho un po’ tardato, e quando sono salita in camera, sono stata investita dalla luce lunare, uno spettacolo che mi ha suggerito la poesia Luna tonda e gialla che segue: La luna stasera/di novità è foriera,/tonda e gialla/sembra una palla/in mezzo al cielo blu./E tu che fai laggiù/donnina trafelata?/L’ imprevista domanda/per quanto ipotetica/mi ha raggelata./Mi fermo a pensare/cosa potrei dire,/mortificata di non /trovare le parole/giuste e doverose./Cosa vuoi che ti dica,/Luna confidente e amica?/ Mi prendo altro tempo/per una risposta esauriente,/ma su due piedi non mi viene niente.//
Solitudine e Creatività
“La briscola contro la solitudine” è il titolo del servizio in coda a 1Mattina News che mi fa iniziare la settimana col sorriso. A Perugia, Mara Bardellini pubblica sui social un invito per chi fosse disposto a fare un po’ di compagnia alla madre Maria, impossibilitata a uscire e privata di relazioni sociali. Questo il testo pubblicato: “Cerco compagni di briscola per mamma Maria, lei ama giocare a carte. In cambio offriamo chiacchiere e merenda, venite in tanti”. Ammirevole l’iniziativa della signora che si è impegnata per riempire i pomeriggi alla madre. L’appello è diventato virale e in molti si sono fatti vivi. Durante la trasmissione viene intervistato anche Stefano Zecchi, scrittore, opinionista e quant’altro che riconosce in questo caso la positività dei social. Io non so giocare a carte, ma mi piace scrivere. Prima della pandemia ero stata in qualche casa di soggiorno per anziani, a leggere poesie e racconti. Devo ammettere con reciproca soddisfazione. Conservo un fiore di carta che le ospiti di una struttura mi avevano regalato. Nel 2021 ho subito il primo intervento alle anche, seguito dal secondo nel 2024, per le preziose mani del dottor Giovanni Grano. Vado in palestra una volta la settimana e cammino q.b. Sono indipendente e autonoma. La solitudine non mi fa paura, la confusione sì. La casa è l’ambiente silenzioso che mi permette di creare. Salute permettendo, sono disposta a uscire ancora, per intrattenere – Gratis et amore Dei – chi volesse prestare orecchio alle mie storie.
Un ottimo raccolto
Di sabato mattina, prima di andare dalla parrucchiera Lara a Possagno, se dispongo di venti minuti faccio una puntatina al bar, giusto per sfogliare il quotidiano e prelevare una notizia su cui poi scrivere il post. In paese, al Viceversa mi capita una doppia gradita sorpresa: incontro Jenny Diaz e Nadia Torresan, due ex alunne che mi salutano cordialmente. Dopo circa trent’anni sono diventate due belle signore, mentre io sono la fotocopia invecchiata, ma somigliante di quella che ero. È sempre un piacere condividere con persone gentili esperienze del passato. Jenny è in uscita, mentre io sto per entrare: “Professoressa, non mi riconosce più? Sono la Jenny!”. In effetti riconosco la voce e anche la fisionomia che mi riporta alla ragazzina sudamericana che era. Adesso è madre di due figli, si è stirata i capelli neri e ricci che sono ora di un caldo marrone. Scambio due chiacchiere. Poi entro, prelevo Il Gazzettino e mi siedo vicino alla porta, concentrandomi sulle notizie. Si avvicina una cliente alta e bionda, vistosa, con un elegante spolverino bianco e si presenta: Nadia Torresan, un’altra ex alunna dei miei esordi professionali. Mi dice che legge sempre i miei post e sono molto compiaciuta di averla tra i miei lettori. Tra l’altro scopro che abita in paese, come Jenny. Mi sembra di raccogliere un tesoro seminato nel passato senza particolari aspettative. Parafrasando il mio libro Dove i Germogli diventano Fiori, è una grande soddisfazione constatare che il terreno fertile ha favorito un ottimo raccolto.
“Non c’è posta per te”
Accattivante la copertina del settimanale il venerdì con la cassetta postale rossa e il titolo “Non c’è posta per te” riguardo la prossima fine – il 30 dicembre 2025 – delle Poste danesi. Leggo con interesse l’articolo interno di Daniele Castellani Perelli, riandando con la memoria all’esordio lavorativo di mio figlio come postino, quasi vent’anni fa. Fu un “inizio con i fiocchi” perché nevicava e gli prestai la mia panda color pavone per raggiungere l’ufficio postale dove si trattenne circa tre mesi, a tempo determinato. Non ci fu un seguito, ma l’esperienza piacque a me e a lui. Adesso mi fa una certa tristezza pensare che in Italia il volume di lettere e cartoline, tra il 2008 e il 2023 è calato, anzi crollato del 68 per cento. Certo le email sono più veloci delle lettere, arrivano subito, sono gratis e fors’anche più ecologiche. Ma era bello trattenersi con Ermanno, il postino gentile che mentre mi porgeva la posta mi chiedeva come stavo. Era stato lui a far balenare l’idea a mio figlio ragazzino di fare da grande il suo lavoro. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente le nostre abitudini. Ricevere adesso una cartolina è cosa rara. L’ultima me l’ha spedita Manuel da Singapore e la conservo come un cimelio. In uno scatolone in cantina ne conservo parecchie: di familiari, amici, compagni di scuola. Sono datate e forse dovrei privarmene. Però sono documenti di un tempo che ho vissuto e fanno parte della mia ‘avventura umana’. Chiudo, ricordando la canzone Una cartolina, di Marisa Sannia (1966). Da risentire. 📭
