Quasi Autunno

Il 22 settembre coincide con l’equinozio d’autunno, finisce l’estate astronomica e cambia la stagione. La luce e il buio saranno approssimativamente uguali in tutte le parti del pianeta. In Italia saranno le 20.19 e non so se i grilli canteranno ancora. Archiviata l’estate, mi preparo ad accogliere la nuova stagione molto cantata dai poeti, metafora del cambiamento. Al di là degli aspetti fisici, il periodo autunnale riveste un significato simbolico profondo, rappresentando un tempo di contemplazione e di bilanci che invita a rallentare. Questo aspetto mi piace molto e cerco di valorizzarlo. Contrariamente all’idea comune di declino, il significato etimologico deriva direttamente dal latino autumnus, indicando una stagione ricca e feconda, di abbondanza e di raccolto. Castagne, zucche e arance sono i prodotti tipici della stagione autunnale, dominata dai colori caldi e profondi. Anche il mio melograno si sta vestendo a festa. Quanto al raccolto materiale, molte prugne e zero uva fragola. Forse la vite si è presa un anno sabbatico oppure sta morendo, spero di no! Ho fatto qualche esperimento orticolo con discreta soddisfazione. Ma il prodotto autunnale più atteso, è la mia 14esima creatura letteraria, Amici Inaspettati con festoso abbaiare di cani.

Ultimo post a 4 mani: Ritorno a casa

Bentornato Manuel e buon compleanno! Mi emoziona l’idea di rivedere il mio giovane amico, dopo un anno trascorso in terra australiana, carico di esperienze, foto e diari di viaggio. Compiere 25 anni a casa è un bellissimo regalo che si è fatto da solo perché “Sicuramente mi sento più forte di prima e ho qualche certezza in più soprattutto su cosa non voglio fare”. Mi manda una foto dall’aeroporto di Singapore con il papà Enzo e la sorella Gaia, tutti e tre radiosi. “Sono contento di essere tornato non da solo, ma in compagnia di mio papà e di mia sorella” che sono andati a ‘riprenderlo’ dopo una sosta presso numerosi parenti e la visita di posti straordinari. Gli chiedo quante volte abbia preso l’aereo quest’anno. “16 volte in totale” è la spiazzante risposta, seguita da “adesso per un bel pezzo non voglio saperne più di manco un aereo”. Atterrato a Milano (ieri) alle sette, nella via del ritorno scrive: “Mi fa strano vedere tutte le scritte in Italiano e poi eventualmente in altre lingue – però è bellissimo – guardarmi intorno, vedere cose che assomigliano a casa… (risata) anche vedere che la guida è a destra, come era strano che in Australia fosse a sinistra”. Anticipando una domanda che molti gli faranno, riconosce che: ‘L’Australia è sicuramente una terra ricca di esperienze e opportunità, ma anche lì non tutto è perfetto e su alcune cose avrebbero solo da imparare da noi. Su altre, dovremmo noi essere là a prendere nota di come fare”. Non c’è dubbio che in Australia il germoglio sia diventato un raffinato fiore. Ma per la soddisfazione mia e delle numerose persone che lo apprezzano e gli vogliono bene, confortante che dica: “È stato un bell’anno, sono orgoglioso di quello che ho fatto e felice di come è andata in generale. Ma sono contento di essere di nuovo in Italyyyy!”

Attualità di Orazio

Una ventata di Latino mi scuote dal torpore mattutino. È la celebre frase del poeta Orazio Graecia capta, ferun victorem cepit et artes intulit agresti Latio tradotta in La Grecia presa, prese il fiero vincitore ed introdusse le arti nel rozzo Lazio. Orazio in una sua Epistula ironizza sulla conquista romana della Grecia, avvenuta il 146 a.C. Da liceale ho sentito e tradotto questa frase diverse volte. La risento stamattina perché usata come congedo da Mediobanca da Alberto Nagel, dopo 34 anni. Non entro nel merito della cultura bancaria che non mi compete, ma mi attrae il concetto di fondo della frase sul potere della cultura e della conoscenza, più duraturi delle armi. In altre parole, la superiorità culturale grazie alle arti, alle lettere e alla filosofia alla fine ha la meglio sul potere politico e militare. Sembra una ricetta facile, ma purtroppo disattesa in tempi di guerra diffusa. Quinto Orazio Flacco (65 – 8 a.C.), uno dei più importanti poeti latini dell’età augustea, nato da un padre liberto (schiavo divenuto libero) esprime nelle sue opere Odi, Satire, Epistule la filosofia basata sulla ricerca dell’equilibrio denominato aurea mediocritas, affascinante obiettivo anche per me. Sua è la locuzione Carpe diem ovverosia cogli l’attimo, perché il futuro è incerto e la vita è breve. Il mio autore preferito. Non sarebbe male rivisitare i Classici, portatori di cultura in ogni ambito.

Un dolcetto contro l’ansia

Disturbi e piaceri È rilassante sentire i grilli cantare la sera, a due passi da me. Mi piace il silenzio postillato dalle voci della natura, quando le attività umane rallentano. Mi viene in mente il sonetto Alla sera di Ugo Foscolo e la riflessione esistenziale che contiene. Indimenticabili i primi versi: “Forse perché della fatal quiete/tu sei l’imago, a me sí cara vieni,/o Sera…”, l’avvicendarsi delle stagioni contiene una metafora sul percorso della vita. Può essere che nella parte finale dell’esistenza diventi fisiologico privilegiare l’essenziale, sottraendo i disturbi, almeno quelli evitabili. Ad esempio, non posso impedire a dei ragazzini di giocare a pallone in strada – il codice della strada non lo consente – ma lo vieto dinanzi al mio cancello. Verso sera scorazza uno scooter senz’altro truccato che trapana i timpani e vorrei sapere se non infastidisce anche il vicinato. Mi muoverò per segnalarlo alla polizia municipale, sperando di non sentirmi dire: “Siamo stati ragazzi anche noi” perché il silenzio è un valore, come il rispetto delle regole. Situazione differente quando ci sono lavori in corso. Ieri mattina sono stata a Bassano. Prima di Romano mi accodo a una colonna di auto ferme che si allunga col passare dei minuti. Intuisco ci sia un impedimento che identifico dopo circa un quarto d’ora, in lavori sulla carreggiata opposta. Il semaforo provvisorio per tre volte almeno passa dal rosso al verde e si procede a passo d’uomo. Alle 9.40 fa caldo e sono imbottigliata. Per ammazzare l’attesa, estraggo un croissant con crema pasticcera dalla confezione dolciaria sul sedile del passeggero e me lo gusto. Un contentino contro gli imprevisti di viaggio.

Un tentato suicidio si trasforma in omicidio

Non sono superstiziosa, però riconosco che in certi eventi la malasorte entra a gamba tesa, anzi tesissima. Mi riferisco a quanto successo a Milano domenica 14 settembre, intorno alle 18, in via Fratelli di Dio, in un condominio dell’estrema periferia ovest. Un 70enne si lancia dal quarto piano per farla finita, ma travolge e uccide una 83enne, Francesca Manno che stava camminando nel cortile del condominio, forse per buttare la spazzatura. Lui è sopravvissuto, ricoverato ma non in pericolo di vita. È stato denunciato per omicidio colposo. Pazzesco. Pirandello ci avrebbe costruito un intreccio coi fiocchi. La precarietà è una costante della vita, ma quanto successo è troppo. Fatalità e casualità sono due rovesci della stessa medaglia. L’espressione “Ogni bambino nasce col suo cestino” richiama un proverbio lombardo che allude al necessario per vivere, ma non conosco pari espressioni sull’uscita di scena. Mi arrampico sugli specchi, sperando che qualcuno mi illumini al riguardo. Pare pronunciata da Charlie Chaplin la seguente frase: “La vita è una tragedia quando si vede in primo piano, ma una commedia in campo lungo.” Di certo il caso la condiziona parecchio, in un senso e nell’altro. A noi rimane la recita.

Osmanto in fioritura

La pianta di Osmanto – Osmanthus fragrans – è cresciuta parecchio. Messa a dimora piccolina, adesso raggiunge l’altezza della camera a un piano e mezzo, da dove la vedo svettare in parallelo col camino del vicino. Ha una crescita lenta, infatti mi fa compagnia dal 2000, ovverosia da quando abito a Castelcucco, in una casa di proprietà con scoperto. Giocando con quest’ultima parola, è stata una bella scoperta conoscere piante per me nuove e seguirle durante la crescita. La mia zona verde è attrattiva perché si sono radicate in giardino anche piante ‘esterne’: un ciliegio selvatico, un fico, un susino. È morto però un Olivagno e mi dispiace. Degli insetti avevano attaccato le radici, facendo cadere le appuntite foglie giallo-verdi. Come i gatti, ma in maniera più silenziosa le piante mi fanno buona compagnia. Tornando all’Osmanto, generalmente fiorisce in autunno, tra settembre e ottobre. I piccoli fiori bianchi sono caratterizzati da un intenso profumo di gelsomino. La specie sempreverde è originaria dell’Asia orientale ed è famosa per i suoi fiori profumati. Il nome Osmanto deriva dal greco antico: osmè (odore) e anthos (fiore). I fiori sono utilizzati per aromatizzare cibi, bevande e preparare tisane. Non lo sapevo e mi attiverò in questo senso.

Caffé letterario, resoconto

È ripreso il Caffè letterario, terza edizione. L’iniziativa culturale è frutto della collaborazione tra la Pasticceria San Gaetano da Mariano e il Comune di Castelcucco. L’investimento culturale è sempre apprezzabile, ovunque avvenga. La location della pasticceria, tra meringhe e gelati è attraente, sebbene io rimpianga le presentazioni ufficiali, sperimentate in Centro Sociale e nella Saletta delle Conferenze. Cambiano tempi e modi, rimane la sostanza, rappresentata dalla gentile Vicesindaca Antonella Forner e dalla consolidata bravura di Giancarlo Cunial che ha riproposto l’opera PASSATO PROSSIMO, dedicata ai Castelcucchesi. La mia rete di sostegno è rappresentata da Lucia e Adriana, intervenute rispettivamente sull’esordio del romanzo e sulla copertina, le fedeli Marcella e Alda, Lucia Basso, brava ricamatrice, Gloria e Benedetta, due ex alunne delle medie e Flora, 15enne studentessa, nipote di Mariano. Altri clienti di passaggio. Per dovere di cronaca, aggiungo che diverse persone assenti si sono giustificate per impedimenti familiari legati al weekend (vigilanza di nipotini), per contrattempi, oppure per ritrosia a uscire di sera. Ringrazio chi c’era, soprattutto le giovani che mi hanno trasmesso un’iniezione di ottimismo e di simpatia. Un aneddoto: mentre parlo con Lucia, ispiratrice del primo episodio “Dal Venezuela a Castelcucco” scorgo sedute sul divanetto di fronte Gloria Forner e Benedetta Favaro, ex brave allieve, oggi eleganti quasi trentenni. Suppongo che siano di passaggio, invece mi chiariscono che sono venute per me: che soddisfazione! Dopo acquistano una copia dell’opera che autografo volentieri. Partecipano anche alla conversazione, ricordando le mie manie da insegnante – niente sopra il banco! – che innescano il sorriso. Il pensiero di aver seminato sani germogli vale come tanti “firmacopie”. Flora – nome bellissimo – si avvicina con garbo per acquistare l’opera. Scambio due parole mentre le scrivo la dedica: frequenta il Liceo statale Veronese a Montebelluna, dove nel 2014 ho presentato con soddisfazione il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio. La storia si ripete. Quella buona.

Investimento e investimento

Ore 12.10, vedo passare una ragazzina con una donna adulta. Probabilmente si tratta di una scolaretta delle elementari prelevata dalla nonna, una conferma che sono riprese le lezioni. Infatti alle 10 ero in piazza e ho sentito gli alunni in cortile, per la salutare ricreazione. Io avevo appuntamento con la consulente delle Poste, per verificare possibilità di investimento, parola che torna nel seguito del post. In cartoleria prelevo la Repubblica, con allegato il consueto settimanale il venerdì. Trovo a pag.12 del quotidiano l’articolo che fa al caso mio: “Il Sapere è la chiave per vivere meglio”, di Manuela Mimosa Ravasio che intervista Luciano Canova, autore di Economia dell’ottimismo. Il concetto di fondo è che investire in formazione e cultura è un’assicurazione per un futuro di benessere, individuale e collettivo, insomma un buon investimento. Sono certa che l’alunna succitata verrà accolta e formata con questo spirito dagli insegnanti. Mi preoccupa piuttosto ciò che succede nel mondo adulto, se risponde al vero che, per molti italiani i consumi culturali sono pari a zero, a partire dalla lettura. E io che ci sto a fare in questo contesto? C’è chi consuma e chi produce. Io scrivo, cioè produco un libro, affinché venga consumato. Però il libro non si mangia; detta così la cosa può far sorridere, ma il mio intento è di tenere desta la fiaccola del sapere, un investimento più duraturo del mio postale. Con questo spirito, ripresento stasera in Gelateria da Mariano, ore 20.30 il mio libro PASSATO PROSSIMO, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco. Un omaggio alla memoria e forse anche alla nostalgia. Sarà un piacevole momento di condivisione.

Magici Grilli 🦗

Dei grilli cantano fuori della porta, in giardino. Li sento quando esco verso le venti per ritirare la voliera coi canarini che si sono già posizionati sul poggiapiedi per dormire. Potrebbero essere tre, molto vicini e chissà cosa si stanno dicendo. Cammino piano per non interferire con il gradevole canto che si palleggiano. Il canto deve essere un richiamo d’amore, perciò suppongo che ci sia una coppia, tra i fili d’erba. È emozionante avere degli ospiti così ‘romantici’. Quando esco di nuovo alle ventidue, si sono quasi zittiti. Faccio dei versi e uno mi risponde: sono onorata di averli ospiti, a due passi da me. I maschi possiedono un organo stridulatore sulle ali per produrre il canto e attrarre le femmine. Smettono di cantare – frinire è il verbo appropriato – se fa troppo freddo (sotto i 22 gradi) o quando piove. Anche se percepiscono la presenza di un predatore o se sono vicini alla morte. Grazie al racconto di Collodi, il grillo è diventato simbolo di saggezza. Tuttavia l’espressione “Avere grilli per la testa” ha un valore negativo. Il canto del grillo è un simbolo di prosperità e di fortuna in diverse culture come in Cina, dove è considerato un portafortuna. Ometto di parlare della farina di grilli – polvere ricca di proteine a base di grilli – per la simpatia verso l’insetto canterino che mi addolcisce la sera.

Il Millennials di Dio

Carlo Acutis, patrono di Internet è un segno dei tempi, quelli buoni. Morto 15enne a causa di una leucemia fulminante, oggi 7 settembre è santo. Doppia canonizzazione in Piazza San Pietro per lui e per il beato Pier Giorgio Frassati, entrambi giovanissimi. La Piazza è stracolma di giovani venuti a rendere omaggio a due testimoni della fede. Non sono la più titolata per parlare di eventi religiosi, perciò mi limito a informare, lasciando fluire le mie sensazioni. Premetto che ho sentito l’intervista alla mamma di Carlo Acutis, Antonia Salzano Acutis (Roma, 23/11/1966) e mi ha colpito sapere che nel 2010 è diventata madre dei gemelli Francesca e Michele, quattro anni dopo la morte di Carlo nel 2006, allora figlio unico. Un sogno premonitore le aveva annunciato che sarebbe diventata di nuovo madre, com’è successo, il che ha qualcosa di miracoloso, al netto dei due miracoli attribuiti al giovane che considerava l’eucarestia l’autostrada per il paradiso. La signora vive principalmente ad Assisi, in Umbria – trasferita da Milano dove gestisce un’azienda – per avvicinarsi alla tomba del figlio, nella Basilicata di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Immagino cosa possa provare la madre di Carlo, pioniere digitale salito all’onore degli altari.