Ultimo sabato di marzo 2022

Che bello, la mattina spalancare le finestre: la luce e il sole inondano la stanza come una benedizione. Riemerge da lontano il ritornello di una canzone presentata a Sanremo nel 1956 cui un familiare era affezionato: “Aprite le finestre al nuovo sole, è primavera!”, segno che anche allora la nuova stagione era vissuta come portatrice di buone nuove. Anna, sensibile compagna liceale divenuta amica per identità di sentire, mi manda bellissime foto, corredate di poetiche parole. Quella di stamattina immortala un esemplare di Clematis Armandi attorcigliata attorno a un tronco in orizzontale, suppongo un ex albero che continua a essere… diversamente utile! Quante lezioni gratis dalla natura! Anche la didascalia è una perla di saggezza: “W la primavera e chi sa cogliere e gustare anche i piccoli particolari della sua bellezza!”. Grazie Anna, di restituirmi emozioni positive. L’ultimo sabato di marzo comincia con il piede giusto, a mezzogiorno la temperatura si aggira sui venti gradi. A breve i miei vicini pranzeranno fuori, sotto il porticato e Bibi, il loro cane farà le feste. Stanotte le lancette dell’orologio dovranno essere spostate avanti di un’ora, per perderne una di sonno (ma non succede a tutti) e guadagnarne una di luce, che è un gran bene di Dio. Sono segnali del tempo che passa… ma anche che ritorna in alcune declinazioni che si ripetono. Panta rei (tutto scorre) affermava il filosofo greco Eraclito e il fiume che scorre è un’efficace metafora. Sempre più il tempo mi appare come una corda flessibile dove si alternano vibrazioni ed azioni. Me lo ricorda la natura con la riproposta dei suoi svariati colori, profumi e forme. Certo c’è anche il rovescio della medaglia: zanzare, rumori, esternazioni. Bisognerà vedere se la pandemia se ne andrà e cosa lascerà sul campo. Al netto di quello che avremo incautamente (o deliberatamente) lasciato noi.

Mattina di primavera

Peccato non poter fare sentire il laborioso ronzio sulla chioma fiorita del Susino selvatico, cresciuto sul bordo della siepe di Fotinie, tra una Lagerstroemia e l’altra. Oggi è una giornata decisamente primaverile e a mezzogiorno il sole scalda la pelle. Essere al mare ora, immagino sarebbe una delizia, ma non posso lamentarmi di quello che mi offre il giardino-prato, trapunto di Pratoline e azzurri fiori di Veronica. Anche il vecchio Pirus ha indossato l’abito rosa, mentre dai vasi si elevano Giacinti e Giunchiglie. In un angolo ombreggiato sono risorte le Viole e perfino il Nocciolo esibisce microscopici fiorellini rossi. Bianchi sono i fiori del Susino, mentre per quelli rosati del Melo bisogna aspettare. Ogni mattina è una sorpresa, la bellezza si rigenera e si offre, silenziosa e maestosa ai nostri occhi, sovente distratti. Vorrei fermare i momenti di beatitudine quando fotografo il bello che mi circonda, soverchiati da una preoccupazione che va lontano. Vorrei che l’armonia regnasse sulla terra e tutto il mondo fosse in pace, così la bellezza potrebbe duplicarsi ovunque. Essere stati creati a immagine e somiglianza del Creatore, in certi contesti mi sembra una bestemmia. Attingo linfa dalle creature vegetali del mio giardino, allietate dal canto dei canarini e dalle capriole del gatto sull’erba. Una pioggia di petali bianchi e rosa volteggia lieve sul mio capo. Manca solo la pioggia vera, che disseti la terra riarsa e ammorbidisca i cuori di pietra.

Equinozio di Primavera

Bene arrivato, equinozio…spero che tu abbia scavalcato tutte le rigidità e le brutture invernali, anche se non sono le temperature e la mancanza d’acqua le privazioni maggiori. La terra sta soffrendo il secco – mi è appena giunta la notizia di un grosso incendio sul Massiccio del Grappa, boschi di Borso, complice la siccità – mentre non troppo lontano da noi la popolazione sotto assedio subisce incendi e si rifugia nei bunker. Nel ventre della terra, senza acqua e luce nascono creature, come fuori tra le pietre riarse. Il pianeta che ci è stato prestato potrebbe essere un paradiso: basta guardarsi attorno e lasciarsi stupire dalla bellezza che si anima attraverso i fiori, le piante, i colori. Il passaggio da una stagione all’altra mi commuove, perché lo decodifico come un messaggio di resistenza e di cambiamento in avanti, senza ripetere errori antichi. Purtroppo questo pensiero lineare non collima con chi si è fissato a spostare indietro le lancette dell’orologio e nel terzo millennio la guerra è ancora un argomento di attualità. Ammetto che non lo credevo possibile, eppure è successo! Non so come andrà a finire, la mia pietà va a tutti coloro che soffrono e alle innumerevoli vittime di scelte sconsiderate. Se in Russia la parola guerra è stata bandita – ragion per cui molti giornalisti sono stati costretti a fare armi e bagagli – lascio immaginare lo stato di terrore in cui è costretta a vivere la gente comune. Seguo con trepidazione le notizie, sperando che la diplomazia compia il miracolo. “Con meno di tutto si sta meglio” ha commentato il mio post sul riciclo Antonietta. Sento che siamo in molti a condividere. Chissà che la “ricetta” arrivi nelle alte sfere e ci restituisca la Pace!

San Giuseppe…e non solo

Alle sette di mattina il sole ha fatto il suo ingresso, baciando la terra. Quando apro lo scuro del bagno che dà sull’orto (dove per ora non coltivo alcunché), è come se toccassi i raggi, depositati sui meravigliosi fiori rosa dell’albicocco che credevo spacciato o quasi. Decido di fotografarlo immediatamente e di dedicargli il post odierno. Mentre scatto con il tablet (che fa i capricci; non succedeva con le macchine fotografiche di una volta), un simpatico ronzio mi segnala che le bottinatrici sono già al lavoro. Beppe, il cane del vicino non si è accorto di me, oppure mi ignora. Sono momenti di stupore per le meraviglie offerte a costo zero dalla natura, che mi bendispongono per il seguito della giornata, dedicata oggi a tutti i Giuseppe e alla festa del papà. Ma è anche il compleanno di Marisa, cui rinnovo gli auguri da questo diario speciale. Da liceali condividevamo il posto in corriera, adesso…il blog! (cosa che mi fa piacere): interessante l’evoluzione delle relazioni sulle ali del tempo! Anche se lei abita a Milano da oltre trent’anni, ci sentiamo più vicine di quando abitavamo a Possagno, a circa trecento metri (deve essere un regalo della maturità…). Vale anche per Paola che abita a Nazareth, che leggo sempre volentieri. Mi permetto una similitudine con l’albicocco, che dà il suo meglio dopo una pausa vegetativa, somigliante al tempo del nostro sacrificio durante il quale non c’era quasi spazio per le relazioni, assorbite dagli impegni professionali e sentimentali. Bene, Marisa: deduco che stiamo raccogliendo i frutti della nostra semina. Siamo state fortunate e brave. Adesso lasciamo pure che i petali rosati si spandano per attorno, rendendoci testimoni dello spettacolo della vita. Luminose Primavere!!🌷

8 marzo 2022

Giornata internazionale della donna che la cultura popolare chiama Festa della donna. Pare che l’8 marzo dell’anno 415 d.C. fosse morta Ipazia d’Alessandria, matematica, astronoma, filosofa greca che contribuì alla vita culturale di Alessandria d’Egitto durante il IV e V secolo. Dettaglio: fu uccisa – lapidata in una chiesa – per mano di fanatici religiosi. Simbolo della libertà di pensiero e dell’indipendenza della donna, oltre che come martire del paganesimo, è ritenuta una delle menti più avanzate esistenti allora, ovverosia 1600 anni fa. Non intendevo partire da così lontano, ma è risaputo che è lunghissimo il percorso fatto dalle donne per il riconoscimento dei loro diritti. Per restare in ambito culturale, il Consiglio comunale di Padova (dove mi sono laureata) realizzerà una scultura dedicata a Lucrezia Cornaro Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), prima donna laureata al mondo. Quando insegnavo, un otto marzo passato era stato rallegrato dai disegni di un gentile alunno per le compagne di classe, pensiero che ben disponeva a immaginarne il futuro di serene relazioni con l’altro sesso. Ho seguito in parte il discorso del Presidente della Repubblica, certo un gentiluomo che ha ricordato innanzitutto le donne ucraine, costrette a indicibili sofferenze. Credo siamo tutti d’accordo di considerare la giornata attuale un momento di riflessione, e meno che mai una festa, anche se il fiore giallo rallegra la vista e addolcisce il cuore. Mi chiedo cosa potrei fare, con le mie modeste risorse, per sostenere la causa di tutte le donne che si impegnano quotidianamente, in silenzio e spesso oltre le loro forze, per i familiari, la comunità, il diverso, il forestiero…il profugo. Ognuna meriterebbe una storia, a futura memoria. Magari ci penso…Ciao Donne, vi abbraccio tutte!

In attesa dell’arcobaleno

Mi alzo di buonumore perché finalmente e’ Marzo, mese della primavera e della rinascita. Accendo la radio e sento la struggente canzone Caruso, di Lucio Dalla, mancato giusto dieci anni fa. Un paio di canarine si danno da fare con il muschio e i fili d’erba che ho messo a disposizione, per l’auspicato allestimento di un nido. Forse qualcosa cambia anche al tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina, sebbene la guerra incalzi. Per un paio d’ore correggo la bozza del mio ultimo scritto DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che predispone al pensiero positivo. Poi esco, con l’idea di leggere il Corriere al bar, che da oggi è in ferie. Siccome in piazza ce ne sono tre, devio per il Mirò e mi accaparro Il Gazzettino. Gabriella, la titolare, è corrucciata perché Martina, la giovane cameriera, non la aiuterà più nel servizio e lei dovrà rimettersi alla ricerca di una collaborazione stabile. Sfoglio il quotidiano e mi soffermo su una notizia locale confortante: Castelcucco, insieme con Segusino risulta un paese verde, in quanto l’incidenza del covid è scesa sotto la quota 250 casi perp 100.000 abitanti. Non male, anche se Monfumo (con San Zenone) a un tiro di schioppo da Castelcucco risulta sopra quota 1200 contagi. La pandemia sta per fare armi e bagagli, ma un’altra grave emergenza ha scosso l’Europa. Chissà come andrà a finire, siamo in molti a ritenere che una guerra è fuori luogo, e anche tempo, data la vicinanza temporale delle due guerre mondiali. Tornando alla stagione, in coda all’inverno, mi sovviene il proverbio: “Marzo pazzerello, vien col sole, va con l’ombrello”, per dire della volubilità atmosferica, spesso paragonata alle intemperanze adolescenziali. Magari ai tavoli della diplomazia fosse praticata la via di mezzo, per assegnare a ognuno dei contendenti qualcosa, un po’ di sole e un po’ di burrasca. In attesa dell’arcobaleno!

Benedetta Pioggia!

Finalmente è arrivata la pioggia, da tempo attesa. Apro il balcone verso le 7.30 e la sento picchiettare sulle regole delle case di fronte, musica gradevole e gradita. Il cane è recalcitrante, sembra diffidare: si ferma sotto il portico per non bagnarsi le zampe. D’altronde lo capisco, a quasi 18 anni è più che anziano ed è meglio non aggravi i suoi problemi alle ossa…che sono anche i miei, data l’età. La gatta invece saetta fuori dalla finestra, dopo aver gentilmente preteso e avuto la sua abbondate razione di croccantini. Faccio la prima colazione, progettando di uscire a metà mattina, per assaporare la passeggiata sotto la pioggia che avviene verso le dieci. Apro l’ombrello celeste e sento il tintinnio delle gocce caderci sopra, rotolando a terra. È più silenzioso del solito e dalle caditoie ai lati della strada sale un rumore martellante e ritmico. Durante il breve percorso fino alla piazza del paese – che affronto senza stampelle perché a tre mesi dall’intervento sono quasi raddrizzata – non incontro nessuno. Al bar Mirò di Gabriella stamattina la clientela sta dentro, segno che l’umidità non si concilia con le “ciacole” ai tavoli nel plateatico. Però la barista è sempre disponibile e gentile, un peccato saltare la consumazione che mi arriva rapida e personalizzata con il decoro sulla schiuma del cappuccino. Una rapida scorsa al quotidiano, dove non prelevo alcunché di eccezionale. Perciò oggi non tratto un argomento di attualità, ma mi concentro sulla descrizione emotiva prodotta dalla pioggia, bene di Dio come la considera San Francesco nel Cantico delle creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Quando esco dal bar, piove copiosamente e penso che molte persone ne saranno contente, specie chi lavora in agricoltura. Ma anche chi, come la mia amica Pia attribuisce alla pioggia un significato simbolico di purificazione, di leggerezza e di distensione sentimentale. Godiamoci la giornata bagnata!

Quasi Primavera

Finalmente si percepisce che l’inverno sta per finire: le giornate si sono allungate e il sole delle ore centrali irragia tepore e buonumore. Ho cominciato ad occuparmi delle piante interne e di quelle sotto il portico, a spostare un sacco di vasi, a rimestare terra, a fare pulizia in giardino, diventato un ricettacolo di foglie secche dopo le forti folate di lunedì. Per fortuna posso contare sull’aiuto di Reginaldo, un compagno delle elementari, ossuto e forte da non credere. È lui che fa il lavoro “sporco”, nel senso che conosce la terra e sa come trattarla, abituato a fare il contadino. Si muove con destrezza tra gli intrighi di plastica e i legni marci delle precedenti stagioni, depositati provvisoriamente da mio figlio in un angolo e da lì mai più rimossi. Adesso che Saul se n’è andato di casa, prendo in mano io la situazione e trasformo lo scoperto in un tappeto di fiori, lasciando che le poche – e ormai vetuste – piante da frutto si esprimano a piacere. La scorsa primavera, il ciliegio, forse potato troppo, non ha dato frutti, e nemmeno il vecchio albicocco. Vediamo che succederà la prossima stagione. Domani, giorno di mercato locale, comprerò due cassette di mini pansè, più longevi delle primule, da mettere a dimora nei molti vasi distribuiti un po’ dappertutto. A proposito dei quali, chiamati anche viole del pensiero, e’ una grande soddisfazione constatare che alcune piantine, sopravvissute all’inverno, sono fiorite esibendo dei graziosissimi fiori bianchi e viola, col cuore giallo. Da ragazza pensavo che mi sarebbe piaciuto avere una fioreria, magari da pensionata, da gestire in comunione con qualcuno. Considerato però che il mio hobby principale è scrivere, meglio che mi goda il giardino, rigenerato grazie all’aiuto prezioso di Reginaldo, dove comporre versi e progettare storie.

Capodanno 2022

Mattina, ore 8: silenzio assoluto, rotto soltanto da un pigolio di uccello e dal suono delle campane, poco dopo. È sempre così il primo giorno dell’anno. Stanotte, nonostante l’ordinanza del sindaco li vietasse, ho sentito botti e petardi lanciati in prossimità dei campi dove abito. Le abitudini sono dure a morire, specie quelle che riguardano comportamenti superficiali. Io mi sono rintanata in casa, mettendo al sicuro il vecchio cane, Astro che va per i 18 anni. Il gatto voleva uscire ma l’ho dissuaso, dandogli una lauta dose di croccantini. Ho fatto e ricevuto diversi messaggi, telefonato, letto, scritto…poi mi sono addormentata davanti al televisore e mi sono svegliata quando il trillo del tablet mi annunciava l’arrivo di un pensiero da remoto, comunque gradito. Alle 20.30 avevo seguito il discorso del Presidente della Repubblica agli Italiani: sobrio, a tratti tenero, misurato, aperto alla fiducia. A pochi giorni dal suo congedo ha ringraziato tutti quanti si sono spesi per gli altri in questi quasi due anni di pandemia. Ho sentito con piacere menzionare con riconoscenza gli insegnanti, cui appartengo anche se in pensione e i giovani, invitati ad essere protagonisti del loro futuro. Dopo sette anni a capo dell’Italia, il Presidente si merita un giusto riposo. Come per Angela Merkel ne sentiremo la mancanza. Tuttavia spero che la sua testimonianza di sobrietà e di misura venga raccolta da chi seguirà, di qualunque schieramento sia e a qualunque genere appartenga (certo una donna sarebbe una bella novità ma non credo siamo ancora pronti). Quanto alle mie personali aspettative, mi auguro di riprendere a camminare spedita e di godermi quello che ho: tempo e parole. Buon Capodanno!

8 dicembre 2021

La Madonna compiva gli anni l’8 settembre, secondo quanto introdotto in Occidente nel VII secolo da Papa Sergio I. Poi Pio IX individuò la data dell’8 dicembre quella che anticipa di nove mesi esatti la Natività di Maria. Nella devozione cattolica, l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernadette, presentandosi come “l’Immacolata Concezione”. Ammetto di non essere ferrata in materia, ma ricordo che la festività odierna è una delle più importanti, da quando mio figlio frequentava l’asilo. Quest’anno coincide, dal punto di vista liturgico con la seconda domenica di Avvento. Leggo sul web che esiste anche l’origine pagana della festa: l’8 dicembre veniva celebrata la festa tiberinalia in onore del dio Tiberino, Dio del Tevere. A me piace il numero 8, simbolo dell’infinito e mi piace la rappresentazione della Vergine in pittura, scultura e letteratura. Mi sovviene la bellissima lauda “Donna de Paradiso o Il pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, ma anche la “Vergine madre, figlia del tuo figlio” di Dante, senza trascurare San Francesco che la chiama “ancella” e “madre” del “santissimo Figlio diletto”; il poverello di Assisi ha anche il merito di avere inventato il Presepio. La stessa “Ave Maria” è una delle più diffuse preghiere mariane della Chiesa cattolica occidentale, che mi piace specie in latino. Sul “Salve Regina” mi addormentavo piccina in chiesa, in braccio alla mamma. Beh, siamo proprio in clima natalizio, oggi molti tireranno fuori da cantine e ripostigli i tradizionali addobbi. Comunque, conto su un allestimento poco vistoso e di sostanza, perché dalla capanna mi giunge un messaggio di intimità e di raccoglimento. Al netto di auguri e qualche dono che fanno sempre piacere.