“…avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”

Ho avuto in dono un mazzetto di giunchiglie da Lina, grazie all’intercessione del marito Luigi. Trovo i fiori, ieri chiusi, meravigliosamente sbocciati stamattina: di un intenso giallo, il mio colore preferito, sono un inno all’ottimismo. Mi documento per saperne di più e scopro che, donati in bouquet, augurano una sorte benevola, proprio quello che ci vuole, in questo periodo! (un singolo fiore simboleggia desiderio amoroso). Il fiore appartiene alla famiglia dei narcisi, di cui è una varietà, ma il proverbio dice: “Se tutte le giunchiglie sono narcisi, non tutti i narcisi sono giunchiglie”. Un gioco di parole che allude alle differenze, di cui una è rappresentata dal colore, solo giallo per le giunchiglie. Il che mi fa pensare come a volte bisogni aguzzare la vista per cogliere dei dettagli, anche riguardo alle persone. Ad esempio Luigi ha colto il mio desiderio di ricevere dei fiori. Mentre io chiacchieravo con la moglie, buttando gli occhi sul giardino, ha intercettato il piacere che mi avrebbe fatto un omaggio floreale… prontamente esaudito. Perciò grazie a entrambi, ma soprattutto a lui che ha avuto un’attenzione in più. A onore del vero, Lina si è offerta di andare a disotterrare bulbi di iris, cosa che ha fatto, raddoppiando la mia soddisfazione e gratitudine. Tra poco vado a mettere a dimora anche questi, che il prossimo anno fioriranno nel mio giardino. Mi sembra appropriato chiudere il mio post, con un pensiero di Hans Cristian Andersen, giunto a proposito: “Vivere non è abbastanza… bisogna avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”.

Spes ultima dea

“Io parto sempre dal presupposto che sia un bel giorno… poi si vedrà”, è il testo incoraggiante di un messaggio ricevuto poco fa corredato dalla vignetta di una ragazza stilizzata, seduta ad un tavolino, mentre sta per bere qualcosa di caldo: situazione rituale che si ripete dentro casa ogni mattina, anche nella mia, in compagnia dei miei pets, dal rango di semplici “bestie” elevati a quello di “conviventi”, secondo quanto affermato in un articolo letto di recente sul Corriere. Ho sempre ammirato la pubblicità realistica, finalizzata al benessere delle persone, come nel caso del messaggio inoltrato, piuttosto che a vendere un prodotto. Detto per inciso, se fosse possibile acquistare in negozio o in farmacia confezioni di buonumore e di speranza, credo ci sarebbe da fare la fila, di questi tempi più che mai. Visto che oggi è sabato, azzardo una considerazione di fine settimana, leggermente soffusa di rosa: la tele ha annunciato il passaggio a zona arancione delle zone prima rosse e un calo dell’indice di diffusione del virus: mi sembra una notizia incoraggiante, che autorizza a sperare in ulteriori “miracoli” con l’arrivo a breve del vaccino, anzi dei quattro vaccini allo studio, in attesa di approvazione. È il caso di tenersi stretta la “Spes ultima dea”, divinità cui si appellavano i Latini nei momenti bui, oppure di trovarla come dono sotto l’albero di Natale. Per archiviare al più presto questo anno terrificante.

Rose baccara

La rosa non è il mio fiore preferito, anche se riconosco si tratti di un fiore bellissimo, elegante e pure profumato. Nella mia valutazione al ribasso pesa il fatto che sia considerata la regina dei fiori, e io non ho mai apprezzato ruoli e graduatorie, per spirito d’indipendenza. Però quelle della mia vicina hanno una qualità in più: oltre che profumatissime e resistenti in vaso, me le ha indirettamente donate lei. Adesso mi spiego: da circa un anno Luisa è ospite di una struttura per anziani dove tiene a bada diversi problemi legati alla solitudine e a qualche acciacco dell’età avanzata. Ci siamo salutate dalle rispettive finestre molte sera, prima del calar del buio. Il suo giardinetto confina con il mio e le rose, della varietà Baccara, petali vellutati di colore rosso cupo, sono poste sul confine, tanto che qualche stelo si è inserito nelle maglie della rete ed è venuto a trovarmi. Adesso la sua casa è chiusa, ma il cespuglio di rose asseconda imperterrito la sua fioritura, sotto la carezza del sole. Quando annaffio le mie fioriere di edera, allungo la canna e disseto anche le sue rose che si sono riprese, dopo un periodo di “stanca”. Stamattina non ho resistito al richiamo di un ramo pieno di boccioli invitanti, l’ho tagliato e me lo sono portato in casa. È come se Luisa fosse venuta a trovarmi. Credo che lei approverà.