Dopo cena, chiusi gli scuri mi ritiro in studio con la radio in sottofondo. I gatti sono fuori a godersi il fresco, finalmente arrivato. Non è arrivata una telefonata attesa, il che mi rattrista un po’. Ho nostalgia di quando mia madre mi telefonava puntualmente alle venti di sera: un saluto, un aggiornamento, talvolta perfino un bisticcio. L’ultima volta è successo ormai 17 anni fa. Per distrarmi scorro sul tablet la successione di volti-notizie-mostre, valutando se ci sia qualcosa su cui soffermarmi, per elaborare il prossimo post ed eccola qua: “Quelli di oggi sono i peggiori genitori della storia”, parole di Crepet, noto psichiatra e sociologo intervenuto sul rapporto tra genitori degli studenti e la scuola apertosi con l’inizio del nuovo anno scolastico. Un pugno nello stomaco, spero che il luminare si sbagli o almeno abbia esagerato. Di bell’aspetto, l’ho visto e sentito diverse volte in tivu e non sono sicura che mi piaccia. Certo che non si risparmia quando sentenzia che i genitori: “…hanno insegnato ai propri figli che bisogna aspettare l’eredità” e poi giù peste e corna sul registro elettronico. Io sono un’insegnante di Lettere in pensione e sono madre di un figlio aduto, perciò mi sento tirata in causa. Lo specialista fa un’affermazione in controtendenza: “Con i figli, oggi, si parla troppo: i due mondi devono restare agli antipodi”. Sono confusa, non era l’incontrario? Pare che abbia una figlia, Maddalena, 30enne. Sarei curiosa di sapere da lei che genitore è/è stato suo padre. Comunque approfitto per dire la mia, ricordando che educare, insieme a curare e a governare sono ritenute le tre occupazioni più difficili. Parola di Sigmund Freud. Lieta di essere in pensione e in parte sollevata dalle problematiche scolastiche, come genitore mi sento continuamente in evoluzione. Ma capita talvolta che volentieri smetterei i panni.
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Pietro Mennea, la freccia del Sud
Rivedo volentieri il film Pietro Mennea: La freccia del Sud, nell’assolato pomeriggio di ferragosto. Il prodotto è del 2015, in due puntate, con gli attori Michele Riondino (Mennea) Luca Barbareschi (l’allenatore), Lunetta Savino (la madre). A mio dire, una ricostruzione toccante degli esordi e poi dell’affermazione sportiva del velocista di Barletta “pallido e pelle e ossa” secondo un primo giudizio di Carlo Vittori, suo allenatore. Ho apprezzato particolarmente l’intesa creatasi tra i due, a conferma del legame allievo – maestro che riguarda persone dotate davanti e dietro la cattedra. Indubbio che Pietro fosse molto motivato a correre, a dispetto del fisico, all’apparenza gracile. Padre sarto e madre casalinga lo vogliono prima ragioniere, e lui si applica per non deluderli. Ma investe nella corsa e ha come idolo il velocista Tommie Smith, soprannominato Jet. Nella prima Olimpiade a Monaco nel 72 – quella dell’attentato terroristico – vince la medaglia di bronzo nei 200 metri. Poi è un’escalation di vittorie fino al 1988 quando si ritira… e si iscrive all’Università dove nel tempo consegue non una, bensì quattro lauree: Giurisprudenza, Scienze politiche, Scienze motorie, Lettere. Ma non è finita qua: è autore di 23 libri scritti o partecipati di cui riporto un paio di titoli significativi: Soffri ma sogni e L’uomo che ha battuto il tempo. Senza contare che ha fatto anche l’europarlamentare e il dottore commercialista. Una vita intensa, piena di sacrifici e di successi. Che se ne sia andato a soli 61 anni, il 21.03.2013 per un tumore al pancreas gli ha impedito di conquistare altri titoli, ma è indubbio che la sua vita sia stata bene spesa, all’insegna del talento e della tenacia. Un piccolo grande uomo che ha lasciato un segno indelebile.
Fiori e frutti ferragostani
“Non servono grandi cose per fare grande un giorno” è la frase di un messaggio di cui mi approprio per introdurre la mia riflessione quotidiana sul ferragosto odierno. Intanto alle nove di mattina la temperatura rilevata è di 23 gradi deliziosi e dopo il caldo luciferino delle scorse settimane è già un conforto. Poi dalla fida Lucia – la quale sa che amo i fiori – mi arriva la foto di un’orchidea venezuelana celeste che è una meraviglia: a parte il colore che è il mio preferito, sembra davvero un ricamo! Alle dieci faccio visita a Francesca che mi congeda con pomodori e cetrioli del suo orto, coltivato dal marito Franco che tra l’altro è un ottimo cuoco e fa un pasticcio che è una delizia. Riassumendo: a metà mattina dispongo di fiori, frutti e del condimento per il pranzo: le confidenze di Francesca che diventano gustose descrizioni del passato. A riportarla al presente ci pensa il telefonino che trilla per mano di un familiare. Dettaglio: ha sette nipoti che stravedono giustamente per lei, ma non le impediscono di coltivare i suoi hobbies, tra cui la scrittura. Stamattina mi racconta dell’escamotage messo in atto da ragazza, per vedere il ‘suo’ Franco, inviso al padre. Il virgolettato serve, perché un altro Franco è stato tirato in ballo come copertura, per consentirne lo scambio al momento convenuto. Dopo tre anni di incontri burrascosi, finalmente le nozze, con insperato attaccamento del padre al genero. Roba d’altri tempi, che meriterebbe una versione teatrale o cinematografica. Anche raccontarla agli adolescenti di oggi, li lascerebbe increduli o quantomeno stupiti. La nipote Ester è comprensibilmente attratta dalla nonna e viceversa. Anch’io a dodici anni ero molto affezionata a nonna Adelaide, di cui avrei voluto ereditare il nome. Nonne spartiacque tra presente e passato, dolcezza e austerità, fiori e frutti.
Vigilia di ferragosto
Nell’antica Roma, il mese di agosto era dedicato all’imperatore Augusto che veniva festeggiato con spettacoli e celebrazioni di vario tipo. In origine, la festa di Ferragosto si celebrava il primo di agosto. Fu poi la chiesa a spostarla al 15 del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. A proposito di storia antica, mi piaceva la figura dell’imperatore Augusto (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto), pronipote di Cesare, uno dei personaggi più importanti della storia che aveva un occhio particolare per l’agricoltura, in aggiunta a tutto quello che aveva da fare. Infatti fu capo di Roma per 57 anni e morì di serena vecchiaia a Nola, il 19 agosto del 14 d.C. (era nato a Palatino, il 23 settembre del 63 a.C). La premessa per un richiamo all’origine etimologica del mese in corso e fare un paio di considerazioni. Ferragosto oggi coincide col cuore dell’estate ed un periodo di ferie per molti Italiani. Del resto Il nome ferragosto deriva dal latino ‘feriae Augusti’ cioè ‘riposo di Augusti’ ed il concetto di periodo dedicato al recupero psicofisico è rimasto. Poi ognuno lo persegue ‘de gustibus’ secondo la famosa locuzione latina, attribuita a Giulio Cesare ‘De gustibus non disputandum est’/sui gusti non si può discutere. Personalmente, niente di straordinario. Gli anni passati facevo una puntata sul colle di san Rocco a Possagno dove ho abitato, oppure a san Bortolo a Castelcucco dove abito. In entrambi i luoghi, solo il panorama è uno spettacolo, oltre al piacere di degustare piatti tipici in compagnia. Bisognerà vedere se la calura concederà una tregua, come si spera. Nel mentre, buona vigilia di ferragosto a tutti in tranquillità, senza colpi di calore e/o di testa.
‘Il giorno della civetta’
Prima domenica di agosto, Giornata Mondiale del Gufo. Non ci avrei badato, se Lucia non mi avesse detto che una civetta gira all’imbrunire e la sente, quando dorme di notte con la finestra aperta. Che sia gufo o civetta – le differenze sono evidenti specie nel piumaggio e nella forma del corpo -‘si tratta di rapaci notturni. Proprio per la sua straordinaria capacità di vedere nel buio, è considerata l’animale simbolo della saggezza ed in tanti miti rappresenta la profezia e la chiaroveggenza. Nell’antica Grecia la civetta era considerata sacra per la dea Atena e per questo rappresentata su vasi, bassorilievi e monete. Lo stesso nome scientifico, Athene Noctua rimanda al nome greco della divinità. La civetta di Minerva (alla dea greca Atena corrisponde la dea romana Minerva) era anche rappresentata sull’antica moneta ateniese, la dracma e sulla moneta greca da un euro compare la civetta, sacra alla dea Atena. Ritenuta portatrice di speranza e buonasorte, viene spesso regalata sotto forma di oggetti decorativi o di gioielli in occasione di lauree o altri lieti eventi. A causa delle sue abitudini notturne, nella cultura popolare ha assunto significati negativi, legati all’oscurità e al diavolo. Quindi sentirne il canto porta sfortuna ed è presagio di morte. Ovvio che io propendo per la simbologia di derivazione greca. In passato, una collega di Arte e Immagine che ne aveva una collezione me ne regalò una in gesso che conservo in studio. A questo punto non mi dispiacerebbe sentire la civetta ‘nostrana’ bubolare – così si chiama il verso caratteristico del gufo – di notte, considerato che anche nei pressi dell’abitazione di Francesca una civetta nidifica dentro l’incavo di un cipresso da parecchi anni. Dato che si muove nottetempo per andare a caccia e si ciba in prevalenza di uccelli, spero non tolga di mezzo i pipistrelli del cimitero (utili contro le zanzare) nei cui paraggi abito.
Ortensie multicolori
Ultimo giorno di Maggio, mese alquanto perturbato con temperature al di sotto della media. Per l’estate astronomica bisogna aspettare il solstizio d’estate il prossimo 21 giugno, il giorno più lungo. La Natura si adegua, con lentezza. Le mie Peonie stanno sfiorendo, ma per fortuna le Ortensie mi faranno compagnia a lungo, dato che la fioritura si protrae per tutta l’estate fino a Settembre. Ne scopro una di celeste, il mio colore preferito sotto al Fico. Dopo un’ennesima giornata di pioggia, un po’ di colore restituisce il buonumore. Ma stanno fiorendo multicolori anche le Ortensie acquistate l’anno scorso di colore blu. Evidentemente il terriccio, a seconda della composizione fa la differenza, comunque il mix cromatico mi stupisce e mi rallegra. Ho una grande simpatia per questo fiore, cui manca solo il profumo. Delle dieci piante messe a dimora quando venni ad abitare a Castelcucco nel 2000, ne sono sopravvissute metà che però si sono espanse, e non è detta l’ultima parola nel senso che ogni tanto provo a fare delle talee, sebbene finora con scarso successo. Il significato dell’Ortensia varia a seconda del colore, comunque sempre positivo e riferibile a gratitudine, ammirazione e armonia. Molti bouquet da sposa sono realizzati con questo fiore. Coltivata in Cina fin da tempi antichissimi, oltre che bella ha anche potere curativo. Le sue proprietà officinali e terapeutiche erano conosciute già in Asia e poi furono scoperte dagli Indiani d’America, utilizzata dall’artrite reumatoide ai calcoli renali, passando per la calvizie. Leggo del thè celeste all’Ortensia che può servire perfino in cucina per fare la marmellata e la grappa: una sorpresa! Insomma, un fiore assai versatile ed antico, che porta splendidamente 30 milioni di anni. Onorata di coltivarlo a casa mia!
Grande Fiorello!
Ad averlo un amico così, in casa e fuori casa! Intendo Fiorello, Rosario Tindaro Fiorello, lo showmen insignito ieri del Sigillo di Ateneo dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Lo sento durante il telegiornale mentre faccio colazione; me ne compiaccio, perché apprezzo lo spirito dell’intrattenitore pungente e garbato che mi ha fatto compagnia molte mattine durante la trasmissione VivaRai2! appena conclusa. Ma lo conosco da quando Fiorello portava il codino. Ammiro molto anche il fratello Beppe, attore e la sorella Catena, scrittrice. Evidentemente l’arte è di casa tra i fratelli siciliani e la madre “che ha sempre desiderato un figlio laureato”, a detta del mattatore può esserne ben fiera. La lectio magistralis tenuta dal figlio deve essere stata uno spasso; cercherò di procurarmela, se possibile. Comunque un paio di riflessioni mi vengono spontanee: se il talento c’è e si coltiva, prima o poi emerge. La seconda ricalca una battuta del premiato: “Nella vita non si va da nessuna parte da soli, serve sempre qualcuno che, a un certo punto, ti dia un’indicazione”. Nel suo caso fu il produttore Bibi Ballando al tempo del “Karaoke” ed Enzo Olivieri, capo villaggio turistico in Sicilia che aveva riconosciuto la sua capacità comunicativa. Un artista con lo spirito del saltimbanco che alleggerisce la pesantezza del quotidiano. Talento e fortuna interagiscono alla grande se il terreno è coltivato a dovere. Mi viene spontaneo ritornare alla signora Rosaria, madre 86enne di Fiorello, pensando alla frase: “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”, attribuita alla scrittrice britannica Virginia Wolf. Frase suggellata dall’artista che si rivolge alla madre, dicendo: “Mamma, di riffa o di raffa ce l’abbiamo fatta”. Grande!
Concorsi sì e no
Una notizia mi fa sorridere, ma subito dopo mi lascia perplessa: il concorso indetto per un posto all’ufficio anagrafe del Comune di Belmonte del Sannio è andato deserto, nel senso che nessuno dei candidati ha superato la prova scritta per accedere all’orale. 76 domande, 14 candidati ammessi, nessuno ha raggiunto il punteggio minimo di 14/21. Successo in precedenza in altri luighi. Possibile? Tutti impreparati? La memoria mi riporta ai miei esordi per inserirmi nel mondo della scuola quando anch’io dovetti passare per le forche caudine del concorso, per meglio dire dei concorsi. In un caso, raggiunsi Mestre con il taxi, causa neve: arrivai fuori tempo massimo e lascio immaginare come andò. Certo in quel frangente, oggetto dell’indagine della commissione non fu la mia competenza e ne riportai una grande frustrazione. Andò diversamente con un altro tentativo, in compagnia di Giancarlo che mi precedette per via del cognome – Cunial il suo, Cusin il mio – e incantò i commissari, declamando ‘La Pioggia nel Pineto’ di Gabriele D’Annunzio (pioveva, manco a dirlo). Mi ricordo con simpatia quel momento che andò bene a entrambi, ma non ho dimenticato la fatica, lo stress e anche le delusioni incassate per stabilizzarmi professionalmente. Immagino lo stato d’animo dei corsisti, in generale preparati e sottovalutati, costretti ad affrontare prove talvolta obsolete. A breve toccherà agli insegnanti che hanno superato lo scritto, affrontare l’orale…a giugno, in corso d’esami della scuola secondaria di primo e secondo grado (doppio stress garantito): tutto il mio sostegno ai colleghi! Ogni carriera, nel pubblico e nel privato presenta dei nodi da sciogliere e non tutti i concorrenti sono preparati, per cui la selezione rappresenta una necessità. Magari rivisitando le modalità di accesso.
I giorni della merla
È noto che il merlo è un uccello passeriforme della famiglia dei Turdidi, col corpo nero e il becco giallo (il maschio, mentre la femmina è bruno-nerastra). Ignoravo fosse monogamo per tutta la vita e questo dettaglio me lo rende simpatico. Vive in coppie isolate, ma tende a diventare più sociale e a radunarsi in stormi durante le migrazioni. Anni fa, tornando da scuola a piedi, ne ho incrociato uno che zampettava nell’aiuola di un vicino che mi ha suggerito una poesia. Poi i goffi pennuti si sono diradati, forse hanno ‘cambiato aria’. Comunque c’entrano col detto odierno legato ai giorni della merla, ritenuti i più freddi dell’inverno, eccezion fatta per questa fine gennaio inaspettatamente tiepida. Da un bel po’ le stagioni non sono più quelle di una volta, bisogna farsene una ragione. Tornando al merlo, fonte ispiratrice del mio sfogo poetico sento l’esigenza di spiegare il contesto: fine lezioni, ore 13.15 circa, stress alle stelle. Forse avevo fatto cinque ore di fila di lezione, causa supplenza di una collega assente. A primavera avanzata era arrivato in terza un ragazzo problematico di origini brasiliane, bello e incontenibile: non riusciva a stare seduto né zitto. La lezione dipendeva dal suo umore e spesso saltava per i suoi interventi. Mi ero preparata ad accoglierlo, ma la sua disattenzione culturale per attirare l’attenzione era superlativa. Così i nervi erano messi a dura prova e il merlo incrociato per strada al ritorno divenne il mio interlocutore. Riporto i primi versi della poesia che ne scaturì: Merlo dal becco giallo/che zampetti tra viole e pansè/come vorrei essere te… I giorni successivi realizzai dei segnalibri con stampata sul davanti la foto di un merlo e sul retro la poesia che distribuii ai miei studenti, compreso ‘lui’ che ebbe l’impudenza di chiedermi di destinargli parte del diritto d’autore. Un personaggio che mi auguro abbia trovato il posto adeguato alla sua persona.
Alba cercasi
“L’indifferenza è la più perniciosa delle colpe”: è un passaggio del discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la diretta dal Quirinale, per la Giornata della Memoria. Durante la cerimonia, il capo dello stato sottolinea l’importanza della cultura e dell’istruzione, “in un’epoca travagliata come la nostra” che sembra abbia scordato le tragedie del passato. Iniziativa lodevole ricordare ciò che è stato, non solo nell’inferno della Shoah, ma anche i molti che si sono adoperati per proteggere i propri simili, rischiando la vita. Sentire menzionare i ‘Giusti’ allarga il cuore; d’altra parte si arranca a cercarne tra le persone in carne e ossa, dopo l’attacco del 7 ottobre, come se la categoria si fosse estinta. La guerra in corso in Israele, Ucraina e altrove replica le brutture che speravamo archiviate. È risaputo che il bene non fa clamore. In un momento frastornato come l’attuale è difficile orientarsi, ed anche orientare. La cultura potrebbe fare di più, gli intellettuali dovrebbero prevalere sui politicanti, la solidarietà potrebbe scalzare l’indifferenza. Voglio sperare che ci siano ancora le persone per bene, quelle che non blaterano e operano in silenzio, sebbene screditate. Sul piatto della bilancia i media pesano, l’intelligenza artificiale avanza, allettante e provocatoria. Il futuro è fosco, il presente non è roseo. Sarebbe gradita un’alba/aurora (l’aurora è appena prima dell’alba) rasserenante, anche in versione boreale. Ma preferirei quella ‘dalle dita rosate’ di greca memoria. Volesse il Cielo che fosse l’ultima fase del crepuscolo esistenziale!
