Nell’antica Roma, il mese di agosto era dedicato all’imperatore Augusto che veniva festeggiato con spettacoli e celebrazioni di vario tipo. In origine, la festa di Ferragosto si celebrava il primo di agosto. Fu poi la chiesa a spostarla al 15 del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. A proposito di storia antica, mi piaceva la figura dell’imperatore Augusto (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto), pronipote di Cesare, uno dei personaggi più importanti della storia che aveva un occhio particolare per l’agricoltura, in aggiunta a tutto quello che aveva da fare. Infatti fu capo di Roma per 57 anni e morì di serena vecchiaia a Nola, il 19 agosto del 14 d.C. (era nato a Palatino, il 23 settembre del 63 a.C). La premessa per un richiamo all’origine etimologica del mese in corso e fare un paio di considerazioni. Ferragosto oggi coincide col cuore dell’estate ed un periodo di ferie per molti Italiani. Del resto Il nome ferragosto deriva dal latino ‘feriae Augusti’ cioè ‘riposo di Augusti’ ed il concetto di periodo dedicato al recupero psicofisico è rimasto. Poi ognuno lo persegue ‘de gustibus’ secondo la famosa locuzione latina, attribuita a Giulio Cesare ‘De gustibus non disputandum est’/sui gusti non si può discutere. Personalmente, niente di straordinario. Gli anni passati facevo una puntata sul colle di san Rocco a Possagno dove ho abitato, oppure a san Bortolo a Castelcucco dove abito. In entrambi i luoghi, solo il panorama è uno spettacolo, oltre al piacere di degustare piatti tipici in compagnia. Bisognerà vedere se la calura concederà una tregua, come si spera. Nel mentre, buona vigilia di ferragosto a tutti in tranquillità, senza colpi di calore e/o di testa.
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‘Il giorno della civetta’
Prima domenica di agosto, Giornata Mondiale del Gufo. Non ci avrei badato, se Lucia non mi avesse detto che una civetta gira all’imbrunire e la sente, quando dorme di notte con la finestra aperta. Che sia gufo o civetta – le differenze sono evidenti specie nel piumaggio e nella forma del corpo -‘si tratta di rapaci notturni. Proprio per la sua straordinaria capacità di vedere nel buio, è considerata l’animale simbolo della saggezza ed in tanti miti rappresenta la profezia e la chiaroveggenza. Nell’antica Grecia la civetta era considerata sacra per la dea Atena e per questo rappresentata su vasi, bassorilievi e monete. Lo stesso nome scientifico, Athene Noctua rimanda al nome greco della divinità. La civetta di Minerva (alla dea greca Atena corrisponde la dea romana Minerva) era anche rappresentata sull’antica moneta ateniese, la dracma e sulla moneta greca da un euro compare la civetta, sacra alla dea Atena. Ritenuta portatrice di speranza e buonasorte, viene spesso regalata sotto forma di oggetti decorativi o di gioielli in occasione di lauree o altri lieti eventi. A causa delle sue abitudini notturne, nella cultura popolare ha assunto significati negativi, legati all’oscurità e al diavolo. Quindi sentirne il canto porta sfortuna ed è presagio di morte. Ovvio che io propendo per la simbologia di derivazione greca. In passato, una collega di Arte e Immagine che ne aveva una collezione me ne regalò una in gesso che conservo in studio. A questo punto non mi dispiacerebbe sentire la civetta ‘nostrana’ bubolare – così si chiama il verso caratteristico del gufo – di notte, considerato che anche nei pressi dell’abitazione di Francesca una civetta nidifica dentro l’incavo di un cipresso da parecchi anni. Dato che si muove nottetempo per andare a caccia e si ciba in prevalenza di uccelli, spero non tolga di mezzo i pipistrelli del cimitero (utili contro le zanzare) nei cui paraggi abito.
Ortensie multicolori
Ultimo giorno di Maggio, mese alquanto perturbato con temperature al di sotto della media. Per l’estate astronomica bisogna aspettare il solstizio d’estate il prossimo 21 giugno, il giorno più lungo. La Natura si adegua, con lentezza. Le mie Peonie stanno sfiorendo, ma per fortuna le Ortensie mi faranno compagnia a lungo, dato che la fioritura si protrae per tutta l’estate fino a Settembre. Ne scopro una di celeste, il mio colore preferito sotto al Fico. Dopo un’ennesima giornata di pioggia, un po’ di colore restituisce il buonumore. Ma stanno fiorendo multicolori anche le Ortensie acquistate l’anno scorso di colore blu. Evidentemente il terriccio, a seconda della composizione fa la differenza, comunque il mix cromatico mi stupisce e mi rallegra. Ho una grande simpatia per questo fiore, cui manca solo il profumo. Delle dieci piante messe a dimora quando venni ad abitare a Castelcucco nel 2000, ne sono sopravvissute metà che però si sono espanse, e non è detta l’ultima parola nel senso che ogni tanto provo a fare delle talee, sebbene finora con scarso successo. Il significato dell’Ortensia varia a seconda del colore, comunque sempre positivo e riferibile a gratitudine, ammirazione e armonia. Molti bouquet da sposa sono realizzati con questo fiore. Coltivata in Cina fin da tempi antichissimi, oltre che bella ha anche potere curativo. Le sue proprietà officinali e terapeutiche erano conosciute già in Asia e poi furono scoperte dagli Indiani d’America, utilizzata dall’artrite reumatoide ai calcoli renali, passando per la calvizie. Leggo del thè celeste all’Ortensia che può servire perfino in cucina per fare la marmellata e la grappa: una sorpresa! Insomma, un fiore assai versatile ed antico, che porta splendidamente 30 milioni di anni. Onorata di coltivarlo a casa mia!
Grande Fiorello!
Ad averlo un amico così, in casa e fuori casa! Intendo Fiorello, Rosario Tindaro Fiorello, lo showmen insignito ieri del Sigillo di Ateneo dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Lo sento durante il telegiornale mentre faccio colazione; me ne compiaccio, perché apprezzo lo spirito dell’intrattenitore pungente e garbato che mi ha fatto compagnia molte mattine durante la trasmissione VivaRai2! appena conclusa. Ma lo conosco da quando Fiorello portava il codino. Ammiro molto anche il fratello Beppe, attore e la sorella Catena, scrittrice. Evidentemente l’arte è di casa tra i fratelli siciliani e la madre “che ha sempre desiderato un figlio laureato”, a detta del mattatore può esserne ben fiera. La lectio magistralis tenuta dal figlio deve essere stata uno spasso; cercherò di procurarmela, se possibile. Comunque un paio di riflessioni mi vengono spontanee: se il talento c’è e si coltiva, prima o poi emerge. La seconda ricalca una battuta del premiato: “Nella vita non si va da nessuna parte da soli, serve sempre qualcuno che, a un certo punto, ti dia un’indicazione”. Nel suo caso fu il produttore Bibi Ballando al tempo del “Karaoke” ed Enzo Olivieri, capo villaggio turistico in Sicilia che aveva riconosciuto la sua capacità comunicativa. Un artista con lo spirito del saltimbanco che alleggerisce la pesantezza del quotidiano. Talento e fortuna interagiscono alla grande se il terreno è coltivato a dovere. Mi viene spontaneo ritornare alla signora Rosaria, madre 86enne di Fiorello, pensando alla frase: “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”, attribuita alla scrittrice britannica Virginia Wolf. Frase suggellata dall’artista che si rivolge alla madre, dicendo: “Mamma, di riffa o di raffa ce l’abbiamo fatta”. Grande!
Concorsi sì e no
Una notizia mi fa sorridere, ma subito dopo mi lascia perplessa: il concorso indetto per un posto all’ufficio anagrafe del Comune di Belmonte del Sannio è andato deserto, nel senso che nessuno dei candidati ha superato la prova scritta per accedere all’orale. 76 domande, 14 candidati ammessi, nessuno ha raggiunto il punteggio minimo di 14/21. Successo in precedenza in altri luighi. Possibile? Tutti impreparati? La memoria mi riporta ai miei esordi per inserirmi nel mondo della scuola quando anch’io dovetti passare per le forche caudine del concorso, per meglio dire dei concorsi. In un caso, raggiunsi Mestre con il taxi, causa neve: arrivai fuori tempo massimo e lascio immaginare come andò. Certo in quel frangente, oggetto dell’indagine della commissione non fu la mia competenza e ne riportai una grande frustrazione. Andò diversamente con un altro tentativo, in compagnia di Giancarlo che mi precedette per via del cognome – Cunial il suo, Cusin il mio – e incantò i commissari, declamando ‘La Pioggia nel Pineto’ di Gabriele D’Annunzio (pioveva, manco a dirlo). Mi ricordo con simpatia quel momento che andò bene a entrambi, ma non ho dimenticato la fatica, lo stress e anche le delusioni incassate per stabilizzarmi professionalmente. Immagino lo stato d’animo dei corsisti, in generale preparati e sottovalutati, costretti ad affrontare prove talvolta obsolete. A breve toccherà agli insegnanti che hanno superato lo scritto, affrontare l’orale…a giugno, in corso d’esami della scuola secondaria di primo e secondo grado (doppio stress garantito): tutto il mio sostegno ai colleghi! Ogni carriera, nel pubblico e nel privato presenta dei nodi da sciogliere e non tutti i concorrenti sono preparati, per cui la selezione rappresenta una necessità. Magari rivisitando le modalità di accesso.
I giorni della merla
È noto che il merlo è un uccello passeriforme della famiglia dei Turdidi, col corpo nero e il becco giallo (il maschio, mentre la femmina è bruno-nerastra). Ignoravo fosse monogamo per tutta la vita e questo dettaglio me lo rende simpatico. Vive in coppie isolate, ma tende a diventare più sociale e a radunarsi in stormi durante le migrazioni. Anni fa, tornando da scuola a piedi, ne ho incrociato uno che zampettava nell’aiuola di un vicino che mi ha suggerito una poesia. Poi i goffi pennuti si sono diradati, forse hanno ‘cambiato aria’. Comunque c’entrano col detto odierno legato ai giorni della merla, ritenuti i più freddi dell’inverno, eccezion fatta per questa fine gennaio inaspettatamente tiepida. Da un bel po’ le stagioni non sono più quelle di una volta, bisogna farsene una ragione. Tornando al merlo, fonte ispiratrice del mio sfogo poetico sento l’esigenza di spiegare il contesto: fine lezioni, ore 13.15 circa, stress alle stelle. Forse avevo fatto cinque ore di fila di lezione, causa supplenza di una collega assente. A primavera avanzata era arrivato in terza un ragazzo problematico di origini brasiliane, bello e incontenibile: non riusciva a stare seduto né zitto. La lezione dipendeva dal suo umore e spesso saltava per i suoi interventi. Mi ero preparata ad accoglierlo, ma la sua disattenzione culturale per attirare l’attenzione era superlativa. Così i nervi erano messi a dura prova e il merlo incrociato per strada al ritorno divenne il mio interlocutore. Riporto i primi versi della poesia che ne scaturì: Merlo dal becco giallo/che zampetti tra viole e pansè/come vorrei essere te… I giorni successivi realizzai dei segnalibri con stampata sul davanti la foto di un merlo e sul retro la poesia che distribuii ai miei studenti, compreso ‘lui’ che ebbe l’impudenza di chiedermi di destinargli parte del diritto d’autore. Un personaggio che mi auguro abbia trovato il posto adeguato alla sua persona.
Alba cercasi
“L’indifferenza è la più perniciosa delle colpe”: è un passaggio del discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la diretta dal Quirinale, per la Giornata della Memoria. Durante la cerimonia, il capo dello stato sottolinea l’importanza della cultura e dell’istruzione, “in un’epoca travagliata come la nostra” che sembra abbia scordato le tragedie del passato. Iniziativa lodevole ricordare ciò che è stato, non solo nell’inferno della Shoah, ma anche i molti che si sono adoperati per proteggere i propri simili, rischiando la vita. Sentire menzionare i ‘Giusti’ allarga il cuore; d’altra parte si arranca a cercarne tra le persone in carne e ossa, dopo l’attacco del 7 ottobre, come se la categoria si fosse estinta. La guerra in corso in Israele, Ucraina e altrove replica le brutture che speravamo archiviate. È risaputo che il bene non fa clamore. In un momento frastornato come l’attuale è difficile orientarsi, ed anche orientare. La cultura potrebbe fare di più, gli intellettuali dovrebbero prevalere sui politicanti, la solidarietà potrebbe scalzare l’indifferenza. Voglio sperare che ci siano ancora le persone per bene, quelle che non blaterano e operano in silenzio, sebbene screditate. Sul piatto della bilancia i media pesano, l’intelligenza artificiale avanza, allettante e provocatoria. Il futuro è fosco, il presente non è roseo. Sarebbe gradita un’alba/aurora (l’aurora è appena prima dell’alba) rasserenante, anche in versione boreale. Ma preferirei quella ‘dalle dita rosate’ di greca memoria. Volesse il Cielo che fosse l’ultima fase del crepuscolo esistenziale!
Strategia anti-age
Di lunedì mattina il bar Milady a One’ di Fonte sembra un porto di mare. Diego, Marta ed Elisa si fanno in quattro per servire presto e bene gli avventori, sia quelli dentro che quelli fuori, dato che la mattinata promette bene. Alle 9.30 circa sono già finite le croissant con la marmellata, quelle che preferisco, perciò dirotto su una alla crema, squisita altrettanto, fragrante e tiepida. Non riesco a trovare un posto dove sedermi e i quotidiani sono tutti occupati. Il vicino mercato è molto attrattivo e l’affluenza al bar fa la gioia del titolare. Però dovrò cambiare giorno per fare qua la colazione – la seconda colazione – se intendo concedermi una lettura lunga e tranquilla. Comunque si libera un posto ed anche Il Gazzettino che prendo al volo. Di lunedì la dottoressa Graziottin tiene la sua rubrica che dedica oggi alla ‘strategia anti-age’ che incuriosita vado subito a leggere. Rifacendosi allo psicologo maltese Edward De Bono (1933 – 2021), padre del pensiero laterale, cioè creativo e capace di soluzioni, la sessuologa identifica tre età della vita: quella del why/perché? (0 – 5 anni), quella del why not/perché no? la più creativa e quella del because/poiché, dai 10 anni in poi. Adesso arriva il pezzo forte, con le parole della stessa Graziottin che riporto: “È essenziale mantenere per sempre un po’ di quell’età mentale fra i 5 e i 10 anni: nella vita, nella professione, negli sport, negli hohhy”. Queste parole mi hanno rasserenata, perché in privato mi scopro spesso ‘ringiovanita’: quando parlo coi gatti, coi canarini e coi fiori. Mi capita di uscire con esclamazioni ed anche interrogazioni a voce alta, certa che non c’è nessuno nei paraggi che potrebbe fraintendere. A settant’anni una persona non è ancora anziana, ma potrebbe andare fuori di testa. D’ora in poi credo che potrò permettermi di essere meno prudente. Se qualcuno si stupirà, gli dirò che ho adottato la strategia anti-age (che uso da un bel po’).
Rosalba Carriera, artista veneziana
Armando Contro, il mio compianto professore di Liceo Classico nominava Rosalba Carriera (Venezia, 12 gennaio 1673 – Venezia, 15 aprile 1757), nome che sento proferire in coda al telegiornale regionale: Venezia infatti le dedica una mostra. Così il ricordo si lega alla curiosità e mi documento su questa importante artista veneziana che usava l’arte come via per la sua emancipazione. Pittrice e ritrattista, nonché miniaturista su avorio, tant’è che è ritenuta la “regina” delle miniature. Nel ‘700 ne dipinse quasi duecento in cinque anni appena, lasciandoci gli occhi. Infatti sui dettagli consumò la vista, diventando quasi cieca. Il responsabile del Museo Civico del ‘700 Veneziano Alberto Craievich, in un’intervista afferma: Era una donna colta, parlava il francese, apprenderà anche l’inglese… L’arte è la via per la sua emancipazione. Insieme con la sorella compra casa sul Canal Grande e non si sposa. Scrive lei stessa un diario, con ricche informazioni. È ritenuta la più grande pittrice del Settecento, preferendo la tecnica del pastello, non solo per gli schizzi, ma per l’opera completa. Crea un atelier di pittura dove lavorano anche le due sorelle, dimostrando un’attitudine imprenditoriale rara per una donna del suo tempo. Tra gli estimatori, Federico Augusto di Sassonia, il conte Antonio Zanetti e il segretario dell’ambasciatore inglese a Venezia Cristian kool. Pare che le sue tabacchiere dipinte andassero a ruba. Certo non era una popolana e ricevette una buona educazione. Mi piace che abbia valorizzato l’indole artistica, minimizzando l’aspetto fisico che non la favoriva. Suppongo che allora fosse anche più di ora difficile emergere, ma Rosalba a 24 anni era già una star! Una femminista ante litteram, una donna giudiziosa ed abile che ha lasciato in eredità un patrimonio di bellezza.
Persone coraggiose
Durante il telegiornale della sera sento nominare Ingrid Betancourt, a Roma per sostenere un’iniziativa della resistenza iraniana in Italia. Durante l’intervista parla dello stato di prigionia cui fu costretta ed esprime solidarietà ai sequestrati da Hamas. Infatti fu fatta prigioniera delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) per sei anni, dal 23 febbraio 2002 al 2 luglio 2008. Di questa politica colombiana mi sono occupata da insegnante, perché la sua vicenda umana toccava diverse materie e consentiva agli studenti di riflettere sull’attualità. Immagino di essere stata influenzata dalla mia attitudine giornalistica e spero che gli ex studenti, ora adulti si ricordino di questa donna coraggiosa che non ha smesso di battersi per la difesa dei diritti umani. Nata a Bogotà il 25 dicembre 1961, figlia di un ex ministro dell’educazione e di un’ex senatrice, ha vissuto all’estero, soprattutto in Francia dove ha studiato. Nel dramma degli ostaggi di Hamas rivive il suo incubo. “Rivivo tutto il trauma di essere vittima di un’organizzazione terroristica. Come sopravvissuta sento di dover reclamare per i diritti per tutti coloro che non possono farlo”. Quando le viene chiesto come si sopravvive, risponde: “Si sopravvive stando dalla parte della verità, avere i principi, i valori, la fede è l’unico modo di resistere”. Ognuno combatte delle battaglie, chi è più esposto rischia di più. Mi ha colpito la ‘ricetta’ del nuovo procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, vita sotto scorta da 35 anni, per evitare di andare dall’analista: ogni domenica si concede una seduta…nell’orto, zappando e coltivando orticole. La natura ritorna come consolatrice. Se i terroristi non ti impongono la prigionia nella boscaglia.
