Fiori, un aiuto per sorridere

Il sole sorge pochi minuti dopo le sei: è uno spettacolo incoraggiante che stende un velo misericordioso sulle brutture del mondo che oggi accantono. Ho bisogno di sorridere e i fiori sono un buon pretesto per farlo. Molti portano i segni della recente calura, ma riesco comunque a fare un bouquet rasserenante: due Ortensie, una piccola Calla gialla, due Gladioli in una bottiglia blu che conteneva detersivo, perché i vasi sono tutti occupati (ovviamente da altri fiori). Mi sono chiesta che fiore avrei potuto essere, se fossi nata sotto altre vesti: mi piacciono tutti, anche se ho una preferenza per le bulbose, speciamente per Tulipani e Giacinti. Inoltre scopro fiori nuovi. È il caso della Lewisia longipetala, oggetto dell’articolo “D’estate la Lewisia ne fa di tutti i colori”, di Rossella Sletter sul settimanale il venerdì in corso. La piantina, molto graziosa deve il suo nome a Meriwether Lewis, avventuroso viaggiatore nelle terre dei nativi americani che ha lasciato interessanti documenti delle sue esplorazioni sotto forma di diario. I fiori, di molti colori sono il punto di forza della pianta, rifiorente dalla tarda primavera alla fine dell’estate. Le radici carnose sono capaci di ramificarsi e abbarbicarsi alle rocce. Utilizzata dai giardinieri, per abbellire muri a secco e giardini rocciosi, era molto in voga negli Anni Cinquanta. Si trova in commercio con il nome aggiunto di Elise. Cresce senza problemi in situazioni difficili per altre piante. Ama il pieno sole, ha bisogno di pochissima acqua anche d’estate e si adatta a qualunque terreno, ma con buon drenaggio. In vaso, sebbene piccolo fa la sua bella figura. Adesso che la conosco, credo proprio che me la procurerò. I fiori sono essenziali a casa mia.

Fatalità o negligenza?

Sono rimasta molto scossa da quanto successo a Terracina: la 31enne Mara Severin è morta per il crollo del solaio del ristorante Essenza dove faceva la sommelier. “Non si può morire seguendo le proprie passioni” titola un quotidiano. Mara gestiva la cantina, ma era anche responsabile del servizio in sala. Il ristorante Essenza con stella Michelin era affollato di clienti quando sono stati uditi due distinti boati, seguiti dal crollo dell’intero solaio della sala. Il locale era stato ristrutturato a gennaio, il che rende ancora più incredibile la disgrazia. Si indaga per omicidio. La prima cosa che mi viene in mente è che i lavori siano stati fatti male, come purtroppo si verifica in diverse situazioni. Se così fosse, fatalità esclusa, la responsabilità sarebbe tutta umana. Angosciante sapere che una professionalità appena sbocciata – si era diplomato sommelier nel 2022 – sia stata troncata sul nascere. Il pinot nero era il suo vitigno preferito, una passione per il settore che lei stessa aveva raccontato pochi mesi fa a Cibo Today. Quindi Mara era motivata, preparata ed entusiasta di fare un lavoro nel mondo della ristorazione, che è uno dei settori forti della nostra economia. Chissà che bei progetti avrebbe realizzato, sfumati per colpa di un solaio crollatole addosso. Tra l’altro, ha allertato lei la clientela di ciò che stava per accadere, mettendola in salvo. Non è riuscita a salvare se stessa. Allunga drammaticamente l’elenco delle morti sul lavoro, non per sua distrazione, bensì per probabile negligenza altrui. Dovremmo tenerci cari i pochi giovani che non scappano dall’Italia, Paese dalle infinite fragilità, non solo ambientali.

Kazakistan e cani

Una bambolina di pezza dai tratti somatici asiatici è il dono che Flavio mi ha portato dal Kazakistan, originale e colorato, “offre morbidezza e confort per ogni abbraccio”. Io gli dedico questo post, che è pure un prodotto artigianale. Due parole per la mascotte: 20 centimetri di altezza, maniche di panno arancioni, gilet verde, gonna striata a righe, colbacco russo nero, da cui fuoriescono le immancabili trecce. Leggerissima e morbida, al momento mi fa compagnia sulla scrivania, accanto al computer. Ma può stare dovunque, simbolo di un mondo e di una cultura a 5000 chilometri da qui, dove il mio amico si è speso e continua ad operare. Lui mi ha fornito il materiale per il prossimo libro, che ha come filo conduttore l’amore per i cani, protagonisti principali Rex e Ben, con il corollario di altri cani nostrani, portatori di dedizione e amore incondizionato. Per me che stravedo per gatti, è stata una scoperta interessante e piacevole constatare che anche i cani, specie senza pedigree sono compagni amati da molti. Anzi, l’etologo Clive Wynne, autore del libro Dog is love, dice che sono animali sentimentali, “caratterizzati da una natura eccezionalmente socievole e fiduciosa”. Convengo con l’autore, perché le storie che ho raccolto me lo hanno confermato abbondantemente. Io stessa ho goduto della compagnia di Luna e Astro per quasi 18 anni, e il loro ricordo ne addolcisce la perdita. Tornando alla mia fonte, Flavio è un Italiano che si è fatto benvolere all’estero – dove vive e lavora da 30 anni – tanto che i suoi capi vorrebbero trattenerlo là, oltre la pensione. Non so cosa ne pensi Ben, il cagnolone di oltre 40 chili che lo aspetta a Canale d’Agordo, amato e attenzionato da Mariuccia, Sisto e Adriana. Rex è felicemente accasato a Taibon da Tania. Mi fa piacere sapere che ci sono tante persone che amano gli animali, in specie i cani. Se aumentano, leggendo il libro meglio ancora!

Marmellata e Poesia

Non avevo in programma di fare la marmellata con la frutta del mio alberello, ma ho dovuto ricredermi per salvare le susine ‘Giccia d’oro’ trovate a terra, tra l’erba di nuovo alta, dopo il fortunale di ieri pomeriggio. Meravigliata e contenta ne ho raccolte quanto basta per trasformarle in deliziosa confettura. Premetto che sono buonissime allo stato naturale, viola fuori e gialle dentro, ma poche rimangono intatte dopo la caduta. Pertanto mi sono messa all’opera, ricavando la polpa utile cui aggiungere fruttapec, zucchero e succo di limone. Il risultato finale sono i vasetti speciali da collocare in dispensa che probabilmente regalerò. Mentre mi applico alla realizzazione del dolce prodotto, seguo la trasmissione QUANTE STORIE su Rai 3 che oggi parla di Poesia, pane per i miei denti. Il conduttore Giorgio Zanchini intervista gli ospiti che confermano quanto noto: si scrive tanto e si legge poco, soprattutto di poesia. Però c’è una novità: ultimamente si dà più spazio alle poetesse, per una considerazione della donna che sta crescendo dal 1946, data del voto. Uno sguardo all’orologio mi suggerisce che è tardi per scrivere un post ‘impegnato’. Mi ricordo di scrivere poesie anchio. Quindi, perché non condividere l’ultima con i lettori? Non parla di frutta e marmellata, ma siamo nei paraggi. Cuore Arancione Sul traliccio ferroso/s’inerpica maestoso/un Gladiolo giallo/col cuore arancione/la mia passione/intingere nel colore/dei fiori l’ardore/sopito dal calore./L’estate rovente/stinge le Ortensie/inodori e generose./Tanta gente/fugge al mare./Io stranita/mi chiedo/cosa fare./Per il momento/non faccio niente./Poi piove, finalmente./Sento una tortora/tubare, dalla grondaia/l’acqua scrosciare./Sono legittimata/a sperare.//

Cleopatra, un’icona femminile

Vedrei volentieri la mostra “Il mistero di Cleopatra” sulla leggendaria regina d’Egitto, in corso a Parigi dall’11 giugno scorso fino all’11 gennaio 2026. Il Museo Egizio a Torino le aveva dedicato la mostra: “Cleopatra. La donna, la regina, il mito”. Personaggio sempre affascinante, sopravvissuto ai secoli. Qualcosa sapevo, ma non che fosse poliglotta. Al contrario dei suoi predecessori che usavano il greco, secondo lo storico Plutarco, oltre alla lingua del suo popolo, l’egizio, parlava almeno altre otto lingue, tra cui il greco, il latino, l’arabo, il siriano. È l’ultima sovrana della dinastia tolemaica, una delle figure più conosciute del mondo antico. Di lei si conoscono più le storie sentimentali con Giulio Cesare e Marco Antonio che l’arte della politica, esercitata con grande abilità. Suo obiettivo principale, fu mantenere l’indipendenza dell’Egitto dall’espansionismo romano. Nota per la sua astuzia e il carisma, Il 10 agosto del 30 a.C. si suicidò con il morso dell’aspide, per non essere portata a Roma come prigioniera di guerra da Ottaviano. Dei suoi quattro figli, Cesarione, il maggiore morì per ordine di Ottaviano, mentre gli altri tre furono condotti a Roma e cresciuti come cittadini romani. Certo questa regina ha avuto una vita piena, sebbene si sia congedata piuttosto presto a circa 40 anni (era nata ad Alessandria tra la fine del 70 e il 69 a. C.). Le viene attribuito il Kosmeticon, un trattato di ricette e fragranze che non ci è pervenuto. Non conoscevo il “Complesso di Cleopatra”, un disturbo narcisistico che colpisce le donne, versione femminile del Complesso di Achille. In sostanza, chi ne è affetta appare sicura di sé, dotata di charme, forte e indipendente. Mi viene spontaneo citare l’ultima canzone di Marcella Bella, “Pelle Diamante”, un inno femminista per un’icona femminile.

Sartoria sociale inclusivs

Sartoria sociale inclusiva a Scampia: una bella iniziativa che merita considerazione. Vedo il servizio stamattina durante il programma SETTE GIORNI su Rai1. Si tratta di un laboratorio di sartoria nel territorio confiscato alla camorra che impegna inizialmente 16 giovani donne, ma oggi i partecipanti sono 122. Dopo aver abbandonato la scuola ed essere state segnalate dai servizi sociali, le persone iscritte hanno completato un corso di formazione ed istruzione professionale. Un progetto di inclusione sociale, culturale ed economica. Le giovani sarte sono pronte ad istruirne altre da introdurre nel mondo del tessile. I materiali utilizzati sono spesso quelli di recupero, avanzi di lavorazione e abiti usati non più riutilizzabili. L’obiettivo è dare nuova vita a questi materiali, riducendo gli sprechi e favorendo la sostenibilità. Il 78% dei rifiuti tessili finisce in discarica, spesso in Africa. Se prima di arrivarci, una parte può essere riutilizzata in loco, tanto di guadagnato. Ovunque ci sono cassonetti per la raccolta di materiali vari, fornita anche dalle isole ecologiche. L’estate scorsa Manuel mi ha dato una grande mano a svuotare la cantina di cianfrusaglie, però vado cauta a liberarmi degli abiti, sia per motivi affettivi, sia perché molti posso ancora portarli, avendo mantenuto all’incirca lo stesso peso. Se proprio devo rinunciare a qualche capo, non mi dispiace l’idea di vederlo trasformato in qualcos’altro di utile, tipo una borsetta, una federa… un centro tavola. Anche degli strofinacci sarebbero bene accolti, piuttosto che ingombrare il fondo dell’armadio. Non mi risulta che ci sia una sartoria sociale nei paraggi, ma so di una sartoria gestita da cinesi che potrebbe fare al caso mio. Appena Manuel torna dall’Australia, vedrò di liberare il ripostiglio.

Premio Strega, 79esima edizione

Era mia intenzione seguire la Premiazione del Premio Strega, ma non ce l’ho fatta, sono crollata dal sonno prima. Mi alzo presto: spalanco gli scuri su un cielo ancora lattiginoso dove le tortore inviano i loro lamenti. I gatti acciambellati sull’acciottolato tiepido mi eivolgono uno sguardo d’intesa. Tra una decina di minuti saranno sul davanzale della cucina, per la razione di croccantini. Detto, fatto. Accendo il televisore e scopro com’è andata: ha vinto Andrea Bajani, 50enne romano che vive a Torino con il romanzo L’anniversario, edito da Feltrinelli, con 194 viti. Al secondo posto Elisabetta Rasy, poi Nadia Terranova, Paolo Nori e Michele Ruol. Non so nulla di questi autori, cui auguro soddisfazioni e successo. Tra l’altro, questa 79esima edizione è stata caratterizzata dall’assenza del Ministro della Cultura Giuli, in polemica perché non gli erano stati inviati i libri in gara. Non entro nel merito della frattura fra il mondo della cultura e il Ministero. Quindi sposto l’attenzione sul premio, nato nel 1947 da un’idea della scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del celebre liquore Strega. Assodato che è il più celebre tra i premi letterari italiani, lo Strega è dominato dalle grandi case editrici ed è un ottimo strumento per valutare lo stato di salute dell’editoria italiana. Quelle in concorso per questa edizione sono: Feltrinelli, Rizzoli, Guanda, Mondadori, TerraRossa. La candidatura dell’opera non può essere diretta, ma può arrivare solo per iniziativa degli Amici della domenica o del Comitato direttivo. Il primo vincitore del Premio Strega è stato Ennio Flaviano con il romanzo Tempo di uccidere, nel 1947, mentre la prima donna è stata Elsa Morante dieci anni dopo con L’isola di Arturo. La scorsa edizione ha vinto Donatella Di Pietrantonio, con L’età fragile. Adesso, la parola ai lettori.

Troppi scrittori, pochi lettori

Stasera serata finale del Premio Strega, su Rai3, ore 23. Lo leggo sul Corriere dove mi attrae anche l’articolo di Giulia Ziino: I Libri sono Ponti, in riferimento al Festival Pordenone legge, in programma dal 17 al 21 settembre prossimo. Bene, mi dico, tutto ciò che riguarda la cultura e il mondo dell’editoria, che mi risulta sia in crisi. Lasciando perdere la concorrenza dei social e il disamore generalizzato per la lettura, mi preoccupa ciò che ho letto ieri sul tablet riguardo le pubblicazioni. pare che ogni giorno siano pubblicati 282 titoli, pari a 12 libri all’ora: mastodontico! Questa cifra include sia le novità editoriali che le nuove edizioni. Per forza che poi moltissimi rimangono sugli scaffali, tra l’altro poche settimane, per cedere il posto a nuovi testi. Il 60% degli Italiani non legge neanche un libro all’anno. A parte la differenza tra lettori deboli e lettori forti, ne segue che in Italia non si legge nel tempo libero e questo è un campanello d’allarme per il futuro culturale del Paese. Io leggo abbastanza e scrivo altrettanto da almeno un decennio. Di recente mi sono affidata al self publisching perché scrivo per esprimermi e non per vendere. Un libro di successo vende almeno 100.000 copie, una cifra innarrivabile per me che mi sono sempre arrangiata da sola. Il mio primo testo C’era una volta l’ostetrica condotta, dedicato a mia madre uscì dalla tipografia in 400 copie, tutte vendute, ma non di corsa. Sono seguite altre dodici opere, prudentemente commissionate in minor quantità. Tuttavia a casa custodisco dell’invenduto, anche perché dopo la pandemia le presentazioni scarseggiano e io mi sono stancata di promuove il prodotto. Mi farebbe comodo un editore che non mi imponesse di fare la trottola, considerato che non ho più l’età! Può essere che non sia abbastanza capace, non me ne cruccio. Uso ciò che ho. Scrivere rimane l’attività più importante della giornata. Non mi serve un palcoscenico per condividerla. Per la cara Rossella sono “poetessa dal piglio giornalistico” e mi appunto la definizione sul cuore. 🐞

Pio, un faro di luce

La mia infanzia non è stata rallegrata dai nonni, di cui ho sentito la mancanza durante la crescita ed anche nella maturità. I maschi sono mancati molto presto, seguiti a breve dalle nonne. I cento chilometri in lambretta che mia madre Giovanna faceva con me sul sellino posteriore per andare a trovare nonna Adelaide erano viaggi avventurosi, per ovvie ragioni non frequenti. Forse per questo mi è particolarmente cara la figura delle persone longeve, meglio se arrivate alla fine del viaggio dopo aver seminato abbondantemente il percorso di impronte originali e durature. Come Pio Zardo, amante dei pennelli e della poesia, accompagnato stamattina al camposanto di Casoni a Mussolente. Il post odierno intende essere un omaggio alla sua persona gentile e creativa, ed anche un augurio di permanenza attiva per chi resta: la moglie Maria, i figli Marta, Noè, Sulamita, Ruben, parenti, amici e simpatizzanti. Marta gli portava da leggere i post del mio blog che gli destinavo e Lui diligente li ordinava nella cartellina. Una volta si era addormentato con il foglio in mano e la cosa mi ha intenerito. Sono onorata di averlo avuto tra i lettori dei miei articoli, il più autorevole per età, un personaggio. Grazie a lui, ho percepito il piacere dello scambio generazionale che mi è mancato. Rispondeva al telefono con voce calda e tono gentile. Disponibile e generoso, ha spanto la sua arte a casa mia e altrove, trasmettendola ai figli. Pio è un faro che illumina il percorso.

Compleanno del blog verbamea

Nove è un bel numero, secondo Dante numero perfetto. Sia come sia, ci siamo trovate attorno a due tavolini della gelateria San Gaetano, da Mariano in paese, per festeggiare il primo lustro del mio blog. Ringrazio di cuore: Adriana da Valdobbiadene, Pia, Serapia, Francesca, Lucia, Marcella e Adriana da Crespano. Assenti giustificate Sara, Nadia, Mariuccia, Veronica e Marta. C’era posto anche per chi non è venuto. Peccato per Giancarlo e Gianpietro assenti, ma vicini moralmente. Manuel mi segue da Sydney e Ivano commenta quasivofni giorno. Certo il blog non si aspettava di essere festeggiato e di ricevere addirittura dei regali. A dire il vero, io avrei soprasseduto, se un amico non avesse sottolineato l’importanza dell’evento. Per me scrivere è terapeutico e lo faccio molto volentieri. Che qualcuno gradisca e mi risponda, direttamente o in privato è un valore aggiunto. Complimentandosi per l’evento, Erica mi ha scritto: “Leggere le tue parole è sempre un piacere, perché sanno intrecciare pensiero, ironia e autenticità. Grazie per condividere con noi lettori e lettrici questo spazio così speciale”. Visto che io considero le parole dei fiori – del resto antologia, il testo usato a scuoa significa raccolta di fiori quali brani scelti – regalo particolarmente gradito è quello scritto nero su bianco, come ha fatto Rossella che mi ha definita: “Una poetessa dal piglio giornalistico”. Corroborante anche il pensiero di Nadia, mamma di Manuel, che considera la lettura serale dei miei post come un dolcetto a fine pasto. Mi viene da sorridere, sento che i lettori mi nutrono e io mi rinfranco. L’idea di avviare un diario online a cavallo tra narrativa e attualità si è rivelata ottima per esprimermi e scambiare punti di vista con i miei contatti. Non è mio interesse espandermi, bensì mantenere il mio pubblico affezionato (circa 500 visite a settimana e 150 visitatori) che si arricchisce di ingressi inaspettati (Ciao Magaly). Grazie a tutti! Buona lettura! 🌻