Due fuoriserie

Ma dove lo trovate, nel 2020, un ragazzo che mette in moto l’auto, girando una manovella a mano? Non è cosa comune, né per l’auto, una citroen degli anni Ottanta coi colori della Grecia, né per chi la guida, il mio tecnico informatico, Manuel, ragazzone dal cuore d’oro, già mio speciale allievo alle medie. Quando penso al mio lavoro di insegnante, trovo che la soddisfazione più grande sia aver mantenuto i rapporti con alcuni soggetti talentuosi, che mi restituiscono con le loro competente un po’ di sapere nuovo; non sono moltissimi, stanno in una mano, ma ci sono e li ringrazio. Credo di essere stata fortunata, perché non ho fatto nulla di speciale per meritarmi la loro cordiale disponibilità. Senza l’aiuto di Manuel non avrei la mia pagina instagram né il blog, su cui mi libero ogni mattina e che per me corrisponde a una iniezione di ottimismo. E non è finita: per farmi spaziare nel web, Manuel si è dotato di attrezzatura e di pazienza per farmi delle brevi riprese da postare successivamente su Youtube, al fine di presentare i miei scritti in prosa e in poesia. Praticamente è diventato il mio agente letterario… senza portafoglio! Lui si accontenta dei muffin o di una porzione di tiramisù, tanto è bello lungo e non ha problemi di colesterolo. Inoltre fa tutto con piacere e a qualsiasi ora, perche “se studiassi soltanto, diventerei matto!”. Per la cronaca, è studente di Ingegneria elettronica… ma fa anche un sacco di altre attività a titolo gratuito. Non mi stupisce che abbia alle spalle una solida famiglia e una nonna cordiale dai capelli azzurrini, come la fata turchina. Mi rendo conto che il lettore può pensare abbia ritratto un quadretto da reclame dolciaria, ma in questo caso corrisponde a ciò che ho rilevato. La famiglia in questo caso gode di ottima salute e i giovani non sono smidollati. Pertanto c’è da ben sperare!

L’elettronica aiuta, ma di più le persone!

In questa recente avventura del blog, mi è stato prezioso l’aiuto tecnico e il sostegno umano di Manuel, già ottimo ex allievo alle medie, ora studente universitario di Ingegneria elettronica. Sua l’idea di ampliare la mia pagina instagram con dei micro filmati, finalizzati a promuovere la mia ultima opera letteraria, TEMPO CHE TORNA, costretta al silenzio a causa dell’emergenza sanitaria e connesse limitazioni. Perché non approfittarne? Lui sorride delle mie limitatezze digitali e non mi imbarazza quando emerge la mia deficienza, anzi si fa una grande risata, che mi contagia. Dunque, sabato pomeriggio viene a farmi la ripresa e l’indomani la carica in internet. L’ultima volta che ho recitato, avrò avuto cinque anni, dal palco parrocchiale; ricordo vagamente una poesia e il buio fattosi in sala. Dopo sessant’anni, da casa la recita è piacevole, perché il pubblico non c’è, se escludo il cane che mi alita davanti mentre tento di restare seria. Manuel mi incoraggia e attende paziente che mi concentri. Accordiamo il classico tre due uno… ma l’uno non mi arriva. Si ricomincia, la seconda ripresa è anche l’ultima, perché alle diciannove deve portare a casa la pizza. Da remoto ci lavora e la sera dopo prova a inviarmi quanto aggiustato. Ma è in corso un forte temporale e “la ventolina del pc va a tutta manetta” che ignoro cosa comporti e mi accontento di intuire. Tra una battuta e l’altra si fa tardi, mi ritiro con la promessa che l’indomani mi vedrò (e mi vedranno) nella recitazione dal salotto della poesia intitolata SGUARDO ANTICO, come il dipinto alle mie spalle, di Noè Zardo, che fa da copertina. A mezzanotte arriva il primo cuoricino di apprezzamento da mia nipote Cristina, che vive a Roma. Vado a letto contenta.

La parola protagonista

Nel mio consueto giro del lunedì, mi concedo una sosta al bar, dove entro rispettando le regole anti covid. Sul bordo di un tavolo c’è il quotidiano che i due avventori seduti ignorano. Chiedo se è libero e me lo concedono. Non c’è molta gente, anche se sono le dieci (ora di punta delle uscite in giorno di mercato) e posso scegliermi la postazione di lettura, in fondo alla sala a elle, sotto i finestroni. Rapida scorsa ai titoli e mi attrae l’articolo di Alessandra Graziottin, taglio basso in prima pagina QUATTRO MINUTI AL GIORNO PER APRIRE LA MENTE, della rubrica Passioni e Solitudini, ospitata in fondo al Gazzettino. Leggo incuriosita, mentre giro nella tazza il cucchiaino che, ahimè scompone il decoro fatto con la schiuma. La dottoressa sostiene il grande bene della parola e raccomanda di consultare il sito “Una parola al giorno” per mantenersi attivi e perfino contenti. Con me, che da un paio di mesi ho un mio blog che c’entra con le parole – infatti si chiama Verbameaada.wordpress.com – sfonda una porta aperta. Credo di essere nata parlando e non saprei esprimermi altrimenti (anche se posso irritare qualcuno)… infatti scrivo quello che penso, che filtro della realtà, che rielaboro (visibile nel mio sito http://www.adacusin.com). Posso affermare di essere una scrittrice freelance, che cerca corrispondenza in ambito emozionale. Di rado la mia convinzione sul bene della parola si attenua. Stamattina l’articolo accurato e convincente della dott.ssa Graziottin, che ringrazio, mi ha trasmesso una iniezione ricostituente. Evviva la parola, privilegio degli umani pensanti.

Cinema, settima arte

Che bella cosa il cinema d’estate, all’aperto e in buona compagnia! Se il tempo fa le bizze, la proiezione viene annullata e addio evasione serale. Con una gentile amica, amante dei fiori, dei gatti e naturalmente cinefila, frequento il Cinefestival di Bassano del Grappa al Giardino Parolini, antico giardino botanico di Alberto Parolini (Bassano del Grappa, 24 giugno 1788 – Bassano del Grappa, 15 gennaio 1867) che è un luogo molto accogliente di suo: vicino alla strada a forte scorrimento, ma appartato quanto basta per entrare in un’altra dimensione, caratterizzata da lucciole vaganti e canore raganelle. Le proiezioni, iniziate il 2 luglio continueranno fino al 30 agosto, ogni sera, maltempo permettendo. L’estate scorsa ho visto quasi una decina di film e quest’anno, se possibile vorrei replicare. Ovvio che prima mi documenti sul prodotto, ma mi piace molto anche il prima e il dopo film. Durante il viaggio di andata, che dura circa una ventina di minuti, parliamo del più e del meno, scaricando le tensioni della giornata. Al ritorno commentiamo il film, scambiandoci osservazioni. Al parco stiamo in doveroso silenzio, concentrate sull’opera. Se l’ora non fosse tarda, in fase di rientro potremmo fermarci a gustare un gelato, come successo le scorse estati. Quest’anno l’atmosfera risente del covid, c’è meno gente in giro e anche al cinema, si percepisce un non so che di fuggevole, vuoi per la fretta di rifugiarsi a casa, vuoi per il timore di buscarsi qualcosa, sebbene i presenti indossino diligentemente la mascherina. Ipotizzo che più di qualche regista stia già lavorando per trasferire sullo schermo questo tempo di svago vigilato. Se un futuro nipote mi chiederà come ho vissuto il tempo lungo della pandemia, potrò rispondergli che il buon cinema mi ha aiutato, insieme alla buona compagnia.

Il primo pomodoro

L’attenzione riservata ai fiori, stamattina è stata catturata dal primo pomodoro, giunto a maturazione in vaso, sotto il portico, praticamente a metro zero: una gioia per gli occhi, che non deluderà il palato. Per un riflusso letterario ripenso alla vivace Ode al pomodoro di Pablo Neruda e alle “rosse viscere, freschi soli” del focoso ortaggio, esibite in un invitante spot pubblicitario. Giorni fa ho espresso ammirazione per chi si fa l’orto, ha la pazienza e la costanza di seguirlo. Ammetto di essere una principiante in questo ambito e mi accontento di fare piccoli esperimenti. La soddisfazione di mangiare un prodotto, frutto delle proprie cure è già un’ottima cosa. Ma ritengo maggiore, almeno per me, il benessere derivante dal progetto di coltivarlo, che implica pazienza, controllo, attenzione: una palestra mentale! È così bello e invitante il mio “Cuor di Bue” che già lo vedo accompagnarsi ad una lattea mozzarella. Ma prima lo immortalo con un click, per la gioia imperitura degli occhi!

Tempo di orto e di gladioli

Ho fatto una breve esperienza di orto, trasformato per mancanza di tempo in orto dei semplici, riservato alla coltivazione delle aromatiche. Qua e là avevo interrato dei bulbi di tulipani e gladioli, che ogni tanto mi sorprendono con un’inattesa fioritura. La meraviglia ha generato la poesia “Tra menta e rosmarino” che riporto sotto. Tornando all’orto, riconosco un grande merito a chi se lo fa e riesce a stargli dietro (perché ci sono le infestanti da togliere, deviare le lumache, annaffiare…), specie coi tempi che corrono, gravati da perturbazioni meteo e aumento dei prezzi. Comunque ho voluto togliermi lo sfizio, creando un orto… a metro zero. Chiarisco: sotto al portico davanti alla cucina ho distribuito in vasi ciò che mi serve: prezzemolo, salvia, basilico, una pianta di pomodoro cuor di bue, con cinque bei pomodori che acquistano colore di giorno in giorno. In due fioriere avevo messo a dimora, rispettivamente insalatina e spinacio da taglio, ora esauriti e rimpiazzati da fiori gialli a trombetta, chiamati “Gigli degli Incas”, così sento che un mondo lontano ha messo piede a casa mia, per rallegrarmi. Il resto dello spazio del portico, abbastanza ampio, è occupato da Gerani, grandi consolatori degli occhi da marzo a novembre. Per la prima volta, a causa dell’isolamento imposto dall’emergenza sanitaria, ho provato a realizzare delle talee di Gerani, che hanno attecchito e dopo tre mesi esibiscono ora i primi boccioli: una soddisfazione! Che dire? “Non di solo pane vive l’uomo”, recita un proverbio e nel mio caso i fiori sono un nutrimento dell’anima! TRA MENTA E ROSMARINO Tra menta e rosmarino scorgo dal balcone un gladiolo arancione, sbocciato di primo mattino per strapparmi un sorriso da fanciulla estasiata. Il percorso s’è accorciato la ragazza se n’è andata. Pur resta inalterata la gioia d’ammirare le meraviglie del Creato.

Domenica dolce

Domenica dolce Oggi è l’ultima domenica di giugno. Mi sento di buonumore almeno per tre motivi: c’è il sole, ho scoperto per caso che è il mio onomastico, è sbocciato un altro gladiolo, di un bel rosso corallo screziato di bianco. Poco? Beh, ammetto che notizie di cronaca nera o bianca fanno da contrappeso e ci vorrebbe ben altro per caricarsi di ottimismo. Però, ameno per un po’ intendo godere di quello che passa il convento e decido di fare i miei dolcetti preferiti, i muffin. Premetto che non sto volentieri in cucina, tuttavia mi dedico con piacere a realizzare queste sfiziose merendine di origine america che poi distribuisco alle amiche. Mi piace soprattutto setacciare la farina e mischiare gli ingredienti secchi… forse inconsciamente recupero un po’ di tempo dell’infanzia. Anche il mio cognome predispone, pur non avendo avuto pasticceri o cuochi in famiglia, che io sappia. Da quando me ne occupo, cioè da quando sono in pensione, ho detto addio alle merendine industriali e mi sbizzarrisco a variarne il ripieno, a seconda di quanto mi offre il frigorifero. I miei preferiti sono quelli con mandorle e carote. Apprezzabili pure quelli alle pere e gocce di cioccolata. Va da sé che, data la pratica, ho memorizzato la ricetta base e il resto è improvvisazione… Riconosco che l’argomento è leggero, ma ho grande considerazione di chi si spende in cucina, tra l’altro un motivo di buon nome all’estero. Quando mi capita, seguo con interesse le lezioni di Benedetta Rossi e altri chef, meglio se poco noti. Bene, dolci e fiori sono due ottimi motivi, a portata di mano, per valorizzare la domenica. Buona domenica a tutti!