Evasione

Sono stata all’IKEA a Padova, su invito di mio figlio: per curiosare più che altro. Mio desiderio era trovare dei pirottini alti per fare i muffin, una spesa irrisoria che abbiamo allargato con altri modesti acquisti. La prima tappa è stata al ristorante, che mi è sembrato piuttosto una tavola calda dove un giovane cuoco di colore mi ha gentilmente consegnato i contorni più sfiziosi: flan di zucca e timballo di zucchine, a mio dire deliziosi che proverò a replicare a casa. Ho completato il resto del pranzo con scaloppina di pollo e patate fritte, non osando provare le accattivanti proposte di pesce, rinviate alla prossima volta. L’atmosfera mi ha riportato alla mensa universitaria di oltre quarant’anni fa: quella quasi dolente per la lunga fila di studenti in paziente attesa del pranzo, cui qualche volta mi aggregavo anch’io; questa quasi festosa, con persone sorridenti da sopra la mascherina, forse contente di fare o aver fatto l’acquisto desiderato. Per quanto mi riguarda, ribaltando i ruoli, mi sono sentita… allieva di mio figlio, che si muove con molta disinvoltura in ambienti complessi. Ci siamo poi incamminati a vedere l’esposizione dei vari settori con miriade di oggetti, posti in vendita nel pianoterra, dove abbiamo fatto le nostre spesucce. In un paio d’ore ho fatto una vacanza: ho pranzato in compagnia di mio figlio, ho comprato ciò che mi serviva e anche qualcos’altro, ho camminato in lungo e in largo per i padiglioni. Tornata a casa, mi sono allungata sulla mia poltrona relax… e ho ringraziato il cielo di avermi concesso un paio d’ore di evasione, in tempo di allerta covid!

LACCI… d’amore

Ieri pomeriggio ho visto il film LACCI, appena uscito, una storia di amore tradito. Quasi banale nell’argomento di base, molto intrigante nel trattare le complicazioni psicologiche che si allargano a tutti i componenti della famiglia, per decenni. In questo senso eccessivo, a mio dire, perché soluzioni diverse, tipo separazione, avrebbero impedito il radicarsi di frustrazioni e delusioni. Azzeccato il titolo e bravissimi gli interpreti, gatto compreso che nella storia ha una sua funzione equilibratrice. Personalmente sono uscita dallo spettacolo con la convinzione che sia preferibile la solitudine a convivenze traumatiche. Detta in altri termini, se l’amore finisce meglio girare pagina e non ostinarsi a tenere in piedi un legame che diventa laccio costrittivo anche per i figli. Per fortuna conosco coppie separate che hanno superato il trauma della rottura con dignità e desiderio di ricostruire legami-lacci importanti. Certo il film non incoraggia in questo senso. Ma può essere un buon deterrente a riflettere bene su… dove ti porta il cuore! Ho cercato nella simbologia dei fiori, quello che rappresenta il tradimento: pianta di Giuda, calendula, sambuco. Non avendo a disposizione foto di riferimento, propongo l’osmanto che ho in giardino, i cui fiorellini bianchi assomigliano a quelli del sambuco. Naturalmente con il beneficio di inventario. E buone relazioni a tutti!

Spesa rivisitata

– Come d’abitudine, vado a fare la spesa il lunedì mattina, in un supermercato in un paese vicino, dove c’è anche il mercato, che mi sta bene se ho bisogno di comperare qualcosa di non commestibile, tipo scarpe o magliette. A dire la verità, utimamente trascuro le bancarelle, a favore della grande distribuzione. E mi dispiace, perché il colore, i profumi e la vivacità del commercio al minuto non li percepisco affatto spingendo il carrello per metri e metri, incrociando altri carrelli muti. Se prima mi elettrizzava fare la spesa settimanale, adesso un poco mi rattrista. Incrocio altri clienti con il foglietto in mano, semicoperto il volto dalla mascherina, poco inclini a parlare e probabilmente interessati a sbrigarsi. Forse anche desiderosi di uscire per togliersela, la mascherina e respirare un po’ di aria pura. Pura? Chissà, non voglio approfondire l’argomento, perché temo che potrei ulteriormente rattristarmi. Causa covid, i presìdi sanitari condizionano la nostra vita e dobbiamo farcene una ragione. Però era così bello il cicaleccio da mercato prima della pandemia, che pare intenzionata a mettere radici. Ma farò il possibile per non darle spago, ricorrendo alle mie iniezioni di fiducia: piante, fiori, animali e qualche contatto sensibile. Il blog mi aiuta, perché dietro a ogni visitatore immagino un potenziale amico. Se poi qualcuno mi risponde, allora la soddisfazione raddoppia. E tante grazie ai lettori!

Dai frutti alla marmellata

È andata come pensavo: stamattina ho fatto la confettura di mele. Non me la sono sentita di lasciarle dentro il secchio della raccolta, in preda ai moscerini golosi… così ho proceduto. Adesso ho aggiunto una decina di vasetti a quelli custoditi nella dispensa in cantina e mi sono messa il cuore in pace. Se non le userò io, ho un prodotto artigianale da donare alle amiche. Anzi, sono lieta di averne sottratti un paio dal gruppo e averli portati in omaggio alle care amiche Lisa e Roberta che apprezzano le cose genuine, compresa l’amicizia, dono reciproco. Al vicino supermercato ho fatto una rapida spesa e sono rientrata per il pranzo: la cucina profumava di mele e cannella! Dedico il pomeriggio al relax, perché la temperatura si è parecchio abbassata: per fortuna c’è il sole e le nuvole in cielo sembrano giganti spumiglie. Prima di sera porterò Astro in passeggiata e forse vedrò la luna piazzarsi nella volta blu come un disco dorato: così mi è apparsa ieri sera. Mi occuperò dello strudel nei prossimi giorni. Tanto mele ce ne sono ancora!

Resoconto sulla serata dedicata all’incontro con l’autore (me)

Stamattina mi sento più leggera. Nonostante il tempo da lupi, la presentazione del mio libro TEMPO CHE TORNA ieri sera ha avuto un certo successo. La quarantina di persone presenti era partecipe e in consonanza con il mio spirito, “brioso e spumeggiante”, a detta del mio compianto prof di Liceo. Leggo la poesia destinata al quadro Sguardo Antico di Noè Zardo, riportato in copertina. Con l’appoggio di Serapia, amante come me di gatti e fiori, di Lucia, nostalgica del Sudamerica e del babbo, di Adriana, botanica che parte dal concreto per interessare gli studenti, mi sono sentita compresa e sostenuta. Gli interventi dal pubblico – non scontati – mi hanno restituito una dimensione amicale della serata: ho apprezzato la testimonianza di Federico, ex alunno modello di alcuni decenni fa e ora insegnate, nonché scrittore di storia, come l’intervento di Gigliola, ex compagna di Liceo classico, ora convinta paladina dell’uso della lingua italiana: come contraddirla? Roberta, la mia dottoressa, mi ha sorpreso: ha letto e riletto il libro, tanto da farne una recensione coi fiocchi, da vera critica letteraria, mettendo in evidenza ciò che era sfuggito a me! Un fiore all’occhiello dell’amministrazione è Novella, che tra fiori e oggetti dimenticati ha incontrato di nuovo Leopardi. L’assessore alla cultura Giampietro, col suo stile garbato si espande in complimenti che sono un toccasana. Il sindaco Adriano Torresan non perde occasione per elogiare, anche se conteso da mille impegni. E Antonella? Tra ospiti da registrare e copie da vendere, mi cede il ruolo di moderatrice, che assumo senza merito. Dietro le quinte (del tendone verde scuro, tipo sipario) Manuel, il mio salvatore informatico, fa il video della serata che lo occuperà per le prossime ore a migliorare la ripresa, compromessa dalla pessima acustica. Del resto non tutte le ciambelle riescono col buco. Però il sapore della serata è alquanto appagante.

Un film impegnato

Ho la fortuna di andare al cinema con Serapia, una vera cinefila, così ogni visione è motivata e soddisfacente. Solo che ieri sera pensavamo di vedere un film italiano, LE SORELLE MACALUSO, ma per una mia svista sulle date il film è stato proiettato la settimana scorsa. Piuttosto deluse, abbiamo deciso di restare e farci un’idea sul film in programma: NON CONOSCI PAPICHA, una produzione franco-algerina del 2019 (annullamento dell’uscita in patria) che si è rivelato stupefacente, straordinario. Non a caso ha vinto due premi Cesar e credo altri ne riceverà. Protagoniste giovani donne in cerca d’indipendenza durante il tormentato 1997 ad Algeri. Nedjma, soprannominata Papicha (ragazza bella e indipendente) studia dall’università e sogna di diventare una stilista. Sostenuta dalle amiche, intende organizzare una sfilata, però deve lottare contro i terroristi e le donne intenzionate ad appoggiare il governo islamico. Insomma, una storia di ribellione sociale nel lungo cammino delle donne verso l’emancipazione e il riconoscimento dei vari diritti. Mi pare opportuno ricordare che le donne italiane, oggi e domani alle urne, ottennero il diritto di voto nel non lontanissimo 1946… Molta strada è stata fatta ma il percorso per l’uguaglianza di fatto temo non sia del tutto concluso.

Oggi, Ficus!

Il sabato mattina è un bel momento perché vado dalla parrucchiera, che è anche un’amica di vecchia data. Lei si occupa dei miei capelli e io la aggiorno sulla settimana trascorsa. Capita che parliamo anche di piante e di fiori. Addossata alla parete ovest del negozio, c’è una longeva pianta di ficus che Lara ebbe in dono oltre trent’anni fa, da cui sono state ricavate diverse talee. Una di queste, a suo tempo messe a dimora a casa mia, ha generato altre piante di ficus. La generosa pianta originaria, trovata la posizione ideale nell’ampia e luminosa sala della parrucchiera che la tiene costantemente d’occhio, ha distribuito bellezza e soddisfazione in molte case. La catena della riproduzione non si è interrotta e stamattina ho deciso di mettere mano alla pianta donatami da Lara vari anni fa, ormai sofferente: perse le foglie lungo il fusto (forse per scarsa luce) si era divaricata in due braccia legnose, portanti alcune foglie vitali. Mi sono documentata su come procedere ed ora ho tre talee di ficus che spero radicheranno. Saprò tra 15/20 gg se l’esperimento avrà funzionato. Diciamo che il giardinaggio è un hobby secondario, rispetto alla scrittura. Però ammantato di affettuose corrispondenze, se si maneggia una pianta ricevuta in dono, che non ci vuole lasciare e si rinnova in altre giovani piante. Adesso che ci penso, in giardino ho le roselline di Lina, la calla di Adriana, l’ibisco di Serapia, la camelia di mia mamma… Circondata da tanta bellezza, non posso sentirmi sola. Grazie ai fiori e alle amiche.

Tempo che torna e Sguardo Antico

– Pomeriggio prefestivo, giornata deliziosa: mentre scrivo, il sole mi scalda la pelle e un venticello mi scompiglia i capelli, raccolti perché fa ancora caldo. Essere al mare sarebbe fantastico, se il tempo tiene farò una capatina a breve. Stamattina sono stata occupata con il volantinaggio, per la presentazione della mia ultima opera letteraria, intitolata TEMPO CHE TORNA, il 24 settembre, ore 20, in Centro Sociale a Castelcucco, nel rispetto delle misure anti-covid. Si tratta di un diario a ritroso, con protagonista il tempo, presente e passato, che mi parla attraverso oggetti dimenticati, che tornano a rianimarsi e a provocare emozioni. Una scrittura intima, che doveva rimanere tale, finché ho realizzato che quanto capitato a me, poteva succedere in molte altre case. Oltretutto la pandemia ha costretto molte persone a fare ordine dentro armadi e cassetti, come io ho fatto in cantina per una legittima richiesta di riordino da parte di mio figlio. Per la cronaca, il lavoro non è ancora ultimato, ma ci siamo quasi (oggi ho pulito le finestrelle in alta e ribalta prospicienti le bocche del lupo… quando mai lo avrei fatto, se no?). Devo dire che, dopo vent’anni che ci abito, mi sto affezionando alla mia casa, seminterrato compreso. Non era proprio scontato, per un tipo piuttosto nomade come me! Mi sono trovata il mezzo per viaggiare con la fantasia. Quando scrivo mi libero e poi sono quasi contenta. Spero di trasmettere al lettore e a chi sarà presente all’incontro con l’autore, le emozioni provate durante la stesura del libro, sintetizzate anche nel dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, in copertina. Come diceva il grande Leonardo, la pittura è una poesia muta e l’osservatore che si connette con l’artista la traduce a suo modo, in base a cuore e mente. Buona lettura a tutti!

Un film di qualità

Ho visto il film VOLEVO NASCONDERMI, sulla travagliata esperienza umana del pittore Antonio Ligabue: opera che non passerà sotto silenzio, con ottime inquadrature e un eccelso attore, calato anima e corpo nella parte. Mi sono sentita emotivamente coinvolta e dispiaciuta che l’uomo sia stato bullizzato, sia da piccolo che da adulto; per fortuna come pittore ha pure avuto degli estimatori che gli hanno concesso di prendersi qualche lusso, tipo le svariate motociclette che guidava personalmente e che alloggiava in casa. Sembra che avesse considerazione del suo talento artistico, perché ripete spesso “io sono un artista!”, ma andrebbe verificato se conforme al vero. Straordinaria la resa dell’amore per gli animali, grandi e piccoli, di cui ripete versi e portamenti che riporta poi sulla tela. In alcune scene, mi è venuto spontaneo paragonarlo a Van Gogh ed anche a Lina Campagna, protagonista del mio romanzo UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Sono attratta da persone considerate un po’ fuori linea per atteggiamenti contro corrente, ma dotate di straordinaria sensibilità. Siccome associo spesso i miei post con un fiore e/o un frutto, mi sono soffermata stamattina davanti al mio melograno: i frutti acquistano di giorno in giorno colore, ma evidenziano una buccia segnata da maltempo e grandinate recenti. Tuttavia, giunti a maturazione rivelano un cuore rubino invidiabile. Insomma, brutti fuori e belli dentro, come è successo per Antonio Ligabue. Molto meglio questa performance, che l’incontrario!

Due fuoriserie

Ma dove lo trovate, nel 2020, un ragazzo che mette in moto l’auto, girando una manovella a mano? Non è cosa comune, né per l’auto, una citroen degli anni Ottanta coi colori della Grecia, né per chi la guida, il mio tecnico informatico, Manuel, ragazzone dal cuore d’oro, già mio speciale allievo alle medie. Quando penso al mio lavoro di insegnante, trovo che la soddisfazione più grande sia aver mantenuto i rapporti con alcuni soggetti talentuosi, che mi restituiscono con le loro competente un po’ di sapere nuovo; non sono moltissimi, stanno in una mano, ma ci sono e li ringrazio. Credo di essere stata fortunata, perché non ho fatto nulla di speciale per meritarmi la loro cordiale disponibilità. Senza l’aiuto di Manuel non avrei la mia pagina instagram né il blog, su cui mi libero ogni mattina e che per me corrisponde a una iniezione di ottimismo. E non è finita: per farmi spaziare nel web, Manuel si è dotato di attrezzatura e di pazienza per farmi delle brevi riprese da postare successivamente su Youtube, al fine di presentare i miei scritti in prosa e in poesia. Praticamente è diventato il mio agente letterario… senza portafoglio! Lui si accontenta dei muffin o di una porzione di tiramisù, tanto è bello lungo e non ha problemi di colesterolo. Inoltre fa tutto con piacere e a qualsiasi ora, perche “se studiassi soltanto, diventerei matto!”. Per la cronaca, è studente di Ingegneria elettronica… ma fa anche un sacco di altre attività a titolo gratuito. Non mi stupisce che abbia alle spalle una solida famiglia e una nonna cordiale dai capelli azzurrini, come la fata turchina. Mi rendo conto che il lettore può pensare abbia ritratto un quadretto da reclame dolciaria, ma in questo caso corrisponde a ciò che ho rilevato. La famiglia in questo caso gode di ottima salute e i giovani non sono smidollati. Pertanto c’è da ben sperare!