Salute mentale degli scrittori

Compero il settimanale il venerdì di Repubblica da quando insegnavo, perché maneggevole nel formato e abbastanza interessante. Diciamo che cerco le spigolature, piuttosto che i servizi, forse memore dell’uso didattico che ne facevo in classe. Inoltre con l’età ci si affeziona alle cose e pure alle testate. Comunque leggo anche dell’altro. Orbene, partendo sempre dalla fine come d’abitudine, verso la metà del giornale mi cattura il titolo: “Non si diventa scrittori se non si è disturbati mentali” che introduce l’intervista di Brunella Schisa alla madrilena Rosa Montero, autrice del libro ‘La pazza di casa’ che esce nuovamente dopo vent’anni. Istintivamente mi interrogo sul mio stato mentale, dato che sono una scrittrice anch’io. Credo di essere abbastanza in salute psico-fisica, ma è una mia percezione. Dovrò chiedere ai lettori e ai miei contatti che scrivono. Leggendo l’articolo, scopro che Santa Teresa d’Avila definiva la fantasia la “la pazza di casa” a cui si ispira il titolo del libro di Rosa Montero. Beh, coi santi non sono in grande confidenza, ma non ho motivo di dubitare della definizione della santa riguardo il mondo della letteratura, stimolante ed eclettico. L’autrice ironizza sui vizi capitali dei grandi autori – ad esempio sulla vanità di Italo Calvino – nonché sul disagio di quelli votati all’insuccessoe, come Melville, autore del Moby Dick che vendette meno di trenta copie. Da parte mia, sono abbastanza tranquilla, perché scrivo per liberarmi, non per vendere. Ma la costanza e il seguito dei lettori confortano.

Il migliore amico dell’uomo 🐕

Nella Giornata Mondiale del Cane il mio grato pensiero va ai protagonisti del mio ultimo lavoro, Rex e Ben, insieme con le amiche Mela, Ninni e Lea, nonché agli altri amabili quattro zampe che rispondono al nome di: Peggy e Perlina, Nina e Viola, Orso, Astro, Maya, Roy, Rocky, Beppe, Boby, Pallina… le cui storie mi fanno compagnia da alcuni mesi. In Italia sono oltre 13 milioni i cani accolti in famiglia. Da piccola ho convissuto con cani, gatti e uccelli, ma sono istintivamente gattara. Tuttavia ammetto di essermi affezionata al mondo canino da quando ho condiviso la mia casa di proprietà con Luna e Astro, madre e figlio, lei piena di temperamento e lui buono come un agnello. La Giornata Mondiale del Cane, nata il 26 agosto 2004 da un’iniziativa dell’attivista statunitense Colleen Page, intende celebrare l’amicizia tra uomo e cane, ma anche sensibilizzare sull’adozione consapevole e il benessere dei cani. Perché non tutti sono fortunati ed anzi ancora molti sono vittime di maltrattamenti e abbandono. Benvenuta la Legge Brambilla, entrata in vigore il primo luglio del corrente anno che inasprisce le sanzioni per i reati contro gli animali. Per fortuna ci sono molte brave persone che compensano la crudeltà di chi non considera l’animale un essere senziente, ovverosia una creatura. E poi ci sono Associazioni con volontari che si prodigano a favore dei cani adottabili, come Apaca di Belluno. Conosco Valentina e Roberta, due giovani istruttrici cinofile che ne avrebbero da raccontare sul rapporto con i cani. Se potessero parlare, gli amici fedeli dell’uomo direbbero: “L’amore passa attraverso una mano che accarezza e arriva a una coda che scodinzola”.

Melanzana generosa

In un grande vaso rettangolare destinato a fiori (che hanno fatto una rapida comparsa) ho messo a dimora una piantina di melanzane che mi sta dando soddisfazione. Dopo un esordio compromesso da maltempo e insetti striscianti, si è sollevata ed alzata, fino a raggiungere un metro e mezzo. Nel mentre ha abbozzato quattro bei fiorellini violacei da cui sono emersi altrettanti frutti scuri simili a palline. Credo infatti che si tratti di una varietà tonda. Non nego di averne seguito gli sviluppi, dandole acqua ogni giorno, anche due volte al giorno col grande caldo. Adesso due melanzane su quattro sono quasi pronte. Voglio gustarmele con gli occhi, prima di passarle sulla piastra con la menta (mia). Dal punto di vista organolettico/sensoriale, per aspetto, odore, sapore e consistenza le melanzane sono una soddisfazione multipla. Le loro proprietà diuretiche e il basso apporto calorico le rendono ideali per le diete. Sono utili per regolare il colesterolo e la glicemia, favorire la salute intestinale e quant’altro. Ma io trovo soddisfazione nel constatare come una piccola pianta, acquistata al mercato per una cifra irrisoria si sia così bene ambientata nel vaso destinato ad altre specie da regalarmi quattro bei frutti. Ortaggio ricco di storia, originaria dell’India, fu introdotta in Europa dagli Arabi. Il significato simbolico è legato a prosperità, successo e buon auspicio. A questo punto ne metto in terra altre.

Invecchiare bene

Ho una simpatia particolare per le persone invecchiate bene. Non ho goduto della presenza dei nonni, distanti e mancati molto presto; inoltre ho intrapreso anch’io la strada del tramonto. Pertanto ritengo illuminanti le testimonianze di persone esemplari in questo senso. Stamattina, Rai News 24 dedica un breve servizio a Lamberto Boranga che a quasi 83 anni si allena in campo (Nasce il 30 ottobre 1942 in Umbria, da una famiglia originaria di Belluno). Non sono sportiva e meno che mai attratta dal pallone, ma mi incuriosisce questo signore che al microfono dice di sentirsi a volte un cinquantenne oppure un sessantenne. Vengo a sapere che è stato un famoso portiere e un grande atleta. Laureato in Biologia e Medicina, è anche un brillante cardiologo. Inoltre è autore di un manuale accattivante già dal titolo: Parare la vecchiaia. Il metodo Boranga Sintetizza a voce i consigli per arrivare in gamba – è proprio il caso di dirlo – ad un’età avanzata: alimentazione, attività fisica quotidiana, qualità della vita, riposare, coltivare allegria e amore. Scontato che la nutrizione corretta è indispensabile sia per una persona normale che per un professionista di qualsiasi sport, trovo interessante l’invito a coltivare allegria e amore. In questo senso si esprimeva anche San Giuseppe Benedetto Cottolengo, cui è attribuita la frase: “L’allegria rende santi”. Più rasoterra, il messaggio è contenuto nel proverbio “Il riso fa buon sangue”. Lamberto Boranga testimonia la felice fusione di teoria e pratica. Evviva la sana vecchiaia!

Palio, un evento emozionante 🏇

Palio di Siena, un evento ad alta tensione emotiva. Seguo la diretta su LA7 verso le 19.30 di sabato 16 Agosto, incollata al video e ansiosa per cavalli e cavalieri. Premetto che apprezzo molto il cavallo, animale indomito che invidio per la bellezza, la possenza e l’indole non arrendevole. Invidio mia nipote che ne mantiene uno a distanza. Si chiama Egoist. Certo non è facile tenerlo in casa come un gatto, con cui condivide la ‘personalità’ enigmatica. In testa alle mie preferenze rimane il felino, seguito a ruota dal cavallo. Tornando al Palio, vince la contrada di Valdimontone con il fantino Giuseppe Zedde detto Gingillo e si aggiudica il drappellone di Francesco De Grandi, pittore siciliano, classe 1968. Dopo mezz’ora di schermaglie ai canapi, arriva il momento clou: vedere i cavalli scalpitare gomito a gomito mi trasmette un’emozione altissima, perché temo che qualcuno cada e si azzoppi (e farebbe una brutta fine). Partecipo meno per la sorte dei dieci fantini. Fortunatamente non succede l’incidente. Tra gli spettatori c’è anche la pop star Madonna, credo che il coinvolgimento emotivo sia identico al mio. Sono stata a Siena parecchi anni fa e ne conservo un bel ricordo. Inoltre apprezzo la competizione storica nella forma della giostra equestre che coinvolge le 17 contrade in cui è divisa la città. Se fossi ancora in cattedra, ne farei una palpitante lezione interdisciplinare.

“Volevo un gatto nero…”

Da qualche anno, sul salva schermo del mio tablet d c’è una bella foto di Puma, la gattina nera mancata troppo presto per un problema di cuore. Più volte mi ero detta di cambiarla, ma adesso non ci penso più e mi conforta vederla ogni volta che apro il tablet, il che succede diverse volte al giorno. Del resto sul computer troneggia Sky, che però era tigrato. Il distinguo è d’obbligo, perché oggi è la Giornata Mondiale della valorizzazione del Gatto Nero. Istituita dall’artista americano Wayne H. Morris, mira a sfatare le superstizioni legate ai gatti neri e a promuovere la loro accettazione. Gli Antichi Egizi veneravano i gatti neri come una divinità e ne possedevano molti. Infatti, la gatta nera incarnava Bastet, la dea egizia della fertilità, delle donne e della famiglia. Mi viene in mente la canzoncina “Volevo un gatto nero”, proposta nel 1969 dal Piccolo Coro dell’Antoniano nell’undicesima Edizione dello Zecchino d’Oro. Esemplare un passaggio: Volevo un gatto nero, nero, nero. Mi hai dato un gatto bianco. Ed io non ci sto più. La canzone, classificatasi all’ultimo posto, ha tuttavia venduto più di due milioni e mezzo di dischi. Il significato del gatto nero varia molto a seconda delle culture. In quelle orientali è considerato un portafortuna, mentre in occidente, durante il medioevo era associato alla stregoneria. Per me il nero è simbolo di eleganza, di bellezza, di mistero. ‘Indossato’ dal gatto, è un valore aggiunto. Chiudo con la citazione di Leonardo Da Vinci che non badava certo al colore del manto: “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro”.

Mia, una grande artista

D’estate, la televisione offre la possibilità di vedere in replica programmi trasmessi in precedenza. È il caso di “Io sono Mia”, film biografico del 2019 sulla cantante Mia Martini, all’anagrafe Domenica Rita Adriana Bertè. Nata a Bagnara Calabra il 20.09.1947 e morta a Cardano al Campo (Varese) il 12.05.1995, a 47 anni, in circostanze non del tutto chiarite, ufficialmente per arresto cardiaco. A trent’anni dalla morte, sentire questa artista anche nella mirabile interpretazione di Serena Rossi mi commuove. Condivido chi ha scritto: “Mia Martini non è stata soltanto una cantante. È stata una confessione in musica”. Paragonata spesso alla cantante americana Aretha Franklin per la potenza e l’espressività della voce, sul palco era dotata di carisma, ovvero sapeva trasmettere emozioni intense attraverso un’interpretazione viscerale. Contagiata dal canto fin da bambina, formidabile la scena iniziale del film con il padre – era professore e preside – che bruscamente le toglie dalle mani la spazzola usata come microfono. La canzone Padre davvero (1971) è una sintesi struggente degli ostacoli affrontati con il genitore che la voleva diversa, a modo suo. Da adulta è stata oggetto di invidia e maldicenze che ne hanno compromesso la carriera. Con la sorella Loredana, pure cantante ha realizzato un’intesa professionale, nonostante un rapporto conflittuale. Fidanzata per dieci anni con il cantautore Ivano Fossati, amica di Renato Zero ed altri artisti. Nel 1977 collabora con Charles Aznavour, un altro grande. Nel privato era fragile e malinconica. Restano brani indimenticabili: Minuetto (1973), E non finisce mica il cielo (1984), Almeno tu nell’universo (1989), Gli uomini non cambiano (1992). Quando la sento cantare, vorrei abbracciarla e dirle grazie!

Hikmet e il mare

Nei messaggi illustrati che mi arrivano di mattina c’è spesso il mare: ovvio, siamo in estate e molte persone lo scelgono come luogo della vacanza. Oggi, 10 Agosto è San Lorenzo, data legata ai sogni e alle stelle cadenti. Ritrovo questi due elementi nella poesia di Nazim Hikmet, che leggo sul tablet e riporto: Il più bello dei mari Il più bello dei mari/è quello che non navigammo./Il più bello dei nostri figli/non è ancora cresciuto./I più belli dei nostri giorni/non li abbiamo ancora vissuti./E quello/che vorrei dirti di più bello/non te l’ho ancora detto.// Dato che è domenica e che ritengo la poesia un bene dell’anima, ne azzardo una spiegazione, peraltro superflua perché il testo è di una semplicità spiazzante. Il mare è metafora della vita, simbolo di avventura e ignoto. Il valore sta nell’attesa del fururo, oltre le difficoltà e il tempo. Due parole sull’autore (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963). Anche il nonno paterno scriveva poesie in lingua ottomana. Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico” è uno dei poeti più amati e conosciuti in Europa, tradotto in più di 50 lingue. Condannato a 28 anni di reclusione per avere “incitato alla ribellione” gli studenti delle scuole militari, negli Anni 50/60 divenne un simbolo della detenzione politica, durante la quale scrivere divenne la sua forma di resistenza. Fu liberato nel 1950, dopo 12 anni di durissima prigionia, grazie a un’amnistia generale. L’ho conosciuto da adulta, perché al Liceo abbondavano i classici. Ma il panorama letterario è cosmopolita e infinito. Come il mare.

Festa del gatto… e non solo!

Oggi 8 Agosto, Giornata Internazionale del Gatto, istituita nel 2002 dal Fondo Internazionale per il benessere degli Animali (IFAW). I ‘gattari’ di tutto il mondo sono in festa, me compresa. Insieme con questa ricorrenza, festeggio il compleanno di mio figlio, nato l’8.08.88: la data è speciale, anche se non l’ho scelta io. Riandando al momento della nascita, solo qualche ora prima, parlando con la mia amica Marta Piva in dolce attesa realizzai che si trattava di una data speciale. Il numero otto ha molti significati simbolici, spesso legati a concetti di infinito, equilibrio, rinascita e prosperità. In diverse culture e tradizioni, l’otto è considerato un numero potente e positivo, associato a sfere spirituali e materiali. Nel Taoismo è legato alle otto forze cosmiche e alle otto direzioni, rappresentando un movimento armonico e un ciclo eterno. Individui determinati sono nati in questo giorno, compreso Saul, mio figlio. Che per fortuna ama i gatti, quindi non si dispiacerà di condividere il compleanno con i gattari e le gattare, me compresa. Anzi, il suo feeling con i felini è ancora più apprezzabile, perché è allergico al pelo del gatto. D’altro canto, ho vissuto con i gatti da quando ero bambina. Grey, Pepina e Fiocco sono i miei conviventi. Auguri a loro e a Saul!

La brava gioventù

Finalmente una bella notizia che leggo sul Corriere del Veneto: “900 adolescenti al lavoro, per ripulire i parchi”. In realtà risultano anche di più – 930 – i giovani tra i 14 e i 19 anni che per sette settimane hanno prestato l’opera in 35 Comuni della Marca per la cura del bene pubblico. Il progetto, alla sesta edizione ha un titolo volutamente provocatorio: “Ci sto? Affare fatica!”, una bella cosa per impegnare i giovani nel sociale, seguiti da giovani tutor tra i 20/30 anni. Spendere il tempo estivo attraverso attività concrete di cittadinanza attiva e cura dei beni comuni ha un valore impagabile. Un “buono fatica” settimanale di € 50 viene dato ad ogni partecipante come ricompensa, da spendere in abbigliamento , libri scolastici, cartoleria, libri di lettura, tempo libero. Ma credo sia grande la soddisfazione di ‘spensersi’ per una buona causa, senza considerare il piacere di condividere l’esperienza in buona compagnia. Nello specifico, i giovani svolgono attività manuali all’aperto, tipo tinteggiatura, abbellimento di spazi comuni, piccola manutenzione di beni pubblici, come parchi, giardini, aree verdi. Ammirevoli davvero, un esempio di gioventù sana, operativa e propositiva. Complimenti a loro e un plauso a chi ha elaborato il progetto.