Fiori nel piatto

Non è corretto dire che sono negata in cucina, dove talvolta supero la mia ritrosia, come è successo ieri. Sfogliando svogliatamente la rivista DONNA MODERNA mi imbatto nella ricetta “Risotto alle tre rose” che mi incuriosisce. Anche in passato mi ero interessata ai fiori eduli che chef stellati usano per decorare alcuni piatti. In giardino ho una pianta di Rosa antica in fioritura, spinosa e generosa di profumatissimi fiori color rosa magenta. Prima di raccoglierne i petali, devo però accertarmi che siano commestibili. Abbastanza distante dalla strada, non l’ho trattata con sostanze nocive. Aspetto però la conferma di poterla usare in cucina. Ci pensa mio figlio che ha un’app per la verifica. Intanto le rose antiche sono piante molto forti e robuste che non necessitano di cure particolari. Il loro profumo è incredibile. Credo che la mia sia della varietà “Rosa Antica Rifiorentissima” e confermo che è profumatissima. Mai pensato di farci il risotto, anche se anni fa con i petali di una sua parente avevamo fatto un liquore. Appurato che i petali di rosa sono commestibili (rose non trattate con pesticidi), sono molto apprezzati in cucina per il profumo e il sapore delicato, specie in insalate, dolci, marmellate e tisane. Il risotto ai petali di rosa è un primo piatto raffinato, dal gusto delicato e profumato. Si prepara tostando il riso e cuocendolo con brodo vegetale, aggiungendo petali d rose non trattate, macerate nel vino. Ecco, credo di avere ecceduto col vino perché ho trovato troppo ‘alcolico’ quanto realizzato, ma il colore era stupendo. Al prossimo tentativo farò meglio. Sapere che posso raccogliere i petali non solo per farne pot-pourri da regalare, ma per gustarmeli mi procura un’intima soddisfazione.

Otium e mindfulness 🧠

“Contro la stanchezza mentale, non fare nulla”. È il curioso programma cui aderiscono per 90 minuti i partecipanti, seduti su un tappeto, in un parco della Corea del Sud. Lo sento durante la rubrica “Curiosità dal mondo” di UnoMartina in famiglia. Curioso ma non troppo. La Corea del Sud (ca. 51 milioni di abitanti) nota per il paesaggio verde e collinare, risulta un Paese sicuro, con un tasso di criminalità tra i più bassi al mondo. Chissà se le due cose sono collegate. Mi viene in mente la pratica del mindfulness che aiuta a gestire lo stress, migliorando il benessere emotivo e psicofisico. Non sono un’esperta, mi attrae ciò che riguarda la mente e trovo interessante l’idea di meditare contro la stanchezza mentale. Anche per gli antichi greci e romani la meditazione non era solo rilassamento, ma un “misurare con la mente” (da mederi, curare): insomma, un dialogo interiore. Del resto anche l’otium romano non era inattività, bensì un’alternativa alla vita politica, fondamentale per lo sviluppo dello spirito. Mi inquieta constatare che oggi meditare e perfino riflettere sia considerato ‘fuori moda’, fors’anche per un eccesso di stimoli e distrazioni. Meglio, se mi sbaglio. Eppure meditare è semplice e accessibile: per calmare la mente e ridurre lo stress bastano pochi minuti al giorno, seduti in un luogo tranquillo, focalizzandosi sul respiro. Ho il luogo: sotto il glicine. Sul respiro ci devo lavorare. Ma non serve che vada in Corea, dove in questo periodo è in corso la soettacolare fioritura dei ciliegi. La natura, in qualunque parte del pianeta dà una grande mano allo spirito predisposto alla bellezza.

Rodari, leggerezza e riflessione

Mi sono imposta il riordino della cassettiera in studio, dove riposavano da anni materiali scolastici e non che destino al bidone della carta. Un lavoro che avrei dovuto fare molto prima, rinviato con scuse varie. Non potevo più procastinate e mi sono rimboccata letteralmente le maniche. Mi viene tra le mani un libriccino ancora incellophanato: Filastrocche lunghe e corte di Gianni Rodari (1920 – 1980), quello che ci vuole per concedermi una pausa e farmi sorridere. Forse lo avevo comperato per mio figlio, oppure intendevo usarlo a scuola. Ma non è successo, dato che è ancora in una rigida custodia di plastica da cui lo estraggo. E lo leggo. Si tratta di una raccolta costituita da 22 filastrocche prese da diversi volumi pubblicati tra il 1950 e il 1964. Conoscevo l’autore e si consolida l’idea che la sua opera, destinata in primis ai bambini – era stato anche Insegnante elementare – offra spunti di riflessione agli adulti. Lo conferma la chiusura di molte filastrocche che suona come una tirata d’orecchie ai potenti che fanno la guerra.Riporto la FILASTROCCA BURLONA Filastrocca un po’ burlona/per divertire qualunque persona:/se la salita fosse in discesa,/se la montagna stesse distesa,/se tutte le scale andassero in giù,/se i fiumi corressero all’insù,/se tutti i giorni fosse festa,/se fosse zucchero la tempesta,/se sulle piante crescesse il pane,/come le pesche e le banane,/se mi facessero il monumento…/io non sarei ancora contento./Voglio prima veder sprofondare/tute le armi in fondo al mare.// Direi che è geniale fare incontrare nei suoi versi il bambino e l’adulto bambino, distribuire leggerezza, ma anche spunti di profonda riflessione.

Leggere per capire

Oggi Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore, istituita dall’UNESCO nel 1995, per promuovere la lettura e tutelare il diritto d’autore. La data è stata scelta per ricordare la morte di tre grandi della letteratura mondiale nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega. Ovviamente il libro va letto e leggere arricchisce la mente e lo spirito. I benefici sono notevoli: riduzione dello stress, potenziamento delle capacità cognitive, aumento dell’empatia, espansione del vocabolario, miglioramento della qualità del sonno. “Il libro è un amico che non inganna mai” è lo slogan che accompagna un’immagine dedicata alla giornata odierna. Da piccola leggevo molto e credo mi sia servito per acquisire una certa disinvoltura espressiva. Da adulta mi sono accostata di più alla scrittura, perché “C’è chi produce e chi consuma” secondo il parere di un mio contatto; finora ho dato alle stampe quattordici titoli e sto progettando il prossimo. Però non scrivo per il mercato del libro, ma per liberarmi. Da quasi sei anni gestisco il blog verbameaada; scrivere il mio pezzo e postarlo ogni giorno mi riempie di soddisfazione. Secondo Armando Contro, mio stimato prof di Liceo, scrivere per me è una malattia, battuta cui aggiungo che è anche la mia cura. Il settore dell’editoria tradizionale è in crisi, tallonato da quella online. I giovani lettori tengono, ma calano quelli adulti (leggono 4 Italiani su 10). Alcune mie amiche sono forti lettrici: Lucia, Marisa, Mariuccia. Di recente ho letto con interesse Francesco di Aldo Cazzullo, che mi ha prestato Lucia; io le ho prestato Alzarsi all’alba di Mario Calabresi che mi ha regalato Mariuccia. In generale preferisco la narrativa alla saggistica, con porte sempre aperte alla Poesia. Basta leggere. 📚

Jessica…e Trump

Lunedì di movimento, come di consueto al bar Milady a Fonte. Riesco ad accapparrarmi il quotidiano e mi ritiro nel tavolo ad angolo più appartato. In men che non si dica entrano almeno dieci persone, prima di andare al mercato oppure già di ritorno. Un cliente anziano in compagnia di tre donne parla con un tono di voce molto alto e vorrei farglielo notare: nel caso non fosse sordo, non ha rispetto per chi gli siede accanto e intende concentrarsi sulla lettura. Vero che il bar non è una biblioteca, ma il rispetto per i ‘vicini’ che non vogliono essere aggiornati sulle faccende altrui dovrebbe essere esercitato.Vale anche per i pedoni che parlano al cellulare. Chissà come funziona in America. Il parallelo è d’obbligo, dopo che leggo l’articolo: “Se sei per Trump siamo amici” I finti elettori USA creati dall’AI con tanto di foto di influencer algoritmici, ovverosia avatar creati con l’intelligenza artificiale. Nessuno di loro è una persona reale. Noto il caso di Jessica Foster. “Bionda, bellissima, e sempre sorridente, si tratta di una supposta soldata americana, giovanissima ma già con un grande credito: in alcuni video parlava in pubblico al fianco del presidente Trump”. Come a Federico Cella, autore dell’articolo sugli Esteri del Corriere della Sera mi viene il dubbio che stiano scarseggiando i sostenitori reali del presidente americano, che una ne fa e cento ne pensa. Comunque il problema che sta dietro l’episodio è il ricorso smodato all’intelligenza artificiale che ovviamente è un coltello a doppio taglio. Può essere utile o dannosa, tanto quanto usare un’automobile. Di sicuro non ha un’anima e non potrà mai essere empatica. A me è piuttosto antipatica, e mi disturba quel “chiedi a Meta AI” che si intrufola tra i miei contatti. Per ora faccio di testa mia.

Bicycle Day 🚲

Ho la bicicletta revisionata per uscire, ma non sono ancora riuscita a montare in sella: troppo caldo, ancora freddo, l’età… ma la voglia c’è. Ieri Manuel ha inforcata la sua per farsi un giretto in quel di Bassano e mi ha inviato una bella foto dallo storico ponte. Oggi 19 Aprile ricorre il Bicycle Day, la giornata giusta per rendere omaggio alle due ruote. Per la verità, la Giornata Mondiale della Bicicletta, istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2018 si celebra il 3 giugno. Comunque, che ci siano due date per lo stesso motivo significa che il veicolo è oggetto di attenzioni. Soprattutto con la bella stagione e per accantonare l’auto e contenere l’inquinamento. Ovvio che va usata, rispettando il codice della strada, se non si va per viottoli. Dove abito, ci sono diverse strade panoramiche ideali per passeggiate e percorsi cicloturistici. Però capita anche di imbattersi in gruppi che pedalano disordinatamente, ostacolando la normale viabilità. La mia è una bici Frejus da donna, rosa in origine, poi diventata bluette che ha una bella età (circa 50 anni). Ci ho portato mio figlio sul cestino posizionato sul manubrio e poi ho fatto qualche giretto in paese, senza pretese. Preferivo camminare. L’ho rivalutata dopo l’intervento alle anche, sebbene per fare poca strada e sul piano. Comunque mi ha accompagnato per vari decenni, senza perdere lo smalto: mi basta guardarla per rileggere il mio passato; pertanto la considero un oggetto di affezione, viceversa della cyclette. Uscire con la bici, per me significa fotografare. Se poi mi va bene, si realizza il motto “Non c’è due senza tre” e ci scrivo una poesia o un racconto. La bicicletta si merita una giornata e oltre: fa bene al corpo e allo spirito. Provare per credere! 🚲

Voce e voci

I gatti si divertono un sacco ad arrampicarsi sul Glicine. Camminano come acrobati sui tralci più lunghi e si infilano flessuosi tra quelli ondulati. Fanno dondolare i profumatissimi grappoli viola e mordicchiano qualche stelo più morbido. Il gazebo naturale è un’ottima palestra, dopo che si sono allontanati bombi e api. Ammetto che questo angolo di giardino è un gioiello: anche pochi minuti ad osservare e ad annusare la cascata dei lillà è oltremodo rilassante, un piacere della natura rinata. Fiocco e Pepita scorazzano tra le pratoline, mai così tante quest’anno. Grey si gode il panorama davanti al cancello. Oggi 16 aprile è la Giornata della Voce che io ho usato e abusato da insegnante. Con classi numerose – anche di 27 alunni – e rumorose, era inevitabile alzare il tono, cosicché per un certo periodo dovetti ricorrere alla logopedista. Inevitabile, da pensionata pensare ai miei colleghi in servizio e a tutti coloro che usano questo strumento di comunicazione per lavoro, oppure hobby. A una collega che si occupa di recitazione ho dato il soprannome di “Bella Voce” e sento con piacere quella calda e avvolgente di un amico. La Voce della Natura è una casa vacanze sulle colline marchigiane ed è indubbio che anche la Natura abbia una voce. Lo constato quando mi godo il tardo pomeriggio sotto il Glicine, tra il ronzio degli insetti laboriosi e le scorribande dei gatti. A suo tempo avevo comperato un CD con registrate voci della Natura, alcune così rilassanti da essere un’alternativa alle ninne nanne per i neonati. Oggigiorno spadroneggia l’inquinamento acustico. Ascoltare diventa sempre più difficile. Nelle mie rapide puntate al bar, sembra che la maggior parte della clientela sia sorda. Io giro i tacchi, ma il/la barista rimane.

Giornata Mondiale dell’Arte

Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci. Mi pare appropriato che oggi ricorra la Giornata Mondiale dell’Arte, proclamata dell’UNESCO nel 2019 per promuovere la creatività e l’eccellenza italiana nel giorno della nascita del genio, simboleggiata dal suo Uomo Vitruviano. “Nel suo significato più sublime l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano”. Le cinque arti classiche/belle arti sono: pittura, scultura, poesia, musica e danza, a cui si affiancano, nell’accezione moderna architettura, cinema, fotografia e fumetto per formare le principali forme di espressione artistica visiva e performativa (performer = artista). Più semplicemente, per me l’attitudine artistica è la capacità di trasmettere emozioni, in qualsiasi modo e con qualunque tecnica. Chi dipinge sui sassi, chi ricama, chi crea immagini con la sabbia, chi fa l’acrobata… è un artista. Non è un caso se seguo il programma Dalla Strada al Palco che offre la possibilità a persone sconosciute di esibire un talento. Mi conforta avere amici artisti, che a loro volta mi sostengono quando gli sottopongo una mia poesia. Ma l’ambito espressivo è ampio, aperto a chiunque e non richiede ‘patenti’. Basta usare cuore e mente. La premier Giorgia Meloni ha celebrato l’eccellenza italiana, in particolare durante l’evento “Mille Marchi Storici per il futuro del Made in Italy” a Roma, definiti a ragione un punto di orgoglio. Siamo famosi per l’arte e la capacità imprenditoriale. Ai maestri rinascimentali si aggiungono gli artisti italiani che operano in svariati campi. Anche la definizione di Belpaese attribuita alla nostra nazione ingloba meraviglie naturali e quelle prodotte dall’ingegno. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro patrimonio artistico.

Fiori e tradizioni

Camelieto: non conoscevo questa parola che sento durante il programma Costume e società in coda al TG 2 riferito alla coltivazione delle Camelie. Precisamente “Giardino botanico o parco specializzato nella coltivazione, conservazione e studio delle diverse varietà di piante di Camelia”. Tipo il Camelieto Compitese (LU) che ospita oltre 250 piante, un’esplosione di varietà e di colori. Fiore originario del Giappone, simboleggia ammirazione, perfezione e gratitudin, spesso associato all’amore duraturo, mentre nel paese del Sol levante è legato alla purezza e alla bellezza interiore. Da quando abito a Castelcucco – giugno 2000 – in giardino ho una pianta di Camelia Japonica che mi regala strepitosi fiori rossi ogni Primavera. Peccato durino poco, qualche giorno sulla pianta, meno se messi in vaso dove si sfogliano. Esposta a mezz’ombra, in zona nord – est, non gode di un terreno ricco di sostanza organica che cerco di integrare con concimazioni specifiche. Diverse foglie sono gialle, anziché verde brillante, ma un dipendente del consorzio cui mi sono rivolta ha risposto che è normale. Non vorrei che Fiocco, il malandrino dei miei tre gatti, la usasse come ‘bagno riservato ‘ (l’ho visto fare pipì sulle viole). Essendo una pianta estremamente longeva -:con le giuste cure può vivere oltre i 100 anni – mi auguro possa rallegrarmi ancora a lungo, in buona compagnia della Magnolia che le sta vicino. Entrambe le piante mi erano state regalate per il mio compleanno da mia mamma, che era appassionata di fiori. Mi ricordo che partiva per il mercato con la 128 verde e tornava col bagagliaio pieno di geranei e di margherite… che rinnovava ad ogni Primavera, perché non aveva il pollice verde. Mantenere viva la Camelia è continuare una tradizione di famiglia.

Da insegnante ad allieva

“Ma lei è raccomandata?” mi chiede sorniona Monica, perché sa che l’istruttore è mio figlio. Frequento la palestra degli Istituti Filippin dopo l’intervento alle anche, il mercoledì mattina. Non faccio Ginnastica dolce, ma Sala pesi. Iscrivermi è stata quasi una sfida, perché dai tempi del Liceo snobbavo l’impegno fisico, costretta a spalmare tutte le mie energie sul Greco e il Latino, compreso il viaggio di un’ora di pullmann, andata e ritorno. Il dottor Grano che mi ha operata in robotica a Bassano la prima volta e a Vicenza la seconda mi ha consigliato di irrobustire la muscolatura, senza forzare. Consiglio che gentilmente mi ha messo nero su bianco. Saul, mio figlio è uno degli Istruttori in Sala pesi, subito ‘scartato’ per evitare ‘conflitto d’interessi’. Del resto lui è in servizio il pomeriggio e la sera. Ma il caso vuole che Andrea, il mio primo struttore cambi orario, sostituito da Martina, costretta anche lei per motivi di studio a farsi sostituire. Così mi trovo faccia a faccia con mio figlio, divenuto il mio istruttore. Lui motivato e disciplinato, io inerme. Senza badare al rapporto di parentela, non indulge affatto alla tolleranza, ma mi sprona a ripetere la sessione degli esercizi, come da scheda. Non so se ridere o piangere, ma con Saul non si scherza. Ho di fronte una massa di muscoli impressionante, costruita con tenacia e costanza. Io non mi prefiggo obiettivi straordinari, mi basta non impoltronirmi, sperando di mantenermi attiva e autonoma, il più a lungo possibile. Resto in contatto con l’abile chirurgo Giovanni Grano, il gentile ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo che mi ha seguita nella riabilitazione. Da Insegnante ad allieva non è male, se il benessere è il pedaggio da pagare.