I “custodi sociali” Sul quotidiano la tribuna di Treviso leggo l’articolo di Salima Barzanti Anziani, mutuo aiuto contro l’isolamento Ecco i custodi sociali, iniziativa che coinvolge i territori di Valdobbiadene, Segusino e Vidor per abbattere l’isolamento degli anziani, come precisa il sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese. Il punto d’incontro nell’ex ospedale Guicciardini, via Roma 38, aperto ogni mercoledì dalle 16 alle 17.30 (nel mese di Agosto). Da ieri è attivo il numero del custode sociale che risponderà in orario di apertura al numero: 389 521 63 98 In sintesi, anziani volontari adeguatamente formati si mettono a disposizione di altri anziani, anche recandosi a casa di quelli più isolati, in una sorta di mutuo aiuto tra anziani. “i custodi sociali sono volontari qualificati che hanno scelto di mettersi all’ascolto, proponendosi come tramite ideale tra gli anziani, le persone fragili e i servizi del territorio”. Iniziativa lodevole che mi fa pensare alla Banca del tempo, in essere nei paraggi anni fa (che non so che fine abbia fatto). In pratica, i custodi sociali prendono il posto di un familiare assente o mancato, coprendo lo spazio occupato nei decenni passati da un membro della famiglia patriarcale. Di sicuro la struttura della famiglia si è sgretolata e la solitudine è aumentata. Si vive di più, ma è peggiorata la qualità della vita. Ben venga ogni iniziativa rivolta a contenere il problema, e magari a risolverlo. Siccome si parla tanto di prevenzione, io proporrei di prevenire la solitudine, agendo già in età adulta quando la gente si affanna anche per niente o poco, rinviando l’argomento vecchiaia, considerato tabù quasi come la morte. Parlarne per tempo, e non “in camera caritatis” (un discorso fatto in privato) offrirebbe un salvagente da usare a tempo debito. Sorte permettendo!
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“La vita bene spesa”
Terzultimo giorno di Luglio. Corsetta in bici e alle otto sono già al bar Viceversa. In attesa della consumazione, scorro velocemente i titoli del quotidiano. Un paio mi riportano indietro nel tempo, quando facevo l’insegnante di Lettere. Morto a 92 anni Emilio Gallina il poeta dialettale di Santa Bona è il primo articolo, a firma di Brando Fioravanzi. Avevo appreso ieri la notizia sul tablet: la memoria era andata al garbato rappresentante editoriale di testi scolastici conosciuto in ambito professionale, disponibile e mai invasivo. Noto tra i docenti, il suo nome ricorre in diversi volumi che abitano la mia libreria. Ignoravo si dilettasse di poesia. “La passione per la lettura e la scrittura lo ha accompagnato fin da giovane”, il che aumenta la mia simpatia nei confronti del suo buon operato. Sue le sillogi A me tèra, A me zénte, Scondicùco, Me pareva pena jèri. L’altra notizia riguarda Federico Piscopo, un mio ex super allievo oggi storico “da anni impegnato nello studio dell’entourage canoviano” che lo stesso giornalista succitato Brando Fioravanzi considera nell’articolo Minette, che fece innamorare Antonio Canova. Sono orgogliosa che Federico continui a raccogliere successi, perché mi è nota la sua applicazione dai tempi delle medie, accompagnata sempre dal sorriso. Emilio e Federico, entrambi testimoni di doti umane messe a disposizione della collettività, per sostenerne animo e mente. Mi spiace non aver approfondito il rapporto con il poeta Emilio, lacuna che colmerò attraverso le sue opere. Mantengo i contatti con il giovane storico Federico, le cui ricerche mi riempiono di soddisfazione. L’aforisma di Leonardo Da Vinci “Un vita bene spesa” è un obiettivo invitante e rasserenante.
Viaggio olfattivo
Qualche goccia di Micene numerio 5 è l’accattivante articolo di Cinzia Dal Maso che leggo sul settimanale il venerdì. Le studiose Silvia Ferrara e Laura Bellinato hanno decifrato antiche tavolette d’argilla, scoprendo le ricette per riprodurre profumi greci di 3500 anni fa. Ne parlano nel saggio Il profumo degli dei (Il Mulino), profumo che potrà essere pronto e in commercio per il prossimo autunno. “Abbiamo realizzato tre fragranze diverse: alla salvia, profondo e intenso; alla rosa, fresco come la primavera; al miele, non troppo dolce e avvolgente”. Data la mia simpatia per la salvia, vedrò di accaparrarmi la prima versione. Invidio cordialmente queste ricercatrici che hanno compiuto un viaggio olfattivo tra gli olii profumati micenei. Un argomento in apparenza marginale, che però consente al lettore di entrare nell’intimo dei palazzi di Cnosso, Pilo, Micene dove gli artigiani che lavoravano per la produzione di cosmetici e di profumi erano ultraspecializzati. Come utilizzavano il profumo i micenei? ‘Lo offrivano agli dei o ungevano statuine o oggetti sacri. Poi per se stessi, per “purificare” i momenti liminali della vita, la nascita e la morte. Per sedurre, ovviamente. E per farsi belli e brillare proprio come gli dei: il profumo è un inno alla vita, è ambire all’immortalità”. I profumi erano prodotti di prestigio e le ceramiche micenee erano famose e raffinate. I nomi dei profumieri tramandati dalle tavolette sono tutti maschili, ma famose erano anche le profumiere assire. Nell’Egitto ellenistico Maria la Giudea ideò il sistema di riscaldamento controllato, chiamato ‘a bagnomaria’, tanto per dire come il contributo femminile sia stato notevole. In attesa di sperimentare le fragranze micenee, proverò a fare un profumo alla salvia in casa.
Addio a Zeudi Araya
Uscita alle otto, alle nove sono già a casa. Non ho trovato nulla di notevole tra le righe su cui scrivere il mio post odierno, salvo la pagina dedicata dal Gazzettino alla Mostra del cinema ‘Una finestra sempre aperta sul mondo’. Dopo 37 anni, Nanni Moretti tornerà a Venezia con “Succederà questa notte”. Anche il quotidiano la Repubblica dedica la pagina degli spettacoli al ritorno di Moretti. In una intervista, Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dice: “Questa Mostra sarà una finestra su un mondo in crisi” e non ho motivo per dissentire. Mi piace il buon cinema, pur non considerandomi una cinefila. Certo decenni fa era diverso, quando Zeudi Araya interpretava La ragazza dalla pelle di luna (1972) visto sul grande schermo. Proprio ieri ho letto sul tablet che l’attrice e produttrice cinematografica eritrea, naturalizzata italiana è morta a Roma un paio di mesi fa, a 75 anni. Di una bellezza stratosferica, era considerata la Venere Nera più famosa d’Italia negli Anni Settanta. Sposata con il produttore Franco Cristaldi, ebbe una bambina nel 1992, deceduta poco dopo la nascita. Michelangelo Spano è il figlio avuto nel 1995 con il regista Massimo Spano che ha dato la notizia della morte avvenuta il 24 maggio scorso, a seguito di una lunga malattia, senza specificare ulteriori dettagli. La sua perdita mi procura tristezza, essendo una persona ancora giovane. Di più, il riferimento alla lunga malattia. Nel mio immaginario, la lego a un periodo di aspettative coronate con la Laurea nel 1976. Il fatto che fosse nera e strepitosamente attraente era un valore aggiunto, essendo io di indole anti convenzionale. Attrice tra le più note del cinema sensuale italiano, la vita non le aveva risparmiato sofferenze, a riprova del proverbio: “La vita con un mano ti dà, con l’altra ti toglie”.
Il commercio cambia pelle (ma i ladri no)
Inforco la bici alle nove, direzione bar dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano. Mi soffermo su due articoli in qualche modo legati, che mi riportano indietro nel tempo, quando quasi ogni famiglia aveva l’orto e si andava a fare la spesa dal casoin sotto casa. Per i pochi che non lo sapessero, casoin indica la tipica bottega o negozietto di alimentari di paese. Molto diffusi prima dell’avvento dei moderni supermercati erano ubicati spesso nella stessa abitazione dei proprietari. Da giovinetta, è capitato più volte che andassi a comperare qualcosa su richiesta dei miei genitori con ‘il libretto’, una sorta di registro dove il negoziante annotava la spesa che poi mio padre avrebbe saldato a fine mese. L’articolo di Francesco Pacifico che si lega a quanto sopra è intitolato: Il commercio cambia pelle Torna la spesa sotto casa. Magari, aggiungo io. Mi disturba tutto ciò che è troppo ampio, fuori misura, spesso distribuito a posta per adescare il cliente e fargli aprire la borsa. Per non parlare del clima nordico imposto dalla conservazione dei surgelati, a rischio cervicali. L’altro articolo riguarda il furto di ortaggi avvenuto a Volpago nell’orto di via Cadorna, a danno di due anziani proprietari, non è dato sapere se per goliardate di buontemponi, oppure dovuti a fame vera. La storia si ripete da settimane. “I ladri rubano la sera tardi o la mattina prima delle 5.30”. Non è neanche una novità, un malaffare che al danno materiale aggiunge il danno morale. Potrei avere un orto, ma sarebbe impegnativo per me sola, quindi preferisco dedicarmi a piante e fiori.Tuttavia in due fioriere stanno maturando melanzane e pomodori datterini, già gustati in insalata e con la pasta. Ammetto che il sapore dei prodotti made in casa propria è inconfondibile.
Dietro il banco
Penultimo mercoledì di Luglio. Prima che scoppiasse il caldo, in tarda mattinata andavo in palestra che sta per chiudere i battenti. Mi spiace e ne sento la mancanza, anche se in alternativa ho inforcato la bicicletta, una Frejus rosa ritinta di blu con cui vado al bar Viceversa. Nel cestino ci portavo mio figlio piccolo, che adesso è bello grande, perciò è come se ripercorressi un pezzetto di passato. Approfitto per salutare gli Istruttori Andrea e Martina che conto di rivedere alla riapertura a Settembre. Esco in piazza per pagare una bolletta, passando prima per il bar. A distanza ravvicinata, ce ne sono tre: uno è chiuso per ferie. Opto per il bar Montegrappa, dove ho festeggiato il mio compleanno giusto quattro mesi fa. È gestito da Luca, in condivisione col figlio Luis, un mio bravo ex allievo che al momento è assente. Al banco c’è Noemi, una gentile presenza. Quando mi appresto alla cassa, le chiedo a che ora si alzi la mattina. Con un sorriso spiazzante mi risponde alle quattro e mezza! Presumo che il bar apra alle sei, come altri del resto. La levataccia è uno dei motivi per cui non invidio chi sta dietro il banco. Mi prendo la confidenza di chiederle se recupera sonno al pomeriggio e mi risponde: “A volte”. La risposta mi rasserena e mi conferma che trattasi di bella gioventù. È risaputo che il bar per molti è una sorta di seconda famiglia. Per me è un’alternativa alla biblioteca dove do una scorsa ai quotidiani. Peccato che qui abbiano fatto la scelta di non tenerli, favorendo una clientela piuttosto ‘fluida’ che non si trattenga molto. Parola di Luca, il titolare. Comunque ci sono riviste che riguardano lo sport, gli alpini e il servizio di ristorazione. È un arricchimento anche scambiare due parole con chi sta dietro il banco e gentilmente risponde.
Punto e a capo
Sono trascorsi 30 anni da quando fu eletta Miss Italia Denny Mendez, insultata per il colore della pelle. L’elezione di Marta Bunda a Miss Bologna 2026 ha scatenato l’odio social che pontifica: “Non sarai mai italiana”. Marta, 24 anni, è nata a Imola da genitori di origine congolese. Al Corriere della Sera ha rivendicato il suo diritto di essere italiana, con le seguenti parole: “Bologna è una città che mi rimane nel cuore perché sono cresciuta sotto i suoi portici e non potrei essere più contenta di questo titolo”. Partecipando al concorso di bellezza, aveva messo in conto che qualcuno non avrebbe gradito, ma ritiene gratuite le accuse più pesanti, cui risponde: “Penso che l’appartenenza ad un Paese ti venga data dalla tua storia. Io sono nata e cresciuta qui e quindi non penso che le mie origini mi rendano meno italiana. Le origini possono essere un valore aggiunto, ma non ti tolgono l’italianità “. Dopo 30 anni, siamo di nuovo punto e a capo. Mi torna in mente Princess, una mia allieva delle medie davvero bellissima, indubbiamente nera, con una voce straordinaria. Non mi ricordo il Paese di origine, ma il padre vive in Veneto da parecchio tempo con il resto della famiglia. In classe non si sono verificati episodi di intolleranza, ma non escludo che fuori le cose andassero diversamente. Sul suo bel volto aleggiava sempre un velo di tristezza. Suppongo fosse invidiata perché bella, buona e brava, e che il colore della pelle fosse un pretesto per fargliela pagare. Tanto può l’invidia. Di lei conservo una bella foto e un caro ricordo. È desolante constatare come l’integrazione vada a passo di lumaca, nonostante il percorso in salita compiuto in svariati ambiti. La bellezza è una dote innata. Altre necessitano di esercizio.
Domenica rinfrescata
Per fortuna ha rinfrescato ed il mio umore si è impennato! Corsetta in bici, con gradevole arietta sul viso. Alle nove, dal bordo strada sui campi mi arriva il canto di qualche cicala ancora assopita e il verso di un uccello. Il percorso è breve e lineare, ripeterlo ogni mattina aumenta il benessere psico fisico che nutre la mia giornata. Al bar Viceversa Laura e Valentina sono come due fiori freschi e la consumazione è un piacere. Approfitto per augurare buon nubilato a Valentina che si godrà una pausa al mare, con riapertura del locale in via San Gaetano, 54 giovedì prossimo. Il buonumore mi induce a dare seguito alla promessa di scrivere una poesia riguardo al caldo, protagonista della poesia Meriggiare di Montale, nominata nel post di ieri. Detto per scherzo e per chiudere il post, lungi da me l’ardire di cimentarmi coi grandi della letteratura. Siccome diversi contatti mi hanno chiesto di scriverne una sul tempo attuale, mi è venuto IL MIO MERIGGIO Proteggo i fiori/col giornale/al mezzodì di Luglio/il sole cocente fa male./ Brucia le foglie/piega i capolini/sugli steli arroccati/ come soldatini./L’umore ne risente/ci si irrita per niente./Infine il cielo si oscura/donando agogn4ata frescura.// Credo si percepisca meglio la frescura in riva al mare di Caorle o Bibione, col ‘borino’ (versione estiva e mite della classica bora) che rinfresca la pelle. Più o meno, un vento cugino di quello che mi accarezza il volto di primo mattino in bicicletta. È la parte buona dell’estate che ci dà una mano. Conviene accontentarsi, dato che la giornata è lunga.
“Meriggiare pallido e assorto…”
Com’è vero che le arti si compenetrano, pittura e letteratura ne sono un esempio. Un amico Pittore mi dice che è stato influenzato dalla poesia Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale ed ha trasferito sulla tela il suo sentire in un torrido pomeriggio di Luglio. Il risultato è un’opera di ‘Astrattismo Fatato’ resa con i toni del cielo terso e luminoso, molto più rasserenante dei versi di Montale – premio Nobel per la Letteratura nel 1975 – che sono andata a rivedere. Conobbi il poeta ai tempi dell’Università; la sua raccolta Ossi di Seppia (1925) parve aspra e malinconica alla persona “briosa e spumeggiante” come mi aveva definita il mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Del resto il titolo stesso della raccolta Ossi di Seppia simboleggia una vita arida, di cui l’osso di seppia è un simbolo. Il poeta descrive un assolato pomeriggio in Liguria, mentre osserva il paesaggio immobile. “Meriggiare pallido e assorto/presso un rovente muro d’orto,/ascoltare tra i pruni e gli sterpi/schiocchi di merli, fruscio di serpi./ Il muro della prima strofa è la metafora centrale dell’opera e rappresenta l’incomunicabilità, il “male di vivere” e l’impossibilità umana di scoprire il vero senso dell’esistenza. Beh, non sono versi allegri e tuttora mi lasciano l’amaro in bocca. Preferisco di gran lunga la poesia Ho sceso dandoti il braccio dedicata alla moglie Drusilla. Ma gli riconosco una grande capacità descrittiva che mi restituiace la Liguria – sono stata a Savona un paio di volte – come una cartolina. Anche Gabriele D’Annunzio ha scritto una poesia sullo stesso argomento, intitolata Meriggio, ma non la conosco. Va a finire che provo a scriverne una anch’io. Porte aperte ai lettori! Q
Cronaca mattutina
Da quando fa caldo, i tre gatti di notte stanno fuori. Diversamente da ieri sera, quando i due più giovani, Fiocco e Pepita sono rimasti dentro. Ho pensato che forse il tempo sarebbe cambiato. Alle cinque e un quarto, la micetta bicolore grattava sulla porta della camera, e le ho aperto. Nessun segno di Fiocco che è entrato dalla porta principale quando ho aperto il portoncino. Quindi è saltato dalla finestra della camera contigua alla mia, facendo un bel salto dal balcone. Non è la prima volta, diavolo di un gatto rosso. Come invidio la sua flessibilità e agilità. Influenzata dal felino, prima delle otto inforco la bici e vado al bar Viceversa dove faccio colazione e do una scorsa al quotidiano. Nessuna notizia di rilievo su cui scrivere il post odierno, perciò mi butto sul personale, ‘vivacizzato’ dalla breve pedalata, su un percorso piano e poco trafficato. A metà mattina sono già di ritorno. Ho saltato tre appuntamenti in palestra, causa il caldo che mi ha procurato pressione bassa e debolezza. Per fortuna coltivo l’hobby della scrittura e non mi annoio, però ho accantonato il cruciverba che facevo in passato. Se ho il momento buono, sperimento qualche ricetta di dolci al cucchiaio o di bibite rinfrescanti. A proposito, ho fatto la scoperta dell’acqua calda: inserire negli scomparti del portagiaccio una fogliolina di menta e un pezzetto di limone. Riempire d’acqua e mettere in freezer. Sperimentati, li trovo carini e dissetanti. Si potrebbero anche dolcificare, ma dissetano meno. Da considerare anche il latte e menta, per chi non è intollerante al latte. Beh, dissetatevi come credete, anche una fetta d’anguria… cade a fagiolo! 🍉
