Paralimpiadi e sport inclusivo

Cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 (dal 6 al 15 marzo) ieri sera, all’Arena di Verona, ‘Città dell’Amore’ in Italia, come sottolineato dalla performance ispirata all’amore e al mito di Giulietta e Romeo. Coinvolgente lo spettacolo e apprezzato il discorso del Presidente della Fondazione, Giovanni Malagò con il messaggio di Pace. Molto intenso ed emozionante anche quello del brasiliano Andrew Parsons, Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale. Vedere gli atleti sfilare con i ‘corpi imperfetti”, senza una gamba, un braccio, la vista, in carrozzina… ma col sorriso dà l’esatta misura che i limiti sono illusoni e che lo sport paralimpico presenta un potenziale umano enorme. Incredibile ma vero: dall’orbita si collega in carrozzina anche la 33enne ingegnera spaziale tedesca Michaela Benthaus. Bebe Vio, ultima tedofora a Verona è l’incarnazione dello spirito degli atleti: 600 di 55 nazioni, impegnati in sei discipline: sci alpino, biathlon, sci di fondo, hockey su slittino, snowboard e curling in carrozzina. La Nazionale Azzurra è composta da 42 atleti (35 uomini e 7 donne) più 3 guide. Oggi, prime medaglie azzurre: argento per Chiara Mazzel nella discesa femminile e bronzo per Giacomo Bertagnoli nella libera ipovedenti. Merita un ricordo l’ideatore delle Paralimpiadi, il neurologo tedesco Sir Ludwig Guttmann che nel 1948 organizzò le prime gare per veterani di guerra disabili a Stile Mandeville, mentre il medico italiano dell’Inail Antonio Maglio organizzò i Giochi di Roma 1960. Un lungo percorso per uno sport inclusivo.

Diodato fa ancora rumore

Diodato fa ancora rumore. Lo sento durante il telegiornale mattutino e mi fa molto piacere, perché apprezzo il cantante Antonio Diodato (di origini pugliesi, nato ad Aosta il 30 agosto1981) da quando lo sentii interpretare l’intenso brano Fai rumore che vinse il Festival di Sanremo nel 2020. Insignito dal Presidente della Repubblica dell’onorificenza di Cavaliere per il suo impegno nel sociale, il cantautore è impegnato in varie associazioni, in particolare per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Ha un legame stretto con Amnesty International Italia. Prima e dopo la pandemia, si è fatto portavoce delle esigenze dei lavoratori del settore cultura e spettacolo, spesso trascurati. Ha girato numerosi videoclip musicali, caratterizzati da ambientazioni artistiche, il che conferma ed espande la sua indole talentuosa. In veste di direttore artistico, è coinvolto nel concertone del Primo Maggio a Taranto. Il testo della canzone Fai rumore, in qualche modo richiama la poesia di ieri, perché è un invito a non arrendersi e a lottare per i propri sogni, trasformando il silenzio in un mezzo per far sentire la propria presenza. Il significato principale pertanto, è un invito ad esserci, con la propria umanità e le proprie opinioni. Riporto la strofa centrale che preferisco. E me ne vado in giro senza parlare/senza un posto a cui arrivare/consumo le mie scarpe/e forse le mie scarpe/sanno bene dove andare/che mi ritrovo negli stessi posti/proprio quei posti che dovevo evitare/e faccio finta di non ricordare/e faccio finta di dimenticare/ma capisco che/per quanto io fugga/torno sempre a te/ Beh, senz’altro un poeta che usa la musica per esprimere emozioni condivise. Bravo Diodato (che tra l’altro ha un cognome bellissimo)

L’arma dolce della poesia

La poesia come “arma dolce” in tempi devastati e pieni di rabbia è l’articolo di Daniela Andreis pubblicato il primo marzo sul quotidiano di Verona L’Arena che scorre sul tablet. La parola poesia è per me molto attrattiva. La giornalista ricorda che il 21 marzo, a primavera, si celebra la giornata mondiale della poesia. Scontato rivedere per l’occasione i grandi del Novecento – Fortini, Quasimodo, Pasolini, Ungaretti, Saba – ma raccomanda altresì di leggere poeti contemporanei che non si leggono nelle scuole, ma che potrebbero instillare la passione in qualcuno e “Le passioni, specie in questi tempi di sentimenti tristi, sono importantissime”. Scontato che la poesia non è il genere letterario più popolare, viene proposta la poesia “Sii dolce, sii gentile” di Milo De Angelis (Milano, 6 giugno 1951) che sembra l’invito di un genitore a ben fare. Sulla stessa scia pongo la poesia La madre al figlio, di Langston Hughes (Missouri, 1/02/19O1- Stuyvesant Policlinico, 22/05/1967). Mi è venuta tra le mani stamattina, mentre sistemavo materiali didattici nella libreria tirata a lucido (quasi). Troppo attuale per ignorarla, pertanto la riporto. Figliolo, ti dirò una cosa:/la vita per me non è stata un scala di cristallo./Ha avuto chiodi,/e schegge,/e tavole sconness,/e tratti senza tappeto:/ nudi./Ma sempre/continuavo a salire,/raggiungevo un pianerottolo,/svoltavo un angolo,/e certe volte entravo nel buio/dove non c’era luce./Perciò, figliolo, non tornare indietro./Non fermarti sugli scalini/perché ti è faticoso andare./Non cadere, adesso:/perché io continuo ancora, amore,/ancora mi arrampico,/ e la vita per me non è stata una scala di cristallo.//

Valore del silenzio

“A cosa serve il silenzio? Chiedetelo a Schopenhauer” è il titolo che cattura la mia attenzione tra quelli che scorrono freneticamente sul tablet e che vado a leggere. Premetto che il filosofo tedesco (nato a Danzica, il 22/02/1788 e morto a Francoforte il 21/9/1860) mi intrigava già dai tempi del liceo, per via del ‘pessimismo cosmico’ da combattere tramite arte, compassione e ascesi. Riteneva il silenzio una forma superiore di saggezza, il frutto della tranquillità utile per evitare conflitti inutili. Considerazione che mi trova assai d’accordo. D’altro canto era misogeno, giustificato per i tempi di allora. Tornando alla filosofia in pillole letta sul tablet, convinzione di Arthur S. è che le idee cominciano a parlare quando tutto tace. Trasferitosi a Dresda, affitta una stanza sul fiume, isolata, protetta dal rumore e dalle distrazioni. Gli riesce naturale stare da solo, non come fuga dal mondo o castigo, bensì come un luogo mentale dove domina la concentrazione. La vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia, con un intervallo fugace del piacere. La ‘felicità’ si raggiunge, imparando a stare da soli, coltivando l’interiorità e riducendo le pretese. In definitiva, coltivare una forte vita interiore e una sobria autosufficienza è la strada per raggiungere la serenità. Si ispira principalmente a Platone e a Kant. Accostato a Leopardi, gli preferisco il poeta. Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, chissà se il suicidio del padre ha influito sulla sua filosofia che offre spunti interessanti per valorizzare il silenzio, oggi poco accreditato e praticato.

Ermal lMeta  e il talento

Non sono una patita del Festival di Sanremo, non lo sono mai stata. Comunque lo seguo di sbiego, come fenomeno di costume, cercando di coglierne le positività. Presto attenzione a qualche cantante che conosco e apprezzo, come Ermal Meta che vinse la 68esima edizione nel 2018, in concorso con Fabrizio Moro con l’intenso brano “Non mi avete fatto niente”. Questa volta il titolo della canzone è “Stella Stellina” che richiama la filastrocca omonima e potrebbe trarre in inganno. Invece parla di una bambina morta a Gaza e rispecchia eventi drammatici contemporanei. La prima serata, Ermal si è presentato sul palco dell’Ariston con ricamato a mano il nome di Amal sulla camicia di seta rosa antico, in omaggio alle bambine palestinesi che sono morte a causa della guerra. Per l’Accademia della Crusca, il testo della canzone è uno dei migliori di Sanremo 2026. È intervenuto anche Adriano Celentano, sostenendo che è “impossibile che non vinca il Festival”. Il cantante è impegnato anche in ambito sociale: ha adottato due bambine in un orfanotrofio in Albania che a giugno compiranno 18 anni e potranno raggiungerlo per vivere insieme con Fortuna Marie, nata il 19 giugno 2024, a cui è dedicato l’album “Buona fortuna”. Credo che i meriti del cantante albanese espandano il suo talento artistico e lo rendano un personaggio esemplare. Riporto l’esordio della canzone, a beneficio dei lettori che ancora non la conoscono. Stella stellina/la notte si avvicina/non basta una preghiera/per non pensarci più./Dalla collina si attende primavera/ma non c’è quel che c’era/non ci sei più tu/. In sintesi, il testo intende essere un promemoria contro la guerra che diffonde morte e dolore fra gli innocenti. Altro che ninna nanna! Bravo, anzi bravissimo Ermal!

Operazione repulisti

Mi sento psicologicamente con le ossa rotte, anche se lo sforzo fisico lo ha fatto Manuel. Da tempo dovevo liberare la libreria in studio da molti testi scolastici di Italiano, Storia, Educazione Civica, Geografia, cioè le mie materie di insegnamento, con un’appendice di atlanti, guide per il docente, quaderni operativi e schede varie. Ammetto che molti erano copie omaggio dei rappresentanti, lasciate in visione con la speranza di una nuova adozione. Portato a casa una volta un testo, la volta dopo un altro…nel corso degli anni divenuti decenni, la libreria si è riempita a dismisura. Ho provato a collocarli altrove, in biblioteca e a scuola, ma senza successo, trattandosi di testi scolastici e non di narrativa, più accattivantI. Sebbene con il magone, ieri è finalmente iniziato lo sgombero che continuerà oggi. La simpatia di Manuel mi ha consentito perfino di sorridere, durante la selezione dei volumi da cestinare. Però, data la quantità del materiale da smaltire, il cestino è stato sostituito dalla carriola, seguita dal bidone della carta, con destinazione finale eco centro. Mi piange il cuore sapere che fine fa un libro cartaceo, soppiantato dai prodotti della tecnologia. Avrei preferito consentirgli una seconda vita, ma “Panta rei/Tutto scorre” secondo il celebre aforisma attribuito a Eraclito, per ricordarci che tutto cambia costantemente. Ovviamente non ho buttato tutto, ma ho liberato diverse scansie che saranno occupate comunque da altri materiali e oggetti, perché l’ordine mi inquieta. Comunque spettava a me metterci mano, dato che sono stati strumenti del mio lavoro professionale. Essere supportata da Manuel, mio speciale ex alunno ora Ingegnere pone un sigillo di garanzia all’operazione repulisti.

Gala di chiusura Olimpiadi 2026

Che spettacolo il gala! Carolina Costner fa gli onori di casa ed esprime ammirazione per tutti gli artisti che esprimono talento e bravura. La coppia francese Laurence Fournier e Guillaume Cizeron fornisce una interpretazione coinvolgente dove i due talenti si fondono alla perfezione. Del resto il talento è il tema del gala. L’atmosfera olimpica può essere asfissiante, ma qui, liberati dalle pressioni nessuno sbaglia. Ilia Malinin va via liscio come l’olio, chissà quanto gli è bruciato non essere salito sul podio, soprattutto al padre allenatore. Kaori Sakamoto voleva chiudere la carriera con la medaglia d’oro, ma un salto mancato glielo ha impedito. Alysa Liu, campionessa olimpica trasmette gioia in ogni movenza. Le bastava essere invitata ai Giochi, dopo essersi ritirata dal pattinaggio per due anni, con strepitoso ritorno. Il messaggio è fare sport per il piacere dello sport, esaltandone i valori: sacrificio, talento, disciplina. Alla fine del gala, verso le 22.30 è bellissimo vedere tutti gli atleti scivolare sul ghiaccio, introdotti dalla padrona di casa. A giochi conclusi, l’Italia ha guadagnato 30 medaglie: 10 oro, 6 argento, 14 bronzo: bel record! È una delle nazioni che paga di più per una medaglia d’oro, motivo per cui si è sollevata qualche polemica. D’altro canto il talento non si improvvisa, richiede dedizione e rinunce spalmate in molti anni – Alysa ha iniziato a pattinare a 5 anni – pertanto mi pare normale riconoscerlo con adeguato compenso che conferma gli importi di Parigi 2024, cioè 180 mila euro (lordi) per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 nila per il bronzo. Per la cronaca, 116 gare da medaglia previste in 16 discipline, ultimo giorno di competizioni oggi. Senza dimenticare il dietro le quinte . È stato un grande spettacolo che ho seguito abbastanza emozionandomi parecchio.

Pattini e hayku

Ogni tanto mi concedo una pizza. Kaori è la mia preferita. Non mi ero interessata all’origine del nome, ma da quando ho visto Kaori Sakamoto danzare sui pattini, al gusto del palato si è aggiunto quello della vista. Anche se la 25enne giapponese aspirava all’oro, alle Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026 ha vinto la medaglia d’argento, nel singolo femminile di pattinaggio di figura. Leggera come una libellula, nella parte finale della sua performance è stata accompagnata dalla calda voce di Edith Piaf, il che ha aumentato il godimento dello spettacolo. Il costume color melanzana con collane sul petto e sulla schiena sottolineava la bellezza e l’eleganza di Kaori, nome di origine giapponese che significa “profumo”, “fragranza”. Campionessa del mondo è Alysa Liu, 20 anni, figlia americana di un immigrato cinese che incanta il Forum, bronzo ad Ami Nakai, altra giapponese. Per vari motivi sono attratta dal Paese del Sol Levante che riesce a combinare tradizione e modernità. Non ultimo, l’uso della gentilezza nelle relazioni, virtù poco praticata dai popoli mediterranei. Se vincessi un viaggio premio, sicuramente lo spenderei per visitare il Giappone. Comunque conosco chi ci è stato e ne ha riportato un’ottima impressione. Al netto delle differenze, condividiamo il primato della longevità (87 anni per le donne e 80 per gli uomini da loro; da noi 85 per le donne e 81 per gli uomini), che è un dato niente male. Da letterata, mi sono esercitata negli haiku, forma di poesia giapponese, composta da soli tre versi, per un totale di 17 sillabe (schema 5 – 7 – 5) legata alla natura e alle emozioni. Di seguito quello di Mario Chini, poeta e militare italiano (Borgo san Lorenzo , 21/07/1876 – Roma, 10/02/1959) CORAGGIO Non pianger, canta./Se canti, ti si schiara/il cielo e il cuore.

“Il gatto” e Baudelaire 🐾

Oggi 17 febbraio ricorre la Festa del Gatto, mentre la Giornata mondiale del Gatto è l’8 agosto. Questa data è stata scelta perché in astrologia febbraio è il mese dell’acquario, il segno zodiacale che più si addice all’indipendenza e allo spirito felino. Per me il gatto è un animale straordinario, di cui apprezzo l’eleganza, la flessuosità, l’agilità, la furbizia e altre caratteristiche messe bene in evidenza da poeti e artisti, primo tra tutti il genio Da Vinci che lo aveva studiato nei suoi disegni e lo considerava un’opera d’arte. Sue le parole: “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro”. Al momento ho tre gatti, che sono i miei conviventi: Grey, tigrata, dieci anni, Pepita, bianco-grigia e Fiocco, rosso; faranno quattro anni tra un paio di mesi. Prima c’era Puma, preceduta da Sky, il mio preferito. Anche Micia, la persiana di mamma è passata per casa mia. Ad ognuno ho dedicato una poesia, rinvenibile nella silloge Natura d’oro, disponibile su Amazon, oppure al mio indirizzo. Però oggi cedo la parola a Baudelaire e alla sua poesia Il gatto contenuta ne “I fiori del male’ che rende benissimo il piacere di accarezzare il felino. Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto:/trattieni gli artigli della zampa,/e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli/misti d’agata e metallo./Come s’inebria di piacere la mia mano/palpando il tuo elettrico corpo/con le dita che tranquille ti accarezzano/la testa e il dorso elastico!/E penso alla mia donna, a quel suo sguardo/come il tuo, amabile bestia,/freddo e profondo che taglia e fende come freccia,/e a quell’aria, a quel profumo/che pericoloso fluttua sul suo corpo/dai piedi su fino alla testa!.//A mio dire, quattordici versi che sono un capolavoro.

Il casco della memoria

Le Olimpiadi invernali fanno anche riflettere, mi pare buona cosa perché sono un palco non solo di bellezza, forza e disciplina. Mi riferisco alla squalifica imposta all’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych che intendeva gareggiare con impressi sul casco i volti di 24 atleti ucraini uccisi durante l’invasione. Motivo: la violazione della regola 50.2 della Carta Olimpica che proibisce “qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei siti, nelle sedi e in altre aree olimpiche”. Non ritengo il ricordo una forma di propaganda, bensì di omaggio e rispetto di persone private della vita che non possono gareggiare. Una sorta di preghiera laica, da lodare anziché zittire. La presidente del Comitato Olimpico internazionale Kirst Coventry si è commossa. Allo skeletonista – lo sport è simile al bob – era stato offerto di gareggiare , indossando una fascia nera al braccio, ma lui ha confermato l’intenzione di indossare il casco commemorativo. Ragazzo coerente e coraggioso Vladyslav, portabandiera della sua nazionale alla cerimonia d’apertura che ha annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport. Pur iconoscendo che le regole si rispettano, sono contraria a un’applicazione inflessibile. Provo simpatia per Vladyslav. La sua squalifica farà più rumore di una medaglia.