Giovedì piovoso. Esco al mercato locale con l’ombrello, la temperatura è sui venti gradi, ma sembrano meno. Lascio la voliera in ripostiglio, in attesa di un raggio di sole. La famiglia dei canarini conta adesso cinque soggetti, perché martedì ne ho acquistati tre per compensare l’ultima, mancata la settimana scorsa: arancione, giovane e apparentemente ‘sana’, vittima anch’essa della precarietà. Mi faceva tristezza la coppia superstite, anziana, rimasta senza compagnia. Adesso convivono due maschi e tre femmine. È in corso il cambio delle penne e non sarebbe il periodo migliore per introdurre nuovi ospiti, ma ho fatto la cosa giusta per il mio umore. Credo di avere ereditato l’interesse per i pennuti da mio padre, cacciatore che si era interessato ai canarini poco prima di mancare: un passaggio di proprietà! A suo tempo ho avuto anche cocorite, belle ma chiacchierone e mandarini, molto prolifici. Con criceti, cani e gatti uno zoo domestico. Tornando ai canarini, sono animali sociali che amano la compagnia, pur essendo molto autonomi. Il nome deriva dalle isole Canarie, oltre che da Madera e Azzorre. Se tenuti in ottima salute, possono vivere fino a dieci anni. Per questo mi rammarico che la mia canarina, comperata pochi mesi fa, mi abbia lasciato così presto. Certo il caldo eccessivo può avere influito. In generale, tutto dura meno e forse un’eccessiva selezione dei simpatici animali influenza la durata della loro vita. Le razze e le varietà riconosciute dall’ornitologia sono oltre 300, tra tipi di colore, canto e forma. Mi sovviene che il poeta Umberto Saba amasse i passeri, cui ha dedicato teneri versi. Beh, anch’io ho dedicato un paio di poesie ai miei cip. Alla prossima! .
Categoria: Hobbies
Potere dell’Arte
Non so se la storia sia vera, ma mi piace pensarlo. A raccontarla è stato il Cornwall Time. Il protagonista è Rhys Wynne Jones, un 34enne della Cornovaglia che due anni fa era senzatetto. Suonava il pianoforte nella chiesa di St Mary a Penzance, in Inghilterra, per racimolare qualche soldo. Deve averlo fatto molto bene, perché la sua esibizione di “Bohemian Rhapsody”dei Queen è stata registrata e postata sui social, diventando virale. La sua fama è esplosa e Rhys è diventato “il pianista della chiesa notturna”. Il proverbio “impara l’arte e mettila da parte” ha fruttato precchio. Per oltre dieci anni non ha avuto una dimora fissa e ora ha finalmente una casa propria. Non solo: ha raccolto 50mila sterline (corrispondono a circa 58.000 euro) che ha devoluto in beneficenza. Quindi non è solo un ragazzo dotato, ma anche molto sensibile e generoso. Con tante brutte storie che finiscono in cronaca, la sua sembra una favola. Tra l’altro dimostra quanto l’arte sia salvifica, concetto che mi è caro. Non intendo solo quella dei grandi artisti, ma anche quella ‘povera” e di strada. Dalla Strada al Palco è un programma che ho apprezzato perché scopre talenti in persone che si sono messe in gioco, senza aver seguito scuole o accademie. L’ultima stagione andata in onda su Rai 1 è stata la quinta e si è conclusa a maggio. Mi auguro ci sarà il seguito, magari con lo stesso garbato conduttore che risponde al nome d’arte di Nek (Sassuolo, 6 gennaio 1972), pseudonimo di Filippo Neviani, cantautore, musicista e polistrumentista. Riguardo l’origine della parola, per arte si intende qualsiasi attività umana, creativa ed espressiva, capace di trasmettere emozioni, idee e messaggi. Deriva dal latino ars (artis) che traduce il greco téchne (tecnica, abilità o mestiere)
Ritorno in palestra 💪
Dopo aver sperimentato l’espressione “sudare sette camicie” per due lunghi torridi mesi, finalmente un bel temporale ha abbassato le temperature, scese vertiginosamente a livelli sopportabili, al momento venti gradi. Così ieri ho ripreso la palestra che un po’ mi mancava. Diverse macchine della Sala pesi sono momentaneamente ‘fuori servizio’ in attesa di manutenzione. Ho ripassato quelle che conosco per averle praticate: tapis roulant, cardio, leg press, leg estention, poliercolina, adduttori… In compenso sono stati installati i climatizzatori, l’ampia sala è più fresca, accogliente e funzionale. Un’ora passa in fretta, si suda ma serve. Personalmente apprezzo lo scambio relazionale che mi carica di buonumore. È stato bello rivedere Gianluca alla cassa e in sala Andrea, il mio primo istruttore sempre cordiale e disponibile. Sono trascorsi due anni da quando ho iniziato l’allenamento e con mio stupore non ho chiuso. Sulla mia scheda, sotto CENTRO SPORTIVO FILIPPIN è scritto TONIFICAZIONE – PRINCIPIANTE e mi rispecchia. Alla visita di controllo, il chirurgo Giovanni Grano aveva consigliato “rieducazione al carico, rinforzo muscolare e cyclette” cui mi sono attenuta, con soddisfacente risultato. I miei obiettivi sono di mantenere ciò che ho, sebbene l’altro istruttore – mio figlio – sostenga una tesi più robusta. L’ortopedico Guido Mazzocato, il fisioterapista Federico Zalunardo che mi hanno seguita durante l’artrosi e dopo, nonché il succitato chirurgo che mi ha operata a entrambe le anche credo sarebbero soddisfatti del mio recupero. Nella seconda vita farò di meglio. Per ora va bene così.
Benvenga la poesia
Ultimo breve giro in bicicletta. Domani riprendo la palestra, in sala pesi, con temperature mitigate, si spera. Non mi dilungo su questo argomento, perché non voglio “Dar fuoco alle polveri”, espressione di ambito militare antico usata per indicare l’inizio delle ostilità che io uso in senso figuratio. Non conosco nessuno che gradisca grondare di sudore per le temperature eccezionali, causa di danni fisici e psicologici. Al momento non resta che adattarsi, aggrappandosi a qualcosa di bello, tipo la poesia. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha svelato che la sua poesia preferita è L’infinito di Giacomo Leopardi. La conoscenza della lingua italiana è posta al centro delle nuove indicazioni nazionali, grazie anche al ritorno delle poesie a memoria alle elementari. A mio modesto avviso è una buona cosa, se la poesia viene proposta, di parere contrario se imposta. Da scolara e poi studente ho sperimentato entrambe le modalità e devo dire che il gradimento non è mai andato a braccetto con l’imposizione. Ritengo di avere una buona memoria, ma per altre ragioni. Anch’io ho apprezzato il Leopardi, di più il Foscolo, anche per il temperamento. Se dovessi raccomandre un autore moderno, direi Umberto Saba, semplice e profondo insieme. Il suo Canzoniere è un po’ io mio ‘vangelo’; modello le mie poesie sulle sue, perché anch’io scrivo versi, in alternanza alla prosa. La poesia si distingue dalla prosa per l’uso di un linguaggio che mira a trasmettere emozioni, riflessioni e stati d’animo con un linguaggio non quotidiano. Tuttavia non deve essere troppo ricercato, per non disorientare il lettore. Questo è un mio pensiero, D’altronde c’è posto per tutti. Mi appagano i miei lettori e grazie a chi mi chiama Poetessa.
Grazie, Einstein! 🧠
Quando penso ad Albert Einstein (Ulma, Germania 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955), premio Nobel per la Fisica nel 1921 mi torna in mente la sua foto mentre fa la linguaccia: un genio davvero spiritoso. Questo modo di fare, lo umanizza parecchio. Perciò desta la mia attenzione ogni volta che appare sul video del tablet qualcosa che lo riguardi. Così leggo e rifletto su ‘I 7 principi di Einstein per vivere meglio’ che sottopongo ai lettori. 1. Rivendica la libertà di pensare con la tua testa 2. Non smettere mai di esplorare e chiedere 3. Coltiva ciò che ami, anche se non sei bravo 4. Proteggi la tua mente da rabbia e disperazione 5. Investi le energie dove conta davvero 6. Segui ciò che ti affascina davvero 7. Considerati parte di un disegno più grande. Mi concentro sulla numero tre. Coltivo la scrittura, indipendentemente dalle mie capacità, spinta da un bisogno interiore, senza preoccuparmi troppo di piacere a chi legge. Credo si tratti di un’eredità genetica trasmessa per via materna. Nell’arco della giornata, conta quello che riesco a mettere su carta. Il tempo che dedico a scrivere il post è il più importante. Pertanto, investendo qui le energie, ritengo di evadere il punto cinque che si sposa bene con il sei. Dovrei lavorare sull’ultimo punto, abbracciandone la spiegazione: “L’esistenza è fatta di frammenti sparsi: esperienze, incontri, prove che in un primo momento sembrano confusi, privi di senso”. Ne segue che torna utile avere una mentalità da puzzle, per raccogliere lungo il cammino ogni esperienza. Mi difendo dalla rabbia e dalla disperazione, tuttavia lotto con l’ansia. Sono piuttosto curiosa e istintivamente indipendente. Alla fine, senza incomodarmi, mi sono autoanalizzata sotto lo sguardo benevolo del fisico teorico più famoso e influente del XX secolo. Grazie Albert Einstein!
Attualità del ventaglio 🪭
Ho appena (ri)sentito il meteo: caldo ovunque, temperature elevate. La sesta ondata è già in movimento. Un passaggio veloce al bar, per una scorsa al quotidiano mi stava lasciando a bocca asciutta quando mi attrae un breve articolo che si collega con l’annuncio meteorologico: A settembre va di moda il Ventaglio di Alda Vanzan, nella pagina dedicata alla cultura del Gazzettino. La giornalista scrive che sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia: “I ventagli sono gli articoli più gettonati, ma soprattutto i gadget più apprezzati: all’Italian Pavilion ne hanno regalati di colore blu, al party di Variety hanno fatto di meglio con i mini ventilatori a batteria omaggiati al centinaio di invitati”. Orbene, ho già parlato del ventaglio in un post recente, ma ci ritorno volentieri. Ne possiedo uno molto bello, acquistato di passaggio in Sicilia durante una crociera, ormaii vent’anni fa. Lo tengo tra gli oggetti cari, perché mi ricorda mia mamma con cui condivisi l’avventura. Per quanto riguarda l’etimologia, il termine ventaglio viene dal francese antico êventail che a sua volta proviene dal verbo éventer (fare vento) derivati dal latino ventus (vento). Nato nell’antico Egitto e in Asia, simboleggia l’eleganza e lo status sociale. Strumento di seduzione e comunicazione, tra il Settecento e l’Ottocento in Europa le donne di corte lo usavano per scambiarsi messaggi segreti in codice. Oggi la comunicazione verbale non è ben messa, forse per abuso di messaggeria e dipendenza informatica. Non sarebbe male prendere in considerazione il ventaglio, “accessorio senza tempo” per avviare qualche laboratorio allo scopo di riconciliarci con il passato, con la mente rivolta al futuro. 🪭
Tango e nostalgia
Mi sono svegliata nostalgica, colpa o merito della muneca (bambola in spagnolo) che ieri pomeriggio mi è tornata tra le mani, mentre sistemavo il comò in camera. Le torride giornate trascorse dentro casa, mi hanno costretta a riordinare armadi e cassetti, con qualche piacevole sorpresa. La bambola è vestita come una ballerina di tango, con tanto di nacchere tra le dita e mantiglia nera sopra la testa. Procurata su mia richiesta tanti anni fa da una coetanea che era stata in Spagna, mi fa compagnia da circa mezzo secolo, in omaggio alla danza struggente che anch’io ho praticato in gioventù. Tra i balli di coppia, il tango ha qualcosa di speciale che mette in circolo tutte le emozioni. L’ho sperimentato sulla mia pelle – sarebbe più consono dire sulle mie gambe – dato che sono stata ballerina amatoriale di tango, discretamente brava da vincere qualche coppa. Hobby praticato fino alla maternità, adesso gusto la musica e ammiro le coppie di tangueri che scorrono sul tablet. Uno dei ballerini più importanti e famosi al mondo è Miguel Angel Zotto (Argentina, 1958), premiato come uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Giustappunto per restare in tema, tra gli eventi veneti leggo sul Corriere che a Castelfranco Veneto, in centro storico sarà dedicata una serata al tango argentino “tra musica, ballo e socialità, nella suggestiva cornice delle mura cittadine”. La ritengo un’ottima iniziativa, magari da estendere ad altre piazze. Quando guardo la mia muneca di blu vestita penso ai volteggi, alle piroette e ai casquè fatti durante le esibizioni sulle piste dei locali da ballo, anche all’aperto. Alcuni non ci sono più, nemmeno diversi abili musicisti.Tuttavia l’atmosfera tersicorea aleggia ancora dalle mie parti.
Pomeriggio ad alto gradimento 🍕
Pizza fatta in casa: un evento! Credo che il tempo sia in movimento, perché queste cose da me succedono di rado. L’idea infatti non è mia, ma di mio figlio che mi supera in diverse faccende. Acquistato un forno ‘domestico’, ieri pomeriggio lo ha inaugurato in giardino, sotto la supervisione delle noiosissime zanzare che se ne infischiano dei repellenti. La sera prima aveva preparato l’impasto che ha pernottato in frigo per la lievitazione. A metà pomeriggio, sono stata convocata per assistere alla lavorazione dei quattro panetti che avrei volentieri ‘schiaffeggiato’ . Su richiesta, mi sono limitata a versare la salsa di pomodoro e a stenderla con il dorso del cucchiaio dove poi è calata la mozzarella tagliata a cubetti. La difficoltà maggiore è fare accomodare l’impasto con gli ingredienti sulla pala, evitando una sia pur minima perdita di prodotto. La prima infornata è stata la migliore, contro ogni previsione. L’assaggio è stato soddisfacente e immediato, per procedere con le tre meraviglie rimaste, perché il forno era in temperatura e non consentiva perdite di tempo. Nonostante la cottura sia avvenuta all’aperto, oltre al gusto ho percepito il profumo della pizza, che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità il 7 dicembre 2017, non la pietanza in sé, ma l’insieme dei gesti tramandati di generazione in generazione: impasto a mano, lievitazione naturale, stesura con i polpastrelli… fino alla cottura nel forno. Non a legna nel mio caso, ma predisposto per la riuscita della pietanza, che rappresenta molto più di un pasto per la maggioranza degli Italiani. Per me è stato un pomeriggio ad alto gradimento.
C’è vacanza e vacanza
Mentre è in atto il primo controesodo d’Agosto, Manuel sta studiando i minerali – non sassi – a San Leonardo in Val Passiria, a pochi chilometri dall’Austria. Con una ventina di geologi, capitanati dai colleghi Adry e Andrea, sta studiando la geologia del territorio e scopro quanto segue: “È una zona molto importante perché è su un punto dove si scontrano il basamento europeo con il basamento africano, e noi – nel senso le zone nostre e tutto il resto dell’Italia – siamo sul basamento africano; per cui sotto, originariamente è un pezzo d’Africa. Bello, bello bello, veramente interessante da scoprire e capire”. Le Scienze non sono il mio ambito, ma le recenti ondate di calore rendono ancora più plausibile l’accostamento. Quanto alla bellezza del territorio, parlano le foto che Manuel, prodigo di scatti mi invia. Scelgo di postare quella del ghiacciaio sotto il Passo del Rombo (BZ), “Un posto meraviglioso, abbiamo visto anche le capre, le mucche, di tutto… il gruppo è veramente bello. Mi sto divertendo tanto”. Partecipano alla vacanza di esplorazione/studio una ventina di persone, tra cui due minori al seguito dei nonni. Una bella testimonianza di come ‘abitare le vacanze’ a contatto con la natura, per ossigenarsi e spaziare con la mente. Inoltre il mio giovane amico mi offre l’opportunità di scrivere un altro post a quattro mani, non più dall’Australia come mesi addietro, ma dalle nostre affascinanti cime a oltre 2000 metri. Grazie alla sua testimonianza ci suggerisce percorsi alternativi alla vacanza tradizionale. Del resto la parola vacanza deriva dal termine latino vacantia, derivato a sua volta dal termine latino vacare che significa essere libero da occupazioni, impegni e inteso come un piacevole momento di libertà. W la buona vacanza!
Strada e pallone
Da qualche giorno leggo di un attrito tra i sindaci dell’Alta Marca, riguardo cartelli stradali che avvertono di bambini che giocano in strada. Stamattina sul quotidiano IL GAZZETTINO mi soffermo sull’articolo: Cartelli e bambini, scoppia lo scontro sul gioco in strada, che vede divisi i sindaci e l’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale e del diritto al gioco. Tutto è partito dall’iniziativa del sindaco di Farra di Soligo Mattia Perencin di fare installare cartelli che invitano gli automobilisti a rallentare perché “I bambini giocano ancora per strada”. Vero che la prudenza non è mai troppa, ma non mi risulta che la strada – per quanto secondaria o periferica – sia da considerarsi luogo per giocare. Non mi considero una “bacchettona” ma mi è capitato tempo fa di prendere posizione al riguardo. Davanti al mio cancello dei ragazzini giocavano a pallone che più volte finiva dentro la mia proprietà, con richiesta di restituirglielo. Una, due, tre volte… finché mi sono scocciata e ho affisso un cartello con scritto Vietato Giocare a Palla davanti al Cancello di entrata e uscita con l’auto. La cosa che mi ha sconcertata è stata la reazione dell’agente di polizia locale contattato, di media età che seraficamente ha confidato che anche lui da ragazzino giocava in strada e che Via dei tigli dove abito non è trafficata. Di recente sono stati affissi dei divieti di sosta, col buon senso da estendere anche al divieto di giocare in strada. Abito a Castelcucco dal 2000. Da allora molte cose sono cambiate, anche a livello di urbanizzazione. Ci sto bene, ma non vorrei che il rispetto del codice stradale variasse in rapporto alle vie. Inoltre esiste il campo sportivo e altre zone idonee per giocare. Non solo a calcio. E meno male che nel recente Campionato Europeo di Ginnastica Artistica di Zagabria abbiamo potuto applaudire parecchi giovani atleti azzurri in differenti discipline.
