Pomeriggio sportivo

Campionato Europeo di Ginnastica Artistica a Zagabria, uno spettacolo che è un sollievo nel pomeriggio domenicale infernale a causa del caldo torrido che impedisce di uscire. Le atlete russe vincono la medaglia d’oro. Ma l’argento va meritatamente alle atlete azzurre, il bronzo alle francesi. La squadra azzurra è composta da Manila Esposito, Elisa Iorio, Giulia Perotti, July Marano e Anthea Sisio. Manila Esposito, oro nel corpo libero e argento alla trave in un solo giorno, ha dovuto rispondere agli attacchi sui social per la forma fisica ritenuta ‘abbondante’ dai leoni da tastiera. La ventenne napoletana è una delle migliori ginnaste d’Europa, lo confermano i risultati. Può essere anche grazie al sovrappeso, bilanciato benissimo dalla bravura e dalla tenacia. Dietro ogni successo ci sono ore, mesi e anni di allenamenti che meritano rispetto e zero critica malevole. Dal pomeriggio alla sera, l’intrattenimento continua con gli Europei di Atletica di Birmingham che seguo in parte, tra la cena e il dopocena. Nel mentre per fortuna arriva la pioggia benedetta, con un gradito seppure modesto abbassamento della temperatura. A metà serata, Larissa Iapichino vince l’oro nel salto in lungo, grazie ai sette metri del primo salto. “Vinto nella terra di mia madre – Fiona May – vale il doppio”. Bello vedere l’abbraccio tra la giovane atleta e il padre Gianni Iapichino che è il suo allenatore. Dalle immagini che scorrono nel video, percepisco grande sportività tra le atlete che si abbracciano cordialmente, conferendo valore aggiunto alla prestazione. Una boccata di ossigeno donata agli spettatori in un pomeriggio di fuoco.

“Passeggiando in bicicletta…” (brano di Riccardo Cocciante)

Breve uscita in bicicletta al bar Viceversa. Oggi i quotidiani non escono, perciò ne rileggo uno di ieri. Prima delle nove, gli avventori sono pochi, ma dopo mezz’ora ne arrivano parecchi tanto che vengono uniti due tavoli. Quando esco, nel parcheggio conto una decina di auto e una sola bici, la mia: di un brillante blu si distingue tra le capotte scure. Il blu è il colore del mare, del cielo… del granchio blu. Anche Laura e Valentina, le cameriere indossano una maglietta celeste che sta bene sui pantaloni neri. Apprezzo questi dettagli che personalmente mi bendispongono. Mi convinco che la felicità è fatta di sfumature. Accompagno a piedi la bici fin oltre lo spartitraffico e poi monto in sella, facendo a ritroso un percorso tranquillo e per niente trafficato. Alla mia sinistra c’è una valle dove giorni fa ho liberato un uccellino, sottratto alle fauci di Fiocco, incredibilmente ancora integro. Dopo averlo dissetato, l’ho sistemato nella scatola di un Amaryllys dove ha trascorso la notte. Il mattino l’ho liberato tra le piante di Ibiscus in prossimità della valle. Quando sono nei pressi lo saluto, sperando che stia volteggiando tra i rami, godendo della libertà. Portavo il cane Astro da queste parti fino a un paio d’anni fa, finché a 18 anni se n’è andato, come la madre Luna. Dopo i due interventi alle anche, il chirurgo mi ha sconsigliato di prendere altri cani che potrebbero sbilanciarmi nelle passeggiate. Così ho rimediato, aumentando il numero dei gatti, da uno a tre che mi fanno buona compagnia. Dove abito i cani non mancano, sono una decina e direi che sono perfino troppi. Un paio abbaiano per niente e andrebbero zittiti, pardon educati dai loro padroni. Forse basterebbe fargli fare una passeggiata.

Soluzione ingegnosa (ma cara)

Ci sono delle storie che invitano a scrivere. Come quella di Massimiliano che va al lavoro con la cavalla Maja perché la benzina costa troppo. Escludo che sia economico mantenere un cavallo, perché mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che le costa parecchio. Del resto la cavalla Maja fa parte della scuderia di otto destrieri di proprietà di Massimiliano Accetturo, 56 anni che vive a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo Comune dei monti Dauni, in Puglia. La benzina costa troppo, lui si sposta a cavallo e dice: “Speriamo non mettano le accise alla biada”. Scelta originale e adeguata al suo habitat. Non la vedo popolare, però fa sperare nel recupero di una dimensione più umana di vivere. Di sicuro le auto inquinano, soprattutto quelle vecchie. Le assicurazioni in Italia sono più care che altrove, perché facciamo troppi incidenti e usiamo mezzi datati. Quelle elettriche sembravano una buona alternativa, ma non sono attrattive per vari motivi. Forse dovrebbero essere incentivati i servizi pubblici. Non sono un’esperta del settore ed uso la macchina poco volentieri, soprattutto dopo la pandemia: percepisco una grande irritabilità al volante ed esco in auto a giorni alterni. Guido la panda azzurra da una decina d’anni e non ci penso a cambiarla, perché assolve bene al suo compito. L’anno prossimo dovrò rinnovare la patente: se non succedesse, non ne farei un malattia e guarderei altrove per spostarmi. Certo non con un cavallo: mi costerebbe di più e non potrei ospitarlo in giardino, parola esagerata per il mio spazio verde pieno di tutto un po’. Però la scelta di Massimiliano è una provocazione, per fermarsi e progettare una via di fuga all’uso sconsiderato dell’automobile. Senza… cadere dalla padella alla brace!

Incontro pericoloso

[ ] Disavventura montana per un turista olandese di 47 anni sul Pian dea bala, per fortuna risoltasi senza drammatiche conseguenze. Parcheggiata l’auto a Semonzo, domenica “pensava di potersi godere in bici le bellezze del Massiccio”, ma la sua presenza deve avere infastidito i cani da guardia delle greggi di ovini che in questo periodo stanno pascolando lassù. Terrorizzato dai latrati dei cani, si è dato alla fuga sui pedali, temendo il peggio. La salvezza gli sorride quando vede un furgone pick up parcheggiato nel cui bagagliaio si rifugia. Il mezzo risulterà essere di proprietà del pastore che si occuoava del gregge. Dall’abitacolo chiama i carabinieri che contattano il soccorso alpino, intervenuto sul posto. Caricati bici e malcapitato sul loro mezzo, scendono a Semonzo, dove il turista olandese aveva parcheggiato l’auto. Stavolta è andata bene. Col senno di poi la vicenda fa quasi sorridere, ma certi incontri mettono davvero paura. A me è capitato parecchi anni fa quasi lo scontro con una pecora. Era il periodo in cui fotografavo a destra e a manca. In un prato a Cavaso del Tomba, vicino al cimitero aveva sostato un gregge, con degli agnellini. Non potevo farmi scappare l’occasione di fotografarne qualcuno. Nessuna intenzione di disturbare, ma una pecora adulta – probabilmente la madre – fraintese e mi caricò, nel senso che prese a corrermi dietro, facendomi scappare a gambe levate. Anche se la pecora è ritenuta un animale pacifico e mansueto, da allora mi guardo bene dall’infastidirla, specie se ha prole.

Lunga vita ai gatti 🐈‍⬛

8 Agosto, Giornata Internazionale del Gatto, istituita nel 2002 dall’ International Fund for Animal Welfare per sensibilizzare l’opinione pubblica sul benessere del gatto e favorire adozioni responsabili. Quanto vorrei essere nata in questo giorno che comunque è molto importante per me perché l’otto Agosto ho messo al mondo mio figlio. Pertanto, Buon Compleanno a Saul che non a caso ha il nome di un re, il primo re d’Israele ed è anche il nome ebraico dell’apostolo Paolo, prima della conversione. Il significato etimologico del nome Saul è “richiesto/desiderato” e lo sottolineo perché “il nome è un dono, come la vita è un dono”. Grey, Pepita e Fiocco sono i miei conviventi, benvoluti anche da mio figlio, nonostante sia allergico al pelo del gatto. Direi che gli riconosco alcune qualità feline, l’indipendenza soprattutto di cui vado fiera anch’io. Non a caso, tra i miei contatti molte persone hanno o hanno avuto mici per casa, di cui conosco i nomi: Nerina, Lollimy, Viola, Giallo, Nuvola, Max, Lupin, Keyla, Margy, Pepe, Pif, Merlino, Tone, Pellegrino… e l’elenco potrebbe allungarsi. Nelle case italiane si stima ci siano 12 milioni di gatti, cui si aggiungono gli altri animali da compagnia, con Napoli città più ‘felina’ d’Italia per numero di gatti registrati e migliaia di colonie feline. La pubblicità si serve spesso di gatti, protagonisti nelle opere di molti artisti, come Henri Matisse: Gatto e pesci rossi del 1914 è l’opera in cui il pittore francese ritrae un felino. Ma anche in letteratura non si scherza. Hanno scritto versi sui gatti Rodari, Baudelaire, Bucowski, Neruda… e chissà quanti altri. Io mi aggiungo in coda, avendo scritto Al mio amatissimo gatto, Spirito felino e Panoramica, dedicate rispettivamente a Sky, Micia e Puma. Auguri a Saul, lunga vita ai gatti e a chi li ama! .

Il vecchio e il bambino, di F. Guccini

È mancato a 86 anni Francesco Guccini, cantautore, scrittore e attore italiano, nato a Modena il 14 giugno 1940. Con un suo brano ho lavorato a scuola, una quarantina d’anni fa durante le ore in compresenza con il collega di Educazione musicale. Si tratta del testo “Un vecchio e un bambino”, uscito nel 1972 all’interno dell’album Radici. Premetto che allora non ero una sua fan. In breve entrò nelle mie grazie per l’intensità espressa attraverso le parole, in perfetto connubio con la voce. Infatti Guccini ne è autore e interprete. Il testo riflette sulla distruzione della natura causata dall’uomo e sul passaggio di consegne tra generazioni. Canzone considerata tra i grandi classici, insieme con La locomotiva e Canzone per un’amica. Tornando al testo, si tratta di sette strofe, ognuna di quattro versi con rima, di cui riporto l’inizio, lasciando al lettore il piacere di rivedere integralmente il tutto. Un vecchio e un bambino si presero per mano/e andarono insieme incontro alla sera,/la polvere rossa si alzava lontano/e il sole brillava di luce non vera;/l’immensa pianura sembrava arrivare/fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare/e tutto d’intorno non c’era nessuno,/solo il tetro contorno di torri di fumo… L’ultimo verso è messo in bocca al bambino che chiede al vecchio: Mi piacciono le fiabe, raccontane altre. Infatti, in maniera poetica è raccontata la fine del mondo contadino. Guccini ha fatto anche l’insegnante e credo che abbia lasciato il segno tra i suoi allievi. Ha insegnato per vent’anni lingua italiana agli studenti americani del Dickinson College a Bologna. Mi sarebbe piaciuto averlo come collega, ma di fatto il suo talento mi è servito, agli esordi del mio lavoro di insegnante. La sua poesia continua a nutrire il mio benessere. .

Nuoto stellare

Sono in corso i Campionati Europei di Nuoto 2026 a Parigi, iniziati il 31 Luglio. Oggi ultima giornata di gare per il nuoto artistico, tuttavia non è l’ultimo giorno in assoluto per gli sport acquatici (tuffi, nuoto in acque libere e nuoto in vasca). La fine delle singole discipline credo sia il prossimo 16 Agosto. Ho seguito alcune gare su Raidue, spettacolo emozionante e psicologicamente rinfrescante in queste torride giornate agostane. Ammetto che non ho le competenze per riconoscere le abilità degli atleti: a me sembrano tutti bravi, anche quando “sporcano l’acqua”, alla fine di un tuffo dal trampolino o dalla piattaforma. Mi sono goduta lo spettacolo offerta da Chiara Pellacani che “ha vinto due ori in due ore”. Infatti la 24enne romana, domenica sera ha trionfato dal trampolino da un metro, “impeccabile nel controllo e pulitissimo l’ingresso in acqua”. Ma due ore prima aveva dominato nel sincro misto da tre metri insieme con Matteo Santoro. E non si è fermata. Ieri sera ha conquistato il quarto oro dai tre metri con una gara di puro dominio. Sempre emozionante sentire l’inno di Mameli e sentirlo cantare dai tifosi degli Azzurri. Ieri pomeriggio ho seguito l’esibizione delle otto nuotatrici del nuoto artistico (in passato nuoto sincronizzato), dove la squadra italiana ha guadagnato il bronzo, alle spalle delle eccellenti Russia e Spagna. Durante la performance, a volte prevalevano le acrobazie con le gambe, altre movimenti sinuosi sott’acqua, talaltra i volti sempre radiosi e sorridenti. Mi permetto di fare una considerazione squisitamente femminile che riguarda i costumi indossati – bellissimi – le capigliature raccolte e decorate, il trucco vistoso pertinente con l’ambiente acquatico. Uno spettacolo che dura pochi minuti per cui un nuotatore agonista si allena mediamente da 15 a 25 ore alla settimana. Tanto di cappello a tutti i nuotatori che ci regalano momenti di assoluta bravura non improvvisata. Le sorprese non sono finite. Domani Chiara potrebbe andare oltre e realizzare un magico en plein.

Diritto d’autore e AI

Due articoli mi riportano in ambito letterario, di cui faccio parte anch’io, dal momento che scrivo. Riguarda la Vita da scrittore quello di Paolo Malaguti intitolato Libri in auto e casse di Soave L’autore e la sfida dell’incontro nel quotidiano la tribuna di stamattina. Trovo l’altro nel Corriere e riguarda un fatto avvenuto in Usa dove è stato ritirato l’atteso thriller dell’esordiente Jerry Falcade, per sospetto uso di ntelligenza artificiale nella realizzazione del manoscritto. Il titolo è esplicito: “Scritto con l’AI”. E l’editore rifiuta il bestseller. L’autore nega ed anzi ipotizza si tratti di un pregiudizio editoriale verso gli autori di colore. A marzo era successo qualcosa di analogo verso il libro horror Shy Girl della scrittrice americana Mia Ballard, bloccato in Usa e ritirato nel Regno Unito per sospetto uso di AI. Non so come siano andate effettivamente le cose, ma il percorso creativo di un’opera non è affatto semplice e nemmeno lineare. Parlo per me che scrivo praticamente da sempre e ho stampato 14 testi quasi tutti in autonomia, nel senso che non ho un editore di riferimento – che peraltro mi farebbe comodo – ma finora ho gestito da me promozione e distribuzione del libro, presentazioni comprese: un lavoro assai dispendioso in termini di stress fisico e psicologico. Siccome io scrivo per diletto, guardo di profilo il mercato del libro, sommerso da una moltitudine di titoli, mentre i lettori scarseggiano. Non mi spaventa il confronto con altri autori, perché c’è posto per tutti… ma non ci sto ad avere come rivale la AI. Il diritto d’autore è un privilegio che spetta a chi ha prodotto l’opera col suo ingegno, magari stracciando varie volte l’esordio, modificando la traccia e analizzando con la lente i personaggi. Viceversa non ha senso il firmacopie.

Bentornato ventaglio! 🪭

Complice il caldo insopportabile di questi giorni, è tornato in auge un oggetto caduto in disuso: il ventaglio! Non mi stupisce, ne ho uno piuttosto prezioso anch’io, sebbene preferisca farmi aria con una cartolina – diventate piuttosto rare anche queste – o con il lato di una scatola di pasta o riso. A tratti uso il clima che però infastidisce i gatti. Un servizio in coda al telegiornale riporta alla ribalta il ventaglio, nato in epoca antichissima in Oriente e in Egitto come oggetto rigido in foglie o piume, per farsi aria o scacciare gli insetti. Il modello pieghevole fu inventato in Asia tra il VIl e il IX secolo, come oggetto sacro e di potere, per giungere in Europa nel Cinquecento e diventare un accessorio di grande moda ed eleganza. Il ventaglio ha un profondo significato esoterico e spirituale, legato all’elemento aria e al soffio vitale. Simboleggia la protezione energetica, la capacità di neutralizzare la negatività e il risveglio interiore grazie al movimento del vento. Nel corso dei secoli e tra diverse culture, questo oggetto ha assunto ruoli differenti, passando da simboli di autorità a raffinato strumento di seduzione. In Spagna è un simbolo della cultura tradizionale, spesso associato anche al ballo del flamenco, utilizzato per esprimere emozioni, creare ritmo e aggiungere eleganza ai ballerini. È protagonista anche in letteratura. Si intitola Il Ventaglio, una famosa commedia in tre atti di Carlo Goldoni del 1763 e rappresentata nel 1765. Perfino Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975 ha scritto una poesia intitolata Il Ventaglio, inclusa nella raccolta La bufera e altro. Attraverso l’immagine di un oggetto familiare, l’autore riflette sulla memoria e il tempo passato. 🪭

Vietati i pic-nic sul Piave

Ritorno al Piave. Idealmente, nel senso che ne avevo parlato in un recente post. Me lo suggerisce l’articolo di Luca Vecellio che leggo sul Gazzettino stamattina: “Sul Piave vietati anche pic-nic e tintarelle sugli isolotti: maxi multe” che, nello specifico vanno da 25 a 500 euro. Il provvedimento arriva dopo l’ultimo incontro tra i sindaci, finalizzato ad aumentare la sicurezza sulle “spiaggette abusive” in seguito alle recenti morti, quasi tutte di giovani. Il fiume non perdona, neanche se ha un altro nome. È il caso del Po dove “Da ieri pomeriggio un padre di 36 anni risulta disperso nel Grande fiume, dopo aver salvato la figlia di sei anni e l sua amichetta di dieci” che stavano giocando sulla spiaggia con un pallone, a un certo punto finito in acqua. Coinvolte due famiglie di origine moldava, residenti nel bolognese. Forse ignoravano che “il Po non perdona. Sotto la superficie che sembra calma, si nascondono correnti e mulinelli pericolosissimi”. Sono dispiaciutissima per questo giovane genitore, tra l’altro non il primo a rimanere vittima di un salvataggio. Non so se queste disgrazie siano aumentate nel tempo, ma quando andavo io al Piave non se ne parlava. Anzi, per un certo periodo mi ero attribuita lo pseudonimo di Fiume, giocando con il mio nome, simile a quello del fiume Adda, privato di una d. Altri tempi, meno complicati ma vissuti con prudenza e accettazione di ciò che offriva l’ambiente, senza esigenza di stravolgerlo. Adesso, a causa dell’overtourism o simile, bisogna pagare anche per accedere in spiaggia, passando per i tornelli, come successo negli stabilimenti balneari di Livorno. Cose un tempo inaudite. Mi piacerebbe conoscere il punto di vista della natura. Nel mentre rimango a casa.