Quiz linguistico serale

Dalle 19 alle 20 sono in cucina dove ascolto il telegiornale su Rai3 mentre mi preparo la cena. Quando arriva il telegiornale regionale, di solito giro sul primo canale per seguire La Ghigliottina, parte finale dell’Eredità, gioco linguistico che trovo interessante, in onda da oltre vent’anni (dal 29 luglio 2002) e attualmente condotto da Marco Liorni. Qualche volta ho indovinato la parola chiave anch’io. Partecipo alla vittoria del concorrente, in cui talvolta mi immedesimo. Pacifico che faccio il tifo per quelli bravi, di qualsiasi età. Ieri sera ha vinto la bella somma di 40.000 euro Giulia, liceale diciottenne da Torri di Quartesolo (VI). La passione per il quiz è condivisa in famiglia tra lei e i genitori. Quando il conduttore la invita a dire qualcosa ai suoi, con naturalezza esclama: ‘Mamma, papà… ho vinto!”, notizia che i genitori sicuramente hanno appreso in contemporanea dal televisore. A parte il talento e la vincita considerevole, mi è piaciuta questa uscita dal sapore primigenio, per usare una parola riferita alla specialità dei sentimenti che immagino sostengano questa famiglia. Infatti è abbastanza raro che un figlio/a diciottenne studente dia una grande soddisfazione ai familiari, essendo per la maggior parte in veste oppositiva. Per fortuna ci sono bravi ragazzi, impegnati nello studio e nel volontariato.Tuttavia prevalgono le notizie negative con protagonisti adolescenti o poco più che fanno cadere le braccia. Per oggi intendo restare nei confini di una buona notizia, certa che ognuno dei lettori potrà colmare la mia lacuna. Complimenti alla giovanissima concorrente e pure ai Genitori che l’hanno educata al piacere della parola.

Musica e Poesia in Gino Paoli

Gino Paoli, maestro della canzone d’autore: è il titolo che scorre in sovrimpressione sul TG4 durante la trasmissione pomeridiana Diario del giorno, condotta da Sabrina Scampini che ricorda l’artista genovese morto ieri a 91 anni; il 21 novembre scorso ci aveva lasciato Ornella Vanoni, sua amica, musa e amante. Sì definiva ‘anarchico della vita’ e infatti le sue vicende personali sono intessute di eccessi e di amori. Evidentemente con le donne ci sapeva fare, sebbene non fosse un adone. La gentilezza era una sua arma. Trattandosi di un cantautore, a me interessano le sue opere che sono poesia in musica. Gli viene riconosciuto il merito di avere trasformato la canzonetta in un’opera d’arte. Classici intramontabili sono “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Sapore di mare”. Altri brani di grande successo sono “Che cosa c’è”, “Quattro amici” e “La gatta” (1960), il suo primo successo su cui mi soffermo, essendo io un’amante dei gatti. Il brano all’inizio vendette poco, ma poi divenne un grande successo, cantato da altri cantanti tra cui Mina nel 1961. Il cantautore nel 2012 ne aveva fatto un libro per bambini in età prescolare. È una canzone autobiografica che ricorda il passato felice prima del successo, nella sua casa a Boccadasse in Salita Santa Chiara dove Gino aveva “una vecchia soffitta vicino al mare/con una stellina , che ora non vedo più”. Gli faceva compagnia la sua amata gatta “Ciacola” che aveva una macchia nera sul muso. Nostalgia per una vita semplice che non si inquadra nella dimensione temporale successiva. Adesso che ci penso, il legame donna – felino è caro a molti poeti, tra cui Charles Baudelaire, autore della celebre poesia Le chat/il gatto tratta da I fiori del male. Il fascino della Poesia emerge dove ci sono sensibilità e talento.

Cedi la strada agli alberi (Poesie d’amore e si terra)

Di buon mattino, quando vado a foraggiare i canarini in ripostiglio, vedo agitarsi i rami di una pianta lungo il marciapiede ai bordi della strada in Via dei tigli, in corrispondenza della mia abitazione. Massimiliano e Antonello, dipendenti del comune che conosco personalmente sono venuti a ‘soccorrere’ la pianta inclinata e pericolante, nel tentativo di raddrizzarla. Quando dalla finestra la vedo in posizione eretta, mi illudo che l’intervento la salvi. Ma dopo pochi minuti, la chioma rossastra si dissolve, accompagnata da inequivocabili rumori del mezzo impiegato per sradicarla. Sono ancora in pigiama, ma con una scusa apro il cancello di servizio, esco per verificare e in qualche modo salutarla. È già la quarta della zona urbanizzata che se ne va. Certo, anche le piante muoiono – e soffrono, talora per comportamenti vandalici – ma confesso che mi dispiace. Un paio di giorni fa, per ilu mio compleanno Mariuccia mi ha regalato una raccolta di poesie intitolata “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio (Bisaccia, 19 febbraio 1960), poeta, scrittore e regista italiano. La mia amica è un’attenta lettrice e io scrivo poesie. Non è un caso se i due eventi si intrecciano. Noto che il titolo è l’ultimo verso della prima poesia della raccolta; lo considero una sintesi del contenuto e dell’evento descritto sopra. Riporto la poesia a beneficio del lettore. Pensa che si muore/e che prima di morire tutti hanno diritto/a un attimo di bene./Ascolta con clemenza./Guarda con amminirazione le volpi,/le poiane, il vento, il grano./Impara a chinarti su un mendicante,/coltiva il tuo rigore e lotta/fino a rimanere senza fiato./Non limitarti a galleggiare,/scendi verso il fondo/anche a rischio di annegare./Sorridi di questa umanità/che si aggroviglia su se stessa./Cedi la strada agli alberi.//

Oggi, risotto!

Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.

Poeti e Poesia

Oggi 21 Marzo, Giornata Mondiale della Poesia, oltre che delle Foreste e della Memoria in ricordo delle vittime delle mafie. Da poeta dilettante mi concentro sulla prima opzione, grazie anche ad un messaggio contenente un pensiero di Alda Merini: “La casa della Poesia non avrà mai porte”. La poetessa era nata a Milano il 21 Marzo 1931 dove morì l’ 1 Novembre 2009. Conosciuta come “La poetessa dei navigli”, mi ha incuriosita anche per la sua lunga permanenza in manicomio, a proposito del quale dice: “Anche la follia merita i suoi applausi”. Riguardo ai poeti, li descrive in maniera poetica come in un testo che riporto sotto. Certo ci sapeva fare con le parole ed apprezzo il suo stile diretto e passionale. Da insegnante, delle sei ore settimanali di italiano riservavo quella del sabato alla poesia, che alleggeriva il peso contratto nelle giornate precedenti. Una mia allieva vinse anche un concorso letterario, con reciproca soddisfazione. Una zcollega apprezzava la mia attitudine a poetare che non si è esaurita, come non è venuta meno l’amicizia. Tornando ad Alda Merini, riporto il testo che descrive il poeta come un creatore notturno, simile a un usignolo. Ha per titolo il primo verso: I Poeti Lavorano di Notte I poeti lavorano di notte/quando il tempo non urge su di loro,/quando tace il rumore della folla/e termina il linciaggio delle ore./I poeti lavorano nel buio/come falchi notturni od usignoli/dal dolcissimo canto/e temono di offendere Iddio./Ma i poeti, nel loro silenzio/fanno ben più rumore/di una folla sparpagliata al vento.//Tra i messaggi di stamattina, il più gradito è stato una poesia, immagino scritta all’alba. “La poetessa dei Navigli” apprezzerebbe, io ho molto gradito.

I valori dello sport

Ho seguito la Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, toccante a dir poco. Intanto i numeri del medagliere: 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2’bronzi) conquistate dalla delegazione azzurra, contro le 7 portate a casa quattro anni fa a Pechino, quindi un successo per i risultati e soprattutto per lo spirito degli atleti, bene evidenziato dal discorso conclusivo di Giovanni Malagò: “La speranza è che i valori dello sport possano costruire un futuro migliore” puntando sulla solidarietà, la tenacia, la resilienza. Mi concentro su due momenti particolarmente intensi: l’interpretazione dell’inno Nazionale da parte di Arisa, vestita come una dea e la coreografia in blu con protagonista la ginnasta italiana Giorgia Greco, priva della gamba destra. Nata a Milano il 1 marzo 2007, ha subito a soli 7 anni l’amputazione dell’arto a causa di un tumore osseo. Anziché abbattersi, è tornata a praticare ginnastica artistica a livello agonistico. È stata nominata Alfiere della Repubblica 2021. Come la sua, tante storie da brivido dietro gli atleti delle Paralimpiadi, 665 (di cui 45 italiani) in rappresentanza di 50 Nazioni. “I nostri atleti hanno reso orgogliosa la nazione” è il giusto apprezzamento della Premier, assente per il maltempo alla chiusura dei Giochi. Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina 2026 così si è espresso: ” I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio”. Le premesse per portare avanti il percorso intrapreso con al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona ci sono tutte. Grazie agli straordinari atleti e a chi li sostiene.

Tempo di orticole

Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.

Corso Propedeutico di Latino

Mentre cerco dei contratti sotto una pila di quadernoni, approfitto per fare un po’ di selezione tra materiali scolastici a suo tempo usati a scuola. Beh, tempo ne è passato parecchio, dato che alcuni risalgono a vent’anni fa. Non provo nostalgia, piuttosto stupore che sia trascorso così tanto tempo… che in qualche modo ritorna. Succede quando l’occhio cade sull’etichetta di un quaderno che sul momento non riconosco: Corso di Latino 2001. La copertina con un soggetto sportivo non poteva essere mia, infatti il materiale apparteneva a mio figlio, che fu uno dei partecipanti del Corso Propedeutico di Latino, per dieci lezioni da un’ora e mezza insieme a Davide, Marisa, Laura, Marta, Erika. Una bella esperienza, perché i ragazzi erano pochi, motivati e ben disposti verso una materia non curricolare. Nella breve relazione finale che trovo inserita in una aletta del quadernone avevo scritto: “La frequenza è stata ottima ed il clima totalmente positivo” mentre nell’altra aletta è custodito l’Attestato di frequenza rilasciato ai vari corsisti – Saul compreso – datato: Castelcucco, 24 Aprile 2001 dove abitavo da pochi mesi. Un bel ricordo che fa emergere la simpatia per una lingua che non è affatto morta e che riemerge quando usiamo parole e/o espressioni latine, tipo: qui pro quo, ex aequo, una tantum, gratis, eccetera. Osservando antichi monumenti o facciate di chiese, non è raro leggere la scritta DOM che sta per A Dio Ottimo Massimo. D’altronde il Latino era la lingua dagli antichi Romani, parlata prima nel Lazio, poi nell’intera Italia e in gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale. Nei petali di un fiore, gli studenti hanno inserito i nomi delle Lingue Neolatine: Italiano, Francese, Spagnolo, Rumeno, Portoghese, mentre nelle foglie lungo il fusto quelle derivate: Vallone, Ladino, Sardo, Romancio, Catalano, Provenzale. Nelle radici del fiore domina il Latino. Un bel lavoro che ricordo volentieri.

I veri beni essenziali

“La vita sedentaria è il vero nemico”, parole (sante) di Antonella Biral, la personal trainer che allena i centenari ed è contesa dalle Rsa della Marca trevigiana. Nata e cresciuta a Monastier, esperta di “Camminata Metabolica” sembra più giovane dell’età anagrafica, ha un sorriso contagioso e, superfluo a dirsi, un’invidiabile energia. In una foto è con un’allieva di 103 anni, in un’altra è ripresa con allieve di 86, 89 e 91 anni che coinvolge grazie alla musica. Ammette che non tutte riescono a muoversi, ma chi è costretta in carrozzina, rimedia cantando. Assodato che la musica è un’arte, ritengo che coinvolgere persone tanto in là con gli anni richieda una marcia in più. A suo dire, le cinque mosse per restare in forma dopo i 70 anni sono: Attività fisica costante, camminata quotidiana, alimentazione adeguata, allenamento della forza almeno due volte a settimana, tenersi lontani dallo stress, coltivando buone relazioni. Condivido quasi tutto, ma mi trovo in difetto sull’allenamento della forza. Su questo punto mi rimprovera anche mio figlio, che lavora in palestra come istruttore (ma non di centenari) e dice che non mi applico abbastanza per aumentre la mia massa muscolare. Reduce da due artoprotesi, io mi accontento e non mi pongo obiettivi ambiziosi, conscia dell’età che ho. Per ora sto bene nel mio corpo, sono autonoma e ‘lucida’, grazie anche all’allenamento mentale quotidiano. “Mens sana in corpore sano” è stata scritta da Giovenale nelle sue Satire (I – II sec. d.C.). Originariamente, la frase era parte di una preghiera agli dei che tradotta significa: Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Scontato che la salute mentale e fisica sono i veri beni essenziali.

8 Marzo 2026 🌻

Oggi 8 marzo, giornata di sorellanza, termine del femminismo contemporaneo: significa accordo morale, sociale, affettivo tra donne nel lungo percorso di emancipazione. Mi limito a fare un paio di considerazioni: a detta di chi studia il fenomeno, ci vorrà ancora un secolo, per raggiungere la completa parità con l’altro sesso. Durante il programma di cucina “È sempre mezzogiorno!”, Antonella Clerici ieri ha detto che vorrebbe rinascere donna, se le fosse concessa una seconda vita. Vale anche per me. Papa Leone XIII parla di “genio delle donne” , come affermava Giovanni Paolo II. Nella risposta alla lettera di Giovanna, pubblicata sulla rivista diretta da padre Enzo Fortunato, il Pontefice dichiara: “In un mondo spesso dominato anche da un pensiero violento, bisognerebbe sostenere ancora di più il genio femminile”. Penso alle donne importanti della mia vita: Adelaide, Cleofe, Gianna, Zulay, Marta… morte, ma vive nel cuore. E a quelle vive che mi corrispondono, ringrazio e non nomino per motivi di spazio. Nonostante sia ancora lunga e tortuosa la strada per la completa parità, sono lieta di appartenere al genere femminile, cui dedico la mia odierna poesia 8 Marzo 2026 Osservo la Mimosa/di biondi fiori adornata/la interrogo per sapere/come fa a sopportare/gli sbalzi meteo/del mese pazzerello./Ho radici ben salde/- mi risponde – e sostengo/molti fiori, come i pesi/che la donna deve portare,/tali e quali le onde/agitate del mare./Mi chino/sui morbidi fiori/ne aspiro/forza e dolcezza,/per costruire la mia/quotidiana corazza.// Buon 8 Marzo a tutti, uomini e donne! 🌻