“È timidamente Primavera” è la didascalia che accompagna una foto inviatami ieri da Erica che oggi mi rassicura “È solo questione di un paio di giorni…” comunque la nuova stagione si è messa in viaggio. Lo noto nel mio giardino: sono sbocciati i Tulipani e il Ciliegio giapponese è punteggiato di gemme rosa che a breve si apriranno in splendidi fiori. Quelli della Camelia danno spettacolo già da qualche giorno e su un ramo della vecchia Magnolia è comparso un involucro rosato che si trasformerà in un calice fiorito. La bellezza è a portata di mano e non me la lascio sfuggire. Devo anche esercitarmi a fare foto con lo smartphone che mi ha relagato Saul per il mio recente compleanno (dice che il mio è datato), così appena vedo qualcosa di nuovo a metro zero, esco e faccio click. Non sto tanto a guardare se la luce è giusta e il soggetto ‘collabora’; la mia soddisfazione sta nel fermare l’attimo, su cui intervenire successivamente con una descrizione, oppure una poesia. Sono una fotografa dilettante che cerca nella foto un’emozione da descrivere. Ho realizzato la migliore l’altra sera al crepuscolo, quando gli ultimi raggi hanno accarezzato i fiori bianchi del Ciliegio. Una soddisfazione immortalare tanta bellezza fatta di luce, colore… e attesa del frutto che verrà. La scorsa primavera le piogge torrenziali avevano fatto abortire la pianta, negandomi il piacere di gustare le mie ciliegie. Stessa sottrazione per le susine goccia d’oro e l’uva fragola. Ogni lunedì oompero frutta e verdura al supermercato, ma non c’è paragone con quella che matura sotto gli occhi a casa propria o nel podere, per chi ce l’hai! Una buona alimentazione passa anche attraverso gli occhi e il tatto. Non ultimo, il contatto con l’obiettivo.
Categoria: Fiori e frutti
Cedi la strada agli alberi (Poesie d’amore e si terra)
Di buon mattino, quando vado a foraggiare i canarini in ripostiglio, vedo agitarsi i rami di una pianta lungo il marciapiede ai bordi della strada in Via dei tigli, in corrispondenza della mia abitazione. Massimiliano e Antonello, dipendenti del comune che conosco personalmente sono venuti a ‘soccorrere’ la pianta inclinata e pericolante, nel tentativo di raddrizzarla. Quando dalla finestra la vedo in posizione eretta, mi illudo che l’intervento la salvi. Ma dopo pochi minuti, la chioma rossastra si dissolve, accompagnata da inequivocabili rumori del mezzo impiegato per sradicarla. Sono ancora in pigiama, ma con una scusa apro il cancello di servizio, esco per verificare e in qualche modo salutarla. È già la quarta della zona urbanizzata che se ne va. Certo, anche le piante muoiono – e soffrono, talora per comportamenti vandalici – ma confesso che mi dispiace. Un paio di giorni fa, per ilu mio compleanno Mariuccia mi ha regalato una raccolta di poesie intitolata “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio (Bisaccia, 19 febbraio 1960), poeta, scrittore e regista italiano. La mia amica è un’attenta lettrice e io scrivo poesie. Non è un caso se i due eventi si intrecciano. Noto che il titolo è l’ultimo verso della prima poesia della raccolta; lo considero una sintesi del contenuto e dell’evento descritto sopra. Riporto la poesia a beneficio del lettore. Pensa che si muore/e che prima di morire tutti hanno diritto/a un attimo di bene./Ascolta con clemenza./Guarda con amminirazione le volpi,/le poiane, il vento, il grano./Impara a chinarti su un mendicante,/coltiva il tuo rigore e lotta/fino a rimanere senza fiato./Non limitarti a galleggiare,/scendi verso il fondo/anche a rischio di annegare./Sorridi di questa umanità/che si aggroviglia su se stessa./Cedi la strada agli alberi.//
Oggi, risotto!
Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.
22 marzo 2026
Oggi 22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua che san Francesco chiama “sora”/sorella nel Cantico delle Creature, descrivendola come “umile, preziosa e casta”. Ma è anche giornata di Referendum costituzionale sulla giustizia… nonché il mio compleanno. Una triangolazione interessante. Intanto sono lieta di spegnere la bellezza di 73 candeline, con il sostegno di amici vicini e lontani che ringrazio di cuore. Se non fosse domenica, la cosa sarebbe rimasta più ‘riservata’, ma è arricchente frequentare chi mi esprime simpatia e affetto. La simbologia dei numeri 7 e 3 è incoraggiante, ma di più lo sono le buone relazioni. A tavola mi idrato solo con acqua (e qualche goccia di limone), perciò dirotto gli ospiti al bar per una consumazione più ‘sostanziosa’. A parte i miei gusti, non va dimenticato che l’acqua è anche chiamata ‘oro blu’, risorsa sempre più scarsa e contesa a livello globale, preziosa come l’oro. È anche un simbolo religioso universale, come nel battesimo: significa pulizia spirituale e ingresso in una nuova vita. Che il mio nome Ada, in lingua turca significhi isola, mi sta a pennello. Quanto al Referendum, farò il mio dovere di cittadina, ma avrei preferito che ci avessero pensato i notabili che stanno al potere, a sbrogliare la matassa e senza litigare. Nella giornata in cui faccio il pieno di auguri, ne faccio anch’io ai miei lettori di votare in serenità e coscienza. Le lezioni della storia sono spesso ignorate, fraintese oppure accomodate. Oh tempora, oh mores di Cicerone è ancora attuale, perché non è facile fare il bene. Incrociamo le dita e innalziamo il bicchiere per un prosit seguito da un cordiale cin-cin 🥂
Equinozio e Primavera 🌼
Stamattina la luce voleva sopraffare i balconi, infilandosi dappertutto; infatti è il giorno dell’equiluce cioè il fenomeno delle 12 ore di luce e 12 di buio che si verifica in prossimità dell’equinozio di primavera previsto per le 15.46 odierne. Accendo la radio e sento che alle 15.45 sarà ancora inverno… sorrido per forza! Comunque saluti all’inverno, benvenuta alla stagione della luce e della rinascita. Tra l’altro, oggi ricorre la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’ONU il 28 giugno 2012 per riflettere sull’importanza di questo modo di sentire alla base del benessere personale. Senza incomodare la filosofia, sono certa che ognuno di noi colloca la felicità in un posto privato, collegata a persone o situazioni. “In Psicologia corrisponde a uno stato emotivo positivo, un insieme di emozioni che procurano benessere in abbondanza’. Io la trovo nelle buone relazioni, nei gatti e nei fiori soprattutto, considerandola uno stato di passaggio, un’emozione piuttosto che un sentimento duraturo. Dipende anche dal carattere e dal posto dove si nasce. Ad esempio in Giappone, l’equinozio di Primavera è un giorno di Vacanza Nazionale, il che la dice lunga sullo stile nipponico, a mio dire ammirevole secondo molti aspetti. Giusto ieri ho raccolto alcuni fiori sbocciati tra i vasi di terracotta disseminati in giardino, ne ho fatto un bouquet che ho fotografato prima di posizionarli in casa: giacinti di vari colori, narcisi grandi e piccoli, bergenia, rametti d’edera. Mentre li avevo tra le mani, mi chiedevo che fiore avrei potuto essere se fossi nata vegetale. Non sono riuscita a rispondermi, perché ogni fiore è davvero una meraviglia!
Auguri ai padri
Oggi 19 marzo, san Giuseppe e festa del papà, due ricorrenze legate in Italia e nei paesi cattolici per celebrare l’importanza del ruolo del padre, il cui modello è appunto Giuseppe sposo di Maria e padre putativo di Gesù, patrono dei lavoratori e delle famiglie. Sapevo che il giglio bianco e il nardo sono associati a lui, ma ignoravo che lo fossero anche la violaciocca e la bergenia, chiamata comunemente “giuseppina”. La cosa mi fa piacere perché da diversi giorni in giardino fa bella mostra di sé la bergenia che fiorisce a fine inverno quando altre piante sono dormienti. Intanto auguri ai Giuseppe e alle Giuseppina, ma anche a chi compie gli anni in questa data, come Marisa, mia compaesana e compagna di pullman quando frequentavamo il ginnasio Liceo Brocchidi Bassano del Grappa, se pure in sezioni diverse. Da molto tempo vive a Milano, ma siamo in amichevole contatto, oltre che vicine di compleanno. Tornando al ruolo del padre, nel settimanale il venerdì di Repubblica, l’articolo di Giuliano Aluffi a pag. 94 fa intuire la difficoltà del ruolo paterno dal titolo: Per fare il padre ci vuole molto sense of humor. Non prendo posizione, ricoprendo io quello materno, ma in generale mi pare che l’autore dell’articolo colpisca il bersaglio, analizzando il libro Padri Nostri (Einaudi) dello scrittore scozzese John Niven. Per crescere i figli oggi, affrontare situazioni negative con il buonumore è vincente. “E penso che questo valga anche per la paternità, per l’essere genitore”. Nel corso della vita ognuno ricopre diversi ruoli, scelti o capitatigli per nascita. Credo che sia importante avere bravi maestri, di cui replicare le buone opere. San Giuseppe – fabbro, falegname, carpentiere – sposo di Maria e padre terreno di Gesù rappresenta il massimo modello di paternità responsabile.
Tulipani che passione!
Prima di deporre le armi, l’inverno spara le sue ultime cartucce. Infatti stamattina un’aria fastidiosa fa muovere le neonate foglioline rosse della siepe di fotinia (Photinia). Grey, Fiocco e Pepita sono dentro al calduccio. Non è giornata da giardinaggio, ma il tema dei fiori mi viene tra le mani quando leggo sul quotidiano la tribuna il seguente articolo: Da Nonno Andrea torna la tavolozza dei tulipani Fioriscono 500 mila bulbi. Lo spettacolo è in programma a Villorba, con accesso libero e apertura quotidiana dalle 9 alle 19.30, con possibilità di entrare nei campi e raccogliere personalmente i tulipani previo un contributo, senza necessità di prenotazione. Giusto ieri ne parlavo con Manuel che conosce il posto per esperienza diretta. Qualcosa di simile credo avvenga a Torreglia (PD), però più distante da qua. L’iniziativa è nata per valorizzare il territorio attraverso esperienze semplici, a contatto diretto con la natura, compresi laboratori creativi per bambini e attività più spettacolari come il volo degli aquiloni giganti e la slackline (camminare su una fettuccia tesa tra due alberi). Tornando ai fiori, il tulipano è uno dei miei preferiti, gli manca solo il profumo. Pianta bulbosa perenne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Apprezzata per i colori vivaci e la forma elegante, fiorisce tra marzo e maggio in pieno sole. Il significato varia molto in base al colore, comunque legato a prosperità e rinascita. Arrivato in Europa dalla Turchia nel XVI secolo è legato alla cultura orientale e alla ricchezza. Il nome deriva proprio dalla lingua turca “tullband” che significa turbante/copricapo. A casa mia, una ‘famiglia di tulipani rossi’ sta sbocciando tra le ortensie: uno spettacolo gratis e a metro zero. 🌷
Tempo di orticole
Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.
Corso Propedeutico di Latino
Mentre cerco dei contratti sotto una pila di quadernoni, approfitto per fare un po’ di selezione tra materiali scolastici a suo tempo usati a scuola. Beh, tempo ne è passato parecchio, dato che alcuni risalgono a vent’anni fa. Non provo nostalgia, piuttosto stupore che sia trascorso così tanto tempo… che in qualche modo ritorna. Succede quando l’occhio cade sull’etichetta di un quaderno che sul momento non riconosco: Corso di Latino 2001. La copertina con un soggetto sportivo non poteva essere mia, infatti il materiale apparteneva a mio figlio, che fu uno dei partecipanti del Corso Propedeutico di Latino, per dieci lezioni da un’ora e mezza insieme a Davide, Marisa, Laura, Marta, Erika. Una bella esperienza, perché i ragazzi erano pochi, motivati e ben disposti verso una materia non curricolare. Nella breve relazione finale che trovo inserita in una aletta del quadernone avevo scritto: “La frequenza è stata ottima ed il clima totalmente positivo” mentre nell’altra aletta è custodito l’Attestato di frequenza rilasciato ai vari corsisti – Saul compreso – datato: Castelcucco, 24 Aprile 2001 dove abitavo da pochi mesi. Un bel ricordo che fa emergere la simpatia per una lingua che non è affatto morta e che riemerge quando usiamo parole e/o espressioni latine, tipo: qui pro quo, ex aequo, una tantum, gratis, eccetera. Osservando antichi monumenti o facciate di chiese, non è raro leggere la scritta DOM che sta per A Dio Ottimo Massimo. D’altronde il Latino era la lingua dagli antichi Romani, parlata prima nel Lazio, poi nell’intera Italia e in gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale. Nei petali di un fiore, gli studenti hanno inserito i nomi delle Lingue Neolatine: Italiano, Francese, Spagnolo, Rumeno, Portoghese, mentre nelle foglie lungo il fusto quelle derivate: Vallone, Ladino, Sardo, Romancio, Catalano, Provenzale. Nelle radici del fiore domina il Latino. Un bel lavoro che ricordo volentieri.
8 Marzo 2026 🌻
Oggi 8 marzo, giornata di sorellanza, termine del femminismo contemporaneo: significa accordo morale, sociale, affettivo tra donne nel lungo percorso di emancipazione. Mi limito a fare un paio di considerazioni: a detta di chi studia il fenomeno, ci vorrà ancora un secolo, per raggiungere la completa parità con l’altro sesso. Durante il programma di cucina “È sempre mezzogiorno!”, Antonella Clerici ieri ha detto che vorrebbe rinascere donna, se le fosse concessa una seconda vita. Vale anche per me. Papa Leone XIII parla di “genio delle donne” , come affermava Giovanni Paolo II. Nella risposta alla lettera di Giovanna, pubblicata sulla rivista diretta da padre Enzo Fortunato, il Pontefice dichiara: “In un mondo spesso dominato anche da un pensiero violento, bisognerebbe sostenere ancora di più il genio femminile”. Penso alle donne importanti della mia vita: Adelaide, Cleofe, Gianna, Zulay, Marta… morte, ma vive nel cuore. E a quelle vive che mi corrispondono, ringrazio e non nomino per motivi di spazio. Nonostante sia ancora lunga e tortuosa la strada per la completa parità, sono lieta di appartenere al genere femminile, cui dedico la mia odierna poesia 8 Marzo 2026 Osservo la Mimosa/di biondi fiori adornata/la interrogo per sapere/come fa a sopportare/gli sbalzi meteo/del mese pazzerello./Ho radici ben salde/- mi risponde – e sostengo/molti fiori, come i pesi/che la donna deve portare,/tali e quali le onde/agitate del mare./Mi chino/sui morbidi fiori/ne aspiro/forza e dolcezza,/per costruire la mia/quotidiana corazza.// Buon 8 Marzo a tutti, uomini e donne! 🌻
