La vita continua a fiorire…

Ho il piacere di ricevere i saluti mattutini da diverse persone, tra cui Serapia che me li invia nientemeno in musica, con la Primavera di Vivaldi mentre scorrono immagini di cuccioli e di fiori che sbocciano: un tocco di poesia e di note che fanno bene al cuore. Inoltro subito l’allegato a Norina e Gianpietro che oggi festeggiano il compleanno; anche a Erica, sensibile amica che apprezza e dice: “Svegliarsi al mattino con questa musica fa iniziare bene la giornata”. Poi esco e vado al mercato. Su un pilastro nei pressi del bar Milady è affisso un manifesto su un prossimo Concerto di Primavera, ulteriore omaggio alla stagione novella. Scorro velocemente il quotidiano e raggiungo la piazza dove ci sono i banchi. Quello dei fiori è gestito da Lorenzo (uno dei 4/5 rivenditori che conosco) e compero un mazzo di Fresie rosate, perché ho bisogno di bellezza da portarmi a casa, in vista del mio compleanno di domani. Essere nata all’inizio della bella stagione mi obbliga quasi a essere contenta, a inserirmi in un binario di ostinata vivacità, nonostante i motivi di preoccupazione, più esterni che interni a me. Parlandone con alcune coetanee cresciute bene, convengo che l’età biologica che ci sentiamo addosso è molto distante dall’età anagrafica: ringraziamo le nostre mamme…e madre natura! Rientro in tarda mattinata e faccio un giretto in giardino, dove le viole fanno capolino sotto la siepe. In un vaso nei pressi del garage è fiorita la Bergenia cordifolia (ho acquisito il nome dalla super informata Serapia che ringrazio) che offre grappoli di delicati fiorellini rosa, un rilassante naturale. Credo che nel pomeriggio andrò in cerca di altre sorprese. Rubando le parole che spero profetiche alla sensibile Anna: “La vita continua a fiorire in tutta la sua bellezza anche se nel mondo c’è tanta bruttura…la bellezza è sempre segno e frutto dell’amore… vincerà senz’altro sul male!”.

Fiori protagonisti

Sono in piedi molto presto, perché devo revisionare l’ultima bozza del mio prossimo lavoro, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, un centinaio di pagine che non sono un granché, se confrontate con le varie centinaia dei romanzi stranieri. Ne sto giusto leggendo uno, CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI, che di pagine ne ha 473. Mi mancano da leggere le ultime cento. Storia coinvolgente di una custode di cimitero che però si appesantisce verso la fine. Non oso immaginare la fatica dell’autrice, Valérie PERRIN, per tenere in piedi il racconto, né del correttore di bozze per ottimizzare la narrazione. Meno male che io ho fatto un altro lavoro, anche se agli esordi non avrei disdegnato un’offerta in una redazione. Con l’apertura del blog, mi sono presa una parziale rivincita, che da una parte mi tiene piacevolmente occupata e dall’altra mi impone aggiornamento e autocontrollo, sia delle fonti che della forma. Estrapolo la parola “fiori” dal titolo sia del mio prossimo lavoro sia dal librone che sto leggendo, per dire che ho fotografato il mio vecchio albicocco in fiore: una meraviglia, uno spettacolo che attrae gli insetti e infonde riconoscenza verso la natura. Gli dedico questi versi: L’albicocco in fiore/ mi allarga il cuore./Temevo di averlo perso/invece è riemerso/ alla fine dell’inverno/in tutto il suo fulgore.// Ritengo che i fiori rappresentino la poesia del creato e perciò si meritano le attenzioni degli artisti, ma anche di chi ha soltanto un animo sensibile per coglierne la bellezza. Mia madre per esempio, temperamento fumantino, si rilassava ricamando fiori a mezzopunto e io mi pregio di avere la casa abbellita dai suoi centri diventati opere d’arte. Affascinata da FIORI COLORI PENSIERI (titolo della mia mostra di foto-poesia, 2018), a me succede di scrivere dei versi, che giro alle amiche oppure custodisco in una cartellina, per ulteriori sviluppi. Concludendo, attingo energia e benessere da ciò che ho sotto gli occhi. Provvista di lenti per correggere la miopia.

Fiori e Musica

Quando non so cosa scrivere sul post quotidiano, (evitando di proposito le brutte notizie che abbondano sempre) mi soccorrono le amiche, con i loro graditi messaggi e video. Stamattina mi viene in aiuto Marisa da Milano dove risiede; per cinque anni abbiamo condiviso la corriera – la mitica Cecconi – quasi un’ora per fare 18 km, fermate comprese, per raggiungere il liceo Brocchi a Bassano, in sezioni diverse ma unite noi dalla stessa fatica. Lei sa che amo i fiori e io so che lei ama la musica classica e suona il pianoforte. Mi invia un bellissimo video dove sbocciano fiori, sulla distensiva musica di Chopin: cos’altro? Sono 4 minuti e 35” di beatitudine, che mi immergono in un mondo paradisiaco: sbocciano bucaneve, primule, fiori di melo, giunchiglie… un uccellini blu risponde al richiamo di uno giallo, un solerte bombo è al lavoro sulle corolle. Il tutto accompagnato dalla sonata ristoratrice. Non so se il beneficio avvantaggi più la vista o l’udito…di certo dopo mi sento diversa, più leggera, come se avessi assunto un integratore per il benessere. Tra l’altro oggi, 22.02.22 mi viene segnalato da Novella che trattasi di data palindroma (si legge uguale da destra a sinistra e viceversa), che si ripeterà solo tra 180 anni. Inoltre due è un simbolo di quilibrio: armonia e caos si intrecciano armoniosamente. Insomma è un giorno carico di energia positiva: vuoi vedere che porta bene? Non mi intendo di numeralogia, però non mi dispiace approfittare di occasioni per pensare positivo, e questa è una. Inoltre giusto tra un mese sarà Primavera, con l’inverno e le sue restrizioni alle spalle. Speriamo che la data venga recepita carica di speranza e di aspettative positive anche nelle alte sfere dove si agitano nubi minacciose…

Fiori, colori, pensieri

Finalmente è sbucato il sole. Un paio d’ore fa una coltre di sottile nebbia avvolgeva ogni cosa, ma ora il panorama è cambiato. Ho bisogno di fiori e di colori, perciò vado al mercato per riempirmi gli occhi e nutrire lo spirito. Rettifico, non esco perché è in corso una turbolenza che fa sbattere gli scuri e solleva oggetti, non proprio da paura ma prudenza. Però permane il mio bisogno di colore, che cerco tra i miei Giacinti in fiore. Comperati chiusi al mercato un paio di settimane fa, ora mi stanno regalando colore e profumo. Li ho posizionati nel bagno a sud, in compagnia della Stella di Natale – ancora bella – di un fluente Pothos, di un paio di Gerani da talea effettuata da me, della Natalina che ha fiorito e della Spatifillo …. Effettivamente ho realizzato una piccola serra in bagno, dove mi reco con piacere. Piante verdi sono distribuite nelle altre stanze della casa. Cosa mi dà un fiore?Un piacere pulito, disinteressato, un istantaneo benessere che deriva dalla forma, dal profumo e dal colore. A proposito di questi “ingredienti”, non a caso diedi il titolo FIORI COLORI PENSIERI alla mia mostra fotografica allestita in paese nel maggio 2018. Ad ogni foto corrispondeva una poesia, secondo il mio sentire. Nella locandina promozionale scelsi però di dare spazio ai versi di Alessandro Baricco, che ripropongo: A volte le parole non bastano./E allora servono i colori./E le forme./E le note./E le emozioni. Sono tuttora pienamente d’accordo. E mi regolo di conseguenza. Se non posso uscire, causa perduranti raffiche di vento, cerco e comunico con la natura…a chilometro zero!

Una piccola meraviglia

Sembra un piccolo sole il narciso sbocciato stamattina: sei micro petali gialli con il calice a trombetta rivolti verso l’alto diffondono un gradevole profumo e, soprattutto, una nota di buonumore. Risaputo che il giallo è il mio colore preferito, in alternanza con l’azzurro. La meraviglia è il prodotto di uno dei sei/sette bulbi confinati in un secchiello di legno ricevuto in dono. Nel cartoncino infilato a lato leggo “Narcissus Tête a Tête” e anche questo mi fa sorridere, perché l’espressione ricorda una confidenza, un abbraccio…una manifestazione affettuosa, ora sconsigliata dalle misure anti covid. Per fortuna posso accarezzare il fiore, e anche parlarci. Anzi, il significato dell’espressione francese, che controllo è: “colloquio a due, caratterizzato da particolare intimità”. Perfetto, ci siamo. Quando fioriranno anche gli altri fiori, in studio ci sarà un’aura accogliente ed inebriante. Non a caso il nome deriva dal greco e significa stordisco. Trattandosi di fiori coltivati, questi fioriscono prima, mentre in natura il periodo va da febbraio a maggio. Ho presente una bella foto di me bambina immersa tra i narcisi del monte Tomba, immortalati da mio padre alla fine degli Anni Cinquanta. Potere della memoria, innescato da un adorabile fiorellino. Non so cosa mi riserverà la giornata ma lo spettacolo di questa piccola creatura mi induce a ben sperare. Anche perché so che si rinnoverà.

Libri e Fiori

Parafrasando un famoso incontro di libri ed autori a Cortina d’Ampezzo, che abbino agli splendidi fiori della mia Natalina, come regali natalizi mi permetto di suggerire una montagna di libri e una cascata di fiori. Era già di Confucio il desiderio di avere una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori; immagino di molti altri, noti e non, me compresa. In inverno, con le basse temperature, il giardino riposa, salvo qualche rosa tenace che si ostina a sbocciare e anche qualche tenace Geraneo. Al calduccio, in casa fioriscono Amaryllis, Natalina, Piante Grasse… Giacinti. A proposito di altri fiori, ricordo che antologia (dal greco antos = fiore e lego = raccolgo) significa florilegio, cioè raccolta di fiori, stavolta costituiti da parole e pensieri bellamente accostati. Io amo i fiori e scrivo, perciò ho fatto mio il desiderio di Confucio. Non sono sola, in questa esperienza e quando mi capita di condividere con chi mi legge, oppure condividere un testo con chi scrive come me, è un incontro virtuoso. Per esempio, ieri ho incontrato una giovane amica (ha giusto la metà dei miei anni) che mi ha donato la sua prima opera letteraria, intitolata NULLA VIENE A CASO, un intenso ed emozionante viaggio dentro di sé, equamente diviso tra prosa e poesia. Con lei condivido la funzione terapeutica della scrittura, che io coltivo da molto e che lei ha finalmente concretizzato, dando alle stampe la prima “creatura” letteraria, come un amico definisce i libri prodotti. Senza esagerare, confermo che coltivare un progetto letterario e portarlo a termine, assomiglia abbastanza a una gestazione. Poi segue tutto il resto, meno poetico ma importante: promozione, presentazione, distribuzione…se il prodotto segue l’iter commerciale, con tutti gli intoppi legati al periodo di emergenza sanitaria. Ma la cosa che rimane e arricchisce chi riesce a mettere le emozioni nero su bianco è…averlo fatto, per una sorta di obbedienza interiore. Simile a quella del fiore che sboccia, su qualunque stelo e a qualunque latitudine.

Omaggio al limone

Scopro che oggi è la giornata nazionale del limone, pianta preziosa per i suoi frutti con alto quantitativo di vitamina C ma anche per i profumatissimi fiori chiamati zagare. Mi occupo da parecchio di una pianta di limoni, più per i fiori che per i frutti, dalle molteplici proprietà benefiche che non oso quasi raccogliere, nel senso che mi piace guardarli e li stacco un attimo prima che avvizziscano. Pare che la pianta sia un ibrido tra l’arancio amaro e il cedro, coltivata per la prima volta nella regione di Assam, dell’India del nord-ovest. Apprezzato il limone anche in cucina, giuro che provo la ricetta “Spaghetti al limone e basilico”. La mamma aveva una tovaglia con disegnati tanti limoni gialli su fondo nero… un’anziana preparava il limoncello fatto in casa e lo serviva in deliziosi bicchierini di cristallo, il giallo è il mio colore preferito, da solo e/o in abbinamento col celeste. Di mattina, quando do da mangiare ai canarini, inserisco nell’abbeveratoio delle gocce di succo di limone, pratica che seguo anch’io per aromatizzare l’acqua. A ben considerare, sia pianta che frutti accompagnano la mia giornata e quella del vicino, che coltiva un esemplare più in salute del mio (in realtà l’ho ereditato da mio figlio che non se ne occupa più). Data la storia del limone e l’ampio impiego dei suoi fiori foglie e frutti, si merita di essere ricordato con la dedica dell’odierna giornata.

Fragole e more

Domenica 25 luglio. Mi fa un certo effetto pensare che tra cinque mesi sarà Natale… anche stanotte ho dormito con finestra e balcone aperti per godere un po’ di frescura notturna, inquinata dall’abbaiare dei cani dei vicini che facevano peraltro il loro lavoro. È indubbio che si dorma meglio col fresco, in montagna o in altra stagione. D’estate sono attraenti altre cose, ad esempio fiori e frutti. Prima delle sette sono sveglia, servo cane e gatto, mi preparo la colazione (niente più muffin perché col caldo ammuffiscono in fretta) e mi concedo il consueto giretto per il giardino, con tablet in mano nel caso possa sorprendere qualche fiore. A parte le ortensie, la stagione è magra. Silenzio umano e tubare di tortore mi accompagnano, Astro mi segue sempre, mentre Puma è già chissà dove. L’erba cresce imperterrita come il convolvolo, attorcigliato attorno alle foglie delle fragole che bordano il muretto di contenimento della zona destinata all’orto, ora incolta. La posizione delle fragole, ad altezza d’uomo mi consente di effettuare una facile pulizia manuale. La produzione risale allo scorso maggio ed ora le piantine sono in pausa (credo, ma non sono un’esperta). Non mi aspetto di trovare cuori rossi sotto le foglie… invece cinque fragoline fanno capolino e mi sorprendono: ne assaggio un paio e sono deliziose! Sulla rete vicina penzolano dei rami di more, con frutti bicolori rosso-neri. Sposto con cautela il fogliame, tasto un frutto che mi sembra ok: infatti si stacca facilmente e lo porto alla bocca, riconoscendo che è a perfetta maturazione. Diciamo che la giornata parte in dolcezza. Comunque vada il prosieguo, non mi posso lamentare: la natura mi ha già offerto il suo dono.

Il pane non si butta!

Dovrei evitare di andare al bar, perché ultimamente l’artrosi si fa sentire, specie quando mi alzo da seduta. Se non sono dolori, è comunque molto imbarazzante: devo pazientare diversi minuti prima di poter muovere la gamba. Pertanto, per quel che mi riguarda sarà un’estate condizionata dalla limitata libertà di movimento, finché l’intervento di arto-protesi, fissato il 3 novembre, non mi rimetterà in riga. Nel mentre limito gli spostamenti, sia in macchina che a piedi. Avendo il bar comodo, è forte il richiamo, anche se potrei farne a meno, leggendo il giornale in privato. Però senza il contorno di voci, colori, odori… non è la stessa cosa. Questa la premessa, che mi predispone alla ricerca della notizia da evidenziare attraverso il post, che oggi c’entra col pane e i prodotti da forno in scadenza a fine giornata. A Oderzo, Melissa e Nicol, due intraprendenti ragazze hanno avuto la bella idea di inventarsi il modo di non buttare il pane a fine giornata, ma di consentirne il consumo: attraverso l’app Too good to go collegata col forno Lievito 35 il cliente ordina il prodotto di panetteria che va a ritirare la sera imbustato e ancora buono da consumare. Contente loro e contenti i clienti, che gustano brioche, focaccine, pizzette, pane ancora fragranti. Una trovata geniale che mette tutti d’accordo, con l’esborso di pochi euro. Non sarà proprio come entrare in panetteria e farsi avvolgere dalla fragranza del pane appena sfornato… ma in tempo di crisi economica e bando allo spreco mi sembra una iniziativa lodevole.

Un post dolce

Oggi vorrei scrivere qualcosa di dolce, che distragga dalla cronaca pesante. L’aggettivo dolce calza a pennello con la marmellata (dovrei precisare confettura) di albicocche, realizzata ieri pomeriggio, con la frutta donatami da Adriana: albicocche non trattate, spontaneamente cadute dall’albero, di un bel colore arancio, con la buccia talora intaccata… particolarmente apprezzate dalle formiche. Anch’io ho un albicocco, che quest’anno non ha prodotto alcunché, viceversa dall’anno scorso; pare che l’alternanza produzione-riposo sia normale. In ogni caso il mio frutto preferito è l’albicocca, perciò ho gradito molto il dono che nell’immediato ho gustato al naturale, trasformando l’abbondante resto, come da prassi. Avevo in casa quanto serve, vasetti quattro stagioni compresi, perciò mi sono messa all’opera, prima che il caldo notevole di questi giorni alterasse la frutta. Ho trasformato circa due chili di albicocche in marmellata, distribuita in 13 vasetti da 0,25 litri, perché mi piacciono le confezioni piccole, più carine da regalare. Sul coperchio ho scritto “Apricot” (parola più corta di Albicocche) e la data: 24.06.2021 che coincide con quella del trasloco nella mia casa di proprietà a Castelcucco, risalente al 2000, così ho ricordato l’importante evento. Verso le ventidue, mentre sonnecchiavo in poltrona sono stata scossa dallo scoppiettio dei coperchi, che mi annunciava l’avvenuta sterilizzazione: è stato un piacevole sentire, una festa in formato ridotto che mi viene offerta dalla natura e dalla generosità di un’amica.