Un’amica in festa 💐

Oggi è il compleanno di Lisa, cui dedico il post perché se lo merita e perché l’occasione mi consente di fare delle considerazioni sull’amicizia. “”La vita non è avere mille amiche, ma trovare le poche giuste di cui hai bisogno” rende bene ciò che penso e ciò che ho sperimentato. Il caso e l’empatia sono alla base del nostro incontro che risale a circa dieci anni fa. Alla stazione di Castelfranco dovevo andare a Savona, per la premiazione del Concorso INSIEME NEL MONDO. Era la prima volta – ne seguirono altre – ed ero piuttosto imbranata, oltre che limitata dalla miopia a leggere sui tabelloni. Per fortuna mi soccorre lei, che andava a Como più disinvolta, più giovane e pratica di me. Facciamo il viaggio insieme e ci ritroviamo, dopo tre giorni al ritorno. Tra una confidenza e l’altra… ci scordiamo di scendere e ce ne accorgiamo a Montebelluna. Facciamo dietro front con il treno e una mezz’oretta di ritardo da giustificare con la neonata amicizia. Ci frequentiamo da allora e l’amicizia si è estesa alla sorella Roberta, amanti entrambe di gatti, piante e fiori, più Nina, la bassottina che è la loro mascotte. Leggono ciò che scrivo e fanno parte dei miei contatti speciali. Temo che le disturberei spesso, se non abitassero a Loria perché sono anche ottime cuoche, abilità ereditata dalla mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere. Di recente sono stata loro ospite per il mio compleanno: ho apprezzato gli involtini di zucchine di Lisa e la torta Pazientina a forma di cuore offerta da Roberta. La loro amicizia e sorellanza infondono ossigeno alle mie relazioni che si espandono come fiori autoctoni, nel senso che sono spontanee e si autogenerano. Con buona pace delle amicizie ‘a tempo’ che fanno qualche maglia nella rete di sostegno. Buon Compleanno, Lisa 💐

Iris o Giaggiolo

In mezzo all’acero giapponese rosso scuro si è infilato un bellissimo fiore di Iris, chiamato anche Giaggiolo, di colore bianco orlato di viola. Dalla ‘patata’ – tecnicamente un rizoma – è emerso il fusto del fiore che deriva il nome dalla dea ‘Iris” messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. Il fiore simboleggua speranza, fede, saggezza e coraggio. Regalare un Iris esprime fiducia, stima e positività. In campo medico e soprattutto cosmetico, è utilizzato da secoli per preparare composti di vario tipo, come rimedio per la tosse, depressione e nella preparazione di profumi, ciprie, saponi e coloranti. Si può perfino usare in cucina, specialmente le sue radici essiccate e, più raramente i fiori. Grazie alla sua capacità di fissare gli aromi, viene utilizzato nella miscelazione di cocktail come il gin. Incredibile la versatilità di questo fiore, che vanta un’incredibile bellezza. Spesso associato al 25esimo anniversario di matrimonio, l’Iris (Iris florentina) – comunemente confusa con il giglio ma botanicamente diversa – è il simbolo di Firenze. A questo punto ho in casa una fonte di bellezza e uno stimolo per ripassare la storia, nonché un diversivo culinario. Per la verità, in ambito floreale ho una predilezione per le bulbose: tulipani, narcisi, giacinti, gladioli, gigli e ciclamini. Mi sorprende che da una anonima ‘patata’ si sviluppi un fiore meraviglioso, il che è segno di trasformazione notevole. Tipo quella del brutto anatroccolo che diventa un magnifico cigno bianco. La famosa fiaba di Hans Cristian Andersen insegna l’accettazione di sé e il valore della diversità. Una bella lezione che ci viene anche dalla trasformazione dei fiori.

Fiori nel piatto

Non è corretto dire che sono negata in cucina, dove talvolta supero la mia ritrosia, come è successo ieri. Sfogliando svogliatamente la rivista DONNA MODERNA mi imbatto nella ricetta “Risotto alle tre rose” che mi incuriosisce. Anche in passato mi ero interessata ai fiori eduli che chef stellati usano per decorare alcuni piatti. In giardino ho una pianta di Rosa antica in fioritura, spinosa e generosa di profumatissimi fiori color rosa magenta. Prima di raccoglierne i petali, devo però accertarmi che siano commestibili. Abbastanza distante dalla strada, non l’ho trattata con sostanze nocive. Aspetto però la conferma di poterla usare in cucina. Ci pensa mio figlio che ha un’app per la verifica. Intanto le rose antiche sono piante molto forti e robuste che non necessitano di cure particolari. Il loro profumo è incredibile. Credo che la mia sia della varietà “Rosa Antica Rifiorentissima” e confermo che è profumatissima. Mai pensato di farci il risotto, anche se anni fa con i petali di una sua parente avevamo fatto un liquore. Appurato che i petali di rosa sono commestibili (rose non trattate con pesticidi), sono molto apprezzati in cucina per il profumo e il sapore delicato, specie in insalate, dolci, marmellate e tisane. Il risotto ai petali di rosa è un primo piatto raffinato, dal gusto delicato e profumato. Si prepara tostando il riso e cuocendolo con brodo vegetale, aggiungendo petali d rose non trattate, macerate nel vino. Ecco, credo di avere ecceduto col vino perché ho trovato troppo ‘alcolico’ quanto realizzato, ma il colore era stupendo. Al prossimo tentativo farò meglio. Sapere che posso raccogliere i petali non solo per farne pot-pourri da regalare, ma per gustarmeli mi procura un’intima soddisfazione.

Mantide, insetto affascinante

Con il sole che volge all’orizzonte e una gradevolissima temperatura mi concedo la lettura sotto il portico a ovest. Ho tra le mani il settimanale il venerdì, che sfoglio con leggerezza, senza un’intenzione precisa, privilegiando le Questioni (non solo) di cuore di NATALIA ASPESI, giornalista che apprezzo per il talento e la vitalità intellettuale, ricordando che ha 96 anni, a breve 97! (Milano, 24 Giugno 1929). Poi sposto l’occhio sulle ultime pagine e procedo a ritroso. Verso la metà del giornale mi cattura il titolo “Le mantidi non sono più religiose” di Alex Saragosa, sotto la foto di un grande insetto. E mi documento. La parola Mantide deriva dal greco Mantis-idos che significa profeta. La postura di preghiera della mantide ha portato a considerarla un simbolo di saggezza. È un insetto affascinante. È nota per l’aspetto inconfondibile e il comportamento predatorio, culminante nel cannibalismo sessuale, per cui la femmina può divorare il maschio dopo o durante l’accoppiamento. Il giornalista scrive: “Spesso si pensa che le femmine siano obbligate a mangiare i maschi per procurarsi le proteine per produrre le uova: in realtà si tratta di uno “sfortunato equivoco”. Il cannibalismo non è indispensabile alla riproduzione, le femmine lo praticano solo perché scambiano i maschi per prede”. Alcune culture vedono la mantide religiosa come un demone o, semplicemente, un presagio di sventura, a causa dela pratica suddetta, peraltro non sempre messa in atto. Nelle tradizioni orientali e in altre culture, è considerata un simbolo di protezione. Trovarla in giardino è un segno positivo in quanto indica un ambiente sano e un buon equilibrio dell’ecosistema, poiché si nutre di insetti dannosi. Rimane il fascino per il suo comportamento predatorio.

Fiori e tradizioni

Camelieto: non conoscevo questa parola che sento durante il programma Costume e società in coda al TG 2 riferito alla coltivazione delle Camelie. Precisamente “Giardino botanico o parco specializzato nella coltivazione, conservazione e studio delle diverse varietà di piante di Camelia”. Tipo il Camelieto Compitese (LU) che ospita oltre 250 piante, un’esplosione di varietà e di colori. Fiore originario del Giappone, simboleggia ammirazione, perfezione e gratitudin, spesso associato all’amore duraturo, mentre nel paese del Sol levante è legato alla purezza e alla bellezza interiore. Da quando abito a Castelcucco – giugno 2000 – in giardino ho una pianta di Camelia Japonica che mi regala strepitosi fiori rossi ogni Primavera. Peccato durino poco, qualche giorno sulla pianta, meno se messi in vaso dove si sfogliano. Esposta a mezz’ombra, in zona nord – est, non gode di un terreno ricco di sostanza organica che cerco di integrare con concimazioni specifiche. Diverse foglie sono gialle, anziché verde brillante, ma un dipendente del consorzio cui mi sono rivolta ha risposto che è normale. Non vorrei che Fiocco, il malandrino dei miei tre gatti, la usasse come ‘bagno riservato ‘ (l’ho visto fare pipì sulle viole). Essendo una pianta estremamente longeva -:con le giuste cure può vivere oltre i 100 anni – mi auguro possa rallegrarmi ancora a lungo, in buona compagnia della Magnolia che le sta vicino. Entrambe le piante mi erano state regalate per il mio compleanno da mia mamma, che era appassionata di fiori. Mi ricordo che partiva per il mercato con la 128 verde e tornava col bagagliaio pieno di geranei e di margherite… che rinnovava ad ogni Primavera, perché non aveva il pollice verde. Mantenere viva la Camelia è continuare una tradizione di famiglia.

Da Allievo a Collega

Avevo nostalgia del post a 4 mani che riprendo oggi, grazie a Manuel: ieri è rientrato in classe, ma dalla porta principale, come docente di Matematica e Fisica al Liceo Scientifico Statale Corradini di Thiene (VI). Intanto un’occasione per scoprire che Francesco Corradini (1820 – 1888) cui è intitolato l’Istituto era un esperto latinista e grecista. La circostanza conferma il detto che ignoravo: “Fino alla bara, sempre s’impara”. È una soddisfazione partecipare alle conquiste di Manuel che si cimenta nella didattica con studenti poco più giovani di lui. Gli cedo la parola per sapere com’è andata. Mi ragguaglia mentre sta tornando: “Giornata interessante, è andata bene… solo che adesso sono leggermente tanto cotto (risata), ho un pacco di libri in prestito per preparare la lezione di domani, aiuto!”. Rivedo me agli esordi come Insegnante, inesperta ma molto motivata. Allora era di moda la minigonna, indossata anche dalla sottoscritta. Durante la mia prima supplenza al triennio dell’iIstituto tecnico come docente di Italiano, le ragazze stavano sulle ginocchia dei compagni. Riprende la parola Manuel che in classe quinta ha quasi tutte ragazze, con solo tre maschietti: “Simpatiche, non hanno mezzi termini per dirsi su mentre una parla, comunque brave”. Tra una battuta e una risata, l’Ingegnere mi informa di come si è svolta la lezione nelle varie classi: “Mi sono presentato io, ho fatto presentare loro, per avere una mezza idea delle loro passioni e di come si esprimono. Poi, a turno alla lavagna un po’ di ripasso, per capire a che punto sono e come gestire la cosa”. A questo punto direi che le premesse per un buon lavoro ci sono tutte. La giovane età farà impensierire qualche collega anziano, ma sarà un elemento facilitatore per gli studenti. Ad maiora!

Da insegnante ad allieva

“Ma lei è raccomandata?” mi chiede sorniona Monica, perché sa che l’istruttore è mio figlio. Frequento la palestra degli Istituti Filippin dopo l’intervento alle anche, il mercoledì mattina. Non faccio Ginnastica dolce, ma Sala pesi. Iscrivermi è stata quasi una sfida, perché dai tempi del Liceo snobbavo l’impegno fisico, costretta a spalmare tutte le mie energie sul Greco e il Latino, compreso il viaggio di un’ora di pullmann, andata e ritorno. Il dottor Grano che mi ha operata in robotica a Bassano la prima volta e a Vicenza la seconda mi ha consigliato di irrobustire la muscolatura, senza forzare. Consiglio che gentilmente mi ha messo nero su bianco. Saul, mio figlio è uno degli Istruttori in Sala pesi, subito ‘scartato’ per evitare ‘conflitto d’interessi’. Del resto lui è in servizio il pomeriggio e la sera. Ma il caso vuole che Andrea, il mio primo struttore cambi orario, sostituito da Martina, costretta anche lei per motivi di studio a farsi sostituire. Così mi trovo faccia a faccia con mio figlio, divenuto il mio istruttore. Lui motivato e disciplinato, io inerme. Senza badare al rapporto di parentela, non indulge affatto alla tolleranza, ma mi sprona a ripetere la sessione degli esercizi, come da scheda. Non so se ridere o piangere, ma con Saul non si scherza. Ho di fronte una massa di muscoli impressionante, costruita con tenacia e costanza. Io non mi prefiggo obiettivi straordinari, mi basta non impoltronirmi, sperando di mantenermi attiva e autonoma, il più a lungo possibile. Resto in contatto con l’abile chirurgo Giovanni Grano, il gentile ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo che mi ha seguita nella riabilitazione. Da Insegnante ad allieva non è male, se il benessere è il pedaggio da pagare.

Pasqua e tulipani 🌷

La parola Pasqua ha radici ebraiche, indica “passaggio oltre”. Il significato cristiano rappresenta la resurrezione di Cristo, mentre il significato metaforico indica rinnovamento, su cui mi soffermo. Mentre scrivo sono in studio da cui vedo le due piante dell’ingresso: il Ciliegio giapponese, con la chioma rosata e il Ciliegio da frutto che sembra una nuvola bianca. I campi parzialmente arati davanti, il camposanto sulla destra. Se alzo lo sguardo, distanti e protettive si elevano le cime del Massiccio del Grappa. Il paesaggio che ho sott’occhio mi pare una metafora della vita, dalla terra al cielo, attraverso trasformazioni e rinascita. Tra i simboli della Pasqua ci sono l’uovo o pulcino, l’agnello, la colomba, l’ulivo… e il tulipano, “fiore perfetto” da donare in questo periodo. Io ho degli esemplari in giardino, rossi, gialli e striati. Giusto ieri ne ho raccolto un bouquet, da ammirare in casa. Da sempre apprezzo questo fiore discreto che si apre di mattina e si chiude la sera, un po’ misterioso, affascinante. Gli ho dedicato una delle prime poesie, finita nello scomparto segreto di una borsetta. Rimedio con dei versi di Marianne Williamson (Huston, 8/7/52), scrittrice e attivista statunitense. Un tulipano/non combatte/per impressionare nessuno./Non combatte per/essere diverso da una rosa./Non ne ha bisogno./Perché è diverso/E c’è spazio nel giardino/per ogni fiore… Ognuno cerca il suo posto come il fiore nel prato. Buona Pasqua a Tutti! 🌷

Concorso interessante

Il sabato per me significa appuntamento fisso (da oltre 40 anni) dalla parrucchiera Lara a Possagno, dove ho abitato da ragazza. Facile dedurre che il rapporto è professionale, ma anche amicale. Infatti lo scambio di notizie è reciproco, consentendomi di mantenere un sottile legame col passato. Sotto il casco mi concedo la lettura del settimanale OGGI che era il preferito di mia mamma. Del giornale apprezzo soprattutto le rubriche che mi offrono spunti per scrivere il mio post quotidiano. Quello odierno di Luigi Garlando, intitolato NIENTE TELEFONO E FAI VACANZE GRATIS consente una riflessione alla vigilia pasquale, mentre circa nove milioni di Italiani saranno in vacanza. Nonostante le incertezze internazionali e i rincari, il turismo tiene, con una spiccata preferenza per il turismo di prossimità. La maggior parte resta in Italia, mentre il 15 per cento opta per l’estero. L’articolo menzionato sopra parla di un concorso per vincere una settimana gratis in Finlandia, parte orientale dei laghi. Per partecipare, basta postare una storia, spiegando perché e cosa l’interessato potrebbe fare durante il soggiorno nella natura finlandese. Unica condizione: rinunciare a telefonino, tablet e qualsiasi connessione tecnologica. In cambio di escursioni in bici o canoa, passeggiate nei boschi, mangiare cibi naturali in un bel cottage in riva al lago. Tra i partecipanti al concorso, saranno scelti 12 vincitori che si godranno il premio la prossima estate. Se non dovessi badare ai miei conviventi felini, ci farei un pensierino. Trovo appetibile il premio e molto azzeccata l’idea del vincolo per usufruirne. Staccare dal quotidiano può essere salutare e addirittura salvifico sperimentarlo in Finlandia, eletta per la nona volta consecutiva la nazione più felice del mondo.

Fioriture primaverili

C’è un momento della giornata ideale per fotografare i fiori: quando il sole cala all’orizzonte e si allungano le ombre. È ciò che ho sperimentato ieri pomeriggio, verso le 18.30. Prima di ritirarmi in casa, dopo aver letto un’oretta sotto il portico ho notato che il sole era tornato – infatti la giornata non è stata granché – e valeva la pena fare qualche scatto. Soggetto privilegiato la Camelia che in un paio di giorni si è imbottita di fiori, mentre quelli del Glicine sono sul punto di aprirsi. I Tulipani sembrano soldatini a difesa del giardino. Le Ortensie si sono vestite di tante belle foglie, in attesa di abbozzare i capolini. Sono sbocciati un paio di fiori della Magnolia, ai piedi della quale fanno corona i Mughetti. È uno stupore constatare la bellezza della natura nella varietà delle sue espressioni. Se la godono anche i gatti che scorazzano tra le pratoline e si inerpicano sull’Albicocco con invidiabile agilità. Soggetti difficili da fotografare, a differenza dei fiori, ai quali ho dedicato una sezione della mia Silloge di fotografia e poesia Natura d’oro che mi sono ‘regalata’ al momento della pensione. Torna utile riportare la poesia Mughetti Lame verdi/proteggono/pudiche corolle/dai dardi focosi/del sole./Basta un tocco,/un colpo d brezza/una carezza/e si sparge dintorno/un’aura di freschezza.// In attesa che i profumatissimi fiori fioriscano a Maggio, ricordo che la pianta è legata alla Festa del Lavoro. Pianta perenne, ama l’ombra e i terreni umidi. Infatti la mia, oltre che sotto la Magnolia è anche in vasi sopra la fontana sotto la vite di uva fragola. Ci sono affezionata, perché in origine la pianta di Mughetti era di mia mamma. Dopo la sua dipartita, l’ho portata a casa mia dove si è adattata e continua a farmi visita con i bianchi campanellini di anno in anno.