Fiori e santi

Il vecchio albicocco ha emesso i primi fiori rosati qualche giorno fa. Quando apro il balcone al mattino presto, li identifico subito e mi strappano un sorriso di compiacimento. Anche il pesco selvatico sta rifiorendo, dopo oltre vent’anni: ha perso di vivacità cromatica, ma è un confortante esempio di resilienza. Alla base del glicine sono spuntate le viole, ridotte in quantità, comunque presenti. Molti vasi in giardino sono vuoti, pronti per accogliere altre piantine. Comunque in alcune fioriere sono spuntati i fiori cn cui ho fatto il primo bouquet: un sottile giacinto blu, una giunchiglia gialla, una pratolina, degli steli verdi e tre grappoli rosa di una generosa pianta grassa col nome complicato. Serapia mi viene in aiuto: si tratta della bergenia, “pianta comune che un tempo fioriva in tutti i giardini”. In tema di fiori, protagonisti dell’imminente primavera, mi è venuta la curiosità di sapere se c’è un santo protettore delle meraviglie vegetali: risponde al nome di san Fiacre o Fiacrio (Irlanda, 600 d.C. – Francia 670 ca.), figlio del re Eugenio IV di Scozia. Dopo la morte del padre abbandonò la vita di corte per seguire la sua vocazione religiosa. Patrono dei giardinieri e dei fiori, è noto per la sua abilità nella coltivazione e il miracoloso profumo dei suoi giardini. Altri santi associati ai fiori sono: Santa Rita da Cascia (rose), Sant’Antonio da Padova (gigli), san Giuseppe (nardo o bastone fiorito), san Giovanni Battista (iperico). Senza dimenticare la passiflora che nel linguaggio dei fiori è il simbolo della passione di Cristo, mentre il tulipano era chiamato “Il fiore di Dio”, rappresentando protezione e crescita spirituale. Beh, su questo argomento dei fiori mi allargherei volentieri, ma devo “Tirare i remi in barca” per rinvasare nuove piantine.

Ciao Marzo!

Il primo Marzo si celebrava una delle più importanti festività dell’antica Roma, chiamata i “Matronalia” in onore di Giunone Lucina, protettrice delle spose e del parto. Considerata la “festa della donna romana” sanciva l’inizio del nuovo anno, unendo culto religioso, celebrazione della fertilità e omaggio alle matrone con doni da parte dei mariti. Mia madre faceva l’ostetrica e le arrivava una rivista che si chiamava Lucina. Mi attraeva quel nome, che allora ignoravo essere legato al lieto evento. Nel calendario romano primitivo, attribuito a Romolo l’anno iniziava con il mese di marzo, dedicato a Marte, padre di Romolo, dio della guerra e della rinascita. La parola rinascita si sposa bene con l’aggettivo felice che può essere anche un nome proprio, tant’è che in un mio calendario oggi è riportato San Felice III papa, mentre la chiesa cattolica ricorda Sant’Albino, vescovo di Vercelli. Comunque sia, si annusa aria di Primavera, che dal punto di vista meteorologico inizia oggi. Sebbene la giornata non sia soleggiata, ho fatto una capatina in Via Lungomuson a Castelcucco, per fotografare una pianta di Mimosa appena fiorita, ma non del tutto. Dalle parti della chiesa, in un luogo appartato è addossata a una parete di sassi e affonda le radici in un corso d’acqua che nutrirà le Calle nei prossimi mesi. La sponda è punteggiata di fiori gialli, credo piccole Giunchiglie o Narcisi. È un luogo meritevole di passeggiate che stimola la creatività. Non mi stupirei che la settimana prossima, si incontrassero qui diverse donne per festeggiare l’otto marzo. Io mi propongo di accompagnare Lucia in una delle sue ‘escursioni’ pomeridiane, contando sul buon tempo, dato che la variabilità è d’obbligo. “Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello” dice il noto proverbio. Vediamo…

Primule e Viole

Ultimo giovedì di Febbraio, giorno di mercato locale. Mi torna utile l’appuntamento al bar con Lucia, anche se di norma c’è più gente degli altri giorni e risulta più difficile comunicare in tranquillità. Ma noi sappiamo come rimediare, infilandoci nella stanza più appartata del locale, dove Lucia mi aspetta con il quotidiano a disposizione. Di fatto non mi serve, perché lei è sempre informata ed anche più aggiornata di me. Ieri pomeriggio il pullmino dell’asilo è stato coinvolto in un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, ma tanto spavento per l’autista e le due bambine, ultime rimaste del gruppo che rientrava a casa. Lo vedo spesso passare davanti al mio cancello. Mi strappa un sorriso, perché è di un bel colore giallo vivo, forse con dei decori sulla carrozzeria. A proposito di giallo, sul banco di Riccardo e del padre Giordano dominano primule e mimose. Ne compero sei bicolori, metà arancioni e metà gialle, da distribuire nei tre vasi che hanno ospitato i geranei durante l’inverno, trasferiti altrove confidando in una ripresa. Se mi dedico al giardinaggio, non ho tempo per stare ai fornelli, quindi mi compero il pranzo: gnocchi con sedano e gamberetti, buoni ma cari. Comunque ci voleva, perché trascorro tutta la tarda mattinata tra espiantare, rimuovere la terra, mettere a dimora le sei primule, idratarle… ho sospeso il riordino dei libri in studio che riprenderà a breve, dopo la salutare pennichella che mi concedo verso le quindici. Le primule acquistate al mercato e le viole adocchiate sotto la siepe annunciano che la natura sta indossando un altro abito, più leggero e colorato. Evviva! 🌼

La Bella Gioventù 🎓

Giornata campale per me il lunedì, ma anche ripetitiva perché segue un percorso noto e praticato da tempo. Campale e irripetibile per chi si laurea, come è capitato a Sofia, in Nuove Tecnologie dell’Arte (indirizzo arte e linguaggio della comunicazione), con 110 e lode! Non è scontato laurearsi e tantomeno con il punteggio massimo. Sofia Silvestrin è figlia di Roberta Zanotto e nipote della mia amica Marcella Giacomelli. Ho assistito alla sua nascita, 24 anni fa, un evento che ricordo con emozione. Mi dà un brivido di piacere sapere che ora ha tagliato questo traguardo. Nella location dell’Accademia di Belle Arti a Venezia, Sofia alta ed elegante posa con la corona in testa, il bouquet di rose in una mano e nell’altra la tesi “Comunicare nel Tempo”, sorridendo al futuro che le si schiude generoso. Lei testimonia la parte buona dei giovani silenziosi ed impegnati che imprimono una svolta positiva al percorso a ostacoli della vita. Per fortuna ce ne sono molti, anche se l’attualità dà più rilevanza alle ‘pecore nere’, perché nella felicità non c’è storia, a detta di qualcuno. Questo post è controcorrente, rispetto a quello di ieri dove accennavo all’individualismo e all’isolamento dei giovani. Il merito del successo dei figli va anche ai genitori che da dietro le quinte si occupano che i germogli diventino fiori, in condivisione con la buona scuola. Ripenso al mio percorso scolastico e sono grata a chi mi ha aiutato ad esprimermi e a valorizzare i miei talenti. Sofia può contare sui suoi docenti e sulle sue qualità. Il terreno è stato alquanto fertilizzato e la raccolta non può essere che strepitosa. Complimenti vivissimi e buona vita! 🎓 F

San Valentino e ‘Lady Ferrero”

Non mi stupisce che esista la giornata del cioccolato, il 7 luglio , in quanto il 7 luglio 1847 Joseph Fry creò la prima tavoletta di cioccolato. L’introduzione del cacao in Europa era avvenuta il 7 luglio 1550. Il cioccolato veniva chiamato dai Maya cibo degli dei. Era riservato a sovrani, guerrieri e nobili, poiché ne venivano riconosciute le preziose virtù. È risaputo l’effetto benefico sul tono dell’umore del gustoso alimento, ottenuto dai semi della pianta del cacao. Da privilegiare l’assunzione soprattutto di cioccolato fondente ricco in flavonoidi. La premessa perché oggi, San Valentino saranno regalati anche molti cioccolatini. Ma anche perché è mancata ‘lady Ferrero’, Maria Franca Fissolo Ferrero, 87 anni che al fianco del marito Michele ha costruito l’impero dolciario da cui provengono la Nutella e l’ovetto Kinder. Una nota personale: mio padre Arcangelo è stato per vari anni rappresentante della Ferrero, meritandosi la medaglia di ‘venditore primatista’. Non stravedo per il cioccolato, ma mi concedo qualche Mon Cheri o Ferrero Rocher, mentre da bambina preferivo le caramelle. Nell’articolo di Stefano Parola dedicato a Lady Ferrero, su Repubblica di ieri leggo che: Il motto è “Lavorare, creare, donare”, tre parole che sono una specie di mantra per la famiglia Ferrero. Alba si stringe oggi attorno al figlio Giovanni, alla guida dell’azienda, e a cinque amatissimi nipoti.

Viaggio in Sardegna (Barbagia)

Domenica fredda e piovosa(ieri). Mi trovo in cucina in orario per me insolito. Accendo il televisore sul primo canale, dubbiosa se mettermi ai fornelli o meno. Un battito di ciglia e vengo catturata da un paio di parole: Barbagia e Grazia Deledda. Linea Verde oggi ha per oggetto un viaggio in Barbagia tra tradizione e cultura sarda, sulle tracce di Grazia Deledda (Nuoro, 27/9/1871- Roma, 16/8/1936) a 100 anni dal Nobel assegnatole il 10 Dicembre 1926. Conosco la scrittrice autodidatta dai tempi del Liceo classico; l’apprezzai tanto da portare il suo bellissimo romanzo La madre al colloquio d’esame. Purtroppo la commissione non lo considerò affatto, ma questo inspiegabile disinteresse non diminuì il mio che anzi crebbe. In poco tempo credo di aver letto almeno un terzo delle circa 60 opere attribuitele dove con “la sua potenza di scrittrice… tratta problemi di generale interesse umano”. La scorsa estate ne ho rilette alcune, preferendo la capacità descrittiva all’ardore della narrazione. È una soddisfazione vedere la foto o il disegno della scrittrice sui reperti archeologici in Barbagia, come ammirare le donne in costume dell’Associazione Culturale Nuorese. Interessante anche l’offerta gastronomica che propone vari tipi di pane e di torte. Il mio pensiero va al bravo collega Max che abita non molto distante da questi posti straordinari, da lui stesso immortalati con scatti strepitosi.

Ultimi doni

Gennaio è ancora un buon mese per fare/ricevere auguri/doni. A metà mattina Marcella, di corsa per la palestra si ferma per un salutino e mi consegna la busta Dopo Pasto After Meal (tisana) con la scritta “Destinazione leggerezza” e l’immagine di una donna in bicicletta, seguita da alcuni gabbiani. Il cestino della bici è colmo di fiori, elementi del mio benessere in tutte le stagioni. Neanche farlo a posta, la tisana “dal gusto dolce e aromatico” è una miscela di fiori ed erbe. Nel sigillo di chiusura è scritto Farmacia di Castelcucco. Alle undici anch’io ritorno in palestra a Paderno, dopo la chiusura del periodo natalizio, perché è un appuntamento che mi fa bene. Ma ho il colon irritato (per abuso di pandoro, temo) e ho bisogno di fermenti lattici. Quando termino la seduta, mi dirigo alla Farmacia Garbuio, che frequento volentieri da anni e che mi accoglie come una di famiglia, sia che abbia a che fare col titolare Dr. Federico, che col figlio Enrico, coadiuvati dalle farmaciste Rosanna, Giovanna, Sara e Francesca che non lesinano sorrisi e consigli. Se mi serve una consulenza, oppure devo fare un regalo, mi regolo come ha fatto Marcella: vengo in farmacia dove ricevo il gradito omaggio natalizio che mi ero persa, EuPhidra Doccia Shampoo Zest (scorza) di Pompelmo Fragranza agrumata aromatica: dinamica, energizzante, vivificante. Tre aggettivi che valgono una cura.

Maestri e Allievi

Decisamente freddo, meno due gradi alle dieci. Giornata di mercato locale, ma evito di uscire a piedi, qualche tratto a nord è ghiacciato. Prendo l’auto per sbrigare un paio di pratiche. Prima di rientrare, faccio tappa al bar Viceversa, di solito affollato ma non stamattina. Mentre sono seduta in attesa della consumazione, entra il sindaco del paese, Paolo Mares, con tanto di berretto col pon-pon. È simpatico di suo, ma il copricapo particolare esalta il suo spirito giocoso. Lui mi saluta sempre con l’appellativo ‘prof’ che sembra fare un tutt’uno con la mia persona. Forse per il ruolo di insegnante che ho avuto, oppure per un ricordo nostalgico mi racconta della sua esperienza alle elementari, vissuta con entusiasmo e soddisfazione, usufruendo della continuità didattica dell’abile maestro Ferracin. Dettaglio curioso: lui e i suoi allievi si incontravano un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scambiarsi le figurine. Una volta Paolo – il sindaco – ha tardato a metterle via e gli furono sequestate, con restituzione solo a fine anno scolastico. Un esempio di autorevolezza che ha lasciato il segno. Io ricordo con riconoscenza il maestro di quinta elementare Enrico Cunial, cui ho dedicato l’opera Dove I Germogli Diventano Fiori. Mentre lo ascolto rapìta, penso alla situazione degli insegnanti oggi, sovraccaricati di impegni e costretti a guardarsi le spalle da genitori e allievi. Fortunatamente sono in pensione. Non per merito mio, ma tra i miei ex alunni, qualche germoglio è diventato un bel fiore.

“Se investissimo sulle cose minime?”

La rubrica di don Antonio Mazzi mi offre lo spunto per il post odierno. Il titolo è un chiaro monito a non sperperare: “Regaliamoci un 2026 di solidarietà” con citazione del neuropsichiatra Giovanni Bollea che consigliava di evitare regali costosi ai figli, versando una quota ai bambini che soffrono la fame. Ma sono le parole del fondatore di Exodus a convincermi: “E se trasformassimo le Feste in una specie di banca che investe sulle cose minime: gli odori, i sapori, i sorrisi, i silenzi, gli sguardi, le musiche?” Su questa linea minimale mi sono mossa anch’io, donando qualcosa fatto con le mie mani: muffin e confetture di albicocche/prugne rigorosamente mie, oppure con la mia mente, nel caso della poesia accompagnata dalla foto ispiratrice. I destinatari hanno gradito e il loro apprezzamento mi nutre. A mia volta ho ricevuto doni che implicano sensibilità e gentilezza. Particolarmente graditi i rami di Calicantus di Lina e la vendita di alcune copie del mio ultimo libro Amici Inaspettati da parte di Lara, mia parrucchiera di fiducia, e non solo. Intercettando un mio desiderio, Manuel mi ha fatto trovare sotto l’albero A tavola con le ricette del convento, e mio figlio il manuale di difesa alimentare Fa bene o fa male? testi che sono le due facce della stessa medaglia, perciò non posso trascurarmi. Ometto l’elenco di altri graditi regali, perché sarebbe piuttosto lungo. Ah, ho appena trovato una profumata bustina di tisana alle more di Lucia nella cassetta della posta! Anche se vivo da sola (con tre gatti e quattro canarini) non conduco vita solitaria, dedicando il mio tempo migliore a pensare e a scrivere.

Tenace come un fiore

“Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi” è un passaggio del discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella rivolto ieri sera agli Italiani. Parole misurate che abbracciano la vita della Repubblica, quest’anno 80enne. “La nostra aspettativa è rivolta alla pace” esordisce il Presidente che poi rivolge la domanda: “Cosa posso fare io?”, invitando a rimuovere il senso di impotenza che si annida in molti. In una sorta di film della memoria, ricorda le tappe compiute dall’Italia “grande Paese”, elencando però anche i momenti bui e ciò che non funziona, come i troppi morti sul lavoro. Non a caso chiude il suo dire, rivolgendo l’invito ad operare, ognuno nel suo campo, per il bene individuale e collettivo. “Schiena dritta e alziamo gli occhi” è il commento che Adriana fa alla mia poesia Fiore Audace che ho dedicato ai miei contatti, nelle intenzioni beneaugurante. L’anonimo bulbo di Amaryllis si è trasformato in uno splendido fiore multiplo che svetta verso l’alto, indice silenzioso di tenacia. Riporto le prime due strofe, a beneficio dei lettori, rinnovando gli auguri di un sereno e produttivo anno nuovo. Il fiore in vaso sbocciato/ad aprirsi non si è limitato,/svetta deciso verso l’alto/con l’audacia di un guerriero/foriero del messaggio:/”Guarda innanzi, tira dritto/non piangerti addosso/se sbatti contro un sasso!”/. Silenziosamente, con la forza dentro di sé, l’anonimo bulbo è diventato un meraviglioso fiore. Proviamo a fare come lui.