Diffusori di serenità e di bellezza

Ieri ho ripreso possesso del mio angolo preferito, sotto il Glicine dal tronco tortuoso su cui si inerpicano agili i gatti. Alla base si è allargata un’aiuola di viole di cui permangono centinaia di foglie a forma di cuore. Le narici percepiscono ciò che rimane dell’intenso profumo dei fiori di lillà, ormai esauriti. Se tutto va bene, a luglio assisterò a un’altra spettacolare fioritura. I bombi laboriosi si sono trasferiti altrove, adesso è tempo di farfalle: una gialla mi supera e chissà dove si andrà a posare. Se sposto la sedia potrei abbronzarmi, è una bellissima giornata di sole che temo non durerà (infatti oggi, primo Maggio e’ nuvoloso). Molti Italiani occuperanno le spiagge, compresa la mia amica Lucia cui auguro un ossigenante soggiorno marino. Più avanti, finita la convalescenza farò una capatina a Bibione, ma il posto che mi corrisponde di più adesso è casa mia, specie la parte dello scoperto che richiede attenzione e cura, stamattina dedicate a una pianta a forma di palla dalla parte della cucina. L’avevo vista in sofferenza e ho cercato informazioni, a partire dal nome. Grazie all’esperta Serapia, si tratta di un Olivagno che necessita di adeguata potatura in modo da rinforzarlo. Ovviamente ho commissionato il lavoro a Reginaldo, mentre io mi sono occupata del nutrimento naturale da propinargli: bucce di banana secche e sminuzzate (= potassio), gusci di uova tritati (=calcio), fondi di caffè (=azoto, fosforo e potassio). Non so se funziona, ma sto abbandonando i prodotti chimici a favore di quelli naturali fatti in casa. Del resto ho il tempo per farlo e mi piace impegnarmi per le piante e i fiori, diffusori di serenità e bellezza. La Limonera, potata sapientemente da Marta oltre un mese fa e nutrita con i lupini ha emesso molte nuove foglioline marroni e alcune profumatissime zagare: una festa!

Cedro e Giornata Mondiale della Terra

Leggo il racconto di Mariachiara Ferraro ‘Ode al Cedro’. Finalista XI concorso ‘Il Corto letterario e l’illustrazione’, una dichiarazione d’amore per una pianta longeva venuta da lontano. Ne sapevo qualcosa, grazie alle informazioni della collega che mi aveva supportato prima della pandemia durante la presentazione del mio romanzo Passato Prossimo che ha in copertina il Cedro in prossimità della Chiesetta di Santa Lucia, vicino casa. In questi giorni il romanzo mi ritorna tra le mani, perché partecipa al Salone del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio, nella sezione del self publishing, padiglione 2, stand F 103: la copertina con la mitica pianta ritorna protagonista. La bibbia cita spesso il Cedro (del Libano) come esempio di forza e longevità, dato che può vivere fino a 2000 anni. Simbolo di alleanza per gli ebrei che custodiscono gelosamente la pianta, in quanto vicina a Dio per la sua altezza, le imponenti e forti fronde, per il fusto che si innalza verso il cielo. Molto esteso migliaia di anni fa lungo i pendii del Vicino Oriente, oggi nella zona di origine ne sopravvivono solo poche centinaia di esemplari. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Terra di cui l’albero è un simbolo, meglio se ultracentenario come il Cedro. Tornando alla copertina del mio romanzo, la foto è mia, scattata di mattina presto, un giovedì che era il mio giorno libero dall’insegnamento. Allora confondevo il Pino con il Cedro che comunque appartiene alla famiglia delle Pinaceae, ma ha aghi e radici differenti. Sotto forma di infuso può essere usato come medicinale. I frutti sono le pigne. A me colpisce la sua imponenza e, ovviamente la longevità. Mi conforta sapere che ci sono altri esemplari in zona che andrò a salutare, appena mi sarò rimessa in piedi. Intanto, auguri alla Madre Terra!

Glicine e Amicizia

Stamattina, tra le proposte di ‘approfondimento’ del tablet c’è il Glicine, pane per i miei denti. Pianta rampicante originaria della Cina o del Giappone, potrebbe essere stata introdotta in Italia da Marco Polo. Molto apprezzata in Oriente, è tenuta in gran conto anche da noi perché molto robusta e decorativa, con la fioritura nei toni viola, lilla ma anche bianca e l’intenso profumo. Il mio Glicine era un regalo di compleanno che si è espanso fino a coprire il gazebo naturale costruitogli attorno. Mi piace assai il tronco aggrovigliato e l’abbraccio naturale che offre quando mi siedo sotto. La bellezza della fioritura è un altro valore aggiunto, insieme con il profumo che emana verso sera. Adesso che ci penso, tempo addietro gli ho dedicato una poesia che, se recupero poi trascrivo. In Europa il Glicine è da sempre simbolo di amicizia. Proprio come l’amicizia, cresce e prospera appoggiandosi delicatamente a ciò che gli viene offerto come supporto, mentre la fioritura è duratura come i frutti di un’amicizia. Quindi fa proprio al caso mio, che ho apprezzato il sostegno materiale e psicologico di varie persone prima e durante le mie ‘vacanze sanitarie’ nonché in questo periodo di convalescenza. Approfitto per ringraziarle tutte, anche per la comprensione: operata di recente e sola in casa, per necessità evito visite e telefonate che in situazione normale sono assai gradite. Questa modalità fa parte del ‘pacchetto recupero’ e la adotto per rimettermi presto…in carreggiata! Ogni giorno che passa viaggio verso il miglioramento e mi sento invogliata a fare bene ciò che mi viene consigliato: esercizi, uso delle stampelle, accorgimenti, strategie alternative per evitare danni. Esempio non accavallare le gambe, non fare piegamenti, non stare seduta, eccetera. Un po’ di sacrificio, ma mi sento quasi rinata.

Fiori e Poesia

Mi cattura una proposta tra le varie che si rincorrono sul tablet, con un fiore e il verso: “Portami il girasole impazzito di luce” che è anche il titolo della poesia di Eugenio Montale; il girasole è il fiore cui si rivolge il poeta, per essere invaso dalla sua energia. Io l’ho scelto quale logo del mio blog verbamea perché esprime positività. Il suo modo di seguire il sole spostandosi durante il giorno induce a fare altrettanto nel percorso quotidiano, adattandosi agli spostamenti. Una metafora, una strategia di sopravvivenza alle difficoltà quotidiane. Tra l’altro il colore arancione trasmette una sferzata di buonumore, quindi l’ho scelto a ragione quando, nel giugno del 2021 nacque il blog verbamea. Ma la conoscenza di Montale risale al tempo dell’Università, quando mi occupai della sua raccolta Ossi di seppia. Il poeta Nobel per la letteratura nel 1975, allora non mi entusiasmò più di tanto, preferendogli di gran lunga Umberto Saba. Poi vennero i girasoli coltivati da mio figlio – da me fotografati – nel campo adiacente casa, e ci fu un riavvicinamento, soprattutto riguardo l’attenzione per la natura che il poeta genovese ha immesso nei suoi versi. Quindi, tra me e Montale si è stabilito un sottile feeling, mantenendo tuttavia la mia preferenza per l’autore del Canzoniere che si esprime con una poesia quotidiana, ‘onesta’, l’unica che ritiene utile, possibile e credibile. Tornando al titolo della poesia ‘Portami il girasole’ ci sarebbe da dire parecchio perché il contenuto non è così solare come potrebbe sembrare. Lascio ai lettori eventualmente approfondire. Io mi limito agli aspetti più rasserenanti. Oltre al colore brillante, il Girasole è una pianta annuale che dimostra adattabilità e non presenta esigenze eccessive. Degli esemplari sono cresciuti perfino sotto al Ciliegio giapponese, dandomi grande soddisfazione. 🌻

Il mio eden

Durante la mia breve assenza da casa è scoppiata l’estate (che non durerà). Osservo ciò che è successo in pochi giorni: erba alta, siepe di Photinia espansa sul marciapiede oltre la rete, Glicine in piena fioritura. Anche la vite di Uva fragola si sta facendo strada, mentre i fiori bianchi delle Fragole annunciano che potrò contare sui rossi frutti tra qualche settimana. Sul Ciliegio si notano le piccole rotondità che delizieranno il palato tra qualche settimana…se il maltempo non ci metterà lo zampino. Con prudenza mi inoltro nella zona che chiamo ‘boschetto” dove un cespuglio di Iris rende gloria al Creato. Ne raccolgo un mazzo da portare in casa dove diffonderanno l’intenso profumo. Però prima li fotografo, inseriti in una borsa da mare blu che non reclama per l’inconsueto servizio. Di passaggio noto che anche il Mirtillo è in fioritura ed espone grappoli biancastri a forma di calici rovesciati dove si inserisce un bombo goloso e peloso. Credo che farei altre scoperte se procedessi, ma è tempo che mi sdraii per non affaticare l’anca rifatta mercoledì. Essere una donna ‘bionica’ non mi lusinga: preferisco considerarmi una donna ‘risanata’ come quella dell’ode scritta da Ugo Foscolo nel 1802 per la guarigione della contessa milanese Antonietta Fanagni Arese (con la quale anni prima aveva avuto una relazione). Bando ai ritorni scolastici, che comunque non mi disturbano riservo l’ultimo sguardo al Fico – nato da solo a protezione delle Ortensie – che ha allargato le foglie palmate in altrettante mani vegetali, simboli di offerta e/o protezione. C’è davvero da commuoversi davanti allo spettacolo e alla lezione della natura. Magari riflettendo sul significato della parola ‘eden’ anche nella accezione terrena, a prescindere da quello nell’Antico Testamento.

Profumo di casa

Mentre faccio la mia ultima colazione in clinica, tra il caffelatte e le fette biscottate ci sono le immancabili confetture, una di ciliegie che mi riporta a casa: mi chiedo come starà il mio albero da frutta, fotografato durante la splendida fioritura. Forse quest’anno gusterò i prelibati frutti, se le piogge abbondanti non hanno compromesso l’impollinazione, o se le formiche non daranno filo da torcere alla nascita delle ciliege. Durante il mio soggiorno, camuffato da “vacanze sanitarie’ ho pensato spesso a casa, che è la mia destinazione preferita. In passato non pensavo che mi sarei affezionata tanto a dove abito, inteso come ambiente e come casa di proprietà. Se non erro, mi risulta che l’Ariosto avesse fatto affiggere all’ingresso di casa sua la scritta ‘Parva sed apta mihi’ = Piccola ma adatta a me che adotto anch’io, modificando l’aggettivo ‘parva’ in ‘vasta’ perché la mia non è affatto piccola ed anzi più che abbondante per una persona sola al momento, sebbene ne abbiano goduto mamma e figlio. Magari in futuro tornerà ad essere ripopolata, ma adesso è il regno su misura mia e dei miei ‘conviventi’: gatti, fiori, uccellini. Ogni angolo esterno reca la mia impronta ed anche l’interno è distribuito secondo le mie esigenze, che sono quelle di una scrittrice del quotidiano e dell’attualità, come emerge dal mio blog verbamea. Di primo pomeriggio sarò a casa: potrò tornare a coccolare i miei gatti, fotografare i miei fiori, respirare il profumo delle mie cose. Sono tornata: avvolgente il profumo del glicine. Se non è delizia questa…

Domani è un altro giorno

Sono in ospedale (mercoledì 10), anzi clinica Villa Berica a Vicenza, in attesa di artoprotesi anca destra. Succederà in tarda mattinata, essendo entrata per ultima. Sono arrivata alle sette come richiesto, accompagnata da Saul che come me ha dormito poco. Sbrigate le pratiche per l’accesso, adesso non mi resta che aspettare il mio turno (sono la terza che stamattina si gioverà del robot Mako). Occupo la stanza numero 13 del terzo piano e mi guardo attorno. Due letti, il piccolo televisore in alto; il crocefisso sopra la porta dei servizi sembra vigilare su di me (la mia compagna di stanza è in sala operatoria). Per fortuna c’è una predominanza di celeste che rasserena, in varie nuance: le pareti, gli armadi, lo schienale di sedie e letti, il camice carta di zucchero che mi hanno fatto indossare, il pavimento di piastrelle color acquamarina…mi riportano al mare, dove mi auguro di tornare, camminando leggera sulla sabbia. Stamattina pioveva, adesso non mi pare. Penso ai miei gatti che non mi vedranno per tre giorni – se tutto va bene – affidati alle cure di Marcella e di mio figlio. I canarini oggi resteranno in ripostiglio dove canteranno lo stesso, credo. Ripasso a mente i miei fiori e non vedo l’ora di sedermi sotto il glicine, visitato dai bombi laboriosi. Ieri è sbocciato un Iris selvatico blu intenso e seguiranno a breve gli altri fiori ancora chiusi: spero di godermi lo spettacolo la settimana prossima. L’attesa è abbastanza ansiogena, ma finalmente arriva il momento di entrare in sala operatoria, che si trova al quarto piano ed è piuttosto fredda “per tenere a bada i germi” mi rassicura un sanitario. Altri controlli e firme – che non finiscono mai – finché mi viene fatta l’anestesia epidurale che in pochi minuti mi desensibilizza metà del corpo dalla pancia in giù. E passo nelle mani del chirurgo, coadiuvato dall’equipe e dal robot Mako. Sono nel complesso calma e fiduciosa: sento il dottor Grano avvitare, battere con un martello, trapanare… finché chiede ‘lo stelo’ che mi riporta agli amati fiori (anche se in questo caso è un elemento della protesi). Con questo cenno di natura e di bellezza, sento che l’intervento è andato bene. Grazie a chi si sta occupando di me. Domani è un altro giorno.

Buona Pasqua 2024! 🥚🌷🌿

Buona Pasqua ai miei Lettori! Il cambio dell’ora mi ha rallentato e scopro, a ridosso del mezzodì che devo ancora progettare il post odierno. Tra messaggi e telefonate il tempo è volato. Ho appena messo in forno una ‘Millefoglie di zucchine’ per stare leggera, tanto ci penseranno focaccia e uova di cioccolato ad alzare i valori. Perciò oggi posto una poesia che mi è venuta ieri sera, osservando i miei fiori e riflettendo sulle turbolenze meteorologiche, e non solo. Tra l’altro, il fiore è un simbolo della primavera e della rinascita, come dice Fabrizio Caramagna nel suo pensiero che condivido e riporto: “Che la pasqua ci insegni a entrare nel fiore della primavera, a rinnovarci, ad accogliere più che giudicare, a covare un uovo di luce dentro la nostra anima”. Tulipani rossi e gialli Sul tetto del vicino/tubano/le tortore,/mentre in giardino/sono sbocciati/i tulipani variopinti/diritti e impettiti/come soldatini./Il ciliegio giapponese/con cautela/si veste di rosa/mentre la camelia/di rosso è esplosa./Le pratoline sono/dell’erba le regine./Il risveglio della natura/rincuora… più lento/l’adattamento agli umori/del tempo, per non dire/dei guizzi dell’umore e/dei fremiti del cuore./A Pasqua si cambia!// 🌷🌿🥚

Fiori e Poesia

Oggi 20 marzo equinozio di Primavera, evento astronomico che sancisce l’ingresso ufficiale della stagione primaverile nell’emisfero boreale. Non entro nel merito sul perché la data cambi ogni anno, invece ricordo che la parola equinozio deriva dal latino ‘aequus’= uguale e ‘nox’= notte, ovverosia la durata del giorno è uguale a quella della notte, 12 ore. Lasciando l’ambito scientifico, oggi è anche la Giornata Mondiale della Felicità che nel mio caso è favorita dai fiori, bene per gli occhi e per l’animo. Mi concentro su ciò che vedo a metro zero, cioè a casa mia. Nelle fioriere sono sbocciati i giacinti e alla base del glicine c’è un’isola enorme di viole. Il pesco selvatico si sta vestendo di rosa ed è sbocciato il primo tulipano giallo, il mio colore preferito. L’erba cresce a vista d’occhio. Da un paio di giorni sento delle tosaerbe in servizio e dovrò provvedere anch’io. Le piogge dei giorni precedenti hanno fatto cadere i petali delle piante da frutto in fiore, mentre fioriscono un paio di ‘selvatici’ che si sono ‘accasati’ tra la siepe di fotinia che ha emesso le foglie color mattone che mi piacciono tanto. Tra un po’ sarà una meraviglia fare il giretto mattutino per il giardino a caccia di esemplari da immortalare. Raccolgo anche qualche piccolo bouquet da mettere accanto al quadro di mia madre che come me amava i fiori. Adesso che ci penso, mi sarebbe stato congeniale il nome Fiore… ma tutto sommato meglio che sia incarnato dal mattatore Rosario Fiorello. Avrei portato volentieri anche Flora, Ortensia, Margherita, Iris …e giù con l’elenco, per indicare quanto sia spiccata la mia simpatia per queste creature. A proposito, un fiore è il protagonista della poesia che è stata selezionata per la Rassegna POESIA dalle terre dell’Alpe Madre – Monte Grappa in versi. È intitolata Il Geranio Color Corallo. La leggerò sabato 23 ore 15, durante lo spazio dedicato a ‘I Poeti si raccontano’ nella Tenuta Baron, via san Pio X, 17. Per chi ama fiori e versi. 🌷

Previsioni grigio-rosa

Oggi giornata invernale, sette gradi sotto il portico: umido, niente sole, previsioni grigie. Sono preoccupata per la mia ‘limonera’, potata quindici giorni fa quando faceva quasi caldo. Adesso dovrei concimarla, ma forse la rimetto dentro il garage, sotto le finestrelle dove ha trascorso gli ultimi mesi, perché le previsioni meteo non sono buone. Intuisco le preoccupazioni di chi lavora in agricoltura e deve combattere con il clima sempre più bizzoso, con conseguente rischio delle colture. Anche allevare api è diventato problematico e le aziende agricole sono in sofferenza. Un amico di mio figlio l’ha chiusa e mi spiace non poter più gustare i prodotti che mi arrivavano a casa profumati di terra e di sole. Non ho ricette da dare al riguardo, salvo provare nostalgia di un tempo che fu, quando bastava l’autoproduzione. Ricordo l’orto di mio zio Geremia – Miuti per i familiari – dove c’era il ben di Dio, piccoli animali compresi come galline, conigli e nella stalla una sola mucca. Dal ripostiglio sul lato est della cucina che dava sull’orto, si ergeva maestoso un fico che sembrava il custode silenzioso del desco familiare dove non mancava mai la polenta da tagliare a fette con lo spago. Mio padre faceva il commerciante, sono stata solo sfiorata dalla cultura e coltura contadine. Però riconosco i prodotti naturali e posso permettermi un mini orto su misura…che affiderò alle cure di chi se ne intende. Io mi occuperò di fiori, mentre delego mio figlio a seguire le poche piante da frutto: il ciliegio, il susino, il melo, il melograno e l’albicocco che è sempre il primo a fiorire. La ‘limonera’ è diventata di mia proprietà. Fragole, lamponi, mirtilli e more spero forniranno i gustosi fine pasto. Beh, a parlarne mi è venuta l’acquolina in bocca. Vado a rivedere le foto, per gustare l’occhio in attesa di deliziare il palato.