Peonie di Maggio

Prima delle otto, stamattina la temperatura era di 12 (dodici) gradi, a Maggio inoltrato. Sono disorientata, con le prove a portata di mano delle conseguenze della perturbazione metereologica: alla base del ciliegio c’è una moria di piccoli frutti abortiti dalla pianta madre, a causa delle frequenti piogge. Come l’anno scorso, anche quest’anno dovrò accontentarmi del ricordo che i polposi frutti mi hanno donato nel passato. Per consolarmi della perdita in casa, domenica 26 Maggio farò una capatina alla 33esima Mostra della Ciliegia di Maser (tempo permettendo) nella storica Villa Barbaro. Poca soddisfazione anche dalle fragole che risultano al palato annacquate. Nei supermercati, i rincari per frutta e verdura sono tangibili. Per il settore fiori, sto tenendo d’occhio un gruppo di Peonie a lato dell’ingresso che finalmente si sono sviluppate, dopo averle cambiate di posto: almeno una ventina di boccioli rosa svettano, appoggiandosi alla griglia di sostegno condivisa con una Rosa antica, anch’essa tardiva. Un prossimo violento acquazzone potrebbe sgualcirle, prima ancora che si aprano del tutto. Il nome della Peonia deriva da Peone, il medico greco degli dei. Secondo la leggenda, Peone utilizzò il fiore per guarire una ferita di Plutone e per ringraziarlo, il dio gli fece dono dell’immortalità, trasformandolo nel fiore della Peonia. In Giappone il fiore è simbolo di lunga vita. Nel buddismo è sinonimo di dolcezza, perché ovunque il giovane Buddha metteva piede, le Peonie fiorivano. Chiamata anche “la regina d’Oiente” o “rosa d’Oiente”, è fiore molto apprezzato nella cultura orientale, soprattutto in Cina. Suppongo che anche dal fiorista i rincari siano un dato di fatto. l’Italia importa fiori da diversi Paesi, soprattutto dall’Olanda, un centro nevralgico per il commercio di fiori recisi a livello mondiale. Io non rinuncio ai miei bouquet casalinghi che compongo con fatica in questo periodo. Ma quando ci riesco, ammetto che è una grande soddisfazione distribuire per casa elementi di bellezza, profumo e discrezione. 🌺

17esimo post a quattro mani: con maschera e boccaglio al Reef

All’esame di terza media, per Educazione artistica avevo fatto un disegno che rappresentava il fondo del mare come me lo immaginavo. Tramite vocale, Manuel mi informa che lui lo ha visto davvero, il fondo del mare-oceano, con una varietà di pesci coloratissimi. Resto senza fiato dalla meraviglia che mi trasmette, raccontandomi la terza giornata del suo tour alle Fiji. La chiusura del suo narrare la dice lunga: “Mi ritengo molto soddisfatto”. Mi concentro sul pezzo forte: con maschera e boccaglio – che Manuel non ha mai usato, perciò beve tanta acqua salata – esplora un pezzo di Barriera Corallina (Reef) popolata da un’infinità di pesci coloratissimi e di coralli. “I colori dei pesci sono una cosa fenomenale, alcuni sembravano un fotomontaggio, una piccola manta che è un arcobaleno di colori, pesci di tutte le forme misure e colori, uno con delle pinne lunghe che sembravano delle vele, dei mini anemoni, qua e là, tra il verde e il celestino. Ho visto anche alcuni coralli, non rossi, tra il blu e il celeste, alcuni che viravano al giallo-arancione… belli belli belli”. Sono senza fiato per questo tuffo sott’acqua. Una volta che il nostro esploratore subacqueo viene ripescato dal barchino, ritorna in porto, prende la corriera e raggiunge l’ostello/albergo, dove il ragazzo alla reception gli consiglia un piatto… di pesce, con crema di cocco che Manuel definisce “Una cosa buona buona buona veramente”. Che dire, sono senza parole per lo stupore e l’ammirazione. Oggi è venerdì, giornata di pesce. Mi preparo la trota al cartoccio, pensando alle meraviglie del mare/oceano.

Germogli e Valori

Nella luce dorata del tramonto i Geranei mi sembrano ancora più belli. Li ho rinvasati ieri pomeriggio, perché in tre settimane sono cresciuti parecchio, intendo quelli comperati di recente: uno viola, uno rosa carico e uno rosso corallo. Quelli che hanno superato l’inverno si stanno riprendendo. Mi piace osservare l’evoluzione dei fiori, partendo dai germogli. La parola germoglio mi è cara, tant’è che fa parte del titolo del mio penultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori. Ma un altro motivo più recente me la rende speciale. Ho letto il libro ‘Ti racconterò tutte le storie che potrò’, di Agnese Borsellino, dedicato al marito Paolo, ucciso con i poliziotti della scorta il 19 luglio 1992 a Palermo. Scritto insieme con Salvo Palazzolo, è il racconto toccante della moglie che ricorda momenti trascorsi con l’uomo della sua vita, innamorato della famiglia e del suo lavoro. Spesso si rivolge a lui, come se fosse ancora vivo, mettendo in luce aspetti privati del suo compagno. “Mentre sorgeva il sole lui si accorgeva di un nuovo germoglio nelle piante sistemate con cura sul balcone della nostra casa di via Cilea. Sorrideva, rideva anche di gusto. E accarezzava i nuovi germogli”. Agnese Piraino Borsellino è morta nel 2013, a causa della leucemia. Una donna straordinaria, accanto a un uomo fuori del comune che tuttavia si comportava come una persona comune, in grado di apprezzare le piccole gioie della vita, perché Paolo diceva “In ciascuno di noi alberga il fanciullino di pascoliana memoria”. Ecco, che un uomo ami i fiori è già singolare, ma che consideri i germogli appartiene a un’altra specie. D’altronde tutta la vita del magistrato, pur breve e spezzata testimonia quali fossero i suoi valori. Naturale che Agnese aspettasse di “vederlo spuntare da un momento all’altro, con la tua bicicletta, il pane nel cestino e il braccio destro in alto mentre fai il segno di vittoria con la mano”. Voglio sperare che tanti germogli continuino a sbocciare nel nome di chi ha amato la vita e l’ha drammaticamente persa.

Festa della mamma

Oggi è domenica: respira, rallenta e lascia spazio alla gratitudine. È un bel consiglio che ho trovato tra “Le frasi del buongiorno”. Oggi è la 62esima Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni e La Festa della Mamma (che inizialmente cadeva il giorno 8). Quando la vocazione religiosa e quella genitoriale sono scelte di vita, credo che la gratitudine ci stia tutta. Quello che importa è lo spirito di dedizione agli altri, che siano consanguinei o meno. Sul ruolo di mamma potrei scrivere un libro, ma non ci penso proprio. Sul piano della fotocopiatrice in studio ci sono due foto: quella di mia madre Giovanna e quella che mi ritrae insieme a mio figlio bambino sulla gradinata del Tempio del Canova (allora abitavo a Possagno). Sento che devono stare insieme, perché riassumono il ruolo che entrambe abbiamo interpretato, con buona pace dei risultati. Diversi contati femminili non hanno generato, tuttavia sono dotate di spirito materno ammirevole. Vale anche il contrario, laddove ci siano dissapori o troppo amore tra madri e figli. Una persona di chiesa cattolica ha molti figli spirituali, suppongo molte più possibilità di sbagliare ma anche di essere amata. Non so se il calo delle vocazioni religiose sia da attribuire anche alla gestione della prole. In ogni caso, la gratitudine è un sentimento che merita di essere riabilitato in ogni ambiente, sia privato che pubblico. Rallentare, come da consiglio iniziale non può che favorire la consapevolezza, base per un rinnovamento. Chiudo in Poesia con una filastrocca del grande Gianni Rodari: Per la mamma Filastrocca delle parole:/si faccia avanti chi ne vuole./Di parole ho la testa piena,/con dentro “la luna” e “la balena”./Ma le più belle che ho nel cuore,/le sento battere: “mamma” , “amore”.// 💞

Calla o Giglio del Nilo

La Calla è uno dei fiori più eleganti che esistano. Il suo nome significa ‘bello’ ed è un simbolo di prosperità e di bellezza materna. Si racconta che i suoi fiori siano nati dal latte materno di Era, dea della creazione e della terra. Nella mitologia, quello stesso latte materno ha dato origine alla Via Lattea che vediamo in un cielo stellato. Nella mitologia romana, la Calla è simbolo di virilità e di amore passionale, per la forma dello spadice al centro del fiore. La sua forma a imbuto e l’odore gradevole le conferiscono un inestimabile pregio nel mondo floreale. Originaria del Sudafrica, fiorisce da metà primavera a inizio estate, ai bordi di laghetti, stagni e ruscelli. I fiori sono utilizzati anche recisi e si mantengono freschi per molti giorni. Le foglie sono grandi e verdi, a forma di freccia. I giardinieri dei primi del ‘900 chiamavano la Calla “Il fiore della linearità modernista” perché, con le sue linee composte e semplici, interpretava perfettamente l’idea di sobrietà. La Calla divenne così il simbolo del periodo Liberty. Io amo tutti i fiori. Anni fa, a Caorle ho fotografato una bellissima Calla, cercando di coglierla da sotto. Ne è scaturita una poesia che ho inserito nella mia raccolta Natura d’Oro che riporto. Calla La tua forma/rammenta/un calice d’eleganza/un cocktail di prelibatezza/un battistero naturale/dove immergere/pensieri grigi/e prelevare/una collana di perle.//Su Instagram ho postato il quadro di Noè Zardo che ha dipinto un gruppo di Calle Soavi, utilizzando “i pastelli acrilici abbracciati dai preziosi oli”, perché un pittore è anche un poeta.

Tempo di fragole

Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!

Compleanno…recuperato! 💐

Mi sento in colpa, vergognosamente in colpa: ho dimenticato il compleanno di Lisa, che era quattro giorni fa. Lei, creatura discreta e dolce non me l’ha ricordato e io ci sono cascata. In effetti il 29 mi ricordava qualcosa, ma in questo periodo sono presa da storie di cani. Anche lei ne ha una, Nina, una bassottina nera che è un amore, soprattutto da quando in casa è entrata Viola, una gattina recuperata qualche mese fa da Roberta, la sorella, più di là che di qua. È evidente che condivido con le due amabili sorelle l’amore per gli animali e per i fiori. Infatti la loro casa è un garden domestico curatissimo, innestato dall’amore per la natura di Bruna, la loro mamma che ho avuto il piacere di conoscere. Comunque l’incontro con Roberta risale a qualche anno fa ed è stato favorito dalla letteratura. È andata così: andavo a Savona per la premiazione del Concorso Letterario Insieme nel Mondo, viaggio piuttosto lungo con partenza da Castelfranco, dove conosco Lisa diretta a Como. Lei mi dà subito una mano, perché sono piuttosto impacciata a destreggiarmi tra orari, cambi, pensiline e quant’altro. La cosa rassicurante è che tornerà tre giorni dopo, giusto come me che facevo quel viaggio per la prima volta (ne seguiranno altre due). Ritrovarsi e parlare durante il ritorno a Castelfranco è stato così piacevole e coinvolgente… che ci siamo dimenticate di scendere e abbiamo prolungato il viaggio fino a Montebelluna dove il capo stazione ci ha rassicurato che il treno avrebbe fatto dietrofront e saremmo potute scendere a Castelfranco. Ovviamente con un po’ di ritardo. Non so se Lisa abbia raccontato subito com’è andata. Comunque è stato l’inizio della nostra amicizia, estesa poi alla mamma Bruna e alla sorella Roberta, inclusi i gatti e la cagnolina. Sono contenta che il caso ci abbia messo lo zampino, perché il seguito è stato in crescendo. Lisa e Roberta sono persone speciali che mi apprezzano e mi sostengono. Sono onorata – ancorché smemorata delle date – della loro preziosa amicizia. Auguri in ritardo, cara Lisa! 💐

Gazebo e gazebo

Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡

Il mio Eden

Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.

Iris e colombe cercasi

Amici lettori, buona Pasqua! Domenica di grandi rimpatriate, tavolate, telefonate e auguri. Non obbligatoriamente, perché non siamo tutti uguali e nella diversità c’è ricchezza. Io sono piuttosto negata per le riunioni familiari ‘di facciata’ e durante le feste ‘comandate’ preferisco mangiare meno e starmene da sola, che non significa in solitudine: coltivo i miei hobbies e alimento i contatti tramite scrittura e poesia che richiedono concentrazione e silenzio, uno stato che apprezzo. Ad esempio stamattina, appena schiusi i balconi ho sentito il bisbiglio di un uccellino e nessun’altra voce. Solo più tardi, verso le otto, il suono delle campane. Sarebbe stato il momento ideale per scrivere, ma i miei tre gatti reclamano la prima razione di croccantini. Ricevo la videochiamata di Manuel da Sydney che mi mette di buonumore. Lui ha appena finito il servizio (molti lavorano anche oggi) e gli chiedo se in Australia si festeggia la Pasqua come qua. Scambio di uova sì, ma in tono minore per il resto. Piuttosto si stanno preparando per la festa della transumanza, dato che laggiù la stagione volge all’autunno. Paese che vai… Mi invierà a breve delle foto che mi serviranno per scrivere il prossimo post a 4 mani. Esco in giardino, in rassegna dei fiori che raccolgo per farne un bouquet, magari una poesia chissà. Mi attraggono i Tulipani scuri col pistillo giallo e gli Iris viola. A proposito dell’ Iris, non sapevo che è il fiore nazionale croato, simbolo di pace tra i popoli, quanto la bianca colomba. Ci vorrebbero campi di Iris e cieli percorsi da migliaia di colombe, per fermare le guerre e ammansire certi cuori di pietra. 🪻🕊️