Bella Bassano, ma faticoso per me camminarci in questo periodo di limitazione motoria! Dovevo vedere una persona, per raccogliere la testimonianza sui suoi trascorsi scolastici: incontro andato solo in parte a buon fine, come un altro saltato. Non me ne dolgo, ma l’anca artrosica sì, purtroppo! Raggiungere piazza Libertà significa lasciare l’auto nei pressi del parcheggio santa Caterina, salire per la scalinata a Otto eccetera, scendere per una delle vie laterali e finalmente trovarsi nel cuore di Bassano. Nel mentre scatto un paio di foto che mi servono come documentazione dello scritto. Da studente liceale percorrevo queste vie a passo affrettato, per raggiungere il Liceo Classico G.B.Brocchi, ora ubicato altrove. Ricordo l’aria pungente che saliva dal Brenta…tremenda d’inverno, mentre stamattina procura un piacevole sollievo. Dall’inizio della pandemia, molte vetrine hanno cambiato allestimento e non poche hanno abbassato la saracinesca. Percepisco un’aria triste sulla città, ma può darsi che mi sbagli. Siamo in piena estate e può essere che ci sia chi va ancora in ferie. Le mie sono forzatamente di prossimità, anzi di rivisitazione del passato migliore, quando venivo al museo con annessa biblioteca per scrivere i miei primi romanzi, dieci anni fa. Non so se è nostalgia, oppure felice realismo, stile che mi riconosce Pia. Devo prendere atto che tutto cambia, tutto scorre come l’acqua di un fiume: “panta rhei” afferma il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito. Non mi chiedo se sia bene o male: è così! Il viaggio stamattina non è stato liscio, ha cozzato contro un paio di imprevisti. Come l’acqua del fiume sulle pietre d’inciampo. C’est la vie (così è la vita)!
Categoria: Emozioni e pensieri
San Camillo e Camillo
Oggi 14 luglio è san Camillo de Lellis (Chieti, 25.05.1550 – Roma, 14.07.1614), patrono universale dei malati, degli infermieri e degli ospedali. Mi spiace non poter fare gli auguri di buon onomastico a mio cugino, Camillo Cusin, mancato prematuramente lo scorso marzo. Così gli dedico il post di oggi, in segno di affettuoso ricordo. Non ho mai scritto di santi, ma mi attrae la storia di Camillo de Lellis, giovane abruzzese poco promettente, che fonda la Compagnia dei Ministri degli Infermi ed assiste i malati fino alla morte, avvenuta nel convento della Maddalena il 14 luglio 1614. Naturalmente non dall’oggi al domani, ma dopo essere passato attraverso varie tribolazioni. Il padre lo avvia alla carriera militare, cui deve temporaneamente rinunciare nel 1570 per un’ulcera al piede. Diventa soldato di ventura a Venezia e poi in Spagna. Decide di abbracciare la vita religiosa e si fa frate cappuccino. La ferita al piede lo avvicina al mondo della sofferenza e dei malati, di cui è protettore. Interessante parabola della vita: discendente da famiglia nobile, Camillo si dedica come infermiere al servizio dei malati, sotto la direzione di san Filippo Neri. Non so se mio cugino Camillo fosse devoto a san Camillo de Lellis, descritto come un gigante. Anche Camillo aveva una statura notevole, era generoso e di animo mite. Sapeva cucinare un ottimo risotto con salsiccia e radicchio, condiviso coi cugini durante una rimpatriata qualche anno fa. Mi spiace non ci sia più, eravamo quasi coetanei. Però mi rimane il ricordo di una persona buona e silenziosa, con un nome che gli calzava a pennello.
Tecnologia ed Esperienza
Salve! Uso questa espressione augurale latina, che significa “Stai bene”, sia perché ce n’è bisogno, in generale, sia perché me la attribuisco, avendone necessità. Ieri non ho scritto il post perché avevo appuntamento con il chirurgo ortopedico per la mia anca, ormai bisognosa di protesi. Il dottor Giovanni Grano è uno specialista acclarato in questo ambito e mi affido a lui per rimediare alla mia deambulazione oramai compromessa. Ho convissuto con il problema per oltre cinque anni, affidando alle infiltrazioni di acido ialuronico la terapia conservativa della cartilagine rimanente, che nel mentre è sparita. Mi ero quasi affezionata alla ortopedia di Feltre, dove il cordiale dottor Guido Mazzocato si è preso cura della mia anca per parecchio tempo. Sapevo che sarebbe arrivato il momento… dell’intervento, perché anche mio padre dovette affrontarlo, tanti anni fa (prova che i figli ereditano anche le “magagne”). Però stavolta c’è una novità: potrei essere operata dal robot! Intervento mini invasivo, con degenza abbreviata. In generale non ho simpatia dei robot e il dottor Grano è pure un uomo piacente, ma vince l’idea di stare in ospedale il meno possibile e di fidarmi, una volta tanto dell’alta tecnologia, approdata all’ospedale san Bassiano di Bassano del Grappa (VI), nel reparto di ortopedia, di cui il dottor Grano è primario. Spero che il mio atto di fiducia venga premiato e che la mia gamba sinistra faccia concorrenza alla destra (in tempi passati muovevo i passi a tempo di valzer e di tango). Scriverò il seguito di questo post tra un paio di mesi o giù di lì. Apprezzerei molto che uno dei lettori del blog mi dicesse la sua. Salute a tutti!
Felice incontro
A mezza mattina, mentre sbircio il quotidiano seduta con Lucia su una panca bordo marciapiede, nella zona concessa dal comune al bar Mirò vedo sfrecciare due cordate di giovanissimi con i rispettivi conduttori: zaini in spalla, berrettini, magliette colorate, volti sorridenti. Il giovane che fa da guida mi saluta… è un mio ex alunno delle medie, ora impegnato nel sociale. Colto il mio stupore, si trattiene a darmi informazioni riguardo al tempo passato, chiarendo che ha pure un fratello gemello. Per Lucia, fisionomista e più giovane di me le cose vanno meglio, tant’è che riconosce tutti. Tuttavia qualcosa si mette in moto nella mia mente e riemergono dal dimenticatoio volti di ragazzini, cresciuti e diventati ora uomini. È una soddisfazione constatare che non si siano scordati della loro insegnante. Il tempo di scambiare due chiacchiere e un’altra comitiva giunge dal lato opposto; la conduce una sgambettante ragazza riccioluta che vedo da dietro, anche lei un’ex brava alunna di una decina di anni fa. Lucia si informa sulle ragioni del movimento e scopro che è in corso… una caccia al tesoro paesana! Che meraviglia – penso tra me e me – magari mi fosse capitato di partecipare a un’escursione del genere, per conoscere il paese, anche nei suoi anfratti! Forse oggi possiamo chiamarlo “Turismo di prossimità” e quello che attrae è che sia finalizzato a conoscere ed apprezzare ciò che abbiamo a portata di mano. A costo zero e grazie all’impegno di tanti giovani cresciuti bene, come Anna e Samuele, incrociati stamattina per le vie del paese.
Confidenza
Meno tre giorni alla presentazione del mio ultimo impegno letterario, il romanzo a sfondo biografico Il Faro e La Luce. Confesso di essere un po’ sulle spine, anche se è una situazione per me non nuova. Però stavolta non è solo lavoro mio, perché ci confluiscono le energie di altre persone: Noè ha progettato la bellissima copertina, Francesco ha elaborato l’interessante prefazione, Massimo mi ha inviato le mail su cui ho edificato la storia, Alberto ha scritto un pezzo da manuale, Lidia ha testimoniato da sensibile docente, Gigliola da ex alunna ammirata… insomma, partita da sola mi ritrovo in piacevole compagnia che merita giusta considerazione. Quindi conto sulla risposta del pubblico, per condividere la soddisfazione del lavoro di squadra. Senza contare quello che ho previsto per la serata, che sarà improntata a varie forme espressive, grazie al contributo delle persone che allieteranno l’incontro. La vostra presenza è importante! Perciò, cari Castelcucchesi e non, veniteci a trovare giovedì 8, in Centro Sociale, ore 20.30) (Entrata gratuita senza prenotazione, nel rispetto delle norme anti-covid)
Bellezza o Conoscenza?
Di domenica mi rifiuto di parlare di cronaca nera, anche se è un ambito mai sguarnito di fatti. Piuttosto mi colpisce un pensiero di Corrado Augias, sentito durante un’intervista, che contraddice il famoso convincimento del russo Dostoevskij, secondo il quale la bellezza salverà il mondo. A parere del famoso giornalista e conduttore televisivo 86enne, è la conoscenza che salverà il mondo. Rifletto un attimo e ritengo che entrambe le tesi siano meritevoli di considerazione: la bellezza per un godimento più esteriore, fruito dai sensi; la conoscenza per l’arricchimento mentale e la soddisfazione interiore. D’altronde, non siamo un impasto di corpo e di spirito? Mi piacerebbe sapere come la pensate voi, miei cari lettori, al riguardo perché non riesco ad argomentare tanto attorno a questo dilemma affascinante. Diciamo che ho delle intuizioni, sostenute dalla conferma che mi viene dalla natura. Per esempio, stamattina Arletta mi ha mandato per Whatsapp una bellissima rosa, che solo a vederla mi si è allargato il cuore. Ero un po’ giù di tono e il mio umore è risalito, immaginando di annusare la regina dei fiori e di accarezzarne i petali vellutati. D’altro canto la conoscenza è indispensabile, per evitare di farsi male in svariate situazioni quotidiane, tant’è che non è ammessa l’ignoranza colpevole. L’ armadietto dei farmaci può diventare una bomba a orologeria, se non si fa accorto uso delle pillole. Chissà perché mi viene in mente la posizione dei no-vax, ma in questo caso credo c’entri più il pregiudizio verso la scienza, che è umana e non miracolosa; se continuo potrei sollevare un vespaio, preferisco desistere. Per questa volta mi limito a gettare un sasso nello stagno e passo il testimone a chi vorrà raccoglierlo.
Festa dei nonni
Per scrivere il mio post quotidiano, quando sono a corto di notizie cerco in internet se la giornata è dedicata a qualche evento particolare e scopro informazioni talvolta curiose, come quella di oggi, pare dedicata ai nonni e ai nipoti. Premetto che io persi i nonni da bambina e alla data attuale non ricopro a mia volta il ruolo, per cui nutro un misto di nostalgia e di ammirazione per chi si è potuto spendere in questo senso. Stamattina verso le dieci sono stata a salutare una coetanea, che di nipoti ne ha già cinque; la più grande, Margherita, a giorni sosterrà l’esame di terza media, nella unica versione del colloquio, causa misure introdotte per contenere la pandemia. La fanciulla stava al computer, ripassando qualcosa e la nonna rimestava tra le pentole, essendo una cuoca provetta che nutre diversi familiari a pranzo. Ho provato una sottile invidia, più per la nipote che per la nonna, essendo io negata per la cucina e portata a sperimentare situazioni nuove, com’è d’obbligo per i giovani. La relazione nonno-nipote è molto importante per una crescita serena, e se viene a mancare per svariate circostanze, lascia il segno, come è capitato a me che ho avuto poco tempo per godermi nonna Adelaide, cui ero legatissima. La stessa cosa è successa ad altre persone, tipo alla mia amica Lucia, assai affezionata alla nonna Marta. Per ragioni genetiche abbiamo ereditato caratteristiche simili, nel mio caso l’attitudine a scrivere, che rafforzano le nostre radici. La pianta come metafora delle origini è sempre di effetto. Idem per il proverbio correlato: “La mela non cade mai lontano dall’albero”. Anche se ci siamo frequentate poco, devo a mia nonna materna buona parte della mia personalità. Intanto cerco nonne adottive virtuose, come Gina, la nonna di Manuel, per riempire i miei vuoti. Per l’altra metà del cielo, ho dedicato il mio ultimo libro Il Faro e La Luce, a un nonno ideale, il mio professore di liceo. Pertanto auguri a tutti i nonni e le nonne: di ieri, di oggi… e di domani!
Buon Compleanno, Cristina!
Il mio blog sta per compiere un anno, precisamente alla fine del corrente mese. Non ho mai mancato un giorno di scrivere: qualche volta ho postato tardi, per impegni vari, finché mi sono stabilizzata nel primo pomeriggio. Può essere che dopo mi conceda una pausa, ma non intendo rinunciare al piacere dello scambio di pensieri ed emozioni con i miei affezionati contatti. Ultimamente ho scritto per il compleanno di persone care… dopotutto blog significa diario e dentro ci sono le trame della mia rete affettiva. Oggi è il compleanno di mia nipote Cristina, cui faccio auguri di ogni bene. Lei è una bella persona, dentro e fuori. Fisico da modella, curata senza esagerare, era informatore farmaceutico prima del prestigioso lavoro attuale che ha un corrispettivo verbale in lingua inglese, ma non me lo ricordo. Comunque non è al suo lavoro che intendo fare pubblicità, quanto al suo carattere per cui la trovo: elegante, dinamica, forte, capace di gestire in contemporanea più problematicità, che in questo ultimo periodo sono state molte, soprattutto nel privato. Amante della natura, è affezionata – ricambiata – a uno splendido Cocker di nome Cocò. Io preferisco i gatti ma vale lo stesso. Le piace come scrivo… e gradisce le mie polpette, apprezzamento che, fatto a una cuoca negata, mi lusinga. D’altronde c’è sempre tempo per imparare e per cambiare, l’età è una buona consigliera. Cara Cristina, goditi la tua splendida maturità e torna presto a trovarmi!
Rimpatriata scolastica
Ritrovarsi dopo cinquant’anni è stato emozionante! Da tanto non vedevo i miei compagni di liceo Simonetta, Bruno e Walter. Con Riki (Riccarda) e Lele (Costanza) la distanza temporale risaliva all’ultimo incontro conviviale, risalente a oltre dieci anni fa. Per fortuna vedo più spesso Amedeo, Francesco, Anna e Gigliola. Se vado al mercato a Bassano saluto Paolo al suo banco e posso intravedere Luciano diretto in biblioteca. Nadia c’è ma quasi non si vede, mentre Paola mi segue sul blog da Nazareth. A conti fatti, sono in buona compagnia: grazie amici, che condividete con me un tuffo nel passato, da cui emergo contenta e rasserenata. Il sacrificio profuso durante i cinque anni del Ginnasio Liceo mi ha forgiato il carattere e aperto l’orizzonte mentale. La location dell’attuale Brocchi è a dir poco superba: lo scoperto conta isole verdi con statue e giardinetto, l’interno si avvale di lucidi pavimenti e vani spaziosi. A un colpo d’occhio, la struttura somiglia a un castello. L’incontro con l’autore (me) avviene in biblioteca, dove i banchi sono distanziati. Prendo posto con Francesco in fondo alla sala, dove la gentile bibliotecaria Paola ha posizionato delle ortensie rose che ingentiliscono l’ambiente. Le attenzioni fanno sempre piacere. Accomodata su un banco di scuola, Adriana – che stamattina ha fatto esami – sembra una studente. Lucia è tutta presa dall’evento. Ognuno ha compilato modulo di presenza ed indossa la mascherina, compresa Roberta, la mia dottoressa che è un piacere incontrare qui piuttosto che in ambulatorio: vorace lettrice è anche una generosa critica letteraria. A pochi minuti dall’inizio, fa il suo ingresso uno spilungone riccioluto attrezzato di cavalletto e videocamera: nonostante che l’auto gli abbia giocato uno scherzetto, Manuel, mio ex super alunno non mi abbandona mai! Autografo alcune copie del romanzo Il Faro e La Luce e prende la parola quel luminare di Francesco, che fa un excursus storico magistrale degli anni Settanta, quando noi eravamo liceali del Brocchi. Io lo seguo, ricordando la persona dell’uomo e del docente che mi è caro. In chiusura, la fine lettrice Lisa legge due episodi dedicati all’uomo di scuola e di vita Armando Contro. D’obbligo, la foto ricordo con i compagni di scuola intervenuti. Dedico questo blog a chi c’era e a chi non ha potuto intervenire.
Buon Compleanno, Antonietta!
Cara Antonietta, questo post è per te! Ti immagino sotto l’ombrellone a conversare con Gigi o mentre ti godi la spiaggia ancora silenziosa di prima mattina, quando protagonista è il mare con il luccichio delle morbide onde. Finalmente l’estate è arrivata e possiamo nutrirci di ciò che la natura e il paesaggio ci offrono. Condivido “da remoto” il tuo benessere, confidando di venire a salutarti di passaggio a Bibione, appena Adriana avrà concluso i suoi impegni scolastici. Noi pensionate facciamo parte della categoria che ha dato e ora ci godiamo i frutti della semina, senza strafare, sostenendo moralmente le colleghe in servizio attivo. Ci conosciamo da una quindicina d’anni, grazie alla scuola dove siamo state colleghe, poi diventate amiche. Mi hai onorato della tua presenza, durante la presentazione del mio primo libro nel 2008, hai steso una toccante prefazione del romanzo che mi è più caro… ti sei complimentata per le mie foto: a buon titolo sei la mia sorellina ideale, che non vedo spesso ma abita stabilmente il mio cuore. La torta con le candeline è superata, ma gli auguri di buon compleanno nel giorno di Sant’Antonio te li faccio davvero volentieri: te ne mando un vagone o una nave dato che sei al mare, da distribuire secondo le tue esigenze. Con un grandissimo grazie per essermi amica. Evviva evviva evviva! Lunga vita ad Antonietta!
