Tregua e San Giuseppe

Non riesco a scollegare la telefonata Trump – Putin con l’odierna festa del papà, pensando a quanti capifamiglia si è risucchiata la guerra in corso da oltre tre anni. Pare che il lungo colloquio tra il Presidente americano e il capo del Cremlino sia andato bene: ci sarà un cessate il fuoco, ma solo parziale. L’affermazione del leader russo: “Oggi il mondo è diventato un posto molto più sicuro” non mi rassicura affatto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che dobbiamo prepararci alla guerra. Anzi no, le sue parole sono: “Entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa” che è cosa assai diversa da offesa. Se gli Stati Uniti d’America intendono toglierci l’ombrello protettivo, mi pare sensato pensare a come difenderci da eventuali aggressioni. Riarmo sì, riarmo no… intanto i droni continuano a volare sopra le nostre teste. A Gaza è finita la tregua e attacchi israeliani sulla Striscia hanno provocato oltre 400 morti, tra cui oltre 130 bambini. Sono numeri da brivido. Mi sembra che solo il Papa, dal suo isolamento ospedaliero forzato al Policlinico Gemelli pensi seriamente alla Pace, invocando la Misericordia di Dio tramite la Madonna, Regina della Pace. Sono disarmata sull’argomento e fatico a tenere viva la Speranza, come risaputo “ultima dea”. Il mito greco di Pandora andrebbe attualizzato, perché il vaso contenente tutti i mali del mondo, anziché svuotarsi ne ha introdotti altri, a getto continuo. Vorrei che fossero finalmente versate lacrime di gioia, perché delle altre tracimano i fiumi. Magari San Giuseppe, il modello di tutti i papà può fare un miracolo.

12esimo post a 4 mani: Blue Mountains

Manuel mi aggiorna sull’escursione spettacolare che ha fatto nella sua giornata di riposo. Due orette di treno per dirigersi verso le Blue Mountains nella regione Patrimonio dell’Umanità a ovest di Sydney, nota per la sua straordinaria bellezza naturale, le imponenti formazioni rocciose e i territori incontaminati. Gli chiedo subito cosa c’entri il colore blu e questa è la sua risposta: “Quando c’è tanto caldo, essendo la zona boschiva ricoperta da varie specie di eucalipti, dalle foglie e dai legni si genera l’evaporazione dell’olio di eucalipto che crea una nebbiolina celestina, con sfumatura blu-indaco, particolarità da cui il nome”. Le mie narici si espandono, conoscendo le proprietà balsamiche della pianta. Il colore blu poi è il mio preferito, spesso in combinazione con il giallo. Tralascio la simbologia, ma mi ci trovo pienamente. Manuel mi invia delle foto suggestive, precisando che: “Col cellulare son quasi sicuro che non si veda granché; con la macchina fotografica grazie a un filtro a posta conto di avere un po’ enfatizzata la nebbiolina che si vede a occhio nudo”. Esperienza sensoriale anche a livello dell’udito, dato che: “Nella zona scorre qualche torrente”. Sottolineo che tutte le informazioni mi arrivano mentre l’ingegnere/cameriere – perché nella vita bisogna saper fare di tutto – sta tornando in treno. Gli chiedo come va con l’inglese e mi risponde molto bene (noi ovviamente comunichiamo nella lingua madre, l’Italiano oppure in dialetto). Mi torna in mente il pensiero di Francesca che aveva sottolineato sul blog i vantaggi di questa esperienza australiana: un bagaglio di conoscenze e di esperienze di inestimabile valore. Umanizzate dallo scambio. Grazie Manuel!

‘Missione dal Paradiso’, commedia

Pomeriggio festivo dedicato all’evasione. La Filodrammatica Pio X Possagno – nata nel 1992 – presso il teatro dei Padri Cavanis a Possagno presenta la commedia brillante in tre atti ‘Missione dal Paradiso’ di Antonella Zucchini, adattamento e regia di Elia Dalla Zuanna. Ho abitato nel paese del Canova e conosco quasi tutti gli interpreti, due molto bene: Sara Cunial, nei panni di Serafina e Magda Ferraro in quelli di Cesira, entrambe bravissime. Ambientata negli Anni Cinquanta, la commedia fonde sapientemente contenuti realistici con un tuffo nell’altro mondo, rappresentato da Angelo Zanesco nei panni di Gioacchino, marito defunto di Armida, tornato sulla terra per sventare il matrimonio d’interesse di Adelmo con la sua consorte. Con bonomìa è stato trattato un argomento ‘top secret’, con il contorno di rivalità femminili (tra Maria e Pia), arguzia contadina (Cesira e Giuseppe), disturbi dell’età senile (Serafina, Noemi e Teresa), vita agreste e urbana. Il dialetto alleggerisce la conversazione e la citazione di qualche vecchio proverbio aggiunge pepe alle battute. Gli oltre duecento spettatori ridono e sorridono di gusto. Cosa che di questi tempi è salutare per rivitalizzare il buonumore. Dettaglio non trascurabile: ingresso gratuito. Tra il secondo e terzo atto avviene la raccolta di offerte del pubblico. Mi auguro che sia stata all’altezza della prestazione dei tredici interpreti, che hanno donato abilità espressiva e sorrisi in quantità. Nella speranza di rivederli recitare presto in un’altra gustosa commedia.

Tangueri per il Papa

Tra le notizie riguardanti il Pontefice, tutt’ora ricoverato al decimo piano del Policlinico Gemelli mi colpisce questa: oggi pomeriggio in suo onore si esibiranno sotto il suo appartamento dei ballerini di tango. L’idea è venuta a Daiana Guspero, danzatrice di tango argentino a livello internazionale e insegnante in una scuola di Milano che ha invitato i tangueri di tutto il mondo a ballare davanti al Policlinico Gemelli. Papa Francesco apprezzerà di sicuro l’idea. Danza di origine afro-caraibica il tango. Sin dai tempi coloniali gli schiavi neri del Rio de La Plata usavano la parola ‘tango’ per indicare i loro strumenti a percussione, il luogo della danza e la danza stessa. Interessante la sua storia e anche la percezione della danza che si è evoluta nel tempo. Il tango argentino autentico – diverso dal tango da sala – è caratterizzato da una vena introspettiva incentrata sulle interazioni tra i due danzatori che potevano essere anche due uomini. Proprio il 6 Marzo scorso, ho visto la spettacolare performance dei ballerini di tango Pasquale La Rocca e Pablo Moyano durante la trasmissione Splendida Cornice. È noto che il tango è il ballo preferito di Papa Francesco che lo ha ballato in gioventù. Ospite da Fabio Fazio il 7 febbraio 2022, Bergoglio aveva detto: “Un porteno che non balla il tango non è un porteno”, dove porteno significa del porto (di Buenos Aires, capitale dell’Argentina). Insomma, un emblema come il Tricolore per l’Italia. Da ultimo, aggiungo che in gioventù sono stata una virtuosa ballerina di tango, danza che mi rappresenta bene. Non lo ballo più, ma dentro di me continua a vibrare.

Le Idi di marzo

Oggi mi butto sulla Storia, perché non ho selezionato argomenti da trattare suggeriti dal quotidiano e dal video. Del resto il 15 marzo mi frullava in testa per qualcosa che dovevo recuperare dai cassetti della memoria, che infine è riemerso: sono le Idi di marzo, il 15 marzo 44 a.C. quando Giulio Cesare, uno dei massimi protagonisti della storia viene assassinato con 23 colpi di pugnale. Aveva 56 anni, era all’apice del suo potere e stavano per eleggerlo imperatore. Tra i congiurati anche Bruto, suo figlio naturale. Da studente e poi anche da insegnante, avevo un occhio di riguardo per la Storia tra le materie scolastiche e sempre mi sono rammaricata di poterle dedicare solo un’ora del mio ‘pacchetto’ di 12 ore settimanali. Il mio ambito era e rimane la Letteratura, ma quando i due orizzonti culturali si incontrano nasce la scintilla. E’ successo con Giulio Cesare, ‘Pater Patriae’ apprezzato anche come scrittore e tradotto al Liceo classico in svariate occasioni. E’ autore del De Bello Gallico (Le guerre galliche) e del De Bello Civili (La guerra civile), nelle quali narra con chiarezza ed immediatezza le imprese militari. Redatto come un diario di guerra e in terza persona, il De Bello Gallico intende essere uno strumento per difendere la propria persona e la propria condotta politico-militare. E’ risaputo che fosse amato dai suoi soldati, era anche amato dal popolo che aveva cercato di favorire con le sue riforme. Perfino nel suo testamento aveva lasciato trecento sesterzi ad ogni membro del proletariato urbano e ai legionari. Condannato per la sua megalomania, esecrato come prototipo del tiranno, Cesare nei secoli è stato tanto odiato, quanto amato. Il suo ‘tirannicidio’ a tutt’oggi viene considerato imperfetto. Dalla politica mi tiro fuori, però mi è rimasta la simpatia per lui come scrittore: facile da tradurre, va subito al sodo, spianando la strada della comprensione. La semplicità nello scrivere, a mio dire non è un obiettivo di partenza, bensì di arrivo. Credo che Giulio Cesare mi abbia influenzato nell’adottare uno stile lineare nello scrivere, sostenuto poi da altri Maestri più vicini nel tempo. La sua tragica fine ha ampliato l’enorme fama che si era guadagnato in vita.

Fiori terapeutici

Giornata partita male: mi sveglio presto e piove a dirotto. Avrei fatto meglio a restare a letto, anche in considerazione che oggi è la Giornata Mondiale del Sonno/World Sleep Day. Invece mi alzo, corrucciata perché manca il sole. Sono dubbiosa sul prosieguo della giornata e dopo colazione mi metto al computer: Ben, Rex, Flavio e Mariuccia mi tengono compagnia. In realtà è come se scrivessi una storia a sei mani, perché di uno filtro i vocali e della sorella i messaggi. Ho tracciato il percorso di una storia di cani, Ben e Rex appunto che passano dal canile alle cure amorevoli delle persone. La novità del soggetto mi stuzzica e spero ne uscirà qualcosa di buono. Verso le nove – piove ancora – qualcuno suona il campanello: è Reginaldo che mi porta due uova di una gallinella che va a deporle tra le sue balle di fieno. Sono piccole e bianchissime, un dono della natura. A metà mattina si può uscire, ma con l’ombrello. Capatina al bar e rapida occhiata al quotidiano locale dove scarto tutti i titoli dei servizi, senza trovarne uno meritevole di post. Una cliente mentre sorseggia il caffè confida che col brutto tempo il cane “sa da freschin” espressione dialettale veneta, intraducibile al momento in italiano, se non con “odore di pesce non fresco” e “odore da canali quando l’acqua è bassa”. Interpellata, opto per “sa un odore sgradevole” ma convengo che non è la stessa cosa. Mi piace quando il bar si veste da biblioteca. Passo in cartoleria e prendo la Repubblica con annesso settimanale, di recente innovato ma non in meglio, a mio dire. Torno a casa e non piove più. Sbircio nel vaso di fiori sotto il portico e noto che sono sbocciati tre Giacinti gialli e uno rosa. A loro la pioggia ha fatto bene. E loro fanno bene al mio umore. 🪻

Lego, non solo giocattoli

Sarò sincera: da bambina non ho mai giocato con i mattoncini Lego che però ho comperato per mio figlio oltre trent’anni fa. Tra gli articoli visionati stamattina di corsa al bar, mi attrae quello dal titolo: Lego, mattoncino tutto d’oro La nuova vita con tech e arte accompagnato dalla foto di un mattoncino del set Girasoli ispirato a Van Gogh, nato dalla collaborazione con il Van Gogh Museum di Amsterdam. La didascalia della foto dice testualmente: “Le costruzioni Lego si sono evolute da semplici giocattoli fino a diventare sculture o riproduzioni di famosi dipinti”. Per me è una cosa più che buona, quanto mi sarebbe piaciuto giocare da bambina con questi mattoncini! Non so se è un caso che la foto di un girasole, da me fotografato anticipi i miei post quotidiani. Ho avuto il piacere di fotografare degli esemplari che rincorrono il sole vicino casa ed anche di riceverne un mazzo in omaggio, durante la presentazione di un mio libro a Cavaso del Tomba, esperienza di anni fa che ricordo con piacere. Tornando alla Lego, i mattoncini hanno regalato al colosso danese un anno d’oro con l’aumento significativo dell’utile netto. Non mi sorprende che la capacità produttiva si sia espansa negli stabilimenti esistenti in Messico, Ungheria e Cina, con nuove fabbriche in Vietnam e negli Stati Uniti. In Italia, Il negozio Lego più grande, con una superficie di 270 metri quadri si trova a Milano. Nelle vetrine sono esposte le sculture di Riccardo Zangelmi, unico scultore ufficiale della Lego in Italia. Il più grande negozio Lego al mondo si trova a Sydney dove ha festeggiato il suo primo compleanno lo scorso novembre. Dirò a Manuel di farci una capatina… e magari farmi sapere le sue impressioni. 🌻

Tulipanomania

Sento per televisione parlare della fioritura dei tulipani nel Parco Giardino Sigurtà, a Valeggio sul Mincio (VR), a 8 km da Peschiera del Garda. Ci andai con mia mamma diversi anni fa, grazie a una gita organizzata. Era maggio e faceva caldo. L’attrazione di entrambe per i fiori meritava il sacrificio della coda all’ingresso e la fatica della lunga camminata attraverso le varie zone dedicate. Data l’età avanzata, lei prese il trenino. È stata una bella esperienza, un’immersione nella natura, nonostante qualche disagio. Un po’ di storia del Parco Giardino: deve il nome alla passione e devozione di Giuseppe Carlo Sigurtà, industriale farmaceutico. Egli nel 1947 acquistò una tenuta di 50 ettari che trasformò in Parco Giardino e nel 1978 la aprì al pubblico. Ha una superficie di 600.000 metri quadrati e si estende ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del lago di Garda. La durata media della visita è di mezza giornata, il prezzo del biglietto Adulti di € 18. Il periodo migliore per visitarlo è l’autunno, ma è dai primi di marzo che si può assistere alla Tulipanomania: un milione di tulipani di varie forme e colori fioriscono, distribuiti in zone diverse per sorprendere il visitatore. Pianta originaria dell’Asia centrale, venne introdotta in Olanda nel XVII secolo, grazie al botanico Carolus Clusius che piantò i primi bulbi nei suoi giardini a Leida. Non a caso, la maggior parte delle specie proviene dai Paesi Bassi. Il tulipano è uno dei miei fiori preferiti, forse il primo della lista: con il calice che si apre al mattino e si richiude la sera, rispecchia un po’ il mio temperamento, aperto e riservato a un tempo. Che non abbia profumo è anche meglio, dato che sono molto sensibile agli odori. Per la simbologia, pare che il tulipano sia il simbolo delle relazioni perfette ed equilibrate. Attendo con ansia che fioriscano i miei tulipani in giardino: gialli, rossi e viola. 🌷

DIPINTO CONTESO

In questo periodo di perturbazioni mondiali, accantono l’attualità sconcertante e presto attenzione a ciò che riguarda il mondo dell’arte. Sfogliando i quotidiani di oggi al bar mi cattura una notizia che poi leggo anche sul tablet: Trovata una Madonna del ‘500 rubata a Belluno, ma la proprietaria inglese non vuole restituirla. Il dipinto, opera di Antonio Solario (1465 circa – 1530), pittore di scuola veneziana, era stato sottratto al Museo Civico della città veneta nel 1973. Venduto in Gran Bretagna al barone de Dozsa, si trova ora a Norfolk e Barbara de Dozna, vedova del barone se ne professa “legittima proprietaria”. Nonostante le pressioni dell’Interpol e dei Carabinieri italiani, le operazioni di rimpatrio dell’opera sono rallentate. Acquistato nel 1872 dal Museo Civico di Belluno, l’opera è rimasta nella città veneta fino al 1973, quando fu trafugata da una banda di ladri insieme ad altre opere, alcune recuperate poco dopo in Austria. Ma non la Madonna con bambino, acquistata in buona fede dal barone (sulla buona fede magari avrei qualche dubbio). Ci sarebbero gli elementi per scrivere un racconto giallo, fors’anche un romanzo. Del resto non è la prima volta che succede e mi auguro che l’opera contesa ritorni dove era in origine. Non sono un’esperta d’arte, tuttavia sono attratta dalla bellezza della natura e delle opere umane. In via teorica, accanto al Liceo classico frequentato da ragazza, suppongo che mi sarei sentita a mio agio anche in quello artistico. Adesso rimedio alla mancanza, coltivando il bello in tutte le sue declinazioni. Il quadro mi trasmette una doppia sensazione: di equilibrio e di serenità, frutto anche delle tinte combinate di giallo e di viola. Il volto della Madre di Dio è dolce, quello del Bambino umano. Nel riquadro sullo sfondo si nota un paesaggio con un ponte, sicuramente metafora di qualcosa. Chissà dove il barone e consorte hanno posizionato il dipinto, immagino in una zona privilegiata della loro aristocratica dimora. Non ho argomenti per convincerli che l’Arte è patrimonio di tutti. Trovo grande attualità la frase di Gianluca Sonnessa “L’arte non può salvare il mondo, ma forse può convincere le persone che qualcosa da salvare è rimasto”.

Insegnare oggi

C’è da rabbrividire a leggere certe notizie, come l’aggressione ai danni del professore di musica Sergio Orlandi, 60anni, da parte di uno studente 14enne, ripetente, insieme a uno studente più grande a Inzago (Milano). Picchato in piazza per vendetta perché giorni prima lo aveva allontanato dall’aula. Orlandi, che è anche un jazzista di fama, intorno a mezzanotte dopo un concerto stava salendo in auto quando è stato aggredito con calci e pugni, riportando la frattura scomposta di setto nasale e mascella, oltre a numerosi lividi, con una prognosi di venti giorni. È successo la sera tra il 28 febbraio e il primo marzo; il docente ha sporto denuncia ai Carabinieri e la Procura per i minorenni ha quindi aperto un fascicolo. Mi turba ciò che succede a scuola che è stato il mio ambiente di lavoro per oltre trent’anni. Alunni difficile ce n’erano anche allora. Un mio studente aveva scagliato il banco contro il collega di sostegno e un quintetto di rivoltosi in una terza media faceva il bello e il brutto tempo. Però adesso il clima è alquanto peggiorato e si è allentata l’intesa con i genitori. Al professore aggredito sono arrivati messaggi di conforto e di solidarietà da allievi e colleghi… ma non dai genitori dell’aggressore. Reazione scontata e triste. Piuttosto di interrogarsi sull’educazione impartita, cercheranno scusanti per il figlio violento. Riconosco che sono stata fortunata a esercitare il mio lavoro in tempi meno sgangherati degli attuali; accolgo impotente le confidenze di colleghe all’inizio della carriera, ma anche prossime all’uscita costrette a desteggiarsi tra mille difficoltà. L’energia profusa nel mantenere il timone della didattica meriterebbe ben altra considerazione dai vertici. Certo non è obbigatorio fare l’insegnante; nemmeno subire angherie da parte degli allievi.