Abbracci

La foto postata stamattina, dei due gladioli che si incrociano sul fusto robusto dell’albero mi fa pensare, per tematica e per colore, alla immagine del profilo di un amico pittore, che ritrae un suo dipinto intitolato “Abbracci”, abbracci messi al bando dall’emergenza sanitaria. L’ assenza di effusioni ne ha rivalutato l’importanza, aumentando il desiderio di tornare a goderne. Mi auguro che il peggio sia passato, anche se temo ancora molti sacrifici prima di essere liberati dalla pandemia. “Eravamo sul bordo del precipizio, urgeva fermarsi!”, sintetizza qualcuno. Io sono una testimone disorientata di un tempo ribaltato. Ho pubblicato di recente, con Albatros il Filo, TEMPO CHE TORNA, un diario a ritroso, senza sapere che la pausa imposta avrebbe costretto molte persone a fare pulizia, dentro e fuori casa, come è capitato a me la scorsa estate. Dopo il repulisti, conto in un abbraccio di conforto, da estendere a chiunque abbia bisogno di ricaricarsi

Solitudine e bellezza

Ho fatto il mio consueto giretto per il giardino. Ieri è piovuto abbondantemente, la temperatura è scesa. I gladioIi hanno perso la loro fierezza e si sono un poco inclinati, sotto le sferzate che hanno accompagnato i rovesci. Mi concentro sulle rose rampicanti che tappezzano il traliccio di sostegno, una varietà antica, che produce fiori aggruppati. Mi attrae un esemplare isolato, perfetto nella nitida bellezza dei cinque petali bianchi ondulati, spruzzati di giallo in prossimità dei pistilli color oro. Mi viene spontaneo considerare che è solo e bellissimo, la sua condizione di isolato rispetto al contesto pieno di fiori stretti a gruppi di tre o quattro è un’anomalia solo per chi non considera la natura nella sua interezza. Niente di filosofico, forse un apprezzamento per la diversità, e una rivalutazione della solitudine come condizione umana non sempre negativa. Se non è subìta ed è frutto di una scelta, mi pare appropriato il detto latino attribuito a san Bernardo “Beata solitudo, sola beatitudo”. Con auguri di serena domenica!

Giorno di mercato

Oggi in paese giorno di mercato, evento che mi attrae da sempre, per il mix di prodotti esposti e per la varietà di persone al di qua e aldilà del banco. Sospeso durante la fase uno della pandemia, ha ripreso l’attività in modalità contenuta e vigilata. La clientela si riconosce dagli sguardi dietro la mascherina ed è già un conforto essere identificati. Poi interviene la voce, che con tono e timbro avvalora l’identità. Tuttavia una nota malinconica cala su un evento prima totalmente esuberante, una cicatrice che rimane. Devo farmene una ragione. La bancarella preferita è quella dei fiori, mio nutrimento dell’anima. Poi penso a rifocillare il corpo, sostando ai banchi della frutta e verdura, dei formaggi e del pesce. Talvolta compro una borsa e un paio di scarpe, provandole su un cartone adagiato sull’asfalto, così alla buona. In tempi non sospetti, dopo gli acquisti facevo una capatina in uno dei tre bar che delimitano la piazza del paese, per dare un’occhiata al quotidiano, anch’esso messo in quarantena e riabilitato di recente. Nel mentre mi sono abituata a scorrere le notizie sul tablet, demandandone l’approfondimento sul cartaceo che compero in cartoleria. Diciamo che è tutto un po’ sotto controllo, legato alla necessità di preservare la salute, evitando il famigerato virus. Con gli auguri che se ne vada presto in vacanza!

Scambio fluido

Il mio secondo post nasce per ringraziare chi mi ha messo in condizione di pubblicare. Fin qui sembra un atto dovuto, prassi normale tra persone che si scambiano informazioni. Qua c’è di più: un’insegnante di lettere, la sottoscritta, diventa allieva di Manuel, suo ex allievo alle medie, ora studente di ingegneria elettronica: scambio di ruoli che fa già storia. Il come questo avviene è anche più curioso, una ventata di giovinezza che lubrifica articolazioni scricchiolanti e rivitalizza neuroni. Comunichiamo in tarda serata, tramite Whatsapp, mentre il resto dei familiari è già tra le braccia di Morfeo. Io allungata in poltrona relax che attenua l’artrosi, con lo schermo della tele che blatera indispettito; lui immagino a trafficare in una sorta di laboratorio domestico su misura. Scambio fluido di messaggi che per me non sono sempre chiari, chissà se pensa che mi sono rincitrullita… (d’altronde sono fuori esercizio da cinque anni!), poco importa: mi piace questa collaborazione a ruoli invertiti. Non avrei pensato che fosse così eccitante essere scesa dalla cattedra. Certo dipende dal soggetto che mi ha preso in consegna, riconosco che sono stata fortunata. Magari scopro che altri giovani virgulti possono insegnare molto alle vecchie generazioni e seminare un po’ di sano ottimismo in questo tempo ribaltato. Vediamo…