Mi piace la sigla di LineaBlu, il programma dedicato al mare condotto da Antonella Bianchi. La storica trasmissione – trasmessa dal 1994 – è in onda tutti i sabati su Rai1 alle 14 e riguarda le problematiche del nostro mare. “Le città di mare sono fatte di mescolanze, vanno e vengono come le onde del mare” è la bella definizione di un intervistato che condivido. Mi offre l’opportunità di viaggiare da casa. Trenta località – 20 marine e 10 lacustri – risultano premiate con le “5 Vele di Legambiente”, simbolo di sostenibilità, di spiagge belle e di acque cristalline. La spiaggia più bella del mondo, secondo il Wordl’s 50 Best Beaches si trova in Italia, sulla costa orientale della Sardegna, a Cala Goloritzé. Ho presenti delle foto spettacolari inviatemi dal collega Max. Un sogno nel cassetto andare a trovarlo nella mitica isola dove vive e lavora. Tra i molteplici paesaggi del Belpaese, quello marino è per me il più attraente. È una scelta che parte da dentro e che corrisponde alla simbologia attribuita al mare e collegata alle emozioni: infinito e rinascita, per citarne un paio. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Tartaruga Marina che nel Sud Italia vanta i nidi più numerosi. Ma il mare è un buon soggetto anche in Letteratura. Arrivederci fratello mare è la bellissima poesia che Nazim Hikmet (Salonicco, 15/1/1902 – Mosca, 3/6/1963) scrisse nel 1951a Varna, sulle rive del Mar Nero. Poesia del commiato, ma anche del ritorno che richiama il moto dell’onda che va e viene. Mi piace condividerla con i lettori. Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti/arrivederci fratello mare/mi porto un po’ della tua ghiaia/un po’ del tuo sale azzurro/un po” della tua infinità/e un pochino della tua luce /e della tua infelicità./Ci hai saputo dir molte cose/sul tuo destino di mare/eccoci con un po’ più di speranza/eccoci con un po’ più di saggezza/e ce ne andiamo come siamo venuti/arrivederci fratello mare.//
Categoria: Emozioni e pensieri
Oltre il genere
Trovo molto bella la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica del 23 giugno, n. 1943. Infilato dentro al quotidiano, non lo prendo subito in considerazione, in attesa del momento opportuno, arrivato ieri sera. Colpita dalle due donne in copertina, ho riconosciuto subito la più anziana, Natalia Aspesi – 96 anni il 24 giugno – che tiene la rubrica Questioni (non solo) di cuore. L’altra – nata Vladimiro – è Vladimir Luxuria, anni 60. La testa della più giovane sul capo canuto dell’altra fa pensare a due amiche, oppure a una nipote e una zia. Il titolo “Il transgender spiegato alla Aspesi” ricorda che è stagione dei Pride. Io provo simpatia per entrambe e mi interessa la fotografia che esprime intesa, comprensione, affetto. Poi leggo l’intervista chiarificatrice di Luxuria. “”Ci sono i trans, quelli che da donna diventano uomo, e le trans, quelle che da uomini diventano donne” contro i quali c’è una incredibile crociata perché “uno che nasce maschio e che vuole essere donna – è considerato – un disertore “. Luxuria ricorda di essersi laureata con 110 e lode alla Sapienza con una tesi su Conrad e precisa: “La cultura è stata anche uno strumento di sopravvivenza, in un momento buio mi ha tenuta in vita. Ma la usavo anche per tenere a bada i bulli”. Nel 2006 è stata la prima donna trans a entrare nel Parlamento. Nel 2008 vinse l’edizione dell’Isola dei Famosi che accrebbe la sua popolarità. La Aspesi la incalza con domande private, ma le allunga anche dei complimenti, tipo “Sei proprio una bella donna, sai?”. Gli oltre trent’anni di differenza proprio non si sentono ed è quello che mi piace di più. Perché intelligenza e coraggio veramente non hanno genere.
Infiorata domestica
Di solito mi alzo verso le sette, a volte prima. Mi piace la luce trasparente del giorno nascente, il silenzio ovattato del paese ancora assonnato. La rosa antica avvinghiata al traliccio di ferro davanti alla camera dell’appartamento ha ripreso a fiorire. Si tratta di una varietà che si apre al mattino e si chiude al tramonto, praticamente come la portulaca, la gazania e la bella di notte, con i petali gialli e il cuore arancione che si manifesta in gruppi di fiori, per meglio dire secondo una infiorescenza a grappolo. Mio figlio l’ha potata per bene la scorsa primavera, perché si era allargata oltre il tetto e temevo che ‘si sarebbe risentita”, privandomi dei fiori che sono da ammirare sulla pianta, non adatti per farne bouquet. Da qualche mattina noto petali gialli caduti sul marciapiede, segno che tra il fogliame è sbocciata qualche rosa. Infatti è così. Stamattina i petali sono parecchi: non li tolgo perché fanno una piccola infiorata domestica che mi fa pensare alla festa dell’Infiorata, tradizione diffusa in Italia, in particolare in occasione del Corpus Domini. Le origini risalgono al XIII secolo, in occasione della Processione del SS. Sacramento, quando i fedeli spargevano fiori a piene mani per celebrare il passaggio del corpo di Cristo. Ho un vago ricordo di averlo fatto anch’io durante la mia infanzia. Tra le infiorate più famose ci sono quelle di Genzano di Roma, di Noto, di Spello, un evento che trasforma le strade del borgo in un tappeto di fiori. Mi piacerebbe godere dello spettacolo in presenza ed invidio cordialmente chi c’è stato. Ancora una volta la Natura comunica bellezza e i fiori, anzi i petali sono protagonisti di emozioni positive. Creare opere d’arte all’aperto con i fiori, a disposizione di tutti mi sembra un bel modo di diffondere bellezza, cultura ed emozioni. 🌻
19esimo post a 4 mani: ultima parte delle Blue Mountains
Mercoledì Manuel ha la giornata libera e completa il giro alle Blue Mountains. Al ritorno, mentre è in treno verso Sydney mi manda una sventagliata di foto e un audio che uso per imbastire il prossimo post a 4 mani, il numero 19 (Dopo il 20 mi fermo e aspetto che torni). A parte il “freddo beco” è stata un’escursione che “ha meritato tutta la sfacchinata… ha meritato ha meritato ha meritato tanto, – lo ripete più volte, non è un errore di battitura – per cui mi sento soddisfatto”. Ma torniamo al tempo. Qua si sente l’estate, là avanza l’inverno. Il suo abbigliamento la dice lunga. “Ho la canottiera, la maglia, la camicia sopra, il felpone, la giacca e sopra il sciarpone a mo’ di scialle, e ancora ho freddo!” e qui il nostro esploratore piazza una gran risata che è un po’ il suo biglietto da visita. Comunque, sfaticata e mal di piedi gli consentono di completare il percorso, intrapreso in un precedente momento. Trovarsi da solo in mezzo alla natura tanto vasta, gli suggerisce una descrizione poetica. “La cosa che mi ha fatto veramente pensare oggi è che passare attraverso questi muraglioni di rocce in cui senti solamente te e il tuo respiro, te che cammini, gli uccellini che cantano, il vento che muove le fronde e forse qualche sassolini rotolare qua e là ogni tanto, se no non senti nient’altro… io mi sono sentito meno di un microbo!”. Qua cade altra risata, per sdrammatizzare, ma si intuisce che la visita è stata esperienziale e totalizzante. Nelle foto predominano le rocce, sullo sfondo il cielo terso. In alcune Manuel emerge infreddolito con sciarpone blu, in omaggio alle Blue Mountains. Dopo tante meraviglie, caro Manuel si avvicina il tempo di ritornare: anche qui ne hai di bellezze da scoprire!
Coincidenze
Tu chiamale se vuoi emozioni è uno dei versi emblematici della canzone ‘Emozioni’ di Lucio Battisti, scritta da Mogol. Mi permetto di modificarne l’ultima parola, cosicché si legga ‘Tu chiamale se vuoi coincidenze’ che si adatta alle mie riflessioni. Argomento generico il mare, nello specifico la località balneare Lignano Sabbiadoro, da me frequentata negli anni passati, avendo poi deviato per Caorle e Bibione. Durante il controllo del materiale fotografico custodito in scatole sopra l’armadio trovo una busta del Centro Vacanze Albatros, con gli auguri per l’anno 1997 e il listino prezzi per la prenotazione dei varie strutture: Los Nidos bungalows, Le Rondini appartamenti, Albatros miniappartamenti, Antares residence. Già i nomi hanno il sapore di vacanza, i prezzi in lire fanno sorridere. Rapido calcolo: allora mio figlio aveva nove anni e ci sta, andavamo in vacanza insieme. Il Centro Vacanze Albatros c’è ancora. Da oltre vent’anni non ci metto più piede, ma ci conservo un buon ricordo. Per questo mi dispiace ciò che leggo sul tablet riguardo certi comportamenti di turisti ‘fuori norma’ in P.zza della Fontana che collega i due principali viali dello shopping di Lignano, via Udine e via Tolmezzo. Il Gazzettino titola: Lignano, la lunga notte dello sballo: invasione di giovani austriaci, raffica di soccorsi per cadute, coma etilico e aggressioni. Il sottotitolo è anche più esplicito e preferisco ometterlo. La foto della famosa piazza, rimodellata di recente sembra ridotta a una discarica. La notte è quella di Pentecoste che richiama a Lignano decine di migliaia di giovani austriaci, a cui si saranno aggiunti anche italiani indisciplinati. Ovvio che non sono tutti così, però preoccupa che siano in molti. Il passato è andato, il presente fa paura.
Solitudine, vecchia questione
Assessorato alla Solitudine, ne avevo già sentito parlare. È attivo a Povegliano (TV), dal 2019 e rappresentato da Nicolò Valente, persuaso che “ce n’è bisogno”, perché sono sempre di più le persone a disagio, non solo anziani. Problema di vecchia data, la solitudine si è acuita dopo il covid. Tra i consigli per superarla e/o accettarla, trovo pratici i seguenti: Contattare almeno tre persone tutti i giorni, Evitare di riempire la propria vita di troppe attività, Usare con saggezza i social network… che in sintesi è ciò che faccio io. Sportelli per i ragazzi che vogliono parlare con qualcuno ci sono già in diverse scuole. Punti di ascolto per le persone in difficoltà scarseggiano, anche per una certa ritrosia a confidarsi con un estraneo, per quanto psicologo. Non vedrei male proporre letture ad alta voce nei pensionati e in altri luoghi di aggregazione, “perché i personaggi dei libri tengono compagnia”. Anch’io prima del covid avevo fornito ad anziani in casa di riposo la lettura di alcune mie poesie e racconti che era stata gradita, con reciproco scambio emozionale. Purtroppo tutto si è complicato ed accedere alle strutture adesso non è più tanto semplice. Ho dovuto farmene una ragione e riempire lo spazio-tempo da me stessa, trovando nella scrittura una buona compagnia. La solitudine, a volte, è anche piacevole. Quasi indispensabile per chi investe in cultura. Del resto non è stato scelto a caso il motto che accompagna il mio profilo WhatsApp: Beata solitudo, sola beatitudo = Beata solitudine, sola beatitudine, purché sia frutto di una scelta. Anche Seneca considera la solitudine una condizione che permette di fermarsi e di riflettere sulla propria esistenza. Un modo per staccare dal frastuono assordante del vivere quotidiano.
18esimo post a 4 mani: Salvataggio informatico da remoto
Quando il talento c’è, si espande anche da migliaia di chilometri, come il profumo intenso di un fiore (la distanza tra Milano e Australia è 13.812 km, oltre 22 ore di volo). Mi è successa una cosa sgradevole al computer. Sul più bello,, dopo aver sistemato le mie 40 (quaranta) cartelle del lavoro in cantiere, per tre quarti nero su bianco, d’un tratto me le vedo stravolte, trasformate e distribuite su tre colonne per pagina. Oibó, cos’è successo? Forse Pepita è passata incautamente sulla tastiera mentre mi sono assentata un attimo? Provo a chiudere la sessione di lavoro e mi viene posta la domanda sibillina: salvare – non salvare – annulla. Quello che ho scritto dallo scorso ottobre non è quantificabile in ore, meno ancora in dispendio di energie. D’istinto digito salva, ma così ho salvato il malfatto… non so ancora da chi, ma sembra lo smembramento di un’opera. Solo Manuel mi potrebbe salvare, ad averlo comodo, ma lui sta a Sydney. Colpo d’occhio all’orologio: qua sono le quattordici e là le dieci di sera. Mercoledì era il suo giorno libero e contava di completare il giro alle Blue Mountains ma mi scrive: “Ieri ha piovuto e ventato che metà bastava. Sono andato a fare compere… Dovevo cercare un pigiama e un maglione. Alla fine ho comprato una sciarpa e dei calzettoni”. Faccio un po’ fatica a immaginare che in Australia adesso è quasi inverno. Comunque gli ho risposto che ho recuperato il pigiama estivo, ma non il costume perché il tempo qui permane ballerino. Forse è ancora in piedi e provo a chiamarlo. Meraviglia: mi risponde e mi scrive: “Mandi una foto del misfatto”. Procedo e gli invio un paio di foto che documentano il minestrone verbale, seguito dal da farsi: “Ok, allora vada su Formato e selezioni la voce Colonne”, seguito da un paio di foto per mostrarmi la videata che dovrei vedere, cerchiato con verdino fosforescente dove dovrei intervenire e la scritta: “E in cima ci dovrebbe essere un 3 invece che un 1. Sul suo schermo”. Contemporaneamente alla lettura agisco, così in un battito d’ali mi ritrovo le 40 cartelle disciplinate. Gli manderei un vagone di muffin, se potessi. Quando gli chiedo cosa può aver causato ‘il mistatto’ risponde comprensivo: “Basta una combinazione di tasti per queste cose, tante volte” e magari dovrebbe tirarmi le orecchie o mozzarmi le dita. “Controlli che sia tutto in ordine e poi un bel salva”, operazione che faccio con grande sollievo. Penso che il salvataggio da remoto merita il post e glielo dico. “Non vedo l’ora di leggerlo allora. Io adesso scappo a nanna. Buon pomeriggio”. Io mi allungo sulla poltrona relax e ringrazio il Cielo di aver messo sulla mia strada un ragazzo tanto disponibile e capace. Anche dall’Australia!
Una vita tormentata
Da un po’ sui quotidiani leggo di Goliarda Sapienza (Catania, 10 maggio 1924, Gaeta, 30 agosto 1996), merito del film Fuori di Mario Martone, uscito di recente (il 20 maggio) con Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie. Intanto il nome insolito Goliarda, più usato come aggettivo con il significato di spensierato/scherzoso. La goliardia era un movimento medievale di studenti e intellettuali che vivevano in maniera un po’ trasgressiva. Poi l’hobby di Goliarda Sapienza che era scrivere. Anzi, nell’articolo che leggo sulla Tribuna di oggi, lei lo definiva “una follia”, nel senso che per scrivere era caduta in miseria. Il film, presentato in concorso al 78esimo Festival di Cannes parla della scrittrice finita in carcere nel 1980 per avere rubato dei gioielli. L’incontro con alcune giovani detenute sarà per lei un’occasione di rinascita che nessuno fuori può comprendere ma che le offrirà lo spunto per scrivere. Tra le opere più importanti della scrittrice: il romanzo autobiografico “Lettera aperta” (1967) e l’opera postuma “L’arte della gioia” (1998). Ma accattivanti sono anche i titoli dei romanzi “L’università di Rebibbia” e “La certezza del dubbio”. Definita dalla pedagogista e scrittrice Elena Gianini Belotti “una scrittrice in anticipo con i tempi”, oggi riconosciuta tra le maggiori autrici letterarie Italiane, in vita le fu negata la fama. Tra le vicende personali, il carcere, la povertà e il tentato suicidio nel 1964: una vita travagliata che mi ricorda l’avventura umana di Alda Merini. Come spesso accade, artisti non apprezzati in vita, lo diventano da morti. Per fortuna, restano le opere. Nel caso di Goliarda Sapienza i suoi scritti.
Arte, digestivo serale
VITA DA ARTISTA: finalmente un programma agile dedicato all’arte. Lo conduce Jacopo Veneziani, giovane storico dell’arte e divulgatore che avevo apprezzato durante il programma di Massimo Gramellini “In altre parole”. Prima puntata di lunedì 2 Giufno dedicata ad Antonio Canova: esposizione spigliata e nel contempo accurata, con incursioni nel contemporaneo e breve intervista a un ospite. Avendo abitato a Possagno e con studi classici, qualcosa sapevo sul grande scultore neoclassico che era anche pittore. Ma rivedere la casa dove nacque, con le rose e il famoso pino messo a dimora dall’artista è stato emozionante. Ieri sera seconda puntata, dedicata all’artista Giuseppe Pellizza da Volpedo, autore del famoso dipinto “Il Quarto Stato” realizzato nel 1901, esempio di pittura sociale. Nella donna in primo piano con in braccio un bambino l’artista ha raffigurato l’amata moglie Teresa, morta durante il parto del terzogenito Pietro, morto poco dopo la nascita. Sopraffatto dalla disperazione, l’artista si suicidò impiccandosi nello studio di Volpedo il 14 giugno 1907, a neanche quarant’anni (era nato a Volpedo, provincia di Alessandria, il 28 luglio 1868). L’aspetto umano della vicenda mi scuote e viene stemperato dall’intervista del cantautore Carlo Pestelli. Il nuovo programma promette bene e mi propongo di seguirlo ogni sera, dopo cena. Dieci puntate, per conoscere altrettanti artisti, entrando nelle loro case. Manzoni, Carducci, Leopardi e Pascoli tra i letterati. Meglio di una lezione a scuola, stando a casa. Sarà un ottimo digestivo per la pesantezza della giornata.
Sapienza in sella 🚲
Oggi, Giornata Mondiale della Bicicletta. Se il tempo tiene, conto di farla uscire dal garage e farci un giretto. Non sono una patita delle due ruote, ma ammiro chi le usa per stare a contatto con la natura e fare esercizio fisico non agonistico, esclusi i ciclisti della domenica che circolano troppo disinvoltamente e diffondono l’ansia tra gli automobilisti. La Giornata fu approvata dalle Nazioni Unite il 12 aprile 2018, per sensibilizzare sui benefici sociali derivanti dall’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e per il tempo libero. “Sapienza in sella”‘ potrebbe essere uno slogan per diffonderne l’uso, sicuramente compromesso nel mondo occidentale dalla prevalenza dell’automobile. Una rivale della bicicletta è la cyclette e anche la minibyke, consigliate per esercizio domestico e presenti in tutte le strutture che ospitano anziani. Penso ai miei contatti: due persone si spostano in bicicletta altrettanto che in macchina. Forse è solo una coincidenza, ma sono sensibili e aperte. A mia discolpa, posso addurre diversi motivi per avere poco usato la mia Fréjus rosa ridipinta di blu: poco tempo in età adulta, artrosi in età avanzata, strade trafficate, spazio minimo per portarci la spesa… Però ho un bel ricordo di quando portavo mio figlio piccolo sul seggiolino da agganciare al manubrio. I tempi sono cambiati ed ora è assai improbabile sentire qualcuno intonare “Ma dove vai bellezza in bicicletta”, cantata da Silvana Pampanini. Correva l’anno 1951 e la canzone era dedicata all’unica donna che partecipò al Giro d’Italia del 1924, la ciclista Alfonsina Strada. Mio figlio vorrebbe farmi provare la bici elettrica che lui usa al posto dello scooter. Saul lavora in palestra, io viaggio parecchio con la mente. A ciascuno il suo. 🚲
