Hikmet e il mare

Nei messaggi illustrati che mi arrivano di mattina c’è spesso il mare: ovvio, siamo in estate e molte persone lo scelgono come luogo della vacanza. Oggi, 10 Agosto è San Lorenzo, data legata ai sogni e alle stelle cadenti. Ritrovo questi due elementi nella poesia di Nazim Hikmet, che leggo sul tablet e riporto: Il più bello dei mari Il più bello dei mari/è quello che non navigammo./Il più bello dei nostri figli/non è ancora cresciuto./I più belli dei nostri giorni/non li abbiamo ancora vissuti./E quello/che vorrei dirti di più bello/non te l’ho ancora detto.// Dato che è domenica e che ritengo la poesia un bene dell’anima, ne azzardo una spiegazione, peraltro superflua perché il testo è di una semplicità spiazzante. Il mare è metafora della vita, simbolo di avventura e ignoto. Il valore sta nell’attesa del fururo, oltre le difficoltà e il tempo. Due parole sull’autore (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963). Anche il nonno paterno scriveva poesie in lingua ottomana. Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico” è uno dei poeti più amati e conosciuti in Europa, tradotto in più di 50 lingue. Condannato a 28 anni di reclusione per avere “incitato alla ribellione” gli studenti delle scuole militari, negli Anni 50/60 divenne un simbolo della detenzione politica, durante la quale scrivere divenne la sua forma di resistenza. Fu liberato nel 1950, dopo 12 anni di durissima prigionia, grazie a un’amnistia generale. L’ho conosciuto da adulta, perché al Liceo abbondavano i classici. Ma il panorama letterario è cosmopolita e infinito. Come il mare.

Festa del gatto… e non solo!

Oggi 8 Agosto, Giornata Internazionale del Gatto, istituita nel 2002 dal Fondo Internazionale per il benessere degli Animali (IFAW). I ‘gattari’ di tutto il mondo sono in festa, me compresa. Insieme con questa ricorrenza, festeggio il compleanno di mio figlio, nato l’8.08.88: la data è speciale, anche se non l’ho scelta io. Riandando al momento della nascita, solo qualche ora prima, parlando con la mia amica Marta Piva in dolce attesa realizzai che si trattava di una data speciale. Il numero otto ha molti significati simbolici, spesso legati a concetti di infinito, equilibrio, rinascita e prosperità. In diverse culture e tradizioni, l’otto è considerato un numero potente e positivo, associato a sfere spirituali e materiali. Nel Taoismo è legato alle otto forze cosmiche e alle otto direzioni, rappresentando un movimento armonico e un ciclo eterno. Individui determinati sono nati in questo giorno, compreso Saul, mio figlio. Che per fortuna ama i gatti, quindi non si dispiacerà di condividere il compleanno con i gattari e le gattare, me compresa. Anzi, il suo feeling con i felini è ancora più apprezzabile, perché è allergico al pelo del gatto. D’altro canto, ho vissuto con i gatti da quando ero bambina. Grey, Pepina e Fiocco sono i miei conviventi. Auguri a loro e a Saul!

Fiori e Paesi

D’abitudine, leggo il settimanale all’incontrario, cominciando dall’ultima pagina, forse per assecondare una nota anticonvenzionale che mi attribuisco. Alle dieci di ogni sabato sono a Possagno da Lara, la mia parrucchiera di fiducia ormai da decenni. Mi precede una cliente abituale che legge il settimanale OGGI prima di me. Quando arrivo me lo passa, sapendo che lo cerco tra gli altri settimanali a disposizione. Dopo il lavaggio dei lunghi capelli, rimango sotto il casco circa quaranta minuti che mi consentono di sfogliare tutte le pagine, soffermandomi su quelle che mi interessano di più, specie le Rubriche di Don Antonio Mazzi e di Luigi Garlando. Per ultima rimane LA POSTA DEI LETTORI, cui risponde il direttore Andrea Biavardi. È con grande meraviglia che tra le Lettere del N°30 spicca la foto di Castelcucco dove abito, con il girasole in bella vista, inviata giorni prima in redazione. Questo l’antefatto: la giornalista Antonella Arcomano mi contatta e mi chiede l’indirizzo per spedirmi una copia omaggio, per avere segnalato un disguido. Mi confida che in passato ha abitato ad Asolo, poco distante da Castelcucco. Per ricambiare, le invio una foto del mio paese, pensando che sia finita là. Invece no, il direttore Andrea Biavardi apprezza lo scatto, con richiesta di pubblicarlo. Sono lusingata e incredula. Girasole e Castelcucco in bella vista. La foto risale a qualche giugno fa: stavo per uscire, poco prima delle otto quando fui attratta dalla visione del fiore che segue il sole, interposto tra casa mia e la chiesa parrocchiale sullo sfondo. Impossible non immortalarlo. Grazie al direttore e alla giornalista di avere pubblicato l’immagine, diffondendo la serena bellezza del mio paese.

Anche i santi aiutano

Conosco diverse persone di nome Marta, una delle quali è diventata mamma per la seconda volta pochi giorni fa: a lei doppi auguri. Marta è uno dei nomi femminili più antichi, portato in Italia da oltre 61.500 persone. Deriva dall’aramaico “marta” che significa “padrona” o “signora”. Marta Piva era una cara collega mancata troppo presto. È anche il secondo nome della mia amica Lucia, e il nome ‘parallelo’ di Martina che giusto ieri sera mi informava che santa Marta è la protettrice delle ‘massaie’, sollevando dei dubbi sull’uso corrente di questo sostantivo. La cosa mi ha incuriosito e mi sono documentata. Il sinonimo più comune di massaia, termine effettivamente in disuso è casalinga o donna di casa, cioè di persona che come occupazione esclusiva o principale cura l’andamento della propria casa. In questi termini non mi si addice, perché la mia occupazione principale è un’altra. Magari sono massaia in qualche circostanza, tipo quando faccio i muffin o la marmellata. Comunque santa Marta di Betania, sorella di Maria e di Lazzaro è la protettrice di casalinghe, domestiche, albergatori, osti e cuoche, padroni di casa, ospizi: praticamente tutta la ristorazione. La figura di Santa Marta è associata alla vita attiva e all’ospitalità. Per questo molte congregazioni femminili e chiese sono intitolate a lei. In alcune località, come il paese di Marta (VT), Santa Marta è anche la patrona e viene festeggiata con particolari celebrazioni. Io mi limito a fare gli auguro di Buon Onomastico alle varie Marta che conosco. 🌻

San Celestino

Ultima domenica di Luglio, in due calendari su tre oggi è riportato San Celestino. Credo si tratti di Celestino V, quello che Dante mette nell’inferno perché lasciò il soglio di Pietro. Non sono un’esperta in materia, ma se corrisponde trattasi di Celestino, nato Pietro Angelerio nel 1215 a Sant’Angelo Limosano e morto a Fumone il 19 maggio 1296. È stato il 192esimo Papa della chiesa cattolica, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294, quindi tre mesi e mezzo. Non un gesto di ‘viltade’, ma di grande coraggio per dissentire dal potere esagerato e spesso inquinato del Papato di allora. Evidentemente Dante la pensava diversamente, comunque qualche dubbio deve averlo assalito se lo ha messo nell’Antinferno, tra gli ignavi. Eremita, si sentiva inadeguato per una carica tanto importante. Verso il 1264 fondò una congregazione di eremiti che da lui si chiamarono in seguito Celestini. A parte che il nome proprio rinvia al mio colore preferito, già da liceale avevo provato simpatia per questo personaggio, abituato alla solitudine e alla preghiera, che si sentiva inadatto al ruolo di Papa. Quindi la sua scelta, passata alla storia come ‘il gran rifiuto’ è stata del tutto coerente, sebbene inaccettabile per l’epoca. Quando il 28 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI, ovvero Joseph Ratzinger ha dato le dimissioni, assumendo il titolo di ‘Papa emerito’, ho pensato a Celestino V. La causa addotta fu l’età avanzata e la mancanza di forze per continuare a svolgere il suo ministero. La scelta determinò grande sorpresa e clamore mediatico perché Ratzinger è stato il primo Papa in quasi 600 anni a dimettersi volontariamente. Per ulteriori approfondimenti, cedo la parola aglio storici.

Selfie mortali

Selfie pericolosi Sabato arriva presto. La mattina è dedicata ai capelli. Se non ho l’argomento su cui scrivere il post, devo cercarlo tra le pagine del settimanale Oggi, mentre sono dalla parrucchiera sotto il casco. Lo trovo a pag. 41, nell’articolo intitolato IL SELFIE È PIÙ PERICOLOSO DEGLI SQUALI che evidenzia la leggerezza di chi non bada al pericolo, pur di fotografarsi e quindi postare, in situazioni di pericolo. La rubrica è concepita sulla base di un dialogo tra una figlia e un padre, che ammette l’escalation di pericolosità, nonostante salutari divieti, talora ignorati. Vale ad esempio per il divieto di balneazione sul fiume Piave che ha già fatto delle vittime (come gli anni scorsi). Riporto la parte finale dell’articolo, che ironicamente – ma non troppo – suggerisce un’alternativa all’ignoranza colpevole, dato che centinaia di persone hanno finora perso la vita per avere ‘like’. “Ora dovremmo prendere provvedimenti contro i selfie. In alcuni luoghi, particolarmente rischiosi, ci sono già cartelli di divieto. Se la gente rinuncia al buon senso, bisogna costringerla ad indossarlo. Come le cinture”. Un tempo, non molto lontano si andava in moto senza casco e in macchina senza cinture. Anch’io mi adattai con difficoltà, ma ora è naturale indossarle. La società dell’immagine ci ha iniettato il bisogno di visibilità ad ogni costo che fa a pugni con l’individualismo diffuso. Una via di mezzo sarebbe auspicabile per una convivenza più serena.

L’unica costante della vita è il cambiamento (Buddha)

Piove, esco con l’ombrello per una puntatina al bar. Il quotidiano preferito è occupato, così prelevo il settimanale 7 che ha in copertina Adriano Celentano molto giovane, in spiaggia. Cerco nelle pagine interne qualcosa che mi faccia riflettere e trovo il materiale in due articoli ravvicinati. Il primo, di Mauro Bonazzi si intitola: “Tutto si trasforma nel tempo. Le amiciizie mutano, a volte si spengono” seguito a breve dal pezzo di Silvia Avallone intitolato: “L’ansia di giovinezza non mi convince. Ogni età si vive a pieno sapendo che finirà”. L’autrice sostiene la bellezza del cambiamento, persuasa che: “La consapevolezza che nulla rimane autentico mi permette di godermi ogni minuto: cosa che a vent’anni non sapevo fare”. Dopo la maternità, la giornalista, autrice di molti romanzi sull’adolescenza ha cambiato registro. Mi viene in mente il bellissimo film, visto a scuola con i miei studenti Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991): quattro donne, quattro storie e due generazioni a confronto. Al di là delle singole storie, sono trattati temi d’attualità, tra cui la necessità della trasformazione che investe anche le amicizie. Per quanto mi riguarda, la mia rete affettiva si fa e si disfa. Non frequento più persone che mi erano molto vicine nel passato, ma ne ho conosciute altre che compensano il vuoto lasciato. Non sono nostalgica e penso che il meglio debba ancora arrivare. Aspettarlo in allegra compagnia è un privilegio, persuasa che “Il prodigio di vivere è che ci si trasforma” (Silvia Avallone).

Scrivere perché

• In studio, infilato tra libri di scuola e non, c’è di sicuro Un altare per la madre, premio Strega nel 1978, uscito in queste settimane in Iran, col titolo Immortalidade. Ne è autore lo scrittore padovano Ferdinando Camon, novant’anni tra qualche mese, di cui ho letto l’intevista ieri sul Gazzettino a firma di Edoardo Pittalis. Confesso che del breve romanzo, considerato il suo capolavoro, ricordo assai poco e mi riprometto di riprenderlo in mano. Piuttosto mi ha incuriosito la frase: “Mi sento un personaggio aggirato dalla storia” che sul momento pensavo contenesse un errore riferito alla parola aggirato, che avrebbe potuto essere raggirato. Invece no, lo scrittore – che è anche poeta – intende dire che la civiltà contadina da lui descritta non esiste più. “È un bene o è un male? Certo è un evento inevitabile”. Nelle sue parole è palpabile la nostalgia per alcuni grandi valori che sono stati accantonati o dimenticati, preoccupato “che i figli dei miei figli vivano in una civiltà che non è figlia della mia”. Il tono diventa più conciliante quando gli viene chiesto Cosa vuole dire fare lo scrittore. Risponde da scrittore: “Miro a fare libri il cui pregio deve essere la scrittura, la qualità letteraria. La scrittura ha dato senso alla mia vita”. E qui gli do perfettamente ragione. Anche per me scrivere è vitale, non saprei fare altro con lo stesso entusiasmo. La condizione di “pensionata creativa” che mi attribuisco mi consente di coltivare un hobby che è anche una medicina, come precisavo al mio stimato professore di Liceo Armando Contro che scherzando me la attribuiva come una malattia. Comunicare, esprimersi in qualunque modalità è un ponte verso gli altri e un segno tangibile del nostro passaggio.

Cani, amici inaspettati

Estate, stagione dura per i cani: molti vengono abbandonati in prossimità delle ferie. Per fortuna c’è chi agisce in senso contrario, per recuperare il proprio amico a quattro zampe sparito dalla circolazione. È ciò che è successo al proprietario del pastore australiano Mario, sparito dopo il furto nella casa di Francesco Lovato, che dopo il danno subisce la beffa. Il fatto è successo martedì scorso a Fanzolo. Le ricerche del cane sono iniziate subito, ma finora senza esito. Perciò il suo proprietario offre mille euro a chi lo trova, come si apprende dell’articolo a pag. VIII del Gazzettino odierno. “Questo è un incubo e il mio cuore è a pezzi, non chiedo altro che il suo ritorno. Immaginate il dolore di perdere il vostro migliore amico, il vostro compagno di vita” dichiara il proprietario che al furto in casa deve aggiungere la perdita del cane Mario, non a caso un nome umano. Spero tanto che il segugio faccia ritorno a casa, e magari che i ladri si mettano una mano sulla coscienza e collaborino alle ricerche. Anch’io ho vissuto un’esperienza simile, quando sparì da casa Briciola, un bel gattone tigrato. Dato per morto, ritornò pelle e ossa dopo una settimana. Anche il cane Astro era scappato dal cancello rimasto incautamente socchiuso durante una visita. Lo ritrovò mio figlio, dopo un paio d’ore in una stradina laterale, disorientato e impaurito. Era già anziano e forse intendeva ripetere il giretto che facevamo insieme. Era un cane buonissimo e ringraziai la buona sorte di averlo indietro. Non serve che ribadisca l’importanza del legame che si può creare tra animale e umano, salutare e terapeutico soprattutto per le persone sole e/o anziane. Sto portando a termine la storia di Ben e di Rex, passati ‘dalle stalle alle stelle’ con l’aggiunta di simpatiche altre storie canine. Tra qualche mese il prodotto finale.

Un dramma senza fine

L’attualità incombe come un masso devastante. Vorrei evitarla, ma sento il dovere almeno di parlarne. Nel nord della Striscia è stata bombardata l’unica chiesa cattolica di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia. Da oltre 20 mesi ci vivono 541 persone circondate dalle bombe. Colpito da un tank israeliano, è crollato il tetto dell’edificio: sono rimasti uccisi il custode e due fedeli. Ferito il parroco missionario padre Gabriel Romanelli che dice: “Terrorizzati ma non andremo via”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che la chiesa è stata colpita “per errore”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso dubbi anche sulla dinamica dell’attacco e ha detto che: “Questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi”. Sono desolata. Stamattina durante il telegiornale delle sette ho sentito parlare di “Sindrome palestinese, quando la vita diventa un trauma senza fine”, dato per scontato che significa, anche senza spiegazione scientifica. In Palestina, quasi un bambino su due soffre di disturbo post traumatico da stress: non dorme, scatta ad ogni rumore. È un dramma quotidiano che invade corpi e menti. Mi sento molto a disagio perfino a scriverne. Vorrei fosse un brutto sogno o la trama di un film dell’orrore. Invece è realtà che dura dal 7 ottobre 2023. Intollerabile.