Facce della stessa medaglia

“Sono tanto triste oggi” è il messaggio che mi invia mio nipote, visto giovedì scorso per il 40esimo compleanno, una ricorrenza importante che abbiamo festeggiato pranzando insieme. In quel contesto, gli chiedo notizie di Francesco, un giovane amico ricoverato a Padova, per le gravi ustioni riportate in un tentativo di suicidio messo in atto lo scorso settembre. Mi risponde che non ha notizie recenti e che l’amico è sempre grave. Oggi l’aggiornamento: Francesco, 21 anni non è più tra noi. Non conoscevo Francesco, ma ho sentito l’affetto e l’ammirazione di mio nipote Andrea per lui. Da come lo aveva descritto era un giovane buono, gentile e sincero. Una creatura sensibile, costretta a convivere con una fragilità esistenziale, per cui era seguito dai servizi sociali che fanno quello che possono, non i miracoli. Così anche lui ha preferito uscire di scena, come altri maschi in quest’ultima parte dell’anno, alla ricerca di una pace introvabile in questo mondo turbato e disturbante. Mi è già capitato di toccare l’argomento, per episodi analoghi capitati a persone a me vicine, tutte ‘esplose’ come fulmini a ciel sereno, alcune in cura. Sono rattristata e impotente, anche a scegliere le parole giuste per lenire un poco la perdita. La elaborazione del lutto sarà lunga e difficile per chi resta che non si dà pace e si illude che le cose sarebbero andate diversamente con maggiore attenzione da parte di ognuno. Ma l’autore del gesto voleva andarsene, bisogna rispettare la sua volontà e farsene una ragione. Ora riposa in pace, in un mondo senza più dolore fisico e psicologico. Mi viene un suggerimento in punta di piedi: pensare la persona che non c’è più per le qualità che senz’altro aveva, stendendo un velo pietoso sui motivi del drammatico gesto. In definitiva, vita e morte sono le facce della stessa medaglia.

Effetti del dono

Non so se sia accettabile emozionarsi ancora alla mia età nello scartare regali. Penso che ognuno ha l’età che si sente e io ho momenti di gioventù, per non dire di adolescenza. Poi mi torna in mente la teoria del fanciullino di Giovanni Pascoli e i conti tornano, perciò mi assolvo. D’altronde ho vissuto un’infanzia caricata di responsabilità che mi hanno sottratto i giochi. Per un desiderio di compensazione, adesso mi trastullo con i regali fatti dalle persone care. Parto dagli ultimi ricevuti: due belle Nataline fiorite che Manuel mi consegna da parte sua e di sua nonna Gina che ho adottato idealmente. Valore aggiunto: la coda che il mio braccio destro – Manuel – ha dovuto fare al vivaio per acquistarle. Il tempo è prezioso, si sa e bisogna rendere merito a chi si sobbarca l’onere di questi tempi. Verso sera arriva Adriana, finalmente in vacanza (ma con qualche impiccio da risolvere ancora) con un gradito pacchettino: un completo da forno a stampa felina che sottolinea la mia perizia nel fare i muffin e la mia simpatia per i gatti. Stamattina, di strada verso la scuola per l’ultimo giorno di lezione, Veronica si ferma un attimo e mi consegna una borsa, riempita dalla generosa madre Marta di patate e cavolo nero, con cui mi farò una profumata zuppa. Sento già odore di famiglia e di cose buone. Di pomeriggio ricevo la gradita visita di Vilma e di Marcella: una ha pensato al mio rapporto con i fiori, e l’altra alla mia pelle delicata. A questi doni di giornata vanno aggiunti quelli ricevuti i giorni scorsi da Pia e da Piero. E sospetto che non sia finita. Confido sottovoce che mi sono fatta un regalo anch’io, grazie al supporto di mio figlio: una scopa elettrica – ordinata online e arrivata in un battibaleno – che funziona a meraviglia! Natale è imminente e ho già ricevuto molto, contraccambiando con prodotti Made in Ada facilmente immaginabili. Condivido il pensiero di Giuseppe Donadei che trovo sul Calendario Filosofico alla data odierna: Natale non è desiderare ciò che ti manca, ma illuminare ciò che hai. Buon tutto…a tutti!

Nipoti di Babbo Natale e nipoti di penna

Sul settimanale il venerdì di Repubblica, a pag. 39 leggo l’articolo di Antonella Barina PER TANTI ANZIANI C’È UNA SORPRESA SOTTO L’ALBERO che trovo interessante. Si tratta di un progetto, chiamato Nipoti di Babbo Natale che consente di realizzare il sogno di un anziano solo. Per partecipare, basta entrare nel sito nipotidibabbonatale.it, scegliere il desiderio e seguire la procedura. La Onlus Un sorriso in più – che dal 2004 porta serenità agli anziani soli – attua il progetto e quest’anno punta a superare i 7.853 sogni realizzati l’anno scorso, proponendo un’altra straordinaria iniziativa, nipotidipenna.it che fa proprio al caso mio: diventare “Nipote di penna” tramite lo scambio di lettere tra gli ospiti di RSA e chiunque desideri instaurare con i “nonni” un rapporto continuativo. Ho sempre sentito la mancanza di un nonno/una nonna vicini e longevi. Avevo 13 anni quando persi nonna Adelaide cui ero molto affezionata e che torna nei miei scritti. Prima della pandemia avevo iniziato degli incontri culturali in alcune case di riposo dei paesi vicini, con reciproca soddisfazione, mia e degli ospiti. Secondo le mie intenzioni, la frequentazione sarebbe continuata ma il famigerato covid ci ha messo lo zampino. Alcune ospiti le ho sentite per telefono, di altre non ho saputo più nulla e qualcuna è passata a miglior vita. La situazione non si è sbloccata ed accedere in struttura, ora come ora è pressoché impossibile. L’iniziativa di avviare una corrispondenza epistolare con un ospite mi pare ottima. Ho dato una rapida occhiata al sito: Castelfranco Veneto è la sede più vicina che aderisce al progetto. Mi riprometto di approfondire e di candidarmi per corrispondere con qualcuno, certa che l’iniziativa corrisponda ad un reciproco regalo, immateriale ma sostanziale. Auguri speciali a tutti i nonni e oltre! 🌲

Scambio di doni

Esco prestino. Dopo le nove mi dirigo al bar Mirò per fare la seconda colazione (la prima, casalinga risale alle sette). Giornata umida ma non particolarmente fredda. Gli aceri del vicino campetto hanno perso tutte le foglie, il che mi procura una certa malinconia. Del resto questa è stagione spoglia, bisogna stanare qualche soggetto del buonumore. Lo trovo entrando nel baretto preferito, dove Gabriella ha appeso delle sagome di polistirolo a soggetto natalizio ad altezza luci: bianche, leggere, rincuoranti perché non invasive come le lucette intermittenti. Io le do una mia poesia sul Natale, da appendere – se crede – al bancone, come pensiero omaggio a lei e ai clienti del locale. Infatti, per me frequentarlo anche solo per scorrere il quotidiano e scambiare due parole equivale a nutrirmi dentro. Mi arrampico sullo sgabello, memore dell’agilità del gatto (non sono più una ragazzina) mentre lei mi prepara il cappuccino che mi arriva decorato, fotografato accanto al testo della mia poesia…e postato sullo stato: la gentilezza produce gentilezza, è una vera soddisfazione constatare che i piccoli doni possono produrre un autentico benessere. Le racconto un aneddoto circa la poesia, che si intitola Speranze sotto Natale. Mentre sto per stamparla, Fiocco zampetta sulla tastiera e mi accorgo tardi che ha ‘battuto’ lo zero, giusto prima del titolo, cosicché si legge 0Speranze sotto Natale. Butto il micio invadente fuori dallo studio, rimedio e ristampo, prendendo la cosa come beneaugurante, dato che me ne sono accorta in tempo, prima della distribuzione. Che l’intromissione sia venuta da un animale simbolo di libertà e indipendenza potrebbe anche gettare una spolverata sulla situazione ambientale aggravata da tanti problemi. Comunque non intendo privare il lettore di una sua personale interpretazione. Lieta di poter offrire qualche spunto di riflessione, persuasa che la gentilezza è di per sé un dono.

Relazioni generative

Perdersi tra le luci di una ritrovata felicità: lo dice una persona intervistata che percorre le vie addobbate in clima natalizio. Colgo la felice battuta durante il telegiornale della sera di canale5. È cominciata la corsa ai regali e anche le emittenti televisive si adeguano. Sarò sincera: mi disturba l’obiettivo commerciale di tanto luccichio, anche se riconosco che l’economia deve girare. Piuttosto mi attrae la parola felicità ed anche l’aggettivo ritrovata in cui ravviso più una speranza che una certezza. Personalmente mi muovo coi piedi di piombo, nel senso che valuto bene come e dove muovermi. Mai stata festaiola, ma piuttosto riservata e selettiva negli acquisti e nelle amicizie. Non ho memoria di cenoni o abbuffate, forsanche perché i parenti stavano distante e in famiglia non c’era l’abitudine di avere ospiti. Del resto mia madre aveva il suo bel daffare ad accogliere le cicogne che visitavano a tutte le ore le sue partorienti e io ho ereditato la sua disaffezione ai fornelli. Tuttavia non sono così incapace, so fare quanto basta…ma non mi piace stare in cucina, preferisco uscire a pranzo – di rado a cena – in due o tre è perfetto. Anche in quattro/cinque…ma oltre è difficile conversare. Lo scorso ottobre mi sono ritrovata con una quindicina di ex compagni di liceo: piacevole, nostalgico, frizzante…ma non idoneo per uno scambio di autentiche confidenze. Di recente ho pranzato con Lucia e Adriana in un locale vicino. Poi ci siamo fatte scattare una foto davanti all’albero addobbato e l’ho girata ad un caro collega ritornato in Sardegna, dopo l’esperienza didattica nella scuola media di Castelcucco. La soddisfazione quando mi ha risposto – lui è un vero signore – mi ha restituito una “ritrovata felicità”. Esperienza provata anche con un’altra collega: vive ed insegna a Treviso, ma ha lasciato il cuore – almeno un pezzetto – in Pedemontana. Un’altra fonte di benessere mi viene dagli incontri culturali, declinati in qualsiasi forma artistica. L’ultimo recentissimo è coinciso con l’inaugurazione della mostra di pittura di Renato Zanini, mentre un mese fa è stato presentato il volume Francesco Sartor l’uomo e l’artista a cura del Gruppo di Ricerca Storica di Cavaso del Tomba, nel cui ambito conto più di un amico. Le relazioni generate dalla frequentazione amicale e dalla cultura sono una garanzia di benessere che si può trasformare in felicità.

Compleanno…e Compleanno

Era il 3 dicembre 1992 quando fu inviato il primo SMS della storia, il cui testo è “MERRY CHRISTMAS” (Buon Natale), mittente l’ingegnere e programmatore britannico Neil Papworth che lo inviò da un computer a un cellulare sulla rete GSM Vodafone. Quindi il ‘messaggino’ compie trent’anni! Un minimo di ripasso: SMS è acronimo inglese che sta per short message service (servizio messaggio breve) e la lunghezza massima dei messaggi va da 70 a 160 caratteri, oltre i quali il testo viene suddiviso in più invii. La cosa straordinaria è la diffusione del prodotto: ogni giorno su WhatsApp vengono scambiati circa 100 miliardi di messaggi, un dato davvero impressionante! Prima di documentarmi sulla ricaduta del fenomeno a livello socio-culturale, informo sulle mie abitudini al riguardo. Di prima mattina ricevo i saluti dalle mie cugine, visto che Lucia ha avuto la bella idea di creare il gruppo NOI CUGINE CUSIN: il primo messaggio è di Luisa che ama i fiori e si occupa di funghi champignon, fotografati spesso…come un mare di testine bianche. Poi giungono gli SMS di Morena, Giuliana e Lucia ‘la mente’. Siccome abitiamo a una sessantina di chilometri e non ci vediamo spesso, è di conforto comunicare via whatsapp. Verso le otto seguono i saluti di Wilma, con cui mi sento nel pomeriggio. Tra i contatti quotidiani c’è la mia amica Lucia, che per fortuna posso anche vedere perché mi abita vicino, Pia, Serapia, Lisa, Arletta, Marta, Novella, Marcella, Antonietta… qualche artista e una squadra di care persone. Quando ho qualche difficoltà col pc oppure la televisione (l’altro ieri, ad esempio mi ero incautamente seduta sul telecomando), mando una richiesta di aiuto tramite messaggio a Manuel, che frequenta l’università – Ingegneria elettronica – a Cesena: anche da remoto, lui risolve tutto! Una serie di contatti sono per interventi di manutenzione domestica, ma altri di piacere, per scambiare foto, ricette e video. Oggi ad esempio è il compleanno di Adriana, cui ho inviato un messaggio, prima della telefonata. Avrei preferito farle gli auguri in presenza, ma il tempo ‘da santabarbara’ mi trattiene e confido sulla sua clemenza. Il pomeriggio e la sera sono vivacizzati da altrettanti messaggini che gradisco anche in chiusura di giornata. Concludendo, senza esserne schiava, dico che i messaggi mi fanno compagnia. Di questi tempi dominati dall’individualismo, sono quantomeno un placebo (sostanza che si somministra al posto di un farmaco). Salute e Saluti ai lettori! Auguri, Adriana! 💐

Anniversario di Laurea

Oggi parlo di un fatto che mi riguarda. Qualcuno potrà trovare che sia poco modesta, ma visto che non scrivo su commissione me lo permetto. Si tratta dell’esame di laurea che sostenni il 30 novembre 1976 a Padova, dove mi laureai in Lettere. Avevo 23 anni, indossavo un completino di velluto celeste,j ero piena di aspettative e di progetti. Siccome lavoravo da un paio di mesi come Applicata di segreteria in una scuola media, ritardai il mio ingresso in aula come insegnante, ma in compenso imparai a scrivere a macchina, cosa che mi serve tuttora per i miei post, sebbene digiti ora sulla tastiera del tablet. Tornando a quel fatidico giorno, ricordo con simpatia che vennero ad assistere al colloquio Marisa e Padre Pellegrino dei Padri Cavanis, sulla cui storia avevo elaborato la mia tesi. Un’amica mi aveva prestato il registratore, per fermare l’evento che in realtà un poco mi deluse (107/110), perché aspettavo che la mia ricerca storica fosse più apprezzata. Un segno che non era il mio ambito, anche se successivamente feci un estratto della tesi che Milena vendette bene nel suo negozio in piazza a Possagno, annotando il nome di chi aveva comprato il volumetto. Un ricordo che accarezzo ancora, dopo 46 anni, insieme con la prima pianta di fiori ricevuta per l’occasione: una azalea rosa. Ma il dono più gradito è stata la coppa regalatami da mio padre Arcangelo, che conservo tuttora in studio, difronte al diploma di Laurea, parallelo a quello di Ostetrica di mia madre, inframezzati dagli Attestati di Musica in chitarra e fisarmonica di mio figlio. Approfitto per dire che il giorno di Laurea e quello della nascita di Saul – l’8.08.88 – sono le due date che fanno da binario al mio percorso umano e professionale, attorno alle quali ho costruito le mie relazioni. Oggigiorno si dà più importanza alla competenza piuttosto che al titolo di studio, e mi pare corretto. Però la competenza si consegue sul campo, dove si accede tramite titolo di studio, almeno riguardo certe professioni. Personalmente sono contenta del percorso fatto, soprattutto adesso che sono in pensione e posso dedicarmi alla scrittura, mio diletto. Sto ‘collezionando’ le opere finora date alle stampe/editate, reperibili su Amazon, tramite titolo, come da locandina. Oppure cercando sul blog alla voce Il mio negozietto. Buona lettura a chi vorrà conoscerle e magari inviarmi un parere. Grazie! 🌝

Statistica ed Emozioni

Oggi sono di fretta: appuntamento con la cordiale vice sindaca Antonella Forner, pratica in posta, cartoleria, farmacia. Perciò ho i tempi stretti e non posso concedermi una lettura approfondita del quotidiano. Mentre la gentile Gabriella del bar Mirò mi prepara il cappuccino – con decoro integrato – mi arrampico sullo sgabello e mi approprio velocemente del giornale, prima che me lo sottragga un altro avventore (cui lo cedo dopo dieci minuti). Per fortuna trovo in prima pagina, taglio alto a destra ciò che cattura la mia attenzione: Festival Statisticall, dal 2 al 4 dicembre, Treviso 8^ edizione; quindi festival della statistica e della demografia, in occasione del quale vengono forniti dei dati che sintetizzo: nella nostra provincia vive il 43% dei single, me compresa. Di fatto sono in buona compagnia! Sono tentata di rallegrarmene, essendo una sostenitrice dell’indipendenza, ma poi altri dati smorzano il mio entusiasmo: le coppie che non convolano a nozze perché penalizzate dalla crisi economica, sono proprio quelle sui trent’anni, il che mi rattrista. L’antico motto Beata solitudo sola beatitudo (Beata solitudine sola beatitudine), funziona solo se c’è qualcuno con cui condividerla e oggigiorno la convivenza costa parecchio. Se poi aggiungiamo annessi e connessi della pandemia, mercato del lavoro in crisi, difficoltà di adattarsi… e altro, il panorama che si profila è tutt’altro che confortante. Se non ci sarà un’inversione di marcia, nel 2050 il rapporto tra chi lavora e chi no sarà di 1a1 e non mi pare una buona cosa. Si entrerà nel mondo del lavoro sempre più tardi ed altrettanto se ne uscirà! Per ora esco dal bar e corro dalla vicesindaca per informazioni sulla prossima Mostra del Libro, dal giorno 8 al 12 dicembre, cui partecipo come autrice: un tuffo nel mondo rassicurante della fantasia, della narrativa e della poesia, per staccare dai problemi quotidiani e nutrire lo spirito. Come diceva Victor Hugo: V’è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; v’è uno spettacolo più grande del cielo, ed è l’interno dell’anima.

Pecore e suggestioni

Anche oggi le notizie di cronaca nera prevaricano sulla bianca, dedicata alla politica e paraggi. Per fortuna c’è il sole che mi accompagna nell’uscita dal dentista per un rapido controllo. Già che ci sono, faccio una capatina al bar dove la tribuna di Treviso è posata su un tavolo, pare a posta per me: al momento sono l’unico avventore ed è l’unico quotidiano disponibile. Gli altri non li leggono, si giustifica la titolare del bar, sul cui volto scorgo una certa delusione. Non sono prevenuta, ma ho le mie simpatie riguardo le testate. In ogni caso considero ciò che passa il convento. Mi dedico alla lettura con l’intento di selezionare ciò che potrà suggerirmi l’argomento del post. Credo di averlo individuato a pag. 3, con la proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, Niente più reddito di cittadinanza a quanti non hanno terminato l’obbligo scolastico, che mi trova pienamente d’accordo. Ma poi, scorrendo le altre pagine, trovo curiosa, interessante e in tema pre-natalizio la notizia riportata a pag.28, Nessuno le vuole Il sindaco di Follina ospita 1500 pecore. Il primo cittadino Mario Collet ospita in un suo terreno il gregge dei fratelli Fedele (anche il cognome sembra in linea), pastori trentini alle prese con la transumanza sgradita e dice: “Ringraziamo il Signore che esistono”. Immagino il sindaco amante della poesia, oltre che della tradizione e del valore delle greggi. Per quanto mi riguarda, ho una predilezione per il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, composto da Giacomo Leopardi a Recanati tra il 1829 e il 1830, di una suggestione unica. Il poeta, attraverso il pastore considera gli animali fortunati, in quanto privi di ragione e non si arrovellano tra noia e dolore. Mi auguro che le pecore, al di là di un credo diffuso, siano capaci di un sentire più ampio, magari comprensivo della gratitudine umana.

Buon onomastico e buon compleanno

Tra le prime cose che faccio appena alzata, mi occupo del calendario: sposto il fermaglio sul giorno corrente e leggo il santo del giorno, che oggi è santa Cecilia (Roma, II secolo – Roma, 22 novembre 230 d. C.), martire cristiana, patrona della musica, di strumenti, poeti e cantanti. L’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma è una delle più antiche istituzioni musicali al mondo. Il nome deriva dal latino Caecilia, ‘cognomen’ di una gens latina, tratto da ‘Caeculus’ e significa cieco. Però a me ha ricordato quello di un’altra Cecilia, quella bambina del Manzoni morta di peste e offerta dalla madre ai monatti. Mi riferisco al capitolo XXXIV de I promessi sposi che vado a rileggere e di cui riporto dei passaggi: “Scendeva dalla soglia di uno di quegli usci…una donna… Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata…”. L’episodio descritto è di rara commozione, per me indimenticabile, soprattutto per la madre di Cecilia che mi fa pensare a tutte le madri che sopravvivono ai loro figli (anche se quella manzoniana prevede di morire la sera stessa, insieme ad un’altra figlia più piccola), basti pensare a quelle che hanno perso i figli in incidenti stradali e simili. Di poche ore la notizia del bimbo di un anno investito a Gallarate mentre attraversava sul passegino spinto dalla madre. Fortunatamente non in pericolo di vita. Poi penso a una prosperosa Cecilia di quand’ero ragazzina e vivevo a Cavaso del Tomba che vanta una chiesetta dedicata alla santa in via Monte Tomba. La signora veniva ad aiutare mia mamma nel disbrigo di alcune faccende domestiche; era sempre sorridente e con la battuta pronta. Credo portasse una iniezione di buonumore che ricadeva anche su di me. Tra gli elenchi scolastici, non mi è capitato di scorrere questo bel nome che tuttavia ha una storia e un significato. Auguri speciali di buon onomastico a chi porta questo nome e buon compleanno a Liana, una inossidabile signora a me cara che oggi spegne parecchie festose candeline!