“Pasqua”, secondo Ada Negri

Non sapevo che la mia omonima Ada Negri (Lodi, 3.2.1870 – Milano, 11.1.1945 ) fosse ritenuta la “poetessa della classe operaia” e la “maestra proletaria” perché denunciava, attraverso la scrittura la miseria contadina. Tutta colpa del mio nome che non mi è mai piaciuto: palindromo (si legge da destra e sinistra allo stesso modo), troppo breve, carico di ricordi angosciosi legati alla prematura scomparsa di zia Ada a 19 anni… Adesso devo pacificarmi, anche grazie alla poetessa di simpatie comuniste che, col trascorrere degli anni, divenne più intimista. Tra l’altro, è stata la prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Stamattina leggo sul tablet la sua poesia “Pasqua”, dedicata alla rinascita, quattro strofe di quattro versi endecasillabi ognuna, con rime incrociate. L’inizio è da palcoscenico: Io canto la canzon,/ di primavera,/andando come libera gitana/in patria terra ed in terra lontana,/con ciuffi d’erba ne la treccia nera./ Anche il seguito non è male, ma consiglio di andarselo a vedere per non influenzare troppo con il mio punto di vista. In sintesi, il testo si offre al lettore come un canto di vita, dove la poetessa si identifica in una “libera gitana”, personificazione della primavera. Ho già scritto della simpatia che nutro per le donne libere, evidenziata in una mia poesia intitolata PALCOSCENICO, a corredo di un campo di papaveri. L’invito a godere della natura si espande nel giorno di Pasquetta, quando la gente si abbandona alle scampagnate, tempo permettendo. La bella stagione è avviata, pur con i ripensamenti climatici e le intemperie umane. Il rinnovo della natura, sotto gli occhi di tutti e la resurrezione divina celebrata oggi sono un doppio dono che ci predispone al bene. La poesia di Ada Negri ci ricorda l’inestimabile valore della rinascita e della pace. La cultura può fare miracoli, insieme con la fede. Buona Pasqua a tutti! 🌷

Il silenzio è d’oro

Ricevo un messaggio con questo breve testo: “È il giorno del silenzio. Tutto tace: neanche le campane battono più le ore”. Dei girasoli con un fiocco color ecru decorano l’augurio di Buon Sabato Santo e la data odierna, 16 aprile. Il girasole è simbolo di rinascita; l’ho scelto un paio di anni fa come icona del mio blog. Ho scoperto di recente che è il fiore simbolo dell’Ucraina. Il silenzio è in tema con la morte di Cristo ed è ingrediente indispensabile per fermarsi, riflettere e pregare. Un mio collega di Educazione Musicale diceva che anche il silenzio è musica e non potremmo apprezzare le note se non fossimo in grado di apprezzare il silenzio. Non sono in grado di argomentare sull’argomento, ma provo ad esprimere delle impressioni. C’è silenzio e silenzio, il mio preferito è quello non imposto ma costruito da dentro, base per: riflessioni, dialoghi con se stessi, premessa per organizzazioni future, atmosfera creativa, recupero dell’equilibrio…e relazione con il soprannaturale. Devo indagare se qualche artista se n’è occupato, ma immagino proprio di sì. Adesso che ci penso, la biblioteca di Bassano del Grappa, che frequentavo di giovedì mattina quando insegnavo (perché il giovedì era il mio giorno libero) era tappezzata da molti pannelli con scritto SILENZIO a caratteri cubitali (poi qualcuno faceva rumore sbattendo lo sportello del deposito cose personali). Va da sé che il silenzio è d’obbligo in ospedale e chiesa, dove tuttavia non è scontato che si mantenga. Insomma, più facile parlarne che esercitarlo. Voglio pensarlo come il fratello gemello della parola, spesso sovrabbondante e perciò poco considerata. Io che scrivo devo stare attenta di non esagerare. Concludendo, ho bisogno di entrambi: del silenzio e delle parole. Sperando di non fare danni.

Desiderio di Pace

“l want peace” (Io voglio la pace), dice un bimbo biondo di circa dieci anni, in un video dell’UNICEF trasmesso stamattina, a corredo di un elenco di guasti compiuti dalla recente guerra in Ucraina. Non riesco ad annotare le cifre del disastro, ma registro che sono state bombardate 750 scuole (meglio se mi sbaglio per eccesso). In Italia sono arrivati 30.000 bambini, i più vulnerabili tra le persone costrette a subire le conseguenze del conflitto in corso. Come il bimbo biondo intervistato, anch’io vorrei per Pasqua che questa brutta pagina di storia terminasse. Anche in paese sono ospitati dei ragazzini ucraini, inseriti a scuola media. Sono certa che gli insegnanti si fanno in quattro per fornirgli continuità didattica, per quanto possibile e farli integrare nel gruppo classe. Il che è un’ottima cosa…ma non sono a casa loro. A proposito di casa, non mi sono mai sentita così convinta di starmene a casa mia, anche in previsione delle prossime festività pasquali. Saranno gli effetti del covid, dell’età che avanza, dei postumi dell’intervento, dell’isolamento cui siamo stati costretti per due anni…sta di fatto che non mi sento mortificata a starmene a casa mia, sotto il glicine che sta fiorendo, le pratoline che vivacizzano il giardino, i canarini che cantano e i bombi che borbottano di fiore in fiore. Oggi poi ho ricevuto le sospirate copie del mio ultimo lavoro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che presenterò il mese prossimo e che mi riporta a scuola, dove mi sono costruita, grazie all’attenzione e all’impegno del mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial. A me è successo per fortuna in tempo di pace. Voglia il Cielo che i bambini ucraini possano scordare questo periodo di afflizione e godere presto della Pace.

Ricordi

Di ritorno dal mio consueto giro del lunedì, quando incastro spesa, mercato, puntatina al bar…mi trovo dinanzi una cinquecento di colore arancione che mi riporta a quasi cinquant’anni fa. All’epoca guidavo la 500 “di servizio” di mio padre, rappresentante di liquori Maschio Beniamino, con stampata sulla portiera la bottiglia dell’ambrata e pregiata grappa. Con la stessa utilitaria raggiunsi più volte la sede universitaria a Padova e in una occasione presi pure una multa, perché la viabilità era stata modificata e non me ne ero accorta! Ma il ricordo più tenero legato a quella mitica auto, è che ci saliva il mio amato gatto di nome Briciola, un soriano dolcissimo che a sua discrezione decideva di cambiare temporaneamente casa e veniva in villeggiatura da me, dove si tratteneva qualche giorno, finché decideva di rientrare nella casa originaria. Si piazzava davanti alla portiera, che aprivo intuendo il suo desiderio: saliva e si accomodava dietro, come un viaggiatore di riguardo, quale era. I giretti si sono ripetuti per diversi anni, la 500 bianca ha ceduto il posto a quella gialla. Briciola si adattava, dimostrando attaccamento per me e per la dimora originaria. L’ aneddoto consente di pensare a quanto si possa amplificare la nostalgia per il proprio ambiente, in condizioni di lontananza obbligata…non voglio sconfinare nella cruda attualità e ritorno alla 500, simbolo di un’epoca felice, economicamente parlando e non solo. Conservo delle foto di quel periodo e i ricordi, che mi fanno abbozzare un sorriso di piacere. Ma non intendo essere nostalgica: indietro non si torna e non vorrei tornare. Tuttavia se capita una pausa, per recuperare qualcosa di buono e di piacevole ci sta, gatto e utilitaria compresi.

Pro Salute

Oggi 7 aprile è la Giornata Internazionale della Salute. Il 7 aprile è l’anniversario della fondazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), per cui il collegamento è chiaro. Ne ho sentito parlare per radio stamattina e non ci ho fatto caso: ai radioamatori veniva chiesto di chiarire il proprio punto di vista sull’argomento. Una risposta mi ha subito riportata alla realtà: la salute senza la libertà conta poco. Un bene primario soggiogato da un altro bene primario. Io ne parlo da casa mia, in una tiepida mattina di aprile, mentre non troppo lontano innumerevoli persone non hanno né casa né salute, e a moltissimi è stata rubata la vita. È duro essere ottimisti, ma ci provo. Oggi sto bene e vorrei condividere questo stato con molte persone, dato che è impossibile con tutte. A metà mattina ho effettuato il primo sfalcio dell’erba; più tardi metterò a dimora due piante di zucchine e altrettante di pomodorini, nella varietà ciliegino e datterino. Non consumo molta verdura però mi riservo un piccolo spazio verde adibito ad orto. Da me predominano i fiori, graditissimi ospiti, conforto dell’anima e fonte di poesia, sempre più persuasa che “la bellezza salverà il mondo”, se non tutto almeno quello che ho in custodia. Per mantenermi in salute, curo le piante, le osservo nelle loro trasformazioni, le fotografo, ci scrivo attorno, ci parlo. Sembra che funzioni, perché mi ammalo di rado. Se serve, ingoio qualche pasticca ma controvoglia. La salute è un bene che ci è stato concesso per godere della vita, cosicché il benessere psico-fisico sia completo. Un delitto inaudito toglierla agli altri e danneggiare il pianeta Terra che ci ospita.

Spes ultima dea (speranza ultima divinità)

Non uso più le stampelle da varie settimane (sono stata operata all’anca lo scorso novembre) e vado quasi di corsa. Se fisicamente ho recuperato, magari ci fossero delle stampelle per riequilibrare l’umore compromesso da tante brutte notizie, cui c’è addirittura il rischio di abituarsi. Leggo la più brutta stamattina nel quotidiano, anticipata dalla tivù: è stata ritrovata uccisa Olga Sukhenko, la sindaca del villaggio di Motyzhyn, insieme al figlio 25enne Alexander e al marito Igor, ritrovati con le mani legate in una fossa comune. I tre erano stati rapiti dai russi il 23 marzo scorso. Magari fosse una fake news, come la propaganda di una certa parte tenta di passare. Dopo quaranta giorni e più di conflitto Russia-Ucraina, le immagini e i servizi che arrivano hanno tolto il dubbio che si tratti di “operazione speciale”, alla faccia di chi proibisce l’uso della parola guerra (comunque si chiami, chi resta sul campo è spessissimo un civile inerme, passato per le armi). Più appropriata la definizione di “guerra sacrilega”, usata dal Papa. Sono disgustata dall’evento e dalla piega che sta prendendo. Chissà quante volte la violenza perpetrata ai danni della sindaca Olga è stata ripetuta…leggo che, al momento del sequestro, il marito ha voluto seguirla, condannandosi alla stessa tragica fine, toccata poi al figlio. Pensare che quando insegnavo Storia, era sempre una gran fatica introdurre l’argomento della Grande Guerra: bisognava prima girarci attorno, per non urtare la suscettibilità degli adolescenti. Non invidio i miei colleghi in cattedra…e nemmeno gli studenti, ai quali non so cosa potrei dire, per fornire un briciolo di speranza. Già, gli antichi si appellavano a lei, dicendo: Spes ultima dea (Speranza ultima divinità) e altrettanto conviene che ripetiamo noi. Augurandoci che la divinità – l’ultima rimasta a consolare gli uomini, dopo l’abbandono della terra per l’Olimpo da parte degli altri dei – non sia sparita dalla circolazione.

Percorsi

Per andare a Fonte, come ogni lunedì, durante il percorso supero un cancello su un parco in fioritura, che mi riprometto di fotografare al ritorno. Trattasi di una proprietà privata, adibita a bed and breakfast che non frequento, ma che offre all’automobilista di passaggio un colpo d’occhio attraente sulle varie piante da frutto. Anni fa fotografai la spettacolare fioritura, per farne dono a una coppia di sposi, attratta dalle piante ma anche dal sentiero che si intravede e che presumo conduca all’ingresso della struttura. Un percorso poetico, come quello di una donna in dolce attesa. Il paragone calza a pennello, perché devo vedermi con una giovane donna all’ottavo mese di gravidanza, a cui mi lega un sentimento di stima e simpatia. In due mesi, il grembo è cresciuto parecchio. Del resto mi conferma che la creatura (scoprirà alla nascita se maschio o femmina) ha appetito e lei deve badare a non introdurre troppi dolci, perciò si limita a consumare un orzo. Parliamo piacevolmente per circa un’ora. Avevo la sua età quando anch’io mi trovai nella condizione speciale di gestante e mi fa tenerezza anche solo pensare alle mille attenzioni e aspettative di una quasi mamma: dalla cameretta al nome, dalle tutine ai carillon…un periodo pieno di calore e di entusiasmo. Diventare madre è un privilegio non scontato. Conosco il disagio di chi non ha potuto realizzarlo e convive con un senso di privazione costante. Però partorire è solo l’inizio dell’impresa: allevare ed educare un figlio è un processo lungo, talvolta tortuoso. Strada facendo, il sentiero può essere disseminato di erba alta e di edera, come quella che si avvinghia ai tronchi delle piante in fioritura: una bella impresa, un’opportunità…come tante altre che offre la vita. Non l’unica. Auguri speciali alla mia amica prossima mamma!

Ritorno in classe

Sono tornata in cattedra: che meraviglia! Grazie al collega e amico Giancarlo Cunial che mi ha proposta come blogger agli studenti dell’Istituto Cavanis di Possagno che stanno elaborando un travel blog. Ventuno studenti attenti e silenziosi, raggruppati per il liceo frequentato: liceo scientifico applicato (LSSA), liceo scientifico ordinario (LSO), liceo classico (LC), liceo linguistico (LL), liceo delle scienze umane (LSU). Referente la prof.ssa Stephanie Da Riva. Porto la mia esperienza di blogger domestica, nel senso che posto articoli di vario argomento sul mio blog verbameaada.com senza aspettative particolari, salvo l’esigenza e il piacere di condividere pensieri ed emozioni con i lettori, alcuni dei quali commentano; la qual cosa mi basta, dandomi l’idea di una rete affettiva di sostegno. Nel caso dei liceali diciassettenni, devono realizzare un travel blog (blog di viaggio), postando testi su tre mete da effettuare a breve in Grappa, in Tempio e Gipsoteca, alla Tomba Brion. Giancarlo non ha perso l’atteggiamento del bravo docente e annota alla lavagna i passaggi utili del mio dire. Credo di non aver smesso la deformazione professionale di dilungarmi…ma è così piacevole rivolgersi a un pubblico attento, cui viene richiesto di essere anche operativo: infatti ogni studente, attrezzato di computer e mascherina, prova a cimentarsi su un post riferito a una imminente visita. Il primo a offrire il frutto delle sue meningi è un bel ragazzo biondo di nome Pierpaolo, seguito poi dag due dolci fanciulle. Sono allibita dalla bravura estemporanea di questi studenti, evidentemente motivati e preparati bene. Rubo le parole armonia – qualità – curiosità scritte alla lavagna da Giancarlo, per dire che questi studenti rappresentano la speranza in un futuro migliore, di cui loro sono le fondamenta. Ragazzi, meritate di essere nominati tutti! Grazie della vostra attenzione, buona scuola e buona vita! (P.S.- Venite a trovarmi nel blog, così allargo il mio orizzonte) FAGGIONI Francesco FLOREAN Roberto Pietro METTI Pierpaolo (3 LSSA) MORO Beatrice VARDANEGA Achille (3 LSO) BGHIRIS Elly BISINELLA Alessandra BORDIGNON Andrea FAVERO Irene MATTIUZZO Anna SCAPINELLO Anna (3 LC) AMBROSI Margherita BATTAGLIA Giorgia CAROTI John Filippo CECCATO Francesca GUALANDI Sofia MANZINELLO Giulia NEGRO Alice (3LL) NOVELLI Elisa SARTORE Massimiliano SPAGNOL Gaia (3 LSU)

Il buon sonno

Oggi, 13 marzo, Giornata Mondiale del sonno, istituita nel 2008 dalla World association of sleep medicine, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del sonno e sui relativi costi per la collettività. Ne soffre il 45 % della popolazione mondiale; in Italia una persona su cinque riposa male, mentre uno su quindici soffre di insonnia cronica (come sempre, uso i dati che trovo in internet). Per fortuna, non ho questo problema che però affliggeva mia madre e che disturba diverse persone che conosco. Lei ricorreva con disinvoltura al sonnifero che le toglieva memoria e lucidità mattutina. Leggendo qua e là, apprendo che i fattori indispensabili per un sonno corretto, secondo gli esperti sono tre: regolare la temperatura della stanza (tra i 15 e i 20 gradi), allontanare i dispositivi elettronici, leggere un libro. Quest’ultimo suggerimento fa particolarmente piacere a una persona che scrive. So che Vilma se ne serve ampiamente. Io trovo soporifera certa tivù, specie con la stufa accesa e la abat jour di spalle. Mi sono rimproverata diverse volte di non ritirarmi prima in camera da letto…ma è troppo confortante osservare Astro che dorme (e russa) sul tappeto sotto il tavolino e Grey acciambellata sulla poltrona. Capita che mi svegli molto presto, se devo sbrigare qualcosa di importante – in questo periodo la correzione delle bozze del mio prossimo libro – ma poi recupero al pomeriggio, quando riesco a concedermi un pisolino. Rispetto a quando insegnavo, adesso gestisco meglio il mio tempo: sono più riposata e non ho bisogno di recuperare ore di sonno perse per svariate ragioni. Sono persuasa che dormire bene sia fondamentale per l’equilibrio psico-fisico. Ovviamente a poterselo permettere, perché ci sono lavoratori in prima linea a tutte le ore, cui va il mio grato saluto e l’invito a resistere.

Evento Letterario

È stato un 8 marzo misto di tristezza e di soddisfazione. Accantono l’emozione predominante, perché ho bisogno di ossigenarmi e mi concentro sull’evento “Primo Concorso Letterario Città di Vittorio Veneto”, tutto al femminile, cui ho partecipato, in buona compagnia di molte donne, e non solo. Accompagnata dalla fedele Lucia e dalla provetta pilota Adriana, raggiungiamo Ceneda di Vittorio Veneto quasi in orario per assistere alla cerimonia di premiazione in Sala Consiliare del Museo della Battaglia, location mirabile con affreschi e statue. Vengo gentilmente invitata a prendere posto in seconda fila, riservata agli invitati. Al tavolo d’onore identifico, nonostante la mascherina Aldo Bianchi, il presidente dell’associazione ZHENEDA e la coordinatrice del Concorso, Paola Alessandra Vacalebre che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso autunno. Tra i numerosi presenti, che subito non individuo ci sono tre care cugine: Lucia, Giuliana, Luisa ed Elisa, una giovane amica scrittrice. Partecipano all’evento diversi Assessori dei paesi vicini, il CIF e la LILT di Vittorio Veneto, il Club artistico culturale Xinciso e il Circolo VITTORIESE ricerche storiche. La flautista Federica Lotti rallegra l’atmosfera con le sue proposte musicali e lo storico Giovanni Tommasi istruisce sull’affresco della parete laterale della sala – che ingloba tre donne combattenti – e su diverse figure femminili che hanno dato lustro alla città: molto interessante. Segue la parte riservata all’assegnazione dei premi, esaltata dalla lettura della Coordinatrice in veste di ottima Lettrice. Mi complimento con le premiate delle varie sezioni – ci sono anch’io, per la sezione Libri Editi con il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio – e mi congratulo con chi ha elaborato ogni singola motivazione del premio, a mio dire una chicca da conservare. Provo un brivido di vero compiacimento quando viene invitata a ritirare il primo premio per la sezione racconti inediti Elisa, la mia giovane amica, per il testo DONNA DI PENNE dove “L’ Autrice tocca corde profonde e invita ad alzare lo sguardo per vivere nel mondo”. Alzare lo sguardo è ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Grazie Elisa e grazie a tutte le donne!