Addio a Maurizio Costanzo

Vivere alla giornata: questo l’augurio che Maurizio Costanzo, mancato venerdì a 84 anni faceva a un giornalista. Istruttivo senza essere pedante, pieno di passioni, grande scopritore di talenti. Impegnato sul fronte civile e grande amico di Giovanni Falcone, particolare che me lo rende particolarmente apprezzabile. Maria Falcone, sorella del giudice assassinato dice: “Il suo impegno nella lotta alla mafia… gli costò un terribile attentato a conferma di quanto fosse prezioso il suo lavoro”. Giornalista, conduttore e autore televisivo, ha inventato alcuni dei programma più longevi della TV italiana, da Buona Domenica a Maurizio Costanzo Show. Simona Ventura, in collegamento telefonico dall’estero usa per lui l’aggettivo inclusivo che mi pare appropriato. “Carismatico” lo definisce Marcella che non perdeva una puntata del suo programma serale, anche se era tardi. Sposato quattro volte, ha avuto tre figli. Con l’ultima moglie Maria De Filippi, nel 2004 ha preso in adozione Gabriele Costanzo, allora 22enne che oggi lavora per la società di produzione Fascino. Quindi ha avuto una vita privata piena e interessante, pur non essendo un “adone” come rileva la mia amica. Anche la premier Giorgia Meloni condivide un pensiero su Twitter: Grazie per aver portato nelle case degli Italiani cultura, simpatia e gentilezza. Parecchie le testimonianze nel mondo dello spettacolo dove Costanzo aveva scoperto molti talenti. A leggerle tutte, non si finisce più. L’uomo e l’artista hanno inciso un solco profondo, perché aveva spalmato il suo talento in svariati ambiti. In ultima analisi, pur non avendolo seguito a fondo, credo fosse un uomo saggio. Chiudo con una frase di Jean Jacques Rousseau che gli calza a pennello: Quale saggezza puoi trovare che sia più grande della gentilezza?

Pro preside Annalisa Savino

Certo che la scuola è come un pentolone in ebollizione: non solo studenti demotivati, genitori pronti a criticare i professori…ma anche presidi bacchettati dal ministro dell’Istruzione e del Merito per fare il proprio dovere. E sì, perché a mio dire, la preside del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Firenze, Annalisa Savino non è andata fuori del seminato, scrivendo una lettera aperta a genitori e alunni dove sostiene che “L’indifferenza alimenta rigurgiti fascisti”. L’obiettivo è di condannare sempre la violenza, la prepotenza e anche l’indifferenza. Non a caso cita Antonio Gramsci che dichiarava: “Odio gli indifferenti”. Giorni prima, degli studenti erano stati picchiato e feriti davanti al Liceo Michelangelo di Firenze da un gruppo appartenente a un’organizzazione neofascista. Ma anche se i picchiatori fossero apolitici, il pestaggio va comunque condannato. Non so di cosa abbia paura il ministro Giuseppe Valditara che ha definito la lettera “impropria” e ha innescato la polemica. Gli studenti invece hanno colto il messaggio della dirigente e giustamente la sostengono, come anche colleghi e presidi. A mio parere la ds si meriterebbe i complimenti, anziché reprimende. Anche se l’atto è successo fuori dalla struttura scolastica, l’attività educativa – e non solo dei docenti ma della comunità tutta – non va in congedo. Tra l’altro, trovo omissivo da parte del ministro non avere condannato gli autori del pestaggio. Mi viene facile pensare che talvolta – quando non spesso – si trovano persone giuste nel posto sbagliato, e viceversa. Io mi sarei comportata come la preside, cui va la mia piena solidarietà. Nonostante ventilate minacce, mi auguro resti saldamente al suo posto, supportata da tutti gli utenti della scuola. Immagino il suo disagio e non la invidio. Non vorrei essere nei suoi panni. Ma soprattutto non vorrei essere in quelli del ministro.

Gioventù sbandata

Mentre gusto il cappuccino, sento che la titolare del bar e una cliente parlano sottovoce di un fatto che coinvolge dei giovani. Poi apro il quotidiano e realizzo ciò che è successo nei paraggi: aggressione e sequestro ai danni di un 50enne, adescato con una trappola online da tre giovani, di cui uno minorenne, gli altri due appena maggiorenni, di 18 e 19 anni. Attirato in un casolare, malmenato e rapinato, volevano il PIN del bancomat. Succede sabato scorso a Vedelago (TV). Il malcapitato è stato salvato dal provvidenziale intervento di una pattuglia dei carabinieri di passaggio. Accompagnato in ospedale a Castelfranco, ha riportato lesioni guaribili in 30 giorni, quelle fisiche perché quelle morali avranno bisogno di molto più tempo. “Ho avuto paura di morire” ha detto sconvolto si carabinieri. La giornata è lunga, ho tante faccende da sbrigare e quasi mi dimentico dell’increscioso fatto, finché lo sento riproporre alla sera durante il telegiornale di Rai 3. D’altronde è successo qua vicino, ovvio che la tivù regionale ne dia rilievo. I tre componenti della gang sono al fresco: due nella Casa Circondariale di Santa Bona, l’altro nel carcere minorile di Treviso. Sono sconcertata e disorientata. Cose anche peggiori a opera di minorenni succedono oltralpe, mi riferisco all’insegnante 52enne di spagnolo uccisa da un alunno 16enne con una coltellata al cuore. Mi colpisce la minore età degli autori dei crimini. Tornando al bar, che è un luogo dove avvengono le consumazioni, ma anche lo scambio di idee su cui poi io torno, una cliente si chiede dove siano i genitori dei minorenni che delinquono, se ci sono, se sappiano dell’agire fuorviante del figlio…e tutte le ovvie domande che un educatore serio si pone. Immagino che funzioni così anche altrove. Il punto è che la prevenzione del crimine latita, mentre le carceri straboccano di ingressi. Qualcosa non torna. Banale ricordare che fare il genitore è un compito tra i più difficili. Dubito che sarò smentita. Però anche essere figli, soprattutto coi tempi che corrono non è uno scherzo.

Fine della guerra: quando?

Mentre traffico in cucina, istintivamente accendo il televisore per avere un sottofondo che mi aiuti a sbrigare faccende domestiche per cui non sono portata. Incappo nella diretta da Varsavia con il presidente Biden che fa la sua prolusione a favore di Kiev. Registro qualche passaggio: Nessuna resa, Putin si sbagliava, Sui territori illegittimamente occupati dai russi oggi sventola la bandiera ucraina, Difenderemo la democrazia, Questa guerra non è stata una scelta, Siamo uniti e risoluti a lottare, Putin ha cercato di affamare il mondo, Fine guerra se Putin si ritira, La libertà non si difende in un anno, La libertà non ha prezzo. Sembra ispirato il Presidente degli Stati Uniti d’America, capelli bianchi e vestito nero. Ricorda che “L’articolo 5 della Nato è un obbligo sacro”. Interrompo il mio fare e presto attenzione. Sento nominare la parola Freedom/Libertà e l’augurio che Dio ci benedica. Non è divertente come sentire Fiorello alle 7.15, ma nel complesso il discorso non è male e include anche la ricostruzione. Chissà quando, chissà come ma è il quando che pesa tipo spada di Damocle, perché non si ravvisano spiragli per immaginare prossima la Pace. Anzi, sta diventando una costante la minaccia russa di usare la bomba atomica. E la Cina come si pone tra Russia, Usa ed Europa? Mi fa piacere sentire dagli opinionisti che l’Europa è più coesa di un anno fa, contro le previsioni di Putin. Suppongo ci voglia molto di più per condividere una politica d’insieme, per fare squadra. Comunque la premier Giorgia Meloni, ripresasi da un problema di salute – anche lei ne è vittima – a pochi giorni dall’anniversario dell’invasione russa in Ucraina, è a Kiev dove incontra il presidente Volodymyr Zelensky. Garantisce pieno sostegno a Kiev ed afferma: “l’Italia con voi fino alla fine”. Ecco, io spero vivamente che la fine della guerra sia vicina.

Nascita avventurosa

Lo sento durante il telegiornale della sera, confermato poi dai titoli dei giornali online: Partorisce in taxi. L’autista la assiste. Succede a Torino. Ivana Barison, tassista a Torino da 13 anni, parla dell’esperienza emozionante che le è capitata, trasportando una partoriente…che ha iniziato il travaglio in auto dove è nata la quarta figlia – le altre tre e il marito non potevano starci – di oltre tre chili. Giunte all’ospedale, il parto era praticamente finito. La piccola Aalina è nata intorno alle 12.30. Gli infermieri assistono la mamma nei minuti finali e tengono d’occhio la tassista che afferma: “Avevo le gambe molli e ho creduto di svenire da un momento all’altro”. Per fortuna è andato tutto bene. Non è la prima volta che un neonato ha fretta di venire al mondo, evento sempre altamente emozionante. Credo anzi che bisognerebbe parlarne di più, per compensare tante notizie negative. Dunque, a me è capitato sui vent’anni di assistere a un paio di parti in ospedale, al seguito di mia mamma ostetrica, a cui l’avevo chiesto. Mi ricordo l’ambiente asettico, il grembiule bianco dei sanitari, una certa concitazione…io ero periferica rispetto ai sanitari. Non è stato sconvolgente, ero preparata. Mi sono emozionata di più quando Marcella mise al mondo la primogenita Roberta, anche per il legame che c’era e c’è tra noi. Se uno lo fa di mestiere, sa mantenere i nervi a posto. Se capita inaspettatamente, come alla tassista il discorso cambia perché il carico emotivo aumenta. Sono orgogliosa che mia mamma abbia fatto nascere tanti bambini, ma io ho preferito scegliere un’altra strada, che mi ha consentito comunque di parlare del suo ruolo e di alcune sue affezionate clienti, trattate nel mio primo libro Piccole storie di donne grandi, presentato nel 2008 ed ora esaurito. Concludo, con il pensiero di Rabindranath Tagore riportato all’inizio dell’opera: Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini

Poveri Fiori

Poveri Fiori Non volevo parlare del festival di Sanremo, perché non ne ho la competenza e perché l’ho seguito a frammenti. Ho risentito con piacere Massimo Ranieri, che considero un artista a tutto tondo. Buona la conduzione, ma l’impressione è che quest’anno sia un po’ una salsa di troppe cose…che comunque non impedisce di cambiare canale, come ho fatto io. Ritorno sull’argomento, per il fatto disdicevole successo la prima serata sul palco, da parte di Blanco, ragazzetto ventenne dai nervi fragili: è noto che si è abbandonato a una sfuriata, perché non sentiva il ritorno della voce in cuffia. Comunque mi sono divertito, ha postillato ‘candidamente’ a caldo. Pare che non fosse estraneo a eccessi di questo tipo. Però non di lui intendo parlare, ma della lettera che un insegnante ha scritto, a commento della incivile piazzata. Mi arriva sul tablet e la leggo – non leggo tutto ciò che mi arriva – perché è di un collega di Lettere che insegna, si sforza di insegnare Educazione Civica, materia considerata cenerentola tra le discipline. E si vede, dai risultati di maleducazione che pullulano un po’ ovunque, anche dalla televisione. Dal mondo della scuola arriva anche la risposta della Dirigente dell’Ite Tosi di Busto Arsizio, Amanda Ferrario che dice: Il gesto di Blanco si commenta da solo: maleducazione, vandalismo, delirio di onnipotenza. Fosse mio figlio, oggi avrebbe la faccia gonfia di schiaffoni. Forse no, li avrebbe avuti per tempo. Fosse un mio alunno e avesse fatto questo a scuola sarebbe stato denunciato ed espulso. Ridatemi i soldi del canone. Se la cosa fosse stata orchestrata, peggio ancora ma dubito, dato il ritorno di critiche. Forse sarebbe più appropriato riflettere sui pericoli del successo quando capita a rotta di collo, su un individuo ancora in costruzione. Blanco aveva vinto il festival l’anno scorso insieme con Mahmood con il brano ‘Brividi’ e rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest. Beh, suppongo che ora avrà i mezzi per sottoporsi ad adeguate cure psicologiche. E di progettare un futuro all’insegna del rispetto suo e degli altri.

La vita tra le macerie

La vita tra le macerie Tra le tante immagini drammatiche che giungono dalla Turchia e dalla Siria devastate dal terremoto, una le sovrasta: quella della neonata salvata dai soccorritori, ancora attaccata tramite il cordone ombelicale alla madre morta, insieme coi suoi quattro fratelli: fortunata? Non saprei dire, dato che è venuta al mondo ed è rimasta subito sola. Un’immagine straziante che toccherà il cuore di molte persone. Può darsi che l’ingresso nel mondo tanto drammatico consenta alla piccina di essere attenzionata e doppiamente amata. Dalla morte nasce la vita non è testimoniato solo dal seme che muore per germogliare, come succede al bruco per diventare farfalla: in questo caso la madre passa la vita all’ultima sua creatura che ne raccoglie il testimone… però che pena sapere che il passaggio sia avvenuto in modo apocalittico e irrevocabile. La foto della piccina estratta viva dopo 40 ore dalle macerie dell’edificio crollato in Siria ha già fatto il giro del mondo e chissà quanti altri bambini orfani dovremo piangere. Il bilancio provvisorio del terremoto in Turchia e Siria si aggira sui 15.000 morti, una cifra impressionante. Qualcuno viene estratto vivo dalle macerie dopo 72 ore dal sisma, mentre montano le critiche per il ritardo nei soccorsi e la mancata manutenzione degli edifici, alcuni sgretolatosi miseramente: storia vecchia, la prevenzione non è una priorità neanche da noi, che potremmo imparare qualcosa dai giapponesi riguardo la messa in sicurezza degli edifici. Tornando alla neonata siriana sopravvissuta alla madre che l’ha messa al mondo mentre moriva, non so come la chiameranno. Le starebbe bene il nome Speranza, con l’augurio che possa crescere in un mondo pacificato, liberato almeno dalla guerra se non si possono evitare i terremoti (la guerra civile in Siria è in corso dal 15 marzo 2011)

Un collezionista di attimi

Tutti i giorni succedono incidenti stradali, purtroppo. Mi pare siano la prima causa di morte nei giovani (tra i 14 e i 25 anni), seguita dalle malattie oncologiche e poi dai suicidi. Però ce ne sono di doppiamente sinistri, se posso usare il termine come aggettivo. Mi riferisco a quello occorso all’atleta paralimpico Andrea Silvestrone, 49 anni che ha perso la vita sull’autostrada A14, nella Galleria Castello a Grottammare (Ascoli Piceno), insieme con il figlio Brando di 8 anni e alla figlia 14enne Nicole. Diego, il secondogenito di anni 12 è ricoverato in “prognosi riservata” nell’ospedale di Torrette (Ancona). Prego che l’unico rimasto in vita, Diego, sopravviva: sono le parole della moglie Barbara Carota che mi fa una pena infinita. Nel frontale contro un tir, non si è salvato neanche il barboncino che la famiglia portava sempre al seguito. Affetto da sclerosi multipla, Silvestrone era campione di tennis in carrozzina. Quindi una persona che non si era piegata alla malattia che lo aveva colpito all’età di 33 anni. Dopo i tantissimi incontri con i ragazzi nelle scuole, nel 2022 era stato insignito della laurea ad honorem, evento che aveva commentato così: “Sono un grande collezionista, colleziono attimi. E ringrazio la vita che mi ha dato tanto, molto più di quello che mi ha tolto”, parole che sottintendono una grande sensibilità e generosità. Infatti era volontario della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Chissà quanto altro bene avrebbe fatto, se non fosse incappato nel fatale incidente, costato la vita anche a due dei tre figli. Non oso immaginare lo strazio della moglie, privata di quasi tutta la famiglia in un attimo e venuta a saperlo da internet, dato che tutti i cellulari squillavano a vuoto. Sono tragedie esorbitanti che lasciano senza parole. Che l’atleta avesse reagito con coraggio e tenacia alla malattia e limitazioni conseguenti, lo rende un gigante di cui resteranno le tracce.

Televisione scattante e utile

È bello svegliarsi la mattina e farsi due risate! È ciò che mi succede verso le sette, mentre mi faccio il cappuccino ancora in pigiama, prestando occhio e orecchio a Fiorello che conduce il programma Viva Rai2! Bisogna avere un talento eccezionale per fare sorridere chi sta di qua dello schermo, ponendo in primo piano argomenti di attualità pesanti. Succede stamattina riguardo la corruzione: un’azienda chiamata ‘Filigrana’ si occupa del riciclo di denaro sporco di qualunque provenienza, Quatar compreso. In uno schec di pochi minuti viene fatto il ripasso delle ultime ‘sparizioni’ di denaro: si sorride e ci si aggiorna, grazie all’ironia sapientemente usata dal mattatore, che conosce il pubblico come le sue tasche. E il pubblico televisivo lo ringrazia con audience lusinghieri, in testa quelli della Sicilia – la sua terra – e dell’Emilia Romagna. Dare spettacolo dal lunedì al venerdì per quarantacinque minuti, senza annoiare, in una collocazione oraria sfavorevole è impresa non da poco, prevista fino a giugno. Spero che lo showman tenga duro, supportato da una squadra variegata di artisti con o senza patente (di artista), ma di sicuro nell’animo. Dettaglio non da poco: si esibiscono in strada, spesso svestiti (da record, con le temperature attuali) mentre a pochi metri transitano le macchine. Oppure sul tetto del ‘carrozzone’ dove è raccolto il gruppo di lavoro con l’intrattenitore. Così si alternano volti noti della musica ad altri emergenti, proposti anche nel seguito del programma chiamato ‘Videobox’. Sebbene si verifichino delle interferenze e talora non arrivi il segnale, mi gusto il tango proposto da Lucrezia Lando, bella e brava ballerina di Bassano del Grappa. Insomma, dopo Fiorello la mia giornata prende quota. Un esempio di televisione scattante e utile.

Un gesto di sorellanza

Mia nonna Adelaide, friulana, portava il fazzoletto nero annodato dietro la nuca. Mia madre Giovanna indossava il velo per andare a messa, ma preferiva il foulard che da adulta ingentiliva il suo abbigliamento di foggia sportiva. Nel passato, il velo accompagnava il vestito della sposa il giorno delle nozze (forse anche ora, ma molto meno). Il preambolo per introdurre la Giornata Mondiale del Velo, detta anche World Hijab Day, oggi primo febbraio. Ad istituirla è stata Nazma Khan nel 2013, per sensibilizzare sulla questione del velo islamico ed invitare tutte le donne ad indossarlo per un giorno intero, contro la discriminazione. In sintesi, una protesta laica, un invito alla ‘sorellanza’ nato dall’esperienza discriminante vissuta da Nazma sulla sua pelle. Cresciuta nel Bronx, newyorkese originaria del Banglades, è l’unica ragazza musulmana in classe, l’unica a indossare il velo e a essere verbalmente bullizzata. All’Università la chiamano addirittura ‘terrorista’. Da qui l’idea di chiedere alle donne, di ogni nazionalità o religione di coprirsi il capo con un velo, per sperimentare ciò che le donne musulmane vivono ogni giorno e iniziare così a combattere l’islamofobia. Il copricapo in fondo è solo un oggetto, come può esserlo un cappello oppure un altro accessorio. Diventa un simbolo contro l’oppressione, se imposto. In tal caso vale quanto una maschera e serve a coprire e nascondere, anziché abbellire. Ma potrei sbagliare perché non sono esperta in questo ambito. Mi viene facile pensare al proverbio L’abito non fa il monaco e dedurre che ciò che si vede con gli occhi non corrisponde a ciò che una persona custodisce dentro di sé. In questo senso, andrebbero tolti tutti i simboli che travisano l’essenza di una persona e la sua diversità. Comunque oggi, per solidarietà con le donne, per qualunque motivo discriminate, mi coprirò il capo con la bella sciarpa che Manuel mi ha portato da Singapore, incrociando le dita.