“Il bene non è il conto in banca” è l’opinione mi auguro condivisa di Sara Manfuso intervistata durante la trasmissione Diario del Giorno in onda su TG4 di pomeriggio. Argomento: Cristopher Thomas Luciani, il 16enne accoltellato a morte domenica pomeriggio da minorenni a Pescara, pare per un debito di droga. Assodato che la criminalità giovanile è in aumento, “Crox” – questo il suo soprannome – è stato ucciso da coetanei, giovani probabilmente allo sbando. La vittima era un ragazzino difficile. Da quando aveva tre anni viveva con la nonna, dopo l’abbandono dei genitori. Povera donna, chissà quanti sensi di colpa avrà. Dovrei interrogarmi anche sui ragazzi che hanno assistito alla mattanza e non sono intervenuti. Immagino il disagio dei genitori dei due che hanno sferrato i 25 colpi, respiro a fondo per diluire un po’ lo sgomento che mi genera questo fattaccio. Vorrei parlare solo di cose belle ma, dal momento che il mio è un blog libero e non scrivo su commissione non posso esimermi dall’informare anche su fatti di cronaca nera. Non scordo che ci sono bravi ragazzi che studiano/lavorano, si dedicano al volontariato, non hanno grilli per la testa e cercano di costruirsi un posto al sole…spesso all’estero. Ho la fortuna di conoscerne qualcuno. Vorrei spostare l’argomento di fondo – il disagio giovanile – sugli adulti tutti, dalla famiglia alla scuola, al contesto sociale, ai media. L’idea che mi sono fatta è che l’Italia non è affatto un Paese per giovani, definiti impropriamente ‘mammoni’. Non ho competenze per azzardare soluzioni. Di certo il problema non è nuovo. Giusto ieri sera Alberto Angela durante il programma ‘Noos – L’avventura della conoscenza’ illustrava dei graffiti da Pompei con dei giovani fustigati con delle verghe. Educare era e rimane difficile, secondo Freud addirittura impossibile. Forte la tentazione di delegarlo a chicchessia!
Categoria: Attualità
La forza di un lottatore
Non succede spesso di fare colazione in compagnia di buone notizie, ma qualche volta capita come è successo ieri. Durante il Tg1, all’incirca alle 7.30 trasmettono l’intervista a Manuel Bortuzzo, 25enne nuotatore delle Fiamme Oro. Colpito alle gambe durante una sparatoria davanti a un pub nel febbraio 2019, l”atleta ha riportato la lesione parziale del midollo spinale che lo costringe da allora sulla sedia a rotelle. Per 12 millimetri il proiettile non recide l’aorta addominale che non gli avrebbe dato scampo. Ad aggravare la situazione, sapere di essere stato vittima di uno scambio di persona: si è trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato durante un regolamento di conti. Ma lui ha la forza di un lottatore e diventa un esempio di grande forza di volontà che porta anche in tivù, a Italia sì e nella casa del Grande Fratello VIP. Sulla sua storia è stato girato il film ‘Rinascere” tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Bortuzzo. Riscoperto nel mentre un nuovo amore per lo sport, il giovane triestino, romano d’adozione punta a qualificarsi ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024. Ecco come da una vicenda tragica, nasca un nuovo rapporto con la vita. Durante l’intervista gli vengono fatte varie domande, tra cui qual è il suo rapporto con la carrozzina e a cosa si è aggrappato per superare la disabilità. A quest’ultima domanda risponde grazie agli amici, alla famiglia e alla musica (suona il pianoforte). Il suo numero fortunato è il 12 – in riferimento ai millimetri tra la parte colpita e l’aorta – perché rappresenta lo spartiacque tra la vita e la morte, il limite assegnatogli dal caso. Chiude l’intervista con una frase che rivela il benessere recuperato e che vale come monito per chi malauguratamente avesse a trovarsi in frangenti dolorosi: “L’opportunità di vivere è la cosa più bella”.
Blog e romanzo
Non ho la memoria corta, sapevo che si sta avvicinando una data per me importante che riguarda la nascita del mio blog verbamea, solo che lo facevo “più giovane” ed invece compirà quattro anni il prossimo giovedì. Infatti ho controllato sul mio libro Post per un Anno che raccoglie i primi 365 articoli e il primo testo scritto porta la data del 27 giugno 2020: quando scrivo il tempo vola! Diciamo che per me è come una cura ricostituente, mi dedico a un’attività che mi piace e che mi consente di tenermi allenata mentalmente, oltre che relazionarmi con persone che mi corrispondono. Tra l’altro la data coincide con l’uscita del mio ultimo impegno letterario e approfitto del blog per presentarlo. Sì tratta di un romanzo breve, intitolato Ricami e Legami con un suggestivo dipinto in copertina che allude al tema della maternità, voluta e non realizzata a causa della guerra in Ucraina. I fatti si verificano in tempi recenti, con protagoniste tre donne che intrecciano a vario titolo le loro storie, come fili intrecciati sui ricami. La parte narrativa è arricchita dall’attualità dei post, cosicché nel romanzo si alternano due generi, il che rappresenta la novità rispetto ai miei precedenti scritti. Variante operativa: il manoscritto – scritto al computer – non è passato per la tipografia come le volte precedenti, ma è stato affidato a un servizio online che lo pubblica senza aggiungere o togliere nulla, lasciando all’autore la responsabilità della correzione, impaginazione, revisione. Quasi un gioco da ragazzi, disponendo dell’abilità e disponibilità di Manuel, fresco Ingegnere elettronico con svariate competenze. Senza di lui la mia ignoranza digitale sarebbe enciclopedica. Il libro è disponibile su Amazon, digitando semplicemente il titolo Ricami e Legami e il mio nome Ada Cusin. Oppure premendo sul link, se girato. A chi non ha dimestichezza col web, lo procuro io tramite prenotazione. In caso di lettura, sono ansiosa di conoscere la vostra opinione. Grazie 🌻
Longevità creativa
Oggi è il compleanno di Natalia Aspesi, giornalista, scrittrice e critica cinematografica. Gli anni sono 95, un bel po’ ma pare che lei non li voglia festeggiare. Il settimanale di Repubblica “il venerdì” le dedica la copertina e mi fa piacere. Apprezzo la rubrica “Questioni (non solo) di cuore” che l’arzilla signora tiene da parecchi anni e leggo con avidità le risposte alle lettere dei lettori. Tempo fa la rubrica era stata sospesa per un problema di salute della giornalista, per fortuna superato, tanto che è tornata a corrispondere coi lettori con lo spirito garbatamente graffiante che la contraddistingue. Sapevo che aveva una bella età, ma ignoravo il numero degli anni (Milano, 24.06 1929), quasi quanti quelli del professor Silvio Garattini (Bergamo, 12.11.1928) che la precede di sette mesi. Due esempi di longevità creativa. Le sue lettere del cuore sono diventate anche uno spettacolo teatrale cui ha dato voce Lella Costa e sono state raccolte nel volume ‘Questioni di cuore’ che ho letto, e ogni tanto rileggo perché offrono uno spaccato di umanità reale. Poi apprezzo lo stile della giornalista, diretto e senza filtri. Nell’intervista concessa a Marco Cicala dice: “Conduco la vita dei vecchi…faccio fatica a raccogliere le idee, i ricordi. Però non mi sono mica incattivita. Tutto questo avviene nella più assoluta se-re-ni-tà” e la immagino mentre scandisce di proposito la parola serenità che per me significa molto. Poi prende la difesa di Papa Bergoglio cui è scappata la parola della discordia (frociaggine) e riconosce che: “Specie a quell’età, il Papa può dire quello che vuole! Che male fa?”. Come non essere d’accordo? Mi piacerebbe averla tra i miei contatti, Natalia che considero quasi una di famiglia: attraverso le risposte alle lettere dei lettori fornisce una consulenza gratuita ed appagante. Auguri Natalia! 🌺
Turismo… e vandalismo
“Con i turisti arrivano i vandali’ è ciò che dice il giornalista del Tg5 mentre faccio colazione, che mi va quasi di traverso perché viene oltraggiato il patrimonio culturale, nostro fiore all’occhiello. Non è la prima volta, ma è avvilente che il comportamento si ripeta. Era successo giorni addietro nel Parco archeologico di Ercolano dove un turista olandese aveva inciso la sua firma sulla parete di una domus romana con pennarello nero, indelebile. Un gesto di “inciviltà e idiozia” come lo ha definito il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, dal momento che la cultura è un patrimonio universale. Ma universale pare anche la mancanza di rispetto per l’arte in generale che ci viene offerta su un piatto d’argento dove qualcuno sputa: vergognoso sia che si tratti di un connazionale, oppure di uno straniero che usano la vacanza per abbrutirsi anziché sollevare lo spirito. Episodio recente a Terracina, dove un 38enne è stato denunciato per avere imbrattato il Tempio di Giove Anxur, uno dei più importanti monumenti archeologici del Lazio. Ma sono in pericolo anche le Fontane e il Colosseo. Forse chi imbratta, deturpa beni/opere ignora che rischia la reclusione da 1 a 5 anni e una multa fino a 10.000 euro. Peggio se lo sa e lo fa lo stesso. Immagino che il problema sia a monte, da ricercare nella maleducazione imperante e nella voglia di apparire, in una società dove i freni inibitori sono labili. Non sarebbe male che a scuola aumentassero le ore di Educazione civica e pure quelle di Educazione artistica, dato che siamo depositari del maggior numero di siti Unesco. Infine, un po’ di sano orgoglio nazionale a favore della bellezza comunque declinata darebbe una spinta alla ripresa morale, e non solo.
Vacanze ‘esperenziali’
Vacanze esperienziali: lo leggo nell’articolo “Vacanze di charme per fare colazione al tavolo di Audrey o sotto un Tiepolo” pubblicato ieri sul quotidiano la tribuna. Non è la prima volta che mi imbatto nell’aggettivo “esperienziale” usato ultimamente in ambito letterario. In questo contesto, vale per soggiorni in posti prima del covid proibitivi e diventati abbastanza accessibili, ma non alla portata di tutte le tasche, trattandosi di ville, palazzi e dimore lussuose (cento euro a notte il soggiorno più economico). Trattasi di un’iniziativa turistico-promozionale concepita durante la pandemia e varata lo scorso anno, col contributo della Regione Veneto che raccoglie al momento 35 edifici storici adatti per offrire all’ospite un’esperienza particolare e multisensoriale. Infatti l’obiettivo è quello di farlo interagire con la storia, le tradizioni, le persone e le strutture del luogo prescelto, coinvolgendone tutti i sensi. Turismo esperienziale ed eventi privati sono i programmi più richiesti, ma ce ne sono anche altri. Mi pare una bella iniziativa che valorizza il territorio ed inorgoglisce chi lo può fruire da dentro una bella dimora, osservando in maniera ravvicinata dipinti e arredi prestigiosi di edifici costruiti tra il XV e il XIX secolo da famiglie patrizie della Serenissima. Il mio stimato professore di Liceo Armando Contro aveva una passione per le Ville Venete, tanto che una volta – forse più di una – ci portò in visita di istruzione delle classi del suo Istituto romagnolo, passando per Possagno dove abitavo e la Gipsoteca del Canova. In quella occasione mi cercò, ma purtroppo lo seppie tardi e sfumò l’occasione di rivederci. Meno note delle Ville Venete ma senz’altro attraenti sono diverse altre dimore sparse sul territorio, anche vicino casa. Una è Ca’ Pasini in Via Piovega a Fonte, da me scoperta lo scorso autunno in occasione della presentazione del libro della collega Paola Gallina “Ca’ Pasini. Storia e Arte”. Un parco stupendo, curatissimo, da andarci a nozze. Da solo merita una visita. Un’esperienza ossigenante, una vacanza dell’anima.
Maturità 2024
Il ministro Valditara in diretta al Tg1 legge la chiave per l’apertura del plico, dando inizio alla Maturità 2024 che coinvolge oltre 500.000 studenti. Nessun raffronto con la mia degli Anni Settanta, ma immagino simili ansia e preoccupazione. Per la prova di Italiano, identica per tutti gli istituti escono sette tracce, distribuite tra tipologia A, B e C. Per la simpatia intellettuale ed umana che provo per Rita Levi Montalcini avrei scelto quest’ultima, ricavata dal saggio Elogio dell’imperfezione, letto anni fa. Ma anche Pirandello non sarebbe stato male, idem Ungaretti. Diciamo che l’evento è un’occasione per ripassare qualcosa di quanto appreso sui banchi di scuola e nel corso della vita. Tra gli intervistati adulti riguardo la loro maturità, chi ricorda Pascoli, chi Foscolo, con nostalgia alcuni, con sollievo altri. Per me fu abbastanza deludente perché dovetti rinunciare al tema di letteratura, mio cavallo di battaglia a favore della traccia di storia, in quanto non avevamo considerato il movimento della Scapigliatura, proposto in quell’anno. In ogni caso, Rita Levi Montalcini al tempo della mia maturità stava lavorando intensamente. Vincerà il Nobel per la Medicina nel 1986. Nominata senatrice a vita della Repubblica italiana nel 2001, morì nel 2012 all’età di 103 anni. Tra le sue passioni, lo studio e la determinazione. Innamorata della scienza, dedicò la sua vita alla ricerca e all’impegno sociale. Ma fu pure scrittrice. Tra i suoi titoli: Eva era africana, Le tue antenate, Il tuo futuro, Abbi il coraggio ed Elogio dell’imperfezione, che ha suggerito la traccia della terza tipologia: “Non si abbatteva mai. Anche da un esperimento fallito imparava qualcosa di nuovo”. Ricordo che quando mi imbattei nella sua opera, mi attrasse proprio il titolo e l’incitamento a provare, senza tema di sbagliare. Una grande piccola donna, con una nuvola per capelli e un infinito amore per il sapere.
Disagio e fragilità
Tra le abbondanti notizie di cronaca nera, mi sorprende la tragedia a sfondo familiare successa un paio di giorni fa a Senigallia: un 51enne uccide la madre 87enne, poi si barrica in casa e si toglie la vita. Evento purtroppo non raro, con strascico di ‘anomalie’: l’autore del matricidio pare fosse in cura per disturbi psichici, tuttavia deteneva un’arma da fuoco – anche un machete – nonostante che gli fosse stato tolto il porto d’armi. Mi chiedo: per disattenzione e/o mancanza di controllo? Ancora una volta è saltato un anello della catena protettiva del cittadino che rimane solo dinanzi all’imprevisto annunciato. Penso alla tristissima fine della madre: chissà quante lacrime aveva versato per il figlio disturbato, lui pure vittima di se stesso. Lo aveva partorito alla stessa età in cui sono diventata madre io ed è stata privata della vita da colui a cui l’aveva data. Sento dire che dopo la pandemia è aumentato il disagio e sono cresciute in maniera esponenziale le difficoltà relazionali che hanno colpito soprattutto i giovani. Non è difficile constatarlo. È indispensabile chiedere aiuto, senza vergognarsi di vivere situazioni di fragilità, percorso che era stato fatto, nel caso succitato. Se la sventura ci mette lo zampino, siamo punto a capo. A occhio, credo ci vorrebbero in servizio molti più luminari della mente – ovviamente sani – ed altrettante forze dell’ordine, sempre sottodimensionate. Non sono un’esperta del disagio che però percepisco dilagante, favorito dalla crisi generale dei valori in combutta con quella socio-politico-economica. Da sempre succedono drammi familiari che però una volta non avevano l’invadenza di quelli attuali che inondano i media come un tornado quotidiano. Non vorrei scriverne, anche perché i miei lettori preferiscono la leggerezza. Tuttavia non posso ignorarli del tutto, specie quando il fattaccio coinvolge due affini come madre e figlio.
Ciao, caffetteria bar Mirò!
Il bar per me è sempre stato un luogo dove ricaricare le energie, ma anche informarmi attraverso lo scambio di battute dei clienti e la lettura del quotidiano. Quando insegnavo, aspettavo l’ora buca per fiondarmi in uno dei tre bar che inanellano la piazza del paese dove staccavo per un poco dall’attività didattica. Poi è venuta l’agognata pensione e successivamente la pandemia che ha modificato molte abitudini, rallentando i miei ingressi al bar. Da ultimo, l’artrosi ha compromesso la deambulazione, costringendomi a un penoso isolamento, fortunatamente archiviato lo scorso aprile con l’intervento – il secondo – di artoprotesi. Sono tornata gradualmente alle vecchie e care abitudini. Con una sorpresa: Gabriella, titolare della Caffetteria Bar Mirò, in Viale Giovanni XXIII a Castelcucco mi confida che intende cedere l’attività. Motivo: la stanchezza, che la costringe a levatacce e le impedisce di fare una passeggiata quando ne ha voglia. Lavora sette giorni su sette, fa 60/70 ore alla settimana da sola… è parecchio stanca. La ripresa non è la stessa di qualche anno fa, è molto più lenta. Gabriella è una roccia, ma come non capirla? Si avvicina al tavolo dove sto consumando la seconda colazione verso le dieci di domenica e mi chiede serafica se posso scrivere un post sulla decisione che ha preso, nella speranza che si faccia avanti l’acquirente interessato a subentrarle. Venendo da una famiglia di albergatori, di cui ho anche scritto nel mio libro Passato Prossimo immagino quanto le sia costato arrivarci. Credo che si allungherà l’elenco delle mie assenze nel suo bar, dove mi sono piacevolmente trattenuta molte mattine. Gabriella mi ha anche fatto qualche foto in giornate particolari, tipo il compleanno e la festa della donna, con decori speciali sulla schiuma del cappuccino. Il suo locale, contenuto nello spazio ma curato nel servizio conta molti clienti affezionati, me compresa. Mi spiace rinunciare a un’abitudine radicata. Me ne farò una ragione, cercando alternative. In bocca al lupo, Gabriella!
Saggezza e leggerezza
Che bella cosa scrivere favole per i nipoti! Lo fa la mia amica Francesca che ne ha ben sette e scopro che lo fa anche Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021 che di nipoti ne ha tre, uno di sette anni, due di due anni e mezzo. Ha pubblicato per Rizzoli il libro di fiabe: “La mosca verdolina e altre storie per chi non vuole dormire” accattivante già dal titolo. Non sono nonna, ma ricordo che quando mio figlio era piccolo per farlo addormentare mi inventavo delle storie più o meno come dichiara Parisi nell’intervista concessa a Luca Fraioli e pubblicata su Repubblica di ieri. Avevo creato il personaggio del ‘Fantasma formaggino’ che a casa mia andava forte, anche se dopo un po’, a forza di sentirselo proporre perse di attrattiva. Parisi, che mi è simpatico anche per altre ragioni, confida che era suo il compito di mettere a letto i figli (piuttosto insolito decenni fa). Raccontare favole si era rivelato un buon metodo per farli addormentare. Quando esaurì le storie che conosceva, prese a inventarne lui. Mi viene spontaneo commentare l’intraprendenza del nonno fisico con uno slogan che recita lui stesso in uno spot pubblicitario: “Problema complesso, soluzione semplice!”. Da bambino aveva pochi giochi e leggeva molto, specie astronomia popolare e fantascienza; da adulto coltiva la passione per i balli sudamericani, accantonati con il covid ma che ha ripreso perché “la memoria del corpo funziona meglio di quella della mente” e i passi di danza sono riemersi alle prime note. Le paure del Nobel per il futuro sono le nostre: la guerra, il cambiamento climatico e la politica, segnata da troppi conflitti d’interesse. “Se è incapace di seguire i bisogni dell’umanità, è chiaro che ci guida nella direzione sbagliata”. Impossibile inventare favole.
