Amica anti stress

Oggi 7 novembre si festeggia San Prosdocimo, vescovo di Padova, primo capo della chiesa locale nominato vescovo da San Pietro. Il suo nome significa ‘l’atteso’. Sul mio calendario però è segnato San Ernesto. Oggi è anche la Giornata mondiale contro lo stress. Ovviamente queste informazioni non le possiedo: le cerco sul web, così mi tengo in allenamento. Curioso sapere chi è nato in data odierna – un sacco di gente che non conosco – mentre conosco e frequento Marcella, un’amica anti stress che oggi compie gli anni. Un po’ di cronistoria: i miei genitori si sono trasferiti a Possagno da Cavaso quando avevo circa dodici anni, in una casetta dell’allora INA Casa in via Croce, precisamente la seconda. Nell’ultima, la sesta abitava Marcella, mia coetanea con cui legai subito. Alla sera sgattaiolavo fuori e andavo a salutarla, trovando molta accoglienza anche da parte dei suoi genitori. Il padre Carlo faceva delle ottime torte e Gentile un caffè che è rimasto memorabile. D’estate, da ragazzine prendevano il sole nell’orto (poetico). Si è sposata presto e le ho fatto da testimone. Quando è diventata mamma della primogenita Roberta, ho seguito il suo travaglio, accompagnato da lamenti e battute spiritose. Marcella infatti era ed è una persona estroversa e vivace, che affronta la vita ‘di petto’. Sa destreggiarsi in tutte le situazioni. Affidabile e riservata, su richiesta offre consulenza, ovviamente gratuita. Durante la mia convalescenza dopo l’intervento alle anche, ha corso al posto mio, senza risparmiarsi. Di recente, anche lei ha subìto l’intervento di artoprotesi, perché “voleva copiarmi”. Ci sentiamo e vediamo, senza importunarci. Si merita che le dedichi il post odierno. Buon compleanno, Marcella: prosit! 🥂

Election day

Manca una manciata di ore alla elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America, e sono in ansia. Non sono una politologa e nemmeno una profonda conoscitrice degli USA, però posso dire che non mi piacciono l’arroganza, la strafottenza, la comunicazione offensiva e chi le rappresenta. Faccio il tifo per chi si è fatto da solo, e meglio se è diverso perché consento così al mio spirito anticonvenzionale di emergere. Al tempo di Barack Obama, avevo assegnato una traccia in un compito in classe che era stato svolto sotto i migliori auspici. Anche Michelle, la moglie del Presidente rappresentava un valore aggiunto. Peccato davvero che quella stagione non si sia rinnovata. Adesso lei sostiene la candidatura di Kamala Harris che il concorrente ha definito “gattara senza figli”, andando di proposito a toccare una sfera intima. Non oso immaginare le bassezze a cui può ricorrere un uomo bramoso di potere, per di più pieno di danaro. Molte copertine di settimanali sono dedicate all’evento imminente che nella notte tra il 5 e il 6 novembre ci farà sapere come ha votato l’America. È chiaro che spero vinca Kamala, non solo perché è donna, parecchio più giovane dell’avversario, di bei modi, con un passato interessante. Per come sono messe le cose e non essendoci avversari altrimenti competitivi, non avrei dubbi a votare per lei, anche per voltare pagine, sperando in un cambio di rotta. Certo l’America è vasta, oltre che complessa, un contenitore di umori contrastanti, l’hard power e il soft power…il tutto e l’incontrario di tutto. In tanta varietà e confusione mi auguro che gli Americani non votino con la pancia e scelgano per il benessere a lungo termine. A cui è strettamente legato quello mondiale (aiuto!)

Nascere è ricevere tutto un universo in regalo

Sul quotidiano la Repubblica di venerdì, leggo l’articolo di Enrico Ferro a pag.16: “Bloccati in Argentina senza nostra figlia non torniamo a casa” che per tematica si collega al mio ultimo romanzo Ricami e Legami. Il fatto di cronaca riguarda una coppia italiana – un medico oncologo padovano e il suo compagno infermiere – fermata all’aereoporto di Buenos Aires con una bimba nata con la maternità surrogata il 10 ottobre scorso. In Argentina manca una legge specifica al riguardo. In Italia la Gpa (gestazione per altri) è diventata ‘reato universale’ il 16 ottobre scorso. La donna che ha dato alla luce la bambina ha 28 anni e sostiene di essere stata contattata su facebook. Nel mirino degli inquirenti argentini c’è l’agenzia a cui si sono rivolti i due uomini. Costo dell’operazione 5.500 euro, di cui solo una minima parte alla donna. Alexander Schuster, avvocato esperto in diritti riproduttivi ipotizza che “Tanti italiani saranno costretti a fuggire all’estero” e chi non ha altro modo per diventare genitore rinuncerà anche alla cittadinanza. Due estati fa, quando iniziai a scrivere il romanzo che presenterò venerdì 8/11 alle 20.30 in saletta ex Municipio di Castelcucco sapevo che l’argomento era spinoso e ho scelto di non affondare la lama. Persuasa tutt’oggi che la famiglia sia dove regna l’amore, non ne farei una questione di come uno nasce, ma piuttosto perché. Dare la vita è un’esclusiva femminile, non scontata né obbligatoria. Conosco donne intristite per non essere diventate madri, ma so di madri tutt’altro che materne dopo aver assunto il ruolo. Come diceva ‘L’Oriana’ (Oriana Fallaci) “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri”. Dovrà farsene una ragione anche Paulina, la protagonista del mio romanzo che è costretta a sospendere il suo progetto di vita a causa della guerra scoppiata in Ucraina. Sul dopo ho steso un velo di silenzio, in attesa della pace.

Halloween incombe

Col ritorno del bel tempo mi sono data al giardinaggio e mi sono totalmente scordata che ottobre sta per finire. Ci pensa il telegiornale mattutino a ricordarmi che siamo alla vigilia di halloween, festa d’oltre manica mai ‘digerita’. Diffidente vado a controllare sul calendario: al 31 è riportato santa Lucilla – Halloween, quest’ultima parola scritta in rosso, non so se per valorizzare la ‘festa’ oppure per mettere sul chi va là. Il nome Lucilla, diminutivo di Lucia deriva da ‘luce’ e significa ‘nata all’alba’. In epoca antica veniva attribuito a molte giovani romane nate al sorgere del sole. Di santa Lucilla, vergine e martire a Roma con suo padre Nemesio sotto Valeriano non è dato sapere altro. Ma mi incuriosisce più di halloween, che mi indispone per lo sfondo di mostri, sangue, scherzi…si salvano le zucche! L’origine celtica della festa prevedeva che il 31 ottobre gli spiriti dei morti potessero unirsi al mondo dei vivi, perciò si accendevano falò e si indossavano costumi per allontanare i fantasmi. Beh, se l’incontro potesse avvenire, io lo vedrei in tutt’altra atmosfera, serena e conciliante. Magari potessi trattenermi a tu per tu con i miei defunti che sono già parecchi: fiori, sorrisi e profumi farebbero da accogliente cornice. In cartoleria, ammodernata da poco c’è una strega ‘terrificante’ che accoglie i clienti: probabile che i bambini si divertano, io non vedo l’ora che la ripongano in uno sgabuzzino. Non sono paurosa, piuttosto infastidita dall’imposizione di mode esterofile. Per non parlare del famigerato ‘dolcetto o scherzetto’, sostenuto perfino dai genitori dei pargoli in sfilata tra i cancelli. Posto che il mondo è bello perché vario, mi dissocio dai comportamenti che ignorano la sensibilità altrui. Quanto ai trapassati, a saperli ascoltare credo che abbiano da insegnarci a vivere. 🎃

Nascere e vivere

Ammiro il professor Silvio Garattini che domenica pomeriggio parla di longevità durante il programma ‘Rebus” su Rai 3. Nato a Bergamo il 12 novembre 1928, tra poco compirà 96 anni: mangia poco e cammina tanto (5 km al giorno). Il suo ultimo libro si intitola ‘Vivere bene’ che è tutto dire. Durante il servizio, con la presenza di Michele Mirabella e Barbara Alberti si parla però anche di natalità. Non trovo la cosa disgiunta, dato che per vivere a lungo bisogna prima nascere. Il 1964 è stato l’anno del baby boom, con oltre un milione di nascite, mentre l’anno scorso in Italia si è raggiunta appena quota 350.000. Si parla di denatalità e di inverno demografico, legati alla difficile situazione socio-politica-ambientale. Le trasformazioni in ambito familiare sono note a tutti. Ho toccato l’argomento, senza entrarci a gamba tesa nel mio ultimo breve romanzo intitolato Ricami e Legami. Ne sintetizzo la trama: una donna in carriera desidera diventare madre, ma la natura non la asseconda. Dopo varie titubanze, decide di ricorrere alla Gpa (gestazione per altri) e trova in Ucraina Dorina, una donna che accetta di prestare il suo utero per il progetto di vita. Ma scoppia la guerra ed emergono altre problematiche. Molti bambini rimasti orfani e/o soli arrivano in Italia attraverso i canali umanitari.Tra le righe si intuisce che il desiderio di maternità potrà esprimersi in altro modo. Il racconto privato va di pari passo con gli eventi sullo sfondo, così da offrire una doppia lettura: narrativa e giornalistica. Ho affrontato l’argomento, pensando alla frustrazione delle donne che non hanno la possibilità di generare, ma hanno amore da dare. Ne conosco diverse, qualcuna limitata dalla privazione di figli propri. Il mio pensiero a riguardo è lo stesso della grande giornalista Oriana Fallaci – di cui è appena stato presentato il film Miss Fallaci – che riporto nella Nota dell’autrice: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri’. Il momento straordinario della gravidanza è esaltato dal dipinto in copertina di Noè Zardo ‘che intende essere un omaggio rivolto alla bellezza femminile’.

Oh tempora, oh mores!

Delitto dell’ex vicesindaco di Garzeno, qualche centinaio di abitanti in provincia di Como. Candido Montini, 76 anni, la vittima gestiva un piccolo negozio di generi alimentari. Fermato un 17enne, il cui sangue risulta compatibile con la traccia trovata sul coltello con cui sono state inferte le 28 coltellate. Un delitto per il rifiuto di cambiare 300 euro contraffatti che l’assassino voleva incassare. Per farne cosa, poi… La vittima era una persona sola, vedovo, dallo sguardo buono, anche imparentato alla lunga con il suo aggressore. Ci sarebbero gli elementi per imbastirci un racconto sinistro, se la realtà non fosse già tanto deprimente. Penso a questo signore che aveva un bellissimo nome – Candido – e all’assurdità della morte violenta per un pugno di denari. Il suo portafoglio vuoto era stato trovato poco lontano dalla casa e dal negozio. Pur essendo in pensione, ogni mattina alzava la saracinesca della sua bottega, fors’anche per continuare a rendersi utile alla comunità. I paesani erano abituati a ricevere le ceste del pane che lui stesso preparava e consegnava casa per casa. Un servizio d’altri tempi, emozionante anche solo a immaginarlo. Un’infamia la fragranza del pane lordato dal coltello da cucina dell’assassino che ha confessato. La nonna aveva cercato di fornirgli un alibi, forse inconsapevole. Anche il padre davanti ai microfoni aveva detto: “Ho le mani pulite” modificato poi al plurale: “Io e mio figlio abbiamo le mani pulite”. Mi chiedo se davvero conoscesse suo figlio, uscito di casa con un’arma, non un giocattolo. Chissà cosa ha provato Candido sotto i fendenti del ragazzo che il giorno prima aveva tentato di imbrogliarlo, rifilandogli banconote contraffatte. Minorenne già al servizio della malavita. Oh tempora, oh mores!

‘The boss’

Bruce Springsteen, cantante, chitarrista e compositore statunitense soprannominato ‘The boss’ è uno dei più apprezzati artisti rock a livellio mondiale. Il rock non è il mio genere musicale preferito, pertanto non posso dichiararmi una sua fan. Però mi piace l’energia che trasmette dall’alto del palco e dei suoi 75 anni. Mi sono annotata ciò che ha detto durante la Festa del Cinema a Roma dove è stato presentato il suo ‘Road Diary’, un film documentario che raccoglie dichiarazioni, filmati delle prove e dei suoi backstage. Intervistato sulla sua attività, l’artista – nato a Long Branch il 23 settembre 1949 – così si è espresso: “Andrò avanti fino alla fine. È troppo tardi fermarsi ora”. Il boss dice che non si ritirerà mai dalle scene. Non miq stupisce, detta da uno che ha al suo attivo quasi 300 canzoni, senza contare gli inediti. Ecco, mi piace la tenacia implicita nelle sue parole, quell’andare avanti senza timore, dando il meglio di sé in qualunque fase della vita, anche quando uno potrebbe tirare i remi in barca e riposarsi. Visitato da malanni come tutti i comuni mortali, ha dovuto affrontare situazioni negative, compresa la malattia della moglie Patti Scialfa, affetta da un mieloma multiplo, una forma di cancro del sangue che colpisce le cellule del sistema immunitario. Diagnosticata nel 2018, la malattia sembra in remissione. Cantante e cantautrice, Patti fa parte della band del marito da decenni e i fan sperano di rivederla presto in attività con il consorte. Anche in questo caso l’arte si rivela salvifica. Una chitarra, un pennello, una penna sono strumenti che consentono all’arte di esprimersi. L’età dell’artista che non demorde è un invidiabile valore aggiunto.

“Non abbiate paura di avere coraggio”

Mi alzo alle sette. Apro i balconi della camera e il cielo è ancora scuro, difficile intravedere che tempo farà ma le previsioni sono buone. Mi chiedo che ore siano in Australia, ad Adelaide dove Manuel è finalmente approdato ieri. Alle 14.12 mi ha scritto: “Tutto a posto. Arrivato” e un minuto dopo: “Sto andando a letto”. Già, il fuso orario: ci sono otto ore di differenza a vantaggio dell’Oceania, quindi mentre scrivo il post, là è primo pomeriggio. Chissà cosa starà facendo il mio pupillo. Senza ossessionarlo, spero che mi aggiorni. Stavolta non potrà essere fisicamente presente alla mia prossima presentazione – venerdì 8 novembre, ore 20.30 a Castelcucco – e non potrò giovarmi dei suoi svariati servizi. Ribadisco che lui è la più rassicurante e preziosa ‘buonuscita’ del mio lavoro di insegnante. Riguardo l’ambito digitale, sono diventata una sua allieva che rimane da alfabetizzare, perciò mi auguro che continui a seguirmi anche ‘da remoto’. Oggi 22 ottobre è San Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla che diceva: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”, parole sante che Manuel sicuramente onora. Tra l’altro, il Santo Padre ha creato la Giornata Mondiale della Gioventù. Mi è particolarmente caro perché amava l’arte e scriveva poesie. Notevole quella dedicata alla madre, ‘spirito alato” dettata ai miei studenti a scuola: “Sulla tua tomba bianca/sbocciano i fiori bianchi della vita”. Cercando tra le frasi attribuitegli, mi piace riportare la seguente: “Non abbiate paura di avere coraggio” che si addice all’impresa avventurosa avviata da Manuel dall’altra parte del mondo. Alla fine, è giusto che i talenti non vengano soffocati sotto una campana, ma vengano ‘esportati’ per ingentilire il mondo. Evviva Manuel, sotto la protezione di Karol Wojtyla!🙏

L’ultimo selfie di Giulia

Di lunedì non vorrei occuparmi di cronaca nera, che impazza. Però non posso ignorare ciò che mi colpisce di una cronaca tristemente grigia. Mi riferisco al fatto accaduto alla surfista Giulia Manfrini, 36enne di Venaria (TO), ferita a morte dal balzo di un marlin in Indonesia. Successo venerdì, avevo sentito della disgrazia da un telegiornale. Stamattina leggo l’articolo sul Corriere con il commovente saluto: “Ciao, surfa per sempre”di Mary, un’amica. Una bella foto accompagna il pezzo, dove Giulia sorride mentre alle sue spalle il sole sta tramontando sull’Oceano Indiano. Un’immagine scattata 24 ore prima della tragedia quando il pesce salta e la trafigge all’altezza del costato. La parola fatalità ha come sinonimo sfortuna, avversità, malasorte e in questo evento ci sta tutta. Nell’Oceano Indiano non sono casi isolati gli attacchi del pesce spada che è simile al marlin, più bruno: si tratta comunque di un predatore che può raggiungere dimensioni enormi, fino a 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso. Un incontro molto sfortunato per Giulia che si allenava con la tavola alle isole Mentawai, poco lontano dall’Isola di Sumatra in Indonesia. Questa giovane donna viveva per lo sport e aveva base in Algarve, nel sud del Portogallo, sull’Oceano Atlantico. Girava il mondo inseguendo le onde. Infatti il surf era la sua passione che in qualche modo aveva fatto diventare anche il suo lavoro. Aveva infatti fondato un’agenzia di viaggi, Awave Travel. Sul suo profilo Instagram molti messaggi si polarizzano sulla parola ‘assurdo’. Sono desolata nel constatare come la precarietà non risparmi nessuno. Nemmeno Giulia, classe 1988, data che almeno per le due ultime cifre richiama l’infinito. Mi associo all’augurio: “Continua a surfare nell’immensità”.

La casa di tutti (corto)

Oggi pomeriggio al Festival del Cinema di Roma sarà presentato il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros per i bambini. Lo dice padre Enzo Fortunato, volto noto della tivù e dei social, durante il programma ‘Dialogo’ in onda il sabato mattina verso le 8.20 su Rai1. Il Papa ha scelto lui come coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini (svoltasi il 25 e 26 maggio a Roma) e portavoce della Comunicazione della Basilica di San Pietro. Ecco quello che vedo: una bambina coreana con un impermeabile giallo corre sotto la pioggia attraverso la città. In vacanza con i genitori, dopo tanti monumenti Mi-Rae – questo il suo nome – arriva alla basilica di san Pietro dove la colpiscono le parole di un sacerdote: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” e compie un piccolo gesto pieno di speranza. Un tema legato alla fraternità, all’inclusione, alla potenza dei piccoli gesti, dimostra come le arti e le discipline possano interagire per fare riflettere e sensibilizzare. Vedo il corto un paio di volte e convengo che è un prodotto toccante e di facile interpretazione. Che l’interprete sia una bambina è un valore aggiunto perché ci induce a dare più attenzione alle azioni dei piccoli, che spesso sanno vedere oltre. Il futuro non è roseo. Il rinnovamento potrà avvenire dalle giovani generazioni se sapremo preservarle e ascoltarle, consapevoli che il pianeta che ci accoglie è la casa di tutti.