Dottori a 4 zampe

All’ospedale Bellaria di Bologna è stata concessa la laurea a cani e gatti che aiutano i pazienti oncologici a stare meglio. La “pet therapy” con i pazienti oncologici, avviata un anno fa con il progetto “Quattro zampe per la vita” ha riconosciuto dottori a 4 zampe una trentina di dogtors a fianco dei pazienti. Non si tratta ovviamente di una laurea universitaria, ma di un riconoscimento per il prezioso lavoro svolto in terapia assistita con gli animali (TAA). Una bellissima idea, con la benevolenza di San Francesco. Leggo a riguardo l’articolo di Helmut Falloni in CRONACHE di ieri sul Corriere: mi complimento per avere avviato e realizzato il progetto con Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento oncologico Ausl di Bologna, a favore dei suoi pazienti e dei cani, che ama da sempre. “Loro sentono cose che noi umani non riusciamo a percepire. A cogliere…”. Immagino il sollievo morale e fisico che una bestiola può donare. Sto leggendo FRANCESCO di Aldo Cazzullo e scopro che il santo scrisse il famoso Cantico delle Creature quando era quasi cieco. Ebbe l’idea di comporre l’opera, non in latino ma nella lingua del popolo perché “adorava godere del creato, alzare lo sguardo al cielo, dialogare con gli animali”. Il buon seme dà frutto.

Lingua italiana cercasi

“Un libro come una palestra per allenare la nostra lingua” è il testo che seleziono oggi dal Corriere, per le mie riflessioni. L’autore è Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo, una “piazza virtuale” per amanti di libri, arte, cultura. L’autore parte dal fatto che troppe parole straniere sono entrate nella nostra lingua nazionale, snaturandola. Aggiunge gli errori macroscopici commessi nella scrittura che potrebbero essere evitati con un adeguato allenamento. Nasce così “501 quiz sulla lingua italiana”, una sorta di book – game per sopperire alle fragilità linguistiche di molti connazionali. Se fossi ancora in servizio come insegnante di Italiano, sicuramente me lo procurerei. Passo la parola alle giovani colleghe. Piuttosto mi soffermo sulle considerazioni dell’autore, che condivido: “…italiano…il primo prodotto del Made in Italy, un’opera d’arte costruita per durare. E proprio come difendiamo le nostre eccellenze dalle contraffazioni, ritengo che abbiamo il dovere di difendere la nostra lingua dall’impoverimento estetico – culturale con tutti i mezzi a disposizione”. Leggere questo pezzo mi ha restituito l’orgoglio di parlare Italiano, la quarta lingua più studiata al mondo – dopo inglese, spagnolo, cinese – e parlata da circa 85 milioni di persone al mondo (65 milioni di madrelingua). Numeri confortanti che fanno onore al Belpaese.

Le “fratture” della mente: cura

Per andare al bar, passo davanti alla cartoleria. Nell’espositore per i giornali, a caratteri cubitali leggo il seguente titolo: “Depressi a 10 anni. Nella Marca in cura 724 ragazzi”. Rabbrividisco e mi auguro sia una esagerazione, meglio se una fake new, cioè una bufala. Però so che il malessere generale è aumentato dopo la pandemia, specie tra i giovani. Ma anche gli adulti non se la passano bene, tra problemi privati e globali. Raggiungo il bar e mi ritiro in lettura nella saletta appartata, cercando una buona notizia, che trovo a pag. 39 del Corriere, nell’articolo: Le “fratture” della mente si curano con arte e bellezza. Già il titolo mi rincuora, perché ci credo. Sì tratta del progetto Art4Mind della Fondazione Policlinico Gemelli che prevede laboratori creativi, guidati da un team di artisti per stimolare i pazienti tramite: poesia, scrittura creativa, teatro, fotografia. Diverse estati fa, a Lignano partecipai a pagamento ad un Corso di scrittura creativa che diede il via alla mia produzione letteraria. Ricordo la soddisfazione nel vedere il mio racconto pubblicato in una piccola antologia realizzata per i corsisti. Da allora, non ho più smesso, perché scrivere è ciò che mi rappresenta meglio. Non una malattia, ma senz’altro una terapia.

Il “re del make-up”

Diego Dalla Palma venne a Castelcucco una decina di anni fa, per presentare il libro scritto su sua madre che comperai e dove appose la dedica che mi tengo cara. Allora già famoso come visagista, ora lo è anche di più come artista poliedrico. Sul quotidiano la tribuna di oggi leggo l’intervista di Stefano Lorenzetto dal titolo: “Mi tolgo dalla vecchiaia. Accadrà nell’Atlantico, avrò accanto le ceneri dei miei. La morte non è tetra, l’ho già vista due volte”, che mi riporta alla fine programmata delle gemelle Kessler. L’uscita di scena è un argomento che pochi affrontano con limpidezza, non so se per fatalismo, motivi religiosi o delega ad altri di deciderne la modalità. Apprezzo che ci sia chi lo fa, anche a rischio di perderne in popolarità. Diego Dalla Palma ha 75 anni, nessuna urgenza di andarsene. Però ci pensa, da buon pensatore. Anzi, sull’argomento di programmare la propria dipartita, il “re del make-up” mette in scena a teatro la piéce Perché no? che da febbraio ad aprile 2026 è in cartellone a Roma, Milano, Torino ed altre città italiane. Il concetto di base permea l’ultimo libro Alfabeto emotivo. In viaggio con la vita (Baldini + Castoldi), uscito il 7 novembre scorso. Diavolo di un visagista, imprenditore, costumista, scenografo, scrittore, “studioso di bellezza” come si definisce. Intanto di impronte ne ha seminate tante!

Una bella serata in tivù

Stufa accesa, gatti sornioni e semifinale di The Voice Senior fanno davvero una bella serata! Il programma di cantanti esordienti, dai 60 ai 90 anni e oltre, giunto alla sesta edizione è una chicca per svariati motivi: talento dei partecipanti, vissuto dietro le quinte del palco, simpatia dei giurati Arisa, Loredana Bertè, Clementino, Nek e Rocco Hunt, disinvoltura della ‘padrona di casa’ Antonella Clerici , fluidità della narrazione, scelta dei brani interpretati, tra i migliori degli ultimi decenni. Risentire L’immensità di Don Backy (1991) è stato rigenerante. Ma che dire di Jacqueline, 91enne parigina che canta ‘Tu si na cosa grande’ di Modugno? Oltre al talento, un omaggio beneaugurante alla longevità.Tra l’altro i concorrenti sono davvero uno più bravo dell’altro: il pubblico si alza in piedi per applaudire alla fine di ogni esibizione e i coach esitano a selezionare i 12 cantanti che parteciperanno alla finale venerdì prossimo che decreterà il vincitore, con televoto da casa. Al momento non ho un mio preferito; mi riprometto di vedere nuovamente il programma in replica su Rai Premium giovedì prossimo, ore 21.20 perché merita. Anche se termina a ridosso della mezzanotte, cerco di rimanere sveglia perché mi piace il saluto finale della Clerici che chiude la trasmissione con il sorriso e l’esclamazione “Viva la Vita!”

Forza, Maria Corina Machado!

Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana contro il regime di Maduro. Poiché vive in clandestinità, il premio è stato ritirato dalla figlia Ana Corina Sosa che ha letto un suo messaggio in cui la madre dedica il premio al popolo venezuelano e agli eroi che lottano per la libertà. Nata a Caracas 58 anni fa, laureata in Ingegneria industriale, madre di tre figli ha fondato il partito politico liberale Vente Venezuela e l’associazione civile Sumate. È anche una bella donna che deve avere un carattere d ferro, oltre che un’autentica passione politica. La mia amica Lucia ha un attaccamento affettuoso al Venezuela dove nacque e che lasciò da bambina (ne parlo nel primo episodio del mio libro Passato Prossimo, disponibile a domicilio), pertanto sarà contenta più di altri di questa vittoria, conseguita da una donna. Non conosco a fondo i problemi del Paese sudamericano, ma per certo il Venezuela affronta una grave crisi umanitaria, economica, politica… e la lotta per il potere tra il governo Maduro e l’opposizione. Che sia una donna, tenace e coraggiosa ad esporsi in prima persona mi commuove e mi fa ben sperare in un rinsavimento globale. Forza Maria Corina!

Evviva la Cucina Italiana!

Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)

Da Gaza agli ospedali italiani

In mezzo al mare magnum delle brutte notizie, quelle buone passano in subordine. È il caso dei bambini palestinesi giunti con voli umanitari da Gaza per essere curati in ospedali italiani, per gravi patologie. Accolti dal Ministro degli Esteri Tajani, sono atterrati ieri a Ciampino 14 bambini e familiari, seguiti da altri 7 bambini e accompagnatori, portando il totale dei minori accolti a circa 200, anzi il numero è salito a 232. l’Italia è in prima fila per aiutare la popolazione civile di Gaza, però è una goccia nel mare pensare a “Noi solidali e portatori di pace” a fronte di 68 milioni di tonnellate di macerie su Gaza. La tregua viene disattesa sia da Israele che da Hamas. Chissà quanto tempo ci vorrà per l’avvento della pace e quante vittime allungheranno l’elenco dei 30.000 e più morti finora. A Gaza non ci sono più zone sicure e l’espressione “Catastrofe umanitaria” si commenta da sola. Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, una voce importante per la Terra Santa e i cristiani afferma: “A Gaza non c’è più nulla. Bisogna pensare alla ricostruzione”. Ieri sera, durante il programma È sempre carta bianca, ho visto dei filmati di un realismo angosciante. Mi auguro che i bambini giunti in Italia per essere risanati possano sperimentare gli effetti contrari dell’odio, senza coltivare sentimenti di vendetta.

“Mettetemi/ tra gli scaffali di una libreria/”

Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!

“Una preghiera, due preghiere pregherò…”

Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.