Sesto post a 4 mani: Capodanno a Wollongong

Sydney lancia nel cielo tra le sette e le nove tonnellate di fuochi d’artificio dalla famosa Opera House e dall”Harbour Bridge a mezzanotte, mentre da noi sono circa le quattordici. Data la ‘corposità’ dell’evento, visto da quasi un milione di persone Sydney è identificata come “capitale mondiale del Capodanno”. Lo sento per televisione martedì sera e soprattutto mi aggiorna Manuel da Wollongong con un paio di foto, un video e un vocale. Premesso che laggiù il Capodanno è meno sentito del Natale, sono previsti due tipi di fuochi: alle ventuno quelli per i bambini – che poi si ritirano per la nanna – e quelli per i grandi a mezzanotte che sono stati: “Una cosa waw, dodici minuti di fuoco, i più belli che abbia visto dal vivo”. Nelle foto, lo vedo a tavola con gli ospitali cugini: indossa una camicia a stampa floreale, con le maniche corte. Ovvio: là fa caldo, sui 30 gradi, anche se gli sembra strano questo Natale e feste connesse senza neve, tanto che confida: “Una piccola parte di me continuava a dire dovrebbe essere freddo, no no, sei in maniche di camicia”. Nel video girato “aspettando i fuochi”, si premura di spiegare l’origine del frastuono: “Di sottofondo sono le cicale”, le creature canterine che mi piacciono tanto e che mi accoglievano in pineta a Lignano Sabbiadoro estati fa. Certo che trascorrere il Capodanno…in capo al mondo (chiedo venia per il gioco di parole) è un’esperienza unica che Manuel spiega così: “Erano anni che non ero tanto eccitato per la fine dell’anno, mi sembra di essere tornato come un bambino piccolo, emozionatissimo!”. Immagino i fuochi sulla baia dal tetto del condominio: stratosferico!

L’anno che verrà

Mentre porto a cottura lenticchie e cotechino – giusto per assecondare un po’ la tradizione – scrivo una poesia da destinare ai miei contatti con gli auguri per l’anno nuovo. L’attesa sarà circoscritta e intima, in linea col testo del seguente messaggio: “La fine dell’anno è il momento per fermarsi, guardarsi indietro e dire grazie a ogni dono, grande o piccolo, ricevuto lungo il cammino”. Per quanto mi riguarda, l’anno era iniziato con l’acuirsi dell’artrosi e termina col recupero funzionale dell’arto operato in robotica ad Aprile. Mi sembra un miracolo camminare pressoché spedita, per cui ringrazio il chirurgo Giovanni Grano, l’ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo. Un po’ anche la sottoscritta, perché ho concentrato le energie nel recupero. Considerato che la Salute è il bene primario, non posso lamentarmi. Mi mancano diverse ‘cose’, ma ne possiedo molte altre: gatti, fiori, amici, libri da leggere e da scrivere. Archiviato il numero 13, sto progettando il numero successivo che avrà per fulcro la storia vera di Ben e Rex, due cani ‘salvati’ dal canile e dalla strada. Mi prendo del tempo, perché non scrivo di getto, mi occupo della casa, dei gatti, dei fiori e scrivo ogni giorno sul mio blog verbamea, talvolta su quello parallelo verbanostra, in condivisione con Francesca, Sara e Veronica. Porte sempre aperte per Elisa e Valentina. Il blog è anch’esso un dono che mi consente di esprimermi e di mettermi in contatto con chi vuole: un piccolo ma solido ponte relazionale. Approfitto per stimolare nuovi ingressi e per ringraziare gli utenti ‘storici’: Giancarlo, Ivano, Manuel, Lucia, Francesca, Martina, Adriana, Sara, Rosi… e le persone che corrispondono in privato, altrettanto importanti per mantenere alto il mio umore. Buona Vigilia! 🥂

Rispetto, parola del 2024

“La letteratura ci può salvare”: parole del professor Maggi intervistato da Ingrid Muccitelli durante la puntata odierna di “Unomattina in Famiglia’. Andrea Maggi è un docente, scrittore e personaggio televisivo. Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado di Sacile. Io l’ho conosciuto durante il programma ‘Il collegio’ e di recente come ospite, esperto di Italiano durante le puntate di ‘Splendida cornice’. Essendo un collega, mi confronto con il suo pensiero che riflette anche il mio. Richiesto dalla conduttrice di indicare una parola da ‘salvare’, l’insegnante risponde: “rispetto” che risulta piuttosto latitante nei comportamenti odierni, sia nei confronti delle persone che della natura. Neanche farlo a posta, mentre sono dalla parrucchiera, sotto il casco sfoglio il settimanale ‘Oggi’. Il giornalista e scrittore per ragazzi Luigi Garlando titola il suo pezzo: “Rispetto” è la parola dell’anno. Lo ha deciso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, scegliendolo come parola del 2024. Il rispetto è immaginato come un secondo sguardo, desunto anche dalla etimologia.Infatti deriva dal verbo latino re-spicere che significa “riguardare”, “guardare un’altra volta”. Ecco, il secondo sguardo pieno di dubbi è il rispetto verso tutti, anche quelli che non la pensano come me, compreso chi parla, prega o mangia in modo diverso dal mio. Ritornando alla letteratura, il professor Maggi dice che potrebbe essere salutare rivisitare i Classici e nomina I Miserabili di Victor Hugo. Conosco un po’ l’opera, ma mi riprometto di andarla a rivedere, perché il rispetto si nutre anche di esercizio. Rispettosi saluti ai lettori!

Cervello e informazioni

Alzata piuttosto presto, dopo aver foraggiato i gatti e fatta una prima veloce colazione, mi allungo sulla poltrona relax e seguo TG1 Mattina, condotto dalla garbata Maria Soave (di cui ho già scritto che invidio il secondo nome). La trasmissione va in onda dalle 6.35 alle 8, dal lunedì al venerdì. Oggi la conduttrice intervista il neurochirurgo Giulio Maira, che dirige il Centro di Neurochirurgia della Casa di Cura Quisisana di Roma su un argomento di attualità: Il Cervello e le Emozioni delle feste. Con la casa editrice Solferino, il professore ha pubblicato nel 2019 il bestseller ‘Il cervello è più grande del cielo’ attraente già dal titolo. In riferimento alle stimolanti ma defatiganti festività, lui afferma che l’individuo “Non deve essere travolto da mille informazioni, dato che si tratta di un organo lento, mentre la vita corre veloce”. L’intelligenza è una questione genetica, ma viene influenzata anche dall’ambiente più o meno stimolante in cui si vive, e gli stimoli eccessivi non fanno bene. Starei ad ascoltare a lungo questo luminare che ha le fattezze di un vecchio saggio. Mi piace che abbia posto l’attenzione sul contenimento degli stimoli e delle informazioni che somministriamo al cervello ogni giorno, senza preoccuparci di ‘intasarlo’. Quanto alle emozioni delle feste, ognuno si regola secondo coscienza, cercando di limitare quelle legate al consumismo, per favorire quelle che fanno bene al cuore, bene rappresentate dalla capanna: silenzio, genuinità, sobrietà. A proposito di emozioni, è noto che tra le 9 intelligenze esiste quella emotiva. Ne è derivata una Didattica delle emozioni, rappresentata graficamente come un fiore colorato a otto punte. Ma qui mi fermo e lascio approfondire al lettore, per non privarlo della sorpresa (contemplata nel fiore).

Culle vuote, cucce piene

Oggi niente giornali, ma faccio comunque una puntatina al bar dove trovo la tribuna di martedì 24 che sfoglio con attenzione, per trovare l’argomento su cui fare le mie riflessioni. E’ abbastanza tardi, quasi le undici perché mi sono attardata in faccende a casa. Pertanto la consumazione cambia: crodino al posto del cappuccino. Mi piace assai il colore di questo analcolico che mi fa pensare al sole e alla luce che oggi per fortuna ci sono. Diversi ciclisti si sono accomodati fuori, mentre dentro si alterna gente che va e viene. Io sono mi fermo circa mezz’ora. Se il quotidiano è occupato da altri lettori, prendo un settimanale dallo scanso dei giornali, impilati in un’ansa del banco. Il quotidiano di Treviso mi pare piuttosto corposo: mi concentro sui titoli e mi fermo quando uno mi cattura, cosa che succede con l’articolo di Margherita Bertolo: Culle vuote, cucce piene la denatalità è nel presepe “Coppie, fate più figli”. Questo è il tema affrontato per l’edizione 2024 del presepe artistico di Segusino. Carlo Stramare, presidente dell’associazione dichiara: “Non è nostra intenzione affermare che sia giusto o sbagliato che ciò accada, ma il paradigma dell’egoismo umano citato da papa Francesco qualche tempo fa ci ha fatto riflettere; e ci ha trovati subito d’accordo sul fatto che questo era un tema da affrontare per l’edizione attuale”. Così, accanto a scene ambientate nella prima metà del secolo scorso, c’è una casa di oggi: marito e moglie, diversi cani e gatti in soggiorno tra cucce e poltrone, tivu e albero di Natale. Dubito che andrò a visitare il presepe che stimola delle opportune riflessioni. Però, per completezza di pensiero suggerirei agli organizzatori di riservare un angolo anche alle persone sole che possono contare sulla compagnia di un animale a quattro zampe, sia cane o gatto. Magari ci sono i nipoti adolescento oppure grandi che fanno una visitina e poi si dileguano, presi dalle luci della festa. Io vivo da sola, ma non sono sola perché mi fanno compagnia tre gatti che sono un conforto. Mio figlio, 36 anni fa la sua vita poco distante e viene a trovarmi d’abitudine. Ma le creature con cui condivido gli spazi e la giornata sono Grey, Pepita e Fiocco.

Natale tra Giubileo e Arte

Papa Francesco ieri sera ha aperto la Pota Santa a San Pietro, dando inizio al Giubileo, un momento molto importante per la chiesa cattolica che ha il suo precedente 25 anni fa con Giovanni Paolo II. La storia e il significato del rito sono di per sé interessanti, ma io mi concentro sulle parole del Pontefice: “La speranza non è morta, la speranza è viva, e avvolge la nostra vita per sempre. Portiamo speranza nei luoghi profanati da violenze”. Quindi l’invito del Santo Padre è di diventare ‘”pellegrini di speranza” da ogni angolo del mondo e con qualsiasi mezzo. Anche con l’arte che diventa stimolo e messaggio di Pace. Mi viene spontaneo nutrire il mio pensiero, osservando l’opera dell’amico Pittore Noè Zardo che rappresenta una stimolante Natività: due volti “Che non sono ritratti perché ognuno li completa a suo modo” immersi in uno spazio pieno di luce, di stelle e di fiori con il frutto della divina nascita che pare un fiore d’oro e un angelo alato in alto a destra. L’opera si trova esposta nel Museo Etnografico di Treviso. Riflettendo sulle parole dell’autore del dipinto, trovo molto efficace il vuoto dei volti che a un colpo d’occhio può disorientare: è il vuoto interiore che ognuno deve riempire, con virtù e opere. Non a caso si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Nell’opera che rappresenta la Sacra Famiglia dovremmo vedere riflessi i nostri volti. Impresa ardua, ma non impossibile, se ci mettiamo in gioco. Del resto, la data odierna del Natale, l’avvio del Giubileo e l’opera di Noè ci indicano la strada. Buon Natale!

C’è solo una razza, quella umana

Certo che leggere certi articoli fa cadere le braccia. Mi riferisco al caso della signora Queen, nigeriana 47enne che da 20 anni vive in Veneto. Sposata con un italiano, ha comprato casa a San Vendemiano ed è stata “accolta” con un cartello razzista. Altre volte oggetto di insulti, stavolta non ci passa sopra, né condivide il pensiero del marito di cambiare paese. “Sbigottita, ma io non me ne vado”. Leggo il fatto di cronaca sul quotidiano e poi lo riporta un notiziario con l’intervista alla signora che usa parole perfino troppo indulgenti nei confronti del/degli autore/i dell’increscioso episodio: “Mi ha fatto veramente pena chi ha scritto questo cartello, perché non ha capito niente di cosa vuol dire la vita… c’è un odio vivo che vuole fare male agli altri”. Tutto questo alle soglie del 2025, da non credere. Immagino che la signora abbia sgobbato parecchio per rimanere in Veneto e soprassedere alle provocazioni xenofobe, tra l’altro estese al marito. Sarebbe da scriverci una storia, ma mi guasterei il sangue. Enrico Fermi diceva: “L’ignoranza non è mai meglio della conoscenza”. Suppongo che il livello culturale di chi ha avuto tale pensata non sia eccelso, non mi stupirei che sotto sotto covasse dell’invidia, dato che la casa vista in televisione è grande e bella. Tra l’altro Vendemiano era un giovane africano vissuto intorno alla metà del secolo V. Chissà se gli autori del cartello, presumo sanvendemianesi lo sanno. Ma è meglio di no, perché potrebbero prendersela anche con lui, il santo nero! 🙏

“Insostituibili libri di carta”

È proprio vero che “La lingua batte dove il dente duole”. Nel mio caso spiega la propensione a soffermarmi su articoli concernenti l’ambito scolastico. D’altronde sono stata insegnante di Lettere per oltre trent’anni e sono in contatto con colleghe in servizio. L’articolo di Severino Colombo a pag. 43 del Corriere fa proprio al caso mio, condivisibile già dal titolo: “Insostituibili i libri di carta”. In base all’intervista condotta da Epson, leader nel settore delle stampanti in 20 Paesi europei tra insegnanti e genitori con figli tra 8 – 16 anni risulta che il 45 % dei genitori italiani è convinto che l’uso di materiali stampati possa migliorare la capacità di lettura. Il dato mi sembra incoraggiante, anche se inferiore a quello espresso dai genitori europei. Presumo che gli insegnanti siano pienamente d’accordo, favorevoli ad affiancare alla lettura dei testi stampati l’uso di mezzi tecnologici. Pare comunque assodato dagli specialisti del settore che la lettura su carta sia meno stancante di quella su supporto digitale. Io sono in pensione da vari anni, ma raccolgo le lamentele che provengono dagli utenti della scuola, nel verso di un impoverimento delle competenze di base, lettura compresa. Per quanto riguarda il mio ruolo di docente, delle sei ore settimanali di italiano ne dedicavo una alla lettura che in classe terza prevedeva l’adozione di un testo di Narrativa – ora scomparso – che gli studenti portavano al colloquio dell’esame di Licenza. Nella mia libreria in studio, ho almeno una decina di romanzi editi da Salani Narrativa, su fondo blu dedicati a “I grandi protagonisti” oppure a “Vivere oggi”. Ricordo le ore di lettura collettiva – ogni studente leggeva una paginetta prima di passare la parola a un compagno – come piacevoli, rilassanti ed istruttive. Mi auguro anche per loro.

Fasciata nelle bende

Trovo di pessimo gusto infierire sulle disgrazie altrui, come fanno alcuni ‘leoni da tastiera’ a danno di Ottavia Piana, la speleologa bresciana 32enne, caduta e precipitata per 8 metri in una grotta da oltre due giorni e mezzo. Per lei è il secondo incidente nello stesso luogo, l’Abisso di Bueno Fonteno, e la parola ‘abisso’ dovrebbe già di per sé suggerire l’idea della grotta dove la giovane esplorava nuovi cunicoli per un progetto di mappatura. Rimasta ferita dopo la caduta da una parete rocciosa, le sue condizioni sono stabili, è “vigile e collaborativa” costantemente seguita da un medico e un infermiere, ma l’uscita dal tunnel è prevista alla volta di giovedì perché “Le tempistiche di movimento sono scandite da un’ora e mezza di trasporto e un’ora di pausa per fornire assistenza sanitaria all’infortunata”. Ed è qui che vorrei spostare l’attenzione, sulle 5 squadre di Soccorso Alpino e Speleologico formate da 126 tecnici impegnati nelle varie operazioni lungo tutto il percorso della grotta. Vedo le prime immagini del trasporto in barella e mi tornano alla mente quelle di altri salvataggi tentati e non risoltisi positivamente. Non mi stupirei che Ottavia cambiasse lavoro, per il trauma riportato a livello fisico e di più psicologico. Comprensibile che abbia detto: “Non ci torno più”. È evidente che non è scesa nelle viscere della terra – insieme con dei colleghi – per farsi un giretto, ma per motivi esplorativo-scientifici. Casomai è vittima della ricerca, come lo sono state molte persone nel passato, riabilitate post mortem. Lasciamola in pace e non aumentiamo il livello delle sue ferite.

Una causa di ‘Forum’

Revoca dell’amministratore di sostegno per Mario, arzillo signore anziano che vuole godersi il tempo che gli resta, senza la limitazione imposta dai figli. Il programma “Forum” va in onda, sia su Canale 5 che su Rete 4 da quasi quarant’anni – ha debuttato il 29 settembre 1985 – ed è uno dei pilastri delle reti Mediaset. Io lo seguo da molto tempo, so che spesso i protagonisti sono impersonati da attori e che certe cause sono studiate a tavolino. Ciò non sminuisce la mia curiosità e l’interesse per situazioni conflittuali cui potrei attingere anche per scrivere. Infine trovo garbata la conduttrice, Barbara Palombelli, al timone del programma dal 2013 e simpatici i giudici che si alternano nelle sentenze. Nel caso ieri in discussione, Mario ultraottantenne benestante chiede alla giudice la revoca dell’ amministratore di sostegno nella figura del figlio, perché lui se ne era andato alla chetichella mesi prima in India, senza dare dettagli. Il figlio non aveva gradito e si era successivamente preoccupato, perché il padre aveva comprato una ‘crosta’ per un’opera d’arte. Palese il timore che il capitale rimanente venisse sperperato. Durante il dibattito, l’arzillo signore informa: di avere aperto libretti di risparmio a favore dei quattro nipoti, di voler intestare la casa ai due figli maschi e infine di voler godere dei suoi soldi senza controllo. Il pubblico è dalla sua parte. Appurate le sue buone condizioni psico-fisiche, la sentenza gli ha dato pienamente ragione. Ho una grande ammirazione per chi combatte anche in tarda età per l’autonomia e l’indipendenza persino affettiva, quando i bastoni tra le ruote vengono dai familiari affamati di danaro. Non a caso, i ‘ritorni affettivi’ si verificano in procinto dell’eredità del ‘de cuius’. Lunga vita a chi si sottra all’inganno.