Tra le molte immagini sul funerale di Papa Francesco, l’incontro ravvicinato tra Trump e Zelensky nella Basilica di San Pietro a Roma, prima delle esequie è destinato a entrare nei libri di storia. Come didascalia ci immagino la frase detta spesso dal Santo Padre “Costuite ponti e non muri” che spero stia germogliando nei due leader per realizzare il sogno di Pace. Certo fa effetto vedere i due Capi di Stato seduti a poca distanza uno di fronte all’altro, a mani ferme che si guardano negli occhi. Un quarto d’ora di confronto: potrebbe essere l’inizio di una svolta verso la risoluzione di un conflitto che dura da troppo. Voglio sperare che l’umanità prevalga sulla globalizzazione del male, con la mediazione di Francesco. Ciò che al Pontefice non è riuscito in vita, potrebbe realizzasi adesso che è morto. “Guerra mondiale a pezzi” è un’espressione da Lui usata spesso, rivelatasi tristemente realistica, dato che nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Senza contare i Paesi a rischio guerra. La storia del male nell’umanità inizia con il fratricidio di Abele da parte di Caino, causato da gelosia e rabbia. A quanto pare, la “Sindrome di Caino” gode di buona salute, se la situazione planetaria risulta tanto compromessa. Sembra che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia finalmente compreso qual è la mela marcia nel cesto. Incrociamo le dita e chissà che qualcosa di buono succeda. Nel mentre, un’idea sarebbe fare silenzio, fermarsi e pensare a come valorizzare il bene inestimabile, e irripetibile della vita. Franciscus ci indica la strada.
Categoria: Attualità
Franciscus
Cinquanta capi di stato, dieci monarchi e più di duecentomila persone in P.zza San Pietro per le esequie di Papa Francesco: un evento epocale che si è risolto senza intoppi, in un’atmosfera di grande commozione e riverenza. I grandi della Terra al suo capezzale per rendergli omaggio, forse riconsiderando il suo inascoltato appello alla Pace. Non credo avrebbe gradito il clamore, ma il calore della sua gente sì. Papa divisivo e amatissimo, ha seminato in abbondanza e in profondità. Il papa più sociale della storia, amico degli ultimi e dei poveri. Ha lasciato 200.000 euro per i carcerati di Rebibbia, ha semplificato il cerimoniale e chiesto di essere sepolto nella nuda Terra, col semplice e significativo nome Franciscus. Da laica, apprezzavo il suo stile diretto e la semplicità dei modi. Anche la voce carezzevole che mi mancherà. Speravo che restasse tra noi ancora un po’, anche se non poteva andarsene in un giorno migliore, dopo aver benedetto e salutato i fedeli nel giorno di Pasqua. Non lo dimenticherò. Gli dedico la poesia che mi è venuta nell’immediatezza della morte, immaginando che l’avrebbe gradita. FRANCISCUS Te ne sei andato/dopo aver salutato/con la voce flebile/dell’agnello, ma lo/sguardo benevolo/del buon pastore./La gente esultava/ignara dell’ultimo atto,/mentre gli ultimi/per Te erano i primi,/la compassione una missione./Con il sorriso/chiedevi costanti/preci per Te/che pregavi per tutti/in ogni tempo, in ogni dove./Commuove/la benedizione/nell’ultimo giorno/di vita terrena,/Pasqua del Signore/che in Cielo ti accoglieva.//
“Chi legge vive mille vite”
“Un uomo che legge ne vale due” è la frase che accompagna l’immagine dedicata all’odierna Giornata Mondiale del Libro. Anzi, Umberto Eco diceva che la lettura è “un’immortalità all’indietro”, nel senso che permette di vivere esperienze e conoscere personaggi di altri tempi. Ci sono diverse definizioni riguardo al libro. Papa Francesco era persuaso che la letteratura educa cuore e mente. Per me è una sorta di medicina, senza effetti collaterali che fa stare meglio, in qualche caso addirittura cambia il punto di osservazione e spariglia le carte, cioè gli obiettivi. Io ho sempre scritto volentieri, fin da bambina quando sotto dettatura di mamma scrivevo le lettere per lo zio Sergio in Argentina, a Buenos Aires. Poi in quinta elementare il maestro Rico – Enrico Cunial – mi diede una spinta, doppiata al Liceo dal prof. Armando Contro, due insegnanti che considero i miei pigmalioni. Un corso di scrittura creativa da adulta non ha aggiunto granché alle mie potenzialità espressive, coltivate attraverso l’esercizio e il lavoro di insegnante. Da pensionata ho trovato che il blog è uno strumento alla mia portata, per comunicare con i lettori. Il prossimo giugno compirà cinque anni e la cosa un po’ mi sorprende. Piuttosto mi preoccupa che in Italia i lettori siano ancora pochi – l’Istat li valuta al 39 % – e che peggiori la qualità della lettura. Francia e Norvegia sono tra i Paesi con più lettori per quanto riguarda i libri cartacei, mentre il Canada ha il primato di lettori digitali. In Italia le edicole sono in crisi e molte stanno chiudendo. Non se la passano bene neanche gli editori, con il mercato in calo. Le ragioni sono varie, ma è indubbia una svalutazione della cultura ormai istituzionalizzata. Comunque, tra i miei contatti ci sono persone che leggono parecchio, anche i miei libri (ad oggi 13) e il post quotidiano sul mio blog verbamea: le ringrazio molto, perché rappresentano… il gradevole effetto della cura.
La Terra è una poesia vivente
Oggi 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, evento arrivato alla 55esima edizione per sensibilizzare istituzioni, governi e cittadini sulla tutela dell’ambiente. Il tema di quest’anno è “Il nostro potere, il nostro pianeta” che, detta cosi non servirebbe spiegare come comportarsi. Ma, tra il dire e il fare, più che il mare ci sta l’oceano. “La natura può fare a meno di noi, ma noi non della natura. Eppure ci comportiamo come fosse l’opposto” è uno dei messaggi giunti stamattina che condensa il pensiero che condivido. Nell’immediatezza della scomparsa di Papa Francesco, una collega che insegna Scienze mi ha ricordato l’enciclica Laudato sì, sulla cura della casa comune che tratta tematiche ambientali, scritta dal pontefice nel suo terzo anno di pontificato, datata 15 maggio 2015. L’enciclica chiede a tutte le persone di buona volontà di aprire gli occhi e di osservare quello che sta accadendo a noi e al pianeta. Per facilitare il cammino, vengono proposti 7 obiettivi: la risposta al grido della Terra, l’ascolto del grido dei poveri, l’economia ecologica, l’adozione di uno stile di vita semplice, l’educazione ecologica, la spiritualità ecologica e l’impegno comunitario. Papa Francesco sostiene che “la distruzione dell’ambiente è un’offesa contro Dio, un peccato che non è solo personale ma anche strutturale, che mette in grave pericolo tutti gli esseri umani, soprattutto i più vulnerabili, e minaccia di scatenare un conflitto tra le Nazioni”. Il Santo Padre suggerisce anche dieci comandamenti per salvare il pianeta, di cui riporto il quarto “Rimetti al centro i poveri”, lasciando ai lettori di scoprire gli altri. Non stupisce che Papa Jorge Bergoglio abbia scelto di chiamarsi Francesco, come il poverello d’Assisi, autore del Cantico delle creature. E nemmeno che abbia chiesto di essere seppellito nella nuda Terra, una poesia vivente.
Dalla città eterna alla vita eterna
Ho appena avviato il post sul compleanno di Roma, Città Eterna (secondo la leggenda fondata da Romolo il 21 aprile 753 a. C.) quando mi giunge la notizia che Papa Francesco è passato dalla vita terrena alla Vita Eterna. Una staffilettata: non me lo aspettavo, nonostante l’evidente fragilità del Santo Padre. Dopo la lunga permanenza al Policlinico Gemelli, Papa Bergoglio era in convalescenza ed in apparente recupero. Giusto ieri era apparso in san Pietro, a sorpresa. Ha impartito la benedizione ‘Urbi et Orbi’ e poi è sceso in piazza tra i fedeli in papamobile. Era senza naselli per l’ossigeno e ha salutato i fedeli presenti – trentacinquemila persone – con voce flebile. Morto alle 7.35 di stamattina Lunedì dell’Angelo, che nella tradizione cattolica ricorda l’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù. Credo che per il congedo gli sarebbe piaciuto questo giorno durante il periodo pasquale, come era successo a Papa Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Scrivo questo pezzo da laica che ha ammirato molto la persona, dallo spirito arguto e dal modo di fare ‘ante litteram’ che tanto fastidio deve aver dato a certa Curia. È stato un Pontefice coerente e trasparente, da cui non si poteva pretendere che facesse il miracolo di interdire le guerre in corso. I grandi della terra si stanno già condolendo e chissà mai che qualcuno si ravveda. Adesso si metterà in modo la macchina per la successione del primo Pontefice latinoamericano, eletto il 13 marzo 2013. Quindi Papa Jorge Mario Bergoglio ha guidato la Chiesa cattolica per oltre 12 anni, compiendo 47 viaggi apostolici, l’ultimo dei quali – il più lungo – in Asia e Oceania lo scorso settembre. Che tempra, a 88 anni non si è certo risparmiato (nato il 17 dicembre 1936). Tra l’altro, è stato anche scrittore, autore di Life. La mia storia nella Storia, che ho trovato agile e interessante. Da buon argentino amava il tango, il mio ballo preferito. Lo immagino lassù, attorniato da angeli danzanti in festa per il suo arrivo.
Settimana Santa
Il Venerdì Santo mi ricorda i riti pasquali e le pulizie di Pasqua, suggestivi i primi e stressanti le seconde. Rinviate le pulizie di fondo a quando il tempo si metterà al bello, dopo qualche veloce intervento in casa, esco per commissioni impedite i giorni scorsi dalla pioggia abbondante. Purtroppo il Nord è stato devastato da un’intensa perturbazione, non ancora esaurita. In provincia di Vicenza, a Valdagno sono morti travolti con l’auto dalla piena del torrente Agno, Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, rispettivamente di 65 e 34 anni: da volontari andavano in soccorso di persone in difficoltà a causa del maltempo, quando è crollato il ponte. Il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa ha evidenziato che: “È una tragedia”. Altrettanto negative sono le notizie di cronaca che riguardano la morte violenta di donne e minori. Confidando più nella saggezza della Natura che degli umani, chiudo con la poesia scritta per questo periodo, auspicando un rinnovamento generale. La spettacolare fioritura del mio ciliegio giapponese è durata poco, compromessa dalle incessanti piogge. Rimangono i petali a testimoniare che la bellezza è effimera, ma si può rinnovare in altre fioriture, come la generosità in altre persone. SETTIMANA SANTA Il vialetto di casa/è tappezzato/di petali rosa/strappati/dalla chioma generosa/del ciliegio giapponese./Gli parlavo/senza pretese,/lo sguardo ai fiori,/la dolcezza nel cuore./Un sottile dolore/perdere tanta bellezza!/Poi mi sono detta:/”Anche la pianta/partecipa alla/settimana santa”./Il tempo della/penitenza finirà./Smetterà di piovere/e con la Pasqua/il sole tornerà//. Incrocio le dita e auguro buone cose a tutti. 🕊️
La voce è emozione
TG1Mattina mi fa compagnia dopo colazione, quando mi concedo una breve pausa sulla poltrona relax, il tempo di seguire il notiziario in compagnia di Maria Soave o di Micaela Palmieri che si alternano settimanalmente e sono diventate figure familiari. Vengo a sapere che oggi è la Giornata Mondiale della Voce, per ricordare che la salute vocale merita attenzione, prevenzione e cura. ‘La voce è relazione, emozione, identità’. Lasciando alla fonetica la definizione della voce, per me essa è il mezzo per comunicare parole, idee ed anche identità. Riconosco più la voce che la fisionomia delle persone. Tra quelle di amici, alcune sono titolari di un timbro che invidio. È il ‘colore’ del suono che distingue una voce dall’altra. Ho soprannominato ‘Bella Voce’ quella dell’amica Lisa Frison, eccellente lettrice dei testi durante la presentazione delle mie ultime opere. Non a caso fa parte di una compagnia teatrale e investe tempo nella recitazione. Lucia ama cantare e quando si esibisce sembra un’altra persona. Ho seguito con interesse il programma The Voice Senior, appena concluso che ha portato alla ribalta persone molto dotate vocalmente. In passato, ho partecipato a un corso sull’uso della voce che nel mio caso non ha avuto gli effetti sperati. Anzi, sono ricorsa all’intervento di una logopedista che non ha fatto miracoli. Risaputo che gli insegnanti usano/abusano della voce, per evitare di perderla in classe mi ero portata anche l’amplificatore, mentre una collega usava il registratore. Col senno di poi, ritengo che dovremmo rafforzare l’ascolto, non solo a scuola per parlare meno e meglio. Quando vado al bar, sembra che i clienti abbiano problemi di udito perché molti parlano a voce alta. Compensibile il mal di testa della barista, a fine lavoro.
Non è mai troppo tardi
Il sabato sono sempre un po’ di corsa, ma con le antenne tese a captare una notizia su cui soffermarmi. Ieri ho parlato di un giovane agente, oggi di una nonnina – classe 1930 – che è diventata ‘silver influencer’ più famosa d’Italia, grazie alle attenzioni del nipote. Il che mi conferma il detto che giovani e anziani abbiano molto in comune. L’articolo è di Fiamma Tinelli, pubblicato sul settimanale Oggi col titolo: “Sono Licia, ho 95 anni e faccio l’influencer”. Lei è Licia Fertz, 95 anni compiuti da poco, triestina di nascita; lui si chiama Emanuele Usai, 40 anni, detto ‘Elo’ ed è suo nipote. Rimasta vedova del marito Aldo dopo una lunga malattia, in precedenza aveva perso anche l’unica figlia Marina, mamma di Emanuele. I motivi per cedere allo sconforto erano molti. Finché il nipote ha l’idea di fotografarla e poi postare la foto su Instagram, che suscita subito interesse. Le foto si moltiplicano nei giorni seguenti e il clamore sale. Per farla breve, la nonnina sul suo profilo Buongiorno nonna ha 300.000 follower. Lei ne ha acquistato di umore e voglia di vivere: si cambia e si trucca con l’aiuto del nipote, consiglia su come vestirsi e raccomanda di sorridere sempre, già di buon mattino: “Perché si può essere felici ogni giorno, anche alla mia età”. Oltre allo spirito di adattamento dell’arzilla signora – che nel 2023 la Bbc ha inserito tra le 100 donne dell’anno – trovo ammirevole il comportamento del nipote che ha usato la chiave giusta per smuovere la nonna dalla sua apatia. Non è scontato che ciò avvenga in ambito familiare e tra i rappresentanti di due età diametralmente opposte. Complimenti alla nonna e al nipote!
Un giovane promettente
Sandro Falzoi, il miglior venditore dell’anno. La notizia mi giunge da tg1Mattina, mentre sto valutando su cosa scrivere il post odierno. In tempo di vendite online, la trovo curiosa ed anche incoraggiante, perché la persona insignita del premio è molto giovane: ha 25, vive a Mores (Sardegna) e ha venduto più di 2000 aspirapolveri porta a porta in un anno – una media di quasi 6 ‘Folletto’ al giorno – diventando Primo agente d’Italia. “Il mio segreto? Mi diverto, e la gente lo vede”. Ha iniziato la prima dimostrazione per strada, pulendo l’auto e ha firmato il contratto sulla capote della macchina. Straordinario, lo dico con cognizione di causa perché anch’io, tanti anni fa ho guadagnato i primi soldi facendo dimostrazione di prodotti porta a porta. Per me non è stato semplice e neanche facile. Mi ero laureata a 23 anni, con una grande voglia di indipendenza, anche economica. In attesa del concorso per entrare nel mondo della scuola – cosa che successe dopo quattro anni – facevo malvolentieri l’applicata di segreteria, cercando alternative nel mondo del commercio. Iniziai con dei frullatori, l’oggetto più costoso e passai successivamente a tazzine termiche, tovaglie e arredo casa. Fu un tour de force durato circa un anno e sostituito dall’esperienza di corrispondente del Gazzettino che mi era più congeniale. Nel 1980 ho sostenuto l’esame di concorso e finalmente ho iniziato ad insegnare, esperienza totalizzante durata fino al 2015. Col senno di poi, credo che sarei diventata una buona venditrice, perché non mi manca la parola che ho preferito spandere e spendere tra i miei alunni. Non ho dimenticato il clima di tensione che si creava quando ero ospitata da una persona che mi ospitava per fare la dimostrazione del prodotto. In un’occasione, maneggiando la lama del frullatore mi sono parzialmente affettata il pollice sinistro (con l’imbarazzo del sangue che non finiva più). Sandro Falzoi deve avere una marcia in più. Soprattutto offre un esempio di gioventù intraprendente e capace che fa ben sperare nel futuro.
Intelligenza umana cercasi
“Il troppo stroppia” dice un famoso proverbio, per dire che ogni esagerazione è negativa. Lo applico a quanto accaduto venerdì scorso a Oderzo, sintetizzato dal titolo: “Bimbo di 4 anni intasa i centralini del 112” che fa sorridere, ma anche pensare. Successo in una scuola materna, mentre il bimbo giocava con il suo smartwatch al polso. L’orologio di ultima generazione può collegarsi ai numeri di emergenza come il 112 senza sim card. Cosa ignorata dai genitori, cui è stato raccomandato di non ‘accessoriare’ così tanto il figlio. In tre quarti d’ora, le chiamate sono state ben 37. “Sono chiamate rapide, una dietro l’altra, tutte uguali e tutte brevi e senza nessuno che parla all’altro capo della linea” finché è stata scoperta l’origine delle telefonate, grazie ai sistemi di geolocalizzazione dell’Arma: una scuola materna dell’Opitergino e l’autore delle chiamate il bambino. Si sono registrati leggeri disagi alla normale attività della centrale operativa, dato che le telefonate del piccolo sono arrivate solamente al 112. La vicenda fa sorridere, ma mi chiedo se ci fosse bisogno di spingersi tanto oltre, per proteggere il figlioletto, affidato a una struttura che accoglie i piccoli. Per cosa mai gli sarebbe potuto servire il superdotato marchingegno? A telefonare a mamma e papà, se un compagno lo spintonava? O la maestra lo metteva in punizione? Mi sembra che sia stata azzerata la linea del buonsenso. Vero che viviamo tempi complessi e difficili, ma la misura dovrebbe riequilibrare gli eccessi, evitando che la tecnologia si sostituisca all’umana intelligenza (parola che deriva dal latino ‘intus’ e ‘legere’ = leggere dentro) senza vedere mostri ovunque.
