Il gatto si chiama Pepito come Pepita la mia gatta e c’entra con il fatto di cronaca ‘grigia’ successo martedì a Roma, in via Monte Senario, dove un 54enne romeno ha appiccato il fuoco all’appartamento della compagna, responsabile di aver fatto scappare il micio. Intossicate 7 persone e 24 evacuate. Lo stesso piromane si è autodenunciato, telefonando al 112 ed evitando il peggio. Non so se sorridere o deprimermi, per la battuta di un giornalista che dice sia successo tutto “per colpa di un gatto”. Eh no, urge la rettifica: il gatto non c’entra nulla con l’incendio. Casomai ha approfittato della finestra aperta dell’appartamento al primo piano, per darsela a gambe levate, data la presenza di umani alterati. Mi viene da dire che questa vicenda è l’esatto opposto di quella di ieri, a favore della simbiosi cani e umani. Per dirla tutta, che gli animali vengano strumentalizzati per vendette e/o ripicche proprio non mi va bene. “Hanno fatto scappare il mio gatto Pepito, per questo ho appiccato l’incendio” sono le parole che l’autore del rogo, in lacrime ha detto alla polizia. Il pronome sottinteso loro, si riferisce alla compagna e ai nipoti che avrebbero lasciato la finestra aperta, favorendo la fuga del felino. Chiedo venia se parteggio per il gatto. Mi spiace per i condomini della palazzina intossicati dal fumo. Suppongo che il piromane fosse più affezionato al micio che alla compagna, qualcuno dice ex e questo potrebbe spiegare parecchio. Nel caso malaugurato che al posto di Pepito ci fosse un figlio minore, non in grado di scappare, come se lo sarebbero spartito? Chissà quante storie boccaccesche riempiono le scrivanie degli avvocati divorzisti. Se le cose stanno così, meglio l’inverno demografico che l’inferno scatenato ad hoc. E lunga vita al gatto che già di suo ne ha 7!
Categoria: Attualità
Cani e umani
Mi è arrivata una foto di Rex di inequivocabile valore: sul fianco del letto, accarezzato da Tania. Per un cane vissuto per strada e al freddo, non abituato a stare dentro ‘casa’ – mai avuta – un bel cambiamento! Merito del suo spirito di adattamento e delle cure riservategli dal suo salvatore che si è assunto l’onere – a questo punto l’onore – di fargli cambiare non solo aria, ma abitudini e relazioni cosicché l’amico a 4 zampe continui ad avere fiducia negli umani. Visite veterinarie, trasportino, dieta, viaggio in aereo di dodici ore, controllo minuzioso a Francoforte…sbarco a Venezia: adesso il trambusto è solo un ricordo. Certo la bontà di Rex – un angelo per Flavio – lo ha favorito, ma anche l’accoglienza di Mariuccia, ‘zia’ di Ben, l’altro cane che gli ha riservato attenzione nelle prime ore in Italia. L’indomani Tania lo ha bene accolto in casa dove si è subito ambientato, contro ogni previsione. Bello di suo, in un paio di settimane è addirittura ‘ringiovanito’ dopo essere passato per la toelettatura. Le premesse ci sono tutte perché la sua vita sia lunga e buona. Come ho detto in un precedente post, mi ha così commosso la vicenda di questo cane amabile e del suo salvatore che vorrei metterla nero su bianco. Senza scordare Ben, il cane nero e prestante che Flavio lascia ‘padrone di casa’ e in buone mani di Mariuccia, la sorella. Stamattina alle quattro gli ha fatto fare l’ultimo giretto, “Poi un salutino, una lacrimuccia e via” verso l’aeroporto di Venezia per tornare in Kazakistan dove il lavoro lo attende. Ma a primavera potrà riabbracciare i suoi protetti che non gli lesineranno abbracci e linguate affettuose. Come dice la mia amica Lucia: “Noi umani dovremmo imparare dagli amici a 4 zampe”. Ed io aggiungo: “Anche dagli umani che si sacrificano per il loro benessere”. In fondo, uomini ed animali godiamo dello stesso creato. Rispetto e amore reciproco possono solo renderci migliori.
YouPol, un’app utile
YouPol, un’app per comunicare fra cittadini e polizia di stato. Ne parla stamane la trasmissione 1Mattina a ridosso delle nove: lo trovo uno strumento molto interessante per segnalare violenze domestiche e contrastare situazioni di illegalità. L’applicazione, disponibile gratuitamente è stata sviluppata nel 2017 dalla Polizia di Stato, per contrastare comportamenti illeciti vari. Consente di inviare segnalazioni, in modalità anche anonima, qualora si sia testimoni di spaccio di stupefacenti, di episodi di bullismo, di violenza domestica e di genere. Insomma, un modo che consente di mettersi in contatto diretto con la polizia di Stato. I dati che giungono dalla Questura dicono che l’app è sempre più usata: molte sono le segnalazioni arrivate, in gran parte risultate poi fondate. Considerato che quasi tutti oggi hanno uno smartphone, talora perfino abusato mi pare un’ottima cosa giovarsi di questa applicazione al servizio del cittadino. Personalmente mi tranquillizza e la installerò di sicuro. Non perché abbia paura in sé per sé, ma avendo rinunciato al sistema d’allarme di recente, lo considero un ponte con la sicurezza. Giusto stamattina la corrente è saltata un paio di volte, presumo causa maltempo e la centralina sarebbe saltata, innescando la sirena rompi timpani. Abitando vicino al cimitero, sebbene la zona sia a due passi dalla piazza e si sia nel tempo molto urbanizzata, mi sento esposta ad eventuali tentativi di furto. Inoltre sono sola, okay con i gatti ma non ho più il cane da guardia che ho avuto in passato. Per quanto possibile, cerco di essere prudente e di non lasciare porte aperte. D’altronde da me i ladri non troverebbero soldi e gioielli, ma libri in abbondanza. Infine, un libro sottratto per acculturarsi, non sarebbe neanche reato.
Come la farfalla gialla
“Ho cominciato ad avere paura quand’ero bambina”. Parole di Liliana Segre, 94 anni, ospite di Fabio Fazio, uno di fronte all’altra. Non so se sia la replica di una puntata precedente, comunque la presenza della senatrice a vita deportata da bambina è quanto mai opportuna nel Giorno della Memoria. Sul tavolino basso, un’orchidea bianca e dei tulipani gialli. Sue le parole: “Siate sempre come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”. Un luogo simbolo del male è la Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazista istituito a Trieste: ufficialmente come campo di detenzione di polizia, unico ad essere dotato di un forno crematorio in tutto il territorio nazionale. Il nome si riferisce al fatto che in origine si trattava di un complesso di edifici nato come stabilimento industriale per la lavorazione del riso. Fu in attività fino agli Anni Trenta quando la produzione cessò e dopo il 1940 venne trasformato a tutti gli effetti in caserma militare. Oggi la Risiera è Monumento Nazionale ed ospita un museo con una mostra fotografica permanente. Visitato da migliaia di persone, soprattutto scolaresche fu la meta principale della visita didattica di una mia terza media diversi anni fa. Impressionanti le celle anguste, l’ampio cortile interno dove vennero uccise 3000 persone e l’aria spettrale. Ci fermammo all’incirca un’ora, tempo per memorizzare l’orrore. Oggi 27 gennaio ricorre l’ottantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, mentre è in corso la marcia dei palestinesi verso nord di Gaza: la pace è un obiettivo fuggevole. Da conservare con le unghie e con i denti.
Fine Gennaio 2025
Il metereologo colonnello Francesco Laurenzi è una presenza familiare del programma domenicale ‘Uno Mattina in famiglia’. Vestito di tutto punto – farfallina in tinta col gilet color mattone – sorriso cordiale e voce suadente annuncia le previsioni del tempo della settimana, dominata ahimè dalla bassa pressione. Solo mercoledì godremo di un po’ di sole. “È una settimana in cui vedremo più cieli grigi che azzurri”. Del resto gli ultimi giorni di Gennaio sono detti ‘I giorni della merla” e ritenuti i più freddi dell’inverno, infatti le temperature scenderanno, soprattutto al centro e al sud. Manuel mi informa che mercoledì 29 inizia anche il Capodanno lunare cinese, o ‘festa di primavera’. La leggenda della merla è nota: rifugiatasi coi suoi piccoli in un comignolo, vi rimase tre giorni e ne uscì col piumaggio annerito. Il Capodanno lunare cinese dà il via ai festeggiamenti che durano due settimane e si concludono con la tradizionale Festa delle lanterne. Festeggiato in tanti Paesi dell’Estremo Oriente, si sta diffondendo anche nei Paesi occidentali, grazie al suo fascino e alla presenza di molte comunità asiatiche. Come appunto in Australia dove Manuel potrà godersi lo spettacolo da vicino. Il 2025 è l’anno dedicato al ‘serpente di legno verde’, segno zodiacale legato alla cautela e alla saggezza, quindi foriero di traguardi importanti, sia sul piano personale che professionale. Sarà di conforto per chi compie gli anni mercoledì: Francesca e Pio. Leggende e tradizioni danno colore a giornate altrimenti grigie. Se una merla, un passero o un pettirosso verranno a becchettare sul mio giardino o a scaldarsi sulle tegole attorno al camino ne sarò contenta.
Casa, dolce casa
Ho sognato che tentavano di occupare l’appartamento contiguo al mio, abitato a suo tempo da mia mamma e destinato a mio figlio. Sicuramente influenzata dal problema reale dell’occupazione delle case nelle grandi città, ho vissuto nell’immaginario il furto della proprietà privata: due donne tentavano di scardinare il portoncino per introdursi in casa. Pochi minuti, forse secondi di un evento temuto e mi sono svegliata scombussolata. Di recente ho rinunciato all’allarme: saltava spesso e subire la sirena dentro casa finché non si scaricava la batteria era un attentato all’equilibrio. Forse anche per questo, soprattutto di sera il mio livello d’ansia aumenta. Non sono mancati furti in paese e in zona, specie nei fine settimana. Sentendo quello che succede nelle grandi città, mi chiedo come reagirei se trovassi un estraneo barricato in casa. L’articolo 633 del Codice penale è chiaro: l’occupazione arbitraria di un immobile è un reato, punito da 2 a 7 anni di reclusione. Ma non è così facile sfrattare un occupante abusivo, specie se ci sono di mezzo dei minori. E senza considerare la lunghezza delle cause in Italia. Nella maggior parte dei casi, se tutto fila liscio, la liberazione dell’immobile avviene entro 90 – 120 giorni dall’emissione del provvedimento. È capitato che un appartamento sia stato occupato durante l’assenza del proprietario che era in ospedale. È successo a una 78enne di Roma il mese scorso, la quale ha subìto la disavventura sintetizzata dal titolo del quotidiano il Giornale: “Va in ospedale e si ritrova la casa occupata”. Ed era successo ad altri malcapitati in altri contesti. Spero che qui non succeda mai. Mi sono guadagnata la casa dove abito e ci sto bene. Le ho dedicato la poesia Il mio Eden.
“Morti e risorti nel giro di poche ore”
Martedì, Cosenza: neonata rapita da finta infermiera. Succedono dei fatti che hanno dell’incredibile: come si fa a rapire una neonata, spacciandola per propria? E come se non bastasse, vestirla d’azzurro e festeggiarla come se fosse un maschietto? Per diluire lo sgomento, dico subito che è finita bene, grazie alle forze dell’ordine e alla dedizione dei cittadini di Cosenza. Anche la Premier Giorgia Meloni si è complimentata per il felice esito del sequestro, durato tre interminabili ore. Voglio sperare che la piccola Sofia non porterà i segni del trambusto subìto nel suo primo giorno di vita, sebbene la psicoterapia Maria Rita Parsi abbia detto che l’imprinting con l’esterno avvenga già prima della nascita. Auguro a Valeria, la madre di metabolizzare in fretta il dramma, per evitare ricadute negative sulla piccina, strappata dalle sue braccia con l’inganno dalla finta infermiera, Rosa Vespa, 51enne di Cosenza sposata a un senegalese – forse nigeriano – di 43 anni. Lei architetto e lui mediatore culturale. Incredibile quanto successo alla clinica privata Sacro Cuore di Cosenza l’altro ieri, dove la finta madre cercava un maschietto da esibire come suo, dato che ne aveva annunciato sui social la nascita e si apprestava a festeggiarlo, con tanto di parenti e amici. Pare che fingere la gravidanza non sia poi così difficile, ma mi turba di più il pensiero di calarsi in panni altrui. Che madre sarebbe stata questa donna ‘ammalata di maternità’ se Sofia non fosse stata ritrovata? E che ‘fine’ avrebbe fatto la vera madre che dice: “Siamo morti e risorti nel giro di poche ore”? E pensare che una adozione e/o un affido avrebbero fatto felice uno dei tanti bambini in attesa di una famiglia. Chiudo con una citazione di Confucio: La vita è davvero semplice, ma noi insistiamo per renderla complicata.
Bentornate Emily, Doron e Romi
Novanta detenuti palestinesi rilasciati da Israele per la restituzione di Emily, Doron e Romi dopo 15 mesi di detenzione. Lo scambio avviene nel primo giorno di tregua a Gaza, sperando che tenga. Nel prosieguo verranno rilasciati altri 30 ostaggi, di cui 8 deceduti. Esplode la gioia nella piazza degli ostaggi di Tel Aviv, da mesi in attesa di una buona notizia. La lavagna luminosa scandisce: “Sono passati 470 giorni, 10 ore, 42 minuti e 10 secondi dal 7 ottobre”, quindici mesi di atrocità e di orrori. Il conflitto ha fatto 46.000 morti a Gaza. Nella Striscia da più di un anno manca tutto, perfino l’acqua da bere. Stento a credere di vivere nel terzo millennio, ma le tracce della violenza entrano in casa dal video: interi edifici sono stati ridotti in macerie, le strade sono diventate irriconoscibili. A migliaia sono in marcia tra lutti e macerie. Secondo l’ONU serviranno 14 anni per rimuoverle, macerie che custodiscono 10.000 corpi. Posso solo lontanamente immaginare cosa significhi tornare a casa dopo essere stati privati della Libertà. Le tre giovani donne – 31, 28 e 24 anni – rapite il 7 ottobre hanno ricevuto quella che la stampa israeliana definisce una “borsa ricordo della prigionia” contenente foto di Gaza, immagini e un certificato di rilascio, un dono che mi sembra beffardo. Una di loro è uscita con due dita mutilate e la madre ha detto: “La nostra Dodo inizia una lunga strada per recuperare”. Chissà se mai potrà recuperare quello che le è stato tolto. Il ritorno alla vita normale non sarà semplice né indolore. Un abbraccio cosmico a loro, nella giornata mondiale degli abbracci.
Green School/Scuola Sostenibile
Per me la settimana parte con l’acceleratore: non riesco a sganciarmi dal mercato del lunedì a Fonte, che poi è una scusa per altre piccole tappe. Basta un imprevisto e rientro a casa con l’ansia di scrivere il post per le quattordici. In più oggi ho appuntamento dal dentista, per un controllo alle 11.30, che slitta alle 12 per un’emergenza. Nell’attesa forzata prendo una rivista dal tavolinetto. Non mi interessano i motori e prelevo Vanity di due mesi fa che all’interno ha un articolo di Laura Fiengo accattivante: Coltivare LA MENTE (ma anche IL RISO). Data l’ora, a ridosso del mezzogiorno immagino si parli di cucina e di risotto che a me piace molto. Invece no, si parla di scuola, per la precisione di GREEN SCHOOL a Bali. I fondatori sono una coppia di visionari John Hardy, canadese e Cynthia, americana che utilizzano l’ambiente naturale come apprendimento. Gli edifici sono costruiti interamente di bambù e legno “non chiusi e non aperti” per sfruttare l’areazione naturale. In pratica, la scuola di suo è già un’opera d’arte in un enorme giardino tropicale. Nel 2010 Angela Domenici si è trasferita a Bali dall’Australia per consentire al figlio Luca di studiare alla Green School, allora aperta da due anni in un paesaggio idilliaco lungo il fiume Ayung. L’idea di costruire architetture bamboo-based si è rivelata vincente, perché oggi vanta alberghi e abitazioni in tutta l’Asia. Come insegnante, trovo positiva l’idea di utilizzare l’ambiente naturale come apprendimento. Chissà se il Ministro della iIstruzione e del Merito Valditara ci ha fatto un pensierino. Vero che il Belpaese ha una forma lunga e svariati paesaggi da Nord a Sud e vedrei complessa l’esportazione del progetto pionieristico. In una delle didascalie a corredo delle foto che accompagnano l’articolo si legge: “Ogni classe ha il suo campo di riso di cui si occupa dalla semina all’irrigazione fino alla raccolta”. Quindi il riso come cereale c’entra. L’assistente alla poltrona mi chiama: è arrivato il mio turno. Mi piacerebbe conoscere il parere di colleghe e non sul progetto di imparare nella natura a diventare cittadini di un Pianeta migliore.
Ottavo post a 4 mani: Non c’è rosa senza spina
Quando mi arrivano notizie da Manuel mi ricarico, anche se in questa fase del soggiorno australiano non sprigionano buonumore. Me lo confida in un lungo audio dove riconosce di aver fatto un visto ‘sbagliato’ che impone di cambiare lavoro dopo sei mesi. Pertanto non è attrattivo per chi è intenzionato ad assumere per periodi lunghi, e non per pochi mesi. Inoltre in Australia è adesso periodo di ferie come da noi in Agosto, con assunzioni ferme. Nel settore alberghiero ci sono più possibilità, ma cinesi e indiani preferiscono assumere connazionali, mentre nella ristorazione italiana “la manovalanza è tutta straniera”. Dopo essere stato gradito ospite di vari cugini e aver visto meraviglie, adesso Manuel vive una fase di umore calante. “Sono un po’ con le mani in mano, non sono abituato, ho voglia di far qualcosa, mi struggo per questo e non me la sto godendo”. Ma la curiosità lo sostiene, consapevole che l’esperienza in corso è unica e irripetibile. Attualmente si trova a Sydney, soggiorna in un ostello per non approfittare dell’ospitalità dei parenti. Ha fatto un salto al Royal Botanic Garden di Sydney. In linea con il momento grigio – tra l’altro piove – mi manda la foto di una infiorescenza con questa didascalia: “Questo è il fiore più puzzolente al mondo. Torno a vederlo i prossimi giorni. Sono curioso di vederlo e sentirlo” con due emoticon esplicative. Per me amante dei fiori questa è una novità: il mio ex alunno Ingegnere elettronico mi istruisce e mi insegna che nel mondo variegato dei fiori ci sono anche quelli ‘diversamente profumati’. Si tratta del Titan Arum o Amorphophallus Titanium: ha la spiga di fiori più grande e puzzolente del mondo, fiorisce solo per 24 ore, una volta ogni pochi anni… e sta per sbocciare in diretta dalla serra più antica del Nuovo Galles del Sud. Troppo invitante l’evento: ci andrei anch’io, tappandomi il naso! Presente nelle foreste pluviali della parte occidentale di Sumatra, la pianta ‘del fiore cadavere’ è in via di estinzione. È nota per l’odore di carne putrida e in via di putrefazione che circonda i fiori quando sbocciano. Di dimensioni impressionanti, il fiore può raggiungere un’altezza di 3 metri e la pianta può pesare fino a 75 chili. Meglio la lavanda per rilassare le narici, ma quanto a magnificenza l’aro titano o aro gigante non ha eguali. Beato chi può assistere alla sua fioritura dal vivo! Grazie Manuel di raccontarcela.
