San Celestino

Ultima domenica di Luglio, in due calendari su tre oggi è riportato San Celestino. Credo si tratti di Celestino V, quello che Dante mette nell’inferno perché lasciò il soglio di Pietro. Non sono un’esperta in materia, ma se corrisponde trattasi di Celestino, nato Pietro Angelerio nel 1215 a Sant’Angelo Limosano e morto a Fumone il 19 maggio 1296. È stato il 192esimo Papa della chiesa cattolica, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294, quindi tre mesi e mezzo. Non un gesto di ‘viltade’, ma di grande coraggio per dissentire dal potere esagerato e spesso inquinato del Papato di allora. Evidentemente Dante la pensava diversamente, comunque qualche dubbio deve averlo assalito se lo ha messo nell’Antinferno, tra gli ignavi. Eremita, si sentiva inadeguato per una carica tanto importante. Verso il 1264 fondò una congregazione di eremiti che da lui si chiamarono in seguito Celestini. A parte che il nome proprio rinvia al mio colore preferito, già da liceale avevo provato simpatia per questo personaggio, abituato alla solitudine e alla preghiera, che si sentiva inadatto al ruolo di Papa. Quindi la sua scelta, passata alla storia come ‘il gran rifiuto’ è stata del tutto coerente, sebbene inaccettabile per l’epoca. Quando il 28 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI, ovvero Joseph Ratzinger ha dato le dimissioni, assumendo il titolo di ‘Papa emerito’, ho pensato a Celestino V. La causa addotta fu l’età avanzata e la mancanza di forze per continuare a svolgere il suo ministero. La scelta determinò grande sorpresa e clamore mediatico perché Ratzinger è stato il primo Papa in quasi 600 anni a dimettersi volontariamente. Per ulteriori approfondimenti, cedo la parola aglio storici.

Selfie mortali

Selfie pericolosi Sabato arriva presto. La mattina è dedicata ai capelli. Se non ho l’argomento su cui scrivere il post, devo cercarlo tra le pagine del settimanale Oggi, mentre sono dalla parrucchiera sotto il casco. Lo trovo a pag. 41, nell’articolo intitolato IL SELFIE È PIÙ PERICOLOSO DEGLI SQUALI che evidenzia la leggerezza di chi non bada al pericolo, pur di fotografarsi e quindi postare, in situazioni di pericolo. La rubrica è concepita sulla base di un dialogo tra una figlia e un padre, che ammette l’escalation di pericolosità, nonostante salutari divieti, talora ignorati. Vale ad esempio per il divieto di balneazione sul fiume Piave che ha già fatto delle vittime (come gli anni scorsi). Riporto la parte finale dell’articolo, che ironicamente – ma non troppo – suggerisce un’alternativa all’ignoranza colpevole, dato che centinaia di persone hanno finora perso la vita per avere ‘like’. “Ora dovremmo prendere provvedimenti contro i selfie. In alcuni luoghi, particolarmente rischiosi, ci sono già cartelli di divieto. Se la gente rinuncia al buon senso, bisogna costringerla ad indossarlo. Come le cinture”. Un tempo, non molto lontano si andava in moto senza casco e in macchina senza cinture. Anch’io mi adattai con difficoltà, ma ora è naturale indossarle. La società dell’immagine ci ha iniettato il bisogno di visibilità ad ogni costo che fa a pugni con l’individualismo diffuso. Una via di mezzo sarebbe auspicabile per una convivenza più serena.

Buon senso (e mani a posto)

Forse è un caso – o forse no – che stamattina l’attenzione cada sulla maleducazione. Il Tg1Mattina Estate parla dell’iniziativa “Il galateo dei musei”, nata per garantire il godimento dell’opera ed evitare comportamenti scorretti. La stilista Carla Gozzi, intervistata al riguardo dice che: “Quando si condividono spazi pubblici, è doveroso tenerne conto, per non ferire la suscettibilità altrui”. Rapida puntata al mercato locale e sosta al bar dove mi accaparro IL CORRIERE, a pag. 31 del quale c’è il pezzo intitolato “Il galateo dei musei: 11 regole per una visita perfetta”, di Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. Per inciso, mentre scorro l’articolo, due clienti parlano e bestemmiano senza riguardo a cinquanta centimetri di distanza da me, che non li disturbo. Ma loro sì. Dovrei dirglielo, ma preferisco affrettare la lettura e andarmene. Forse l’età mi ha resa fastidiosa, oppure il malcostume è dilagante (per inciso, bestemmiare non è reato? Dovrei richiamare il titolare per l’inosservanza?). Penso a due guide in Gypsotheca a Possagno, che ne avrebbero delle belle da dire al riguardo. Giusto qui, tempo addietro – agosto 2020 – un turista austriaco 50enne, incautamente sedutosi alla base della statua di Paolina Bonaparte le aveva rotto alcune dita di un piede, per scattare un selfie. Tornando alla guida, va precisato che è stata stilata da diversi musei italiani, per prevenire danni e per salvare l’arte dalla ‘leggerezza’ di certi visitatori. D’effetto l’esordio: Prima di tutto buon senso (e mani a posto). Seguono alcune raccomandazioni: Non toccare le opere, Zaini davanti, non dietro, Parla sottovoce, Sorveglia i bambini… regole che vengono infrante con sorprendente leggerezza. Forse non sarebbe male premettere al galateo una semplice domanda da rivolgere al visitatore: cosa cerchi nella visita culturale, l’opera d’arte o un palcoscenico a tuo uso e consumo? La consapevolezza al servizio della bellezza.

Bombe e fame

Gaza, disastro umanitario. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite definisce “Orrore senza precedenti” quello perpetrato a Gaza. Secondo l’Onu, in due mesi sono state uccise circa mille persone nei pressi dei centri di distribuzione del cibo. Dopo aver visitato la striscia di Gaza, il Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha detto: “Sotto quelle macerie c’è Cristo”. Papa Leone ha rivolto parole forti contro “l’uso indiscriminato della forza e gli spostamenti forzati”. I video documentano una situazione da film horror: gente ammassata con pentolame vario per ricevere una razione di “brodaglia al pomodoro” di un’organizzazione umanitaria, come la definisce con acume la giornalista del Tg1Mattina. Una ventina di ostaggi sono ancora vivi e detenuti da Hamas che deve restituire anche quelli morti. Il negoziato con Israele è allo stallo. Mentre i signori della guerra cercano un accordo, la gente muore. Esaurite le bare, tra poco non ci saranno neanche i lenzuoli bianchi dove avvolgere le salme. Gli ospedali sono allo stremo, sprovvisti di farmaci e personale sanitario. Angosciante che il male si sia tanto dilatato dopo il 24 febbraio 2022. Io sto dalla parte degli oppressi, qualunque siano le ragioni del conflitto. Stamattina ho letto sul Gazzettino che è morto nel bombardamento di un campo di addestrmento Artiom Naliato, un 21enne di origine ucraina, residente in Veneto e adottato da piccolo da una famiglia di Tribano (PD). Partito volontario, in difesa del suo Paese in guerra. Una vittima, con nome e cognome che va ad allungare l’elenco di tutti i caduti, in un’area o nell’altra, compresi quelli che resteranno ignoti.

Cani, amici inaspettati

Estate, stagione dura per i cani: molti vengono abbandonati in prossimità delle ferie. Per fortuna c’è chi agisce in senso contrario, per recuperare il proprio amico a quattro zampe sparito dalla circolazione. È ciò che è successo al proprietario del pastore australiano Mario, sparito dopo il furto nella casa di Francesco Lovato, che dopo il danno subisce la beffa. Il fatto è successo martedì scorso a Fanzolo. Le ricerche del cane sono iniziate subito, ma finora senza esito. Perciò il suo proprietario offre mille euro a chi lo trova, come si apprende dell’articolo a pag. VIII del Gazzettino odierno. “Questo è un incubo e il mio cuore è a pezzi, non chiedo altro che il suo ritorno. Immaginate il dolore di perdere il vostro migliore amico, il vostro compagno di vita” dichiara il proprietario che al furto in casa deve aggiungere la perdita del cane Mario, non a caso un nome umano. Spero tanto che il segugio faccia ritorno a casa, e magari che i ladri si mettano una mano sulla coscienza e collaborino alle ricerche. Anch’io ho vissuto un’esperienza simile, quando sparì da casa Briciola, un bel gattone tigrato. Dato per morto, ritornò pelle e ossa dopo una settimana. Anche il cane Astro era scappato dal cancello rimasto incautamente socchiuso durante una visita. Lo ritrovò mio figlio, dopo un paio d’ore in una stradina laterale, disorientato e impaurito. Era già anziano e forse intendeva ripetere il giretto che facevamo insieme. Era un cane buonissimo e ringraziai la buona sorte di averlo indietro. Non serve che ribadisca l’importanza del legame che si può creare tra animale e umano, salutare e terapeutico soprattutto per le persone sole e/o anziane. Sto portando a termine la storia di Ben e di Rex, passati ‘dalle stalle alle stelle’ con l’aggiunta di simpatiche altre storie canine. Tra qualche mese il prodotto finale.

Evviva la noia!

Terza domenica di Luglio: caldo, com’è normale che sia in questa stagione. Esco presto e faccio una puntatina al bar, contando di leggere IL CORRIERE, che infatti è a mia disposizione, meno attenzionato dai clienti rispetto ai quotidiani locali. A me sta bene, perché così posso scorrere le pagine in tranquillità. Di domenica, c’è l’inserto Corriere SALUTE che un tempo era staccato ed anzi raccoglievo. L’articolo odierno, di Elena Meli e Danilo di Diodoro ha un titolo in controtendenza, accattivante: E adesso concediamoci pure un po’ di “sana noia”. In tempo di corsa alla vacanza lo trovo azzeccato. Premesso che c’è chi non se la può permettere, per motivi economici, di salute, di obblighi familiari, eccetera, trovo illuminante che sull’argomento si fossero già espressi gli antichi. Anche Greci ed Egizi andavano in vacanza, ma per motivi diversi dai nostri, generalmente a scopo religioso o per assistere a eventi sportivi, un mix tra sacro e profano che radunava folle da ogni parte della Grecia. Gli antichi Romani hanno inventato le ferie. Con l’estate, i nobili lasciavano Roma per andare in villeggiatura nelle loro splendide ville al mare. In epoca moderna, il primo stato a ideare un periodo di ferie pagate esteso a tutti i lavoratori fu la Francia, con una legge approvata nel 1925, ma promulgata il 20 giugno 1936. In Italia, durante il periodo fascista la Carta del Lavoro del 1927 sanciva un “periodo di riposo feriale retribuito(art.17) dopo un anno di ininterrotto servizio”. Una indubbia conquista che però non entra nel merito di come trascorrere questo periodo. Il concetto di “sana noia” mi sembra un utile consiglio per staccare dalla quotidianità zeppa di impegni, stress e dipendenze varie. La noia può essere fonte di creatività e cambiamento. Per Lev Tolstoj la noia è “il desiderio di desideri”. Per Paolo Crepet, una grande possibilità. Conosco persone super attive, cui farebbe bene annoiarsi un poco e riflettere sulla frase di Blaise Pascal: “Tutto i guai dell’uomo derivano dal non saper stare fermo in una stanza”. Quindi annoiarsi può essere una risorsa. Ovviamente da riempire bene.

Un dramma senza fine

L’attualità incombe come un masso devastante. Vorrei evitarla, ma sento il dovere almeno di parlarne. Nel nord della Striscia è stata bombardata l’unica chiesa cattolica di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia. Da oltre 20 mesi ci vivono 541 persone circondate dalle bombe. Colpito da un tank israeliano, è crollato il tetto dell’edificio: sono rimasti uccisi il custode e due fedeli. Ferito il parroco missionario padre Gabriel Romanelli che dice: “Terrorizzati ma non andremo via”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che la chiesa è stata colpita “per errore”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso dubbi anche sulla dinamica dell’attacco e ha detto che: “Questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi”. Sono desolata. Stamattina durante il telegiornale delle sette ho sentito parlare di “Sindrome palestinese, quando la vita diventa un trauma senza fine”, dato per scontato che significa, anche senza spiegazione scientifica. In Palestina, quasi un bambino su due soffre di disturbo post traumatico da stress: non dorme, scatta ad ogni rumore. È un dramma quotidiano che invade corpi e menti. Mi sento molto a disagio perfino a scriverne. Vorrei fosse un brutto sogno o la trama di un film dell’orrore. Invece è realtà che dura dal 7 ottobre 2023. Intollerabile.

Meglio tardi che mai

Meglio tardi che mai Scambio intergenerazionale, un esperimento francese molto interessante che favorisce l’incontro tra studenti universitari e anziani autosufficienti. In cambio dell’alloggio, lo studente offre ore di compagnia e aiuto nelle attività quotidiane alla persona anziana, con reciproco beneficio. Per un alloggio privato a Parigi nella città universitaria, il costo va da 400 a 800 euro mensili. Ne consegue che l’alloggio in cambio di servizi è diventata la scelta migliore non solo per motivi economici, ma anche per lo scambio generazionale. Non ho esperienza diretta di quello che succede qua in Italia, ma so delle contestazioni studentesche per il problema degli alloggi. A Cesena, Manuel condivideva l’appartamento con altri studenti che è quello che fa ora, da Ingegnere elettronico a Sydney con un ragazzo giapponese. Io ho frequentato – dovrei usare il passato remoto, ma non mi viene facile – la Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova da pendolare. Per un certo periodo, approfittai dell’ospitalità di una vecchietta che viveva da sola per studiare, esperienza rivelatasi più utile dello studio in gruppo. Credo dipenda anche dal carattere, cercare la soluzione più congeniale. Nel mio caso, sono sempre stati attrattivi gli anziani, suppongo perché non ho potuto godermi i nonni. Adesso che sono anziana e non ancora nonna, non escludo di mettere a disposizione, per un periodo breve il mio appartamentino a una persona che ne avesse bisogno. In futuro potrei trasferirmici io, perché più gestibile e comodo di quello principale in cui vivo. A conti fatti, anche cinquant’anni fa, la formula dello scambio intergenerazionale funzionava benissimo. Se viene regolamentata, evviva! Meglio tardi che mai! A proposito, dobbiamo il proverbio appena citato allo storico e scrittore latino Tito Livio, nato a Padova, cui è dedicato il Palazzo Liviano, edificio storico che fa parte del complesso universitario, situato in P.zza Capitaniato, frequentato a suo tempio.

Judith come Mia

Stravedo per Mia Martini. Di proposito uso il tempo presente, perché l’artista superlativa continua a farmi compagnia con le sue mirabili interpretazioni, sebbene morta il 12 Maggio 1995 (era nata a Bagnara Calabra, il 20 settembre 1947). L’ articolo di Claudia Arletti “Il mantra femminista della vedova nera” a pag. 41 del settimanale il venerdì la tira in ballo, per l’infame scusa di portare sfortuna che ora viene attribuita a Judith Hill, 41enne cantante, musicista e compositrice statunitense di madre giapponese e padre afroamericano. Premesso che ha composto la sua prima canzone a 4 anni, Judith sarà ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia lunedì 28 luglio per peesentare l’ultimo album, chiamato con coraggio Letters from a Black Widow. I tabloid la chiamano Black Widow/Vedova Nera, dopo la morte di Micheal Jackson con cui aveva duettato nel 2009 e dopo quella di Prince che doveva produrre il suo primo album nel 2016. Ma come si fa, dico io a stroncare la carriera di un’artista, attribuendole doti nefaste, anziché valorizzare le sue capacità? Era successo anche con Mia Martini, tagliata fuori dal giro per anni. Potrebbe essere una spiegazione il detto che citava mia nonna Adelaide: “Se l’invidia fosse febbre, tutti ce l’avrebbe”. Per curiosità, ho cercato la cantante sul web e ho sentito il brano intitolato Cry, Cry, Cry/Piangi, Piangi, Piangi del 2015, a mio dire travolgente nell’interpretazione ed intenso anche nella traduzione. Appellandosi alla perseveranza della madre, della nonna, nonché di tutte le donne della storia che hanno combattuto, Judith si augura di farcela e dichiara: “I tempi difficili rendono forti le donne! Questo è il mio mantra”. Io la considero sorella nera di Mia e le dico Vai e spacca, Judith!

Il primo concittadino centenario

[ ] Un compaesano ha raggiunto l’ambito traguardo dei 100 anni e fornisce pure la ‘ricetta’ per arrivarci. Risponde al nome di Alfonso Forner, ‘Castelcucchese doc’ che ieri in Municipio ha ricevuto una targa ricordo, “esempio di forza e resilienza” dal Sindaco Paolo Mares, insieme con gli amministratori locali. Ex Alpinio, contadino da sempre che continua ad occuparsi dell’orto in prima persona – vigilato dai figli Adriano e Dario – al microfono confida il suo segreto di longevità, in un simpatico misto dialetto – italiano: “Lavorare finché si è giovani, camminare, parlare poco, risparmiare il fiato per quando si è vecchi”! Simpatico nonno, in un mondo oberato dai bla bla bla il suo ultimo consiglio è attualissimo e lo estenderei a molte comparsate politiche in televisione e fuori. Più complesso l’invito a lavorare, perché Lui stesso è preoccupato per i suoi nipoti, a causa dei venti di guerra che soffiano da vicino e della complessa crisi mondiale. Sul camminare sono pienamente d’accordo. Lo consiglia anche il 96enne Silvio Garattini, quasi centenario, farmacologo, fondatore e presidente dell’lstituto ‘Maio Negri’ di Milano. I centenari residenti in Italia, al primo gennaio 2024 sono 22.552, in crescita rispetto al decennio precedente. L’81% sono donne. I supercentenari – che hanno raggiunto i 110 anni di età – sono 21, di cui soltanto uno di sesso maschile. La Liguria è in testa tra le regioni con più centenari, seguita dal Molise e dal Friuli-Venezia Giulia. Invece il paese con più centenari è Perdasdefogu, in Sardegna, una zona dell’Ogliastra, una delle 5 zone blu al mondo. Comunque anche Castelcuxco è un paese dove si vive bene. Io ci abito dal 2000 e lo confermo. Alfonso Forner è un invidiabile concittadino che indica il percorso.