Risveglio lento di domenica mattina. Mentre mi preparo la colazione, come d’abitudine accendo il televisore sul primo canale dove è in onda ”Unomattina in famiglia’. Arriva il momento di ‘Pronto Soccorso Linguistico’ che seguivo con interesse quand’era presentato dal professore Francesco Sabatini, titolare della rubrica televisiva dal 2009 fino a pochi mesi fa. L’ emerito linguista (Pescocostanzo, 19.12.1922) ha ceduto il posto al nuovo presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille che parla dell’origine dei cognomi, collegati ad antichi mestieri esercitati. Trovo la spiegazione convincente e mi interrogo sul mio che è Cusin. Se rimanda a ‘cucina’ non gli faccio onore, anzi a scuola era oggetto di burla se non lo facevo precedere dal nome Ada, cosicché gli studenti più malandrini ironizzavano sulla ‘Cusinada’ e la cosa faceva sorridere anche me, che a volte uscivo da scuola praticamente ‘cotta’. Comunque, il cognome Cusin è tipico del padovano e veneziano, popolare nel comune di San Stino di Livenza, diffuso nella provincia di Pordenone e nella regione Friuli – Venezia Giulia. In Italia ci sono circa 516 famiglie Cusin, la mia compresa suppongo. Varianti sono le forme ‘Cusinati’ e ‘Cusini’. Quanto all’origine, dovrebbe dipendere da un soprannome dialettale che significa ‘cugino’ e questa versione mi piace di più di quella legata alla cucina. Di certo, a Caorle in prossimità del duomo, in una delle strette ‘calle’ che sboccano in piazza, sulla parete rossa di un edificio c’è una targa con inciso ‘Calle Cusin’. Quando lo venni a sapere non mi dispiacque, perché l’associazione mare – pesca – cucina…e magari cugini genera un insieme nutriente. Se la cartina che sto consultando in internet è attendibile, 10 famiglie portano il mio cognome in Liguria e 12 in Sardegna, regioni sul mare, paesaggio che amo. Se poi aggiungo che Ada, il mio nome proprio, in lingua turca significa ‘isola’, beh allora mi sta proprio bene considerarmi…un prodotto del mare!
Categoria: Ambiente
Pecore e Poesia
Rivedo le pecore, che ogni anno in questo periodo sostano nei pressi di casa mia. Sembrano un enorme lenzuolo bianco steso sul campo appena liberato dal granturco. Si spostano a ondate, quando i cani corrono in lungo e in largo perché non escano dal perimetro immaginario. Diversamente dagli anni scorsi, sono di passaggio e non riesco a fotografarle. Anche se le festività sono ancora lontane, vedere un gregge fa tanto Natale e mi trasmette un senso di raccoglimento. Mi ritornano in mente poesie ad hoc. Indimenticabile il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia del Leopardi, dove il poeta paragona la vita del pastore a quella della luna alla quale chiede: Dimmi, o luna: a che vale/al pastor la sua vita,/la vostra vita a voi? dimmi:ove tende/questo vagar mio breve,/il tuo corso immortale? Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con i pastori che però non ho visto, probabilmente riparati dentro il furgone perché è una giornata molto umida. Fantastico se potessi intervistare pecore e agnelli, posso solo immaginarlo con la fantasia. Adesso che ci penso, chi li faceva parlare era Esopo, antico favolista greco, vissuto come schiavo a Samo nel VI secolo a.C. Comperai tanti anni fa una versione delle sue Favole, che conservo ancora da qualche parte. Poi al liceo ne tradussi qualcuna dal greco, tipo quella intitolata Il lupo sazio e la pecora, favole per bambini in realtà piene di saggezza. Profondo conoscitore degli uomini, Esopo attraverso gli animali si riferisce ai caratteri e alle abitudini degli umani. Infine la pecora è un elemento nel presepe di Gianni Rodari, insieme al pellerossa con le piume in testa…come è finito tra le statuine/del presepe, pastori e pecorine,/e l’asinello, e i magi sul cammello/. Così, grazie al gregge in transito ripasso un po’ di letteratura.
Alberi e Salute
Il corbezzolo è la pianta nazionale dell’Italia. È uno dei simboli patri: con le foglie verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse richiama infatti la nostra bandiera. Non lo sapevo e lo scopro oggi che è la Giornata Nazionale degli Alberi, celebrata per la prima volta in Italia nel 1898 per iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione Guido Baccelli. L’idea di dedicare un giorno all’anno alla messa a dimora di alberi era venuta al Governatore del Nebraska (Usa) nel 1872, diffusasi negli anni successivi in Europa e in Italia. Mi sovviene che da alunna partecipai a qualche giornata dedicata agli alberi, forse poi confinata a margine di altre ed ora tornata giustamente alla ribalta: simbolo di forza e di rinascita, gli alberi sono importanti per la salute del pianeta, oggi compromessa dal riscaldamento climatico e altro. Perciò vedo con favore le iniziative atte a valorizzare l’importanza e la difesa dell’albero, nel contesto del rispetto per l’ambiente. Lo scorso 29 ottobre il comune di Castelcucco ha festeggiato la Giornata nazionale dell’ulivo, con piantumazione di un ulivo per i bambini nati nel 2022. Nel comune limitrofo di Cavaso del Tomba, la domenica precedente era stata realizzata l’iniziativa parallela ‘Un albero per ogni nato’. Tra l’altro oggi Cavaso è in festa per la ‘Madonna della Salute’, con possibilità di gustare la bella mostra collettiva d’Arte Perle disseminate nella Valcavasia (fino a domenica prossima). Dato che la salute è strettamente legata all’ambiente, c’è una evidente connessione tra le due ricorrenze. Spaziando, il 21novembre si festeggia la Madonna della Salute a Venezia, una delle feste più sentite dai veneziani che ricorda la fine della tragica pestilenza del 1630-31. Per ‘deformazione professionale’ ma ancora più da cittadina, mi preme ricordare che il bene della salute è tutelato dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Un colpo d’occhio alle mie piante e una riflessione sulla salute ‘fondamentale diritto’ dell’individuo. Salute a tutti!
Artisti come perle
Sabato culturale: nella Sala Riunioni del Municipio di Cavaso del Tomba viene inaugurata la Mostra Collettiva d’Arte di Disegno, Pittura e Scultura intitolata Perle disseminate nella Valcavasia (18 – 26 Novembre 2023). Espongono dodici artisti, alcuni dei quali miei amici, conoscenti o compagni delle elementari. Non potrei mancare, perché mi sento sostenuta dal filo di seta che intesse relazioni ed emozioni. Il sindaco Gino Rugolo attribuisce alla Valcavasia la qualità di una perla e si congratula con gli artisti che migliorano Cavaso con le loro opere. Il concetto di circolarità dell’arte, che ritengo molto appropriato e’ implicito nel titolo della mostra: come perle di una collana gli artisti collaborano a comporre un gioiello che abbellisce il territorio. Ognuno con la propria peculiarità e sensibilità si mette in comunicazione con l’osservatore, consentendogli di fare un viaggio rasserenante tra tele e sculture. Anche i titoli delle opere sottintendono la scelta di parole che da sole favoriscono un tuffo nel folclore, nella poesia oppure nella mitologia: è il caso dell’acrilico su tela El larin dea Rosina di Silvio Reato, dell’olio su tela La germogliatrice di Noè Zardo e della terracotta Le Muse di Renato Zanini. Ho apprezzato gli uccelli dipinti da Aldo Vidorin e la natura morta di Pietro Salvestro. C’è molto altro da vedere e non voglio privare il visitatore di fare la sua immersione nella bellezza, declinata in varie forme. L’ evento culturale testimonia quanto sia diffusa la creatività artistica nel territorio e quanto sia percettiva l’Amministrazione Comunale che si è fatta carico di realizzarlo. Quando è capitato alla scrivente di presentare un’opera letteraria a Cavaso, ha sempre trovato calorosa accoglienza. Nel terreno fertile, il seme fiorisce. Complimenti agli Artisti e a chi li sostiene.
San Martino a Castelcies
11 Novembre, san Martino di Tours, vescovo e confessore francese, uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa (Sabaria, 316 o 317 – Candes-Saint-Martin, 397). Figlio di un tribuno della legione romana, fu chiamato così in onore di Marte, dio della guerra. A 15 anni entra nell’esercito e viene subito promosso di grado nella città di Amiens, in Gallia. Durante una ronda, di notte succede l’episodio che gli cambia la vita: incontra un mendicante seminudo e sofferente per il freddo, gli offre metà del suo mantello che taglia con la spada. Mentre dorme gli compare in sogno Gesù che indossa la metà del suo mantello. Martino decide di battezzarsi e diventare cristiano. In seguito lascia la carriera militare; vive da eremita, fonda un monastero e diventa vescovo di Tours, dedicando la vita alla professione di fede. Viene festeggiato l’11 novembre, giorno del suo funerale. La festa di san Martino è tra le più sentite e celebrate dagli italiani, anche a Castelcies, una frazione di Cavaso del Tomba dove su un’altura si erge la millenaria e bellissima chiesetta dedicata al santo. Dopo una discreta passeggiata, si raggiunge il pianoro da dove si gode una vista spettacolare, in un contesto di colori autunnali che scaldano il cuore. Nei pressi ci abita Norina, un’amica d’infanzia che ogni tanto vado a trovare; nel tempo ho accumulato delle belle foto del paesaggio circostante, immerso nei caldi toni autunnali che distendono corpo e mente. Il weekend è riservato ai festeggiamenti in onore del santo, con piatti e prodotti tipici sotto il tendone, sempre molto frequentato. Non posso mancare, in un’atmosfera dal sapore antico.
Tecnologia sì e no
Non so se ridere o piangere…sto aspettando l’autodiagnosi della caldaia installata un mese fa, pagata fior di quattrini e andata in blocco tre volte, dopo il collaudo e l’avvio regolare. Trattandosi di un modello a condensazione – che tra l’altro ha richiesto adattamenti per la messa in opera – è più complicata (e mi si dice sensibile) della precedente, stessa marca, congedata dopo 23 anni di onorato servizio. Mi fa sorridere che la macchina, sofisticata q.b. riesca a fare la diagnosi del problema che ha ‘in corpo’, comunque ben venga se servirà al tecnico risolvere presto e bene il busillis. La risposta sul display è il numero 6: riferito al tecnico, corrisponde a un blocco caldaia. Già, questo lo avevo compreso, ma spetta a lui capire dove nasce il problema. Mi chiedo: a che serve dotare la macchina di tante opzioni, se poi è sempre la mente umana a mettere il punto fermo? Giro il quesito a Ivano, se avrà voglia di illuminarmi (in privato ). Un sentore agrodolce mi fa sospettare che troppa tecnologia sia invasiva e inquietante. Vuoi mettere accendere la stufa? Certo è più inquinante, ma senza sorprese. Dopo aver fatto una spesa importante, pensando che se ne gioverà mio figlio quando prenderà il mio posto in casa, non vorrei mordermi le dita per aver ceduto all’impulso di acquistare un buon modello a basamento, tra l’altro non tra i più recenti. Da una rapida consultazione telefonica, responsabile del ‘disguido’ potrebbe essere una bolla d’aria, pare che succeda con le caldaie novelline. Qualunque diavoleria sia, spero che ci venga posto presto rimedio: sta per tornare l’ora legale ed il tempo volge al peggio. Non mi ci vedo a soffiarmi le dita per scaldarmi. Comunque ieri, presàga di possibili delusioni termiche ho acquistato una borsa per l’acqua calda che mi ricorda gli inverni di tanti anni fa. Vuoi vedere che può tornarmi utile? Grazie Pia di avermi suggerito l’idea!
Spettacolo mattutino
Mi sveglio prima del solito: non è prestissimo perché intravedo la luce infiltratasi sotto gli scuri. Mi giro verso la radio-sveglia che segna le 7.30. Solitamente mi alzo prima, ma ieri sera mi sono addormentata sulla poltrona relax, mentre Gerry Scotti in ‘Caduta Libera’ intratteneva i suoi concorrenti e i miei due micetti (si fa per dire, dato che hanno 18 mesi e pesano sui 5 chili) mi dormivano sulle gambe. Quando apro il balcone della camera, posizionata a est mi prende un colpo: una fascia di intenso rosso borda il cielo e mi lascia letteralmente a bocca aperta. Devo immortalarla subito, perché lo spettacolo dura pochi minuti. Scendo quasi a tentoni i pochi gradini verso la zona giorno per recuperare la fotocamera, lasciando sbalorditi i gatti, abituati ad altre ‘cerimonie’ prima di ricevere gli amati croccantini. Raggiungo la postazione per fotografare l’evento e scatto. Ho immortalato lo spettacolo più bello della giornata che inizia alla grande. Per il seguito mi adeguo, so già che girerò la foto ai miei contatti più sensibili e ci scriverò il post, per condividere l’emozione provata. Convengo con Martina che i cieli più belli si osservano con il freddo, o quasi. Chiederò conferma ad Adry sull’aspetto scientifico della cosa. Immagino che Francesca ed Ivano ci scriveranno un testo e una poesia. Da parte mia, inizio con la foto e non si sa dove approderò. Di sicuro c’è un feeling di vecchia data tra me e la natura, che mi godo con intensità in questa fase della vita libera da impegni professionali e personali, che è anche il punto di vista di Antonietta. Per completare l’omaggio a Madre Natura, mi sovviene il rammarico espresso da Max a commento di una sua bellissima foto al mare terso di Sardegna: Un inno alla vita e alla bellezza di ciò che ci circonda in questo pianeta che, purtroppo, stiamo distruggendo. Con la speranza che il buonsenso riemerga.
Quasi foliage
Metà ottobre, l’autunno avanza a passi leggeri. Cadono le foglie del ciliegio e cadono le mele dal mio albero non trattato. Non ho fatto il cambio degli armadi perché di giorno la temperatura è più che gradevole. La sera scende prima e verso le 18.30 è tempo di ritirare la voliera con i canarini in casa, mentre dai tigli vicini gli altri uccelli si salutano. Mi sembra che alla fine del mese verrà reintrodotta l’ora solare, cosicché le giornate si accorceranno di un bel po’. Comunque è nella previsione stagionale. Recupereremo al tepore dei termosifoni – meglio ancora della stufa – le energie disperse durante la lunga e torrida estate. I miei gatti sembrano gradire molto la temperatura attuale: si rincorrono tra le foglie crepitanti e si fanno le unghie su un tronco d’albero diventato il loro tiragraffi preferito. Non è ancora il foliage perché la temperatura si mantiene al di sopra della media, ma siamo prossimi. Mi fa un certo effetto considerare che tra un paio di mesi saremo in clima prenatalizio, troppi fatti cruenti non conciliano lo spirito: mi sforzo di cercare qualcosa di bello in questo pianeta maltrattato dove l’uomo ‘sapiens’ rinuncia spesso alla sua dimensione umana. Mi soccorrono le piante grasse che emettono fiori bellissimi e inattesi. Adesso che ci penso, la mia gigantesca Crassula fa dei piccoli fiori bianchi col freddo ed anche l’Osmanto nell’orto si veste a festa. Le Ortensie si stanno seccando sulla pianta e le userò per composizioni floreali durature, insieme ad altri elementi, tipo bacche e pigne reperibili sul posto. La natura dà una mano in ogni stagione e regala un sorriso a chi aspetta paziente. Il guaio è che l’attesa dell’evento buono/bello viene spesso interrotta da una mano criminale. Allora la speranza viene sopraffatta dalla paura.
Raccolto (e racconto) d’autunno
La natura mi soccorre quando sono giù di tono, e in questi giorni abbondano i motivi per angustiarsi. È tempo che raccolga le mele prima che cadano e si ammacchino, una qualità antica che produce frutti croccanti e saporiti. Anche il melograno è carico di frutti, non so se a maturazione ma decido di alleggerirlo, lasciandone sulla pianta ancora molti. Dalla pergola di uva fragola pendono gli ultimi grappoli profumati ed è una soddisfazione riunire in un cesto alcuni esemplari del mio raccolto, assolutamente al naturale, senza trattamenti. Ci aggiungo delle noci raccolte sulla cunetta di là della strada e infilo nel bordo del cesto una mia ortensia come abbellimento. Frutti e fiori della terra, sono soddisfatta. Per ricordarmi questi doni quando farà freddo li fotografo. Manca solo l’azzurro, ci vorrebbe un po’ di mare! Detto, fatto. Mi giunge una splendida foto dalla Sardegna, un mare paradisiaco che in questo periodo gli isolani possono godere in tutte le sfumature dell’azzurro. Ma la foto mi fa bene perché è evocativa di un benessere che la natura regala anche soltanto ad osservarla. Tra l’altro il celeste è il mio colore preferito, in tutte le nuance. Condivido con il collega il piacere per la bellezza che ci circonda, ma anche l’amara constatazione che stiamo distruggendo il pianeta. Non serve che porti esempi. Eppure basterebbe fermarsi, osservare, lasciar correre i pensieri come cavalli sulla spiaggia. A fine corsa avremmo guadagnato il benessere psico fisico. Ovviamente parlo per me, ognuno avrà la sua ricetta. Però l’ambiente che ci ospita è di tutti, non è vano ricordare che va rispettato e non deturpato, che si tratti di terra o di mare. Se fossi ancora in servizio, forse diventerei noiosa a riproporre questi argomenti. Ma sono in sintonia con Max, che ringrazio. Senza dubbio, lui mi sostituisce alla grande.
Bellezza a chilometro zero
Ultimo giorno di settembre. Assisto alla presentazione del libro “Ca’ Pasini. Storia e Arte”, della collega Paola Gallina nel salone d’ingresso della Villa Pasini a Fonte. Premetto che da tempo mi interrogavo su ciò che non si vede dalla strada del posto, davanti al quale passo solitamente tutti i lunedì per andare al mercato. Anzi, per dirla tutta più di una volta mi sono fermata per fotografare le piante in fioritura a primavera, senza potermi inoltrare oltre il cancello. L’evento culturale mi consente di distendere lo sguardo sull’ingresso e sul parco che è una meraviglia. Non mi intendo di botanica, ma la parte di scoperto è un gioiello per l’ordine e la cura dello spazio che fanno onore al proprietario della villa, l’architetto Ernesto Pasini che fa gli onori di casa. Paola Gallina, autrice dell’opera, su questa pregevole dimora aveva fatto la tesi di laurea, trampolino di lancio per realizzare il libro. Il pubblico presente è attento e silenzioso. La lettrice Linda Canciani e il musicista Simone Favero si inseriscono nella narrazione della scrittrice attorno a “Una villa veneta a tutti gli effetti”, un complesso che comprende logge, piani, oratorio, colombara e decine di campi…giunta alla tredicesima generazione senza subire vistosi cambiamenti, mantenendo la proprietà trasmessa di padre in figlio. Il proprietario introduce l’evento, coadiuvato dal sindaco e dall’assessore del Comune di Fonte, paese coprotagonista della storia. Il clarinetto di Simone che interpreta musiche di J.S. Bach consente di metabolizzare dolcemente le notizie e le informazioni trasmesse, mentre l’occhio si sposta a tratti sulle foto proiettate. Dopo circa novanta minuti il proprietario della villa CA’ PASINI invita simpaticamente chi intende saperne di più a comperare il libro. Al momento del congedo, il sole è appena tramontato. Lascio il luogo a due passi da casa soddisfatta di aver partecipato a un evento culturale, con la conferma della grande bellezza diffusa e custodita…a chilometro zero.
