Saluti dal tetto

Di rado metto la sveglia da quando sono in pensione, anche se mi è rimasto incorporato l’orario di servizio e tendo ad alzarmi presto. Tuttavia stamattina aspetto che arrivi qualcuno a sostituirmi dei coppi rotti sul tetto. Anche la copertura ha bisogno di un’attenta manutenzione. Nei panni di proprietaria mi sento responsabile ma incompetente, perciò contatto chi di dovere. Alle sette sono in cucina e mi preparo il cappuccino, tenendo il volume della televisione al minimo per sentire quando suonano al campanello, previsto per le sette e trenta. Nel mentre sento dei rumori sul tetto ed intuisco che qualcuno ci stia camminando sopra: guardo l’orologio che non segna ancora le sette e trenta, segno che una persona si è messa al lavoro senza disturbarmi. Infatti davati al portico è stata sistemata la scala e noto dei pacchi di coppi sul prato. Mi sporgo per vedere chi c’è lassù e saluto con la mano un giovane con cui scambio il buongiorno. La cosa sorprendente è che si tratta di un mio ex alunno; lo scopro quando scende e scambiamo due parole. È Edoardo, un bel ragazzo col ciuffo biondo ed il sorriso aperto. Era anche bravo a scuola. Ma non è finita: il collega che sta sul tetto a togliere i coppi rotti è un altro mio ex alunno, Roberto, più grande, con barba e berretto. Quando scende, taglia alcuni coppi con un attrezzo chiamato ‘tranciacoppi’ perché il più corto deve tenere fermi i due regolamentari (se ho capito bene). Insomma, due ex studenti mi fanno scuola a domicilio su un argomento che non conosco. A riprova che c’è sempre da imparare. Un incontro che si trasforma in uno scambio di memorie e di esperienze. Anche Davide, il figlio dell’impresario, è un mio probabile ex allievo. Un concentrato di efficienza e di belle speranze.

“Il capolavoro della natura”

[ ] Lollymi è tornata! La splendida gatta di Pia, due anni, manto melange, sterilizzata era sparita da casa venerdì mattina, da cui non si era mai allontanata. Abbandonata da cucciola nei pressi del cimitero di Caerano, era stata ‘adottata’ da Pia, con reciproco scambio di affetto. Chi ama gli animali e ha la fortuna di conviverci, sa quale posto occupino nel cuore dell’umano che se ne prende cura. Io ho un occhio di riguardo per i gatti, con cui mi è facile comunicare. È lungo l’elenco degli amici felini che mi hanno fatto buona compagnia fin dall’infanzia. Adesso rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco (malandrino). Anche tra i miei contatti, parecchie persone possiedono o hanno posseduto almeno un gatto, animale che Leonardo Da Vinci ammirava profondamente, definendolo “Il capolavoro della natura”. Anche in ambito letterario, il felino domestico ha ispirato poeti e scrittori, interessando pure la pubblicità. Trovo nel gatto un concentrato di caratteristiche: è agile, flessuoso, elegante, bello… ma mi attrae soprattutto il carattere indipendente e per niente remissivo. Dev’essere per questo che Lollymi ha deciso di prendersi la libertà d fare un’escursione di circa una trentina di ore, gettando nel panico la sua umana e il vicinato che nel mentre si è adoperato nella ricerca. Superfluo ricordare il feeling che si stabilisce tra un animale e una persona, specie se sola. La pet-therapy è la pratica terapeutica che utilizza gli animali domestici, per ridurre ansia e stress. Noi gattare abbiamo il ‘medico’ a domicilio: sulla sedia, ai piedi del letto, acciambellato da qualche parte. Basta accarezzarlo e fornisce la cura delle fusa. 🙂‍↔️

Musica e Poesia in Gino Paoli

Gino Paoli, maestro della canzone d’autore: è il titolo che scorre in sovrimpressione sul TG4 durante la trasmissione pomeridiana Diario del giorno, condotta da Sabrina Scampini che ricorda l’artista genovese morto ieri a 91 anni; il 21 novembre scorso ci aveva lasciato Ornella Vanoni, sua amica, musa e amante. Sì definiva ‘anarchico della vita’ e infatti le sue vicende personali sono intessute di eccessi e di amori. Evidentemente con le donne ci sapeva fare, sebbene non fosse un adone. La gentilezza era una sua arma. Trattandosi di un cantautore, a me interessano le sue opere che sono poesia in musica. Gli viene riconosciuto il merito di avere trasformato la canzonetta in un’opera d’arte. Classici intramontabili sono “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Sapore di mare”. Altri brani di grande successo sono “Che cosa c’è”, “Quattro amici” e “La gatta” (1960), il suo primo successo su cui mi soffermo, essendo io un’amante dei gatti. Il brano all’inizio vendette poco, ma poi divenne un grande successo, cantato da altri cantanti tra cui Mina nel 1961. Il cantautore nel 2012 ne aveva fatto un libro per bambini in età prescolare. È una canzone autobiografica che ricorda il passato felice prima del successo, nella sua casa a Boccadasse in Salita Santa Chiara dove Gino aveva “una vecchia soffitta vicino al mare/con una stellina , che ora non vedo più”. Gli faceva compagnia la sua amata gatta “Ciacola” che aveva una macchia nera sul muso. Nostalgia per una vita semplice che non si inquadra nella dimensione temporale successiva. Adesso che ci penso, il legame donna – felino è caro a molti poeti, tra cui Charles Baudelaire, autore della celebre poesia Le chat/il gatto tratta da I fiori del male. Il fascino della Poesia emerge dove ci sono sensibilità e talento.

Cedi la strada agli alberi (Poesie d’amore e si terra)

Di buon mattino, quando vado a foraggiare i canarini in ripostiglio, vedo agitarsi i rami di una pianta lungo il marciapiede ai bordi della strada in Via dei tigli, in corrispondenza della mia abitazione. Massimiliano e Antonello, dipendenti del comune che conosco personalmente sono venuti a ‘soccorrere’ la pianta inclinata e pericolante, nel tentativo di raddrizzarla. Quando dalla finestra la vedo in posizione eretta, mi illudo che l’intervento la salvi. Ma dopo pochi minuti, la chioma rossastra si dissolve, accompagnata da inequivocabili rumori del mezzo impiegato per sradicarla. Sono ancora in pigiama, ma con una scusa apro il cancello di servizio, esco per verificare e in qualche modo salutarla. È già la quarta della zona urbanizzata che se ne va. Certo, anche le piante muoiono – e soffrono, talora per comportamenti vandalici – ma confesso che mi dispiace. Un paio di giorni fa, per ilu mio compleanno Mariuccia mi ha regalato una raccolta di poesie intitolata “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio (Bisaccia, 19 febbraio 1960), poeta, scrittore e regista italiano. La mia amica è un’attenta lettrice e io scrivo poesie. Non è un caso se i due eventi si intrecciano. Noto che il titolo è l’ultimo verso della prima poesia della raccolta; lo considero una sintesi del contenuto e dell’evento descritto sopra. Riporto la poesia a beneficio del lettore. Pensa che si muore/e che prima di morire tutti hanno diritto/a un attimo di bene./Ascolta con clemenza./Guarda con amminirazione le volpi,/le poiane, il vento, il grano./Impara a chinarti su un mendicante,/coltiva il tuo rigore e lotta/fino a rimanere senza fiato./Non limitarti a galleggiare,/scendi verso il fondo/anche a rischio di annegare./Sorridi di questa umanità/che si aggroviglia su se stessa./Cedi la strada agli alberi.//

Oggi, risotto!

Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.

22 marzo 2026

Oggi 22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua che san Francesco chiama “sora”/sorella nel Cantico delle Creature, descrivendola come “umile, preziosa e casta”. Ma è anche giornata di Referendum costituzionale sulla giustizia… nonché il mio compleanno. Una triangolazione interessante. Intanto sono lieta di spegnere la bellezza di 73 candeline, con il sostegno di amici vicini e lontani che ringrazio di cuore. Se non fosse domenica, la cosa sarebbe rimasta più ‘riservata’, ma è arricchente frequentare chi mi esprime simpatia e affetto. La simbologia dei numeri 7 e 3 è incoraggiante, ma di più lo sono le buone relazioni. A tavola mi idrato solo con acqua (e qualche goccia di limone), perciò dirotto gli ospiti al bar per una consumazione più ‘sostanziosa’. A parte i miei gusti, non va dimenticato che l’acqua è anche chiamata ‘oro blu’, risorsa sempre più scarsa e contesa a livello globale, preziosa come l’oro. È anche un simbolo religioso universale, come nel battesimo: significa pulizia spirituale e ingresso in una nuova vita. Che il mio nome Ada, in lingua turca significhi isola, mi sta a pennello. Quanto al Referendum, farò il mio dovere di cittadina, ma avrei preferito che ci avessero pensato i notabili che stanno al potere, a sbrogliare la matassa e senza litigare. Nella giornata in cui faccio il pieno di auguri, ne faccio anch’io ai miei lettori di votare in serenità e coscienza. Le lezioni della storia sono spesso ignorate, fraintese oppure accomodate. Oh tempora, oh mores di Cicerone è ancora attuale, perché non è facile fare il bene. Incrociamo le dita e innalziamo il bicchiere per un prosit seguito da un cordiale cin-cin 🥂

Equinozio e Primavera 🌼

Stamattina la luce voleva sopraffare i balconi, infilandosi dappertutto; infatti è il giorno dell’equiluce cioè il fenomeno delle 12 ore di luce e 12 di buio che si verifica in prossimità dell’equinozio di primavera previsto per le 15.46 odierne. Accendo la radio e sento che alle 15.45 sarà ancora inverno… sorrido per forza! Comunque saluti all’inverno, benvenuta alla stagione della luce e della rinascita. Tra l’altro, oggi ricorre la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’ONU il 28 giugno 2012 per riflettere sull’importanza di questo modo di sentire alla base del benessere personale. Senza incomodare la filosofia, sono certa che ognuno di noi colloca la felicità in un posto privato, collegata a persone o situazioni. “In Psicologia corrisponde a uno stato emotivo positivo, un insieme di emozioni che procurano benessere in abbondanza’. Io la trovo nelle buone relazioni, nei gatti e nei fiori soprattutto, considerandola uno stato di passaggio, un’emozione piuttosto che un sentimento duraturo. Dipende anche dal carattere e dal posto dove si nasce. Ad esempio in Giappone, l’equinozio di Primavera è un giorno di Vacanza Nazionale, il che la dice lunga sullo stile nipponico, a mio dire ammirevole secondo molti aspetti. Giusto ieri ho raccolto alcuni fiori sbocciati tra i vasi di terracotta disseminati in giardino, ne ho fatto un bouquet che ho fotografato prima di posizionarli in casa: giacinti di vari colori, narcisi grandi e piccoli, bergenia, rametti d’edera. Mentre li avevo tra le mani, mi chiedevo che fiore avrei potuto essere se fossi nata vegetale. Non sono riuscita a rispondermi, perché ogni fiore è davvero una meraviglia!

Tulipani che passione!

Prima di deporre le armi, l’inverno spara le sue ultime cartucce. Infatti stamattina un’aria fastidiosa fa muovere le neonate foglioline rosse della siepe di fotinia (Photinia). Grey, Fiocco e Pepita sono dentro al calduccio. Non è giornata da giardinaggio, ma il tema dei fiori mi viene tra le mani quando leggo sul quotidiano la tribuna il seguente articolo: Da Nonno Andrea torna la tavolozza dei tulipani Fioriscono 500 mila bulbi. Lo spettacolo è in programma a Villorba, con accesso libero e apertura quotidiana dalle 9 alle 19.30, con possibilità di entrare nei campi e raccogliere personalmente i tulipani previo un contributo, senza necessità di prenotazione. Giusto ieri ne parlavo con Manuel che conosce il posto per esperienza diretta. Qualcosa di simile credo avvenga a Torreglia (PD), però più distante da qua. L’iniziativa è nata per valorizzare il territorio attraverso esperienze semplici, a contatto diretto con la natura, compresi laboratori creativi per bambini e attività più spettacolari come il volo degli aquiloni giganti e la slackline (camminare su una fettuccia tesa tra due alberi). Tornando ai fiori, il tulipano è uno dei miei preferiti, gli manca solo il profumo. Pianta bulbosa perenne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Apprezzata per i colori vivaci e la forma elegante, fiorisce tra marzo e maggio in pieno sole. Il significato varia molto in base al colore, comunque legato a prosperità e rinascita. Arrivato in Europa dalla Turchia nel XVI secolo è legato alla cultura orientale e alla ricchezza. Il nome deriva proprio dalla lingua turca “tullband” che significa turbante/copricapo. A casa mia, una ‘famiglia di tulipani rossi’ sta sbocciando tra le ortensie: uno spettacolo gratis e a metro zero. 🌷

I valori dello sport

Ho seguito la Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, toccante a dir poco. Intanto i numeri del medagliere: 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2’bronzi) conquistate dalla delegazione azzurra, contro le 7 portate a casa quattro anni fa a Pechino, quindi un successo per i risultati e soprattutto per lo spirito degli atleti, bene evidenziato dal discorso conclusivo di Giovanni Malagò: “La speranza è che i valori dello sport possano costruire un futuro migliore” puntando sulla solidarietà, la tenacia, la resilienza. Mi concentro su due momenti particolarmente intensi: l’interpretazione dell’inno Nazionale da parte di Arisa, vestita come una dea e la coreografia in blu con protagonista la ginnasta italiana Giorgia Greco, priva della gamba destra. Nata a Milano il 1 marzo 2007, ha subito a soli 7 anni l’amputazione dell’arto a causa di un tumore osseo. Anziché abbattersi, è tornata a praticare ginnastica artistica a livello agonistico. È stata nominata Alfiere della Repubblica 2021. Come la sua, tante storie da brivido dietro gli atleti delle Paralimpiadi, 665 (di cui 45 italiani) in rappresentanza di 50 Nazioni. “I nostri atleti hanno reso orgogliosa la nazione” è il giusto apprezzamento della Premier, assente per il maltempo alla chiusura dei Giochi. Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina 2026 così si è espresso: ” I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio”. Le premesse per portare avanti il percorso intrapreso con al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona ci sono tutte. Grazie agli straordinari atleti e a chi li sostiene.

Tempo di orticole

Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.